Linguistica generale
Domenica Romagno – Bertinetto
Tempo verbale
Concetti generali
Tempo linguistico e tempo fisico
Il tempo fisico è rapportabile agli avvenimenti del mondo esterno ed è misurabile in base a criteri soggettivi od oggettivi. Il tempo linguistico si intende come il sistema di relazioni temporali che possono essere veicolate dai segni linguistici. Queste hanno il proprio fulcro nell’atto di parola, ossia nell’attualità del processo di enunciazione: quando emettiamo un messaggio, fissiamo anche un punto di ancoraggio rispetto al quale possiamo calcolare un prima e un dopo. In sostanza, si può asserire che il tempo linguistico funziona in senso topologico, non metrico; esso si limita a situare relazionalmente gli eventi secondo l’idea di un prima, un durante e un dopo.
Per esprimere l’idea del fluire del tempo, i parlanti dispongono di due mezzi: gli avverbiali di tempo e i tempi verbali. Dal punto di vista diacronico non sono che la cristallizzazione, entro un preciso paradigma morfologico, di alcune opzioni fondamentali concernenti la possibile concettualizzazione dello svolgimento cronologico degli eventi. Esistono tuttavia delle lingue a cui manca questa distinzione tra passato e futuro; in questo caso, i tempi possono limitarsi a segnalare la maggiore o minore distanza dell’evento descritto dal momento dell’enunciazione, mentre l’indicazione di un prima e di un dopo viene esplicitata mediante un avverbiale di tempo opportunamente scelto.
In generale, i tempi ci informano circa la propria collocazione rispetto al momento dell’enunciazione, ripartendosi in tempi presenti, passati e futuri. In questa tripartizione si nota poi che vi è una maggiore ricchezza di specificazioni temporali nei tempi passati più che in quelli futuri; facilmente spiegabile se si pensa al maggior agio con cui si discorre di eventi passati rispetto a quelli a venire. In effetti, vi sono anche lingue, ad esempio il finnico, prive di futuri.
L’urgenza di distinguere nettamente tra Tempo linguistico e tempo fisico appare evidente quando si riflette sulla sostanziale ambiguità dei tempi verbali. Un tempo infatti normalmente usato per esprimere eventi passati può essere impiegato talvolta anche per esprimere eventi futuri (certi usi del Perfetto Composto). Il presente stesso può dislocarsi sia in avanti che indietro lungo l’asse temporale. Del resto, se un tempo indicasse un preciso e univoco riferimento temporale, il sistema verbale di ogni lingua sarebbe eccessivamente ridondante. Inoltre, a volte la localizzazione temporale di due eventi viene spesso definita non sulla base di informazioni grammaticali e quindi tramite i tempi verbali, ma sulla base di informazioni pragmatiche, automaticamente dedotte dal contesto. (a. Quando dormo bene, russo fragorosamente. b. Quando dormo bene, lavoro meglio). Dunque, l’informazione veicolata dalle forme verbali è di tipo puramente linguistico, ossia risponde a una logica che è tutta interna alla coniugazione di ogni singola lingua, ed è solo indirettamente rapportabile alla dimensione tutta pragmatica del tempo fisico.
Classificazione degli avverbiali di temporali
Anche il sistema degli avverbiali di tempo è altrettanto impreciso quanto quello dei tempi verbali. Si noti infatti che generalmente ogni parlante osserva il fluire del tempo in modo diverso. Dunque, a una diversa rappresentazione/visione del tempo e dello spazio, corrisponde sempre una diversa spazializzazione del tempo ed un diverso modulo di rappresentazione. Tuttavia, essendo gli avverbi di tempo fondamentali per l’interpretazione di un enunciato, occorre disporre di un’efficace classificazione.
