Gnoseologia
Percorsi del riconoscimento secondo Ricoeur
Identità, alterità, intersoggettività – il rapporto all’altro. Ricoeur, Percorsi del riconoscimento (171-290), Honneth, Lotta per il riconoscimento (a cui Ricoeur si riferisce), Sloterdjik, L'addomesticazione dell'essere (Saggi dopo Heidegger) (113-184) fotocopie, Tomasello, Unicamente umani.
Primo modulo: lotta per il riconoscimento
Axel Honneth
Es. migrazione dei popoli come problema del rapporto con l’altro = arrivante, straniero, altro che irrompe. Questione dell’altro + questione dell’identità: con l’irruzione dell’altro ne va della propria identità → entra in gioco la paura, questione della sicurezza. Identità vs. alterità (poli antitetici). Apertura o chiusura all’altro? Ospitalità o ostilità? Due modi di correlarsi → due modi di pensare l’identità.
Statuto del migrante: non siamo anche noi stranieri? Non siamo in posizione di ospiti? Condividiamo con tutti il possesso comune della Terra, siamo tutti ospiti. La superficie terrestre non è originariamente possesso di uno a esclusione di un altro. Veniamo tutti da avi africani che si sono diffusi in tutto il pianeta → si sono spostati per lo stesso motivo che oggi spinge alla migrazione. Migrante = homo sapiens. Ospite che accoglie e che si concepisce come possessore è in realtà ospite della sua terra. La sua terra non è sua. Ospitante ha ricevuto ospitalità; ora deve decidere se aprirsi o chiudersi. Discorso genealogico, non immediatamente politico.
Ospitalità è un problema etico, prima che politico. Etica richiede ospitalità, politica interviene a limitare, filtrare, regolamentare. Non si chiede l’abbattimento delle frontiere, ma la permeabilità.
- Ipotesi della chiusura all’altro: alterità = minaccia dell’identità. Questo può esser empiricamente giustificato. L’altro che irrompe può spazzare via una cultura. Questo presupporrebbe che l’identità si possa costituire senza apporto dell’alterità. Alterità interviene dopo che l’identità si è costituita → identità pura. Ma l’identità può darsi da sé? Può costituirsi nell’isolamento? La pluralità è la condizione per far apparire l’identità. Due è il numero minimo dell’apparire. Contrasto è necessario per far apparire qualcosa. Ogni apparizione è sempre com-parizione → alterità non può essere dissociata dall’identità.
- Prima rapporto con alterità che ha costituito la mia identità, poi si può respingere l’altro. Alterità = chance e minaccia (è necessario che sia una chance per poter essere anche minaccia). L’identità resta viva rischiando il rapporto con l’altro che può essere una minaccia. Proteggersi troppo dalla minaccia significa proteggersi dalla vita. Qual è il prezzo dell’ostilità? Risultato: morte anticipata di ciò che intende difendere (identità).
Apertura all’alterità appartiene alla genesi e allo sviluppo dell’identità. Ospitalità è una necessità per la costituzione dell’identità. Conflitto è inaggirabile comunque. La chiusura renderebbe impossibile l’identità. Sbarrare la strada all’altro significa sbarrare la strada all’avvenire dell’identità. Perché il rapporto con l’altro è all’origine dell’identità, non possiamo intervenire sull’alterità che ha agito nel passato.
Primi teorizzatori della politica: Machiavelli e Hobbes
Stato di natura: guerra di tutti contro tutti → non è fenomenologicamente attendibile per la mancanza d’essere dei diritti umani: uomo è fragile, ha bisogno dell’altro per sopravvivere e per ancorarsi al mondo → no guerra all’origine. Heidegger: "Originario è piuttosto il con-essere".
Diversi modi di pensare l’identità a seconda di come ci si rapporta con l’altro. Politica: rappresenta la vita sociale come lotta per l’autoconservazione. Machiavelli: singoli soggetti in permanente concorrenza d’interessi. Quello che è discutibile non è che esista questo conflitto, è ovvio, ma è discutibile che questo antagonismo sia originario. Aristotele: uomo è animale politico, fa vita comunitaria. Punto di partenza della filosofia politica è la natura umana che mette in conflitto gli uomini.
