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La Lombardia occidentale, laboratorio di scomposizione e ricomposizione territoriale

Da ambiente naturale e spazio megalopolitano: la Lombardia occidentale laboratorio di scomposizione e ricomposizione territoriale

La Lombardia occidentale è sempre stata un laboratorio di azione umana oltre che uno spazio di inventiva e innovazione sin dai tempi più antichi quando i cistercensi testarono le colture a marcita nei terreni acquitrinosi. Uno degli esempi di innovazione è la costruzione nel XII secolo del Naviglio Grande per separare si il territorio di Milano da quello del pavese, ma anche per l’irrigazione dei campi e il trasporto delle merci da e verso il Ticino, il Po e il Verbano. Questo territorio è stato più volte scomposto e ricomposto in base alle esigenze funzionali e ai modelli organizzativi delle diverse realtà che si strutturavano via via su questo territorio. I caratteri di evoluzione di questo territorio sono stati studiati e identificati come elementi strutturali identitari forti e molto diversi tra di loro: tra questi sicuramente le infrastrutture, le vie di comunicazione, la riqualificazione di vecchie aree industriali hanno giocato un ruolo molto importante. Contemporaneamente alla riqualifica e allo sviluppo di queste zone urbane, la valle del Ticino è rimasta invece intatta e conserva aspetti di pregio naturalistico e culturale apprezzati dai turisti.

Scomposizioni e ricomposizioni territoriali: letture geografiche su Milano e la sua regione urbana

Il "gioco" delle scomposizioni e ricomposizioni territoriali nella regione urbana milanese

La mondializzazione di diversi aspetti della vita ha avviato diversi processi di scomposizione e ricomposizione dei diversi territori, accentuando così le interdipendenze di reti e flussi; tutto questo processo è accompagnato dalla ri-territorializzazione che pone il locale con il suo sviluppo e le sue potenzialità, al centro di diverse riflessioni socio-spaziali. Questo mette nuovamente in discussione i concetti di spazialità e scala: la mondializzazione configura infatti una spazialità reticolare su tutto il globo dove le manifestazioni spazio-temporali della territorializzazione si scompongono su nuove basi all’interno di un leggero equilibrio dinamico. In quest’ottica la città è il nodo paradigmatico nei processi di composizione e scomposizione del territorio perché i suoi diversi aspetti portano a un’accelerazione dei cambiamenti o ne attivano di nuovi, non sempre previsti o auspicati.

Un esempio di quanto detto fino ad ora è Milano con la sua area urbana e la Lombardia occidentale: su breve periodo i processi di composizione e ricomposizione territoriale sono elementi propulsori di cambiamento del sistema territoriale complesso che ospitano produzioni ad alta intensità di innovazione e cambiamento, mentre su lungo periodo comportano mutamenti profondi e spesso irreversibili. Numerosi processi di valorizzazione culturale e competizione con altre città hanno coinvolto l’area milanese in temi diversi e con diverse intensità: questo panorama è stato complicato dalla politica culturale milanese in cui sono entrati gruppi giovanili o socialmente emarginati per dare anche a loro uno spazio di espressione. Tutto questo non riguarda solo la città di Milano, ma anche tutta l’area che la circonda. Rientra in questo processo anche il Parco Lombardo della Valle del Ticino che, grazie alla sua varietà paesaggistica, si presta a fruizioni molto diverse.

Milano e suo quadrante nord-ovest: le grandi trasformazioni degli ultimi decenni

Dalla fine dell’Ottocento Milano è stata particolarmente connotata dalla concentrazione di industrie e dall’attività manifatturiera e per questo è un ottimo esempio degli effetti delle rigenerazioni urbane. Milano è stata protagonista del miracolo economico tra gli anni Cinquanta e Sessanta e la deindustrializzazione ha lasciato spazio alle attività del terziario e del quaternario, grazie anche a un processo di recupero e valorizzazione degli spazi: questo ha permesso di ridefinire gli spazi del lavoro e del tempo libero, con la comparsa anche di nuove forme di cittadinanza accanto a quelle tradizionali. La riorganizzazione spaziale ha suscitato un dibattito sul futuro di Milano e la sua area metropolitana, visti come un eterogeno paesaggio culturale sotto diversi aspetti.

Un possibile itinerario da seguire è quello di ristrutturazione delle aree industriali: si verifica una continuità con il passato industriale fordista della città attraverso la rivalutazione e il riuso delle aree di patrimonio industriale. Il patrimonio industriale è un bene culturale da utilizzare per la rinascita fisica e economica della città, in quanto sono ancora evidenti nella Milano attuale molti elementi di questa eredità: la riqualificazione di questi luoghi, spesso attuata da privati piuttosto che da enti statali, ha permesso la sperimentazione di un’azione innovatrice nella contemporanea transizione urbana, tanto da innescare processi di sviluppo locale e attrazione turistica.