- Deitticità: Avverbi deittici conservano sempre la medesima interpretazione in quanto essi si agganciano al momento dell’enunciazione. (ora, adesso, poc’anzi, in quest’istante, quest’anno, subito, ieri, domani, allora. Corrispettivo anaforico: ieri/la vigilia, domani/l’indomani, fra poco/dopo un poco. Senso sia deittico che anaforico: in seguito, recentemente, prossimamente, ultimamente.) Tuttavia, la distinzione fra avverbi deittici e non deittici appare più sostanziale in lingue come l’inglese (es., ago). Inoltre, all’interno di questa classificazione, si possono distinguere due sottoinsiemi:
- Avverbiali indicanti un intervallo di tempo che include anche il momento dell’enunciazione (ora, oggi, in questo momento)
- Avverbiali che escludono il momento dell’enunciazione (i rimanenti)
- Calendarietà: Comprende tutte le locuzioni che fanno appello alla scansione convenzionale del tempo sancita dalla consuetudini di una data cultura. (prima maggio, ferragosto…) Alcune di queste sono interpretabili in senso assoluto, altre vanno intese in senso relativo, cioè in rapporto ad un’ulteriore localizzazione temporale che dovrà essere opportunamente specificata nel contesto. (in maggio o a lunedì possono infatti riferirsi tanto ad un intervallo di tempo passato quanto ad uno del futuro). Se poi la determinazione temporale è ottenuta mediante termini come scorso o prossimo, l’intera locuzione viene riassorbita nella categoria degli avverbiali deittici.
- Duratività: Oggi, l’altro giorno, per tutto l’anno, mentre ritornavo, lungo l’estate
- Circoscriventi: Tra l’una e le due
- Delimitativi: Dalle 4 alle 6
- Decorrenziali: Da un’ora
- Culminativi: Fino a maggio
- Graduali: A poco a poco, progressivamente, gradualmente
- Puntualità: Alle due, a mezzanotte, in quell’istante, fra non molto
- Demarcativi: All’inizio della lezione, allo scadere del tempo
- Frequentatività: Categoria di avverbiali indicanti la frequenza con cui un dato evento si verifica. Indicazione quindi puramente quantitativa.
- Ordinali: Di nuovo, per la seconda volta, ancora
- Iterativi: Spesso, talvolta, raramente, il più delle volte
- Cardinali: Tre volte, parecchie volte
- Distributivi: Ogni giovedì, tutte le volte che arrivava
Strumenti di base per l’analisi temporale
Per la localizzazione di un dato evento su una retta orientata si possono indicare tre punti indispensabili:
- Il momento dell’enunciazione ME: Coincide sempre col momento in cui si compie l’atto di parola.
- Il momento dell’avvenimento MA: Questa designazione a volte può anche apparire inadeguata in un certo numero di casi (abitare in città comporta…)
- Il momento di riferimento MR: Può essere ambiguo in quanto a volte non dispone di una specifica collocazione sull’asse cronologico reale, ME fittizio, MA fittizio.
Meccanismo di riferimento temporale
Ambiguità del momento di riferimento nel sistema di Reichenbach
Il modello semantico di Reichenbach rappresenta ciascun tempo verbale mediante la diversa collocazione di ME, MA, MR.
- Present: ME, MA, MR
- Present Perfect: MA-ME, MR (have/has seen, done, gone…)
- Simple Past: MA, MR-ME
- Past Perfect: MA-MR-ME (had studied, been)
- Simple Future: ME-MA, MR (will)
- Future Perfect: ME-MA-MR (will have perfected, finished – sarà partito IT)
Nei corrispettivi italiani, le posizioni di Reichenbach sono condivisibili per quel che riguarda il present perfect, past perfect e future perfect (2,4,6). Specificatamente, per il resto, il dissenso concerne il trattamento degli avverbi di tempo. Reichenbach sostiene che ogni qual volta un'espressione di questo tipo appare sulla superficie di un enunciato essa segnala il MR. Tuttavia NON è sempre necessariamente vero, nei casi, ad esempio, 1,3,5. Bertinetto, dunque, avanza una proposta, quella cioè di rifiutare lo status di MR agli avverbiali di tempo che siano interpretati come simultanei con il MA. Egli sostiene che il MR deve sempre seguire il MA. Quando invece l’avverbiale indica simultaneità con il MA, allora si chiamerà “funzione di locazione temporale (dell’avvenimento)” o localizzatore temporale, LT.
