DIRITTO
PARTE I- PROFILI GENERALI.
CAPITOLO I- Evoluzione storica della disciplina
2-Dal sorgere dello stato ai primi decenni dell’esperienza liberale: l’indifferenza del
pubblico potere.
Al sorgere dello stato moderno fino all'800 l'aiuto alle persone in difficoltà resta ai margini
dell'azione pubblica e rimane compito dei familiari, dei vicini e delle organizzazioni caritatevoli.
Formalmente operano il diritto di famiglia e quello comune, ma fondamentalmente l'aiuto viene
prestato spontaneamente a prescindere dal diritto. Rispetto a queste attività il pubblico potere
rimane pressoché indifferente.
L'unica eccezione al disinteresse dei governi è il problema della povertà ed emerge a riguardo, un
mix di misure assistenziali e repressive. I governi vedono nella povertà un pericolo per l'ordine
sociale e questo li spinge ad intervenire per tenere sotto controllo il fenomeno,
Con il passare dallo stato assoluto allo stato liberale, vi è un'estrema fiducia nel progresso, che
spinge a pensare che la tecnologia e le innovazioni possano radicalmente ridimensionare le
difficoltà.
Alle organizzazioni religiose se ne affiancano di laiche. Nel complesso, permane un sostanziale
disinteresse del pubblico potere.
3-Il crescente interventismo statale fino al sorgere del Welfare State.
Nel corso dell'800 si è verificato un progressivo mutamento nell’atteggiamento dei governi.
La situazione cambierà fino a passare da un sostanziale disinteresse ad un crescente interesse.
Si delinea una serie di interventi specificatamente regolati e sostenuti se non addirittura
realizzati dal pubblico potere.
Le cause sono:
-mutamento nell'idea di progresso: si perde l’originaria fiducia ingenua nel progresso, le classi
dirigenti si accorgono che più di prima l'esistenza di un gran numero di persone in difficoltà e
senza aiuto è un fattore di debolezza per l'intera nazione.
-muta l'atteggiamento delle persone in difficoltà: dalla rassegnazione si passa alla pretesa di un
certo intervento da parte del governo. Emerge l'idea che l'assistenza sia un obbligo e che si debba
intervenire per trasformare l'ordine sociale.
Per l'Italia, un preciso momento di svolta è determinato dalla Legge Crispi del 1890.
Nasce l' IPAB: "Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficienza":
-non mutano sostanzialmente le azioni delle organizzazioni coinvolte
-mutano le regole di gestione: dalla soggezione al diritto privato si passa al diritto amministrativo
(disciplina specificatamente dettata per le attività di interesse pubblico). Lo stato diviene
responsabile dell'attività.
Con l' IPAB sorge una responsabilità dello stato nella regolazione e nella gestione di interventi
volti ad aiutare le persone in difficoltà.
Tra '800 e '900 l'impegno del pubblico potere cresce in questo ambito andando così a
determinare la configurazione dello stato liberale come Welfare state (anche se questa formula
verrà adottata solo nella II metà del '900 dopo il piano Beveridge del 1942, rimanendo in
competizione con la definizione di Stato Sociale proposta nel 1850).
4- La disciplina degli interventi e dei servizi sociali nel quadro del Welfare State della
prima metà del Novecento.
Nella prima metà del '900 in Europa l'azione pubblica continua a svilupparsi (risorse sempre più
ingenti destinate a scuola, sanità, assistenza).
Questo processo è sostenuto da:
-la fine del voto censitario (Italia 1912): porta a un diretto coinvolgimento della massa proletaria
nella politica e nei partiti (nasce il partito socialista)
-la crisi del '29: matura l'idea che i governi debbano intervenire più di quanto avessero fino ad
allora fatto in termini regolativi rispetto al mercato, alla povertà, alle cure mediche ecc...
Così negli anni '30 il Welfare State si occupava di 4 settori, ognuno dei quali si sviluppa con un
proprio diritto (non si ha unicità di disciplina) : istruzione, sanità, interventi e servizi sociali,
previdenza.
Articolo 28 del d.lgs n. 112/1998: La disciplina degli interventi e dei servizi sociali riguarda :
tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti e a pagamento, o di
prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà
che la persona può incontrare nell’arco della sua vita, escluse quelle assicurate dal sistema
previdenziale e sanitario.
