La sicurezza umana: un paradigma sociologico
MariaCaterina Federici
Introduzione
Nella postmodernità il problema della sicurezza umana va a divenire un problema fondante della società stessa ed ha conseguenze nel campo del lavoro, della polis, del viaggio, della medicina e della comunicazione; si configura come un rischio e una perdita di sicurezza dentro un'epoca tra le più criticamente sicure della storia occidentale.
Émile Durkheim: cos'è un fatto sociale? È composto dai comportamenti e dalle azioni osservabili e analizzabili della condotta umana unite alla potenza imperativa e coercitiva, in virtù delle quali si creano credenze, opinioni e si impongono nella percezione dei fatti stessi attraverso la mediazione delle strutture del potere e dei mezzi di comunicazione di massa.
I fenomeni sociali esprimono una potenza di espansione che ne è non la causa ma la conseguenza. La sociologia può analizzare i fatti passando dal punto di vista del permanente a quello del cambiamento, analizzando non la sintesi, ma la dinamica del mutamento.
Di quale sicurezza si parla quando si affronta il paradigma della sicurezza?
Capitolo 1 - La sicurezza come paradigma sociologico
La sociologia si interroga sulle condotte illecite valutandole sia in relazione al danno che arrecano allo sviluppo umano, sia in relazione dell'atteggiamento che suscitano nella collettività.
Cesare Lombroso: ufficiale medico, nota che molti soldati avevano dei tatuaggi. Pubblica nel 1876 “L’uomo delinquente” sottolineando come l’uso dei tatuaggi sia poco diffuso fra gli uomini non delinquenti e aumenta tra la popolazione criminale. Il tatuaggio pone il problema del rispetto e dell’uso del corpo nella società e per la socialità, per questo incuriosisce, turba e infastidisce. Nella sua analisi del tatuaggio Lombroso lo sfrutta per identificare lo stato di primitiva selvatichezza dei devianti e la potenzialità evocativa del tatuaggio come segno di appartenenza.
Ricordiamo che gli studi di Lombroso furono fortemente influenzati dalla fisiognomica, dal darwinismo sociale e dalla frenologia, che lo indussero a ricondurre la determinazione del carattere degli individui alle caratteristiche fisiche. Es. la fossetta occipitale mediana spiega il problema della natura del delinquente. Lombroso spiega l’impulso criminoso come una scarica epilettica che lascia le stigmate della degenerazione sull’individuo.
I primi studiosi in Francia a considerare i delitti come fenomeni di massa furono Adolphe Quètelet e André-Michel Guerry. Pareto in “Legalità” attesta che per avvicinarsi alla realtà bisogna osservare che la legalità è il fondamento della società civile. La scienza è realista ed è basata sull’osservazione. Nasce per difendere gli esseri umani dal dolore, dalla paura, dalle insicurezze legate alla natura e alle dinamiche sociali. Studiare le scienze sociali contribuisce a comprendere l’agire umano e a mettere in sicurezza la stessa azione sociale.
La specie umana è desiderante di desiderare, agiamo spinti dal sentimento, dall'impulso ed all’istinto. La civiltà ci impone di dare una spiegazione razionale al nostro agire. Il paradigma sociologico della sicurezza non si basa sulla mera repressione e sul controllo, bensì sulla costruzione della fiducia quale collante della comunità umana. Il concetto stesso di fiducia si pone in un punto mediano tra società e credenze e passa dalla nozione etica di fiducia a quella di fiducia degli attori economici e dei mercati.
L’osservazione è una manifestazione del mondo che accade con l’esistenza dell’uomo. Husserl afferma che la verità è tutto ma anche solo ciò che è osservabile, manifesto, sperimentabile. Non è quindi possibile che “in verità” venga affermato qualcosa che non è osservato. Nel contempo idealismo e realismo riconoscono che la natura esiste indipendentemente dalle singole realtà individuali. Durkheim dimostra che la scienza è realista se si fonda sull’osservazione.
Nietzsche: non esistono fatti, ma interpretazioni di fatti. Afferma che l’uomo non è intrinsecamente violento come affermava Hobbes, né buono come affermava Rousseau. Mutamento dei rapporti di scambio e cambiamento nelle scale dei valori. La cultura del “farsi giustizia” è stata sostituita da una cultura del controllo degli impulsi violenti, delegando la giustizia allo stato. Autocontrollo, senso della morale condiviso, cultura, diritti, buone maniere creano un clima favorevole ad una minore violenza.
Vicende criminose famose
- Il rapimento del figlio dell’aviatore Charles Lindbergh, il cui corpo fu ritrovato mutilato senza vita, ucciso nel corso stesso del rapimento.
- Il furto della Gioconda a Parigi, del quale fu sospettato persino Picasso. Si identificò come colpevole Peruggia che aveva rubato il dipinto per riportarlo in Italia. Un caso simile fu il furto dell’“Urlo di Munch” a Oslo nel 2004.
- Vari assassini riguardanti famosi personaggi di Hollywood tra cui Gianni Versace.
