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dimostrazione di buon gusto. Un gusto educato nelle varie forma di espressioni culturali ed artistica

che governa l'appettito in senso letterale.

Nel 1801 viene pubblicato in forma anonima Gastronomia o l'uomo dei campi alla tavola,poema

didascalico in quattro canti che ebbe un successo immediato e due anni dopo si conobbe il suo

autore:Joseph Berchoux. Il suo merito è quello di aver ristabilito il termine gastronomia. Dopo il

poema id Berchoux e l'opera di critica gastronomica di Grimod,il termine acquista rilevanza anche

se non ha un'assimilazione immediata.

La spinta decisiva è di Brillat-Savarin che con Psicologia del gusto dà una connotazione di virtù al

piacere della tavola,alla golosità,costruendovi attorno un sapere ovvero la gastronomia che viene

definita come conoscenza ragionata di tutti ciò che si riferisce all'uomo in quanto essere che nutre.

Con il termine psicologia c'è il rimando alla trattazione autorevole delle scienze forte dei progressi

in campo medico,chimico e biologico. È anche un nuovo modo di accostarsi all'osservazione

dell'individuo e dai fenomeni sociali con lo sguardo oggettivo e attitudine sperimentale. Da qui

partirà anche la moda delle divagazione pseudoscientifiche sui vari argomenti,sempre con uno

sfondo ironico.

La gastronomia procede con la modalità scientifica dell'osservazione e dell'esperienza;è coadiuvata

dalle altre scienze. La scienza gastronomica interagisce con allevatori e pescatori,con coltivatori e i

vignaioli,con i cuochi e i cantinieri. La gastronomia accompagna tutti i momenti della vita ed è

condivida da tutte le classi sociali.

Il discorso di Brillat-Savarin alterna riflessione scientifica e registro colloquiale,è precettistico ma

anche ricco di aneddoti,sottolinea l'intreccio tra la dimensione culturale e sociale dell'atto di nutrirsi

e la dimensione sensibile ed estetica. Grazie alla riscoperta del termine gastronomia si è cominciato

a separare la golosità dalla voracità e dall'ingordigia,la si è considerata come qualcosa che si poteva

confessare,come una qualità sociale gradevole. La gourmandise pone un solco tra l'attore del

mangiare dall'arte del mangiare bene. È una voluttà che non coincide con la dissolutezza.

L'apprezzamento delle buona tavola è un elemento distintivo dell'uomo rispetto agli animali. Il

piacere di mangiare esplicita un bisogno,il piacere della tavola presuppone cure nella preparazione,

nella scelta del luogo e degli invitati,per poter essere goduto. Gli animali si nutrono per sfamarsi,

l'uomo fa dell'atto del mangiare un'esperienza di apprezzamento,di valutazione e di condivisione. Si

gustano i cibi e le bevande per il loro sapore che vengono esaltati da preparazioni e cotture

adeguate. Le preparazioni devono incantare anche gli occhi ma anche mettere in gioco le sensazioni

tattili ed uditive. Il piacere della tavole è polisensoriale.

Brillat-Savarin introduce un sesto senso,chiamato amore fisico:se l'azione coordinata dai sensi è tesa

al proprio benessere,è fondamentale per la conservazione dell'individuo,per l'attrazione sessuale che

caratterizza il senso genesico che provvede alla riproduzione della specie.

C'è attenzione per la sensibilità corporale che si manifesta nel binomio gusto-sessualità come

godimento dell'altro,conseguente ad un appetito che coinvolge tutti i sensi.

Il gusto è il senso che mette in relazione con i corpi sapidi che producono una sensazione che

colpiscono l'organo che può apprezzarli. Perché questa sensazione si attivi,è necessario che le

molecole sapide sia disciolte in un liquido e che si crei una sostanza pastosa e fluida:è il processo di

masticazione che grazie alla saliva trasforma il cibo in un impasto sapido che stimola i recettori del

gusto. Anche l'olfatto viene coinvolto per una completa degustazione. L'olfatto mette in allerta verso

alimenti sconosciuti e ne determina la gradevolezza. Una volta introdotto nella bocca,il cibo è

sottoposto a tre azioni di un processo definito da Barthes bathmologia per indicare l'immaginaria

scienza dei gradi per sondare gli strati discorsivi.

La sensazione diretta si ha quando il corpo solido o la bevanda è sulla parte anteriore della lingua,

segue poi la sensazione completa che coinvolge la cavità nasale e si attua nel retrobocca dove gli

aromi,liberati con la triturazione,interessano l'olfatto;infine si ha la sensazione riflessa quando il

cibo inghiottito viene sottoposto alla valutazione dell'impressione provata.

Il processo è lo stesso per i sapori sgradevoli:l'olfatto si attiva e provoca subbuglio allo stomaco che

anticipa il cattivo sapore che provoca il rifiuto come difesa all'assimilazione di sostanze tossiche.

Ma questo riflesso va controllato nel caso di sostanza amare ma benefiche per l'organismo,come i

medicinali.

Il gusto no può essere impressionato da due sapori contemporaneamente. Questa mancanza viene

compensata dalla possibilità di provare una successione di sensazioni che si affievoliscono

gradualmente e che Brillat-Savarin definisce retrogusto,profumo e fragranza. La possibilità di

cogliere queste tracce di sapore è negata a chi mangia di fretta o in modo sbadato:è appannaggio

solo di pochi eletti che possono classificare le sostanze per ordine di eccellenza.

Non tutti sono buongustai. Alcuni individui hanno il gusto corrotto per motivi fisici o per attitudine.

I finanzieri,i medici,i letterati e i devoti sono le 4 categorie sociali che hanno la miglior capacità di

apprezzare quanto si mangia,qualità che comunque esiste a prescindere dalla classe sociale.

Con al descrizione degli esemplari gastronomici,Brillat-Savarin costruisce le situazioni che rivelano

le qualità del buongustaio. Per questo scopo sono state individuate tre tipologie di menu a seconda

della classe sociale di riferimento e delle disponibilità finanziarie. Brillat-Savarin crea una

sociologia culinaria e apre all'idea di un gusto socializzato. La passione per le tipologie emerge

nella Physiologie dove si lancia in una fisiognomia dei tipi predestinati ad essere dei buongustai ai

quali vengono contrapposti quelli a cui è stato negato. Il discorso non ha alcuna attendibilità

scientifica ed è più volto all'ironia ma importante è l'attenzione al corpo e al piacere che procura

gustare una pietanza. Un piacere fisico e un godimento sensibile declinato nel racconto.

