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Pedagogia dell’ambiente (Cristina Birbes)

Esame orale.

Lunedì dalle 10.30 alle 12.00; giovedì dalle 10.30 alle 11.15.

Lezione, lunedì 29 febbraio 2016.

Introduzione

Ambiente, contesto = è il luogo in cui viviamo, il luogo o lo spazio definito e strutturato.

  • Molteplici tipologie di ambienti: palazzi, aule, ambienti virtuali/naturali.

Pedagogia studia l’educazione e la formazione dell’uomo = scienza che si occupa del dover essere. Riflessione teoretica (= sul fatto educativo) e pratica. Si parla di educazione per tutta la vita.

Pedagogista = qualcuno che studia l’educazione.

Pedagogo = colui che applica la pedagogia nella pratica.

Elementi costitutivi

Statuto epistemologico: elementi costitutivi (essenziali) della disciplina. 4 dimensioni:

  • Identità specifica: metodo, oggetto, linguaggio, finalità e limiti.
  • Storicità: costruzione nel tempo. La disciplina cambia nel corso del tempo.
  • Relazionalità: rapporti e collegamenti con le altre discipline.
  • Progettualità: compiti e problemi da affrontare nel presente e nel futuro.

Pedagogia, diversi livelli: sia macroteorie (es. pedagogia generale) sia pedagogie più specifiche (es. pedagogia dell’ambiente).

Pedagogia dell’ambiente

  • Prospettiva euristica (= di ricerca) che ha per oggetto il rapporto tra formazione umana e ambiente.
  • Riflessione sugli ambienti in cui avvengono gli eventi educativi.
  • Pone a tema le pratiche dell’educazione ambientale. (Edu ambientale = braccio operativo della pedagogia ambientale).

[Il libro cerca di indagare i presupposti pedagogici esplicitandone le teorie.]

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Riflessione pedagogica e sostenibilità

Parte I. Cap. 1: L’ambiente come ambito ermeneutico del pensiero pedagogico contemporaneo

1. La nozione di ambiente: interpretazioni emblematiche in alcune teorie dell’educazione

Ambiente = polivalenza semantica. Concetto (= diversi significati).

In modo generico, ambiente = l’insieme di tutte le condizioni biofisiche che rendono un particolare luogo adatto alla vita delle diverse specie, quindi concetto spaziale.

Ambire, ciò che ci circonda. Etimologia del termine, dal latino, e indica materialmente ed intellettualmente il luogo in cui si vive.

I pedagogisti hanno ribadito di superare il concetto generale di ambiente.

A. Clausse: “è tutto ciò che avviene, si pensa, si vede, si afferma, si esprime intorno a noi”. Realtà con cui ognuno di noi è in relazione. Parte della Umwelt.

Il termine ambiente fu usato agli inizi del 1800 in lingua tedesca (Um = attorno, welt = mondo) = il mondo che sta attorno, tutto ciò che ci circonda.

Ambiente come un sistema di compartimenti fisicamente distinguibili (es. litosfera, atmosfera, idrosfera, biosfera, antroposfera. Implica delimitazioni fisiche che nella realtà non ci sono).

In sociologia: ambiente come territorio che fa da cornice alle azioni umane.

In biologia: ambiente = insieme di fattori fisici/chimici/biologici in cui si svolge la vita degli organismi.

Quando si parla di educazione si pone l’attenzione sulla relazione ambiente-educazione. Se l’ambiente è definibile, allora è il mondo vitale per noi. Plasma, condiziona le relazioni e l’identità della persona.

Ecosistema: mondo biotico (vivente) e abiotico (non vivente) sono in interazione e stabiliscono un rapporto di reciprocità.

F. Capra (teorico della complessità): ambiente “tessuto dinamico di relazioni”, dove il mondo biotico e abiotico sono in stretta relazione in un processo di co-evoluzione sistemica.

[Quando manca il concetto di ecosistema, l’ambiente coincide solo con lo spazio e non comprende l’osservatore].

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Definizione ecosistemica: ambiente = insieme degli esseri e delle cose che compongono lo spazio vicino e lontano dell’uomo, sui quali egli può agire, ma che, a loro volta, possono agire su di lui e determinare (totalmente/parzialmente) la sua esistenza e i suoi modi di vita.