- Il pluriomicidio di 8 allieve infermiere per mano di Richard Franklin Speck, oppure il caso di Charles Manson e del suo gruppo “The Family” il quale massacrò una famiglia a LA, ecc.
- Il sequestro di Patty Hearst la quale fu fatta prigioniera dal “Symbionese Liberation Army”, insieme al quale prese parte ad una rapina in banca dopo aver sposato la causa dei suoi aguzzini colpita da una sorta di sindrome di Stoccolma.
- La storia di Mary Key Letourneau, un’insegnante che si innamorò perdutamente del suo alunno dodicenne rimanendone incinta.
- La strage di Columbine, in cui due ragazzi uccisero in un liceo 12 compagni e un insegnante.
Dopo l’11 settembre, l’occidente si è sentito improvvisamente minacciato e vulnerabile. Con le due torri sono crollate le sicurezze.
Sicurezza a bene comune
Adam Smith spiega come il motore dell’economia sia l’interesse privato analizzando la favola delle api; i vizi e gli interessi particolari costituiscono nel loro insieme la ricchezza sociale. Per le api i fiori che si trovano a distanza di volo dall’alveare sono un’esternalità positiva, per i fiori le api sono importanti perché favoriscono l’impollinazione incrociata che è necessaria per produrre i frutti. Chi si occupa di sicurezza deve essere realista, abbracciando una visione Kantiana secondo la quale la verità coincide con ciò che è conoscibile in condizioni epistemiche ideali, concezione che subordina la realtà alla sua conoscibilità da parte dell’osservatore.
Tuttavia, seppur conoscendo i fatti, si deve evitare che il fatto deviante avvenga e generi e accresca l’insicurezza.
Alessandro del Lago e Emilio Quadrelli: studio dei rapporti tra i due mondi presenti nella città, quello visibile dei cittadini e quello sotterraneo dei criminali: enorme divergenza tra realtà del crimine e la sua rappresentazione prevalente nei media.
Odissea: Ulisse quando scende negli inferi, incontra Agamennone, ucciso dalla moglie con la complicità dell’amante Egisto; Clitennestra viene definita “quel perfido mostro” in contrapposizione a Penelope, modello di virtù e saggezza. Clitennestra diventa per i greci il simbolo dell’infamia femminile, del rancore causato dalla gelosia e della protezione materna nei confronti della prole.
La storia comincia con Agamennone che uccide il precedente marito e il figlio della donna. Da questa avrà 4 figli una della quale viene sottratta alla madre da Artemide che la salva da un sacrificio. Il rancore della donna la porta a uccidere con l’amante Agamennone e Cassandra, sua schiava e concubina, la quale madre viene poi uccisa dagli altri due figli. Atena istituisce il primo tribunale della storia Ateniese per dirimere la faccenda, l’Areopago. Oreste, matricida, viene assolto e questa sentenza segna la sconfitta della parte femminile, irrazionale del mondo, e il trionfo di un diritto razionale territorio invece degli uomini: da questa storia il diritto rimarrà da sempre prerogativa degli uomini.
Hobbes, nel sua opera il Leviatano, esprime l’esigenza di un profondo rinnovamento delle istituzioni. L’autore è conscio di dover modificare i fondamenti della legittimazioni e del disordine insito nella natura umana per rendere la vita meno violenta e più sicura attraverso un patto tra gli esseri umani, l’origine dello Stato moderno e dei legami sociali. Lo stato può controllare e ritardare il conflitto ma non debellarlo per sempre, il disordine naturale può essere sostituito dalle certezze dell’ordine e della legge create dalla ragione anche se difficilmente la natura umana può essere contenuta in forma legale. Il diritto non può essere solo ragione, infatti per avere un dibattito più razionale sul crimine e sulla giustizia dobbiamo paradossalmente porre maggiore attenzione alla loro componente emozionale.
Martha Craver Nussbaum - università di Chicago: l’attore sociale per essere compreso e per comprendere la relazione non può affidarsi solo alla ragione, è necessaria l’intelligenza delle emozioni.
Violenza
La violenza da sempre esiste e persiste nelle profondità della complessa natura umana. Essa è stata interpretata come forma di origine umana legata alla rabbia, all’impotenza, alla disuguaglianza sociale.
Cartesio: ha tentato di dimostrare che la forza nell’essere umano sta nel vincere le emozioni e fermare i gesti che le accompagnano.
Nietzsche: sostenne che le emozioni non si possono controllare, perché radici del nostro agire.
Hume: la ragione è e deve essere schiava delle passioni. La violenza esercita un fascino mediatico immenso. La violenza, definita irrazionale a fronte di una presunta razionalità dell’essere umano, si esprime come impulso individuale o sociale a distruggere, come mezzo piuttosto che fine. La violenza strumentalizza il destinatario: lo opprime, lo uccide, lo piega, lo emargina negandogli il valore di persona, valore che è alla base della convivenza sociale.
Dostoevskij: affronta nelle sue opere temi legati alle azioni umane violente e mostruose dell’agire umano, cioè quando si rinuncia alla libertà per soddisfare i bisogni più stretti. Egli difende la teoria classica della retribuzione penale che vede nell’opera del delinquente un mix di cattiva volontà rivolta al male e di diversi elementi imprevedibili e casuali.
