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Esame “Metodi e tecniche del servizio sociale”, libro adottato Cellentani

PRESENTAZIONE

Dietro al disegno strategico che caratterizza il presente lavoro sta certamente uno sforzo ed un

percorso di lunga maturazione. Non a caso l'autore è arrivato a proporre questo manuale dopo

essere passato attraverso altre molteplici e composite esperienze orientate talora ad approfondire

un discorso più teorico ed in altri momenti già variamente impegnato sul settore più proprio della

ricerca e dell'intervento.

Questa considerazione, che nasce da una conoscenza dal di dentro della produzione della Cellentani,

è causale, in quanto primariamente rivolta a quello che è il nocciolo del problema: il come meglio

non

operare il confronto e la combinazione dei singoli aspetti di cui sopra nell’ambito di un settore – quello

del servizio sociale – dove gli input sono certamente molteplici ed il momento della sintesi di più

difficile attuazione.

Tutte le discipline hanno dovuto in fasi successive ed alterne della loro storia, passare attraverso

questa esperienza di confronto tra l’operativo ed il teorico. E tanto più meritevole sembra il presente

materiale proprio per l’impalcatura organica che sottende a questo specifico disegno.

Nel lavoro dell’assistente sociale il percorso infatti appare più arduo che altrove: considerato che

i momenti salienti coi quali appare necessario confrontarsi risulterebbero essere ben quattro:

la professione, le tecniche, le teorie, l’intervento.

Guidicini confessa di trovarsi incerto circa l’ordine col quale proporre al lettore questi specifici

momenti. Talché suggerirli di leggerli secondo uno schema ideale circolare.

Rimane comunque il fatto che, come amichevole esperto, che cerca di leggere questo problema

«porta laboratorio»,

un poco dall'esterno ed un poco stando sulla del gli sembra di poter dire che qui il

come dare specificità, e nel contempo unitarietà, a questa

problema è proprio quello del

quadripartizione operativa. Per cui e (e qui come si

la teoria, la ricerca, l'intervento la professione

vede ne abbiamo dato un ordine diverso) appaiono necessari punti di riferimento e di meditazione per

chi voglia confrontarsi seriamente con il servizio sociale.

Ed ecco a questo punto proporsi il lavoro della Cellentani che, come si diceva, si prospetta

come proposta «matura» rispetto ai suoi precedenti lavori. Un prodotto «compatto» e per alcuni versi

« essenziale». In un compendio non tanto ingombrante l’autore cerca infatti di guidare il lettore dentro

a quello che, in altre condizioni è delineato come un complesso intreccio di percorsi di difficile lettura.

I punti salienti vengono qui complessivamente toccati senza però perdere di vista quello che è il

passaggio centrale dell'opera: le Si tratta di un punto di arrivo o di

tecniche dell'intervento sociale.

partenza - per una nuova fase di approfondimento che la Cellentani lascia peraltro affiorare ed

intendere fin dall’inizio del suo lavoro. Infatti, se di di e di intervento si parla fin

teoria, professione 1

dalle prime battute, l’occhio dell’autrice rimane comunque sempre rivolto al punto nodale:

al problema delle di organizzazione ultima

tecniche che assurgono così al ruolo della sintesi;

dell’impegno specifico dell’operatore. Senza la costruzione di un organico sistema di tecniche –

questo l’implicito messaggio portato avanti dall’autrice – la nostra impalcatura ed il sistema

attraversi l’insieme delle parti perde di senso. È, non a caso, attraverso l'insieme delle tecniche,

attraverso la loro puntuale specificazione che il lavoro dell'assistente sociale finisce per esplicitarsi

nella sua interezza.

Si tratta dell'approdo ultimo, dal quale - se ci è dato di aver ben inteso lo spirito del lavoro - è

poi possibile e quasi necessario, ripartire per immaginare nuove circuitazioni di lavoro. Dunque una

«tecnica» intesa non come fine a se stessa, ma come parte di una strategia più ampia di lettura e di

intervento sulla realtà.

Il tentativo che la Cellentani propone sembra dunque interessante; e convince. Un impegno sul

quale confrontarsi per aprire nuove significative prospettive di lavoro in comune; ed un altro passo in

avanti nel percorso di «consolidamento» del servizio sociale.

