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John R. Taylor, la categorizzazione linguistica

La categorizzazione del colore

Per descrivere il loro oggetto di indagine, i linguisti hanno bisogno di categorie. I fenomeni linguistici che studiano, infatti, sono intimamente connessi con la categorizzazione. Le categorie che percepiamo nella realtà, sebbene esse non abbiano un’esistenza oggettiva, infatti, non sono altro che delle categorie codificate nella lingua con cui ci è capitato di essere allevati. Tuttavia, la realtà è solo un continuum indefinito e la nostra individuazione di categorie al suo interno è solo un fatto convenzionale.

Un buon punto di partenza, però, per la verifica di tali teorie sulla categorizzazione, sembra essere fornita dalla terminologia del colore. Il colore sembra, infatti, essere costituito da un continuum definito di parametri quali la tonalità, la luminosità e la saturazione. Tali parametri poi sono il prodotto di un’esperienza di apprendimento e, più specificatamente, del linguaggio. Tuttavia, tale affermazione sembra suffragata dal fatto che le lingue differiscono sensibilmente sia per il numero dei termini di colore che possiedono, sia per lo spettro denominativo che ad essi appartiene.

Es., il russo non ha parole che indichino il blu, il francese il marrone, le lingue Bantu invece sono povere nella terminologia del colore stesso. Da ciò se ne deduce che la categorizzazione del colore, così come quella della lingua, è arbitraria, poiché soggetta alla relatività del percepire e sentire umano. È arbitrario così anche il segno linguistico che è costituito dall’associazione di una forma (o significante) e di un contenuto (o significato). Tale associazione è arbitraria, così come il significato stesso (Saussure).

Il lessico di una lingua non è semplicemente una nomenclatura che si applica ad un inventario di concetti dotato di valore universale. La categorizzazione che l’uomo opera è frutto unicamente della cultura e del linguaggio. Ciò è inoltre collegato alla nozione di lingua come sistema autonomo e indipendente i cui termini sono tutti solidali e in cui il valore di ciascun termine è determinato dal rapporto con tutti gli altri termini che formano il sistema e quindi dalla loro presenza simultanea.

Linguistica autonoma vs. linguistica cognitiva: due concezioni sulla natura del linguaggio

Un approccio alla linguistica che tiene conto degli aspetti dell’esperienza e della cognizione, fondamentali nella struttura e nel funzionamento del linguaggio.

  • Visione strutturalista: lo strutturalismo sosteneva che il significato di una forma linguistica è determinato dal sistema linguistico. Il mondo esterno, i rapporti umani, le diverse modalità di percezione e trasformazione in concetti, nella prospettiva strutturalista, sono elementi extralinguistici che non interferiscono col sistema linguistico. Il linguaggio così resta un sistema chiuso in sé, il linguaggio in una sola parola è AUTONOMO.
  • Visione generativo-trasformazionale: con Chomsky la nozione di autonomia acquisisce un significato diverso. La lingua diventa piuttosto un sistema di conoscenze. Così la mente umana è formata da componenti che sebbene interattive fra loro, si sviluppano ed operano indipendentemente. Tali componenti sono: la facoltà del linguaggio (determina la competenza grammaticale di una persona), la competenza pragmatica (determina le modalità con cui la lingua deve essere impiegata, conformemente ai vari scopi) e il sistema concettuale (ci consente di percepire, categorizzare e di rappresentare simbolicamente).

Approccio classico alla categorizzazione

È in riferimento alla teoria classica che la linguistica cognitiva dichiara di offrire un’alternativa percorribile e più adeguata dal punto di vista descrittivo.

Aristotele

Aristotele distingueva fra l’essenza di una cosa e i suoi accidenti. L’essenza è ciò che rende una cosa quella che è. Gli accidenti, sono le proprietà accessorie, che non svolgono nessuna funzione nel determinare ciò che una cosa è. L’essenza dell’uomo, animale bipede, mentre il fatto che poi un uomo possa essere bianco o colto è accidentale. L’essenza dell’uomo è fondamentale e necessaria per la definizione della categoria uomo, poiché tutto ciò che si definirà in quell’essenza apparterrà alla categoria; mentre se un’entità mostra di non possedere i tratti definitori (animale e bipede) allora essa non sarà membro della categoria.