La storia della pedagogia attesta che tutti i maggiori autori hanno riconosciuto l’importanza e la centralità del rapporto con la natura, infatti la riflessione pedagogica non può prescindere dall’ambiente/dal contesto in cui si svolge l’esperienza educativa.

E. Bardulla: ambiente “il cuore della cultura, la sede dove nascono e si consumano i bisogni dell’uomo”. Non si riferisce solo al campo dei fenomeni fisici e naturali, ma anche alla manifestazione dei modi spirituali con cui l’uomo vive.

E. Marescotti: ambiente “sistema complesso contraddistinto dalla relazione che avvengono tra le sue diverse componenti, è la totalità che ci circonda e che include noi stessi”, ambiente non è solo la somma di elementi.

L. Mortari: ambiente “realtà in cui ogni ente è strettamente connesso con gli altri”.

Nel fatto educativo (sempre localizzato e temporalizzato) non si può prescindere dall’ambiente. Non è solo il luogo in cui si svolge il rapporto educativo, ma diventa anch’esso elemento di tale rapporto.

Le tesi della letteratura pedagogica

Sul piano teoretico la letteratura pedagogica: 3 tesi:

  • Tesi positivistica: educazione dipende dall’ambiente, ossia eteroeducazione.
  • Tesi innatista: ambiente non esercita nessuna azione sull’educando (autoeducazione = ognuno si fa da sé, non dipende dal contesto in cui cresce).
  • Tesi dualistica: crede nella reciproca relazione tra educazione ed ambiente (quindi è a metà tra le due precedenti tesi).

[Pedagogie naturalistiche: educando dipende dall’ambiente ed è plasmabile da esso. Pedagogia materialistica: ambiente come fattore determinante dell’educazione. Pedagogia della persona: ambiente fattore dal quale non può prescindere l’educazione.]

J. Dewey (sostenitore del learning by doing): “La parola ambiente denota qualche cosa in più di ciò che circonda l’individuo. Ambiente consiste nelle condizioni che promuovono, stimolano, inibiscono le caratteristiche di un essere umano”. Parla di transazione uomo-natura e elabora una pedagogia che considera in modo critico il contesto.

Il rapporto educativo è fondato sulla relazione di esperienza che collega l’educando all’ambiente. Quindi l’ambiente diventa oggetto di studio come lo è l’educando.

J.J. Rousseau: “L’uomo è per natura buono, e lo si deve difendere dai mali che potrebbero provenire dall’ambiente civile”.

Per l’autore, l’ambiente antropizzato (= modificato dall’uomo) è diseducativo, infatti riconosce un valore educativo all’ambiente naturale. L’uomo nell’ambiente sociale trova corruzione, in quello naturale trova la libertà e la possibilità di crescere (es. L’Emilio).

Natura = forza che promuove e orienta l’educazione.

E. Spranger (contesto tedesco, si rifà alle opere di Frobel, giardini per l’infanzia): “l’uomo ha sempre un milieu significativo (luogo) per lui”.

Ambiente = cordone ombelicale che ci lega alla terra come luogo di origine e come radice di vita. L’uomo ha bisogno di una radice nella terra. Ambiente è la connessione tra mondo della natura e mondo dell’uomo: inseparabili l’uno dall’altro. (Spranger: atteggiamento critico nei confronti di Rousseau).

Distingue due componenti nell’ambiente: componente immutabile, uguale per tutti, e componente cangiante e dinamica, che cambia in base alla persona.

Per spiegare la seconda fa riferimento alla metafora del bosco: “il medesimo bosco è diverso per il cacciatore, il guardiaboschi e per il turista.”

Riconosce nella scuola l’importanza del principio ambiente = tendenza a coltivare e approfondire l’ambiente più vicino entro cui il bambino cresce. (La madre è la prima interprete del mondo del bimbo, mentre la patria è il primo ambiente).

Quindi ambiente = momento iniziale su cui si edifica la formazione dell’uomo.

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Frabboni: ambiente come “primo libro di lettura delle persone, come alfabeto di linguaggi, come bottega della fantasia”.

Semeraro: ambiente come “risorsa educativa e didattica”.

Ambiente: struttura sia dinamica (decostruzione e ricostruzione degli elementi) sia movimento di reciproca relatività.