1. LA PROSPETTIVA STORICA: NASCITA E SVILUPPO DEL SERVIZIO SOCIALE

Un testo di metodologia impone, inevitabilmente, una premessa metodologica cioè la

necessità di esplicitare i concetti e i significati che definiscono l’oggetto di cui ci si vuole

occupare. Di definire, cioè, che cos'è il servizio sociale, quale spazio occupa di quali elementi

,

e dimensioni, variabili e costanti è caratterizzato. Obiettivo, questo, apparentemente implicito

in qualunque approccio rigoroso ad un qualunque oggetto d'analisi ma che, nel caso del servizio

sociale, si rivela nodo concettuale fondamentale che richiede una esplicitazione per poter

procedere ad approfondimenti ulteriori. E ciò perché non è un'espressione cui

servizio sociale

sembra possibile associare, ovunque e in ogni tempo, un medesimo referente, preciso ed

universalmente valido.

Come emerge da quanto è stato scritto e teorizzato in merito, sembra, piuttosto, di cogliere

una molteplicità di significati, di valenze, di potenzialità differenti, di volta in volta attribuiti alla

prassi ed alla teoria del servizio sociale. Un'esigenza di chiarezza impone, quindi, di specificare,

prima di ulteriori analisi, di quale oggetto ci si vuole effettivamente occupare; stabilendo così, una

possibile comunicazione con il lettore, fondata sulla verifica di un codice comune, ovvero una

sufficiente sintonia con i concetti di fondo.

In questa prima parte del testo l’autrice tenterà, dunque, con un breve percorso storico-

epistemologico, di tratteggiare che cos'è il servizio sociale e chi è l'assistente sociale, specificando i

significati che hanno via via caratterizzato l'approccio teorico e l’approccio empirico nel servizio

2

sociale. Ma questo tentativo non è privo dì difficoltà. Infatti, la necessità di recuperare una

definizione dello specifico livello teorico ed operativo del servizio sociale è stata da sempre sentita

dagli studiosi di scienze sociali ed in particolare dagli operatori sociali. Ciò che, in questa

prospettiva si propone come aspetto nodale emergente è il fatto che il complesso del materiale

teorico e pratico sul servizio sociale appare estremamente eterogeneo e disarticolato, laddove la

molteplicità delle ipotesi proposte, dei modelli e delle teorie espresse, caratterizzano un’analisi

che appare spesso vaga, inafferrabile nei suoi contenuti essenziali, tanto da rendere molto

complessa l’analisi.

Molto spesso gli sforzi fondano sul tentativo di individuare ed esplicitare «una» o «la»

metodologia del servizio sociale, identificata nell’individuazione del percorso più adeguato per

operare nella pratica. Ciò che, rispetto a questi contributi va evidenziato è il fato che potere e

dovere costruire «il» metodo del servizio sociale rinvia ad un equivoco di fondo: alla convinzione che

fini e scopi del servizio sociale, così come la sua specifica e peculiare identità, siano già patrimonio

comune ed acquisito una volta per sempre.

L'obiettivo è, dunque, ancor prima del e del dell’intervento, quello di

come per chi

tentare di specificare il servizio sociale in se, le sue ragioni, le sue implicazioni e prospettive,

per poter poi addentrarci nel problema dei metodi e delle tecniche dell’intervento.

1. LO SPAZIO

L’obiettivo di individuare con chiarezza in quale spazio ed in quale particolare momento il

servizio sociale si struttura e prende corpo come sistema complesso e articolato di leggi e servizi,

ci rimanda ad una funzione specifica che, più generalmente ed intuitivamente, fin dal suo nascere

viene attribuita al servizio sociale: la funzione di «p u n t o d ’ i n c o n t r o » tra bisogni individuali e

risorse sociali. La r i c e r c a da parte dell'uomo di un equilibrio tra le sue necessità e le sue

aspirazioni è un problema insito all’uomo quanto il bisogno stesso per cui, definire il servizio sociale

1

come «incontro concreto tra bisogni e risorse» , è possibile solo a patto di non ignorare come nel

tempo queste due dimensioni sono venute via via intrecciandosi e definendosi.

Il vivere in società, in gruppo, può certamente essere interpretato come la prima e

fondamentale risposta individuata per assicurare una qualche strategia di risoluzione allo stato di

1 A questo proposito cfr. E. Fasolo, «.Ma se in quanto professione suonava nuova e non tanto facile da definire,

il suo campo d'azione - l'uomo in stato di bisogno economico e sociale - era quanto di più antico si potesse

immaginare (…)» in introduzione a W. Friedlander, Il Mulino,

Principi e metodi di servizio sociale,

Bologna, 1963. Cfr. F.M. Loewemberg, «… questo rapporto fra bisogni e risorse è lo specifico campo

di intervento del servizio sociale» in Columbia, University Press, 1977

Fundamentals of social intervention, 3

bisogno. Il primo nucleo che si forma per far fronte ai bisogni espressi è la famiglia, il clan.