Un altro itinerario è quello delle politiche di incentivo della cultura, della tecnologia del turismo, della creatività e del tempo libero: esse sono sempre più decentrate e flessibili, grazie ai crescenti sostegni finanziari e culturali: quartieri degradati vengono resi migliori grazie ai processi di sostituzione sociale e gentrification, dando quindi nuova vita a zone ormai dimesse. Come già detto questo processo spesso inizia per scelte individuali e di privati, attirando solo successivamente enti pubblici e speculatori immobiliari grazie alle prospettive di guadagno (es. quartiere Porta Genova-Savona-Tortona). Questi progetti mirano a fornire l’immagine di una città rinnovata nel tessuto produttivo e residenziale.

Il quadrante nord-ovest della città è un ottimo esempio di scomposizione materiale e immateriale delle architetture che contribuiscono all’immagine policentrica della Milano attuale: un esempio è la creazione del nuovo polo fieristico a Rho-Pero, che ha però fatto cadere in disuso gli stabilimenti della vecchia fiera di Portello che aveva acquisito anche parte degli stabilimenti dell’Alfa Romeo, oggetto poi di riqualificazione a parte della società CityLife che ha creato nuovi spazi residenziali con un grande parco pubblico; i padiglioni dell’area del Portello ospitano ancora Fiera Milano City che insieme a quelli di Rho conferiscono una caratteristica bipolare alla Fiera di Milano. Le modificazioni di questa zona di Milano sono guidate da forze di diversa entità che non sempre vanno nella stessa direzione a causa di esigenze in conflitto.

L’area metropolitana milanese lungo l’asse del Sempione

La deindustrializzazione ha coinvolto anche l’area metropolitana milanese e nella porzione settentrionale si è assistito a una polarizzazione delle attività industriali che ha privilegiato le grandi imprese verticalmente integrate e gerarchiche, insediate su tre principali assi manifatturieri (tessile lungo la statale e la ferrovia del Sempione; chimico e del mobile dai quartieri di Bovisa e Dergano verso la Brianza; siderurgico-metallurgico-meccanico attraverso Bicocca, Sesto San Giovanni e lungo la ferrovia del San Gottardo). Si sono così sentiti gli effetti delle delocalizzazioni produttive con una conseguente contro-urbanizzazione.

Sull’asse del Sempione le aziende che operavano erano quelle tessili e metalmeccaniche, che per diverse cause quali il crescente costo della manodopera hanno iniziato a privilegiare le piccole imprese a gestione familiare e il decentramento produttivo verso altri Paesi europei e extra-europei: la conseguenza è stata la comparsa di aree industriali dismesse che sono state successivamente riqualificate con una successiva trasformazione urbana per mano pubblica e privata che ha creato paesaggi ibridi con strutture del passato e del presente. La sfida di questa zona è il suo inserimento all’interno del reticolo relazionale ereditato dal passato con l’inserimento di attività promozionali, sia turistiche che culturali. Le aree dimesse possono essere sia un problema che un risorsa e un potenziale elemento di sviluppo locale che rafforza l’idea di identità territoriale (es. Cotonificio Bustese di Busto Arsizio è stato trasformato in un’area verde pubblica).

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino si trova a ovest della regione urbana milanese al confine con il Piemonte ed è un elemento complesso del territorio di cui è difficile fornire una rappresentazione sintetica che ne include tutte le identità. Il parco comprende una grande varietà di livelli e dimensioni: esso riunisce 47 comuni di diverse dimensioni riuniti in un sollo consorzio. Il territorio si articola tra aree agricole e naturali, ma si riconoscono anche porzioni di terreno caratterizzate dalla presenza umana e quasi definibili metropolitane soprattutto lungo l’asse del Sempione. La presenza antropica nell’area ha dato vita a un movimento di preservazione degli elementi di naturalità della zona che ha portato quindi all’istituzione di questo parco regionale, primo in Italia e nato nel 1974. Questo Parco è un elemento centrale del sistema dei parchi della Provincia di Milano che ne conta cinque e sono fondamentali per il contenimento e il riequilibrio dell’espansione urbana. Tra gli obiettivi primari del parco troviamo la conservazione e il recupero dell’ecosistema fluviale; il Parco pone sotto vincolo la tutela delle aree caratterizzate da biodiversità e tutta l’estensione dei comuni aderenti all’Ente, che comprendono anche le aree urbanizzate e rurali.

