Scienza della cultura e fenomenologia degli stili
Introduzione
Arte, tecnologia e cultura
Innanzitutto, la fenomenologia degli stili è una scienza che va inserita sullo sfondo della scienza della cultura: il collegamento tra i loro territori è ineliminabile. Autonomia ed eteronomia dell’arte: esempio della connessione tra arte e cultura, Barilli prende in prestito il titolo della tesi di Luciano Anceschi, 1936, in cui si affermava la necessità per lo studioso d’arte di non ragionare in termini troppo chiusi, in un autonomismo compiaciuto della disciplina, e d’altra parte però di non cadere nella tentazione di ricondurne ogni motivazione a ragioni materiali, sociali e politiche. È necessaria una sorta di navigazione continua tra due sponde, un’incessante opera di collegamento.
Cultura: da colere, coltivare, è innanzitutto la modalità operativa con cui l’uomo interviene sull’ambiente per favorire la sua sopravvivenza, per costruirsi cioè delle protesi extra-organiche. Nella prospettiva marxista, cultura è un concetto con radici pratiche, materiali e operative; una prospettiva che privilegia quindi il carattere eteronomo. Tuttavia, questo eccessivo accento sul lato pratico e materiale rischia di ridurre l’arte a una condizione di passiva sudditanza; occorre quindi bilanciare questa posizione con quella dell’autonomia, sostenuta da Barilli e in parte contro la prospettiva marxista.
Barilli racconta di aver avuto l’illuminazione con Understanding Media e The Gutenberg Galaxy di McLuhan: il motore primario della vita culturale sta nella tecnologia, che è in perenne sviluppo; in particolare oggi si assiste alla progressiva sostituzione dell’industria meccanica all’elettromagnetismo e l’elettronica, e questo determina cambiamenti significativi sugli ambiti disciplinari della cultura.
Lucien Goldmann elabora il concetto di omologia intesa come identità funzionale tra oggetti (operatori) anche estremamente distanti tra loro; da qui l’idea di Barilli di stabilire un’omologia tra tecnologia e arte, e dunque una sorta di interdisciplinarità e osmosi reciproca di tutte le arti e le scienze all’interno dell’ambito culturale.
Il concetto di omologia rende possibile anche che a grandi distanze geografiche nella storia della fenomenologia degli stili certe soluzioni si affermano in quasi perfetta simultaneità. Tuttavia, se sembra lecito accostare in una identità funzionale apporti provenienti dai settori separati di arti e scienze, o da aree geografiche distanti tra loro, non sembra possibile connettere raggiungimenti conseguiti in periodi cronologici diversi. C’è insomma bisogno di tener ben saldo in considerazione il criterio generazionale, per cui eventuali valutazioni e confronti tra i diversi operatori valgono se all’interno dello stesso spazio generazionale.
Periodizzazioni
Nel tentativo di analizzare la dinamica degli stili come si esprime nelle due epoche più vicine a noi, il moderno e il contemporaneo, Barilli parte dalle definizioni cronologiche fornite dai manuali: moderno da fine Quattrocento a fine Settecento, contemporaneo dall’Ottocento sino ad oggi. Tuttavia, egli preferisce sostituire contemporaneo con postmoderno, che implica nel termine il superamento del periodo precedente; inoltre fa avanzare il moderno fino agli anni sessanta del Novecento.
Secondo McLuhan invece, il moderno nasce intorno all’invenzione di due grandi macchine quattrocentesche, una del tutto materiale-tecnologiche, la tipografia o stampa a caratteri mobili di Gutenberg, e l’altra a carattere virtuale-simbolico, la prospettiva rinascimentale di Leon Battista Alberti. Si tratta, per usare le parole di Barilli, di due operatori provenienti da campi differenti, ossia la cultura bassa, materiale (la tecnologia) e la cultura alta, ideale (l’arte), che McLuhan riesce a conciliare in modo assolutamente coerente.
Verso la fine del Settecento si assiste al compiersi dei primi passi dell’energia elettromagnetica, e per omologia si fanno strada in arte una serie di spiriti irrequieti: Fussli, Blake, Canova, Goya, David, Flaxman, Turner. Non è un caso che essi siano i primi a rifiutare dal loro sistema lo schema prospettico rinascimentale, ossia rifiutano di rappresentare lo spazio in modo meccanico.
