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CAPITOLO SECONDO (PG. 87)

“LA VOCE DEI BAMBINI NELLA GOVERNANCE DELLA CITTA’”

Importante per la formazione di un senso di cittadinanza attiva nei bambini,

è la promozione di esperienze di GOVERNANCE, tramite cui essi possono

sperimentare dinamiche democratiche.

Anche se, vi sono state molte esperienze che hanno rivelato la difficoltà

delle amministrazioni di cambiare il proprio progetto lavorativo, soprattutto

per timore di perdere consensi e quindi voti, non mancano esperienze volte

a riallacciare il rapporto tra infanzia e vita comunitaria.

Una di queste esperienze è rappresentata dai

CONSIGLI COMUNALI DEI BAMBINI

Essi possono rappresentare uno strategico ambiente educativo, soprattutto

durante ciò che la Montessori definisce “periodo sensitivo” (6 a 11 anni).

Perchè i Consigli Comunali dei Bambini hanno un valore educativo?

I bambini sono protagonisti e possono imparare a gestire la

 conflittualità nella ricerca di nuove soluzioni, nell'esercizio consapevole

dei propri diritti.

Sono un'occasione per reagire ad un evidente e diffuso “svuotamento

 delle forme di cittadinanza”.

Lo scopo è l'educazione alla cittadinanza e alla democrazia.

 Sono una forma di promozione dell'appartenenza dell'infanzia alla

 società.

Favoriscono solidi processi identitari e di formazione del senso civico.

 Consentono ai bambini di “autogovernarsi” (→ Montessori).

 Si basano su un'educazione alla libertà, in quanto i minori sono liberi di

 esprimersi e di agire in prima persona, pur seguendo le regole della

collettività.

Offrono la possibilità al bambino di condividere il potere e la

 responsabilità nel processo decisionale con gli adulti, il che permette

loro di essere più consapevoli riguardo al valore della partecipazione e

della collaborazione, all'insegna del rispetto reciproco.

Vengono adottate strategie di empowerment (potenziamento) del

 1

senso di autoefficacia e di fiducia, promuovendo capacità di problem

solving e di negoziazione.

I bambini, grazie al riconoscimento del loro essere cittadini competenti,

diventano una risorsa per la comunità.

Infatti la realizzazione di esperienze partecipative di governance a misura

di bambino può mettere a disposizione spazi e luoghi meno strutturati e

adultizzati, favorendo la sperimentazione delle dinamiche sociali e di

costruzione delle competenze di cittadinanza.

Esempi di queste esperienze sono:

In Francia, dove è presente l'Association Nationale des Conseils

 d'Enfants et des Jeunes

In Italia l'associazione Democrazia in Erba e il CPP (Centro

 Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti) a Piacenza,

hanno organizzato un progetto in cui i bambini e i ragazzi eleggono i

propri compagni, i quali si fanno portavoce degli interessi dei propri

coetanei.

In Irlanda si è attuato a partire dal 2000 un piano strategico per

 l'infanzia, ossia il NSC (National Children's Strategy) che si impegna per il

miglioramento della vita dei minori. Inoltre è stato istituito il NCO

(National Children's Office) che dà un sostegno economico al Ministro

dell'infanzia.

Nel Regno Unito, è stata avviata nel 2004 la National Youth Agency e il

 British Youth Council

L'esempio più importante è quello realizzato alle porte di Monaco, dove è

stata realizzata una Play Town a misura di bambino: Mini-Munchen. (1979)

È un contesto urbano in cui i bambini sono direttamente titolari delle

dinamiche che riguardano la getione della città e la sua organizzazione

sociale, che prevede una strutturazione democratica, con elezioni e organi

di rappresentanza. 2

CAPITOLO TERZO (PG. 99)

“LO SPAZIO POSSIBILE. LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA”

Per poter effettuare trasformazioni urbane è utile coinvolgere attivamente

tutti i cittadini, anche bambini, nella progettazione di spazi nuovi e ambienti

di vita. Un esempio di ciò è dato dalla progettazione partecipata.

