1sunto di letteratura italiana contemporanea, prof. Dariotommasello
Il Novecento – Alberto Casadei
Percorsi della letteratura novecentesca
Sull’evoluzione della letteratura italiana del '900 hanno pesato fattori storico-politici e socioculturali. Ad esempio, durante il ventennio fascista (1922-1943), la libera circolazione delle idee è stata fortemente limitata o impedita. Sul versante socioculturale, la grande influenza del filosofo Benedetto Croce, fra i pochissimi intellettuali rimasti indipendenti dal fascismo, fece sì che la critica accademica non si aprisse a stimoli provenienti da altri paesi europei, rimanendo spesso legata a canoni estetico-idealistici fino ai primi anni '60.
Nonostante ciò, rimase vivo l’interesse per il confronto letterario con altre realtà europee, grazie ai gruppi riuniti attorno alle riviste fiorentine come Solaria, alla quale collaboravano Eugenio Montale e Carlo Emilio Gadda. Di pari passo, in contrasto con l’estetica crociana, alcuni critici come il saggista Giacomo Debenedetti ed il filologo Giacomo Contini, partendo dalle correzioni d’autore, alle quali era contrario Croce, proponevano letture e valutazioni autonome dei nuovi scrittori.
Da tenere in considerazione è il rapporto tra letteratura italiana e tendenze internazionali, dalle quali spesso e volentieri si formano i nostri scrittori: c’è una continua interazione, che può indurre alla modifica di poetica o alla scelta di percorrere nuove vie: Pirandello ad esempio corregge la sua opera più rivoluzionaria, I sei personaggi in cerca di autore, sulla base dei contatti con i registi e i movimenti d’avanguardia del teatro europeo.
Tra i caratteri fondamentali vi è l’interazione tra lingua nazionale, imposta dopo l’Unità (1861), e i dialetti. In Gadda ciò arriva a una particolare forma di espressionismo. Dalla seconda metà del secolo, la scelta dei dialetti risulta difensiva o per nostalgia di dimensione socioculturale in via di estinzione, o per opposizione contro la massificazione e poi la globalizzazione. L’intersezione con i dialetti diventa nel secondo '900 molto più affine al plurilinguismo colto.
Altra caratteristica è la divaricazione tra il destino della poesia e quello della narrativa. La poesia è dotata di tradizione che comporta un confronto con grandi modelli come Dante, Petrarca e Leopardi; la narrativa appare continuamente rinnovata e di fatto azzerata. Il romanzo italiano non ha avuto funzione importante come negli USA, dove si prefiggeva di proporre una ricostruzione della società nel suo insieme, interpretata negli aspetti dominanti caratteristici.
In ambito lirico ci si rifà alla tradizione nazionale ed a quella europea, coniugando linguaggio aulico o antiaulico alla possibilità di nominare oggetti e situazioni. Poesia italiana simile a quella anglosassone: due antecedenti Pascoli ed il Montale delle Occasioni. Fino al secondo dopoguerra i modelli privilegiati erano altri e prevalevano i due proposti da Ungaretti: Allegria e Sentimento nel tempo.
Anni '20: tendenza antinovecentesca, ostile ai caratteri sperimentali tipici del primo Novecento, che trovava il punto di riferimento nel canzoniere di Saba. È stata rivalutata sin dalla metà del '900, ma a fine anni '50 è di nuovo la sperimentazione a costituire la linea dominante nella poesia. Ricordiamo Vittorio Sereni con Gli strumenti umani che propone una sua interpretazione del rapporto fra poesia e prosa e La Beltà di Zanzotto, che lavora sul linguaggio cogliendone le infinite risonanze e non privandolo di ogni comunicatività.
Tratti che influenzano la letteratura: cinema e poi tv sulla narrativa scritta dalla fine della seconda guerra mondiale con De Sica, Visconti e Rossellini (neorealismo); prevalere della poesia popolare su quella colta (testi musica); legame tra autori e teatro col sopravvento di autori-attori come Dario Fo e Carmelo Bene. Importante è la prosa saggistica con Piero Longhi, Cesare Garboli, ma anche Primo Levi in Se questo è un uomo.
Tra modernismi e avanguardie
La fase dell’800 si conclude con due opere di rilievo: Canti di Castelvecchio di Pascoli ed Alcyone, terzo e più importante libro delle Laudi di D'Annunzio, i due più autorevoli lirici dopo Carducci. Si apre il crepuscolarismo. I crepuscolari si rifacevano a modelli tardo realistici italiani e a simbolisti franco-belgi, nei quali fondevano malinconia e consapevolezza della marginalità della poesia nelle società ormai pienamente borghesi. La protesta contro la mercificazione dell'arte avveniva dal basso.
