Il romanzo: età napoleonica (1800-1815)
Contesto
La rivoluzione francese (1789) travolse con violenza il rigido assetto monarchico, diventando in letteratura sfondo e tema. Nel 1800 Napoleone divenne Primo Console, atteggiandosi a erede dei principi rivoluzionari, e la borghesia – che ne appoggiò il regime, stabilizzante sotto una parvenza repubblicana – procedette a riformare amministrazione, esercito, finanze e legislazione. Il 2 dicembre 1804 il Console si incoronò Napoleone I: la sua corte fu fastosa e massiccia, e da subito rafforzò espansionismo e autoritarismo, censurando stampa e teatro. Per quindici anni dominò, poi la sconfitta di Waterloo del 18 giugno 1815 ne sancì la caduta. Esiliato a Sant’Elena dagli Inglesi, dettò al conte de Las Cases il suo Memoriale, al fine di costruire la propria leggenda di eroe sublime. Morì nel 1821.
Napoleone oscillò sempre fra autoritarismo e libertà, il che spiega il rapporto contradditorio con gli intellettuali. Quando concluse una nuova alleanza con la Chiesa uscì il Genio del Cristianesimo (1802) di Chateaubriand, sulla funzione estetica e sociale della religione: nella seconda edizione Napoleone fu salutato come difensore del Cristianesimo, ma dopo la fucilazione di un duca accusato dal Console di complotto, lo scrittore passò all’opposizione. Nel 1802 a Mme de Stael, figlia di Necker, ministro di Luigi XVI, fu proibito di allontanarsi da Parigi; nel suo saggio sull’emergente cultura tedesca La Germania (1810), poi, invitò a uscire dai limiti datati della tradizione nazionale, e fu per questo accusata in quanto “non francese”. Nel 1810 gli stampati vennero requisiti e si cercò di confiscarle il manoscritto; la scrittrice si rifugiò quindi in Svizzera, dove discusse di unità e diversità d’Europa, di letterature e del rapporto fra individuo e società con von Schlegel, de Sismondi e Constant: dopo i Cento giorni di Napoleone, si allineò con i Borboni rientrati in Francia.
Fouché, ministro della Polizia, aveva ribadito nel 1800 che la priorità era l’ordine e le arti venivano dopo; Napoleone esigé però la grandezza della Francia anche in questo campo, e difese il Classicismo della monarchia di Luigi XIV: La Harpe compilò un repertorio della letteratura francese che influenzò i programmi di insegnamento; Girault-Duvivier sancì lingua e ortografia nella Grammatica delle grammatiche, basandosi sui grandi maestri; Noel e de La Place ristamparono ogni anno le Lezioni francesi di letteratura e morale. Nel 1803 fu riaperta la sezione di lingua e letteratura dell’Accademia (chiusa nel 1800), composta da poeti mediocri e inoffensivi; a teatro, intanto, Talma recitò ne I Templari, rilanciando la poesia cavalleresca e cortese. Il maggiore successo lo ebbe però il melodramma di de Pixérécourt, spettacolare e patetico, caratterizzato da personaggi stereotipati e dall’eterna vittoria del Bene.
Quello stesso pubblico apprezzò i romanzi gotici inglesi, disponibili nei Cabinets de lecture: nel 1797 se ne diffusero infatti traduzioni e adattamenti, come Il castello di Otranto di Walpole (Isabella e Teodoro); I misteri di Udolpho della Radcliffe e Il monaco di Lewis. Caratteristiche di queste opere le forze soprannaturali, le pulsioni irrazionali, oscure e sublimi, create attraverso scenografie tenebrose, personaggi demoniaci e situazioni melodrammatiche. I cataloghi dei Cabinets proponevano poi romanzi “per cameriere”, anch’essi di successo: Victor o il figlio della foresta, Celina o la figlia del mistero; in Mio zio Thomas Pigault-Lebrun ridusse il romanzo a distrazione, “accozzaglia di eventi immaginari”, ma si annoverano nel gruppo anche La famiglia Luceval e Signor Botte.
A fine secolo si impose l’esigenza di rinnovare le forme letterarie, per l’aumento di alfabetizzazione e tirature, ma i romanzieri ancora imitavano il romanzo nero e trattavano la mondanità sentimentale, con rare incursioni nella Storia. Millevoyer ironizzò quindi sui romanzi considerati nella loro influenza sui costumi nazionali, sul ripetitivo romanzo nero e sul romanzo storico che mescolava favole e storia, ritenendo che un romanzo avesse maggiore presa sui costumi di un trattato morale. Negli stessi anni Dampmartin, nell’introduzione di Gustave et Léoni (1803), denunciò l’abbondanza di cattivi romanzi, causata dal recente impeto rivoluzionario, che avrebbe spinto i francesi alla ricerca di piaceri e dissipazione; tracciò quindi il percorso del genere, avversato ma immortale perché capace di solleticare la fantasia, e che cercava nel primo Ottocento modelli e pubblico.
