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Luigina Mortari: Cultura della ricerca e pedagogia

Prospettive epistemologiche

Indice

  • Introduzione
  • 1 – Quale paradigma per la ricerca pedagogica?
  • 2 – L’epistemologia naturalistica
  • 3 – Le filosofie della ricerca
  • 4 – Metodi di ricerca
  • 5 – Strategie di ricerca
  • 6 – Essere in ricerca

Introduzione

Perché la ricerca empirica in pedagogia? Si lega con “Apprendere dall’esperienza”. La ricerca pedagogica è complessa, finalizzata alla costruzione del sapere dell’educazione, un sapere prassico che deve fornire indicazioni per orientare al meglio la pratica formativa.

Una buona teoria pedagogica può fornire solo indicazioni di tipo aperto ed essa deve nascere sia dallo sviluppo sia dalla ricerca teoretica sia da quella empirica:

  • La ricerca teoretica adotta il metodo dell’investigazione filosofica per le questioni dell’agire educativo
  • La ricerca empirica si sviluppa come indagine sul campo utilizzando varie tecniche epistemiche (mutuate dalle scienze umane)

Queste due metodologie di ricerca sono estremamente interconnesse e correlate, secondo una logica di tipo dialogico – ricorsivo. Il sapere pedagogico ha bisogno non solo di analizzare astrattamente i problemi, ma di capire cosa succede nella pratica educativa (ricerca empirica).

Qualsiasi teoria ha un valore ipotetico che deve essere messo alla prova dei fatti prima di essere acquisito come valido e attendibile. È necessario che le riflessioni teoretiche siano sempre ancorate a ricerche che hanno per oggetto la pratica educativa.

La pedagogia:

  • Può fornire solo indicazioni di tipo aperto (sapere provvisorio)
  • Per fondare una teoria pedagogica è necessaria una ricerca esperienziale – formativa, che mette alla prova dell’esperienza la teoria con lo scopo di trasformare la teoria e la pratica.

Cenni storici

C’è una lunga tradizione in Italia riguardo la ricerca teoretica, essa ha avuto un rapporto privilegiato più con la filosofia venendo così meno il rigore della ricerca empirica (la scienza, il quantificare, la certezza dei risultati). A partire dagli anni '60 si è finalmente cominciato a coltivare questa ricerca, con il prevalere della logica quantitativa e sperimentale dando vita ad una pedagogia sperimentale. Grazie all’adozione di questo concetto positivistico della ricerca ha cominciato a misurarsi con l’esperienza, rendendola il suo banco della teoria.

Successivamente questo paradigma si è rivelato riduttivo: l’evento educativo infatti è un fenomeno complesso, non comprimibile nei dispositivi epistemici di tipo matematico-sperimentale. Bisogna quindi impegnarsi in un cambio di paradigma per la messa a punto di modelli di ricerca empirica adeguati alla natura dell’oggetto della ricerca pedagogica.

Paradigma:

  • È un orizzonte simbolico in cui si trovano individuate precise filosofie di ricerca, metodi per la costruzione di teorie, disegni di ricerca e tecniche di indagine.
  • È una finestra da cui si guarda la realtà [finestra è il punto di vista]

Capitolo 1: Quale paradigma per la ricerca pedagogica?

1.1 Che cos’è un paradigma?

Ogni ricerca avviene sempre dentro la cornice di un paradigma, che può essere costituito da un insieme di assunzioni o premesse che “guidano l’azione” epistemica. Il paradigma ha dei presupposti non verificabili empiricamente che sono i punti di partenza da cui strutturare tecniche di ricerche portando alla ricerca del metodo più adeguato.

I paradigmi di ricerca definiscono:

  • In che cosa consiste la ricerca
  • Qual è il suo oggetto
  • Qual è la via per indagarlo
  • Quali sono le procedure per decidere se una conoscenza è vera
  • Qual è lo scopo della ricerca

Se si accetta che la ricerca avviene nell’orizzonte di un paradigma allora tutta la ricerca è codificata, cioè guidata da un insieme di convinzioni e di sentimenti sul mondo e su come dovrebbe essere studiato. Ogni paradigma infatti pone particolari richieste al ricercatore, poiché definisce le tipologie di domande che guidano il processo di indagine e identifica le procedure epistemiche da adottare.