Nella legge n. 328/2000, all’art. 1, si è tentato di dare una definizione degli interventi e servizi
sociali concernenti situazioni “ di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da
inadeguatezza del reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia”.
5. I servizi pubblici come elemento centrale del Welfare State Italiano.
Il Welfare State si sviluppa principalmente attraverso l'istituzione, nei diversi settori, di servizi
pubblici.
Per servizi pubblici ci si riferisce a situazioni nelle quali il denaro pubblico va a finanziare un
insieme di organizzazioni di soggetti pubblici o privati che erogano determinati servizi.
Il governo è affidato ad uno o più soggetti pubblici.
Caratteristiche delle prestazioni di servizio pubblico sono:
- Standard quantitativo e qualitativo ossia lo standard che regola l’insieme degli erogatori di
un determinato servizio; ( ex- esistono due diversi atti di abilitazione: Per aprire una casa
di riposo che vuole rientrare nel servizio pubblico, c’è necessità dell’accreditamento. Una
casa di riposo privata, nonostante eroghi, magari, prestazioni migliori di quella del servizio
pubblico, non potrà comunque ritenersi parte del servizio pubblico poiché non accreditata
su standard qualitativi e quantitativi.
(Inizialmente si pensava di standardizzare le caratteristiche dei servizi del servizio pubblico.
Successivamente invece, ferma restando la garanzia di livelli base, si arriverà a pensare di
diversificare gli operatori sul piano dell'offerta)
- Il servizio è gratuito o comunque rispettando il principio di non discriminazione secondo il
reddito. Di recente però, a causa della crisi finanziaria, si è iniziato a chiedere un
contributo economico se il reddito supera una determinata soglia.
- Le prestazioni dei servizi pubblici vengono offerte senza discriminazioni di sesso, razza,
religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali e di lingua (principio di
eguaglianza).
6. Peculiarità del servizio sociale nell’ambito del Welfare state.
I servizi sociali si sviluppano in Italia con meno risorse pubbliche rispetto alla scuola o alla
sanità, ciò poiché è obiettivo irrinunciabile dare a tutti i bambini un'istruzione e a tutti i cittadini
cure mediche, perciò, fino a tempi recenti, è stato di vitale importanza per il settore, il patrimonio
dei privati.
In Italia, il ruolo dei comuni (questi erano già attivi prima che lo Stato intervenisse nel settore,
persino il Fascismo riconobbe la loro importanza con l’istituzione degli Enti comunali di
assistenza nel 1937) e dei privati risulta essere molto importante nei servizi sociali, rispetto ad
altri ambiti come la sanità.
Un’altra peculiarità del Welfare state dei servizi sociali è che i privati che vi lavorano non hanno
fini di lucro, ed è per questo che si parla di: “Privato sociale”: organizzazioni no profit,
organizzazioni di volontariato (organizzazioni che non solo distribuiscono utili ma per
ordinamento non remunerano neanche i loro operatori.)
L’ordinamento tende a privilegiare i privati senza scopi di lucro rispetto ai privati Con scopi di
lucro.
7.La costituzione del 1947: L’intervento pubblico come responsabilità collettiva e diritto
della persona.
La crescita del Welfare state si è realizzata in Italia dal 20° secolo senza troppe radicali
interruzioni ( battuta d’arresto nella 2GM)
Con la Costituzione del 1947 si assiste all'introduzione di nuovi principi:
- Art. 2: i diritti inviolabili dell'uomo devono essere garantiti dalla Repubblica,
- Il servizio pubblico passava, nelle questioni sociali, dall'essere coinvolto all'essere
obbligato, articolo 3 comma 2.
- I servizi pubblici dovevano garantire una disciplina senza discriminazioni (diritto di
uguaglianza)
- Riconosce le autonomie locali e sottrae al legislatore la possibilità di mettere in
discussione il ruolo dei comuni.
Ci vorrà tempo per una effettiva attuazione: dovremmo aspettare gli anni 70 in cui si delineerà
un ordinamento dei tribunali che riconosce come Diritto le prestazioni assistenziali essenziali.
8-Dal Massimo sviluppo alla crisi del Welfare State: verso una crescente valorizzazione dei
governi locali e del privato sociale.
