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Piccolo sunto storico

  • Anni ‘20 inizia la repubblica di Weimar;
  • Nel ‘33 i nazisti prendono il potere con le elezioni;
  • Dodicennio nazional-socialista;
  • Dopo la seconda guerra mondiale la Germania è sconfitta e occupata da quattro potenze vincitrici;
  • Nascono due stati, uno che raccoglie le zone francesi, britanniche e americane, e uno che nasce dalle zone di occupazione sovietica;
  • Nascono due stati quindi autonomi e diversi su territorio tedesco, Bundesrepublik Deutschland (Germania ovest) e Deutsche Demokratische Republik (Germania est). La BRD sotto l’influenza diretta degli americani, e la DDR sotto l’influenza diretta dei sovietici. I due stati si pongono contrapposti l’uno all’altro, la DDR rivendica di aver costruito un regime socialista su suolo tedesco e di aver chiuso in modo radicale con l’eredità del nazional-socialismo accusando la Germania occidentale di convivenza coi vecchi nazisti. Sono gli anni della guerra fredda;
  • Berlino che continuava ad esser divisa in quattro parti adesso è spaccata in due: siamo nel 1961 e viene costruito il muro di Berlino. I primi anni sono anni di passaggio e tensione, con frontiere fluide. Con la costruzione del muro la città venne divisa e sancita la netta separazione tra i due stati tedeschi e il loro ambito specifico.

Peter Weiss e il suo contributo teatrale

Peter Weiss, scrittore ebreo, fuggito in Svezia con la famiglia negli anni ‘30, scrisse durante il suo esilio. Esordisce con romanzi di carattere autobiografico in cui tematizza la sua esperienza di esule e nel 1963 scrive il dramma dal titolo lunghissimo "Die Verfolgung und Ermordung Jean Paul Marats, dargestellt durch die Schauspielgruppe des Hospizes zu Charenton unter Anleitung des Herrn de Sad", La persecuzione e l'assassinio di Jean-Paul Marat, rappresentato dalla compagnia filodrammatica dell'ospizio di Charenton sotto la guida del marchese de Sade. Il dramma venne rappresentato nel 1964 a Berlino con successo fulminante.

Weiss scriverà dichiarazioni a proposito di questo dramma definendolo dramma impegnato, a tal punto che scriverà, per quanto riguarda il finale, ben cinque versioni diverse. Fu un testo di enorme attualità, discusso in quanto tutti si chiedevano in quegli anni cosa volesse dire Weiss e quale fosse il suo messaggio con una rappresentazione del genere. Il dramma venne così immediatamente rappresentato dappertutto, ripreso all’estero da Peter Brook, per essere una ripresa del dramma storico di ascendenza ottocentesca.

Nel 1965 Weiss replicò questo successo con un dramma diverso "Die Ermittlung", L’istruttoria, una composizione religiosa di contenuti laici in cui vengono ricostruiti e rievocati gli interrogatori che venivano tenuti, negli stessi anni a Francoforte, nei processi contro di assassini di Auschwitz. Dedicato ad un argomento più attuale, "Die Ermittlung" è testo che venne percepito come importante e rappresentato simultaneamente in quattordici teatri lo stesso giorno, distribuiti sia nella repubblica federale tedesca sia nella repubblica democratica tedesca.

Il Marat Sade e l'influenza di Büchner

Anche il "Marat Sade" venne rappresentato la prima volta a Berlino nel 1964, ripreso in altre città e rappresentato nella DDR: a questa recensione dobbiamo un’oscillazione nei finali. Per quanto riguarda Büchner, Weiss utilizza le modalità già rivoluzionarie del dramma storico di Büchner per rilanciare e scrivere un dramma storico che, con forma eversiva, risulti smascherante della realtà storica.

Büchner scrive negli anni ‘30 dell’Ottocento un dramma storico sulla rivoluzione francese, grande evento traumatico per la generazione precedente, e giocando con la convenzione del dramma storico riesce a creare una riflessione estremamente acuta e disincantata sulla rivoluzione politica e sociale; qui Weiss riprende un genere vissuto come convenzionale per trasformarlo in qualcosa di eversivo.