Dello scopo del romanzo si occuparono Mme de Genlis, protetta di Napoleone e istitutrice del futuro Luigi Filippo d’Orléans, che disapprovò i romanzi futili insistendo sul principio classico del dover istruire e piacere, e de Sade, che ne I crimini dell’amore sostenne che il romanzo avesse utilità conoscitiva nello scavare l’interiorità, raccomandando per questo ai romanzieri audacia e spregiudicatezza. La frivolezza di Chateaubriand e Senancour spinse quindi Mme de Genlis a rifiutarne le opere, e il romanzo attraversò una fase di crisi: seppure venduto era considerato borghese, e i romanzieri tentarono di legittimarlo proponendolo come rappresentazione oggettiva, perfetto per illustrare il mondo post-rivoluzionario, rinnovando la formula sentimentale e i modelli inglesi, avvicinandosi alla Storia e coniugando pubblico e privato, individui e società.
Il romanzo individualista: Chateaubriand e Senancour
René (1802), di Francois-René de Chateaubriand, inaugurò il romanzo dell’Ottocento, creando il prototipo del giovane eroe solo e infelice poi assurto a romantico. Insieme ad Atala (1801) esso doveva formare il dittico dei Natchez, epopea indiana in commemorazione del massacro di una tribù ribelle della Luisiana, basata sui racconti di esploratori e missionari. I due episodi uscirono separati, come esempi edificanti del Genio, accompagnati dal capitolo sull’Indeterminatezza delle passioni, propria di una generazione giovane che soffriva lo scarto con la pienezza del mondo. Atala, che ebbe successo, trasposizioni e parodie, mirava a compiacere il Console e la sua ambizione coloniale sul Canada. Nella prefazione alla prima edizione, poi, Chateaubriand spiegò di voler approfondire la materia romanzesca concentrandosi sulle contrarietà dell’animo umano. René è un testo concentrato, con un intreccio ridotto a favore dell’analisi del sentimento; la confessione è fatta usando la prima e la terza persona, e nella parte centrale narratore e personaggio coincidono. L’autoesame è fatto usando una spietata malinconia, e al sentimento di ennui (prima e più imitata espressione della noia, malattia del secolo) si deve una patologica e fluttuante erranza mentale: un io incerto ammette la sua incompiutezza, la solitudine e l’impossibilità di amare senza rischiare l’incesto; René si proclama unico per la facoltà di soffrire più degli altri, ma l’introspezione assume spesso carattere sentenzioso. La prefazione del 1805 orienta la lettura del personaggio verso una tristezza data da causalità biografiche (orfano, povero) e storiche (l’aristocrazia emarginata della Reggenza), e per questo Nodier definì René “l’ultima convulsione di un mondo che muore”. La soluzione sarebbe quindi il rifiuto della superba inoperosità, ma il richiamo al passeggiatore solitario di Rousseau e a Werther sminuisce l’intento, ribadito anche da padre Souel, che invita all’impegno. Werther e René sono anime belle e impotenti, come Atala e Amélie, enigmatiche vergini con pulsioni sensuali, sui cui pesa l’interdetto sociale e religioso, le cui personalità si definiscono in relazione al sentimento suscitato da quelli maschili, cui sono funzionali.
Obermann (1804) ha invece l’omonimo protagonista quale unico personaggio. Opera di Étienne-Pivert de Senancour, si tratta di un intimo diario di viaggio ignorato alla sua uscita e rivalutato dal severo Saint-Beuve. Nelle premesse alla prima edizione l'autore rifiutò l'etichetta di genere, pur declinandone nella negazione le convenzioni: non un romanzo, perché manca qualsiasi movimento drammatico, e nella lettera 60esima l'io distingue il diario epistolare dalla narrazione e dalla cronaca di viaggio in cui l'osservatore descrive per far conoscere al pubblico luoghi ignoti. Le 91 lettere coprono sette anni, e sono indirizzate a un amico di collegio, da Fointenbleau, Parigi e Lione, oltreché dal rifugio sperduto della Svizzera e dai luoghi dell'escursione intorno al lago di Ginevra. Obermann cerca il suo io nel silenzio e nell'immobilità della natura, e l'analisi degli stati d'animo prevede anche la puntuale descrizione dei paesaggi alpini, seppure "indicibili"; il tradizionale ozio dell'io analizza attraverso un'auto-inchiesta il male dell’ennui, e il campo semantico dominante è quello del vuoto e della mancanza. L'io ammette la doppia frattura con la società e la natura, e si isola percependo il tempo come continuo e monotono.