Naturalmente, se si parla di famiglia non bisogna dimenticare che la sua configurazione strutturale e

funzionale subisce, nel tempo, forti variazioni. Essa, infatti, muta al mutare delle condizioni esterne,

sociali in cui si colloca il suo apporto funzionale all’intero sistema. È possibile comunque

ipotizzare, al di là della diversa configurazione e funzione assunta dalla famiglia nel tempo, che il

bisogno è sentito nella società tradizionale soprattutto in termini di l’individuo si trova

parentela:

privo di risorse e, quindi, in stato di bisogno, se non può integrarsi nella rete dei numerosi

consanguinei ed affini. Nella cultura andina, ad esempio, la stessa parola indica sia il povero

Wagba

che l’orfano: colui che è privo di tutto, di risorse e di protezione. Nell'Europa medioevale, come in

America latina sarà emblematica di questa analisi l’istituzione del dove, il bisogno

comparaggio

di parenti si manifesta nel ricorso all’assistenza di una rete di parenti sostitutivi, definiti non da

consanguineità o affinità, ma dal rito.

Parenti «spirituali» e parenti effettivi svolgono lo stesso ruolo e mostrano come una

fondamentale esigenza cementi entrambi i gruppi sovrapposti ed interagenti: l’esigenza del singolo di

individuare una rete di rapporti che lo sostenga e gli fornisca aiuto e risorse, non solo materiali.

Parenti e compari si aiutano reciprocamente sia nel lavoro quotidiano, sia in momenti come

quello della festa, dove si organizzano bisogni economici e nel contempo rituali.

Così, il vicinato e la piccola comunità a carattere localistico o religioso, o comunque dove i

membri si sentono accomunati da valori e tradizioni comuni, diventano «luoghi» cui il singolo fa

riferimento per la soluzione dei suoi bisogni.

L'elemento di fondo che caratterizza le società antiche e quella medioevale, e secondo altri,

anche alcuni aspetti della società contadina più recente, è costituito dalla presenza della famiglia

come unità di base attraverso la quale gli interessi ed i problemi dei singoli vengono filtrati prima

2

di entrare in contatto con la più ampia società esterna

Due elementi in questa breve analisi vanno segnalati come significativi: la società

tradizionale individua il nucleo familiare, e non il singolo soggetto, come unità fondamentale nei

rapporti di produzioni e nelle relazioni interpersonali; la comunicazione sociale intercorre

all’interno di un gruppo familiare all’altro. Ciò che viene delineandosi è la rappresentazione di un

universo «chiuso», dove se la dimensione in cui costruire una propria identità, rapporti significativi,

condizioni di vita accettabili, è data dall’essere nella famiglia, quindi, successivamente in una rete di

comunicazioni come il vicinato o altre forme di comunità, questa stessa dimensione tende a proporsi e

mantenersi come riferimento centrale e privilegiato per i bisogni del singolo.

2 P. Guidicini, Angeli, Milano, 1976.

La struttura del vicinato urbano e rurale, 4

Universo chiuso, tuttavia, non perché privo di interazioni, ché, anzi, la famiglia, la rete di

vicinato, la parrocchia, sono in continua interazione, ma perché propone un orizzonte di vita e

di valori omogeneo, cui il singolo riconduce ogni sua esigenza». (…) Si tratta di una

risposta ad un bisogno in un sistema chiuso, dove ogni individuo viene preso in considerazione in

3

funzione di uno status e di un ruolo ben determinati che gli assegna un posto nello spazio» .

Uno spazio dove i bisogni trovano esplicitazione e risoluzione poiché l'universo che costituisce il

quadro di riferimento del singolo è l'orizzonte dove bisogni e risorse ad un tempo si esprimono, si

sviluppano, si esauriscono. 2. IL TEMPO

È il processo di modernizzazione che coinvolge la società occidentale a partire dal XVIII

secolo a provocare una serie di modificazioni radicali all’interno dello spazio comunicativo e

4 . Dove, infatti, sistemi articolati ed organizzati di

relazionale della dimensione bisogni/risorse

servizi succedono alle istituzioni delle società tradizionali, si assiste ad un profondo

mutamento delle modalità di espressione, di risoluzione dei bisogni, ma soprattutto della

«filosofia» di fondo che consapevolmente o meno informa lo spazio di incontro bisogni/risorse.