In questo tipo di attività aspetto importante è la valorizzazione e il

riconoscimento delle competenze di ogni soggetto; coinvolgere i bambini è

utile in quanto si può usufruire di tutte le loro potenzialità dando così un

contributo alla progettazione rendendoli veri cittadini del mondo.

FASI DELLA PROGETTAZIONE PARTECIPATA (Lamedica):

Acquisizione delle informazioni di base (si ottengono elementi che

 permettono di cogliere l’immagine di un luogo; si utilizzano questionari,

discussioni)

conoscenza degli spazi da progettare (sopralluoghi, ricerche,

 approfondimenti)

espressione delle caratteristiche principali dell’area (vengono create

 mappe, tabulazione di dati)

progettazione (stesura di ipotesi progettuali individuali o a gruppi)

 ampliamento del bagaglio di conoscenza (confronto con esperienze

 simili)

progettazione collettiva (fase collettiva con realizzazione di un plastico)

R. Lorenzo e M. Francis rilevano 7domini della partecipazione all’interno di

diversi modelli di progettazione partecipata:

romantico: idea in cui i bambini sanno costruire da soli il loro futuro

 advocacy planning: i progettisti pianificano opere per l’infanzia

 basato sui bisogni dei bambini

 dell’apprendimento: vengono svolte esperienze sul campo per i

 bambini

del riconoscimento dei diritti: gli adulti considerano i bambini nelle

 decisioni relative alla città

dell’istituzionalizzazione: vi è si il contributo dei bambini ma ciò è

 vincolato da limiti istituzionali 3

proattivo: la partecipazione è un processo comunicativo. Questo

 paradigma da attenzione alla condivisione, all’adattabilità di tempi e

strumenti dei soggetti coinvolti, alla valorizzazione delle capacità e

risorse esistenti, al coinvolgimento dei soggetti nell’analisi dei risultati.

Tutte queste azioni devono essere funzionali e pensare alla crescita infantile,

rendendo il bambino partecipe del lavoro sociale.

Progettare con loro e coinvolgerli in spazi urbani fa capire quali sono i loro

desideri e bisogni, favorisce l’autonomia e l’autodeterminazione. Compito

dell’educatore è quello di prendere sempre in considerazione l’età dei

soggetti coinvolti, i contesti in cui vivono bambini ed adulti e anche la

cultura locale, avendo come finalità il dialogo tra teoria ed esperienza,

conoscenza ed intuizione.

2. Co-progettare: un’avventura educativa

In Italia, tecnici ed amministratori non possiedono la preparazione e gli

strumenti per fare un percorso di progettazione con i bambini. Spesso i

progetti vengono condotti in modo autoreferenziale, non collaborando

nemmeno con altri specialisti.

Questo perché bisogna aumentare sempre più il profitto e la velocità di

realizzazione, a scapito della qualità dell’opera e del lavoro di progettazione

come motore di sviluppo dei territori.

Il sapere specialistico (esperienza, conoscenza e competenza) non va

sminuito ma condiviso, perché l’unione di conoscenza e competenza

diventano un valore aggiunto all’opera. Ma leggere un territorio,

interpretarne i problemi e trovarne soluzioni insieme comporta maggiori

difficoltà e fatica. Operando con più persone, l’importanza sarebbe non

delle singole scelte operative ma delle dettagliate conoscenze dei contesti

e delle diverse prospettive degli attori.

Il compito delle amministrazioni locali sarebbe quello di far nascere progetti

“dal basso”, considerando tutti i cittadini, bambini compresi, in quanto

ognuno è portatore di una specifica cultura dei luoghi e degli abitanti.

Come è accaduto nel 2005 a New Orleans durante la ricostruzione dopo

l’uragano Katrina, in cui la sfida non era solo quella di ricostruire ma si voleva

una rinascita anche della cultura, per questo si decise di ripartire dal

rapporto che la popolazione aveva con la terra e l’acqua, ritenendo questo

rapporto una risorsa per la pianificazione.