Il rinnovamento del romanzo sentimentale
Secondo Rousseau una brava ragazza non legge libri d'amore, ma già Emma Bovary, a quindici anni, vi scopre passione ed ebrezza. Questi romanzi sentimentali ripiegati sul privato (il Codice civile escludeva le donne dalle istituzioni) ebbero un enorme successo, come testimonia il catalogo del libraio-editore Pigoreau, perché sfuggivano alla censura in quanto commerciali e allineati all'ideale di ordine morale e politico napoleonico. Ne furono autrici signore dell’alta società, influenzate dalla cultura inglese. Per Mme de Stael le donne conoscono e studiano i movimenti più delicati dell'anima, e i suoi titoli evocano il nome di una donna o di una coppia, intorno alle quali si intrecciano variazioni sull'amore contrastato da convenzioni sociali e morali, da un voto o divergenze caratteriali; abbandoni, sacrifici e morti tragiche rilanciano la narrazione e mettono alla prova il sentimento. Modello Julie o la nuova Eloisa di Rousseau, dove l'intento programmatico era insegnare la virtù con il controllo della sensibilità. Mme de Genlis, in Alphonsine, raccontò che il titolo originale sarebbe stato L'educazione sensitiva, fondamentale per le fanciulle aristocratiche, esercitate all'arte e alla musica, nubili o spose senza amore, chiuse in corti e conventi, riservate e tristi, capaci di sedurre con discrezione. Per far arrivare il messaggio pedagogico occorre però uno stile chiaro, come spiega in Mademoiselle de Clermont, sull'amore proibito di una principessa: la scrittrice riflette qui sulle difficoltà di conciliare verosimiglianza ed eventi sorprendenti, e replica a Rousseau – il quale ritiene che sarebbe una nazione corrotta ad avere bisogno di romanzi – affermando che ne necessita invece una nazione civilizzata (come quella napoleonica), in quanto una morale ben esposta aiuta a reprimere le passioni. Le scrittrici adottarono anche la forma epistolare del Settecento, idonea a esprimere i movimenti interiori grazie alla struttura a più voci: lo fece Mme de Souza in Adèle de Sénange e in Charles et Marie, ma anche la baronessa de Krudener in Valérie. La passione, specie se complicata dall’orgoglio, è una forza distruttiva per Mme Cottin, secondo la quale spetta alle donne cogliere le sfumature del sentimento, che coincide con la vita stessa in una donna ed è invece un episodio in quella di un uomo: trasporti furiosi vengono raccontati nelle quarantacinque lettere del suo Claire d’Albe, in Malvina e in Amélie Mansfield, e analogamente in Elisabeth e Mathilde, dove si hanno riferimenti ai contesti storici. In generale, comunque, nei romanzi sentimentali la Storia è un accenno, e se il contesto è noto al lettore, la romanziera può attribuire all’eroina i sentimenti che dovrebbe aver avuto secondo le testimonianze. Mme de Genlis si disse rispettosa della legge per cui andavano conservate le verità storiche, e il rinnovamento del romanzo sentimentale passò anche attraverso l’avvicinamento alla Storia recente, con una scrittura più consapevole e l’ambizione moraleggiante.
