Letteratura francese e la figura di Colette
Una reputazione sulfureuse
La formazione umana di Colette risale ai tempi dell'infanzia. Colette, fin da piccola, è stata caratterizzata da una grandissima ricchezza interiore. Per lei era importante sia quello che provava dentro, sia quello che la circondava (il cosiddetto macrocosmo). A quest'ultimo, in particolare, Colette si rivolgeva fin da piccola con tutto l’entusiasmo che le permetteva di godere appieno del mondo esterno. La sua ricchezza interiore, cioè il suo microcosmo, invece, era piena di desideri ed emozioni. Fin da piccola, quindi, Colette sviluppa una sensibilità molto grande e profonda.
In questo senso, la scrittura diventa, per lei, non solo il rapporto tra macrocosmo e microcosmo, ma quasi un mondo misterioso dove potersi difendere e sentirsi una donna libera, sola, che non teme più il giudizio del mondo esterno. Attraverso la scrittura, Colette sperimenta una sorta di "onnipotenza espressiva", vale a dire la ricerca del rigore stilistico e della bellezza linguistica. Questa onnipotenza espressiva è però frutto anche di una buona dose di egocentrismo, all'interno del quale Colette è sbocciata sin dall'infanzia.
Elementi fondamentali dell'infanzia di Colette
Nella prima infanzia, Colette ha avuto modo di fare tutte quelle esperienze e conoscere quelle persone che hanno costituito la base del suo "egocentrismo", non però in senso negativo, in quanto sono stati da supporto e aiuto al suo ruolo di letterata. Nella sua infanzia, fondamentale è stato il suo apprendistato, basato su tre elementi principali:
- Il territorio di origine
- La figura della madre, Sido
- La figura del padre
Nella sua infanzia, un ruolo determinante sarà anche quello del proprio territorio di origine, la Borgogna (zona rurale, agricola dove si coltivavano soprattutto vigneti). Allo stesso modo, la sua grande sensibilità sarà determinata anche dalle influenze della madre che la ricopriva di epiteti affettuosi ma che soprattutto era il prototipo della donna giusta caratterizzata da una saggezza ancestrale, tipica delle donne di provincia. In sostanza, la madre di Colette era una donna che la ricolmava di amore, ma allo stesso tempo era una donna equilibrata.
Le pillole di saggezza della madre insegneranno a Colette alcune regole di vita che costituiranno la solidità del suo carattere. I suoi consigli le serviranno anche a essere tenace nelle decisioni, matura e saggia. Colette, su suggerimento della madre, svilupperà anche un grande amore per la natura che ha origine da un'esperienza particolare della sua infanzia: la madre, infatti, concedeva a Colette il permesso di godere in solitudine dell'alba, cioè del risveglio e della spettacolarità della natura. Questo rappresenta per Colette un momento magico della sua infanzia poiché si sentiva una piccola selvaggia che sembrava avere a portata di mano una specie di vero e proprio paradiso perduto.
Per quanto riguarda la figura del padre, il Capitano Jules Colette, si tratta di un ufficiale del corpo degli Zuavi che durante la campagna in Italia rimarrà gravemente ferito e perderà una gamba. Come la madre, anche il padre era una persona amorevole nei confronti della figlia, tuttavia era piuttosto disattento alle esigenze della famiglia e incapace di intervenire nelle necessità domestiche. Per via della sua invalidità sarà costretto a sfamare la famiglia solo con la pensione che riceveva per via della sua condizione. La famiglia di Colette, a un certo punto, vivrà perciò in ristrettezze finanziarie.
Il primo matrimonio
Anche per questo motivo, Colette a diciannove anni accetterà di sposare un uomo molto più grande di lei con già un figlio alle spalle, il critico letterario Henry Gauthier-Villars. Colette segue il marito a Parigi e qui comincia a frequentare le future celebrità della letteratura e della musica come Anatole France, Marcel Proust, Claude Debussy, ecc. Colette comincia anche a muovere primi passi nel mondo letterario, collaborando all'atelier editorial di suo marito, scrivendo novelle e romanzi, la cui trama era suggerita direttamente da Willy. Nel Novecento nasce così la prima Claudine à l’école, esperienza letteraria di Colette, cui poi seguiranno Claudine à Paris, Claudine en ménage, Claudine s'en va. Colette affermerà, però, di non aver mai amato queste prove letterarie.