Questo consentirebbe di cogliere in modo più efficace l’impatto sociale e

culturale delle trasformazioni urbane e monitorare dall’interno i cambiamenti

4

che derivano dalle trasformazioni territoriali e sociali (politiche abitative, piani

di mobilità, edilizia popolare, mercato immobiliare incidono sull’identità dei

singoli e delle comunità).

Non farsene carico significherebbe perdere l’HUMUS della pianificazione

perché l’identità dello spazio urbano è intrecciata con l’identità degli

abitanti. QUINDI la progettazione partecipata con i bambini rappresenta la

possibilità di osservare le capacità delle nuove generazioni di modificare le

strutture degli spazi e degli ambienti, diventando operatori attivi del

cambiamento.

Lo scopo infatti non è quello di fornire ai tecnici progetti esecutivi ma quello

di porre in luce le istanze specifiche degli STAKEHOLDERS più piccoli, quindi

gli adulti hanno modo di cogliere i reali bisogni dei bambini e dare loro voce

e spazio.

Nel caso di progettazione di bambini tra 6 e 11 anni si possono valorizzare le

capacità esplorative e la motivazione a conoscere e comprendere il mondo

avvalendosi della capacità d’immaginazione.

MONTESSORI: immaginazione = facoltà del pensiero che attiene alla

capacità di tracciare un mondo possibile, scavalcando il concreto ma

senza cadere nell’irreale.

Immaginare non significa fantasticare ma è l’abilità dei bambini di

interpretare il mondo e progettare dei piani d’azione su di esso, partendo da

esperienze e conoscenze da mettere alla prova. Per questo i bambini

devono avere un significativo rapporto con l’ambiente.

La pedagogia dell’infanzia può svolgere un ruolo fondamentale

nell’orientare gli adulti sulle risorse dei propri bambini, sulla loro originalità e

sui progetti esistenziali che custodiscono. Quindi la collaborazione tra

pedagogisti e architetti risulta strategica perché i primi interpretano i bisogni

educativi dei soggetti, i secondi perché progettano facendo da intermediari

tra i desideri del pubblico e le esigenze dei fruitori, non possono infatti

sottovalutare le conoscenze, i bisogni e le competenze sia di altri esperti che

degli abitanti. (R.Lorenzo afferma che: “ci vuole un’integrazione di

competenze professionali e un impegno comune con tutti i membri della

comunità locale per creare e sostenere servizi e spazi”). Il sapere tecnico

deve quindi entrare nelle relazioni con le risorse del territorio, con i saperi di

tutti i membri e attivare forme di incontro tra le generazioni per far crescere

la comunità.

La città, possiamo dire, che delinea un assioma dell’incompiutezza perchè è

in continuo divenire, è un insieme che deve essere aperto alla propria

trasformazione, nessuna città può sapere che cosa sarà. E’ questa

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incompiutezza che promette un futuro.

La dimensione progettuale apre al futuro e alla formazione di scenari

esistenziali inediti, ma si nutre anche del passato e presente. La pedagogia è

un sapere che si muove dialetticamente tra il non ancora e il già, tra

presente e futuro e con progetti partecipati rende ancora più marcati i nessi

spazio-temporali. La progettazione partecipata si basa sulla profondità dei

legami tra territorio e abitanti, è infatti il radicamento che non fa frantumare

la progettazione. Le trasformazioni possono quindi essere create solo da

persone fortemente legate ai luoghi e alla comunità, che sentono delle

responsabilità verso il mondo.

In educazione il progetto è andare oltre la situazione esistente, è creare

nuovi scenari esistenziali. Quindi prima di progettare bisogna costruire il senso

di appartenenza e i radicamenti.

L’essere parte di… si lega all’essere responsabili per… che diventa

impegnarsi a favore di… e quindi porta al progettare con… perché solo

sentendosi parte si contribuisce al miglioramento.

Analisi delle identità di Castells:

Identità legittimate porta al consenso

 Identità di resistenza si nutrono di azioni reattive e difensive

 Identità di progetto porta a progettazione partecipata e genera

 trasformazioni sociali, urbanistiche e personali

Le esperienze di progettazione partecipata possono concorrere alla

diffusione di una cultura che sa valorizzare le esperienze e promuovere la

riflessività. Il sapere pedagogico-educativo deve saper accogliere le idee

provenienti dall’infanzia, trasformando gli spazi presenti e ipotizzando muovi

scenari.