La messa in scena nel manicomio di Charenton

Peter Weiss immagina che la morte di Marat, avvenuta nel 1793 ad opera di Charlotte Corday, venga messa in scena da una compagnia di internati nel manicomio di Charenton: una vicenda politica centrale della rivoluzione francese, ancora più importante di quel che non sia stata la morte di Danton, un momento cruciale della rivoluzione messo in scena nel 1808 (15 anni dopo) in un manicomio. In questo manicomio sono internati malati mentali e anche oppositori politici.

Presentato quindi come una struttura non destinata alla cura del disagio mentale, ma come una struttura costrittiva e detentiva secondo le tesi di Foucault. Nel 1808 gli oppositori politici sono contro Napoleone. Nel 1804 è Imperatore francese ma già prima, nel 1798, aveva dichiarato che la rivoluzione si era conclusa.

Qui la prospettiva è più ampia in quanto con la morte di Marat nel 1793 inizierà il periodo del Terrore: anche se Napoleone fondò il Direttorio e dichiarerà conclusa la Rivoluzione e conseguiti tutti i risultati, viene costituito uno stato moderno ma autoritario. Napoleone si auto-dichiara imperatore e nel 1808 è in piena conquista dell’Europa.

Il regista, o forse l’autore, è il Marchese de Sade, il quale aveva effettivamente passato anni in prigione a causa della sua condotta di vita scandalosa e dei suoi scritti. Imprigionato nella Bastiglia, si era liberato nel 1789 ma fu un personaggio scomodo per tutti: Napoleone lo fece internare nel manicomio di Charenton dal 1801 fino al 1814, anno in cui muore.

Il ruolo di François Simonet de Coulmier

Il direttore del manicomio è François Simonet de Coulmier, per l’epoca personaggio avanzato e illuminato, sosteneva che gli internati non dovevano unicamente essere puniti e reclusi, ma dovevano svolgere attività che avrebbero potuto aiutarli a migliorare la propria condizione. Secondo Coulmier l’arte è educativa e nobilitante: autorizza, realmente, la messa in scena di drammi e commedie con gli internati come attori mentre De Sade mette in scena drammi con l’approvazione e il sostegno di Coulmier.

Il contesto e l’ambientazione del dramma sono assolutamente corretti: de Sade metteva in scena suoi drammi ed altrui mentre i matti recitavano, e Coulmier incoraggiava le iniziative. Ai drammi partecipava la società parigina: andava infatti di moda andare ad assistere ad opere teatrali di de Sade a Charenton.

Il metateatro e il contesto storico

La differenza con Weiss è proprio questa: qui la società parigina non c’è ma è sostituita dal pubblico in sala, che occupa la posizione del “pubblico di persone normali” che andavano a vedere gli spettacoli e le messe in scena da persone affette da disagio mentale. Prende il nome di meta-teatro, un teatro in cui il pubblico viene integrato in questa funzione, un gesto fortemente critico.

Il dramma suddiviso in due atti ed è scritto in versi. Il verso che Weiss utilizza è il Knittelvers, un verso risalente al Cinquecento, di ascendenza popolaresca è un verso ritmato utilizzato nelle commedie, e ripreso da Goethe nel primo monologo del Faust. È un verso “poco elegante”.

Weiss utilizza lo stesso metro per sottolineare l’aspetto di ballata popolare di questa messa in scena. Il dramma non è un vero e proprio dramma, cioè si sa già cosa succede e come va a finire: è una sorta di Moritat con sviluppo e tensione (lo è anche Dantons Tod). La persecuzione e l’assassinio di Marat ha tratti di una ballata popolare che in tono narrativo mette in scena un evento traumatico nel corso della rivoluzione francese. La Moritat ha quindi un andamento epico e non drammatico.

Moritat è un termine che fa parte della cultura popolare tedesca: le “Moritaten” sono ballate di argomento tragico/criminale che venivano intonate durante le fiere popolari da un cantone che accompagnava ciò dall’esibizione di immagini di una triste storia; sono raccontate e cantate per episodi ed accompagnate da immagini. È un componimento lirico-epico. Il dramma è presentato da Weiss stesso come una Moritat.

