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 Newton - ipotizza che la realtà sia governata da leggi universali e trascendenti e di conseguenza

assume come vera solo quella conoscenza che sveli tali leggi.

Caratterizzante del paradigma positivista è il principio secondo il quale solo un approccio matematico

e/o sperimentale garantisce il raggiungimento di una conoscenza oggettiva del reale.

La natura sarebbe quindi un libro scritto con un linguaggio matematico, con un possibile accordo tra le

leggi della natura e le leggi della matematica.

1.2.2 Le ragioni di una crisi

Ci sono state forti critiche al paradigma positivistico, l’approccio quantitativo-sperimentale non

garantirebbe infatti la comprensione della complessità dei problemi del mondo umano.

Le obiezioni fondamentali sono:

 Riduzionismo – gli approcci sfuggono all’elaborazione di tipo matematico, i disegni sperimentali

sono costituiti su un ristretto numero di variabili e ne consegue una scarsa applicabilità e

generalizzabilità dei risultati.

 Esclusione del significato e delle intenzioni – non da riferimento ai sistemi di significati che gli

esseri umani elaborano e alle intenzioni che guidano le loro attività

 Il dilemma etic/emic views - non rivelerebbe il punto di vista dei soggetti partecipanti

all’indagine, essi sono confinati come punto di vista esterno che il ricercatore porta dentro il

processo di indagine

 Inapplicabilità dei dati generali ai casi particolari – l’elaborazione statistiche sui grandi numeri

non fa comprendere il caso singolo

Queste critiche nascono da critiche più generali:

 Theory window – i fatti sono tali alla luce delle teorie attraverso le quali vengono osservati

[leggo la realtà in base alla mia esperienza]

 Indeterminatezza della teoria – differenti finestre teoriche possono essere supportate dallo

stesso tipo di fatti.

 Nessuna ricerca è libera da condizionamenti valoriali – i fatti sono sempre viste da finestre

valoriali e non esiste una visione diretta

1.3 I motori della crisi

La crisi del paradigma positivistico è dovuta dalle scienze da cui ha avuto origine, quelle della natura.

Nella fisica studiando le particelle subatomiche si dimostra che gli atomi non sono materia solida e

indistruttibile, ma sono costituiti da regioni di spazio nelle quali si muovono particelle estremamente

piccole. Studiando quantisticamente le entità subatomiche si trovò un carattere duale: risultavano a

volte particelle a volte onde portando avanti il “principio di indeterminazione” che stabilisce che a livello

subatomico lo stato futuro di una particella non è prevedibile -> non prevedibilità del reale -> perdita

della concezione della materia come un aggregato di parti isolabili -> nasce una visione interconnessa

della realtà.

Nasce il concetto di ecosistema, dove non esistono più realtà isolate ma solo reti di relazioni

attraversate da flussi di energia.

La logica causale-lineare (causa - effetto) quindi non è più considerata adatta visto che ci possono

essere a volte più cause e a volte più effetti, e si passa alla logica circolare-ricorsiva.

Nel nuova biologia mette a punto il concetto di campo morfogenetico, per indicare che la materia non è

un aggregato di parti inerti soggette a legge eterne ma è un campo vitale dove vengono in essere

continuamente nuove forme di vita. 3

Paradigma positivistico Paradigma ecologico

(razionalità moderna) (razionalità post-moderna)

Presupposti ontologici: identità nel tempo: evolutiva:

la realtà è… la realtà è governata da leggi eterne la realtà è soggetta a leggi

e trascendenti immanenti ed evolutive

atomismo: è separabile in parti relazionalità: è composta di enti la

sempre più piccole cui identità è definita dalle relazioni

disgiuntive:è conoscibile come di cui ciascun ente è strutturato

aggregato di parti distinte sistemica: conoscere gli enti

significa conoscere le relazioni di cui

metafora prevalente: la macchina sono intessuti

metafora prevalente: l’organismo

Presupposti gnoseologici: La conoscenza è la La conoscenza è costruita da una

la conoscenza è… rappresentazione isomorfa del mente che si struttura nel corso del

reale processo cognitivo

realismo: è conoscere la forma degli costruttivismo:la conoscenza non è

enti nel modo in cui essa è mai isomorfa al reale poiché

dualismo:il soggetto è nettamente condizionata dalla postazione

distinto dall’oggetto d’indagine

connessionismo (ipotesi enattiva): il

soggetto quando si rapporta

all’oggetto lo condiziona

assimilandolo alle sue forme

mentali, ma nello stesso tempo è

influenzato dalle forme proprie

dell’oggetto

Presupposti epistemologici: La realtà va letta in termini La realtà è tanto complessa da