Le categorie quindi, vengono definite come associazione dei tratti necessari e sufficienti. Altri postulati di Aristotele derivano dalla legge di non contraddizione e da quella del terzo escluso. Da ciò ne consegue che i tratti sono binari, e seguono il criterio del tutto o niente, o un tratto è implicato nella categoria o non lo possiede; che le categorie hanno confini netti, poiché una categoria che è stata definita, suddivide l’universo in due insiemi di entità; e che tutti i membri di una categoria hanno pari status. Tra i membri della categoria, infatti, non vi sono criteri di gradualità o gerarchie.

L’approccio classico in...

  • Fonologia, la fonologia è lo studio del sistema di suoni in una lingua. Un assunto fondamentale della fonologia è che il flusso del discorso può essere segmentato in maniera esauriente in una sequenza lineare di suoni. Uno dei suoi compiti più importanti è stato quello di stabilire, per una data lingua, un inventario definito di unità fonologiche, cioè di fonemi, a cui questi suoni possono essere attribuiti.
  • I fonemi a loro volta vengono analizzati in insiemi di tratti. I fonemi sono categorie definite in termini di tratti. I tratti sono binari, cioè essi possono assumere soltanto uno dei due valori, presente (+) o assente (-). Con tali criteri un fonema è vocalico o non vocalico.
  • Molti fonologi hanno poi arricchito il modello aristotelico facendo ulteriori ipotesi sui tratti. 1. I tratti sono primitivi, poiché non sono ulteriormente scomponibili e quindi rappresentano i costituenti ultimi, i componenti atomici della fonologia. 2. I tratti sono universali, poiché le categorie fonologiche di tutte le lingue devono essere definite in termini di tratti ricavati da un inventario universale. L’inventario universale può essere concepito come l’insieme che caratterizza la capacità dell’uomo di produrre suoni.
  • 3. I tratti sono astratti, essi infatti possono essere immaginati come strumenti di rappresentazione della capacità umana di produzione dei suoni. In effetti, poi, molti tratti come VOCALICO+ e ALTO+ fanno riferimento ad aspetti della fonazione e dell’articolazione, ma non caratterizzano fatti direttamente osservabili nell’atto linguistico, cioè la sua origine, le sue proprietà acustiche e la sua percezione.
  • 4. I tratti sono innati, caratteristica controversa. Problema di come un bambino possa appropriarsi di caratteristiche astratte e universali caratterizzanti il suo sistema linguistico. L’unica soluzione accettabile parrebbe quella dell’ipotesi che i tratti sono innati.
  • Semantica, un’analisi delle categorie della semantica condotta seguendo le ipotesi già note alla fonologia, è stata realizzata all’interno del paradigma generativo-trasformazionale ed anche da non-generativisti. (parte con es. bachelor [UMANO] [MASCHIO] [ADULTO] [MAI SPOSATO]).
  • Ci sono tre modi in cui un approccio fondato sulla teoria dei tratti è RISOLUTIVO:
    • In primo luogo si è in grado di specificare le relazioni proporzionali che esistono all’interno del lessico. (bachelor ≠ spinster, un membro della coppia a un tratto diverso, [MASCHIO] [FEMMINA].
    • I tratti rendono possibile definire classi naturali di lessemi. [UMANO] definisce la classe dei nomi umani. Classi lessicali di questo tipo sono coinvolte nella precisazione delle restrizioni selettive responsabili del modo in cui le parole possono essere associate nella formazione di sintagmi. La specificazione semantica è responsabile per stabilire quale classe di nomi può funzionare come soggetto di un determinato verbo.
    • I tratti gettano luce su certi tipi di significati frasali e sui rapporti di significato che sussistono fra i significati. (differenza frase sintetica quest’uomo è uno scapolo, analitica questo scapolo è un uomo e contradditoria questo scapolo è mia sorella)
  • L’insieme dei tratti semantici definisce le capacità cognitive dell’uomo. Ma se il numero dei tratti fonologici universali necessari è comunque molto contenuto, il numero delle categorie semantiche è immenso ed espandibile. Katz e Postal affrontano la questione riconoscendo due tratti semantici: markers “indicatori” e distinguishers “specificatori”.
  • I markers esprimono proprietà semantiche generali e sono coinvolti nella determinazione delle regole sintattiche e delle restrizioni selettive. In generale i markers sono candidati per l’insieme degli universali primitivi.
  • I distinguisher, invece, rappresentano ciò che è idiosincratico nel significato di una voce lessicale (secondi significati delle parole, specificatori). Quest’ultimo è un tipo di componente semantico che non viene sfruttato sistematicamente nel linguaggio.
  • Con Cruse, invece, abbiamo una diversa teoria sulla rappresentazione/idea di significato. Egli delinea un modello di affinità e dissimilarità che il significato di una parola può avere o non avere rispetto a tutte le altre parole del linguaggio con cui essa è in grado di contrarre rapporti semantici in contesti grammaticali.
  • Le affinità, poi, sono di 2 tipi: sintagmatiche e paradigmatiche. La prima è determinata dalla capacità di associarsi normalmente in un enunciato. Affinità fra cane e abbaia, dissimilarità sintagmatica viene rilevata dall’anormalità sintagmatica che comunque non viola i vincoli grammaticali, il leone cinguetta. Dal punto di vista paradigmatico invece, l’affinità semantica fra due parole identiche dal punto di vista grammaticale è tanto più forte, quanto più congruenti sono i loro modelli di normalità sintagmatica. Es., cane/gatto.
  • Nella teoria di Cruse è possibile così rintracciare i sintomi della disintegrazione della teoria classica. Il suo approccio è strutturalista e anche componenziale e apre la strada all’inserimento della conoscenza enciclopedica della definizione delle parole.