Raskolnikov: studio della responsabilità dell’agire umano e della volontà del compiere un’azione deviante, accettazione della sofferenza che ne consegue come parte della punizione. In “Delitto e Castigo” è rappresentata la morte di un usuraio come un gesto eroico per cancellare un’ingiustizia sociale. Il peso della colpa che porta al delirio e alla malattia, alla confessione e alla deportazione. Nelle analisi di Dostoevskij il delitto è l’affermazione di un diritto, il diritto che sancisce la supremazia del più forte.
L’analisi sociologica deve individuare quindi come possono essere declinati libertà, solidarietà e uguaglianza in una situazione sociale nella quale il ruolo centrale, del principe, è vacante mentre la sala del trono è spazzata da correnti d’aria e invasa da bande di speculatori e paparazzi.
Intelligence
Ogni problema di sicurezza pone il quesito di come prendere precauzioni e prevenire i rischi. La strategia più antica e recente concerne l’intelligence: metodologia indispensabile per gli stati e i sistemi politici che si intreccia con gli strumenti politici e le ideologie, il segreto e la legge. Molti autori si sono ispirati a quest’attività: argomento misterioso, affascinante.
Il termine inglese “intelligence” può essere reso in Italiano con il termine Intelligenza intesa come conoscenza d’informazioni o con “spionaggio”. Possiamo definire l’intelligence come l’insieme delle attività finalizzate all’acquisizione di informazioni rilevanti per la sicurezza dello stato. Quest’attività può essere confusa con quella svolta dalla polizia che in realtà agisce in modo aperto cercando di ottenere elementi oggettivi. Le attività informative non hanno effetti giudiziari diretti, sono svolte in maniera celata, ignorano le consuete strutture del procedimento penale per avere una maggiore elasticità di azione con risultati diversi e più ampi della semplice repressione.
Forniscono dati indispensabili per la gestione delle operazioni speciali e per la diplomazia internazionale, la sicurezza nazionale e il controspionaggio. L’investigazione opera per garantire e ripristinare l’ordinamento giuridico violato, tramite l’acquisizione d’informazione su eventuali minacce verso lo Stato. L’intelligence può essere messa in relazione con le forze di polizia, poiché è rivolta più a prevenire che a reprimere; le sue funzioni sono poco conosciute per il carattere istituzionale e congenito del sistema di sicurezza.
I sistemi di intelligence sono strumenti, mezzi che permettono di conoscere e valutare le debolezze di uno Stato, al fine di tutelarne la sicurezza, utili quanto pericolosi. La storia dello spionaggio è antichissima: troviamo le prime forme di intelligence già nella Bibbia (Dio ordinò a Mosè di inviare alcuni uomini a spiare la terra di Canaan); gli Egizi attuarono vere e proprie analisi d’intelligence verso gli Ittiti per preparare la battaglia di Kadesh e per controllare il territorio della Numidia, così ancora i greci (con Erodoto) e i romani (Cesare e le lettere codificate). A questi primi servizi segreti erano destinate vaste risorse finanziarie, ma solo con Napoleone, fu disposta una struttura ben organizzata. Il primo spionaggio dell’era moderna invece fu comandato dallo Zar Nicola I dopo la sventata rivolta dei decabristi.
Ocharana: una centrale che si occupava di controspionaggio e che riuscì a decrittare i codici utilizzati dagli Imperi Centrali: durante la guerra si realizzano grandi sintesi d’esperienza di intelligence. La guerra è un fenomeno sociale, una continuazione della politica con altri mezzi: si delinea nella storia attraverso l’evoluzione della formazione e dei mezzi adoperati. Americani: con il sistema di decodifica “Magic” sventarono l’attacco giapponese a Midway. Russi: miglior servizio segreto della seconda guerra mondiale. L’intelligence non è solo legata alla guerra, ma anche alla storia delle azioni umane, ad esempio i Fenici avevano informatori infiltrati in ogni nazione per lo spionaggio civile di attività commerciali e finanziarie.
È difficile separare le attività militari da quelle civili poiché ogni elemento della società umana si connette ad altri elementi che devono essere presi in considerazione.
Management: questa cultura della comunicazione e dei processi gestionali ha aperto nuovi orizzonti nella gestione delle attività, infatti il “decisore” diventa colui che riesce a governare il settorialismo tecnico amministrativo individuano le insufficienze del personale e quelle tecnico amministrative: deve vestire un “Habitus Mentale” che consenta di percepire il mondo come un insieme decifrabile.
Politica: non è più internazionale ma post-internazionale, turbolenta che ha come caratteristica l’incertezza; questa turbolenza è un regime di flusso caratterizzato da mutamenti casuali e instabili: la natura è irregolare. Il sistema internazionale coevolve con la società ed è sensibile ad eventi che possono sembrare trascurabili. I cosiddetti expected events diventano casi comuni, le interazioni nei sistemi complessi non possono essere previste.
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