Il piacere del corpo convive con quello dello spirito e si introduce l'idea di gourmandise come

collante della società. Quando si placa il bisogno di nutrirsi,nasce il momento della riflessione e

della conversazione. Essere gourmand non significa essere dei ghiottoni ma significa saper godere

del buon cibo come si gode della socialità che si sviluppa attorno alla tavola.

Il discorso sulla gastronomia diventa mediazione e trascende dall'essere legge del ventre. Nutrirsi è

fondamentale per mantenere le funzioni vitali,opporsi al piacere equivale danneggiare il corpo. Il

piacere di mangiare acquista dignità in quanto rassegnazione implicita agli ordini del creatore che

ha sì condannato l'uomo a mangiare per vivere ma l'ha anche invitato a godere nel farlo. L'idea di

un'origine divina del mangiare stride con l'idea che il piacere del cibo non sia conosciuto da chi non

sa cosa siano le prelibate pietanze.

A TAVOLA!... NEL SETTECENTO.

Il ragout di Du Bos e il vino di Hume.

Du Bos chiede se si usa la ragione o le leggi matematiche per decretare la bontà di un sugo,

sollevando il tema del giudizio di gusto. Du Bos si muove sul piano del giudizio che deve

confrontarsi con l'organicità,l'unità e la continuità spirituale del genere umano. Esiste ed è sempre

esistito nell'uomo,un senso che fa conoscere la bontà di ciò che si mangia:si assaggia una pietanza

e,anche se non si conoscono le regole per prepararla,si può dire se è buona o meno.

L'estetica e la buona tavola hanno molto in comune,nel Settecento che è il secolo i cui si

moltiplicano i trattati sulla cucina.

Per gli uomini del Settecento,il fine dell'arte non è la conoscenza ma il gusto ha comunque delle

regole a cui si possono sottoporre le opere geniali. Hume,ne La regola del gusto,espone una norma

con cui conciliare i vari sentimenti degli uomini e che esalta un sentimento condannando il suo

contrario. Il giudizio estetico è implicito nel piacere per un oggetto e dipende dalla struttura della

mente e degli organi di senso. Anche l'immaginazione ha un ruolo determinante.

Da un lato si guarda al soggetto e alle sue peculiarità percettive,dall'altro all'oggetto e alle sue

caratteristiche costitutive. In questo modo si salva la fruizione da uno sterile soggettivismo patetico

e dall'accusa di falsità.

Per Hume,la verità dei gusti e delle opinioni non relativizza il gusto. La bellezza non è una qualità

delle cose ed esiste solo nella mente di chi contempla ma solo il critico può emettere dei giudizi

sulla bellezza.

L'essere umano viene inteso come dotato di istinti connaturati dati un corredo innato che consente la

percezione immediata del valore degli oggetti conosciuti. È una forma altra di giudizio che la

ragione conosce solo a posteriori.

La bellezza o la bontà viene accolta dal soggetto che ha un senso per poterla ricevere. Per Du Bos il

sesto senso è ancora compromesso con i sensi esterni;per Hutcheson è la più grande capacità di

ricevere idee piacevoli che risiede nel gusto e nel genio. È un fine taste che non si avvale di processi

conoscitivi anche se un piacere razionale si possa affrancare al piacere del gusto.

L'uomo di gusto è sano,sensibile e con apparato sensoriale funzionante. Hutcheson ricorda che non

è il danno o il vantaggio che procura un oggetto a rendere più o meno attraente. Piacere e dolore

risiedono nell'immotivata immediatezza sensibile. Lo studio dei sensi e delle loro qualità è

propedeutico allo studio degli usi e dei costumi. L'idea di una genesi empirica delle idee morali e

del giudizio di gusto si basa sulla convinzione che i sensi sono educabili e raffinabili,mentre la

mente e l'immaginazione sono soggette ai loro stessi limiti fisici. La fisiologia dell'uomo non è da

sottovalutare nel ruolo che ha nella conoscenza.

La conformazione fisica dell'uomo fa si che alcuni sapori risultano sgradevoli e altri no. Una

mancata risposta del gusto può dipendere da un'imperfezione dell'organo. Esistono qualità degli

oggetti che suscitano particolari sentimenti e anche se queste risposte sono universali,solo i critici e

i buon gustai possono esprimere giudizi universali.

C'è gusto e gusto.

Il Settecento è stato,anche per i testi di cucina,un laboratorio. I libri di cucina risento dell'influenza

francese che si rivolge ad una fruizione gustativa regolato dove la componente religiosa seicentesca

perde di potenza. Dal 1730 al 1770 si moltiplicano i testi di cucina editi per poi ridursi all'alba della

Rivoluzione. In questo periodo di rivoluzione culinaria,si modificano anche i gusti. Il cuoco viene

considerato un artista che sa comporre i sapori e uno scienziato che dosa gli elementi chimici per

ottenere nuovi composti. È anche un medico perché si cura dell'alimentazione umana che permette

la salute.

Si raggiunge un equilibrio tra mente e corpo con una dieta corretta;si cerca di comprendere la

digestione e di capire quali sono gli effetti degli alimenti.

La querelle des bouffeurs vede opporsi i sibariti che difendono la tavola moderna ai tradizionalisti

che vogliono cose semplici e naturali. I sibariti esaltano una cucina precisa e raffinata,con un uso

limitato delle spezie e dell'agrodolce,l'uso dei brodi per le salse.

Nel 1739 spopola il Nuovo trattato di cucina di Menon a cui segue,7 anni dopo,La cuoca borghese

e La scienza dello chef nella cui prefazione de Foncemagne sviluppa una relazione tra gusto e

musica.

La disputa raggiunge i vertici quando Des Alleurs prende in giro con Lettera di un pasticcere

inglese la sapienza chimica della nuova cucina che ambisce a diventare scienza con delle regole

precise.