Dunque, secondo la concezione di Barilli, si possono definire due tempi di insorgenza del contemporaneo, uno remoto e rispondente a fine Settecento, alba delle prime scoperte elettriche, e l’omologia delle personalità artistiche come Fussli ecc. L’altro dagli anni Sessanta del XIX secolo, con l’elettromagnetismo e le sue applicazioni più materiali e concrete, e le omologie in arte come Cezanne, che compare nel modernismo come un infiltrato. Insomma, il XIX secolo ospita tanto una serie di fenomeni moderni, quanto una serie diversamente strutturata di fenomeni che anticipano il contemporaneo.
Capitolo primo: il concetto di cultura
Dallo stilo allo stile
- I significati delle parole nascono in primo luogo a un livello materiale, da occasioni concrete di interventi sull’ambiente (il cosiddetto significato letterale di un vocabolo); c’è poi un livello ideale, o di significato traslato, trasposto, figurato, metaforico. Prendiamo ad esempio la parola stile: il suo significato originario nasce a livello materiale, da stilus, un’asticciola metallica e appuntita che si usava per scalfire la tavoletta di cera e scrivere. Nel suo significato attuale invece, si è registrato un trasferimento dal piano materiale a quello ideale: l’esercizio dello stilo, già allora dava la possibilità di introdurre nell’atto una serie di varianti espressive che caratterizzavano i vari scribi, una grafia personalizzata insomma, uno stile individuale. Dallo stilo usato per l’atto materiale si passa così allo stile per indicare le scelte espressive personali nell’ambito della scrittura, significato che poi si estende ad altri ambiti, l’abbigliamento, l’alimentazione, il vivere in generale.
- Data la natura del concetto di stile, capiamo che essa implica la pluralità: essendo individuale, sarà infatti più appropriato di parlare di stili quando si prende in considerazione un’epoca o uno strato sociale.
- Infine, in quanto formazioni instabili e dinamiche, agli stili compete la definizione di “fenomeni”, ossia di enti che cambiano in base a luogo ed epoca, e che si manifestano e spariscono con rapidità. Da qui l’uso del termine fenomenologia, ad indicare la fenomenicità, cioè la variabilità storica e rapidità di cambiamento. La fenomenologia è una scienza che si propone di rintracciare lo stabile nel precario, ossia si interroga se ci siano dei caratteri ricorrenti in questi stili in costante mutamento.
Il macro-continente della cultura
Cultura: da colere, coltivare, era un intervento dell’uomo sull’ambiente di tipo materiale, lavorativo. Culturologia è l’intenzione di sottoporre ad un’analisi sistematica e scientifica quell’oggetto problematico che è la cultura; per farlo, è indispensabile partire dal recupero del suo strato materiale, ossia dalle sue radici di intervento umano e materiale sulle circostanze ambientali costruendosi degli strumenti o protesi extra-organici, cioè non appartenenti alla natura, per migliorare la sua sopravvivenza. Non a caso la cultura è un concetto proprio solo della specie umana: l’uomo è l’unico animale in grado di prolungare i suoi arti con oggetti presi dal mondo esterno, ossia di lavorare, di svolgere la sfera della tecnicità.
Le età di cui ci parlano i materiali, che dividono la storia dell’umanità, altro non sono che età strumentali, corrispondono cioè a cicli tecnici, di cultura materiale. Tuttavia, la facoltà di assumere strumenti extra-organici appare un fattore necessario, ma non sufficiente a definire la cultura (anche le api costruiscono alveari, o si pensi alle scimmie). L’uomo quindi non possiede solo la capacità di assumere protesi, ma anche la facoltà di variarle nel tempo.
Strato materiale e strato ideale
Inoltre, il passaggio da un tipo di protesi a un altro implica l’aprirsi di una dimensione di “intelligenza” o osservazione, progettazione a distanza. È questo il punto di passaggio da un piano strettamente materiale o tecnico a piano figurato, ideale, “di pensiero”. L’uomo è l’unico animale in grado di valersi di questa memoria extraorganica, affidata a corpi e materiali estrinseci.
Ecco dunque spiegato come la cultura si articoli in due livelli: uno materiale, che riguarda la sfera delle pratiche tecniche e degli interventi strumentali, e una ideale, di riflessione e previsione delle prospettive future. Da un lato dunque strumenti destinati ad agire nell’immediata contingenza, per rispondere ad una necessità materiale, dall’altro un approccio agli strumenti che abbandona la dimensione materiale ed entra in quella simbolica, di studio e riflessione in vista di un loro miglioramento o sostituzione.
