Modulo I
Geografia culturale. Luoghi, spazi, simboli di Adalberto Vallega
1. Cultura, geografia e modernità
I concetti di cultura e civiltà rimandano all’idea antica della paideia, con cui si intendeva il
livello individuale di educazione; a sua volta il termine cultura ha radici molto lontane e nel
Settecento inizia ad indicare le qualità intellettuali e morali posseduta da un individuo, che può
migliorarle per mezzo della ragione. La concezione della cultura è stata al centro di molti dibattiti
nel corso della storia; nel 1845 Ernst Kapp propone il concetto di Kulturgeographie, sebbene la
cultura era ancora intesa in una concezione individuale: tuttavia parlare di geografia culturale in un
contesto caratterizzato da tensione intellettuale ed emotiva è espressione di grande sensibilità e
tempismo storico.
A metà dell’Ottocento le classi benestanti di Francia e Germania non erano consce del avvento
della classe proletaria grazie anche alla stesura del Manifesto del Partito Comuista di Marx e
Engels, in quanto erano ancora troppo impegnate a elaborare teorie razionali sulla visione del
mondo all’interno dei loro salotti. Nel 1845 Alexander von Humboldt pubblica il primo volume di
Kosmos in cui di propone di rappresentare e spiegare la geografia del mondo in senso
rigorosamente razionalista; vent’anni prima Humboldt aveva scritto un’opera relativa ai territori
dell’America Centrale e Meridionale in cui venivano conciliate informazioni di tipo scientifico con
quelle di tipo culturale. Nelle sue opere Humboldt non parla di geografia culturale, ma resta
comunque molta attenzione agli aspetti culturali dei territori. Humboldt non riesce a finuire la
stesura di Kosmos, tralasciando quindi anche la parte relativa alla geografia dell’uomo, in cui si
1
presuppone ci sarebbe stato uno studio strutturato sulle culture .
Humboldt percepiva la geografia nello stesso modo in cui era percepita da Kant, che sosteneva
che gli oggetti possono essere classificati secondo la forma mentis delle discipline geografiche
oppure secondo quella delle discipline non geografiche. Kant affermava che la geografia fisica
descrive l’insieme delle cose della natura secondo lo spazio. La discussione sulla geografia
culturale nel corso del Novecento si concentrò di conseguenza su quattro punti:
• Il cuore della conoscenza geografica sono i luoghi, ossia dove le cose sono sorte o si sono
venute a trovare;
• La geografia ha il compito di fornire quadri generali e visioni del mondo;
• Per rappresentare gli spazi e il mondo è necessario considerare la loro evoluzione nel corso
del tempo e quindi le coordinate geografiche e storiche si associano nella costruzione della
conoscenza;
• La conoscenza che scaturisce è oggettiva.
Nell’Ottocento la posizione di Humboldt era piuttosto diffusa, ma non approvata da tutti. Tra i
2
suoi più grandi oppositori troviamo Karl Ritter. A differenza dell’impostazione oggettiva seguita da
Humboldt, Ritter sosteneva che la realtà territoriale non poteva essere spiegata in sé, ma
bisognava tenere conto di un background che plasma e influenza i fatti materiali: la conoscenza
geografica si basa quindi sul riconoscimento della realtà, e non sulla sua scoperta.
I punti di divario tra Humboldt e Ritter sono diversi, ma particolarmente interessanti sono quelli
relativi alla rappresentazione della cultura sul territorio: la conoscenza proposta da Humboldt è
1 Humboldt affermava che l’uomo è una indivisibile unità fisica e spirituale, per cui vita intellettuale e naturale
sono componenti di una realtà unica.
2 Seguiva i precetti cartesiani quindi Humboldt procedeva secondo diverse tappe:
• Descrizione di territori e genti nel loro aspetto più palese;
• Scomposizione della realtà negli elementi che la compongono per descriverli singolarmente;
• Delineazione dell’influenza reciproca degli elementi;
• Presentazione del territorio nel suo insieme. 1
di tipo binaria in quanto si basa su un rapporto di causa-effetto tra rappresentazione e spiegazione,
mentre quella proposta da Ritter è di tipo ternario, in quanto mette in relazione realtà territoriale,
rappresentazione e spiegazione. Secondo lo studioso Foucault il passaggio da una conoscenza
ternaria a una conoscenza binaria rappresenta anche il passaggio da premodernità a modernità.
