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Capitolo 1 - Giovanardi

In una lettera del 2007 il presidente dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, lamenta la tendenza delle università italiane ad attivare insegnamenti in inglese rivolti a studenti italiani e tenuti da docenti italiani. La lettera si conclude con l'invocazione provocatoria di istituire in tutte le facoltà italiane corsi di italiano al fine di migliorare la competenza linguistica delle giovani generazioni, spesso carente.

Fenomeno dell'anglofilia dilagante

La vicenda degli insegnamenti universitari in lingua inglese è senza dubbio il fenomeno più vistoso dell'anglofilia dilagante. Negli ultimi cinquant'anni tutti quanti si sono occupati delle vicende della nostra lingua e si sono incontrati con il problema costituito dal crescente numero di parole straniere e anglicismi.

Tullio De Mauro è un linguista che non ha mai avuto paura dei numeri. Già nella storia linguistica dell'Italia unita aveva quantificato nel 3% del lessico totale la componente dei forestierismi. Ci ha detto che nell'italiano parlato gli esotismi sono appena 1474, pari allo 0,3% del totale, è chiaro che gli anglicismi e l'intera sfera degli esotismi sono a livelli di minima significatività statistica. Gli anglicismi non adattati sono 4303 e quelli nati 1989 per un totale di 6292.

L'inglese come lingua neolatina

L'inglese è ormai diventata per certi aspetti una lingua più attivamente neolatina di lingue geneticamente neolatine. De Mauro è il capofila degli aperturisti cioè di coloro che non ritengono la lingua italiana minacciata dalla penetrazione dell'inglese, ma appellandosi anche alle vicende storiche della nostra lingua vedono degli esotismi uno dei lieviti che permettono al nostro patrimonio lessicale di arricchirsi e di svecchiarsi.

De Mauro afferma che il filtro selettivo ha operato sulle innumeri schiere di anglicismi usati a salti e con mediocre proprietà e pronunzia da piazzisti, manager in ascesa, rivenditori ambulanti, giornalisti, per impressionare i borghesi.

Linguaggio televisivo e neologismi

Interessanti appaiono anche i dati discussi in Gualdo e Scarpino relativi alla lingua del palinsesto televisivo, anche se il materiale sottoposto è da un lato limitato e ormai un po' attardato a causa della lunga gestazione del volume in cui il contributo è ospitato. L'analisi dei 228 titoli di programmi scrutinati in otto reti televisive ha dato questi risultati: 56 titoli sono tutti in inglese e 12 sono misti tra inglese e italiano.

I lemmi stranieri rappresentano il 56,81% del totale dei neologismi raccolti da Sabatini e Coletti contro il 43,18% di italianismi. Un ultimo impatto con le cifre è quello che si ricava da un'indagine che Trifone ha condotto sui neologismi previsti nell'ultima edizione del Devoto-Oli. Il campione è molto limitato essendo composto di 94 lemmi: di questi gli anglicismi integrali sono 23 e 13 lemmi formati a partire da una base inglese (bannare).

Penetrazione degli anglicismi

Nella presentazione in testa al Dizionario degli anglicismi nell'italiano postunitario di Gaetano Rando, Luca Serianni spiega perché l'anglicizzazione non ha sovvertito la compagine tradizionale dell'italiano:

  • Perché la pronuncia è adattata ai fonemi dell'italiano
  • Perché non si riserva traccia nel parlato dei plurali in -s
  • Perché in molti casi l'italiano mantiene l'ordine tradizionale determinato + determinante come in industria leader, musica jazz.

Lo studioso afferma che la penetrazione dell'inglese è alta nei linguaggi tecnico scientifici ma è scarsa nella conversazione ascoltata e familiare. La tendenza ad abusare di forestierismi inutili caratterizza l'italiano scritto di livello medio-alto: il linguaggio giornalistico, politico, burocratico e della pubblica amministrazione.

La storia delle parole inglesi in italiano è fatta di acquisti ma anche di perdite. Diversi anglicismi sono stati affiancati da un sostituente italiano. La riflessione forse più diffusa e articolata sugli anglicismi alla fine degli anni '80 si deve a Gian Luigi Beccaria. Al filone del pensiero antipuristico, fondato sulle seguenti affermazioni:

  • Non esistono né sono mai esistite lingue pure cioè non contaminate dall'influsso di altre lingue
  • La struttura dell'italiano non è intaccata dagli anglicismi
  • La penetrazione dell'inglese non è generalizzata ma riguarda solo alcuni settori (commerciale, tempo libero, sport, spettacolo, moda, lingua dei mass media)

Inoltre va messo nel conto il numero crescente di vocaboli formati da basi inglesi che vanno a sovrapporsi a altrettanti vocaboli italiani creando omografie e omofonie, es. domestico -> nazionale, processare -> elaborare.

I prestiti non integrati producono un effetto negativo sul sistema lessicale. Il numero dei cosiddetti "composti ibridi" ovvero fatti di elementi per metà italiani e per metà inglesi è in rapida espansione della nostra lingua. Es. baby discoteca, programma acchiappa audience, sexy scandalo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lisaralin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Giovanardi Claudio.
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