Machiavelli diverso da Aristotele: uomo è egocentrico, lotta per conservazione dell’identità. Hobbes: uomo provvede al proprio benessere. Quando fronteggia un simile, accresce preventivamente il proprio potere perché è diffidente, per prevenire aggressione da parte dell’altro. Se venisse meno ogni organo politico di controllo? → stato di natura: guerra tutti vs. tutti. Machiavelli e Hobbes: filo conduttore della loro teoria = lotta per l’autoconservazione. Politica = deve tenere sotto controllo questo conflitto. Hegel: bisogna superare atomismo del pensiero politico hobbesiano.
Errore del diritto moderno
Nelle trattazioni del diritto naturale l’essere del singolo viene presupposto come prima e più alta realtà → quindi comportamenti ritenuti normali sono di singoli (atomi). Natura umana: insieme di singole tendenze egocentriche. Comunità: risultato di una repressione di tendenze egocentriche. Hegel invece: singolo non è autonomo, viene dopo il tutto.
Teoria sociale: deve partire dai vincoli etici entro i quali i soggetti si muovono insieme, la disposizione sociale appartiene alla natura dell’uomo. Scopre carattere conflittuale di questo processo: c’è la lotta per il riconoscimento. Ricoeur: alla base del vivere insieme esiste un motivo originariamente etico invece del calcolo come è per Hobbes? Hobbes: desiderio guidato dalla capacità di calcolo (paura della morte violenta) → conclusione del contratto (Leviatano). Parte dall’alto: se manca il controllo si arriva allo stato di natura.
L’uomo secondo Hobbes: tre passioni:
- Competizione: uomini si aggrediscono per il guadagno.
- Diffidenza: uomini si aggrediscono per paura.
- Gloria/vanità: uomini si aggrediscono per reputazione.
Ogni uomo sa di essere uguale a un altro, sanno di diffidare gli uni degli altri, mosse prevedibili. Sono spinti a distruggersi. Ricoeur: riconoscimento (reciprocità, sapere di essere uguali) la diffidenza è la sua esperienza più prossima → La vanità è la sua causa più prossima → Non si può dire "guerra" senza dire "pace". Possiamo sperimentare la guerra solo sullo sfondo della pace. Misconoscimento (guerra) sa di essere il diniego del riconoscimento (pace). Ma quale viene per prima? Qual è la condizione originaria? Pace o guerra? Quale fa da sfondo? Di solito ci si stupisce della guerra, quindi prospettiva della pace. Paura della morte fonda lo stato (Hobbes), quindi c’è richiesta di pace.
Articoli di pace convenienti: leggi di natura. Contratto da cui nasce lo stato mira a conservare la vita → Uomini accettano per questo alcuni precetti:
- Ricercare la pace per seguirla.
- Deporre il diritto di tutte le cose ↓
- Rinunciare a una libertà perché anche gli altri rinuncino.
Compaiono termini "reciproco" e "mutuo", non nel contesto di stato di guerra ma nella ricerca di pace. I soggetti volontariamente rinunciano ad autogovernarsi se anche gli altri rinunciano. Questa reciprocità è dovuta al calcolo razionale. Trasferimento del diritto nelle mani del Leviatano alla condizione che tutti depongano il loro diritto ad autogovernarsi. Conclusione paraetica: si fonda su precetti che imitano le regole di una morale.
Difetto di Hobbes secondo Ricoeur: assenza di dimensione di alterità nei concetti che Hobbes ha usato per arrivare al contratto. Tendenza egocentrica a proteggersi, altro è solo una minaccia. Reciprocità la cui finalità è preservare il proprio potere. La vita dell’altro non è una motivazione per cui si rinuncia ad autogovernarsi. Leibnitz: reinserirà altro in questo rapporto di diritto. Fare della felicità altrui la nostra congiunzione identità-alterità. Ricoeur: Congiungersi di ipseità e alterità (in contrapposizione a Hobbes).
