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Pedagogia generale

Che cos'è la pedagogia?

Scienza della persona/dell'educazione. Secondo il pedagogista americano John Dewey, si tratta di una scienza dell'educazione in quanto ne esistono moltitudini. Si tratta di una scienza in ambito di indagine costituita da:

  • Osservazione
  • Ipotesi
  • Sperimentazione/verifica ipotesi
  • Conclusione

Riflessione critica sull'educazione la quale dà vita a un discorso critico: radicalizza in senso pedagogico problemi dell'educazione focalizzandoli sull'educare. Eventuali soluzioni proposte dalle scienze vengono discusse e ridiscusse continuamente, in quanto vi è una continua evoluzione della società (intento regolativo/generativo).

Sapere teorico-pratico sui processi educativi.

Che cosa studia/di cosa si occupa?

Spiega e comprende quanto proviene dalle altre scienze dell'educazione per proiettarlo verso la formazione dell'uomo. Si occupa di tutti quei processi educativi entro i quali avviene l'educazione e che riguardano la comunicazione intersoggettiva riconducibile a:

  • Educazione attraverso i media culturali (tv, pc, cinema, internet...)
  • Educazione etica e ambientale (questioni morali, comportamenti collettivi...)
  • Educazione informale (esperienze quotidiane e influenze e risorse educative nel proprio ambiente: famiglia, lavoro, gioco, mercato, biblioteca, mass-media...)
  • Educazione non formale (attività al di fuori del sistema formale stabilito)

Nell'antichità

Inizialmente collegata alla filosofia, dal 900 in poi no. Nasce destinato al bambino (etimologia: pais → bambino; agon → guidare). Il mondo classico si ispira a paideia alle autorità del modello. Infatti, l'educazione era una sorta di imitazione dei modelli i cui rappresentanti erano i maestri/educatori.

Nella cultura greca: processo rivolto a educare, istruire, formare un soggetto in senso individuale e sociale.

  • Platone: pone attenzione al nesso tra educazione (da statalizzare) e stato (da umanizzare). La pedagogia ha un compito, secondo lui, etico e politico. L'educazione allontanerebbe l'uomo dal mondo dell'apparenza e lo condurrebbe all'autenticità attraverso l'attività della ragione.
  • Socrate: si tratta, a parer suo, di un processo di sviluppo personale ma che rimanda anche alle relazioni. "Conosci te stesso" → frutto di un colloquio interiore ma anche esito di relazioni con altri uomini. Grazie a ciò, attraverso domande poste dal maestro, si riesce così a tirar fuori la capacità critico-riflessiva. L'educazione libera l'uomo e lo fa diventare responsabile, autonomo. I metodi efficaci sono l'ironia e la maieutica (partecipazione attiva del soggetto → il criterio di ricerca della verità, consistente nella sollecitazione del soggetto pensante a ritrovarla in sé stesso e a tirarla fuori dalla propria anima).

Pedagogia della comunicazione educativa (L. Pati) - Capitolo primo: Verso l'umanesimo (pgg 9-69)

1.1 Perdita di senso e alienazione umana (pgg 9-23)

Analisi della situazione di crisi che affligge l'essere umano. Gli avvenimenti odierni ci impongono direttamente o indirettamente di porci vari quesiti riguardanti il destino dell'umanità (finalità/obiettivi, itinerario esistenziale...). La gran parte delle risposte, date da vari studiosi, si scoprono però pessimiste: l'uomo si trova infatti in una situazione di crisi → problema/disagio esistenziale:

  • Perdita di senso (valori) → significato della vita, motivo per cui si sono fatte determinate scelte, non si sente a suo agio, insoddisfatto.
  • Incapace di relazionarsi con la natura, con i suoi simili, con il trascendente → fugge dalle relazioni autentiche: non vuole esporsi, o vive in modo passivo o violento. (Nonostante gli sviluppi economici che sembrerebbero, ma solo apparentemente, aver ridotto drasticamente le distanze, l'uomo si ritrova solo, alienato. Questo senso di solitudine risulta ancora più faticoso e drammatico da sostenere/accettare in quanto risulta essere un'epoca ricca, contrassegnata dalla comunicazione).
  • Le relazioni interpersonali hanno inoltre perso il proprio valore esistenziale: esse sono ridotte a cosa → le persone vengono strumentalizzate in base a precisi fini, vengono trattate come oggetti per perseguire fini personali. Non esistono più relazioni che possano considerarsi vere, sincere, pure.
  • Inoltre, non vi è più la capacità di esprimere i propri sentimenti: essi, raramente, possono definirsi spontanei/provengono in modo spontaneo dalla nostra anima → nella maggioranza dei casi possono definirsi ripetizioni prese dall'ambiente esterno (particolari produzioni cinematografiche/letterarie) che ci impongono di rispettare il copione, adeguarci ad esso.