come andare in cerca della matematici e attraverso procedure richiedere più approcci epistemici e

conoscenza vera? mentali non sempre è quantificabile e

assoggettabile a procedure

sperimentali

criteri guida dell’indagine : criteri guida dell’indagine:

quantità qualità (oltre alla quantità)

approccio sperimentale approccio naturalistico

principio disgiuntivo principio di contestualizzazione

logica causale logica circolare

dualismo razionalità/sentire relazione razionalità-sentire

concetto statico e neutrale concetto dinamico e empatico

dell’oggettività dell’oggettività

Presupposti etici: Nessuna perché il suo compito è E’ responsabile di tutto il processo

quale responsabilità ha il ricercatore? quello di scoprire qualcosa di della ricerca compresa la teoria che

preesistente elabora poiché essendo costruita

implica sempre delle scelte

L’accrescimento della conoscenza è La ricerca della conoscenza deve

un valore in sé essere guidata dal principio di

migliorare la qualità della vita

Presupposti politici: Quella che consente il controllo del Quella che consente di

quale ricerca è bene fare? reale. comprendere in profondità il reale e

Deve essere una conoscenza utile di averne cura

(cioè quella che consente di essere Ad importare è il grado di

utilizzata tecnicamente) significatività sociale, deve

Ad importare è il controllo degli rispondere ad una domanda di

eventi senso (alimentare la saggezza)

1.4 Il paradigma ecologico 4

1.5.1 Presupposti ontologici

Nel paradigma positivistico la ricerca scientifica si è sviluppata sulla base di una visione deterministico-

meccanicistica e atomistico-disgiuntiva, secondo la quale la realtà viene concepita come una macchina

governata da leggi eterne costituita da enti separabili gli uni dagli altri e conoscibili :se muovo un pezzo

se ne muove un altro -> concezione inerme della realtà, le persone sono mosse solo da interessi

wmateriali, tutto viaggia su una visione ingenua del mondo.

Lo sviluppo della ricerca ha maturato la consapevolezza dell’inadeguatezza di tutto ciò mostrando che

bisogna concepire la realtà come strutturata secondo logiche immanenti che evolvono nel tempo, dove

tutto è interconnesso quindi il ricercatore deve studiare le relazioni che strutturano il fenomeno

indagato (la struttura).

Verso una visione relazionale - Nella visione atomizzata della realtà gli enti vengono rappresentati come

aventi delle relazioni gli uni con gli altri però contingenti e non sostanziali come in passato. L’essere di

ogni ente prenderebbe forma dalle relazioni che si strutturano nell’incontro con altri e l’intreccio di

relazioni all’interno delle quali la vita del singolo prende forma costituisce il nutrimento essenziale della

vita umana -> Heidegger le definisce “in-essere”

Verso una visione evolutiva - ogni forma di vita si svilupperebbe dentro un campo energetico e tale

campo costituirebbe la condizione rispetto alla quale un sistema vivente si appropria delle sue modalità

auto-organizzative.

La teoria evolutiva assume che tra l’organismo ed il campo di vita in cui si sviluppa esisterebbe una

“risonanza morfica” , nel senso che il campo influenzerebbe le direzioni di sviluppo del singolo

organismo che a sua volta,influenzerebbe la struttura del campo e le leggi della vita si evolverebbero.

Per adottare una visione evolutiva la caratteristica fondamentale è l’imprevisto, la vita è infatti un

processo autopoetico (non è predeterminato ciò che si diventerà, ma è il frutto della spinta evolutiva

che ognuno di noi imprime anche in base alle caratteristiche che accadono) in cui sempre accade

qualcosa di nuovo che non può essere anticipato e l’imprevedibilità non è occasionale, ma è l’incrocio

con esso che regola il nostro formarsi.

Nel campo morfico (ambiente caratterizzato da un flusso di informazioni attraverso il quale

continuamente si auto-organizzano forme di vita) appare sempre qualcosa di nuovo, e questo nuovo

provoca una continua evoluzione strutturale.

Metafora: ricerca come pianta rampicante, che cresce in base alle energie che ha all’interno adattandosi

al contesto

1.5.2 Presupposti gnoseologici

Il paradigma positivista era fondato sul rispecchiamento della realtà, un “realismo” secondo il quale

sarebbe possibile accedere ad una verità come rappresentazione isomorfa del reale, quello che è.

Lo scienziato spiega ciò che è, non aggiungendo nulla, e permettendo una conoscenza di ciò che è reale

in un ottica neutrale.