Ambiente = comprende la natura, ma natura = come totalità del mondo fisico, non riguarda solo essa, ma anche oggetti e fenomeni antropici (creati dall’uomo) che include gli esseri umani; come sfera del non umano, di ciò che non è alterato dall’uomo.

L’uomo è anche natura e la natura è anche l’uomo.

2. La componente culturale fondamento dell’ambiente umano

Spezzone film “Il villaggio dei mulini”.

Uomo = animale culturale: apprendere non soltanto per reazione adattiva all’ambiente, facendo proprie le esperienze umane, ma anche riuscendo ad aggiungervi un suo contributo.

Cultura = realtà complessa. Sistema organico di conoscenze che hanno un ruolo determinante nella formazione della personalità dell’individuo. Due dimensioni:

  • Oggettiva: valori e beni, opera dell’elaborazione dell’uomo in quanto essere-nel-mondo.
  • Soggettiva: mentalità di ciascuno, la strutturazione interiore (beni e valori).

[Definizione sintetica di cultura = insieme dei tratti distintivi, spirituali e materiali, intellettivi e affettivi che connotano una società o un gruppo sociale.]

Insieme culturale non somma di dati, ma insieme dinamico all’interno del quale le conoscenze si integrano, dando luogo a molteplici interpretazioni del mondo.

Etimologia di cultura dal latino colere = coltivare; significato di crescita = avere cura, coltivare lo spirito, esprimere l’essere dell’uomo = cura dell’essere vivente.

E. Spranger: cultura come formazione umana. Per lui la cultura è il fine del processo educativo, inteso come formazione umana.

Fare cultura non solo produrre o trasferire conoscenze ad un individuo/società, ma alimentare dinamicità e consapevolezza nel rapporto tra singolo e ambiente.

Uomo e tecnica: sin dall’inizio l’uomo ha sviluppato un pensiero tecnico, in quanto si è servito delle risorse della natura per elaborare manufatti sempre più raffinati.

Appropriazione dello spazio da parte dell’uomo: due fasi:

  • Fino alla riv. industriale: le culture hanno sfruttato le risorse con equilibrio.
  • Dopo la riv. industriale: l’equilibrio si è rotto, e l’ambiente è stato trasformato dalla tecnologia sempre di più (es. città in cui ci sono pochi parchi).

G. Reale: “prassismo e il tecnologismo costituiscono le manifestazioni più evidenti del malessere attuale. I valori sono assorbiti nel fare e nel produrre. Il senso della natura è ridotto solo alla sua adoperabilità e utilità”.

E. Morin (sociologo francese): “dobbiamo abbandonare i due miti principali dell’occidente: la conquista della natura-oggetto e il falso infinito”.

Tecnologia nella cultura: ruolo cooperante (metterci in relazione con contesti materiali e immateriali).

Tecnologia = gestisce il mondo dell’artificiale e del costruito, fa riferimento alla dimensione della trasformazione = agisce lasciando i segni della propria azione; mirata a soddisfare i bisogni (piramide di Maslow) e trovare un equilibrio sostenibile tra ambiente antropizzato e ambiente naturale (ogni trasformazione comporta delle modificazioni all’ecosistema, ma non tutte sono sostenibili da questo).

Tecnologie consentono di raggiungerci ovunque ed interconnetterci e in qualsiasi luogo.

Onnipotenza tecnologica (risvolto negativo insito nella finitudine della persona umana). La società attuale deve creare un rapporto armonico con l’ambiente tecnico.

La tecnologia è positiva solo se viene usata con consapevolezza critica. L’umanità deve recuperare il valore delle relazioni interpersonali.

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M. Heidegger: “possiamo far uso dei prodotti della tecnica, ma possiamo anche abbandonarli a loro stessi; impedire che prendano il sopravvento su di noi e devastino il nostro esserci”.

H. Jonas ha teorizzato un’etica per l’età tecnologica. Principio responsabilità = invito alla cautela. Avere dei limiti. “La riflessione pedagogica è consapevole della problematicità del rapporto tra persona e tecnica, dei pericoli che l’umanità corre a causa delle sue stesse possibilità di manipolazione e trasformazione del mondo”.

La tecnologia è uno strumento per diffondere la responsabilità: la paura non è sufficiente, serve consapevolezza.

Educare in modo critico alle scelte consapevoli. Tali scelte implicano la capacità di riflettere e ascoltare gli altri.

