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locali, cercando di favorirne i processi di cooperazione e di competizione. Ed è proprio rispetto a

questa situazione che si chiarisce la tendenza a ridurre gli spazi di confronto democratico a livello

locale.

Paradosso della diffusione senza impatti: a fronte della moltiplicazione delle esperienze di

partecipazione, si trova una sostanziale incertezza sulla capacità posseduta dalle pratiche

partecipative di determinare obiettivi e contenuti delle scelte pubbliche. Si investe sulla

partecipazione anche a fronte di deboli impatti sulle politiche.

Il potenziale trasformativo delle pratiche partecipative è più elevato nei casi in cui è minore la

presenza di spazi già occupati da altri attori extra-istituzionali. Inoltre le pratiche incidono sulle

politiche pubbliche in misura maggiore quando gli ambiti dell'azione pubblica riguardano poste in

gioco di bassa salienza economica e politica e interessano aree territoriali limitate.

La procedura di ascolto pre-legittima le decisioni pubbliche e depotenzia il conflitto: ciò significa

che la partecipazione non permette un vero guadagno di autonomia, se non a margine (questionario

buona scuola).

I deboli impatti della partecipazione costituiscono lo sfondo empirico e problematico su cui si

collocano i diversi studi sulla partecipazione. Questi sono condotti da diverse prospettive

disciplinari e tendono a distribuirsi lungo un continuum ideale che va dai sostenitori ai critici della

partecipazione. Le diverse collocazioni fanno riferimento al ruolo attribuito al consenso e al

conflitto nella costruzione delle scene pubbliche. Mentre i sostenitori della partecipazione

evidenziano la rilevanza dell'inclusività e di modalità di interazione. Nella prima parte dell'ultimo

quindicennio ha prevalso la tendenza a considerare le pratiche partecipative come forme di azione

politica e sociale molto promettenti. In realtà la partecipazione può produrre, nello stesso tempo,

inclusione o ulteriori forme di esclusione sociale.

Il rapporto tra partecipazione e neoliberismo, come asse interpretativo di tipo critico, è entrato solo

di recente nelle agende di ricerca politica e sociale. La partecipazione si è andata configurando

come una vera tecnologia di governo attraverso cui non solo si sono deralicalizzate le istanze, i

comportamenti e i linguaggi della società civile coinvolta, ma si è cercato di realizzare una fittizia

city wide unity in cui gli attori politici, economici e i cittadini sono stati retoricamente spinti a

considerarsi dotati dello stesso potere decisionale, occultando le reali e persistenti disuguaglianze

basate sulla classe, sul genere e la razza. La partecipazione viene interpretata in questo questo

quadro teorico come una risorsa discorsiva del réféntiel egemonico della neoliberalizzazione

profonda: si tratta di una risorsa che contribuisce al processo di stabilizzazione o di consolidamento

del neoliberismo (Giddens). → Stigliz: dialogo tra paesi non equo a causa delle informazioni non

trasparenti.

2.

La crescente diffusione delle pratiche partecipative è stata spesso interpretata come una possibile

forma di opposizione e resistenza al prevalere del paradigma postdemocratico, secondo cui il

mercato è uno strumento di relazione sociale ed economica. Dal punto di vista politico queste

trasformazioni sono state accompagnate ad una crescente personalizzazione della leadership

politica. È importante sottolineare come nel quadro della postdemocrazia si attivano nuove modalità

di costruzione del consenso politico, che trovano nella costruzione di un rapporto diretto tra la

leadership politica e la società civile il loro principale punto di forza.

Le contemporanee forme di partecipazione top-down, costituiscono sia forme utilizzate dai politici

per evitare l'assunzione di responsabilità, sia come mezzo di consolidamento politico (esempio: la

diffusione dei bilanci partecipativi in molte città europee). I bilanci partecipativi hanno come

principale obiettivo l'individuazione di soluzioni consensuali per dilemmi allocativi in caso di

scarse risorse: con il bilancio partecipativo i politici lasciano decidere ai cittadini dove allocare le

risorse. In alcuni casi in questo contesto è possibile attivare strategie di condivisione della colpa. In

questo caso ciò che viene indirettamente legittimato è l'idea che debbano inevitabilmente esserci

risorse scarse (es. risorse verdi, alla persona, cultura..). Nei casi in cui la partecipazione ha una

funzione strategica si parla di legittimazione “politico-strumentale”; nei casi in cui la partecipazione

è promossa per risolvere specifici dilemmi decisionali, la legittimazione viene definita “normativo-

non strumentale”.