Rispetto al presupposto realista la vera svolta è rappresentata dall’ipotesi costruttivistica, secondo la

quale la conoscenza è sempre il risultato di un processo di costruzione operato dalla mente umana, nel

senso che è dipendente dalla cornice concettuale (io non posso conoscere la realtà senza modificarla,

conoscerla la cambia, il mio conoscerla però la modifica).

 Costruttivismo – l’oggetto su cui lavora la mente per costruire sapere non è la realtà in sé ma

quel materiale grezzo prodotto dal nostro interagire con l’ambiente. La conoscenza vera è

quella che ci permette di fare previsioni più attendibili e bisogna abbandonare l’idea di un

linguaggio oggettivo. Ne consegue che tutti i concetti in uso vanno concepiti convenienti per

descrivere i fenomeni.

Un enunciato è quindi vero perché è valido sulla base dei presupposti che strutturano la teoria

nella cui cornice quella verità viene enunciata.

Il linguaggio del ricercatore è costruito nel tempo e soggetto a continue evoluzioni, noi non

incontriamo mai la realtà se non attraverso descrizioni poiché l’universo in cui ci muoviamo è 5

costituito dai modi di descrivere tutto ciò che viene descritto ed è solo così che noi veniamo in

relazione col mondo. Questo pensiero ha come basi lo scetticismo. Affermare l’impossibilità di

una conoscenza del mondo isomorfa non significa negare la realtà.

 Costruzionismo - la conoscenza è socialmente situata, infatti è il risultato della costruzione di

una pluralità di soggetti conoscenti. I risultati infatti sono prodotti da una comunità culturale

quindi la conoscenza non è legata ala singolo soggetto ma all’interazione tra i soggetti

(ricercatori ad esempio)

 Enattività – la conoscenza non è né la rappresentazione di un mondo già dato né l’esito di un

processo di costruzione messo in atto da parte di una mente già strutturata: la conoscenza è il

risultato di un accoppiamento strutturale soggetto-oggetto, cioè il soggetto quando si rapporta

all’oggetto assimila le sue forme mentali ma resta influenzato ance dalle proprie ( conosce la

realtà ma essa stessa retroagisce sul soggetto). In questa ipotesi la conoscenza è l’esito di un

processo complesso interpretabile secondo una logica circolare- ricorsiva.

1.5.3 Presupposti epistemologici

Il paradigma ecologico rimette in discussione un certo modo di concepire la verità scientifica, il rigore, il

metodo, e ammette una pluralità di opzioni epistemologiche:

 Non solo la quantità ma anche la quantità – il metodo scientifico non mette in luce le proprietà

secondarie, cioè i colori, i suoni, le emozioni e le intenzioni poiché sarebbero proiezioni

soggettive. Fondamentale nel paradigma ecologico è occuparsi di contorni, forme e relazioni

quindi, non solo di qualità perché si riproporrebbe ancora una volta il mito positivistico secondo

il quale ci sarebbe un unico linguaggio che garantirebbe l’accesso privilegiato alla realtà.

Occuparsi di qualità non significa escludere le quantità, per comprendere l’esperienza umana

bisogna avvalersi di una pluralità di mezzi linguistici. Assumere la prospettiva ermeneutica

significa liberarsi dall’idea che esista un solo vocabolario. Non è quindi una guerra tra paradigmi,

spesso si utilizzano sia quantità che qualità che fino a poco tempo fa era impensabile.

 Operare nel contesto naturale – Per ricerca sperimentale s’intende quella in cui controlliamo e

modifichiamo deliberatamente le condizioni che determinano il fenomeno da indagare.

Individuate le variabili occorre identificare quelle che vanno manipolate direttamente e quali

gruppi di soggetti coinvolgere. Il ricercatore deve poi decidere quali strumenti utilizzare. Nel

paradigma positivistico c’è il controllo di tutte le variabili essendo in contesti artificiali

(laboratorio) ma in una realtà dove il contesto è fondamentale non lo si può seguire. Molti sono i

limiti in ambito educativo, in un contesto di relazioni umane la sperimentazione non è praticabile

poiché è impossibile mantenere costanti tutti i fattori che influenzano la variabile dipendente. Il

metodo sperimentale non è adeguato ad affrontare molte delle questioni educative più rilevati,

che hanno a che fare con la dimensione emotivo-affettiva, etica e relazionale. Un terzo

elemento critico è nel gruppo di controllo. C’è sempre più una visione critica nei confronti della

logica sperimentale, poiché difficilmente risulta applicabile alla complessità della realtà umana,

si tende ad un approccio “naturalistico” dove il ricercatore studia il fenomeno e si inserisce nella

realtà così come essa di presenta. Più adatto al contesto educativo è l’approccio del principio di

differenziazione eticamente sostenibile -> non si ipotizza un gruppo di soggetti che funge di

controllo e un gruppo sperimentale, ma si concepiscono opzioni esperenziali differenti che però

si ipotizza essere entrambe legittime da introdurre nel contesto e significative dal punto di vista

educativo e poi coinvolgere tutti i soggetti nel nuovo.