Nel secondo dopoguerra, assistiamo a un a crescita della ricchezza, maggiori risorse derivanti
dalla leva fiscale, crescita quantitativa e qualitativa degli interventi e dei servizi sociali.
A tale tendenza concorrono:
• il ruolo centrale dei partiti di massa (PCI e DC) sensibili alle esigenze dei ceti popolari e medi
• la necessità di migliorare le condizioni del popolo a sostegno della crescita
• la rilevanza data nelle costituzioni a diritti e obblighi fino al pretendere che il legislatore e
l’amministrazione si facciano carico di determinati bisogni delle persone in difficoltà
• l’affermazione nei ceti popolari e medi, a fianco dei partiti, di organizzazioni di tutela dei diritti
di particolari gruppi di persone in difficoltà.
Alla fine degli anni '70 inizia a manifestarsi una grave crisi:
-lo sviluppo dell'economia rallenta quasi fino ad arrestarsi
-la leva fiscale non è più in grado di fornire risorse crescenti, anzi aumenta la sua pressione
-lo sviluppo degli interventi e dei servizi pubblici viene finanziato attraverso l'indebitamento dello
stato.
Da questo momento non c'è più crescita, ma l'alternarsi di fasi di stagnazione a fasi di debole
crescita. La spesa pubblica non può più crescere, anzi c'è bisogno di tagli: l'azione pubblica deve
essere meno costosa.
Molti governi nazionali, regionali e locali rifiutano però l'idea di una contrazione dell'intervento
pubblico, l'attenzione così si concentra su come ridurre i costi.
Due sono, essenzialmente, le strade seguite:
-la valorizzazione dei governi regionali e locali
In Italia si sviluppa attraverso
• legge 8 giugno 1990, n.142 ordinamento delle autonomie locali
• legge 18 ottobre 2001, n.3 riforma costituzionale
• legge 8 novembre 2000, n.328 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi
sociali
-la valorizzazione del privato e in particolare del privato sociale
• riforma costituzionale del 2001introduce il principio di sussidiarietà orizzontale
• l. 266/1991 sul volontariato
• l. 381/1991 sulle cooperative sociali
• l. 328/2000 già citata
• così come le legislazioni regionali più recenti centrate sull’obiettivo della costruzione di un
sistema gestionale misto pubblico-privato se non a prevalenza privato.
Ai privati viene sempre più delegata la gestione dei servizi pubblici, mentre l'intervento pubblico
si auto-limita. L'idea è quella di coinvolgere sempre più organizzazioni capace di interpretare i
bisogni dell'utenza e operanti a costi più bassi di quelle pubbliche, se non addirittura gratuito
(volontariato).dopo i crack bancari del 2008, questa tendenza si accentua.
9-Il nuovo ruolo di regioni ed enti locali.
Come si realizza la valorizzazione degli enti locali e come si correla alla riduzione della spesa
pubblica?
In Italia dal d.p.r. (Decreto del Presidente della Repubblica) n. 616/1997 crescono i compiti di
regioni ed enti
locali in generale e per ciò che riguarda gli interventi e i servizi sociali.
Con la riforma costituzionale del 2001 molti ambiti del potere legislativo vengono a collocarsi
nell'area della <b>
potestà legislativa esclusiva delle regioni. Al legislatore resta affidata la determinazione dei livelli
essenziali delle prestazioni.
Accanto alla crescita dei compiti dei governi locali vi sono due previsioni importanti:
-Una radicale modifica del meccanismo di finanziamento: art. 119 Costituzione/riforma 2001
prevede che
regioni ed enti locali traggano le risorse per la propria azione da entrate e tributi propri nonché
dalla
compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
É radicale il cambiamento, precedentemente il sistema si era sviluppato avendo come asse
centrale
imponenti ed essenziali flussi finanziari dallo Stato alle regioni e agli enti locali.
L'evoluzione sia legislativa che sociale a seguito della crisi ha dato, finora, dei risultati ambigui,
insoddisfacenti (le riforme restano inattuabili o scarsamente attuabili per problemi finanziari) e
ha accresciuto i problemi dello Stato Sociale (famiglie di dimensioni ridotte, crescente peso del
lavoro extradomestico, invecchiamento della popolazione, crisi di stabilità familiare).