Deepening democracy: l'idea di fondo è costituita dalla fiducia di poter rafforzare e potenziare la

democrazia contemporanea attraverso un re-design delle istituzioni politiche democratiche, basato

sulla progettazione e gestione efficace di processi partecipativi.

Le pratiche partecipative tendono ad affermarsi e diffondersi soprattutto a livello locale (es. bilanci

partecipativi, progetti di riqualificazione urbanistica). Le comunità locali diventato il riferimento

principale degli esperimenti partecipativi. Anche se la stretta connessione tra partecipazione e

dimensione locale dell'azione pubblica appare innegabile, il rischio che si corre è di cadere in una

doppia trappola: quella localista e quella dell'iper-socializzazione del locale stesso. Il locale inteso

come livello di azione (municipale, comunale, regionale) e la sua dimensione è soltanto una delle

componenti della scala. Lo spazio e le sue forme di organizzazione non hanno un solo valore d'uso,

ma acquisiscono immediatamente un valore di scambio da far circolare nelle transizioni transcalari

di differenti attori politici ed economici.

I processi di governance rinviano alle relazioni che si strutturano in forma mutevole nel corso del

tempo, tra economia, politica e società. Queste relazioni, a loro volta, sono orientate tanto da

principi normativi quanto da criteri di razionalità non solo tra loro reciprocamente coerenti, ma

anche tendenzialmente condivisi dagli attori politici, ed economici e sociali che agiscono nello

stesso spazio di governance. Ad esempio nelle forme di governance market oriented si ritiene che il

principio della competizione abbia un'efficacia allocativa maggiore delle forme di azione pubblica

orientate alla gerarchia. Nelle forme di governance network oriented si ritiene invece che in una

situazione di crescente individualizzazione e specializzazione delle forme dell'azione sociale e

politica, il principio dell'interdipendenza (tanto degli individui, quanto dei sottosistemi sociali) sia il

solo che possa garantire efficaci forme di azione pubblica. Ma se cresce la consapevolezza

dell'interdipendenza, allora cresce anche il bisogno di ricorrere a forme di collaborazione → public

network management. Si tratta di modelli che nel loro insieme sostengono nuove forme di

collaborazione tra stato e cittadini. Le nuove pratiche partecipative non sono automatiche.031

Secondo un approccio sistemico, le esperienze di partecipazione di partecipazione si sviluppano non

solo perchè la trasformazione dei regimi di accumulazione della ricchezza economica e dei connessi

modelli di solidarietà sociale e rappresentanza politica determina un deficit generalizzato di

riconoscimento, di legittimazione e una crisi delle tradizionali forme associative, ma anche perchè

questi stessi regimi di accumulazione hanno dei costi sociali estremamente rilevanti a cui i politici

devono trovare una compensazione (risposta: partecipazione).

3.

Il passaggio al neoliberismo temperato segnala almeno in apparenza un depotenziamento della

radicalità del paradigma neoliberista. In realtà però ciò che il neoliberismo perde, almeno in parte,

nella radicalità dei suoi contenuti lo acquista in termini di pervasività, come capacità di permeare in

profondità le forme dell'azione pubblica. Il primato del mercato come strumento regolativo e della

mercificazione come processo di costruzione di valore economico, vengono assunti come taken for

granted nell'azione pubblica e quindi sostenuti e gestiti politicamente. Il passaggio verso l'attuale

tipo di capitalismo è avvenuto grazie alla Thatcher, secondo la quale non ci sono alternative al

liberismo.

Tra la riduzione apparente della radicalità del paradigma neoliberista e l'aumento della sua

pervasività c'è una relazione inversa: il decremento della prima sostiene strumentalmente

l'incremento della seconda che, a sua volta, trova nella promozione di nuove forme di

partecipazione una delle possibili risorse di supporto politico-organizzativo, discorsivo e di

legittimazione. Per Bourdieu il neoliberismo si basa sulla finzione del primato della razionalità

individuale che riesce però a dar vita ad un discorso forte, in virtù del suo essere sostenuta dagli


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze sociali applicate
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crash_9009 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Governance e partecipazione nei sistemi territoriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Moini Giulio.

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