Le posizioni dei due studiosi si concretizzano nella concezione del paesaggio: per Humboldt il
paesaggio è il frutto della scoperta dei nessi di causalità esistenti tra condizioni fisiche e modo di
abitare un territorio e sfruttare le sue risorse, mentre per Ritter usa il paesaggio per cercare segni
che annunciano un destino segnato da qualcosa che sta oltre e per questo non è visibile.
Mentre Humboldt e Ritter gettavano le basi per quella che poi sarebbe stata la geografia
culturale, altre scienze si occupavano in modo esplicito di cultura: gli esploratori infatti entrarono in
contatto con culture semplici, definite anche primitive. Negli anni Trenta dell’Ottocento si avviarono
gli studi di etnologia, che si distingueva dall’antropologia che aveva il compito di studiare le
caratteristiche somatiche dell’uomo. All’inizio del Novecento il panorama si fa più chiaro:
• L’etnografia ha il compito di descrivere le singole culture per confrontarle;
• L’etnologia spiega le singole culture per produrre una ricerca sistematica.
All’inizio del Novecento in Nordamerica etnografia e etnologia vennero inglobate
nell’antropologia culturale, che si differenziava dall’antropologia fisica; in Europa la distinzione
tra antropologia, etnologia e etnografia permane. Nella seconda metà dell’Ottocento ci s rende
conto che lo studio delle culture non è più solo nella mani dei geografi, che a loro volta si rifanno
agli studi di etnografia e etnologia, grazie all’autorità che sono riusciti a raggiungere.
La prima bozza della cultura in senso sociale si ha grazie a Edward Burnett Taylor che nel
1871 scrive Primitive Culture in cui si definisce la cultura coma “complesso insieme che
comprende conoscenza, credenze, arte, valori morali, leggi costumi e ogni altra capacità e
atteggiamento acquisiti da un uomo in quanto membro di una società”. Per la prima volta la cultura
non viene considerata solo come una caratteristica individuale, ma anche come “formazione
collettiva e anonima di un gruppo sociale nelle istituzioni che lo definiscono”: si delinea quindi una
prospettiva per cui scienze sociali e antropologiche si occupano della dimensione collettiva della
cultura, mentre le altre scienze si occupano della sua dimensione individuale. Taylor vede le
culture in una prospettiva evoluzionista per cui lo sviluppo delle culture primitive ha portato alla
nascita delle culture moderne: queste due culture non possono essere viste come entità separate,
in quanto entrambe fanno parte dello stesso processo evolutivo.
Nel 1875 Friedrich Ratzel parla di geografia culturale, senza però delineare una discussione
così articolata da far pensare all’identificazione della geografia culturale come un ramo ben
delineato della geografia. Tuttavia Ratzel inizia a distinguere tra Naturvölker, dominati dalle
condizioni ambientali, e Kulturvölker, capaci di controllare l’ambiente. In questa concezione
darwiniana è importante notare che l’ambiente è considerato l’elemento di maggiore influenza sulla
presenza umana e sul comportamento sociale.
Lo statuo epistemologico della geografia culturale appare negli Stati Uniti nel 1931 grazie a Carl
Sauer: nella sua “Scuola di Berkley” Sauer configura la geografia culturale come un ramo della
geografia dotato di legittimazione scientifica propria; Sauer delinea un campo di studi ben definiti e
ne delinea obiettivi e contenuti. Sauer definisce la geografia culturale come l’applicazione
dell’idea di cultura ai problemi geografici: la cultura è quindi il filtro per mettere a fuoco argomenti
che rientrano nel dominio della cultura. La ricerca della geografia culturale si articola
principalmente in quattro campi:
• La distribuzione e diffusione geografica degli elementi culturali;
• La manifestazioni geografiche dell’ecologia culturale;
• L’identificazione delle regioni culturali;
• La specializzazione regionale delle culture. 2
Claval sostiene che la geografia culturale sia nata con Ratzel, si sia sviluppata fino agli anni
Trenta quando si afferma la Scuola di Berkley e nel corso degli anni Cinquanta prosegue degli
itinerari di sviluppo, chce trovano però declino nel corso degli anni Sessanta a causa di due
circostanze:
• Nella modernità la geografia culturale trova terreno fertile nello studio delle culture semplici e
degli ambienti rurali e in questo ambito si spalleggia con l’antropologia culturale, in quanto gli
interessi sono per lo stesso panorama. Con l’avvento delle culture urbane queste due
discipline si trovano sprovviste dei mezzi adatti per indagare.