La comunicazione interpersonale ha perso il suo valore esistenziale (non si sa più il vero motivo o non si conosce il piacere di instaurare relazioni).

R. Ball → caratteristica principale della comunicazione odierna: non reciprocità la quale ha come esito l'alienazione, isolamento, solitudine, il silenzio. Ma anche varie patologie: problemi alimentari, depressione (→ suicidio), dipendenze...

Cosa fare di fronte a questa situazione?

Urgenza di attivare una riflessione pedagogica in modo tale da ridare dignità e valore all'uomo e quindi contrastare le tendenze massificanti.

Sfere della personalità che vengono messe in crisi: (pgg 12-22)

Psicologica
  • Incapacità di dialogare con se stessi, determinando la propria identità → “chi sono io?” non troverà mai risposta durante tutto l'arco della vita. Essa provoca come conseguenza la massificazione/conformismo (rinuncia all'originalità personale, a qualsiasi tentativo di autodefinirsi: il singolo si adegua agli orientamenti esterni ne è condizionato, ossia segue tutto ciò che fanno le altre persone a lui vicine → supera così lo stato dell'isolamento ma perde la possibilità di definire il proprio io).
  • Stato di incertezza e smarrimento provocato dalle macchine: esso si trova sempre più emarginato, limitato. Parliamo di spersonalizzazione: la quale danneggia la vita, la appiattisce sia socialmente che spiritualmente con la monotonia dell'abitudine, della routine. Interrogare se stessi non è solamente una caratteristica adolescenziale, ma una costante della crescita umana. L'incertezza con il passaggio da una fase di età all'altra → anche sulla propria identità personale, non si risolve infatti l'adulto può soffrire di una mancanza d'identità.
  • Possiamo parlare di comportamento opportunistico: passivo a ciò che succede, fuga dalle proprie responsabilità.
  • Difficoltà a relazionarsi con l'altro: non riconosce il prossimo, tratta se stesso e l'altro come delle merci. [esempio del lavoro che esige specifiche qualità creando così un'instabilità psicologica in mancanza di esse]
Conoscitiva
  • Difficoltà a gestire i prodotti della propria ragione in maniera responsabile: → robotizzazione: l'uomo sostituito dalla macchina. Egli è addirittura dominato dalla macchina costruita da lui stesso, ha perso il controllo dei suoi prodotti. Dove andrà a finire l'umanità?
  • Conseguenza: svalutazione di tutto ciò che è umano. L'individuo è trattato come cosa tra le cose; la priorità spetta alla macchina.
  • Menticidio: mancanza di dialogo tra l'uomo e la sua ragion.
  • Adeguamento passivo all'ambiente circostante.
  • Esaltazione dell'utile, immediato → incapacità di aspettare.
Affettiva
  • Analfabetismo affettivo: l'uomo non sa comunicare con i propri sentimenti, i quali sono trascurati e talvolta negati; non sa riconoscerle. Tutto ciò comporta all'esaltazione della materializzazione.
  • Frattura tra mente e cuore: l'uomo è convinto di poter risolvere tutto facendo corso solamente alla ragione.
  • Pervissimosmo: incapacità di porre regole.
  • Incapacità di amare in maniera autentica: riduzione della sfera affettiva all'elemento sessuale, corporeo → l'uomo ha questa impossibilità di stabilire un rapporto/relazione/dialogo con gli altri, per questo motivo l'incontro sessuale, il quale è privato dallo strato affettivo, non si rivela efficace all'integrazione e alla comunicazione interpersonale, anzi la chiude maggiormente nel suo egoismo aumentando il senso di isolamento.
  • La caratteristica principale dell'uomo odierno è proprio quella di essere isolato. Non solo come cosa tra le cose, ma anche come cosa contro le cose.

Perché l'uomo non riesce ad entrare in comunicazione con gli altri?