Le trasformazioni dello spazio urbano ad opera di progettazione partecipata

sviluppano percorsi di apprendimento reciproco tra i soggetti coinvolti, e

attraverso l’interazione si avviano processi di ricostruzione della propria

identità personale grazie alla condivisione di spazi e tempi. Da ciò nasce un

circolo virtuoso che crea un processo di sviluppo “co-evolutivo” della

comunità e del suo spazio di vita. Quindi la pianificazione partecipata,

fondata sull’interazione, rappresenta un percorso di sviluppo dei singoli e

della collettività. CAPITOLO PRIMO (PG. 117)

“LA SCUOLA. RISORSA PROGETTUALE PER LA CITTA’”

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La sfida di una GOVERNANCE PARTECIPATA, trova nella scuola un’occasione

per sviluppare le competenze e le creatività indispensabili per promuovere

processi partecipativi e di cittadinanza attiva. La scuola può essere un luogo

in cui imparare a porsi in ascolto. L’empowerment generato dalle forme

partecipate di apprendimento restituisce potere di pensiero e di azione agli

studenti dandogli responsabilità. (per esempio, la classe è un luogo di

apprendimento reciproco). L’insegnante nella logica partecipata è

FACILITATORE DI RELAZIONI TRA I SOGGETTI e di MEDIATORE CON I

CONTENUTI DI APPRENDIMENTO. Grazie allo spazio e al tempo nei contesti

educativi per l’infanzia si vivono esperienze che contribuiscono alla

FORMAZIONE DEL SE’, perché la configurazione dell’identità è strettamente

legata con le esperienze spaziali e temporali. NON SI PUO’ IGNORARE LA

GRAMMATICA DEGLI SPAZI NELLA PROGETTUALITA’ EDUCATIVA.

1. Crescere dentro e attraverso gli spazi scolastici

Ogni ambiente educativo influisce sui processi di crescita degli educandi

perché trasmette valori e comportamenti. Infatti c’è legame tra PERSONA –

SPAZIO – RELAZIONI, quindi lo spazio scolastico agisce, in modo implicito, sui

vissuti degli alunni. (la struttura facilita o ostacola le esperienze di socialità, la

fruibilità degli spazi favorisce o inibisce l’esplorazione e la scoperta).

L’ORGANIZZAZIONE DEGLI SPAZI per la Montessori è un caposaldo

dell’educazione. Lo spazio scolastico deve rispondere alle esigenze di

crescita del bambino, ( che sono conquista di autonomia, movimento,

esplorazione, conoscenze, gioco, interiorizzazione delle norme). La

strutturazione degli spazi con una precisa intenzionalità porta in evidenza

alcuni aspetti dell’educare. Le caratteristiche morfologiche delle aule

influiscono sugli stili relazionali e comportamentali, infatti chi educa negli

ambienti scolastici non può trascurare la predisposizione degli spazi e le idee

che questi trasmettono.

Esempio due elementi strutturali: L’AULA e IL CORTILE.

AULA = luogo in cui si aggregano i vissuti. (l’aula squadrata con una

 porta sola, e con pochi mobili crea disagio. Quindi trasformare l’aula

in uno spazio educativo dove viene lasciato spazio alla fantasia e alla

libera espressione.

CORTILE = potenziale luogo di apprendimento all’aperto. Affinchè

 vengano utilizzati come “laboratori” non devono essere attrezzati e

organizzati in modo pervasivo. Ma devono essere luoghi SICURI e

ACCOGLIENTI, destrutturati e “naturali”.

La progettazione partecipata nei cortili scolatici, possibili livelli:

NATURALISTICO: analisi degli ecosistemi e dei loro equilibri

 (riconoscimento delle diversità biologiche, specie vegetali ecc.)

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione e della formazione (BRESCIA - PIACENZA - MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia sociale e interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Amadini Monica.

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