 Principio di relazione - il paradigma positivistico poggia sul criterio della semplificazione, l’idea

che l’apparente complessità del reale possa essere spiegata attraverso una sua scomposizione

nei suoi elementi semplici. Oggi è considerato inadeguato, è necessario superare il principio per

cercare un metodo che sappia connettere le parti, individuare le relazioni e le interdipendenze. Il

paradigma ecologico è da considerarsi come il superamento del precedente ed è caratterizzato

dalla ricerca della struttura che connette i singoli elementi, l’approccio sensibile a questa

struttura è definito ”estetico”. Per trovare la struttura si procede a più livelli: 6

1. Si prende in esame un’unità cercando le connessioni fra le parti che la compongono e si

costruiscono le connessioni di 1° grado

2. Si confrontano 2 unità viventi per scoprire le relazioni simili così da individuare le

relazioni di 2° grado

3. Si confrontano gli esiti dei 2 confronti così da cogliere le connessioni del terzo ordine

Si ha così costruito una meta-struttura, una struttura di strutture. E’ da considerarsi dinamica,

come una danza di parti che interagendo producono nuove forme di parti. Strettamente

connesso al principi di relazione è legato il principio di contestualizzazione.

 Logica complessa – nella mentalità positivista si aveva un idea meccanicistica della realtà

caratterizzata da A->B quindi causa ->effetto, la razionalità ecologica invece è caratterizzata dal

prevalere di una logica circolare-ricorsiva dove da A->B ma da B dobbiamo ritornare anche ad A

basata sulla causazione formativa secondo il quale ogni ente nel suo divenire non solo è

modellato, ma insieme modella il campo in cui prende forma. La caratteristica primaria della vita

è quella di essere soggetta ad un evoluzione che segue ritmi di tipo stocastico, combinanti cioè

dalla casualità con la selezione in un processo non anticipatamente prevedibile ed

estremamente complesso, rispetto al quale l’idea del paradigma precedente risulta inadeguata.

 Verso un nuovo concetto di oggettività - l’oggettività è ritenuta a garantire l’acquisizione di una

conoscenza attendibile. Bisogna superare il concetto che ipotizzava una scissura radicale tra

soggetto e oggetto per proporre un concetto dinamico e empatico dell’oggettività dove il

ricercatore mette in campo una ragione intera non più scissa fra intelletto e sentimento.

L’oggettività dinamica è l’apertura relazionale soggettivamente connotata con l’oggetto, sentita

come una risorsa che consente di accedere ad una forma di conoscenza più complessa,

considerando anche le emozioni. L’atto cognitivo che caratterizza l’oggettività dinamica

consiste in una distanza partecipata dove il soggetto si mantiene in relazione con la realtà

salvaguardando l’integrità e l’indipendenza dell’oggetto.

1.5.4 Presupposti etici

Nel momento in cui il paradigma ecologico assume che la conoscenza non disveli qualcosa di

preesistente, ma costruisca una versione del mondo, allora il ricercatore non può sfuggire alla

responsabilità connessa ad ogni scelta che compie. E’ possibile in questo paradigma far confluire tutte

quelle riflessioni mirate ad individuare quei principi che farebbero da guida ad una ricerca che assume

come imperativo quello del rispetto e della cura dei soggetti implicati in un’indagine.

1.5.5 Presupposti politici

Ad accreditare il valore di un’indagine è il contributo che può fornire alla comprensione della vita umana

e quindi al miglioramento di essa.

1.5 La cultura ecologica della ricerca

L’insieme di tutti i presupposti danno corpo ad una cornice entro la quale trova luogo una specifica

cultura della ricerca, che si caratterizza rispetto a precise scelte che riguardano:

 Epistemologie – criteri generali per impostare un processo d’indagine

 Filosofie di ricerca – direzione di senso del lavoro di ricerca

 Metodi – indicazioni sul processo di raccolta e analisi dei dati

 Strategie – precise indicazioni sulle procedure da seguire per impostare e condurre il processo

 Tecniche d’indagine – dispositivo per la raccolta dei dati

Fra le strategie di ricerca possibili si possono individuare lo studio di caso, la ricerca azione, l’etnografia e

l’etnometodologia.

