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Sunto di Metodi e strategie socio educative per le diversità,

prof.ssore Piccione, testo consigliato L’EDUCATORE

SUPERVISORE NELL’ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI

SOCIALI, Raffaele Occulto(a cura di)

(SEZIONE 1.)EPISTEMOLOGIA DELLA PROFESSIONE DI EDUCATORE E SUPERVISIONE

Il carattere epistemologico offre la possibilità di comprendere sia la definizione pedagogica/educativa della

professione di educatore e sia di riconoscere a tale figura un origine ispirata dallo sviluppo delle scienze

umane e sociali.

Il cambiamento della figura dell’educatore avviene di pari passo con l’evoluzione della nostra società:

intorno al XIX l’interesse per l’infanzia era marginale in quanto si delegava per lo più alla famiglia la

responsabilità educativa; con l’avanzare della divisione tra le classi sociali e della rivoluzione industriale,

aumentarono le condizioni disagiate delle famiglie povere, ubicate in sobborghi e sommerse da situazioni di

violenza e di degrado ambientale, incapaci di curarsi da malattie e di badare all’educazione dei figli.

In questo contesto, in cui le giovani generazioni senza istruzione o senza lavoro erano vittime di atti di

violenza, di vagabondaggio e vandalismo, i minori di età erano quelli più a rischio sul piano dello sviluppo

della loro personalità.

La figura dell’educatore si è venuta configurando fin dal suo sorgere dal punto di vista culturale come

educatore della gioventù nelle fasi evolutive dall’infanzia alla maturità (mentre nelle istituzioni

ecclesiastiche poteva essere facilmente assimilato a un missionario dedito all’educazione morale e religiosa

dei fanciulli). Grazie alle varie correnti filosofiche/pedagogiche e didattiche, alla svolta dello statuto, del

decentramento amministrativo delle funzioni dello stato e soprattutto della legge 328/2000 vi era la tendenza

a considerare la figura dell’educatore in funzione di interventi mirati a regolamentare la vita dei minori con

problemi giudiziari l’adolescenza, infatti, veniva designata come una condizione naturale non da

condannare per i comportamenti illeciti ma da conoscere nei suoi bisogni evolutivi per lo sviluppo della

personalità.

1

L’epochè fenomenologica rappresenta la pienezza di una formazione professionale e della struttura stessa di

personalità dell’educatore che favorisce la sua apertura alla relazione con gli altri. 2

Il metodo fenomenologico è l’attività educativa che si fonda sul principio dell’intenzionalità ; quest’ultima

può essere: trascendentale, ovvero un percorso attivo, dinamico, relazionale, motivato, volto a ricercare nelle

1 dal greco arresto, sospensione del giudizio

2 Forma di orientamento della coscienza verso l’oggetto nel ricercarne l’essenza

cose il senso della concretezza, interezza e totalità, e psichica, cioè la conoscenza di come l’oggetto si

presenta in quel momento e in quel contesto.

In base al rapporto tra capacità individuali (ad esempio motivazioni) e competenze professionali (nel senso di

operare secondo criteri logici e razionali in funzione degli obiettivi programmati da perseguire), l’educatore

costruisce un sistema aperto di pensiero finalizzato a far emergere la parte essenziale della personalità

dell’utente, sviluppandone le potenzialità.

L’educatore supervisore è colui che valorizza e potenzia le capacità personali e le competenze della persona

e dell’equipe, attraverso il riconoscimento delle difficoltà e degli errori, favorendone il superamento e la

crescita; le sue caratteristiche principali sono: il dialogo, la valorizzazione ed il potenziamento delle capacità

personali e delle competenze dei soggetti, costanza (in quanto esistono sempre tempi diversi per ogni

persona), capacità di osservare ed individuare i punti di forza e le risorse su cui l’individuo deve contare,

coraggio, ottimismo, intenzionalità (l’educatore fornisce valutazioni e indicazioni direttive per il caso),

concretezza, ecc.

3

La supervisione educativa consente di guardare le situazioni da un altro punto di vista e facilita il processo

di riconoscimento dei propri punti di forza e di debolezza in modo da reinventare un nuovo intervento

educativo; risulta essere fonte di chiarimento,crescita, riflessione, confronto, colloquio con il proprio essere

persona e il proprio ruolo professionale. Il supervisore deve aiutare gli educatori a crescere sul piano

teorico/pratico/relazionale ma non offrendo soluzioni, bensì strumenti e metodologie.