Il concorso dei gusti fa il buon gusto anche se sono poche le persone che lo possiedono. Il gusto

cambia,si adatta e si evolve come risultato di un equilibrio tra i vari piaceri dell'anima. Come le

regole dell'arte devono adeguarsi ai gusti dei contemporanei,anche la tavola deve seguire

l'evoluzione dei costumi.

Il legame tra filosofia e gusto è esplicito nelle innovazioni gastronomiche di un secolo che si

prepara alla Rivoluzione. La piccola e media borghesia è in fermento e trionfa la cucina borghese di

Menon. Il successo de La cuoca borghese spiega la diffusione dei preconcetti del gusto oltre

l'aristocrazia,nella consapevolezza,descritta da Diderot nel Nipote di Rameau,che di fronte al cibo

non ci sono divisioni sociali. La scelta dei commensali e un codice di comportamento si sviluppa

dentro una società che sta cambiando.

La cucina diventa un'arte che,inventata per piacere o bisogno,si è perfezionata grazie al genio dei

popoli ed è diventata raffinata. Anche la cucina deve sottostare al senso dei rapporti che Diderot

individua come regola soggettiva del gusto. Un cuoco richiede solo palati delicati e sensibili per

assaporare i propri ragù perché ci vuole corrispondenza tra chi crea il piatto e chi lo gusta in quanto

deve cogliere i sapori e loro rapporti. Il gusto in generale consiste nella percezione dei rapporti ed è

un principio soggettivo e non prescrittivo:si definisce bello tutto ciò che può risvegliare l'idea dei

rapporti. Il palato deve sapersi adattare alle dissonanze che il cuoco crea per piacere e per stimolare

l'appetito,ritardando il senso di sazietà. Il buongustaio sa comprendere l'arte del cuoco che deve

esserne all'altezza.

Se il palato deve fruire in modo corretto,il corpo deve essere in salute che è direttamente influenzata

da cosa si mangia. Secondo Foncemagne,lo spirito di ogni nazione dipende da cosa si mangia.

Un'alimentazione sana e varia è la base per sviluppare il genio.

Il gusto sperimentale è possibile grazie alla varietà di cibi esotici che arrivano dall'Oriente e

dall'America. Diderot ama moltissimo le nature morte di Chardin che uniscono elementi comuni ed

esotici.

Du Bos ritiene che i fattori ambientali,sociali e culturali siano importanti per il genio ma non

determinanti,Foncemagne studia ogni singolo alimentano nell'auspicio che cucina e medicina

tornino a comunicare. La cucina influenza direttamente lo sviluppo fisico e comportamentale ed

aiuta la saluta umana. Si fa strada anche l'idea che la qualità delle pietanze,la loro varietà e la loro

preparazione non sia la prima causa di malattia ma lo è l'abuso di cibo.

Jaucourt afferma che la cucina moderna,a cui manca la moderazione,è dannosa. Attacca la cucina

dei ragout,esaltando quella in cui domina l'armonia e la misura. Al contrario Foncemagne sostiene

che il buon cibo e chi lo prepara sono troppo spesso accusati ingiustamente:la cucina raffina gli

alimenti,li perfezione,li depura e li spiritualizza. Per Jaucourt sono l'armonia,la misura e la

moderazione i veri metri di misura per un secolo dove si deve avere gusto.

La fame è il miglior condimento.

Ogni organo ha la propria volontà desiderativa e lo stomaco ha quella della fame. Du Bos sostiene

che nei banchetti normali,dove non si ha una fame eccessiva,il cibo e il piacere che ne deriva non è

così appagante rispetto a quello che prova con molta fame ed un pasto grossolano. Per cui se le

raffinatezze possono appagare il bisogno,non sempre appagano il piacere.

Diderot distingue tra fame ed appetito. La fame si sviluppa da un bisogno;l'appetito ha una

relazione con il gusto e con il piacere che gli alimenti procurano. La soddisfazione della fame è

comune sia agli animale che all'uomo mentre l'appetito è proprio dell'uomo. Du Bos sosteneva che

gli uomini non provano nessun piacere che non sia nato dal bisogno,Diderot opponeva che il gusto

più raffinato si attiva solo quando il bisogno è stato soddisfatto.

Il binomio bisogno e raffinatezza orienta sempre di più la capacità di educare il gusto perché

qualsiasi arte senza gusto è patologica. Diderot afferma che il vero appetito è per gli uomini

laboriosi,ovvero di chi sa raggiungere il giusto equilibrio tra desiderio e fare,che non si lasciano

sopraffare dal bisogno e che sanno colmare un sano appetito con le delizie del palato. È dal

desiderio che nasce la volontà e non viceversa.

La fame è quindi una sensazione magnifica per Diderot perché è piacevole da soddisfare,stimola il

gusto e permette di esercitarlo. Quando però va oltre il dilettevole dolore si trasforma in qualcosa di

indomabile con l'antropofagia che il limite estremo dello spettro della fame che anche Voltaire

descrive in Candido. Nel libro,il protagonista sostiene che i cannibali non avrebbero mangiato la

carne umana se ne avessero avuta di quella animale a disposizione. Anche se un atto da cattivi

cristiani,cibarsi di carne umana è,per Diderot,giustificabile se si ha fame.

Ai piaceri della tavola di cede facilmente tanto che Voltaire denigra ogni austerità e non crede che il

digiuno possa servire a qualcosa nella spiritualità.

Jaucourt,alla voce Fame fisiologica,sostiene che le causa di questo istinto vada ricercate nella

struttura dell'organo predisposto alla sensazione:la frizione tra i filamenti e le pieghe dello stomaco

causata dall'aumento del sangue e dall'azione dei muscoli è una della cause della fame.

E quando la fame non c'è?

Burke si chiede se odori e sapori abbiano la capacità,nell'uomo,di suscitare una grandezza come

quella del sublime. Tali sensazioni virano verso il disgusto e devono essere inserite in un contesto

che li mimetizza per portare al piacere. Odori e sapori troppo intensi colpiscono i sensi e innescano

reazioni spiacevoli. Ma come esiste un gusto depravato,esiste anche un appetito depravato che

spinge il malato a desiderare certi alimenti e a mangiarli eccessivamente.