Inoltre, all'inizio, prende le distanze dalla società parigina e dal suo falso perbenismo, anche per via di una certa diffidenza che la società parigina manifestava nei confronti di Colette, alla quale venivano spesso affibbiati epiteti non propriamente dignitosi come per esempio "Culotte". I suoi primi romanzi sono pubblicati con il nome del marito, ma nel 1923, quando verrà pubblicato Le blé en herbe, Colette si firmerà per la prima volta con il suo nome. In seguito a queste prime esperienze letterarie, Colette comincerà una nuova esperienza di lavoro, collaborando al quotidiano "Gil Blas" come critico musicale.
L’esperienza teatrale e i primi passi nel giornalismo
Un'altra esperienza importante per Colette è la scoperta del teatro. Dopo aver divorziato dal marito, Colette abbandona un mondo in gran parte subito e non vissuto mettendosi a fare il mimo. Con il suo nuovo lavoro, non mancherà anche di dimostrare la sua emancipazione e la sua sfrontatezza davanti alla società, recitando scene ardite come ad esempio il bacio saffico con Marguerite Moreno al Moulin Rouge nel 1906. Per Colette il mondo del teatro è un mondo scintillante, essa però vede tutto quello che questo scintillio comporta ma che il pubblico solitamente non vede, ossia la faticosa costruzione di uno spettacolo.
L’esperienza teatrale sarà fondamentale perché c'è dietro la Colette in quanto le insegnerà la disciplina esistenziale che la aiuterà poi a forgiarsi e a temprarsi in una nuova esperienza di vita, il giornalismo. La sua prima esperienza giornalistica sarà come cronista musicale, ma la prima vera e propria esperienza in campo giornalistico si avrà nel 1911, quando Colette diventa cronista del giornale "Le Matin". Le Matin era un grande quotidiano per via della sua tiratura elevata. In questo quotidiano, Colette conosce il suo futuro secondo marito, il barone Henry chiamato “Sidi”, redattore capo del giornale oltre che aristocratico e importante uomo politico. Colette entra così a far parte dell’aristocrazia francese.
L'esperienza della maternità
A quarant’anni, Colette sperimenta per la prima volta la maternità che inizialmente la intimidisce. La maternità è vissuta da lei in modo ambiguo: si sente prima di tutto impreparata, ma allo stesso tempo questa nuova esperienza la entusiasma. Nel momento in cui Colette diventa madre diventa un'altra persona. Chiama la bambina con il suo stesso nome. Si prospetta quindi subito come una madre invadente che ruba l'identità della figlia non solo sul nome ma anche sulla sua personalità. Colette manifestava un grande affetto per la figlia, ma quest’ultima cresceva quasi succube della madre, che era così famosa e dotata di grande personalità all'epoca.
Concluso il suo compito di gestante, Colette affida la figlia a una istitutrice inglese e ritorna al giornale dove le viene affidata una rubrica che consiste nel pubblicare ogni settimana una novella. Questa rubrica avrà un notevole successo. Sei anni dopo Colette sarà chiamata a ricoprire un ruolo di estrema rilevanza: occuparsi della pagina culturale del quotidiano.
La prima guerra mondiale
Con lo scoppio della prima guerra mondiale, Colette diventa reporter e inviata nelle retrovie; si ritrova quindi a praticare il mestiere di giornalista in prima linea e a entrare dentro la notizia. Colette sarà inviata anche in Italia, dove avrà modo di scoprire il popolo italiano. Viaggiando e osservando attentamente i luoghi e le persone, Colette scoprirà delle realtà straordinarie come i bambini, la galanteria degli uomini italiani, l’arte, la bellezza delle donne romane e napoletane. In Italia avrà modo di conoscere anche Gabriele D'Annunzio, profondamente ammirato da Colette.
Il dopoguerra
Nel dopoguerra, Colette è diventata una delle firme più prestigiose del giornalismo francese. Dall'America cominciano a radicarsi nuove abitudini e stili di vita in Francia, influenzando anche la sua attività letteraria e giornalistica.
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