Per momento di riferimento, MR si intende un intervallo di tempo in cui il risultato di un evento viene valutato nella sua compiutezza. Esso è inoltre postulato dai tempi composti. Il localizzatore temporale, LT serve invece per situare il MA nel dominio del tempo, ma il suo emergere alla superficie dell’enunciato dipende da ragioni strettamente pragmatiche.
Riferimenti temporali intrinseci ed estrinseci
I riferimenti temporali estrinseci sono legati alla dimensione cronologica del mondo reale e forniscono le informazioni extralinguistiche necessarie per computare l’esatto ordinamento degli eventi; essi costituiscono i LT. I riferimenti temporali intrinseci sono implicati dalla semantica dei tempi verbali e racchiudono l’informazione prettamente linguistica che è direttamente implicata nei tempi composti, e che è essenziale per ottenere una corretta interpretazione dell’enunciato che li contiene. Essi costituiscono il MR; essi per così dire rappresentano un’indicazione temporale che viene internamente postulata dai tempi composti.
In ogni caso, nell’atto di enunciazione, al fine di ottenere una corretta interpretazione dei tempi, è necessario collocare l’enunciato in una dimensione genuinamente testuale. Con ciò è facile constatare che una proposizione risulta nettamente differenziata a seconda dei tempi usati. I tempi semplici ed i tempi composti infatti differiscono per via del loro diverso raggio di azione testuale. Un tempo composto rappresenta un atto linguistico descrittivo, mentre un tempo semplice rappresenta più un ordine.
Ancoraggio temporale
Ricostruendo l’esatta sequenza di più eventi, in termini di relazioni di anteriorità, simultaneità e posteriorità, e quindi attraverso l’interazione dei tempi verbali all’interno di uno stesso contesto, si ricavano gli ancoraggi temporali, AT, indispensabili per una corretta ricostruzione della mappa cronologica del testo medesimo. Gli AT sono quindi indispensabili per stabilire relazioni di anteriorità, simultaneità e posteriorità fra i diversi tempi. Alcuni tempi richiedono necessariamente un AT, in particolare è il caso del futuro nel passato e dell’imperfetto.
Aspetto e azione
Nozione di aspetto verbale
Opposizione perfettivo / imperfettivo in italiano
Per definire le proprietà temporali di un enunciato occorre fissare una serie di rapporti. Occorre cioè valutare il rapporto che passa tra quel dato evento MA, estrinsicamente individuato sull’asse cronologico mediante una funzione di localizzazione LT esplicita o implicita, e gli altri punti chiave del meccanismo di riferimento temporale. Ma in mancanza di altre indicazioni tale rapporto va istituito direttamente col ME. Es., Giovanni va/andò/andrà al cinema.
Quando invece il caso lo richiede, ci serviamo di un duplice sistema di aggancio, che contempla anche il MR detto. Es., A mezzogiorno, Giovanni sarà già arrivato. Se invece consideriamo un determinato processo da un punto di vista immanente, ossia avendo di mira la sua intima costituzione e le sue specifiche modalità di svolgimento, allora quelle che vengono portate in primo piano non sono le proprietà temporali del verbo, bensì le sue proprietà aspettuali. L’esempio più immediato è quello che riguarda la distinzione tra l’Imperfetto e il Perfetto in italiano.
-
Riassunto esame Linguistica generale, Romagno, libro consigliato La categorizzazione linguistica, Taylor
-
Riassunto esame linguistica, prof. Romagno, libro consigliato Prima lezione di dialettologia, Fanciullo
-
Riassunto esame Linguistica generale, prof. Scala, libro consigliato Linguistica generale Antropologia della scritt…
-
Riassunto esame Estetica, prof. Vercellone, libro consigliato Storia dell'estetica moderna e contemporanea, Bertine…