SUNTO DI FILOSOFIA DEL DIRITTO , PROF. ROMANO , LIBRO CONSIGLIATO
“DIRITTO GIURIDICO E DIRITTO ESTETICO” di B. ROMANO
1.CONOSCERE E CREARE NELLO JUS DICERE
Il giudizio giuridico e il giudizio estetico sono accumunati dal disinteresse di chi
giudica. La formazione dei giudizi impegna sempre la libertà di chi giudica , che non
può giudicare mai un “tutto informe” ma si interroga sempre sulla legittimazione ,
con distinte gradazioni di consapevolezza , del suo giudizio : in pratica si chiede
perché quello sia il suo giudizio e se ha una validità tale da essere qualificato come
universale.
Il giudizio giuridico è preceduto da una procedura dialogica che vede il confronto
tra le parti . Le parti comunicano nel contraddittorio il quale avvia la formulazione
del giudizio emesso dal magistrato. Il contraddittorio costituisce una pluralità di
ipotesi che hanno “l’ansia” e “il desiderio” che il procedimento dialogico si svolga
rispettando tutta una procedura di fasi regolate da norme procedurali , che
stimolano la ricerca del giusto nel legale.
Ciò che dà vita al giudizio giuridico vale anche per il giudizio estetico , che si
alimenta della facoltà di immaginazione , ossia della facoltà di creare un’altra
natura. Il giudizio è sempre quel che manca , e non può provenire dallo svolgimento
di meccanismi privi del rischio della libertà, che interpreta , sceglie e decide. Nel
giudicare viene detto un qualcosa , sul conto di qualcosa. Il giudicare è sempre
esclusivo dell’uomo e mai degli altri essere viventi ( non-umani) e non viventi . Per
Liebniz , il giudizio è “connexio” , più esattamente “inclusio” , di modo che “essere-
vero” non è altro che “essere-identico”. Nella visione di Liebniz è vero quel che è
identico , e il giudizio consta di tre elementi essenziali : il soggetto , il predicato e la
copula , formativi della scienza del pensiero che è la logica dell’identità.
Kant afferma che il bello , senza un concetto logico , è riconosciuto comunque.
Heidegger , scrive che la logica odierna è la c.d. logistica ovvero la logica
matematica , che quindi rispetta il metodo matematico. Nella logica matematica si
coglie la direzione che conduce al calcolare, mentre nella logica filosofica , questa
direzione porta al dialogare . Il giudizio non può mai essere logistica , perché lo
svolgimento del logos consiste in una relazione dialogica dei parlanti con tutti i
significati delle parole .Il “numerare” della logistica , si distingue dal “dire” della
filosofia , perché non è imputabile ad un chi. Il giudizio giuridico non si avvicina per
nulla alla logica matematica , ma piuttosto al giudizio estetico , e si differenzia da
questo per la valutazione delle intenzioni dell’io e del tu. La certezza del conoscere
e il metodo matematico rimangono estranei sia al giudizio giuridico che al giudizio
estetico , e sono invece gli elementi tipici del giudizio tecnico.
Nel giudizio giuridico si analizza l’intenzione del destinatario della sentenza , come
atto della sua volontà libera ed imputabile . La logica matematica è sempre incapace
di accedere alla dimensione del volere.
Heidegger afferma che “andare oltre il reale” è la prima e unica via per fondare la
verità nel senso . Questo “andare oltre il reale” significa prendere le distanze dagli
elementi che lo ambientano e concepisce , con la volontà e il pensiero ,una nuova
direzione di senso. Le leggi istituite dalle persone , sono nascenti infatti da un
desiderio di giustizia. L’animale , non ha la capacità di riflettere , che è centrale nella
dimensione estetica , colta come “fondatrice di storia”.
2. L’A PRIORI DELLA COMUNICABILITA’ UNIVERSALE , REGOLA DEL GIUDIZIO
GIURIDICO E DEL GIUDIZIO ESTETICO.
Giudicare è , in poche parole , compiere l’opera della riflessione , ossia un
rappresentare qualcosa in quanto qualcosa , che è l’atto fondamentale del
pensiero , manifestato grazie al fatto che siamo dotati della parola-linguaggio. Il
pensare , il parlare e il dialogare sono gli elementi formativi del comunicare che
secondo Kant , è radicato nell’a-priori della comunicabilità universale. Sia nel
giudizio giuridico che nel giudizio estetico , il nucleo centrale è costituito dalla
disposizione a prestare ascolto a una voce universale che svela la tendenza a
comunicare su cose e questioni riguardanti l’umanità. L’aprirsi alla comunicazione è
in pratica il liberarsi dall’essere preso dagli elementi della sensibilità.
La dimensione estetica consta di due elementi centrali : la determinabilità e
l’attività. L’attività è il rischiare la libertà alla ricerca di una risposta che non esclude
nessuno dal dialogo sulle domande prime . “L’essere libero per” e il” rispondere di”
o “a” , si realizzano nella condizione di socievolezza umana.
L’io , nel suo atto del giudicare , non giudica l’umanità in generale , ma le condotte
delle singole persone . Ciò che accomuna e differenzia il giudizio giuridico dal
giudizio estetico è deducibile dalla tesi di Kant che parla anche di giudizio
determinante e giudizio riflettente .
Kant afferma che il giudizio in genere è la facoltà di pensare il particolare come
contenuto dell’universale . Il giudizio determinante però è sussuntivo , ossia coglie
un particolare fenomeno che viene ricondotto ad un concetto universale , il giudizio
riflettente si ha quando ci si trova davanti ad un particolare fenomeno e però non vi
è un concetto universale al quale ricondurlo e così il giudizio si avvia come un
lavoro di riflessione , mirando a comporre come unità una molteplicità di elementi.