Prendere in esame gli elementi che vanno a definire la struttura di un paradigma è operazione essenziale anche per il singolo ricercatore. L’analisi di un paradigma viene facilitata dall’individuare le componenti che lo strutturano.

Per Mortari è un organigramma concettuale complesso così costituito:

Tipologia delle premesse Cosa definisce ogni premessa
Ontologiche La natura della realtà che si intende indagare
Gnoseologiche In che cosa consiste la conoscenza
Epistemologiche Le vie per cercare una conoscenza “vera”
Etiche Quali responsabilità ha il ricercatore
Politiche Quale tipo di ricerca è bene condurre

1.2 Il paradigma dominante

1.2.1 Il nucleo del paradigma positivistico

A lungo la ricerca è stata dominata dal paradigma positivistico o moderno, che ha le sue radici in:

  • Galileo - ha posto le basi della moderna concezione quantitativa della scienza. Concezione che è stata efficace perché ha permesso il progresso della conoscenza ma che è anche riduttiva perché esclude dall’indagine ciò che non può essere quantificato (emozioni, sentimenti).
  • Cartesio - ha messo a punto il pensiero che la conoscenza certa di un fenomeno si ha se questo viene suddiviso in parti sempre più piccole, poiché la conoscenza del tutto si perverrebbe attraverso la conoscenza delle proprietà delle parti.
  • Newton - ipotizza che la realtà sia governata da leggi universali e trascendenti e di conseguenza assume come vera solo quella conoscenza che sveli tali leggi.

Caratterizzante del paradigma positivista è il principio secondo il quale solo un approccio matematico e/o sperimentale garantisce il raggiungimento di una conoscenza oggettiva del reale. La natura sarebbe quindi un libro scritto con un linguaggio matematico, con un possibile accordo tra le leggi della natura e le leggi della matematica.

1.2.2 Le ragioni di una crisi

Ci sono state forti critiche al paradigma positivistico, l’approccio quantitativo-sperimentale non garantirebbe infatti la comprensione della complessità dei problemi del mondo umano. Le obiezioni fondamentali sono:

  • Riduzionismo – gli approcci sfuggono all’elaborazione di tipo matematico, i disegni sperimentali sono costituiti su un ristretto numero di variabili e ne consegue una scarsa applicabilità e generalizzabilità dei risultati.
  • Esclusione del significato e delle intenzioni – non dà riferimento ai sistemi di significati che gli esseri umani elaborano e alle intenzioni che guidano le loro attività.
  • Il dilemma etic/emic views - non rivelerebbe il punto di vista dei soggetti partecipanti all’indagine, essi sono confinati come punto di vista esterno che il ricercatore porta dentro il processo di indagine.
  • Inapplicabilità dei dati generali ai casi particolari – l’elaborazione statistica sui grandi numeri non fa comprendere il caso singolo.

Queste critiche nascono da critiche più generali:

  • Theory window – i fatti sono tali alla luce delle teorie attraverso le quali vengono osservati [leggo la realtà in base alla mia esperienza]
  • Indeterminatezza della teoria – differenti finestre teoriche possono essere supportate dallo stesso tipo di fatti.
  • Nessuna ricerca è libera da condizionamenti valoriali – i fatti sono sempre visti da finestre valoriali e non esiste una visione diretta

1.3 I motori della crisi

La crisi del paradigma positivistico è dovuta dalle scienze da cui ha avuto origine, quelle della natura. Nella fisica studiando le particelle subatomiche si dimostra che gli atomi non sono materia solida e indistruttibile, ma sono costituiti da regioni di spazio nelle quali si muovono particelle estremamente piccole. Studiando quantisticamente le entità subatomiche si trovò un carattere duale: risultavano a volte particelle a volte onde portando avanti il “principio di indeterminazione” che stabilisce che a livello subatomico lo stato futuro di una particella non è prevedibile -> non prevedibilità del reale -> perdita della concezione della materia come un aggregato di parti isolabili -> nasce una visione interconnessa della realtà.