Categorie prototipiche I

Wittgenstein

W. affronta il problema della definizione della parola gioco. Prima di tutto egli nota che i vari membri della categoria GIOCO non condividono un insieme di proprietà comuni, sulla cui base i giochi possano essere chiaramente distinti dai non-giochi. Il confine della categoria è sfumato, un fatto che comunque non toglie niente all’utilità comunicativa della categoria.

Così, contrariamente alle aspettative prodotte dalla teoria classica, la categoria non è strutturata in termini di tratti condivisi, bensì attraverso una rete di affinità che si incrociano. Ci sono, in effetti, attributi tipicamente associati con la categoria. Alcuni membri condividono alcuni di questi attributi, altri ne condividono altri. Tuttavia non esistono attributi comuni a tutti i membri e ad essi soli. W. usa la metafora della “affinità familiare”. Tra i vari membri di una categoria, infatti, vediamo una rete complicata di affinità che si sovrappongono e si intrecciano; talvolta si tratta di affinità generali, talaltra di affinità di dettaglio.

Prototipi

Le entità sono caratterizzate secondo la base dei loro attributi. Gli attributi possono essere talvolta funzionali (in relazione all’uso a cui un oggetto è destinato) o interattivi (in relazione al modo in cui le persone usano quell’oggetto). In definitiva, gli attributi non hanno a che fare con le proprietà intrinseche dell’oggetto in sé, ma con il ruolo che l’oggetto detiene in una particolare cultura. Qual è allora l’essenza di un oggetto? La risposta a questo problema sembra essere il concetto di prototipo.

Il prototipo può essere considerato un punto di riferimento per la categorizzazione di esemplari non evidenti e talvolta contengono una complessità di particolari che potrebbero essere visti, aristotelicamente, come accidentali. Vari esperimenti, poi, hanno dimostrato e stabilito come il grado di appartenenza ad una categoria è una nozione psicologicamente fondata, ma rappresenta anche una variabile rilevante in un certo numero di paradigmi. Il grado di appartenenza di una categoria, infatti, può essere condizionato anche dai tempi di verifica di tale appartenenza. Se si chiede ad una persona di citare i rappresentanti di una categoria, questa tenderà a menzionare per primi i membri prototipici.

Termini di livello basico

Così, il concetto di prototipicità, come è stato affrontato da Rosch, è intimamente connesso a quelli che potremmo definire i due assi delle categorizzazioni. Una data entità può essere categorizzata in modi molto alternativi. Tuttavia questi differenti livelli di categorizzazione sono modi ugualmente leciti per descrivere un oggetto dato.