Fa riferimenti a scritti di Honneth che studia scritti di Jena di Hegel prima della stesura della Fenomenologia dello spirito. Suo interesse: deve sapere se un ordine politico può fondarsi su un’esigenza morale. Esigenza morale deve essere originaria come paura della morte violenta che fonda il compromesso. C’è un’alternativa alla guerra di tutti contro tutti?
p.197 Honneth: ciò che rimane della lotta di tutti contro tutti è la correlazione originaria tra la relazione con se stessi e la relazione con l’altro → sono in gioco rapporti tra identità e alterità. Sostituire alla paura della morte violenta un altro motivo del legame sociale: desiderio di essere riconosciuto = lotta per essere riconosciuto. Nel desiderio di essere riconosciuto: principio del riconoscimento di sé (è una conseguenza). Honneth vuole utilizzare Hegel per fondare una teoria sociale di carattere normativo, regolamentazione di una convivenza e ruolo dei soggetti che ne sono protagonisti. Lotta per il riconoscimento sostituisce triade hobbesiana competizione-diffidenza-gloria e riveste un valore morale.
Honneth ricava da Hegel tre modelli di riconoscimento: amore, diritto, solidarietà a cui corrispondono tre figure del disconoscimento: violenza, privazione dei diritti e umiliazione. Ricoeur vuole completare il ragionamento sulla lotta ispirandosi a esperienze di pace attraverso cui si vede la sconfitta del diniego del riconoscimento. Hegel e Mead interpretano la lotta sociale come forza capace di produrre strutture dello sviluppo morale della società.
Tre modelli di riconoscimento
Sono collocati ognuno in una certa sfera della vita sociale. Ad ogni stadio del riconoscimento cresce il grado di relazione positiva del soggetto con se stesso (ipotesi che guida alla lettura).
Primo modello di riconoscimento = Amore
Questo collocato nella famiglia. Amore: tutte le relazioni primarie che consistono in forti vincoli affettivi tra poche persone (relazioni di coppia, amicizie, relazioni genitore-bambino). Per Hegel amore è primo stadio del reciproco riconoscimento perché soggetti si confermano reciprocamente nella natura di essere bisognosi. Soggetti si sentono uniti dal fatto di dipendere l’uno dall’altro nelle loro necessità. Bisogni e affetti ricevono conferma solo se sono soddisfatti. C’è un "altro" concreto (non istituzione, ma persona fisica). Hegel lo definisce "essere se stessi in un estraneo". Tutto si gioca nell’equilibrio tra autonomia e legame. Legame affettivo dipende da tensione fra rinuncia simbiotica a se stessi e autoaffermazione individuale.
Si pensava (allievi di Freud) che il bambino si interessasse agli altri solo nel momento in cui questi potessero soddisfare i suoi bisogni quindi che il luogo della maturazione infantile fosse la sua psiche. Invece Honnet: il luogo della maturazione è la relazione fra diverse menti. Psicanalista Spitz studia la prima fase dello sviluppo del bambino, perdita delle attenzioni della madre fa cadere in depressione. Rapporto affettivo con la madre è la base per tutti i rapporti emotivi successivi. All’interno delle relazioni il bambino impara a concepirsi come soggetto autonomo, altrimenti disturbi psichici relazionali. Winnicott: non si può studiare la psiche del bambino senza tener conto della sua vita di relazione.
Fase di simbiosi = intersoggettività indifferenziata. Stato successivo: distaccamento per imparare ad amarsi come persone differenti. Dipendenza assoluta: i due dipendono totalmente l’uno dall’altro nel soddisfacimento dei loro bisogni. Vale anche per la madre perché nel corso della gravidanza si è identificata con il neonato, sono esigenze condivise che anche la madre avverte. È sbagliato anche astrarre la relazione primaria dal contesto, da un terzo (padre). Perché si sviluppi la psiche del bambino, esso deve ridurre le pulsioni e aumentare il controllo e deve ricevere attenzioni (non solo provvedere alle sue esigenze fisiologiche ma anche guardarlo, toccarlo, parlargli) = stadio dell’ordine.
Questa fase deve finire. Come?
- Per la madre quando si allarga il campo di relazioni sociali, incombenze quotidiane che assorbono attenzioni, quindi deve rimandare il soddisfacimento dei bisogni del bambino. Il bambino è lasciato solo per intervalli sempre più lunghi.
- Bambino ha sviluppo intellettuale: differenzia tra sé e l’ambiente circostante, fino a percepire la madre come qualcosa del mondo e si forma il riconoscimento → dipendenza relativa (quando neonato si rende conto della sua dipendenza essa passa da assoluta a relativa).