È impossibile infatti entrare in comunicazione con il prossimo senza aver trovato se stessi. Questa impossibilità spiega la crisi dei tradizionali sistemi di convivenza (famiglia).

Morale
  • Crisi dei valori: l'uomo trascura di dialogare con il mondo dei valori.
  • Mancanza di prospettiva di senso creando il cosiddetto vuoto valoriale → per cosa vale la pena di vivere?
  • Tutto ciò porta a veri problemi: utilitarismo (uso delle persone), edonismo (esaltazione del piacere), arrivismo... l'aridità e la mancanza di significati producono estraniazione, sottomissione, adesione al futile e all'immediato.
  • Estinzione della speranza che pone fine allo sviluppo “attivo”, l'uomo sembra condannato a vivere nella passività: egli si adegua, rende duro il proprio cuore ed è preda della mania distruttiva e della violenza.

Nota bene: La perdita della speranza porta l'uomo ad odiare la vita, e a volersi vendicare per la sua vita priva di vita, per questo motivo parliamo di distruzione e violenza.

  • Negazione della morte e della sofferenza: nell'antichità hanno sempre trovato una risposta specifica, oggi, invece, assistiamo alla loro negazione. Essi vengono intesi come fenomeni da evitare.

A questo punto è facile identificare una diffusa alienazione, uno dei più gravi disturbi del processo di comunicazione:

  • Vieta al singolo di allacciare autonome e costruttive relazioni con l'ambiente circostante
  • Impedisce di determinare correttamente se stessi
  • Estranea l'uomo da se stesso → perdita di contatto con altri, non mostrando interesse verso il prossimo
  • Ciò vale anche per il rapporto dell'uomo con il mondo delle cose: esso li usa selvaggiamente, incurante di salvaguardare l'integrità e fregandosene di qualsiasi preoccupazione ecologica, non si preoccupa dei significati emergenti da essi, né ad un uso corretto
  • Uomo unidimensionale: indisponibile sul piano etico-sociale, impoverito nelle sensibilità

Come risolvere il problema? Quali possono essere valide terapie d'intervento?

La pedagogia è chiamata in causa per risolvere questo grave problema. Essa non si preoccupa solamente dell'orientamento generale della società ma anche della prospettiva di un'educazione rispettosa delle esigenze, delle attese, delle richieste umane.

1.2 La riscoperta dell'uomo nel mondo (pgg 23-35)

L'uomo si trova preda dell'incertezza e dell'angoscia → proposta di alcuni studiosi: riflessione pedagogica che parte dal punto di vista esistenziale, una filosofia dell'esistenza per meglio esaltare la vita → riproporre la questione antropologica. Vi è quindi l'esigenza di ritornare all'uomo concepito come un essere di fini, un soggetto autonomo e creativo capace di affrontare situazioni di crisi e in grado di relazionarsi con se stesso, gli altri e le cose.

Occorre prendere in esame il sistema uomo (ogni persona è un sistema di parti: non è solo corpo. L'uomo è pluridimensionale, complesso), riferendolo in modo costante al sistema mondo, valutando perciò i due termini nella reciprocità del loro rapporto → creare un legame positivo tra uomo e natura. Si può partire da un'antropologia dialogale...

Mounier (rappresentante del personalismo francese) osserva: “Potremmo ritrovare il senso dell'uomo solo → idea di recupero di alcune intuizioni filosofiche in modo da superare imparando il senso dell'universo” dualismo cartesiano, determinando così i fondamenti di un nuovo umanesimo.

Antropologie di riferimento...

  • Uomo come animale razionale (Aristotele, Cartesio): essere che, appartenente al mondo della materia, emerge da essa con la propria ragione. Esso però trascura il tema della comunicazione interpersonale, ai fini della comprensione del “mistero uomo” → enuncia solitudine, chiusura, isolamento.
  • Uomo come spirito incarnato (Tommaso D'Aquino, Nietzsche): uomo come unità dinamica di spirito e corpo che per il proprio compimento ha bisogno di entrare in contatto con altri uomini.
    • Nega il principio di isolamento e promuove la comunicazione interpersonale.
    • Valorizza sia la dimensione corporea esteriore che quella interiore.
    • Trova significativi approfondimenti nel personalismo: al centro del problema antropologico pone l'evento dialogico → ogni essere vivente è un incontro.