Iniziano anche le avanguardie, movimenti artistici che intendono rompere con le forme più tradizionali. Alcuni di essi arrivano a rifiutare l'arte stessa in quanto istituzione, impiegando elementi industriali e di uso comune per la realizzazione di opere e sottolineando che le nuove forme di sublime artistico possono essere costituite dal rovesciamento parodico della funzionalità quotidiana: Duchamp, esponente del dadaismo propone Fontana, una scultura costituita da un orinatoio capovolto; cubismo con Picasso che rompe la prospettiva rinascimentale, espressionismo in Germania con la voluta deformazione dei codici espressivi e dei soggetti, futurismo in Italia con Filippo Tommaso Marinetti, a cui si affiancano artisti e musicisti. È un’avanguardia aggressiva e tecnologica, legata a movimenti politici come fascismo o comunismo.
In letteratura non ottenne molti risultati a parte le poetiche, mentre gli espressionisti, legati alla rivista La Voce, raggiunsero risultati rilevanti. Maggior tendenza verso la lirica piuttosto che verso la narrativa. Sul versante critica, Benedetto Croce spicca con la sua Estetica. Tra le principali conseguenze per la valutazione di opere letterarie: distinzione tra poesia e non poesia, critica portata a distinguere tra le parti di un’opera in cui l'invenzione fantastica (intuizione) si fa immediatamente espressione linguistico-stilistica, e quelle in cui permane il progetto non realizzato.
Subordinazione della prosa narrativa alla lirica non implicò a inizio secolo un totale rifiuto del romanzo. Si comincia ad imporre anche in Italia un’editoria soprattutto milanese pronta a stampare testi per un grande pubblico: dopo Cuore di Edmondo De Amicis con i sani valori nazionali emergono autori che accentuano gli aspetti erotico-mondani come il modenese Guido da Verona ed il suo Mimì Bluette fiore del mio giardino. Risultava rara l'elaborazione di una prosa narrativa sperimentale o quantomeno originale, come Pirandello con Il fu Mattia Pascal, storia di un cambio di identità in cui la riflessione sui limiti dell’io e sulla crisi dell’individuo si coniugano con l’umorismo.
Rimase ai margini del sistema letterario ufficiale per via di Croce che non apprezzava la sua poetica. Con Ungaretti e Allegria di naufragi giungono a un limite estremo sia l’attenzione alla parola pura, di ascendenza mallarmeana, sia la disgregazione metrico-sintattica, pratica di Apollinaire e dei futuristi, qui motivata dalla necessità di rappresentare una realtà in frantumi come quella sperimentata dal soldato Ungaretti nelle trincee.
Sul fronte teatro sperimentale si raggiunge l’apice con Pirandello e Sei personaggi in cerca di autore, esempio di riflessione metateatrale ed allegorizzazione delle ossessioni dello scrittore. Con i primissimi anni '20 cominciò ad affermarsi una volontà di ritorno all’ordine.
La Poesia e il Crepuscolarismo
È una prima tendenza della lirica che si stacca dai modelli tardosimbolisti decadenti di Pascoli e D’Annunzio. Termine coniato da Giuseppe Antonio Borgese per indicare un atteggiamento spirituale e quindi un campo dell’immaginario poetico. L’atteggiamento si basa sulla consapevolezza della marginalità della poesia e quindi si cerca di restringere la propria prospettiva vitale sulle piccole cose quotidiane. Linguaggio ordinario, al limite del denotativo (piove, è mercoledì, sono a Cesena - Marino Moretti); voluto abbassamento dell’aulico fatto scontrare col prosaico, con effetti ironici con Guido Gozzano.
I crepuscolari rifiutano di investire di valori simbolici le piccole cose, ma le confinano ai margini. Tema inettitudine fondamentale per la costruzione dell’Io poetico crepuscolare che rivendica l’incapacità di vivere grandiosamente. Vanno ricordati: il romano Sergio Corazzini con Piccolo libro inutile, in cui prevale il sentimento doloroso dell’impossibilità di fare poesia, metrica semplificata, uso linguistico stilistico medio; gli emiliani Corrado Govoni e Mario Moretti, che fanno prevalere l'elencazione monotona di oggetti e di situazioni prive di rilevanza. In essi la poesia dice il niente da dire rimasto ai poeti.