Diritto in società civile, solidarietà in stato. Uomo gettato nel mondo (Heidegger) nell’ignoranza della sua provenienza e sua destinazione. Venire al mondo = cadere nel mondo. Solo l’uomo è "gettato" → si sente scaraventato. Anche altri viventi sono assegnati a un ambiente ma non avvertono questa condizione. Solo l’uomo si sente nel mondo che è inquietante. Uomo è originariamente spaurito.
Ricoeur: Ma se fossimo veramente gettati nel mondo non dureremmo più di qualche ora. Se ci fosse qualche macchina a provvedere al nostro sostentamento: non si realizzerebbe in noi l’umanizzazione della vita. Ci lasceremmo morire. Noi siamo originariamente gettati nelle braccia/nello sguardo dell’altro. Altro che è di solito la madre. Nell’essere tenuto in braccio il neonato delinea il proprio schema corporeo.
Dopo aver passato lo stadio del narcisismo primario, bambino inizia a imparare a stabilire legami. Bambino deve riconoscere la madre come una entità per se stessa. Due modi per differenziarsi:
- Distruzione: tendenza del bambino ad essere aggressivo verso la madre, si sente indipendente e vede la madre come oggetto a sé. Lotta per essere riconosciuto.
- Oggetto transizionale: rapporti affettivi intensi con oggetti del mondo circostante, sono possesso esclusivo. Sono anche maltrattati. In loro sopravvivono le sue fantasie d’onnipotenza. Sono formazioni sostitutive della madre. Il bambino riesce a restare solo con se stesso, riesce a trasferire la madre sull’oggetto se anche dopo il distacco della madre può fidarsi della continuità della sua dedizione → se la madre ha superato indenne gli attacchi del bambino.
Winnicott: capacità di stare soli dipende dalla continuità dell’affetto della mamma. Essere soli è una capacità che si sviluppa paradossalmente in presenza dell’altro. Essere soli è della stessa stoffa con cui è fatta l’amicizia. Simone Weil "Ci sono due forme dell’amicizia: incontro e separazione. Sono indissolubili e racchiudono il medesimo bene. Sono ugualmente buone. Amici e amanti hanno due desideri: amarsi al punto di compenetrarsi per diventare unico essere, amarsi al punto che se fossero separati la loro unione non soffrirebbe alcuna diminuzione". Il legame è alimentato dalla distanza.
Ricoeur: "Privato di approvazione l’individuo è come se non esistesse" quando non siamo approvati dalla persona amata subiamo un’umiliazione. Questo vale quando l’identità è già formata. Se è in via di affermazione: "Privato di approvazione l’individuo non esiste". Per l’esistenza è necessario il riconoscimento dell’altro. Si ereditano i caratteri della specie, ma non si eredita l’identità umana. Deve essere costituita. Ontogenesi = sviluppo dell’individuo non è dato con l’appartenenza alla specie. Patochka "Fin dall’inizio della vita l’uomo è immerso nell’altro e questo radicamento funge da mediatore per tutti gli altri rapporti." Umanità è una vocazione che può non realizzarsi.
Asimmetria nel rapporto con l’altro: es. bambino può essere abbandonato. Con conseguenze nello sviluppo della sua identità. Reagisce con la sua impotenza: domanda di riconoscimento/cura. Tra madre/bambino c’è reciprocità e asimmetria. Noi siamo chiamati all’umanizzazione dall’altro. Può anche non essere la madre biologica, ma chi assolve le sue funzioni di umanizzazione. Presenza della madre è presenza di uno sguardo. Solo grazie al volto della madre, il neonato può vedere il proprio volto. Teoria dello stadio e dello specchio (Jacques Lacan): il proprio io si riconosce nell’immagine di altro che vede riflessa allo specchio.
Winnicott aggiunge: immagine attraverso cui si riconosce il bambino è rappresentata da un volto (stadio primario della soggettivazione, stadio dello specchio). Il precursore dello specchio è il volto della madre. Lo sguardo dell’altro ci restituisce in immagine qualcosa di noi. Per venire a conoscenza di noi stessi dobbiamo guardarci dalla prospettiva dell’altro. Cosa succede quando il neonato non si vede guardando il volto della madre? Non vedono restituito ciò che essi danno. Conseguenze:
- Capacità creativa si atrofizza, guardano intorno cercando di avere qualcosa di sé dall’ambiente.
- Bambino si abitua all’idea che quando guarda ciò che vede è la facci.
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