CAPITOLO 2: L’epistemologia naturalistica 7

Si definisce ricerca naturalistica quella che avviene in un setting naturale, cioè in luoghi o nei modi

secondo i quali il fenomeno ordinariamente accade. E’ il contesto che fissa il significato. Il ricercatore

naturalistico pone l’attenzione a tutti quei fattori rilevanti per la comprensione del fenomeno e le

competenze a lui richieste sono: la capacità di attenzione e la capacità di tener lo sguardo intensamente

aperto sul fenomeno. Per un ricercatore naturalistico ad essere esperienziale è il saper: osservare,

registrare, analizzare, riflettere, dialogare e ripensare all’esperienza di ricerca ed in questo modo anche

il problema generativo della ricerca si evolve nel corso dell’indagine

2.1 Componenti della ricerca naturalistica

2.1.1 Metodi qualitativi

L’approccio naturalistico privilegia i metodi qualitativi per poter accedere al meglio ai significati nella

realtà. Il key-concept su cui si fonda la ricerca qualitativa è che noi stiamo dentro un mondo di significati

e questi significati richiedono essenzialmente la messa in atto di processi di interpretazione. L’analisi

qualitativa si occupa di capire le situazioni nella loro unicità, l’obiettivo consiste nel raggiungere una

comprensione quanto più profonda possibile del punto di vista dei partecipanti. Questo approccio

raccoglie molte critiche, soprattutto la poco scientificità, e per questo tali ricercatori devono:

 Rendere esplicite le proprie scelte

 Sottoporre se stessi ad una critica sia di se stessi che degli altri

 Se vi sono errori considerarli come un’opportunità per raffinare la pratica euristica

 Rendere pubblici i risultati ottenuti

 Condividere pubblicamente anche i dati oltre che i risultati

Il disegno di ricerca nell’approccio qualitativo è flessibile poiché si costruisce secondo la logica della

situazionalità. La ricerca si struttura in 4 azioni specifiche:

 L’individuazione dei soggetti

 L’analisi dei dati

 Lo sviluppo di una teoria secondo una procedura induttiva

 L’ideazione delle successive fasi di ricerca secondo il principio di consentire un’evoluzione

continua del disegno epistemico

Le interpretazioni sono continuamente messe alla prova e l’esito è continuamente discusso.

2.1.2 I partecipanti

Il campione più adatto in questo contesto è il purposeful sampling, che indica una modalità di ricerca

dei soggetti partecipanti guidata dal principio di individuare quelli che sembrano informatori

significativi. Bisogna quindi definire quali sono i criteri che rendono un soggetto significativo rispetto al

problema ed allora i soggetti “interessanti” si modificheranno in rapporto al procedere della ricerca.

Esistono 5 possibili strategie per l’attuazione del “campionamento mirato”:

 Campionare i casi estremi

 Campionare i casi tipici

 Individuare i soggetti che rispetto al problema oggetto rappresentano la massima variazione

possibile

 Campionare i casi critici

 Campionare soggetti politicamente significativi

Caratterizzante di questo campionamento è il numero limitato dei soggetti e la tendenza ad evitare

qualsiasi forma di generalizzazione.

Il “campionamento finalizzato” ha invece queste caratteristiche:

 Non può essere specificato a priori

 La selezione dei soggetti significativi è decisa lungo il procedere della ricerca

 Il campionamento viene ridefinito per essere focalizzato in modo più preciso

 L’individuazione del campione prosegue fino alla ridondanza delle informazioni 8

Il campionamento naturalistico non è preordinato, ma viene operato sulla base delle informazioni che

vengono raccolte lungo tutto il processo. La critica mossa a questo tipo di campionamento è che non

permette generalizzazioni.

2.1.3 Elaborare Working Theories

L’epistemologia naturalistica ritiene che l’obiettivo che debba essere rappresentato da una conoscenza

localizzata, che si presenta nella forma di teorie che funzionano in quel preciso contesto, le working

theories. Nella ricerca classica perché una conoscenza sia accettata deve soddisfare i criteri:

 Validità

 Generalizzabilità

 Esattezza

 Oggettività

Invece nella ricerca naturalistica si deve soddisfare questi criteri:

 Credibilità – non ci sono criteri oggettivi per stabilire che una teoria è valida

 Trasferibilità – assume che la ricerca debba mirare ad un sapere trasferibile, produrre elementi

che possono aiutare ad illuminare qualche aspetto di fenomeni analoghi a quello rispetto al

quale la teoria è stata costruita

 Affidabilità – non esiste una conoscenza certa

 Confermatività

Solo quando questi criteri sono soddisfatti la ricerca può essere considerata attendibile.