10. Un’evoluzione ancora insoddisfacente
L’evoluzione di questo processo non ha portato ancora esiti soddisfacenti.
L’elemento di crisi, ovvero, il contenimento della spesa pubblica:
Ha dato luogo ad esiti ambigui o ancora insoddisfacenti, manca ancora un riordino della
disciplina tributaria: i s.s. continuano ad essere finanziati dal governo centrale e anche “a
regime” pare che dovranno continuare a dipendere da esso per mantenere i livelli
assistenziali minimi,
- Non c’è ancora una legislazione che valorizzi appieno la potestà legislativa esclusiva delle
regioni. Le leggi regionali ricalcano spesso la 328 e ci sono ambiti trasversali in cui la
competenza tra stato e regione su determinati aspetti della disciplina non è chiara., molti
enti locali non sono adeguati sul piano dimensionale allo svolgimento di determinati
compiti perché troppo piccoli (1/2 dei comuni in Italia sono fuori scala),
- Riguardo alla valorizzazione dei privati, essa è avvenuta (anche nella sanità) senza scelte
precise del legislatore quanto al rapporto pubblico-privato riguardo alla gestione ed in
merito alla competizione tra gestori.
- Rispetto alla competizione la mancanza di un regime di concorrenza può ridurre la qualità
dei servizi così come dare adito a prassi clientelari. Altresì nell’ambito dei s.s. è difficile
sviluppare concorrenza tra gestori nel rapporto con l’utenza. Inoltre l’offerta di
collaborazione è difficilmente comparabile: come tra un’associazione, una cooperativa o
una spa,
- Deve fare i conti con un accrescersi dei problemi.
11-Accrescersi dei problemi e prospettive del sistema
invecchiamento della popolazione
aumento per alcuni profili del numero di disabili
l’asprezza della competizione sociale
La famiglia è sempre meno in condizione di fornire quelle prestazioni di cura gratuite che
aveva offerto in passato, es.: anziani. Questo è dovuto alle sue dimensioni sempre più
ridotte, al peso del lavoro extradomestico, alla sua crisi di stabilità
Il potere pubblico pare voler configurare la famiglia come operatore del servizio pubblico,
ma la realtà è che la famiglia ha sempre meno risorse da offrire
I livelli di prestazione si sono dovuti adeguare, ciò che in passato era sufficiente oggi no lo
è: es.: disabili, dal ricovero dignitoso al diritto ad una vita indipendente (molto più costoso
per i s.s.)
Si vorrebbero affidare ai s.s. compiti nuovi: es. Francia - partecipazione delle donne al
mercato del lavoro, contrasto al declino demografico: sistema di asili efficace, ma oneroso.
Questo quadro induce taluni a ritenere inevitabile nel lungo-medio periodo un declino della
capacità d’intervento pubblico in risposta a bisogni che pure paiono ineludibili.
Segnali di speranza: alcuni dei nodi sopra citati paiono in via di scioglimento.
La legislazione offre una sempre più ampia e sofisticata gamma di strumenti per lo sviluppo della
collaborazione tra enti locali atte a ridurre le inefficienze a livello dimensionale al crescente
bisogno di prestazioni rispondono strategie via via più efficaci e meno costose (es.: evitamento
dell’istituzionalizzazione per le persone anziane non autosufficienti o disabili gravi, le strategie di
aiuto alla persona per uscire dalla situazione di bisogno completamente o parzialmente…)
si parla in termini nuovi di “prevenzione”: es.: Germania - assicurazione obbligatoria contro il
rischio di non autosufficienza Ci sono tensioni drammatiche, ma assieme a queste vi è anche il
radicamento di certi valori che sembrano un baluardo e una possibile via di gestione di tali
tensioni. Nel complesso la cultura prevalente fa propendere per una risposta positiva alla sfida
anziché per un arretramento. Capitolo II- LE FONTI
1.L’art. 38 Cost. e le altre norme costituzionali rilevanti.
L'art. 38 Cost. sancisce alcuni diritti sociali: Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei
mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale .I lavoratori hanno
diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di
infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati
hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo
provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.
-individua categorie di soggetti da tutelare e la modalità di tutela
comma 1: gli inabili al lavoro con carenza di mezzi di suss. hanno diritto a sostentamento e
assistenza soci
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