Il Magentino-Abbiatense, il paesaggio rururbano del sud-ovest milanese e il Parco Agricolo Sud Milano

È situato a sud ovest di Milano ed è delimitato a nord dall’alta pianura del Milanese, a ovest dal Parco del Ticino, a est dal Parco Agricolo sud Milano e a sud dal confine amministrativo con il Pavese. Il territorio del Magentino – Abbiatense è attraversato dal Naviglio Grande, canale artificiale utilizzato dai turisti ed escursionisti appassionati di arte e natura. Lungo il fiume è infatti possibile visitare belle e importanti ville storiche, architetture militari dei castelli, architetture civili dei palazzi storici, quelle religiose, quelle povere (cascine, mulini e lavatoi) e le infrastrutture viarie (ponti di varie epoche). Di notevole bellezza è anche il paesaggio agrario e l’organizzazione agricola razionale e in funzione dei mercati urbani. Dopo la Seconda Guerra Mondiale si sono imposti nuovi metodi di produzione. Questi processi hanno subito una spinta negli ultimi decenni del Novecento causando trasformazioni sul paesaggio tradizionale. Oggi notiamo quindi un paesaggio meno agricolo e più “rururbano”. L’urbanizzazione è avvenuta a macchia di leopardo, principalmente lungo le aste stradali dove possiamo trovare centri commerciali e singole aree industriali e artigianali. In questi luoghi il processo di trasformazione del paesaggio è molto più visibile, tuttavia non è possibile riconoscere nettamente i confini della città in quanto l’urbanizzazione delle campagne li ha resi più labili.

La regione urbana milanese: un territorio eterogeneo dal profilo internazionale

Milano e la sua area metropolitana seguono le dinamiche della città contemporanea e presentano le caratteristiche dei paesaggi postmoderni, ma allo stesso tempo presentano peculiarità relative al suo sviluppo storico, come le opportunità date dalla dismissione industriale o l’insediamento di immigrati con i relativi problemi di accoglienza. In quest’area risulta evidente la necessità di una classe dirigente politica, economica e culturale capace di attivare dinamiche innovative essenziali per garantire uno sviluppo e un benessere futuro per gli abitanti e il territorio. Non è da sottovalutare il problema del recupero urbanistico, edilizio, paesaggistico e sostenibile dei territori urbani e non. In questo senso sono positivi i progetti che promuovono il concetto di periferia come risorsa, individuano le possibili situazioni sul campo e cercano di superare il monocolore in favore di spazi urbani multicolori: un significativo cambiamento del modello urbano tradizionale è possibile solo attraverso un’attenta pianificazione territoriale strategica, in modo da poter inserire l’area milanese nella competizione delle grandi regioni urbane industrializzate di tutto il mondo.

Un luogo, tre racconti: riflessioni su Fiera Milano

Una funzione rilevante

La Fiera di Milano rappresenta un punto notevole per gli operatori ai vari settori di attività, per i semplici visitatori e per gli abitanti della città. La fiera è anche la miglior vetrina dell’economia di un Paese e frequentare la fiera rappresenta un ottimo modo per capire una nazione, la sua cultura, il suo profilo economico e le sue potenzialità; la fiera è anche una vetrina sul futuro in quanto permette la messa in mostra le tendenze emergenti della tecnologia, dei beni e dei servizi combinando quindi la loro presentazione e allo stesso tempo lo scambio di merci. Essa è cluster temporaneo, evento relazionale che rende possibile lo scambio di informazioni tra operatori e consumatori finali.

Verso un sistema fieristico bipolare

L’ente fieristico più vecchio del nostro Paese si trova a Milano ed esso ha dato un contributo decisivo alla città come centro di scambi aperto al mondo e cuore dei processi di industrializzazione. La fiera ha accompagnato l’ascesa del “terzo capitalismo” delle industrie, favorendo la loro proiezione sui mercati internazionali. La sua localizzazione ha influenzato anche l’assetto urbano e ha contribuito alla formazione del sistema di città-regione in cui Milano occupa un nodo centrale di contatto con il resto delle reti globali.

Le origini della fiera milanese risalgono al 1920 quando fu istituita una fiera di campioni, su modello di quella di Lipsia che occupava l’aerea tra Porta Nuova e Porta Manforte. In realtà le origini della fiera ebbero luogo tra il 1871 e 1906 quando la città ospitò cinque manifestazioni industriali e commerciali. L’esposizione internazionale del 1906, concomitante con l’inaugurazione del traforo del Sempione, fu suddivisa in due poli (parco del Sempione e piazza d’Armi) fra loro collegati da una ferrovia elettrica sopraelevata e portò ad utilizzare a fini espositivi i settori urbani a lei destinati. Negli anni Venti quando si trattò di scegliere la sede definitiva della fiera si propendeva verso piazza d’Armi per ragioni di costo poiché l’area non era ancora stata toccata a processi di urbanizzazione. A fronte della necessità di ampliare la fiera si prevedeva la sua localizzazione lungo il Sempione: si tratta di una direttrice aperta all’Europa ed è anche un asse che può essere assunto come matrice della forma urbana di Milano.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EriErica93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia urbana e regionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Gavinelli Dino.
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