2.1.4 Analisi induttiva dei dati

Il tipo di dati significativi viene deciso nel corso dell’indagine ed analizzati secondo una procedura

induttiva. La prima fase dell’analisi consiste nell’individuare unità significative definite tali in quanto

forniscono precise informazioni -> unitizing o grounded theory , codifica.

Segue il processo di categorizzazione, consiste nel raggruppare in unità le categorie in un processo

denominato “costante comparazione”. Quando le categorie cominciano ad accumulare molte unità il

compito dell’analista consiste nell’individuare una definizione della categoria. Questa regola in generale

è però soggetta a continue revisioni.

2.1.5 Il disegno “emergente” della ricerca

Il disegno della ricerca non è pre-ordinato ma si struttura evolutivamente nel corso del processo. Il

ricercatore naturalistico “non sa ciò che non sa” e la ricerca consiste proprio nell’esplorare il contesto

per capire cosa è rilevante indagare e come. La condizione necessaria della ricerca è quella di attivare

una continuata analisi dei dati e confrontarsi con soggetti estranei alla comunità scientifica così da

portare ad individuare modi imprevisti di concepire le successivi fasi della ricerca. Tutte le fasi vengono

reiterate tante volte quanto risulta essere necessario.

2.1.6 Pratiche epistemiche

Il ricercatore dovrebbe impegnarsi in una serie di pratiche epistemiche:

 Coinvolgimento prolungato nel contesto – passare molto tempo a contestualizzarsi

nell’ambiente scelto per la ricerca

 Osservazione continuata – esercitare con continuità la capacità di osservare

 Triangolazione – è opportuno attivare una triangolazione nella raccolta dati, una

diversificazione nelle tecniche e delle fonti da cui attingere

 Peer defriefing – prevedere incontri con altri professionisti per un confronto

 Member checks – confrontare gli esiti del proprio lavoro di ricerca con i soggetti partecipanti è

considerato un imperativo epistemico. Questa fase del lavoro può essere considerata una

condizione essenziale

2.1.7 Condividere e confrontare i risultati 9

Nella fase denominata negotiated outcomes si indica il momento in cui i risultati vengono sottoposti

all’analisi dei partecipanti. L’approccio naturalistico valorizza dunque le emic views, cioè gli sguardi

all’interno del contesto. I risultati possono essere considerati credibili quando è possibile verificare che

nella loro formulazione si è tenuto conto delle interpretazioni e delle valutazioni fornite dai soggetti

della ricerca.

2.1.8 Il piano della ricerca naturalistica

 Il ricercatore naturalistico parte da un problema o da un interesse, ma questo può modificarsi

nel corso della ricerca. E’ la natura del problema a indicare le procedure della ricerca.

 Non c’è una teoria data a priori, ma emerge dalla ricerca.

 Il campionamento è contingente e sottoposto a revisione continua.

 La strumentazione è interna e soggettiva, ossia lo strumento è il ricercatore con la sua postura

 Non ci sono ipotesi che guidano la ricerca ma domande, continuamente riformulate

 L’analisi dei dati è induttiva e open-ended

 La tipologia dei dati raccolti sarà fondamentalmente qualitativa

 Ciò che più interessa il ricercatore naturalistico è trovare il modo migliore per costruire il

significato dei dati

 La tempistica della ricerca non è prevedibile ma aperta all’imprevisto

 I risultati finali non sono anticipabili

2.2 Lo strumento della ricerca naturalistica

Lo strumento d’indagine è il ricercatore stesso che compie l’indagine. Lo strumento è quindi dato dalle

capacità investigative del ricercatore e dalla competenza nel trovare il modo più adatto di raccogliere e

analizzare i dati in quella precisa situazione. Il ricercatore deve diventare quindi parte del contesto in

modo tale da non arrecare più alcun disturbo. A caratterizzare la postura del ricercatore sono i seguenti

modi di esserci nel contesto:

 Responsività – la capacità di stare rispetto al contesto per adattarsi

 Adattabilità – l’essere umano è meno preciso, poiché modifica continuamente il modo di

interazione col contesto ma proprio questa consente l’adattabilità al profilo emergente delle

cose

 Estensione epistemica - leva sule capacità intellettuali, su quelle emotive, che sono sottoposte

ad un’elaborazione formale, e anche sulle modalità intuitive

 Immediatezza processuale – capacità di processare i dati non appena diventano disponibili, in

breve tempo bisogna elaborare i dati e sottoporli all’analisi dei partecipanti

 Empatia

2.3 Il report della ricerca naturalistica

Il report consiste in una documentazione analitica del processo di ricerca attuato. Si tratta di

documentare il tipo di materiale grezzo su cui si è lavorato e le procedure di analisi adottate. Il report

potrebbe avere una struttura di tipo narrativo, all’interno della quale ci saranno spazi dedicati

all’argomentazione necessari a rendere conto delle scelte effettuate, valutazioni sviluppate e decisioni

prese, e per supportare le argomentazioni vanno previsti dei nuclei descrittivi che esplicitano le

caratteristiche delle pratiche epistemiche adottate.