Correnti di questo approccio

a. L'antropologia dialogale
  • Si focalizza sul dialogo, sulla comunicazione, sulla relazione.
  • I principi della distinzione, comparazione, individuazione svolgono ruoli di primaria importanza. Distinzione e comparazione → aiutano a distinguere l'uomo e a paragonarlo con le altre cose, gli altri esseri viventi, le altre creature dotate di coscienza.
  • Per poter conseguire il dialogo tra uomo e uomo.
  • Individuazione

M. Buber: fondatore. Ebraico, ha vissuto lo sterminio sulla propria pelle. Egli parte dalla seguente ipotesi: si può annientare la vita privandola delle relazioni sociali.

b. Il primato della relazione
  • Mette al centro della propria speculazione i rapporti tra l'Io-Tu e l'Io-Esso → sono le due relazioni fondamentali della vita di un uomo e spiegano come l'Io non possa mai essere considerato da solo ma sempre in riferimento ad uno dei due pronomi.
  • “All'inizio è la relazione” → costitutivo stesso della persona.
  • Primi stadi della conoscenza: “sforzo verso la relazione” e l'impegno di stabilirla; non vi è mai una percezione immediata.
  • Successivamente → separazione dei due elementi, il conoscente ed il conosciuto ed il reciproco riconoscimento.

Nota bene:

  • L'uomo è continuamente in relazione, si manifesta un “essere con”, tende alla comunicazione.
  • Lo sviluppo personale è contrassegnato dall'aspirazione verso il Tu e soltanto essa da consistenza all'Io e ne promuove la crescita: L'uomo si fa Io nel Tu.
  • Valutare la persona come un sistema attivo di rapporti.
  • La relazione non è indispensabile soltanto per perfezionare il proprio sviluppo ma ha un valore per se stessa.

A ciò Buber collega due movimenti:

  • Il porsi in distanza
  • L'entrata in relazione
c. Mondo individuale e mondo personale

Secondo Buber, il mondo si presenta sotto una duplice veste:

  1. Mondo del Tu (personale):
    • Solo così l’uomo può rilevarsi come persona, attraverso un duplice movimento:
    • Porsi in distanza (io sono io e tu sei tu) = condizione del secondo: prima di entrare in relazione con l’altro devo farlo prima con me stesso, se non si verifica ciò l’uomo tenderà a trattare il suo prossimo come un oggetto.
    • Entrare in relazione
    • Acquista consapevolezza in sé
    • Suo tentativo esclusivo: creare un vero legame interpersonale.

    Tutto ciò dà la possibilità alla persona di partecipare alla “realtà dell’essere”, annulla gli egoismi e l’assunzione di posizioni strumentalizzanti. [Entrare in relazione implica anche la possibilità di separazione e la perdita del proprio equilibrio: ma ciò rende l’Io consapevole del proprio essere in relazione e del proprio essere separato]

  2. Mondo dell’esso (individuale):
    • L’uomo si rivela come individuo, come realtà psico-fisica distinta dalle altre individualità capaci di sfruttare l’ambiente circostante ai propri fini.
    • Domina l’avere rispetto all’essere, e perciò la dimensione utilitaristica.
    • L’individuo diventa consapevole di essere qualcosa di definito, di preciso, di differente da tutto il resto.

    Nota bene:

    • Entrambi sono necessari all’esistenza del singolo: anzi, senza il mondo dell’esso l’uomo non potrebbe vivere → però non deve nemmeno accontentarsi solo di questa dimensione altrimenti rinuncerebbe ad essere uomo.
    • Non è fattibile una netta distinzione degli uomini tra individui e persone: in quanto nessun uomo può essere pura persona o puro individuo.
d. Lo spazio intersoggettivo (o personale)

La vera relazione tra persone avviene nello spazio intersoggettivo, ossia nella sfera dialogica suscitata dall’incontro tra Io e Tu. Il vero e autentico significato del dialogo tra uomo e uomo proviene dal loro interscambio. Tema dell’intersoggettività: reciprocità, feedback → la relazione è sempre uno scambio. Qui il Tu non verrà mai strumentalizzato e perciò trattato come un oggetto poiché soltanto attraverso il Tu l’Io ha la possibilità di avvicinarsi a Dio. Secondo Buber, la relazione con l’altro ha tre livelli:

  • Vita con la natura, da cui si ricava il mondo fisico
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara912 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Birbes Cristina.
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