Il termine medico di questo depravazione è Malacia,una patologia causata dalla perdita di resistenza

o elasticità delle fibre dello stomaco. Non bisogna confonderla con la Pica che è una depravazione

che spinge a mangiare oggetti non edibili. Pica,Malacia e Anoressia sono tutti disturbi alimentari

che trovano nella medicina una giustificazione e vengono salvate da giudizi morali.

A ogni gusto può seguire un disgusto. Basta che lo stomaco non si svuoti completamente per

provocare questa sensazione. Questo può avvenire per diversi motivi:un eccesso di aria che inibisce

la sensazione dell'appetito,il gusto agro e alcalino provocato da cibi che stazione nel ventricolo,

alimenti disgusto per ragioni soggettive. Non si evidenzia come il disgusto sia un elemento culturale

e sociale più che naturale anzi si sostiene che alimenti non propriamente sani inneschino la reazione

fisiologica del disgusto. Disgusto,in medicina,di alimenti per i quali si prova ripugnanza e

mancanza di appetito. L'Encyclopédie non si concentra sulla degenerazione del gusto ma sulla sua

mancanza o diminuzione che viene ricondotta all'insufficienza di succo gastrico,alla composizione

della saliva,al cattivo funzionamento dello stomaco,al reflusso biliare. La sensazione di disgusto

sottolinea una malattia o un danno causato da una malattia e di cui si preannuncia una ricaduta. Per

guarire da disgusto bisogna evacuare lo stomaco.

Se l'alternanza di sapori stimola l'appetito,il disgusto è il fallimento della fruizione e viene trattato

in ambito medico come una patologia. Il disgusto è una sensazione chiusa dentro la negatività che

non porta mai ad un piacere. Il disgusto indica quando la fame di una persona possa essere

allontanata dal soggetto. Nel Settecento,il disgusto non avrà mai un fine moralizzatore perché fruire

il disgusto è patologico e mai estetico.

La buona digestione.

Diderot ricorda che l'uomo è un assemblaggio di animali in cui ogni organo svolge una funzione che

simpatizza per abitudine o per natura con gli altri animali. Ogni animale ha dei gusti,anche

depravati,per tutte le funzioni fisiologiche. L'aspetto del gusto è legato allo stomaco. Il cervello non

ha possibilità di incidere soprattutto quando dimostra che non può fare nulla contro la fame o la

nausea.

Ogni organo ha le proprie malattie ma è tutto l'organismo a risentirne. Il cervello deve contare sul

perfetto funzionamento dei singoli apparati perché in esso ricade tutto ciò che avviene nel corpo in

generale.

Diderot associa gusto con l'aggettivo delizioso e il palato che è la sede dell'estremo piacere della

sensazione. La sede principale del gusto è la lingua e la sensazione diminuisce man mano che si va

verso l'epiglottide. La lingua ha due tipi di papille:quelle tronche e quelle frangiformi. Con la

vecchiaia,il gusto è l'ultimo organo che si indebolisce.

La masticazione prepara i cibi alla digestione e la saliva,stimolata dalla fame,l'aiuta e la accelera.

Diderot spiega in modo esaustivo la digestione che si compie il 24 ore per poi espellere il chilo

entro 3-4 ore. Gli alimenti lasciano lo stomaco secondo un preciso ordine sottoforma di succo

mucoso,giallastro e fetido che passa nel duodeno e si unisce alla bile e al succo pancreatico. La bile

si riversa,nonostante la valvola del piloro,nello stomaco.

Nell'Encycloépie la chilificazione viene indicata come la prima parte della digestione. Secondo

Diderot,il chilo è un sostanza oleosa,bianca e dolce che poi diventa gelatina trasparente. I vasi

linfatici terminano in una ghiandola dove ognuno di essi riversa il chilo che,attraverso le contrazioni

dei muscoli dell'addome,spingono il chilo in vasi più grandi per arrivare a delle ghiandole dove,

forse,diventa più liquido.

Digerire anche il marmo.

La chimica era vista come una branca della storia naturale. La disgestione è la metafora giusta per

spiegare il rapporto fra Diderot e il pensiero organicistico. Come può un corpo passare dallo stato di

sensibilità inerte a quello di sensibilità attiva? Questo accade ogni volta che si mangia perché

mangiando si tolgono gli ostacoli che si opponevano alla sensibilità attiva dell'alimento. Quello che

la gente comune fa su gli alimenti,Diderot fa dichiarare di voler fate sul marmo. Diderot sceglie il

marmo perché contiene tutte le modificazioni possibili,ovvero consentirebbe continue

trasformazioni.

La digestione sarebbe inspiegabile se la materia inerte non possedesse sensibilità. La metafora della

nutrizione e della digestione ricorda la corrispondenza fisiologica tra i processi dell'apprendimento

e quelli della nutrizione. Diderot mette in strettissima relazione l'alimentazione,la digestione e la

riproduzione. Diderot vede il corpo come un laboratorio di chimica dove ogni strumento è al

proprio posto.

Alla tavola dei Bertin.

Una buona tavola è un buon modo per farsi una bella reputazione perché non piacciono i ricchi che

non offrono cibo o che lo fanno male. Questa è la linea di pensiero di Rameau di Diderot.

Il trattato del 1671 di de Courtin vede una capitolo dedicato al comportamento da tenere a tavola.

Nessuna della regole esposte viene rispettata da Rameau a partire dal non guardare il cibo con

avidità e non manifestare mai la propria fame o mangiare con voracità.

Rameau ha fame ma questo non giustifica lo stravolgere le regole del gusto. Sta cambiando il modo

di gustare la tavola,il modo di cucinare e la considerazione che le pietanze non solo cibo per il

palato ma incidono anche sulla salute. La tavola è organizzata secondo il rituale borghese.

L'alimentazione del Settecento risente delle ricerche scientifiche,delle innovazioni tecnologiche,di

un dominio del mondo e dell'esotico in cui le norme da tenere a tavola passano in secondo piano.