Una volta chiarita l’esistenza di queste due sfere, chiariamo i rapporti reciproci:
- Rapporti orizzontali tra i vari settori di ciascuno strato (ex. nella cultura ideale, tra psicologia, estetica, etica ecc.)
- Rapporti verticali, tra gli strumenti dello strato alto e quelli dello strato basso; tale analisi è più problematica perché si deve prestare attenzione e cercare di non cadere né in determinismo, subordinando gli “alti” ai “bassi” e facendone dei riflessi speculari, o al contrario nell’opposto idealismo, ossia intendere gli strumenti materiali come proiezioni delle idee. Contro il determinismo, bisogna ricordare che la tecnologia materiale è pur sempre cultura, frutto di idee e progetti umani; contro l’idealismo, che essa ha una sua autonomia di movimenti.
Goldmann propone la nozione più utile ed efficace per caratterizzare i rapporti di tipo verticale tra i due strati di ogni cultura, l’omologia: sancisce uguale dignità tra i due elementi, evitando il rischio del determinismo.
- Sancisce l’identità tra i due elementi sulla base non di aspetti esterni ma della logica del loro funzionamento.
La nozione di tecnomorfismo
In ambito arti visive, il discorso si concretizza nella ricerca di rapporti omologici sussistenti tra le opere di determinate epoche e la tecnologia materiale prevalente in esse. È dunque compito degli artisti di una determinata epoca trovare le forme visive e plastiche adatte ad esprimere la logica delle tecnologie in uso a livello materiale. Spetta dunque alle arti visive il compito di un tecnomorfismo, ossia letteralmente di dare forma ai procedimenti tecnologici della loro epoca. Dunque il tecnomorfismo è l’impegno a tradurre nelle forme simboliche dell’arte, in immagini, schemi visivi o proposte plastiche e spaziali, il funzionamento condiviso insieme agli strumenti della tecnologia.
Così si capisce in che logica Panofsky sottolineava il fatto che lo spazio rinascimentale fosse una costruzione culturale, che non era l’immagine in senso rappresentativo ma un suo simbolo, una sua estrinsecazione.
Le teorie di McLuhan
McLuhan con le sue teorie ci dà un esempio di come correlare ulteriormente, a livello omologico, cultura alta e cultura bassa. Lo strato di tecnologia materiale che si può correlare alla forma simbolica della prospettiva rinascimentale, è per lui la stampa a caratteri mobili:
- Impone criteri di funzionamento basati sulla stessa omogeneità di elementi, ripetitività, ordinamento seriale, linee e colonne.
- Il foglio stampato impone al fruitore la necessità di assumere un determinato punto di vista.
Le omologie però rispettano una serie di puntualizzazioni:
- L’invenzione su un piano non causa né determina l’altra: tra stampa e prospettiva c’è piuttosto un rapporto di cooperazione, basato su parità e uguale dignità.
- L’attività creativa che preme sulla sfera culturale non è detto che abbia coscienza di ciò che accade nei settori contigui, la convergenza delle invenzioni nei due strati ad uno stesso fine può anche essere dovuta al fatto che in fin dei conti è un’unica attività creativa che preme su un’unica sfera culturale.
- La sfera relativa alla tecnologia materiale di un’epoca è quella più ampia, nel quale gli aspetti caratterizzanti si rendono evidenti in modo macroscopico.
La prospettiva rinascimentale è forma simbolica di un’intera età meccanica, che comprende la stampa gutenberghiana e l’industrialismo fondato sulla macchina ad energia termica. È un esempio di meccanomorfismo, e si chiude con l’Impressionismo, ossia la conquista dei procedimenti ottici e fotochimici da cui scaturisce la fotografia.
Capitolo secondo: lo strato della cultura alta o simbolica
I sistemi simbolici
L’ambito ideale della cultura riguarda i vari ambiti che hanno a che fare con le idee piuttosto che con gli oggetti materiali, e che costituiscono le varie discipline o scienze. Per cercare di stabilire pari dignità tra idee e oggetti materiali, si è cercato di non privare le prime di una base materiale: esse possiedono la capacità di significare, fabbricare segni che stanno per cose o circostanze. Chiameremo questi segni simboli, a loro volta intesi come qualcosa di fisico posto in corrispondenza di un’idea, una generalità.