Ed è in questo mutamento, nella sfasatura cioè tra risposte tradizionali e richieste nuove, che

verranno delineandosi le caratteristiche, le peculiarità e i tratti distintivi del servizio sociale.

L' urbanizzazione e l'industrializzazione sono alcune delle «rivoluzioni» all'origine dei

profondi mutamenti nell'assetto sociale e nella percezione che l’uomo ha di sé e del mondo,

registrati dalle società moderne. / Così, la disgregazione dei gruppi tradizionali (famiglia, vicinato,

parrocchia) che il processo di modernizzazione provoca va intesa come una delle manifestazioni

del processo di «destabilizzazione» che investe, in questo tempo, le società in trasformazione:

Gli antichi gruppi sociali perdono (talvolta) d'importanza: il loro incrociarsi permette

all'individuo di liberarsi più facilmente della loro pressione, ma lo lasciano senza un vero

sostegno sociale. (...) I gruppi locali non svolgono più il ruolo che svolgevano anticamente nel

villaggio, nella piccola città o nel quartiere urbano. I moderni agglomerati non corrispondono

più a strutture sociali ben definite. Questo scarto tra comunità e società è dolorosamente

avvertito dagli individui. (P. H. Chombart de Lauwe, op. cit.)

3 Su questo tema cfr. P. Guidicini, Angeli, Milano 1976;

La struttura del vicinato urbano e rurale,

P. Guidicini, Angeli, Milano 1976; P.H. Chombart de Lauwe,

Sociologia dei quartieri urbani,

Guaraldi, Firenze, 1976; G. Sjoberg,

Per una sociologia delle aspirazioni, La città dei padri,

Feltrinelli, Milano, 1980; G. Germani, Laterza, Bari, 1971.

Sociologia della modernizzazione,

4 Cfr. O. Cellentani, Angeli, Milano, 1987.

L'incerto negato, 5

Cause e motivi di ordine diverso, dunque, contribuiscono ad una disgregazione dell'universo

chiuso, dell'orizzonte ristretto e rassicurante limitato alla rete dei rapporti dati dalla famiglia-

famiglie vicine-piccolo gruppo-comunità, dove il singolo trovava un quadro di riferimento

necessario e sufficiente di informazioni, di valori, di modelli.

Accanto a cause economiche, storiche e politiche c’è tuttavia l'influenza delle utopie

ottocentesche e del pensiero illuminista nel processo di smantellamento nei riguardi delle

strutture intermedie in generale. Esse rappresentano, infatti, le premesse ideologiche cui è

riconducibile l'organizzazione di tutte quelle attività e di tutti quegli interventi che daranno in

seguito corpo allo Infatti, una prassi ed un’ideologia di intervento statale

Stato assistenziale.

nel campo sanitario ed assistenziale verrà esplicitandosi sistematicamente a partire dalla

modernizzazione realizzata dai sovrani negli Stati nazionali moderni e dal superamento di

un'economia corporativistica.

Sul piano dell'ideologia l'elaborazione teorica di Hobbes (1588/1679) prima, e di Rousseau

(1712-1778) poi, avevano già contribuito all'affermarsi del diritto del cittadino a ricevere, se povero

e malato, assistenze e cure dall’organizzazione politica nazionale. Pure Montesquieu ne L’Esprit

(1748), affermava il diritto di tutti i cittadini a ricevere dallo Stato un'assistenza conveniente.

de Lois

Con la Rivoluzione Francese questi principi ideologici troveranno concretezza in provvedimenti

legislativi e prassi esecutive che sanciranno l’individualizzazione dell’assistenza e della terapia a

5

domicilio, l’espropriazione delle opere pie e la nazionalizzazione dei servizi sanitari e assistenziali .

Il programma in apparenza modernissimo, puntava in particolare a svuotare i ricoveri di

mendicità, e a togliere i poveri dalle altre istituzioni ospedaliere e non, presso le quali

gli indigenti, anche non ammalati, trovavano ricetto. Ciò a favore dì un'assistenza data a

domicilio al povero e all'inabile, e amministrata da un pubblico Bureau de bienfaisance

La nascita, dunque, di uno specifico Stato assistenziale accompagna la filosofia della

Rivoluzione fran

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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