• Geografi culturali e antropologi culturali si rifanno a posizioni strutturaliste, che vengono però
contraddette nel corso degli anni Sessanta, quindi si fanno dei tentativi per innovare sia i
contenuti della ricerca che le basi concettuali.
2. Nuova geografia culturale e postmodernità
Tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta la geografia culturale entra nel vivo grazie ai legami con
l’antropologia culturale ed altri due fattori che agiscono più profondamente:
• L’adozione di una visione strutturalista dà la possibilità di fornire descrizioni chiare dei vari
elementi delle culture;
• Le relazioni tra gli oggetti vengono considerate in termini di causa-effetto, quindi alcuni
oggetti hanno la funzione di causa e altri quella di effetto.
Il declino degli anni Sessanta e Settanta è dovuto al fatto che la geografia culturale non aveva
una forte caratterizzazione di contenuti, e per questo spesso i suoi ambiti di interessa
combaciavano con quelli della geografia umana, oltre al fatto che calò l’interesse per gli aspetti
culturali del territorio. A metà degli anni Sessanta viene pubblicato Locational Analysis in
Human Geography di Peter Haggett: il testo si concentrava su una nuova geografia basata
sull’urbanizzazione , segnando quindi una virata di interesse.
Negli anni Ottanta l’interesse dei geografi è nuovamente sensibile alle culture, grazie anche al
crescente interessamento per la geografia umana. La geografia culturale torna ad essere un
campo di indagine di rilevanza scientifica, grazie anche allo scaturire di tre livelli di sfiducia:
• Sfiducia nei metodi quantitativi
È una sfiducia superficiale relativa a questi metodi prodotti sull’onda dello strutturalismo
geografico diedero l’illusione che la possibilità di oggettività del discorso geografico dipendeva
da fenomeni territoriali e modellizzazione.
• Sfiducia nella rappresentazione analitica del territorio
Lo spazio viene ridotto a una tessitura di relazioni tra elementi e in questo modo si agevolano
elaborazioni teoretiche, che però banalizzano il discorso geografico.
• Sfiducia nello Strutturalismo
È una forma di pensiero che diffuse rappresentazioni analitiche e metodi quantitativi, quindi la
sfiducia genera il desiderio di costruire una geografia umanistica.
La geografia umanistica attribuisce così una funzione centrale alla coscienza e alla creatività
umana e aveva come scopo anche l’esplorazione ei valori dell’esistenza umana impressi nello
spazio geografico. tuttavia i geografi mostravano inquietudine, ma questa si risolverà nel
decostruzionismo, una corrente che vuole decostruire teorie e impostazioni per smascherare
motivazioni e pregiudizi nascosti nelle nozioni comunemente accettate 3
Negli anni Ottanta la geografia culturale aveva una retorica debole in quanto cercava di evitare
discorsi forti, per concentrarsi su aspetti che riflettevano la visione esistenziale della vita. Nelle
descrizioni prodotte da scrittori del tempo vediamo come l’attenzione possa concentrarsi su
elementi oggettivi della città, oppure su elementi che indicano la sua trasformazione: in ogni caso il
geografo non si interessa più della realtà rurale, ma sposta la sua attenzione sulla realtà urbana in
continua evoluzione.
Buttimer cerca di fornire una spiegazione dei cambiamenti della geografia e per fare questo
elabora un modello con forte impronta simbolica che divide la storia della geografia in diversi
momenti:
• Tempo della Fenice
Come la fenice, negli anni Sessanta lo Strutturalismo fece rnascere la geografia che si orientò
sulla produzione di modelli quantitativi.
• Tempo di Faust
Negli anni Settanta la quantità enorme di indagini è paragonabile all’amore per il pragmatismo.
• Tempo di Narciso
Negli anni Ottanta i geografi cominciarono a riflettere sull’utilità del lavoro svolto nei due
decenni precedenti e alcuni iniziarono anche a porsi delle domande sul futuro della ricerca
geografica.
La pausa di riflessione di quest’ultima fase ha spinto a cercare nuove strade e proprio da qui
partì un rinnovamento che permise la nascita della nuova geografia culturale. Bisogna quindi
chiedersi come la nuova geografia culturale possa affermarsi all’interno della famiglia della
geografia umana e per fare questo bisogna tener presenti quattro questioni:
• Quali basi teoriche sostengono la nuova geografia culturale?