La bellezza e la giustizia , rispettivamente del giudizio estetico e del giudizio
giuridico , emergono solo in casi particolari e impegnano uomini e donne nella
riflessione su questi casi . Bellezza e giustizia non sono oggetti di conoscenza
scientifica , e non è formulabile né una scienza del bello , né una scienza del giusto.
La principale differenza tra giudizio giuridico e giudizio estetico , dipende dalla
genesi del bello e del giusto. Infatti un qualcosa può essere giudicato bello , pur
senza avere un autore che l ha posto in essere , mentre una condotta può essere
giudicata giusta o ingiusta solo facendo riconoscimento a chi l ha posta in essere ,
alle sue personali intenzioni , alla sua libera volontà , che lo rendono imputabile
davanti alla figura del magistrato imparziale e disinteressato. L’interpretazione
artistica poi non si muove da norme istituite da un legislatore e applicate da un
magistrato come invece accade per l’interpretazione giuridica che invece si fonda
su un sistema di norme vigenti e valuta le condotte in base alla violazione o al
rispetto di queste.
Il giudizio giuridico rappresenta la presentazione motivata del ragionamento del
giudice , il quale ragionamento però non è disciplinato da leggi istituite da un
legislatore. L’opera del giudice non può mai acquisire la struttura del procedere
scientifico , e la sua attività viene svolta nel processo e ha come fine il
superamento della controversie tra più parti che incide sull’intera umanità. Il
processo serve proprio per garantire la ricerca della giustizia nella legalità . Le parti
argomentano distinte ipotesi , durante il processo e attendono una sentenza che le
superi.
3.DISINTERESSE E SENSUS COMMUNIS NEL GIUDIZIO
Il dialogo è preparatorio alla formazione del giudizio . Il giudizio giuridico è giusto
se raggiunge la possibile verità sui fatti della controversia e se chiarisce la qualità
dell’intenzione dell’io . La ricerca della verità però esige la terzietà della persona che
giudica , ossia l’imparzialità e il disinteresse del magistrato. Al magistrato
comunque è possibile solo una verità parziale e mai una verità totale. Il giudizio può
essere giusto solo se il giudice opera sovra le parti. Il disinteresse e l’imparzialità di
chi giudica sono elementi centrali sia per il giudizio giuridico che per il giudizio
estetico. Il disinteresse è costituito dall’imparzialità , che fa riferimento al c.d.
sensus communis , che rappresenta l’ambientazione di un ragionamento
comunicabile senza discriminazioni. Per Kant , il senso comune è l’ambientazione
dell’a-priori della comunicabilità universale. Per senso comune si intende l’idea di
un senso che abbiamo in comune , ossia di una facoltà di giudicare che nella sua
riflessione tiene conto del modo di rappresentare di tutti gli altri . Esige che noi
paragoniamo il nostro giudizio con quello degli altri e ci poniamo ognuno al posto
di ciascuno di loro. Infatti il senso comune è strutturato da tre massime :
• Il pensare da sé
• Il pensare mettendosi al posto degli altri
• Il pensare in modo da essere sempre d’accordo con se stessi
Queste tre massime sono comuni sia al giudizio giuridico che al giudizio estetico , e
fanno luce sull’opera di chi giudica . La prima massima esige che chi giudica si
liberi da visioni già date e ripetute , che il giudizio sia purificato da pregiudizi e
abitudini culturali . La seconda massima invita a superare quei confini che
costringono in modalità di narcisismo singolo o collettivo . Grazie a questa
massima , proprio perché l’io si situa al posto di tutti gli altri , cade la paura
dell’altro e il disprezzo della sua differenza. La terza massima , invece , indica la via
affinché un pensiero sia armonico , ovvero sia libero da contraddizioni . Kant
afferma che la prima è la massima dell’intelletto , la seconda del giudizio e la terza
della ragione. Nel giudizio giuridico le tre massime servono per la ricerca della
verità durante il processo , rispettando le leggi e sotto la spinta dell’ansia di
legittimazione.
La verità giuridica di un fatto si ha con il portare alla luce l’intenzione della persona
generatrice del fatto. Il giudice , proprio come terzo disinteressato , cerca una verità
imparziale. Anche il bello piace immediatamente senza alcun interesse Non esiste
una scienza del bello e una scienza del giusto , infatti un maestro non è in grado di
dire ciò che è bello e ciò che è giusto , ma sollecita gli allievi all’esercizio della sua
arte dello “jus dicere”. La ricerca del bello e del giusto sono esclusive della
condizione umana. Kant afferma che la socievolezza umana consta di sentimento
universale della simpatia e la facoltà di poter comunicare intimamente ed
universalmente con gli altri. Il pensare poi , mettendosi al posto degli altri , chiarisce
un pensare ampio . Chi giudica valuta gli elementi e li pone in un ordine costituito
da elementi principali e secondari .
Heidegger distingue tra il SE-STESSO e il SI-STESSO . Se l’io di disperde nel si-
stesso , domina una condizione di passività e il “si” configura l’io in una condizione
anonima. Se invece l’io si impegna della ricerca del se-stesso , rischia la sua
decisione , la sua interezza e si espone all’attività.
Il si-stesso è passività imitativa , il se-stesso è attività creativa dell’io.
4.L’INIZIO DELL’UMANITA’ : IL BELLO ED IL GIUSTO
Schiller vede nella costruzione di una vera libertà politica , la più perfetta di tutte le
opere d’arte , poiché è proprio attraverso la bellezza che si perviene alla libertà e
alla sua giusta disciplina giuridica in una comunità politica. Heidegger sostiene che
la cultura non è che un assumersi la proprio umanità , che permette il
cominciamento della storia , come que
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