Il romanzo tra privato e pubblico: Mme de Stael
Le protagoniste di Mme de Stael, seppure aventi un destino simile a quello delle eroine sentimentali classiche, risultano più lucide, autonome e mondane, sensibili e malinconiche. La produzione narrativa dell’autrice fu preceduta da tre saggi – Saggio sulle finzioni (1795), L’influenza delle passioni sulla felicità degli individui e delle nazioni (1796) e La letteratura nei rapporti con le istituzioni (1800) – sull’utilità del romanzo, non menzogna ma capace di emozionare e stimolare la felicità individuale e nazionale. Secondo l’autrice la fantasia intrattiene forti legami con la ragione e, seppure sia questa da salvaguardare, la finzione risulta più proficua della Storia a illustrare la morale virtuosa; per istruire ipotizza quindi un romanzo che non consideri più soltanto l’amore (comunque più potente), bensì una gamma di sentimenti già sperimentata in Inghilterra nel Tom Jones di Fielding e nel Caleb Williams di Godwin, restituendo così un genere verosimile. Il primo romanzo, Delphine (1802), fu una versione più complessa dell’Obermann in quanto romanzo epistolare a più voci, e venne stampato in tre volumi, per dividere il romanzo in parti uguali e distinguersi dalle pubblicazioni a molti tomi della letteratura facile; nella prefazione de Stael giustificò la scelta di un genere “frivolo”, in realtà bisognoso di ingegno, giustezza di tono e stile curato. Oltre l’amore, nell’opera appaiono sofferenze, sacrifici, gelosia e pietà, e nella prefazione l’autrice rivendica la libertà del sentimento e il ricorso al divorzio (ammesso nel 1792, ristretto dal codice napoleonico e abolito dalla Restaurazione). L’accademico Féletz considerò l’opera immorale e pericolosa, per l’apologia del divorzio e l’elogio del suicidio; Fiévée disse invece che si trattava “l’amore come una baccante e Dio come un quacchero”. Le recensioni si concentravano quindi sul rapporto fra la finzione e la morale, ma Constant disse che l’autrice voleva denunciare la tirannia dell’opinione pubblica, che trasformava atti di virtù in atti criminali giudicando dall’apparenza. Corinne o l’Italia (1807), scritto in terza persona, ebbe un successo immediato, nonostante il poco riscontro nella stampa censurata. La Gazete di France attaccò anzi l’opera, in quanto disturbava il regime poiché “una donna che si distingue da qualità diverse da quelle del suo sesso ostacola i principi di ordine generale”. Féletz deplorò poi i personaggi “troppo straordinari”, ritenendo che malinconia ed esaltazione turbassero morale e società; pose quindi un problema di classificazione, per la mescolanza di romanzo sentimentale e diario di viaggio serio, ma il successo dipese invece proprio dall’amalgamarsi di digressione sull’amore, descrizioni paesaggistiche e riflessioni su politica, filosofia, cultura. Il romanzo sentimentale ebbe successo fino al 1820; nello stesso anno, Nodier avvertì che le nuove generazioni cercavano sensazioni più forti, e le forme di romanzo gotico, d’amore e storico si intersecarono. Nel 1819 Mme de Genlis, ne I plebei arricchiti, scrisse della scalata sociale dell’arrivista Delmours; attribuendosi verità d’osservazione affermò quindi di essere la prima francese a occuparsi dell’educazione delle scale inferiori, e a far sentire l’utilità della virtù e del lavoro. Il romanzo, come indicato da de Stael, si aprì all’esperimenti di contenuti e temi, che lo adeguarono alla reazione ideologica del periodo, tesa alla stabilità finanziaria ed economica.
Il romanzo: restaurazione (1815-1830)
Contesto
Il Congresso di Vienna (1814) mirò a ripristinare le leggi antecedenti la rivoluzione, procedendo a un riassetto territoriale dell’Europa che trascurava le nazionalità: in Francia riprese il trono Luigi XVIII, che mantenne l’amministrazione napoleonica e, con la Carta costituzionale del 4 giugno, concedette un ordinamento giuridico, una garanzia di uguaglianza civile e libertà d’opinione, di culto e di stampa. Sostenuto da Chateaubriand, il 13 febbraio 1820 l’assassinio del reazionario de Berry comportò una svolta a destra del regime borbonico. Sotto Richelieu e Villèle (1820-1824) la stampa fu censurata, e si costrinse a parlare di politica anche nelle riviste letterarie; dal 1825, con il re Carlo X sostenuto dagli ultras monarchici, si rafforzò il controllo della Chiesa e l’insegnamento fu affidato al clero, sostegno dell’assetto politico. De Lamennais, sostenitore della sottomissione del potere temporale alla Chiesa, scrisse il Saggio sull’indifferenza in materia di religione contro i dubbiosi, e per contrastare l’opposizione Carlo X prese posizioni autoritarie verso i liberali, che chiedevano di allargare il suffragio.
La produzione intellettuale fu vivace, favorita dallo sviluppo della tipografia, delle scienze (Cauchy, Foucault, Ampère, Carnot), dell’École Nationale des Chartes, delle società di antiquari e archeologi, e di una Società in difesa delle lettere classiche. Le meditazioni poetiche di de Lamartine e i Cabinets accrebbero i cataloghi; si formarono cenacoli di intellettuali, frequentati anche da Nodier (capo dell’Arsenal) e Hugo; nel 1819 quest’ultimo fondò Le conservateur littéraire, rivista che si interessò del Romanticismo europeo, come La Muse française di Deschamps. Si rafforzò l’idea di Europa come identità geografica, capace di accogliere diverse espressioni nazionali del Romanticismo.
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