L'influenza di Bertolt Brecht

Il modello più vicino a Weiss fu sì Büchner per il teatro storico e la rivoluzione francese, ma il punto di riferimento essenziale fu Bertolt Brecht, scrittore drammatico del Novecento che ha modificato le convenzioni teatrali. In tutta Europa il teatro deve la sua nascita al teatro di Brecht. Comincia a scrivere nel 1919, all’età di Toller, lavorando nei primi anni della repubblica di Weimar.

Elabora una riforma radicale del teatro rompendo radicalmente con l’idea di teatro come imitazione di una umana vicenda. Secondo Brecht il teatro non deve essere drammatico ma epico: elabora quindi una teoria in cui mette l’uno contro l’altro quello che lui chiama “teatro aristotelico” e teatro anti-aristotelico.

Il teatro aristotelico è il teatro tradizionale che presenta una vicenda qualunque rappresentandola come se fosse in sé per sé necessaria. Presentare una vicenda, che si svolge nel mondo storico come se fosse governata da leggi di natura, è un errore in quanto si trasforma la storia in natura: non si deve mostrare quello che è modificabile come necessario.

Brecht sostiene che nel mondo storico non c’è mai un passo che sia assolutamente necessario, quasi come si trattasse di leggi natura, in quanto ogni passo ci pone di fronte ad una scelta: la realtà storica è sempre modificabile e il compito del teatro è presentarla modificabile. Così Brecht rompe con le convenzioni che ci fanno immaginare che da un’azione qualunque non possa che scaturire che l’azione successiva.

Già Büchner lo faceva con il suo teatro senza connessione fra singole scene, in quanto una singola scena è un dramma assestante che illumina di propria luce il nucleo drammatico di base.

Come Brecht rompe con le convenzioni

  • Interrompe l’identificazione: il pubblico non deve identificarsi con l’eroe ma deve essere tenuto ad una condizione vigile e critica, deve essere posto in una condizione di giudice ed in ogni momento deve prendere posizione chiedendosi se è giusto o meno quello che viene rappresentato: modalità di pubblico critico, giudice e che mai si identifica con le vicende che possono essere decostruite in ogni momento;
  • Modalità di recitazione. Gli attori devono esser bravissimi e non identificarsi col loro personaggio, ci devono rendere consapevoli che recitano una parte e loro stessi stanno riflettendo sulle parole che pronunciano.
  • L’attore è distanziato rispetto alla figura che incarna e al testo che recita; i Fau Effekt, effetti di straniamento, ossia il vestirsi e lo spogliarsi in pubblico, quindi il non arrivare subito in scena avendo assunto l’identità della figura che si rappresenta;
  • L’uso di manifesti e cartelloni, interventi fuori scena.

Il testo stesso non deve più avere caratteristiche definite drammatiche, quindi una serie di scene concatenate che si muovono verso un finale: il testo deve essere epico, come dice Brecht, e conservare una struttura narrativa che proceda per singoli episodi e in ogni episodio il pubblico debba ragionare. Nei testi di Brecht ci sono interventi diretti al pubblico: qualche personaggio infatti interviene dicendo “Il signor Brecht pensa che… E noi pensiamo che…”. Viene dato molto spazio anche alle ballate.

Brecht modifica totalmente il linguaggio teatrale e fa in questo contesto una vera e propria rivoluzione: senza Brecht il teatro del secondo dopo guerra non ci sarebbe.

La persecuzione e l'assassinio di Marat

"La persecuzione e l’assassinio di Marat" è il momento culmine: Marat è infatti considerato un radicale, l’uomo politico più amato dal Terzo Stato, è inoltre giornalista e il suo giornale L’amico del popolo è il più letto verso i sanculotti. L’assassinio di Marat nel 1793 comporta:

  • L’inizio del Terrore, una svolta nella rivoluzione francese e radicalizzazione delle misure politiche tese a mettere a tacere gli oppositori;
  • Un momento di arresto dal punto di vista sociale. Probabilmente era stato tutto un equivoco, ma nei primi anni della rivoluzione i sanculotti avevano sperato in una rivoluzione sociale, cosa che poi non è avvenuta.

Marat è l’eroe del popolo, ucciso con un giro di vite che comporta una riduzione delle misure sociali: il popolo ha fame e se la tiene. Il Marchese de Sade mette in scena "La persecuzione e l’assassinio di Marat".

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudia.caleca495 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Cermelli Giovanna.
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