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Teoria critica della partecipazione

La svolta partecipativa degli anni '90

Gli anni novanta sono stati caratterizzati da una svolta partecipativa che ha interessato sia democrazie già consolidate, sia quelle meno recenti. Gli studi sulla democrazia deliberativa sono stati spesso condotti senza specifici riferimenti storici, che hanno impedito di cogliere ampiamente le trasformazioni stesse della democrazia. Un'indiretta dimostrazione della diffusione di queste pratiche è fornita dalla moltiplicazione di associazioni che si occupano di processi partecipativi, anche ad un livello locale che è difficile da censire. Partecipazione significa anche maggiore coinvolgimento diretto nel processo di policy making da parte dei cittadini.

Non è un processo nuovo, ma un ritorno della partecipazione, che presenta caratteristiche e significati in larga misura differenti da quelli degli anni '60 e '70, in cui si rivendicava il diritto ad intervenire nelle scelte assunte dagli attori politico-istituzionali in molteplici settori della vita pubblica. In quegli anni la partecipazione politica ha come obiettivo principale il riequilibrio delle relazioni di potere. Negli anni novanta invece si tende a perdere la connotazione ideologica e valoriale, in quanto tali momenti non nascono da eventi conflittuali, quanto piuttosto dalla creazione di occasioni di partecipazione poste da attori politici e istituzionali (differenza tra un approccio critico-reattivo e acritico-adattivo).

Elementi distintivi e analogie con gli anni '70

Un ulteriore elemento differente dagli anni '70 è la perdita di centralità dello stato a favore del mercato nei processi di regolazione sociale ed economica, facendo sì che si instauri un complesso sistema di relazioni di potere tra economia, politica e società, che porta ad una progressiva perdita di incidenza della pratica partecipativa. Tuttavia, possono essere individuate anche analogie tra i due periodi: il quadro storico-economico, gli esiti della partecipazione e la dimensione spaziale delle pratiche.

Rispetto al primo punto si può dire che le pratiche partecipative si sviluppano in due fasi di intensa ristrutturazione dei modelli di produzione capitalistica e dei sistemi di welfare. Negli anni '70 si assiste all'importanza sempre maggiore del lavoro intellettuale, negli anni '90 si assiste al pieno periodo dell'economia informazionale. In entrambi i periodi si evidenzia la centralità del locale, ma con le dovute differenze. Negli anni '70 i territori locali non erano ancora interessati dai processi di de-territorializzazione e ri-territorializzazione, tipiche degli anni '90.

Paradossi della partecipazione

Paradosso della convergenza normativa

Si assiste ad una convergenza paradossale verso un'acritica esaltazione normativa delle virtù della partecipazione (primato dell'efficienza procedurale sulla sua rilevanza sostanziale). Questa distinzione appare simile a quella che si può individuare tra coloro che enfatizzano il rapporto tra partecipazione e decisione. Per i proceduralisti ciò che conta è la strutturazione del processo partecipativo che deve consentire a tutti coloro che sono coinvolti in un processo decisionale di prendervi parte (strutturazione come fine). Per i sostanzialisti ciò che è rilevante è l'esito della partecipazione (partecipazione come mezzo).

La partecipazione deve poter attivare non solo una redistribuzione del potere decisionale dal sistema politico verso la società civile, ma anche processi orientati al perseguimento di una maggiore eguaglianza sociale e/o economica.

Paradosso della de-democratizzazione

Nel momento in cui si diffonde il ricorso alle pratiche partecipative come strumento di rafforzamento della democrazia rappresentativa, questa tende ad essere storicamente superata da tendenze post-democratiche (egemonizzate da attori economici). Ciò si concretizza nella centralità degli esecutivi rispetto agli organi assembleari, la personalizzazione della leadership, la diminuzione dei tassi di partecipazione. Allo stesso tempo assume maggiore rilevanza la dimensione locale: crescono le responsabilità, le competenze e le funzioni dei governi locali. Le scelte dei governi locali si orientano allo sviluppo delle imprese locali, cercando di favorirne i processi di cooperazione e di competizione.

Paradosso della diffusione senza impatti

A fronte della moltiplicazione delle esperienze di partecipazione, si trova una sostanziale incertezza sulla capacità posseduta dalle pratiche partecipative di determinare obiettivi e contenuti delle scelte pubbliche. Si investe sulla partecipazione anche a fronte di deboli impatti sulle politiche.

Potenziale trasformativo e limiti della partecipazione

Il potenziale trasformativo delle pratiche partecipative è più elevato nei casi in cui è minore la presenza di spazi già occupati da altri attori extra-istituzionali. Inoltre, le pratiche incidono sulle politiche pubbliche in misura maggiore quando gli ambiti dell'azione pubblica riguardano poste in gioco di bassa salienza economica e politica e interessano aree territoriali limitate.

La procedura di ascolto pre-legittima le decisioni pubbliche e depotenzia il conflitto: ciò significa che la partecipazione non permette un vero guadagno di autonomia, se non a margine.

I deboli impatti della partecipazione costituiscono lo sfondo empirico e problematico su cui si collocano i diversi studi sulla partecipazione. Questi sono condotti da diverse prospettive disciplinari e tendono a distribuirsi lungo un continuum ideale che va dai sostenitori ai critici della partecipazione. Le diverse collocazioni fanno riferimento al ruolo attribuito al consenso e al conflitto nella costruzione delle scene pubbliche. Mentre i sostenitori della partecipazione evidenziano la rilevanza dell'input...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crash_9009 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Governance e partecipazione nei sistemi territoriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Moini Giulio.
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