Il modello delle feste a corte viene abbandonato perché bisogna essere ciò che ognuno vuole che

l'altro sia:Rameau sa ben adattarsi perché è vizioso per natura. Sapersi comportare a tavola rimane il

tratto dell'uomo di buon gusto e al sistema aristocratico si sostituisce quello borghese. Il pasto non è

solo cibo ma anche relazioni e strategie sociali. Mancando i luoghi pubblici di incontro,la tavola

diventa l'occasione di incontro che rende esplicito il proprio ruolo nella società. Sedersi a tavola

sottostà ad un rigido sistema di regole perché la tavola è uno spazio simbolico:i privilegi che

vengono tolti a Rameau dai Bertin sono una caduta sociale.

Bonnet aveva ideato una catena sulla base delle quale gli esseri viventi si dispongono in un

principio continuativo e progrediscono dal meno al più. In casa Bertin la catena è al contrario:ogni

persona può mirare al un gradino superiore solo quando esso è stato lasciato libero da un altro. In

casa Bertin si occupa il gradino inferiore della posizione a tavola man mano che le sedie vengono

liberate per cui qualcuno deve andarsene ed è quello che succede a Rameau.

La tavola è anche il luogo dove si manifestano le incongruenze tra natura e cultura:se è natura avere

fame,non è accettabile che qualcuno non abbia da mangiare perché l'uomo bisognoso passa la vita a

strisciare. C'è quindi una pantomima della tavola che è un modo di vivere. La pantomima è l'arte del

mentire in una società che richiede adulatori per sopravvivere:è l'arte di stare in società,di adeguarsi

ai bisogni e alle necessità. Nemmeno il filosofo si salva dalla pantomima. L'espressione del gesto è

l'esplicitazione di una bugia.

La tavola è anche il luogo della derisione. Rameau è un parassita come tutti gli altri commensali ma

commette l'errore di elevarsi sopra i Bertin. La tavola di questi è una tavola borghese dove Bertin è

re senza legittimità che però trae dal denaro e dalla disposizione di persone servili in cambio di un

pasto. Come sosteneva Hugo,solo un potente indiscutibile può sopportare l'aggressione di un

buffone. In casa Bertin,l'adulazione equivale ad un pasto. Rameau si salva solo perché conosce la

propria mediocrità che si sopporta meglio quando si riconosce quella altrui. Rameau è l'unico ad

avere consapevolezza del proprio stato e questo gli permette di avere un punto di vista privilegiato.

Nel momento in cui Rameau passa da oggetto di satira a voce che fa la satira,denuncia il fatto i più

viziosi siano i borghesi che si circondano di adulatori. Rameau è un personaggio versatile che

provoca movimenti in ogni direzione. Rameau vince contro i filosofi e fa vincere l'opportunismo.

Nel Settecento,l'arte della cucina si volgarizza pur mantenendo i propri riti. La cucina borghese si

impone come cucina di compromesso,meno ricercata e costosa. Il richiamo ad una cucina sana si

coniuga con la necessità di nascondere meno disponibilità di denaro.

Diderot non promuoverà mai un ritorno allo stato di natura anche se il piacere e l'armonia sono ad

essa legate. Ma sa anche che senza vizio non esiste la virtù.

Una sosta ai Salons.

In Salon 1761,Diderot descrive Benedicite di Chardin come un'imitazione molto fedele della natura

ed originale nel suo genere. In questo quadro si vede una madre che mette in tavola delle pietanze

mentre le figlie si dispongono il preghiera. È una scena di famiglia,la descrizione di una natura

bassa e domestica. Il giudizio di Diderot non è del tutto lusinghiero perché manca il patetismo.

Diderot ama la pittura storica. Nell'Encyclopédie alla voce Genere pittorico si legge che è essenziale

dare alle persone un'idea più nobile rispetto a quella che hanno dato gli artisti di genere. Anche se le

pittura di genere resta esclusiva di quei pittori che non riescono ad elevare il loro genio alla pittura

storica.

Diderot cambierà parere quando incontrerà Greuze e parlerà delle nature morte di Chardin. Greuze

è il pittore borghese a cui Diderot concede tutto a partire dal genere,la pittura morale. Greuze

racconta storie patetiche interne alla morale familiare mentre Chardin non ha nulla da dire ma

un'eccellente tecnica ed è il pittore dei tableau vivent che danno l'idea della pura realtà.

Nel Salon 1767,la Cuisine italienne di Robert viene descritta da Diderot come se stesse compiendo

un vero viaggio in una vera cucina.

I quadri di Boucher non stimolano le passeggiate come non lo fanno i paesaggi di Vernet. Boucher è

seducente solo per la tecnica,per il resto è cattivo gusto. Il gusto matura a seconda delle circostanze

estetiche,sensibili ed emotive ma anche culturali e storiche.

DISGUSTARE GLI OCCHI/GUSTARE CON GLI OCCHI.

Da Diderot...

in Salon 1765,Diderot descrive Pastorale russe di Le Prince e sostiene che l'opera arrivi dritta

all'anima perché se l'effetto si ferma agli occhi,il pittore ha fatto solo una minima parte del suo

cammino.

Il percorso descritto da Diderot è scandito da almeno tre momenti:quello dall'oggetto reale alla sua

rappresentazione;quello che conduce agli occhi dello spettatore;quello più delicato che dagli occhi

dello spettatore arriva a toccare la sua anima. Ci sono casi in cui ci si chiede se non sarebbe meglio

che l'immagine si fermasse agli occhi:è il caso del disgusto. Un'immagine deve toccare l'anima

senza disgustarla. La riflessione estetica ha dimostrato che l'imitazione è capace di rendere

piacevole l'immagine di un oggetto disgustoso e di commuovere l'anima del fruitore. È quello che

avviene quando Diderot è di fronte al La razza di Chardin. Il quadro dà la stessa immagine che si

avrebbe nella realtà ma viene annullato il ribrezzo grazie alla fedeltà della rappresentazione. È una

cosa paradossale ma è dovuta al fatto che la rappresentazione dà la stessa cosa che però non è la

stessa cosa della percezione. La cosa è sulla tela ma non colpisce l'anima perché la rappresentazione

è talmente fedele che fa sparire la repulsione. Chardin ottiene questo effetto grazie alla sua mirabile

tecnica.

...a Proust.