Oltre a stimolare gli educatori ad una maggiore fiducia nelle loro capacità professionali, il supervisore, il

quale può essere una figura esterna o interna all’equipe, deve orientare tutto il gruppo al lavoro mentale ed

emozionale sul caso osservato. La supervisione educativa, che può essere rivolta al gruppo di lavoro degli

4

educatori o all’equipe multi professionale , può essere diretta quando attraverso mezzi tecnici è possibile

osservare il gruppo di lavoro all’opera, e indiretta quando il supervisore può avere accesso al lavoro del

supervisionato attraverso relazioni orali e scritte (il metodo indiretto sembra quello più completo perché

maggiormente riflessivo). E’ importante considerare che il supervisore considera sempre gli educatori del

gruppo di lavoro come persone qualificate, preparate ma distinte: il suo compito non dev’essere visto come

una risoluzione dei conflitti di gruppo, legati alle personalità dei suoi componenti.

Il protocollo prevede che una volta ricevuta la richiesta di condurre una pervisione, è necessario che il

supervisore prima di avviare il suo intervento, abbia acquisito quante più notizie sul servizio o sull’ente che

lo eroga, abbia poi preso un contatto in via preliminare con il gruppo di lavoro e stabilito con esso gli

obiettivi. Una volta individuato il bisogno e stabilito con il gruppo le regolo può iniziare il percorso di

supervisione. La supervisione può essere svolta solo da un educatore esperto con una formazione di tipo

3 è una disciplina scientifica in quanto possiede caratteri operativi verificabili e controllabili

4 In questo caso non deve invadere però il campo delle competenze degli altri professionisti partecipanti

universitario che oltre ad un’esperienza di supervisione possieda anche una conoscenza di diversi ambiti di

lavoro e servizi; dev’essere una persona molto preparata, con uno stile comunicativo semplice, empatico e

adeguato al contesto.

Quattro sono le fasi della supervisione:1)descrittiva: si ascolta per capire il problema/bisogno/progetto;

2)chiarificazione: si verifica se il problema è stato individuato; 3)valutazione: si riepiloga il pensiero

dell’educatore, astenendosi dai giudizi e facilitando la riflessione su concetti, strumenti e metodi;

4)implementazione: si fornisce sostegno, si danno consigli e suggerimenti.

La supervisione si distingue in: supervisione didattica, nel quale il professionista esperto guida e sostiene la

formazione di un soggetto in formazione(es. esperienze di tirocinio), e in supervisione professionale, in cui

il professionista specializzato governa il processo riflessivo di professionisti già formati(ad es. rivolto a

professionisti già inseriti nel mercato del lavoro ma determinati a rielaborare il sé professionale).

La supervisione rappresenta una guida, uno strumento indispensabile per rendere più qualificato ed efficace

l’intervento educativo; permette di scoprire più aspetti della stessa problematica e cercare nuove soluzioni;

può contribuire a trasformare l’incertezza e la debolezza del lavoro educativo in vere e proprie potenzialità;

può rappresentare un intervento consulenziale all’interno di sistemi organizzativi complessi, con la

possibilità di migliorarne la qualità e l’evoluzione. Attraverso la supervisione, l’educatore dovrebbe avere la

possibilità di discutere il proprio lavoro con un collega esperto al fine di apprendere dall’esperienza condotta,

monitorando la propria attività e permettendo così di riflettere sul proprio lavoro in modo più obiettivo. Nel

corso della supervisione, l’educatore può soffermarsi sul metodo e sulle strategie e a cui sta facendo ricorso,

mettere in luce le difficoltà incontrate fino a quel momento e discutere sull’appropriatezza del proprio

intervento.

(SEZIONE 2) FORMAZIONE DEL SUPERVISORE E AZIONE PER UN DNA CHE CAMBIA

Quando nel sociale sentiamo spesso parlare si supervisore e supervisione, la mente porta subito ad

individuare un professionista del terzo settore con una formazione di tipo clinico o da assistente sociale; ma

tale ruolo può essere rivestito anche da un educatore professionale che ha seguito una determinata

formazione in materia (esiste un vero e proprio codice deontologico). Il supporto dell’educatore supervisore

è essenziale per l’andamento e la vita dell’equipe educativa: sospende il giudizio, valorizza e stimola gli

educatori, accoglie idee e suggerimenti, rispetta i sentimenti delle persone che supervisiona e lavora sui punti

di forza di ogni educatore.