Elenco di nodi tematici che potrebbero far da guida in un report:

 Esplicitazione del problema generativo della ricerca

 Presentare la cultura di ricerca assunta come riferimento – epistemologia, filosofia di ricerca,

strategia di ricerca, metodo, tecniche di indagine

 Narrare la storia del percorso

 Argomentare la significatività della ricerca 10

CAPITOLO 3: Le filosofie della ricerca

3.1 La filosofia fenomenologica della ricerca

3.1.1 Lo stile fenomenologico

Qual è la filosofia di ricerca che più si presta ad indagare il mondo dell’educazione? Lo stile

fenomenologico interpreta l’approccio naturalistico dell’andare sul campo senza teorie precostruite e

che attua la teoria a partire dal contesto. Nella ricerca educativa il metodo fenomenologico ha larga

credibilità e vengono individuati 2 approcci:

1. Approccio trascendentale, la ricerca fenomenologica mira a portare all’evidenza la sua essenza;

si occupa di vedere e descrivere ciò che sta davanti agli occhi, da una descrizione iedetica che si

concretizza nell’individuare e denotare ciò che è essenziale nell’oggetto indagato. E’ molto

importante applicare il principio di epochè, che consente una conoscenza rigorosa del

fenomeno libera da presupposizioni nella sua essenza.

2. Approccio ermeneutico sposta l’attenzione sulla comprensione del significato che l’esperienza

assume per i soggetti coinvolti nella ricerca. Il processo di ricerca mira a comprendere ciò che un

certo fenomeno significa per il soggetto.

3. Questo indirizzo li combina entrambi “fenomenologico ermeneutico”, mira ad acquisire una

profonda comprensione di un fenomeno attraverso una penetrante descrizione del modo in cui

lo percepisce il soggetto che lo vive.

La metodologia fenomenologica esclude la ricerca di generalizzazioni e il ricorso a procedure

precostituite. E’ detta discovery oriented, poiché il metodo si costruisce lungo il cammino della ricerca

continuamente rimodulato, e naturalistic inquiry cioè deve evitare di andare sul campo con percorsi di

ricerca già strutturati.

3.1.2 L’essenza dell’orientamento fenomenologico

1. Essere fedeli al fenomeno – L’essenza della fenomenologia è andare alle cose stesse ed è quindi

interessata agli atti di coscienza che hanno un oggetto. Per il ricercatore è necessario avere un

metodo di ricerca che miri ad indagare il fenomeno e ad accedere alla sua datità originaria.

Husserl indica come vie di accesso il principio di fedeltà al fenomeno, detto “principio dei

principi”: descrivere il fenomeno così come appare, nel modo in cui si manifesta alla coscienza.

Serve una rigorosa descrizione del fenomeno, per la presupposizione ontologica secondo cui

l’essenza di una cosa si disvela nel suo modo di apparire -> antica dicotomia metafisica -> fra

essere e apparire. Questo dualismo presuppone una distinzione tra il mondo delle essenze ed il

mondo delle apparenze, perché afferma che ciò che appare (fenomeno) è solo una mera

apparenza di ciò che cela la verità delle cose (essere). La fenomenologia smantella questa

dicotomia metafisica affermando che essere e apparire coincidono, nel senso che tutta la realtà

sarebbe di natura fenomenica. Il fenomeno è quindi l’essere che viene alla presenza, e a partire

da questa presupposizione ontologica che la fenomenologia è definita la scienza dei fenomeni,

cioè di ciò che appare. L’automanifestarsi dei fenomeni significa che i fenomeni si disvelino alla

coscienza e descriverli così come essi appaiono. Cogliere ciò che è direttamente dato alla

coscienza nella maniera in cui appare, e questo movimento richiede che si applichi il principio di

fedeltà. Per applicare il principio bisogna rendere operativi due principi:

a. Per il principio di evidenza si vuole che la ricerca si faccia soltanto nelle direzioni in cui le

cose invitano a farlo. Non tutto l’essere appare, resta una parte di mistero.

b. Prestare attenzione al lato nascosto significa applicare il principio di trascendenza,

andare oltre ciò che è da guardare, monitorando continuamente il procedere della

ricerca.