• Di fronte a quali opzioni teoriche si trova questo campo di studi?
• Quali legami si instaurano con le altre discipline?
• Quali indirizzi vengono alla luce?
La nuova geografia culturale nasce sotto due impulsi: la fiducia nello Strutturalismo e
l’insoddisfazione nelle ricerche quantitative, che a sua volta ha portato alla produzione di forme di
pensiero interessate alla revisione dei canoni strutturalisti. Bisogna capire come il post-
strutturalismo abbia influenzato la nascita della nuova geografia culturale e per farlo bisogna
tenere presente tre cose che hanno esercitato la loro influenza:
• Decostruzionismo 3
Corrente di pensiero che sostiene che per produrre conoscenza è necessario partire dai testi ,
cioè le rappresentazioni della realtà, e non dagli oggetti, cioè la realtà territoriale. I geografi
sono incoraggiati a considerare i testi come oggetti di lavoro autonomi e ad esplorare le
relazioni di questi con il contesto in cui sono inseriti.
• Criticismo verso la modernità
Non critica solo lo Strutturalismo, ma cerca anche delle soluzioni alternative. In relazione alla
geografia culturale sono molto importanti tre apporti:
- La produzione moderna della scienza si basa sulla costruzione di segni attraverso la
razionalizzazione della realtà: si ha quindi il passaggio da una conoscenza ternaria a una
conoscenza binaria.
3 Intensi in senso lato, dai testi scritti alle carte geografiche. 4
- Nella modernità il tempo ha il primato sullo spazio e per questo c’è un’abbondante
produzione di conoscenza storicistica, che ha per un certo verso emarginato quella
territoriale.
- È stato proposto il concetto di spazio eterotopico, ossia uno spazio reale che si distingue
da quello circostante grazie ai propri apparti simbolici e ai propri significati.
• Segno, strumento di potere
La geografia umana è incoraggiata a leggere il territorio come una tessitura si segni che
obbediscono a strategie sociali attraverso le quali si manifesta il potere.
La nuova geografia culturale è stata influenzata anche dal postmodernismo per cui i territorio
viene letto come un testo, cioè un universo di segni che si inquadra all’interno di un contesto
sociale, storico e cultuale. Il compito del geografo è quello di cercare di identificare i rapporti
esistenti tra le partiche sociali e la costruzione della conoscenza del territorio, per questo si aprono
tre campi di studio:
• Paesaggi culturali urbani
Il geografo cerca di scorgere segni del postmoderno in strutture di recente realizzazione.
• Trasformazioni industriali
Il geografo cerca di capire come il declino di aree manifatturiere tradizionali contraddistingua
l’avvento di paesaggi postfordisti.
• Discorso sulla rappresentazione del territorio
I geografi hanno cercato di sostituire i modi di rappresentazione tipici della modernità con altri
in cui la realtà viene rappresentata come una tessitura di segni legati in vario modo con diversi
significati, costituendo un terreno su cui la geografia culturale può ampiamente lavorare.
Attualmente la geografia culturale comprende due grandi aree di costruzione della conoscenza:
la geografia culturale tradizionale che comprende l’indirizzo strutturalista, e la nuova geografia
culturale, che al suo interno ha l’indirizzo semiotico, spiritualista e eclettico.
Geografia culturale tradizionale
Indirizzo strutturalista I quattro campi di interesse della Scuola di Berkley ispirano ricerche e
accrescono la loro rilevanza perché alcuni temi di indagine attirano
4
l’interesse delle persone , grazie anche a riviste che hanno un forte
impatto sull’opinione pubblica come “National Geographic”.
Negli anni Novanta il concetto di biodiversità è diventato il concetto più
elevato su cui basare la protezione ambientale e in parallelo a questo
anche il concetto di diversità culturale ha assunto un valore più forte,
tanto che i progetto di sviluppo sostenibile hanno come fine il fatto di
preservare entrambe queste due diversità.
Anche la componente religiosa delle culture è stata indagata con cura
crescente per capire come essa possa influenzare le singole comunità
in tutti i loro aspetti.
4 Un esempio è il fatto che la diffusione delle culture ha condotto a tenere presente che oggi molto culture
primitive tendono a scomparire per motivi legati alla massicci
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