La funzione della supervisione è già insita nella professione di educatore: questi evidenzia e stimola le

risorse dell’individuo con il quale si confronta, è in contatto con le proprie emozioni e utilizza tale

competenza per cogliere e trattare in modo appropriato i sentimenti propri ed altrui. L’educatore pratica

5

anche un ascolto attivo , abilità propria delle professioni d’aiuto, e con l’empatia e la congruenza facilita la

soluzione del problema da parte dell’altro.

Negli ultimi decenni, nei servizi educativi è aumentata la richiesta di interventi di supervisione professionale

come attività di supporto agli educatori professionali che sempre più spesso sono chiamati a rispondere a

complessi bisogni che richiedono nuove competenze e nuove abilità per far fronte a nuove sfide educative; vi

è la necessità di interventi di supporto(di livello superiore)rivolti agli educatori in servizio e di nuove

strategie formative per la preparazione dei futuri educatori. Per l’educatore la supervisione, oltre ad essere

uno strumento operativo che ne assicura la crescita professionale e lo mette a riparo dal rischio di burnout,

dovrebbe essere un impegno etico e una garanzia nei confronti degli utenti.

L’educatore professionale supervisore è una nuova figura professionale che integra e accresce le

competenze di un educatore ed è colui che deve supervisionare ciò che l’educatore fa nello svolgimento della

sua mansione. I compiti e i ruoli di questa figura sono ancora in fase di determinazione e il Master offerto

dall’università di Roma Tre si sta impegnando a definirli.

Un supervisore efficace dovrebbe aiutare gli educatori ad avere maggiore fiducia nelle loro capacità di lavoro

e di interazione, dare senso al loro operato con lo scopo di potenziarne le competenze.

Ruolo e compito: il supervisore assume il ruolo di facilitatore per consentire al gruppo di esprimere ciò che

pensa, facilita la comunicazione, osserva e raccoglie le informazioni/dati sia sull’equipe che

sull’organizzazione, sta nel gruppo ma ogni tanto guarda dall’esterno (supervisiona appunto), non prende

mai decisioni, semmai provoca domande, dà un contributo alla decisione da prendere; oltre a stimolare gli

educatori ad avere maggiore fiducia nelle loro capacità professionali, orienta tutto il gruppo al lavoro

mentale ed emozionale sul caso osservato. E’ importante sottolineare che il gruppo di supervisione è un

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gruppo di lavoro e non una terapia di gruppo . Il supervisore deve godere della fiducia degli educatori

coinvolti nella supervisione e deve creare un clima accogliente e non giudicante.

Uno dei punti focali da non sottovalutare è proprio l’influenza che la supervisione ha non solo sui

supervisionati, ma anche sugli utenti da loro seguiti. Al termine di alcune fasi si è notato infatti che gli stessi

educatori: ad esempio, hanno migliorato rispetto alla fase iniziale la loro competenza comunicativa; hanno

assunto un comportamento costruttivo nelle situazioni problematiche e di conflitto che si presentavano nella

gestione sia dell’equipe che dell’utenza.

Il prof.ssore V. Piccione ha posto la sua attenzione sull’importanza della narrazione, stimolata dal

supervisore, degli eventi che hanno interessato gli educatori i singoli e l’equipe nell’agire quotidiano:

raccontando e raccontandosi si producono ricerca e nuovi possibili significati che nel corso del tempo

5 Si definisce attivo poiché chi ascolta dimostra interesse, accettazione e fiducia nei confronti di chi parla, così da

stimolare l’apertura, la riflessione, l’approfondimento

6 L’obiettivo non è quello di superare la sofferenza individuale dei membri a causa di conflitti non risolti; perciò la

supervisione non dev’essere vista come un intervento terapeutico ma come miglioramento

possono essere di volta in volta ricanalizzati e reinterpretati. Da qui nasce l’importanza della continuità della

supervisione come lifelong education(accompagnamento educativo per la vita):la supervisione non

dev’essere ridotta ad un tempo limitato ma dev’essere garantita la continuità temporale per poterne valutare

e assicurare l’efficacia; perché un lavoro abbia caratteristiche di umanità, eticità, equità dal punto di vista

economico e perché sia appagante, è necessario prevedere un aggiornamento successivo alla formazione

iniziale e un’attività di autoriflessione e riflessione sulla propria professione.