2. L’esperienza anticipata – quando la ricerca viene concepita sulla base del principio della reductio

scientiae ad mathematicam la mente viene distolta da ciò che originariamente il fenomeno

manifesta di sé 11

3. La mossa epistemica fondamentale – l’epochè, significa sospendere la validità delle conoscenze

già definite ed impegnarsi nella disciplina del disincrostare lo sguardo da tutti quei filtri che

impediscono l’accesso al profilo delle cose. L’epochè vieta qualsiasi presa di posizione

predicativa nei confronti della realtà, è il “principio senza presupposizioni”. Heiddegger dichiara

che il pensare libero da presupposizioni è impossibile quindi il fare epoche va interpretato come

un sospendere i desideri e le aspettative che possono inquinare il processo di indagine

3.1.3 Gli atti cognitivi fenomenologici

 Attenzione aperta -> disposizione a cogliere fedelmente il modo in cui il fenomeno si dà a

conoscere. E’ una forma di ascolto e richiede alla mente una postura passiva (mettere tra

parentesi il proprio sé per attivare la svolta decisa verso l’oggetto). Due sono le condizioni

necessarie allo sviluppo di questo tipo di attenzione:

-percepire l’oggetto come avente un valore intrinseco, ascoltarlo con attenzione così da farlo

sentire al centro dell’attenzione

-sviluppare una disposizione rilassata della mente, differente dalla mera curiosità o l’interesse

per l’altro

L’attenzione aperta e raccolta sull’oggetto è dunque l’atto cognitivo che caratterizza la filosofia

fenomenologica della ricerca; essere capaci di un attenzione non-orientata significa saper

sviluppare 2 precise strutture mentali:

Non cercare – la mente deve sviluppare un orientamento a vuoto, fare un passo indietro

mettendo tra parentesi le proprie aspettative (paradosso). La postura del fenomenologo non è

quella dell’essere in cerca di, è piuttosto un lasciarsi guidare dal modo in cui l’altro suggerisce di

procedere. Zambrano, metafora dei chiari del bosco –> un ricercatore trovandosi nel fitto di un

bosco si mette alla ricerca di qualche chiarore ma per trovare il chiaro non deve cercarlo; si esce

dall’ombra e si entra nella radura chiara quando il ricercatore esce dall’ombra dei saperi

predefiniti e stabilisce una conoscenza originaria delle cose. Svuotare la mente significa

acconsentire lo svuotarsi del sé conseguente all’esercizio dell’epochè che va inteso come un

orientamento di vita, ne esistono 2 tipi:

1. professionale - mettere fra parentesi gli strumenti epistemici del ricercatore

2.radicale - si realizza quando il soggetto sospende ogni criterio di validità del suo intero

orizzonte vitale, è la capacità di liberare se stessi da ogni attaccamento sia agli oggetti del

mondo esterno che a quelli del mondo interno.

Fare vuoto - significa vivere sul piano cognitivo l’esperienza dell’esilio, abbandonare i sentieri

familiari e ritrovarsi in luoghi sconosciuti.

La ricerca fenomenologica è perciò paragonabile alla tele di Penelope: un fare che

continuamente disfa ciò che è stato prodotto

 Spaesarsi – disciplina del svuotare la mente del già pensato. Lo spaesamento cognitivo trae fuori

dalla condizione di tranquillità e può causare vissuti di ansia; essa è la premessa per la ricerca di

altre inedite vie di accesso alla comprensione del fenomeno

 L’epistemologia ospitale – la logica dell’accoglienza, accogliere l’altro nel suo modo unico di

venire alla presenza, rendere se stessi ospitali, ascoltare e prestare attenzione intensivamente

all’altro; l’autentico ascoltare non ha nulla a che fare con l’orecchio e con la bocca, ma vuol dire

prestare obbedienza a ciò che il logos è.

 Il dire fenomenologico: il linguaggio non come “chiacchiera” ma come “casa dell’essere”

(Heidegger) Trovare parole capaci di dire l’essenza dell’esperienza dell’altro:

1. Usare solo le parole irrinunciabili

2. Liberare le parole dall’ovvio

3. Salvaguardare il dire dell’altro

Passare quindi dalla ragione calcolante alla ragione poetica.

 Pensare capace di sentire: Le emozioni non sono ostacoli ma componenti essenziali dell’atto

cognitivo. Si realizza nell’empatia -> capacità di vivere l’esperienza dell’altro dentro di sé 12


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione nelle organizzazioni
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carolina_caldana di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca pedagogica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Girelli Claudio.

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