Per descrivere tali livelli si è utilizzato un modello di categorizzazione gerarchica basata sui tratti. In particolare si è notato che in questo modello, c’è un livello della categorizzazione che dal punto di vista cognitivo e linguistico è più saliente degli altri. È il livello basico della categorizzazione. È su questo livello basico della categorizzazione che le persone concettualizzano le cose come rappresentazioni percettive e funzionali.

Sul piano puramente formale ed interno al sistema linguistico, i termini basici possono essere distinti spesso da quelli non-basici. Oltre al loro alto tasso di frequenza essi sono generalmente brevi ed hanno una struttura semplice. I termini sottostanti ad esso sono frequentemente dei composti formati dal termine basico + modificatore. I termini sopra talvolta invece risultano devianti, concettualmente vaghi e indifferenziati. Al livello basico e al di sotto di esso, i significati dei nomi sono pienamente specificati sia sul piano percettivo che funzionale.

Lo status privilegiato del livello basico è dato dall’utilità delle categorie. La categorizzazione rende possibile per un organismo ridurre a proporzioni gestibili la variazione illimitata che si riscontra nella realtà. Una categoria non solo aiuta l’uomo a capire cosa è possibile conoscere, ma rende possibile anche l’esclusione di quanti attributi è possibile escludere. Gli attributi non sono distribuiti casualmente nella realtà, ma tendono ad essere correlati gli uni agli altri, sia in positivo che in negativo. Rosh ritiene che sono le categorie del livello basico ad utilizzare più pienamente la correlazione degli attributi esistente nella realtà. I termini del livello basico segmentano la realtà in categorie massimamente informative. Esso assolve due principali funzioni: massimo numero di attributi condivisi dai membri della categoria; minimizzazione degli attributi condivisi dai membri di altre categorie.

In questo senso, le categorie prototipiche raggiungono la flessibilità richiesta da un contesto sempre più mutevole. Stabilità strutturale, ma non troppo rigida che si adatti alle circostanze mutevoli della realtà esterna. Le categorie prototipiche soddisfano l’esigenza di combinazione fra stabilità strutturale e adattabilità flessibile. Differenza fra teoria classica e prototipica consiste nel fatto che la prima ammette soltanto due gradi di appartenenza, membro non-membro, mentre l’appartenenza ad una categoria prototipica è una questione di gradualità.

Categorie prototipiche II

Possiamo definire un prototipo come un principio di struttura categoriale in cui una categoria abbia dei confini chiari e condizioni essenziali di appartenenza (quelle nominali). Per Langacker, l’estensione di un prototipo coesiste con un secondo principio di strutturazione, e cioè l’elaborazione di uno schema. Gli schemi sono caratterizzazioni astratte che sono pienamente compatibili con tutti i membri delle categorie che essi definiscono e possono essere organizzati in forma gerarchica all’interno di una categoria, in unione all’estensione dei prototipi. Ma se si esamina la questione più da vicino la distinzione fra la categorizzazione per prototipi e quella per schemi, diventa chiaro che esse sono in realtà aspetti dello stesso fenomeno.

Categorie popolari e categorie specialistiche

Le categorie specialistiche (ruolo istruzione formale a volte impone definizioni specialistiche) indicano categorie definite dall’imposizione di una serie di criteri appartenenza categoriale. Mentre, le categorie popolari sono strutturate attorno ad esempi prototipici e sono basate sul modo in cui la gente normalmente percepisce ed interagisce con le cose nel proprio contesto. Queste categorie coesistono, non solo in diverse sezioni della comunità linguistica, ma, tipicamente, nei singoli individui che ne costituiscono i membri. Conflitto fra le due dimensioni che dà origine alle scoperte sperimentali.

Siepi

Fra le espressioni che una lingua possiede e che rendono un parlante capace di esprimere il grado di appartenenza ad una categoria ci sono le parole e le espressioni che Lakoff ha definito siepi, hedges. L’elenca oltre sessanta siepi per l’inglese. Dal punto di vista formale le siepi formano un gruppo fortemente eterogeneo. Esse comprendono frasi epitetiche loosely speaking, parlando in senso lato e strictly speaking, parlando in senso stretto, congiunzioni in that, in quanto, modificatori so-called, cosiddetto, strumenti grafici virgolette e modelli intonativi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FEFERONZA92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Romagno Domenica.
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