Il torinese Guido Gozzano utilizza chiave ironica. L'io rifiuta decisamente di atteggiarsi a Gabrieldannunziano rivelandosi come “un coso a due gambe dettoguidogozzano”. Nome e cognome senza maiuscole tutto attaccato indica il raggiungimento del nadir, opposto allo zenit del sublime io dannunziano. Gozzano mentre si riduce a coso, riscatta la sua posizione mettendo in rilievo la falsità di quelle in voga, (dannunziane) grazie anche a un gioco raffinato con la tradizione letteraria.
Tra i temi che meglio rappresentano questo insieme si può citare: l'eros, che in Gozzano viene evitato e bloccato sul nascere, o viene solo ipotizzato, in rapporto a donne irraggiungibili, o ridotto ad avventura prosaica con modeste servette. Si coglie una tentazione di annullamento nichilistico, che impedisce ogni azione e non porta al suicidio solo in virtù di un distacco ironico a volte coincidente con una sorta di fatalismo.
Il Futurismo
Marinetti, in Francia con l'aiuto di Apollinaire, fa uscire il primo manifesto del futurismo pubblicato sul Figaro il 20 febbraio 1909. Caratteristiche sono: rifiuto totale di ogni forma di tradizione, accettazione del presente fatto di macchine e di velocità, forza e violenza (guerra come igiene del mondo) e spinta verso il futuro in quanto espressione di un movimento incessante e rivoluzionario. In poesia vengono esposte delle riflessioni nel manifesto del 1912. Si teorizzava l’eversione sintattica, abolizione degli aggettivi e degli avverbi nonché della punteggiatura, mentre doveva dominare l’uso dell’analogia.
Marinetti, con le Parole in libertà, creazione di composizioni tipografiche in cui le parole sono accostate senza precisi nessi sintattici e spesso disposte a formare figure di oggetti tecnici o bellici, come il poema paro libero Zang Tumb Tumb in cui la violenza della guerra sognata e ormai avviata si estrinseca nella grafica e nell’evocazione del rumore che simbolizza il dinamismo degli oggetti. Le opere più significative del futurismo vengono da altri autori.
A Firenze operano lo scrittore Giovanni Papini, l’artista e scrittore Ardengo Soffici e l’autore poliedrico Aldo Palazzeschi. In Lasciatemi divertire Palazzeschi appare come uno strambo individuo il quale dissacra con i suoi versi brevissimi l'idea canonica della lirica. Prevalgono forme libere, quasi filastrocche scandite da ripetizioni fonico ritmiche che si avvicinano in qualche caso al nonsense. La sostanziale anarchia Palazzeschiana si conferma nel '14, quando forse unico tra i futuristi, rifiuta di sostenere l’interventismo e si apparta dal gruppo. Successivamente adotterà forme più tradizionali prima di ricapitolare il suo percorso comico-satirico-parodico con Il buffo integrale (1966).
Con il futurismo il disprezzo della borghesia si esplicita in volute riduzioni del linguaggio alla sua essenza energetica, deprivato delle risonanze auliche. Nonostante i limiti oggi evidenti, il futurismo si affiancò alle principali avanguardie europee, trovando rielaborazione nel cubo futurismo russo, dal 1917 arte ufficiale del primo comunismo rivoluzionario, col grande poeta Majakovskij.
Linea espressionista
Il critico Gianfranco Contini considerava l'espressionismo come la tendenza a far interagire codici linguistici e stilistici diversi per ottenere effetti dissonanti e originali. L'uso di molteplici varietà linguistiche dell'italiano, di un lessico raro o neologismi e sintassi spezzata sono analogie tra espressionismo propriamente detto ed espressionismo d’avanguardia. Ma ci sono anche differenze: l’avanguardia affronta temi della modernità del primo '900 (dominio macchine, industria, necessità di un'estetica del brutto e osceno da contrapporre all’estetismo del simbolismo-decadentismo) ed è attenta quindi a questioni politico-rivoluzionarie.
Molti autori del filone espressionista in Italia lavoravano con La Voce. I vociani si esprimevano nella forma del frammento, testi brevi e intensi quindi, dalla forte evocatività e dalla tensione di tipo lirico pure quando veniva impiegata la prosa. Spesso lo scopo era di scavare nell'interiorità spirituale. Il milanese Clemente Rebora, propende ad un’analisi esistenziale acuta quanto drammatica, caratterizzata da linguaggio aspro e denso, sicché riprese colte e neologismi si inseriscono in una versificazione ricca di rime e ripetizioni.