La supervisione non dev’essere vista come un contesto decisionale, ma come un setting in cui introdurre

nuove ipotesi di lettura, individuali e collettivi, con lo scopo di raggiungere dinamicità e cambiamento

rispetto a situazioni statiche e rigide. Inoltre dev’essere stimolata una modalità di lavoro basata sul confronto

dei diversi punti di vista, utile alla crescita del gruppo perché finalizzata all’arricchimento reciproco e

all’integrazione di diverse modalità relazionali nell’affrontare il lavoro. La supervisione è un agire

positivamente in funzione di uno scopo individuale e, al tempo stesso, condiviso all’interno del gruppo; essa

dovrebbe consentire l’acquisizione di una maggiore sicurezza nello svolgimento del proprio lavoro e una

sufficiente autonomia nelle prestazioni professionali, sia con gli utenti che nei rapporti con i colleghi e nella

collaborazione con i servizi. La supervisione deve essere sentita come un luogo dove ciascuno deve sentirsi

libero, dove è possibile portare aspetti di difficoltà pratiche, tecniche, anche emotive, senza avere timori.

Ciò che orienta gli educatori verso una domanda di supervisione è legato ad una identità professionale ancora

in costruzione, con il conseguente bisogno di contenimento e sostegno, rispetto alla fatica educativa

quotidiana.

L’educatore supervisore è un educatore professionale con esperienza di lavoro e servizi, che abbia deciso di

dare alla propria professionalità una nuova luce, volendo contribuire a far crescere la professionalità

dell’educatore e portarla alla stessa valenza di altre figure professionali quali lo psicologo o l’assistente

sociale; il supervisore dovrebbe possedere caratteristiche umane e comportamentali che lo rendano affidabile

agli occhi del gruppo di lavoro; deve avere una consolidata esperienza di lavoro sul campo e in diversi

servizi e deve aver avuto esperienze di coordinamento e conduzione di gruppi. Le competenze di un

educatore e di un supervisore sono simili ma mentre il primo acquisisce spesso conoscenze sul campo, il

secondo deve già possedere un suo bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche che gli consentano di

riconoscere diversi contesti di lavoro, ecc.

Il lavoro di supervisione si può ispira a qualche approccio di alcune tecniche e teorie applicate in psicologia e

pedagogia alcune; tra queste ritroviamo ad esempio: 1)la teoria centrata sul cliente di Rogers:l’educatore

supervisore che volesse seguire tale impostazione, deve stabilire all’interno del gruppo un clima di

comprensione partecipata e dovrebbe essere in grado di riformulare i problemi emersi in sede di discussione

finchè il gruppo non ne prenda consapevolezza affrontandoli in modo adeguato; l’obiettivo è quello di

svolgere l’operato in funzione dell’autorealizzazione del singolo e del gruppo, favorendo così un processo di

crescita anche relazionale; 2)teoria comportamentale razionale emotiva: nella maggior parte dei casi il modo

in cui sentiamo e il modo in cui ci comportiamo sono la risultante di ciò che pensiamo; i problemi emotivi e

irrazionali possono essere superati imparando a sostituire problemi irrazionali con pensieri razionali; il

supervisore deve aiutare a superare problemi emotivi legati a situazioni problematiche di lavoro che rendono

difficoltoso sia l’agire educativo che la comprensione delle azioni altrui; 3)metodo Feuerstein: una mente

abituata a fare indagine ha meno difficoltà a trovare soluzioni a problemi nuovi; senza una buona

motivazione non avviene apprendimento; la supervisione contribuisce a far acquisire un senso di padronanza

e controllo sul proprio lavoro, responsabilizza e stimola l’iniziativa, sviluppa le capacità di influenzare il

contesto e la realtà.

La proposta di supervisione educativa nasce a sostegno del gruppo di lavoro favorendo negli operatori e

negli educatori coinvolti, il dialogo interno, migliorando lo stato emozionale e relazionale, prevenendo il

burnout, valorizzando i limiti, le caratteristiche individuali e di gruppo, le difficoltà incontrate e le emozioni

provate, sviluppando le capacità di risposta adeguata alle richieste e ai bisogni dell’altro, migliorando le

capacità empatiche e di ascolto, favorendo la progettualit&ag

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franci0703 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e strategie socioeducative per le diversità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Piccione Vincenzo.
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