Il quadro di Chardin colpì anche Proust che si interessò anche ad altre opere. La lezione di Chardin

e il rapporto della rappresentazione della tavole e del cibo,si sviluppa anche in relazione con il

pittore Elstir,un personaggio creato da Proust e che vede in Chardin il suo modello.

Proust entra in relazione con la razza di Chardin in un suo scritto giovanile,dove ipotizza un

giovane dai gusti artistici che prova disgusto verso la realtà se pensa alla bellezza dell'arte nei musei

e della natura. Il giovane è spinto ad invidiare chi può vivere nel lusso:l'immagine ideale e mentale

cozza con la realtà che lo circonda. Dato che ha provato disgusto per la realtà,il giovane o va in

Olanda o in Italia a vederne le bellezze o va al Louvre. Soluzione che Proust giudica inadeguata

perché si sente di dover consigliare al giovane la visione di quei quadri al limite di disgustoso. Solo

guardando Chardin,il giovane smetterebbe di provare il disgusto per la sua realtà dato che anche in

pittura la si ritrova.

La bellezza della razza.

L'avvicinamento della posizione di Diderot a quella di Proust si compie quando Marcel spiega al

giovane che se ora la realtà gli sembra bella da vedere è perché Chardin l'ha trovata bella da

dipingere. Se ci si fermasse alle parole bella da vedere si ritornerebbe all'idea che Diderot aveva

della razza:un oggetto disgustoso può essere ammirato sulla tela. Ma Diderot non approverebbe il

passaggio ulteriore di Proust che dalla tela torna alla realtà e che cerca nella realtà il motivo della

bellezza attribuita all'immagine di disgusto. Chardin l'ha dipinto perché lo riteneva bello da vedere:

c'è un salto qualitativo dal piano dell'immagine a quello della percezione. Nella descrizione della

razza di Diderot si ha una percezione disgustosa e un'immagine bella,una rappresentazione che

trasfigura la percezione in qualcosa di fruibile perché il reale perde il suo lato disgustoso e il

fruitore può abbandonarsi alla contemplazione della tecnica del pittore.

In Proust,la bellezza dell'immagine non si raggiunge con la redenzione della percezione disgustosa

perché la rappresentazione non salva la realtà. Chardin ha trovato la razza bella da dipingere quando

l'ha giudicata bella da vedere. La bellezza non deve redimere la percezione disgustosa perché non è

detto che ciò che nella realtà è percepito come disgustoso fosse davvero tale. In Proust,la bellezza

della razza è già al livello della percezione. Con Proust non si sposta la cornice della realtà disgusta

in modo che si possa apprezzare la tecnica e sorvolare sulla mediocrità dell'immagine perché

altrimenti l'elemento disgustoso non sarebbe mai fruibile. Chardin non può salvare nessun soggetto

con la sua magia altrimenti la salvezza sarebbe solo sul piano pittorico.

Per Proust,la magia di Chardin ha ricadute sulla vita quotidiana reale. Marcel non vuole proporre

una via di fuga nelle gioie della rappresentazione. L'itinerario che immagina è un viaggio di

iniziazione al reale,come fece Virgilio con Dante. È un percorso articolato:il primo stadio parte

idealmente dalla percezione della razza,dalla percezione della tavola del dopo-pasto;la seconda fase

è l'immagine di Chardin che mostra la bellezza della razza;in ultimo c'è il ritorno alla percezione

piacevole della razza,alla percezione piacevole della banalità della tavola. Chardin ricrea gli occhi,

ricrea una sguardo che ha effetti sulla percezione.

Le corrispondenze tra immagini e realtà non del tutto assenti in Diderot:una volta ammirata

l'immagine della realtà sulla tela,gli occhi vengono rinnovati nel cogliere la realtà dove il modello

ideale è tra la natura e l'arte. Bisogna saper individuare il limite dello scambio reciproco tra

percezione e realtà. Proust prova a trasferire,nella banalità della cucina,quanto Diderot aveva

espresso per la natura.

L'occhio “sente”.

Proust deve descrivere la razza di Chardin. Diderot ha sempre continuato a definire il soggetto

disgustoso,mentre Proust scrive un elogio al mostro,immaginando cosa potrebbe dire ad un suo

discepolo giunti di fronte al quadro. La ricreazione di uno sguardo in una nuova percezione è

agevolata dal gioco fra la visione,l'occhio e gli altri sensi. Il percorso ideale mira al ritorno alla

realtà. Perché questa fruizione si realizzi non è sufficiente esorcizzare i sensi meno nobili e inibirli

prima che essi raggiungano l'anima. Per Proust,il percorso verso la bellezza della razza non passa

per una messa fuori circuito dei sensi capaci di disgustarci. Sulla tela l'occhio sente ciò che gli altri

sensi non possono sentire. Questo è necessario perché possa avvenire la trasformazione e il

rinnovamento dei sensi. All'occhio piace giocare con gli altri sensi e ricostruire il passato e

prevedere il futuro.

Anche se si fruisce con gli occhi,non si può affermare che la bellezza dell'immagine si fondi solo

sulla vista. Attraverso l'occhio,il fruitore è invitato a sentire in modo inedito ciò che la percezione

classificava come disgustoso. Chardin ha proclamato la divina uguaglianza di tutte le cose davanti

allo spirito che le considera.

Proust si identifica nel ragazzo svogliato e,ammette,che prima di aver visto uno Chardin non aveva

mai apprezzato le semplici cose quotidiane.

Diderot e Proust producono due ritratti della razza. Resta nel piano della rappresentazione ma lo

spostano dalla tela alla carta. La loro scrittura distingue tra l'esigenza di filtrare il disgusto

attraverso le parole o di introdurre il corpo a una diversa esperienza del reale. I lettori dei loro

quadri verbali si trovano inseriti nel percorso tra immagine,immaginazione e reale. La lettura,da un

lato,invita ad andare a vedere le opere di Chardin e,dall'altro,si propone come rappresentazione che

prepara all'inedito rapporto con il mondo.