Vengono raggiunti effetti fonici di intensità violenta (bussano i timpani cupi/ strisciano i sistri lisci) che si accompagnano a una percezione sofferta dell'insignificanza del vivere. Giovanni Boine, critico battagliero, ricordato per esperimenti di poemi in prosa, testi che tendono a esprimere sentimenti lirici in frasi brevi e intensi, con ritmo. Piero Jahier, alternanza poesia e prosa, incrociando un forte impegno etico e civile con un rigorismo religioso. Dino Campana, nei Canti Orfici si vedono le influenze di poeti maledetti francesi e altri di matrice futurista, anche se non manca la conoscenza dei classici. L’orfismo è una poesia simbolista che mira a evocare significati profondi e nascosti dietro la superficie della realtà. Presenti anafore e figure di ripetizione per creare ritmo quasi onirico.
Risultati più alti in Genova, dove il gusto visionario incontra quello visivo. Camillo Sbarbaro, in Pianissimo, presenta numerosi testi rivolti a un interlocutore oppure al poeta stesso: volontà di manifestare le riflessioni interiori. Scavo etico, ma l'autore si avvicina più a Leopardi che ai vociani o crepuscolari. Uso di elementi tradizionali, come endecasillabo, e per la sua lucida e non gridata analisi della sofferenza esistenziale, questo autore appartato costituirà un punto di riferimento per poeti più giovani, soprattutto per Montale.
Giuseppe Ungaretti entra in contatto con Apollinaire. Nella sua formazione interagiscono interessi letterari, ma anche politici, che lo indussero a partecipare alla prima guerra mondiale che lo portò a scrivere Porto sepolto. Dopo la guerra strinse rapporti con l’ambiente fiorentino dove nel '19 uscì Allegria di naufragi e poi a Roma dove aderì al fascismo. Successivamente iniziò a viaggiare e a tradurre, ma le sue raccolte poetiche non ottennero consensi pari alle prime.
L’Allegria è il libro poetico più rilevante della fase primo-novecentesca. Al nucleo iniziale Porto sepolto, si aggiunsero varie sezioni col titolo Allegria di naufragi: sarà sottoposta a numerose varianti nel '31 e nel '42. Alla poesia viene riassegnata un'alta funzione, di ascendenza simbolista, brilla magia della parola lirica. L’io poeta è spinto a chiedersi quale sia il suo rapporto con Dio o quale può essere il luogo in grado di ridonare una pace effettiva a corpo e spirito. La frantumazione della metrica tradizionale ridotta a versicoli mira a ridonare una forte autonomia agli aspetti fonico-semantici. La compattezza viene in parte persa con Allegria di naufragi, in cui Ungaretti accentua l'uso dell'analogia e delle metafore ardite, lasciando parole isolate. La sintassi viene semplificata al massimo.
Nelle sue liriche in francese alcuni testi sono ridotti ad una semplice frase in prosa lirica, mentre risultano più elaborati disposizione grafica e uso di spazi bianchi. Nelle versioni successive dell'Allegria Ungaretti tenderà a riportare molti versi a una scansione più piana. Il poeta ha compiuto una parabola esistenziale che l’ha portato ad aderire a fascismo e cattolicesimo, ma anche a riscoprire l'importanza della tradizione letteraria italiana ed europea.
Già nella seconda raccolta, Sentimento del tempo, il gusto per l'analogia tende a farsi privo di spontaneità e si attenuano i riferimenti di vita vissuta. La poesia assume valore sublime in sé e tende a creare miti e metafore preziose. Ottenne grande successo e costituì un punto di riferimento per la poesia ermetica. Nelle opere successive mantiene un tono retoricamente elevato, sebbene tornino in primo piano i drammi personali come la morte del figlio Antonietto e quelli del secondo conflitto mondiale. Tutti i suoi componimenti formano il canzoniere, intitolato Vita d’un uomo (1969), in cui sono presenti introduzioni e note dell’autore.
Per quanto concerne le traduzioni si nota che il rispetto dell’originale è a volte eccessivo, altre superficiale, altre ancora è notevole la resa di metafore e analogie ardite: sono apprezzate soprattutto quelle da Góngora e Racine, ma anche Shakespeare, Blake e Mallarmé. La narrativa appare molto più varia e priva di linee davvero prominenti. Si presenta in Italia dotata di una tradizione molto meno forte rispetto alla lirica. Non sono da dimenticare Grazia Deledda e Luigi Pirandello. La narrativa di tipo espressionista più stimata è quella del senese Federigo Tozzi, che arriva alla scrittura nel '13 del suo primo e più notevole romanzo, edito nel '19, Con gli occhi chiusi. Il giovane Pietro ama Ghisola, idealizzandola senza accorgersi che la ragazza non è pura e ingenua come lui pensa.
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