Se la capacità segnica è comune a tutti gli animali, quella simbolica è peculiarità umana, perché deriva dalla sua capacità di dotarsi di strumenti extra-organici: le idee degli animali sono gestite dal corpo, dall’apparato sensoriale; le idee dell’uomo sono invece gestite dai due principi di memorizzazione e simbolizzazione.
Grazie a questi due principi, si arriva ad un altro importante aspetto che distingue l’uomo dall’animale: la capacità di produrre nuovo, di avanzare nuove idee a partire dal sapere accumulato dai predecessori. È molto importante non considerare i due strati, materiale e ideale, come nettamente separati: essi sono due momenti interagenti nell’ambito di un unico macrosistema, ma cultura nel suo complesso. Le idee materializzate in strumenti pratici e le idee colte nelle loro sedi deputate (libri) sono legate da omologia; si tratta dunque delle stesse idee, in un caso in una versione applicata, nell’altro in una versione pura.
Inoltre non c’è un rapporto gerarchico, ma di feedback reciproco: le idee modificano la prassi (il modo di lavorare, produrre, comunicare) e a loro volta sono influenzate, stimolate, condizionate.
Arti, scienze, facoltà
Analizziamo ora da vicino lo strato del sapere. Innanzitutto consideriamo la fascia delle arti, distinguendo due possibilità:
- I sistemi artistici sono tenuti fuori dallo strato ideale e rifluiscono in ambito materiale-tecnologico (arte come tecnica).
- I sistemi artistici rimangono nello strato ideale ma si cancella qualsiasi distinzione tra arte e tecnica e si afferma piuttosto un passaggio graduale tra le arti e le scienze, tra la tecnologia e la ricerca pura (come nell’età antica e nel Medioevo, dove lo statuto culturale era assicurato a tutte le arti, ma d’altra parte si tendeva ad escludere le arti dalla cultura superiore delle scienze).
Le arti come le intendiamo noi oggi infine, ossia le belle arti, nobilitate e inserite a pieno titolo nell’ambito ideale.
Una prima tappa di questo processo di nobilitazione avviene nel Rinascimento, anche se ancora l’artista veniva visto più come artigiano che come intellettuale. Una tappa ancor più rilevante si connette con la prima rivoluzione industriale, avvenuta sotto il segno della macchina a energia termica. La macchina va a sostituire gran parte dell’artigianato, si ha il crollo verticale dello statuto sociale dell’artigiano, che subisce il processo di proletarizzazione, mentre l’artista è spinto verso l’alto. Se nel sistema tecnologico artigianale esisteva un’armonia tra strati bassi e alti della cultura, l’esercizio delle belle arti sembra opporsi a quello della macchina. Si attua, in corrispondenza della rivoluzione della macchina, una netta divisione tra tecnologia meccanica, il produttivismo standardizzato industriale, e la produzione artistica.
Con l’avvento dell’elettronica infine, scatterà un processo inverso, non più di violenta contrapposizione tra arti meccaniche e ricerche libere degli artisti, perché si aprirà la possibilità che la stessa tecnologia materiale riacquisti valori estetici, e al contempo si assiste a fenomeni artistici meccanomorfi in certi stili come il cubismo ecc. Oggi sembra essersi ricostituita una scala continua tra un’artisticità generica, legata all’etimo del vocabolo (techne) e quindi alla tecnologia, e una zona superiore, caricata di alte responsabilità estetiche ed erede delle tradizionali “belle arti”.
Scienze formali e scienze di contenuto
Le arti, nel sistema della cultura ideale, sono sempre state l’anello intermedio con lo strato materiale. Per quanto riguarda le altre discipline, esse si distinguono in discipline formali o facoltà, con un carattere trasversale, di ampio impiego, e discipline di contenuto o scienze nell’accezione più corrente, che si differenziano dalle prime perché più propriamente legate al loro oggetto di studio.
Recuperando la suddivisione delle forme di discorso individuata da Aristotele, parliamo di tripartizione:
- Ragione analitica: si applica alle scienze che studiano contenuti abbastanza oggettivi esterni all’uomo (fisica, natura) e ammette la possibilità che si possano stabilire dei postulati da cui derivano...
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