Nella Recherche,Proust ricrea lo stesso itinerario iniziatico per Marcel che è dapprima infastidito

per una tavola disgustosa di fine pranzo per poi cambiare prospettiva dopo che i suoi occhi sono

stati ricreati da Chardin/Elstir. Marcel allora tenta di dipingere la sua realtà come se fosse Chardin.

Proust fa propria la lezione di Baudelaire con tentativo di Marcel di cogliere la bellezza dove non si

aveva mai sospettato che si potesse trovare. È un richiamo alle corrispondenze di Baudelaire che

assegna al pittore moderno il compito di inserire l'elemento poetico nella trama del quotidiano per

estrarre la bellezza misteriosa che vi può essere racchiusa.

Il problema resta di capire fin dove ci si può spingere nell'estrazione della bellezza perché

Baudelaire,ne I fiori del male,fa un elogio ad una carcassa di animale.

Immaginare il cibo:l'amante svogliata.

La lezione di Elstir riguarda anche l'amante inarrivabile di Marcel,Albertine che crea una poetica

del cibo. In queste pagine,la relazione tra percezione,immagine e immaginazione del cibo è molto

stimolante e perché Marcel,volto a conquistare la donna,diventa una guida per Albertine,l'amante

svogliata. Albertine conosce Elstir perché ne ha visitato l'atelier.

Il primo episodio della poetica del cibo è quello in cui Albertine è affascinata dai vecchi quartieri

aristocratici e da quelli popolari mentre ascolta i cibi strillati per strada dai venditori ambulanti.

L'amante ama ascoltare queste litanie che diventano cibo udito che sa stimolare l'immaginazione e

un piacere del godimento preliminare. Questo si rifà alle sensazioni di Marcel a casa del suo primo

amore,dove il profumo della madre,alimentava il sapore immaginato nell'attesa della torta. Con

Albertine invece c'è il desiderio di tramutare le litanie in un buon pasto. L'amante rende accettabile

a Marcel un cibo altrimenti disgustoso come i molluschi. Il suono di queste litanie viene accostato a

quello delle nobili melodie da Marcel che risvegliano in Albertine molteplici desideri.

I cibi urlati muovono il desiderio in Albertine di vederli materializzati in tavola,una brama che

reifica l'immaginazione,un bisogno di trovare soddisfazione nella percezione. Ma la razza che

desidera la donna non è quella della tecnica di Diderot né quella che si percepisce dopo l'itinerario

di Proust. È una razza al burro fuso. Il percorso parte dal suono in strada che accende

l'immaginazione che vuole mangiare arrivando fino alla connessione con l'erotismo. Con pochi

esempi si può capire la carica di libidine del fatto alimentare. C'è una complicità tra il culinario e

l'erotico che vede nella bocca il centro nevralgico,il luogo dove il cibo viene assaporato e che riceve

piacere erotico. La parentela tra erotico e culinario non va ricondotta,freudianamente,al padre-

madre ma al rendersi sensibili alle qualità e alle sostanze.

Le analisi distinte della percezione,immaginazione e immagine sono distinte a fine di indagine ma

sono in realtà in continuo scambio tra loro. L'immaginario e il reale sono due parti sovrapponibili di

una stessa traiettoria. Nel reale e nell'immaginario c'è un appello che insiste in essi virtualmente,

scaturendo da entrambi le parti in una reciproca invocazione. Non basta che un oggetto sia reale ma

serve che sprigioni la propria immagine virtuale e che questa si addentri nel reale.

Gli alimenti gridati procurano il desiderio di cibo immaginato. Il ritorno al reale non preclude un

ulteriore ritorno alla dimensione dell'immagine e dell'immaginario ma anzi ne sottintende la

possibilità. Parla di inconscio cartografico non significa riportare la ricchezza dei concatenamenti

che sta alla base e pretendere che valga come principio e spiegazione. La valutazione sta negli

spostamenti di un inconscio volto al futuro.

La passione di Albertine per i cambiamenti di natura è offerta dal lato virtuale di ciò che le si

manifesta ma la donna non interpreta ma preferisce la dimensione della metonimia,ovvero si chiede

da che cosa ciò che enuncio può essere seguito?

Geografie pittoresche.

C'è uno spostamento della questione dell'inconscio. Questo non porrebbe alcun problema di senso

ma solo problemi d'uso. Il desiderio non si spiega come effetto di mancanza ma bisogna capire

come funziona. Il compito dell'analisi non è quello di spiegare il desiderio riconducendolo ad una

verità nascosta ma di descrivere come funziona. La questione del desiderio appare quando decadono

gli interrogativi sull'Es e si abbandona l'inconscio metafisico a favore di un inconscio trascendentale

che non esprime qualcosa di profondamente nascosto perché è un inconscio che produce.

L'immaginario culinario e quello della libidine sono presi in un divenire nel quale l'uno può essere

l'altro senza diventarlo ma anche senza distinguersi. La potenza dell'impersonale è la singolarità al

punto più alto che si raggiunge quando si arriva ad una zona di vicinanza dove non riesce a

distinguere da ciò che si diviene.

La geografia pittoresca di Albertine è in riferimento al gelato che richiama chiese e monumenti per

poi rinfrescare la gola. L'elogio alla freschezza è animato da due fonti,una è quella della lezione di

Elstir e l'altra è quella di Marcel. Sono possibili altre (pericolose) concatenazioni:i gelati del Ritz

vengono descritti in paragone all'architettura della chiese e portano alla sensazione dell'orgasmo. È

Albertine stessa a rievocare il nome di Elstir quando parla della sensazione delle montagne sia reali

che dipinte,le quali producono effetto solo sul gelato. Anche se non sempre i gelati del Ritz

ricordano le montagne,basta poco all'immaginazione per ricondurveli.

L'equivalenza cibo ed eros di Albertine non deve essere intesa come sintomo di mancanza:non è una

sostituzione che lascerebbe intendere qualcosa che non si manifesta ma che sarebbe la causa

primaria del processo. Invece c'è la concatenazione con cui si può descrivere il divenire di un piano

all'altro.