Nasce il concetto di ecosistema, dove non esistono più realtà isolate ma solo reti di relazioni attraversate da flussi di energia. La logica causale-lineare (causa - effetto) quindi non è più considerata adatta visto che ci possono essere a volte più cause e a volte più effetti, e si passa alla logica circolare-ricorsiva.

Nella nuova biologia mette a punto il concetto di campo morfogenetico, per indicare che la materia non è un aggregato di parti inerti soggette a leggi eterne ma è un campo vitale dove vengono in essere continuamente nuove forme di vita.

Paradigma positivistico vs Paradigma ecologico

Paradigma positivistico
(razionalità moderna)
Paradigma ecologico
(razionalità post-moderna)
Presupposti ontologici:
La realtà è governata da leggi eterne e trascendenti
Presupposti ontologici:
La realtà è soggetta a leggi immanenti ed evolutive
Atomismo
È separabile in parti sempre più piccole
Relazionalità
È composta di enti la cui identità è definita dalle relazioni
Disgiuntive:
È conoscibile come aggregato di parti distinte
Sistemica:
Conoscere gli enti significa conoscere le relazioni di cui sono intessuti
Metafora prevalente:
La macchina
Metafora prevalente:
L’organismo
Presupposti gnoseologici:
La conoscenza è la rappresentazione isomorfa del reale
Presupposti gnoseologici:
La conoscenza è costruita da una mente che si struttura nel corso del processo cognitivo
Realismo:
È conoscere la forma degli enti nel modo in cui essa è
Costruttivismo:
La conoscenza non è mai isomorfa al reale poiché condizionata dalla postazione
Dualismo:
Il soggetto è nettamente distinto dall’oggetto d’indagine
Connessionismo (ipotesi enattiva):
Il soggetto quando si rapporta all’oggetto lo condiziona assimilando alle sue forme mentali, ma nello stesso tempo è influenzato dalle forme proprie dell’oggetto
Presupposti epistemologici:
La realtà va letta in termini matematici e attraverso procedure mentali
Presupposti epistemologici:
La realtà è tanto complessa da richiedere più approcci epistemici e non sempre è quantificabile e assoggettabile a procedure sperimentali
Criteri guida dell’indagine:
Quantità
Approccio sperimentale
Principio disgiuntivo
Logica causale
Dualismo razionalità/sentire
Concetto statico e neutrale dell’oggettività
Criteri guida dell’indagine:
Qualità (oltre alla quantità)
Approccio naturalistico
Principio di contestualizzazione
Logica circolare
Relazione razionalità-sentire
Concetto dinamico e empatico dell'oggettività
Presupposti etici:
Nessuna perché il suo compito è quello di scoprire qualcosa di preesistente
Presupposti etici:
E’ responsabile di tutto il processo della ricerca compresa la teoria che elabora poiché essendo costruita implica sempre delle scelte
L’accrescimento della conoscenza è un valore in sé La ricerca della conoscenza deve essere guidata dal principio di migliorare la qualità della vita
Presupposti politici:
Quella che consente il controllo del reale.
Deve essere una conoscenza utile (cioè quella che consente di essere utilizzata tecnicamente)
Presupposti politici:
Quella che consente di comprendere in profondità il reale e di averne cura.
Ad importare è il grado di significatività sociale, deve rispondere ad una domanda di senso (alimentare la saggezza)

1.4 Il paradigma ecologico

1.5.1 Presupposti ontologici

Nel paradigma positivistico la ricerca scientifica si è sviluppata sulla base di una visione deterministico-meccanicistica e atomistico-disgiuntiva, secondo la quale la realtà viene concepita come una macchina governata da leggi eterne costituita da enti separabili gli uni dagli altri e conoscibili: se muovo un pezzo se ne muove un altro -> concezione inerme della realtà, le persone sono mosse solo da interessi materiali, tutto viaggia su una visione ingenua del mondo.