Oggi: giovani generazioni con gli artifici tecnologici, quindi ci si allontana dalla natura e dall’instaurare delle relazioni.

Umano = è prodotto dalla cultura in cui vive così come è artefice di essa. Il fondamento ultimo della cultura è l’essere spirituale = umanità dell’uomo. L’umano è il luogo dove bios e tecnica devono continuamente negoziare. Le persone devono ritenere le proprie risorse culturali come doni da condividere.

3. Tra wilderness e antropizzazione. La comunione tra il mondo della natura e humanitas

L’uomo moderno oscilla tra l’usare la natura in modo spregiudicato e la nostalgia di un rapporto diretto con essa. Dalla riv. industriale in poi, rapporto fra società e ambiente = utilitaristico: le persone pensano di poter modellare l’ambiente naturale a proprio piacimento.

[Problemi: insostenibilità, no sfruttare in modo eccessivo le risorse dell’ambiente; ingiustizia sociale, disuguaglianza Nord-Sud; non qualità della vita; crisi di valori (etica morale). Questo ha portato ad una crisi noologica (= del pensiero e delle menti) = capacità di elaborazione di pensieri attraverso pregiudizi.]

Riflessioni alternative dalla seconda metà dell’800: aumentando le conoscenze scientifiche, aumentava anche la preoccupazione per la questione ambientale.

E.A. Gutkind: 4 fasi del mutamento dell’atteggiamento umano verso l’ambiente.

  1. Paura e desiderio di sicurezza di fronte all’azione imprevedibile della natura (uomo lotta contro la natura).
  2. Spirito di osservazione: uomo non soccombe alla natura, ma la sfida per poi modificarla.
  3. Sfrutta con aggressività e dominio le risorse dell’ambiente, nasce atteggiamento di conquista e di indifferenza di fronte ai pericoli della rottura dell’equilibrio ecologico.
  4. Acquisizione di consapevolezza delle responsabilità e dei limiti che il pianeta impone alla civiltà umana.

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Ecologia profonda/deep ecology: termine coniato nel 1972 da A. Naess. Pone questioni ermeneutiche in merito al rapporto tra esistenza umana e ambiente. Si propone di recuperare la consapevolezza di far parte con gli altri elementi della comunità biosferica.

Saggezza ecologica (eco-filosofia) fondata su basi biocentriche (il centro è la vita), più antropocentriche. Due principi:

  • Eguaglianza biocentrica: esseri umani come abitanti dell’interno pianeta, trame di un tessuto di vita che si riconfigura continuamente. Condividono il pianeta con gli altri enti e sono portatori dello stesso valore (uomo stesso valore di un batterio). Reciprocità tra gli enti.
  • Auto-eco-realizzazione: uomini = cittadini del mondo (identità transindividuale).

Pensiero ecologico: ridimensionare il senso di estraneità con cui l’uomo si percepisce in rapporto alla natura. Persona e natura non sono due totalità che si contrappongono: essi vivono nel rapporto reciproco.

Paradigma ecologico: vede la persona implicata nella natura, anziché esserne dominatrice assoluta.

Il villaggio dei mulini

[Film: “La vita è bella, più che bella è entusiasmante”. Contesto orientale: esseri umani, se fanno male alla natura, lo fanno a sé stessi. Cultura influenza il contesto (es. la visione del funerale ≠ da quella occidentale). Non rinnega scienza e progresso, ma accoglierli con consapevolezza. Rapporto intergenerazionale per trasmettere la cultura. Stile di vita: si vive in modo semplice “Non sempre le cose comode sono le cose migliori”. = valorizzare le cose semplici.]

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H.D. Thoreau (è un classico dell’ecologismo) scrive “Walden” (= vita nei boschi, il protagonista è lui stesso che abbandona la città americana per 2 anni e vive nei boschi dove si costruisce da solo una casa. È stato un esperimento per capire se si può vivere senza ricchezze materiali). Nella seconda metà dell’800: importanza di una ridefinizione delle relazioni uomo e natura; sollecita il passaggio da una relazione economica a una di tipo etico-educativo, dove il mondo vivente non è solo un serbatoio di risorse da sfruttare.

Scrive Andare per boschi = non è un mero girovagare

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia.filippini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dell'ambiente e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Birbes Cristina.
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