Lo sviluppo della ricerca ha maturato la consapevolezza dell’inadeguatezza di tutto ciò mostrando che bisogna concepire la realtà come strutturata secondo logiche immanenti che evolvono nel tempo, dove tutto è interconnesso quindi il ricercatore deve studiare le relazioni che strutturano il fenomeno indagato (la struttura).

Verso una visione relazionale - Nella visione atomizzata della realtà gli enti vengono rappresentati come aventi delle relazioni gli uni con gli altri però contingenti e non sostanziali come in passato. L’essere di ogni ente prenderebbe forma dalle relazioni che si strutturano nell’incontro con altri e l’intreccio di relazioni all’interno delle quali la vita del singolo prende forma costituisce il nutrimento essenziale della vita umana -> Heidegger le definisce “in-essere”

Verso una visione evolutiva - ogni forma di vita si svilupperebbe dentro un campo energetico e tale campo costituirebbe la condizione rispetto alla quale un sistema vivente si appropria delle sue modalità auto-organizzative.

La teoria evolutiva assume che tra l’organismo ed il campo di vita in cui si sviluppa esisterebbe una “risonanza morfica”, nel senso che il campo influenzerebbe le direzioni di sviluppo del singolo organismo che a sua volta, influenzerebbe la struttura del campo e le leggi della vita si evolverebbero.

Per adottare una visione evolutiva la caratteristica fondamentale è l’imprevisto, la vita è infatti un processo autopoetico (non è predeterminato ciò che si diventerà, ma è il frutto della spinta evolutiva che ognuno di noi imprime anche in base alle caratteristiche che accadono) in cui sempre accade qualcosa di nuovo che non può essere anticipato e l’imprevedibilità non è occasionale, ma è l’incrocio con esso che regola il nostro formarsi.

Nel campo morfico (ambiente caratterizzato da un flusso di informazioni attraverso il quale continuamente si auto-organizzano forme di vita) appare sempre qualcosa di nuovo, e questo nuovo provoca una continua evoluzione strutturale. Metafora: ricerca come pianta rampicante, che cresce in base alle energie che ha all’interno adattandosi al contesto

1.5.2 Presupposti gnoseologici

Il paradigma positivista era fondato sul rispecchiamento della realtà, un “realismo” secondo il quale sarebbe possibile accedere ad una verità come rappresentazione isomorfa del reale, quello che è. Lo scienziato spiega ciò che è, non aggiungendo nulla, e permettendo una conoscenza di ciò che è reale in un ottica neutrale.

Rispetto al presupposto realista la vera svolta è rappresentata dall’ipotesi costruttivistica, secondo la quale la conoscenza è sempre il risultato di un processo di costruzione operato dalla mente umana, nel senso che è dipendente dalla cornice concettuale (io non posso conoscere la realtà senza modificarla, conoscerla la cambia, il mio conoscerla però la modifica).

  • Costruttivismo – l’oggetto su cui lavora la mente per costruire sapere non è la realtà in sé ma quel materiale grezzo prodotto dal nostro interagire con l’ambiente. La conoscenza vera è quella che ci permette di fare previsioni più attendibili e bisogna abbandonare l’idea di un linguaggio oggettivo. Ne consegue che tutti i concetti in uso vanno concepiti convenienti per descrivere i fenomeni. Un enunciato è quindi vero perché è valido sulla base dei presupposti che strutturano la teoria nella cui cornice quella verità viene enunciata. Il linguaggio del ricercatore è costruito nel tempo e soggetto a continue evoluzioni, noi non incontriamo mai la realtà se non attraverso descrizioni poiché l’universo in cui ci muoviamo è costituito dai modi di descrivere tutto ciò che viene descritto ed è solo così che noi veniamo in relazione col mondo. Questo pensiero ha come basi lo scetticismo. Affermare l’impossibilità di una conoscenza del mondo isomorfa non significa negare la realtà.
  • Costruzionismo - la conoscenza è socialmente situata, infatti è il risultato della costruzione di una pluralità di soggetti conoscenti. I risultati infatti sono prodotti da una comunità culturale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carolina_caldana di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca pedagogica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Girelli Claudio.
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