Nell'ultimo passo della Recherche,c'è un'oscillazione tra culinario e libidinale per cui baciare e bere

diventano paralleli. A Marcel viene chiesto,se per estinguere la sete,preferisca un'aranciata o un

bacio di Albertine. Anche se sceglie la seconda opzione,avrebbe preferito la prima:più che del bacio

di Albertine,Marcel avrebbe voglia di un'aranciata o di contemplare la luna sbucciata e succosa. Ci

sono vari concatenamenti e se i primi parlano di un appagamento dei sensi con la freschezza,

l'ultimo riguarda la possibilità della luna di divenire frutto. Genette ricorda che Proust aveva già

usato il topos del campanile-camaleonte in una descrizione di due campanili simili ma restituiti in

modo differente a seconda di dove ha luogo la descrizione. La luna diventa arancia sullo sfondo di

un'ardente desiderio di freschezza.

Il desiderio è tra la sete e il bacio e si può risolvere con l'unione delle due quando Marcel può

assaporare gli estremi del dilemma contemporaneamente.

Funziona?

Le forze di percezione,immagine ed immaginazione sono presenti sia nel caso di Chardin/Elstir che

da Diderot a Proust porta al passaggio dalla percezione alla rappresentazione e poi di nuovo sul

reale. La metodologia divide i momenti che in realtà sono uniti e vede concatenamenti possibili tra

le varie dimensioni.

Attraverso Proust/Albertine è possibile analizzare l'erotico nel cibo. La descrizione di Albertine è

rivolta alla dimensione percettiva ma il passo della Recherche è volto a fornire al lettore

un'immagine verbale con cui descrivere la realtà.

Diderot e Proust hanno gli occhi ricreati da Chardin e offrono al fruitore di ricrearsi i propri occhi

attraverso la loro penna. Non esiste la percezione pura ma sempre l'intreccio tra immaginazione e

reale che non significa che si possa tornare a vedere il reale a proprio piacimento. Si tratta di

prospettivismo:si possono vedere da differenti prospettive le varie possibilità di pensare. La

saggezza va ricercata in un itinerario che nessuno può compiere per un altro. Lo scopo è saper

trovare un nuovo sguardo verso gli oggetti della realtà perché il mondo si ricrea ogni volta che un

artista ricrea i sensi. Le immagini prodotte di Diderot o di Proust hanno come fondamento il loro

funzionamento:solo tornando al reale si può sapere se esse funzionino.

DAL GUSTO PALATALE ALLA MORALE. IL DISGUSTO COME SENTIMENTO.

Filottete abbandonato.

Filottete è il condottiere che,nell'Iliade,Ulisse abbandona sull'isola di Lemno a causa del piede ferito

coperto di piaghe disgustose che erano diventate insopportabili per i compagni di viaggio. Sofocle

riprende il personaggio e,nell'omonima tragedia,si vedono Ulisse e Neottolemo tornare a Lemno per

convincere Filottete a consegnare loro le armi di Eracle. Nella tragedia il disgusto passa dalla piaga

di Filottete al disgusto morale per le azioni di Ulisse. Questo offre lo spunto per analizzare la

categoria estetica del disgusto che è un sentimento duttile con confini da definire.

Le prime tematizzazioni del disgusto sono nella filosofia tedesca del XVIII secolo con le note di

Schlegel allo scritto di Batteaux Le belle arti ridotte ad un unico principio nella traduzione tedesca.

Queste note sono uno dei pochi testi che danno origine alla definizione moderna di disgusto che ha

a che fare con una questione di confine:il campo di studi dell'estetica finisce dove si incontrano

opere d'arte o oggetti che suscitano ripugnanza. Il disgusto è un valore sistematico che

contraddistingue la tematizzazione tedesca del disgusto da quella francese ed inglese.

Si distingue un disgusto fisico,per gli oggetti organici,e un disgusto morale,per le azioni malvagie.

L'estetica è a metà strada tra sensibile e sovrasensibile morale. Con Kant l'estetica si collocherà tra i

sensi e la moralità ma attraverso un percorso che porterà ad includere il disgusto.

La nascita del disgusto moderno.

A seguito del testo di Baumgarten del 1750,Mendelssohn definì il disgusto come un'eccessiva

sazietà dovuto al troppo dolce e abbondante. Mendelssohn è il padre della teoria dei sentimenti

misti per cui nelle sensazioni è necessario il piacevole e il opposto per una durata maggiore e

incisiva. Mendelssohn dà autonomia al disgusto rendendolo parte integrante del bello mentre Kant

lo allontanerà dall'estetica per poterlo avvicinare alla morale.

La natura fisica del disgusto è certa:il disgusto è la sensazione che colpisce primariamente i sensi ed

è suscitata da oggetti concreti ripugnanti. La natura fisica del disgusto comporta diverse e rilevanti

conseguenze filosofiche ed è possibile connettere il disgusto con il gusto palatale.

L'ottantaduesima Lettera sulla letteratura di Mendelssohn è il testo inaugurale della trattazione

tedesca sul disgusto. Il disgusto è una dolcezza eccessiva perché il dolce,come la bellezza e il

disgusto,diventa eccessiva quando è troppo pura. Su questa idea si fonda il sentimento misto:

affinché diventi una reale forma di piacere non si tramuti nel disgusto,il bello deve sempre essere

mescolato con degli elementi di orrido,sublime o terrificante. Per cui il disgusto è parte integrante

della categoria di bellezza.

Le sensazioni miste trasformano oggetti e sensazioni spiacevoli in oggetti oggetti estetici e sono

superiori al godimento puro che,con l'accumulo di piacere,si trasforma in disgusto. Dato che il

disgusto si riconduce ad un fenomeno di saturazione,è facile fare un'analogia tra il disgusto per il

bello e quello per il cibo.

Già Condillac aveva posto l'origine del disgusto nel piacere stesso come forma di repulsione per

certi cibi,secondo la teoria per cui il gusto due possibili percorsi:o il piacere diventa abituale e si

rovescia in disgusto,o diventa eccessivo e devia verso il disgusto per l'eccesso. Anche Spinoza parla

di una relazione tra disgusto e sazietà.

La trattazione di Mendelssohn del disgusto si distingue per il fatto che la tendenza della bellezza e

del piacere puro a volgersi in disgusto dà inizio alla teoria del sentimento misto come autentico

sentimento estetico volto a delimitare i confini dell'estetica. Ciò che va evitato è l'eccesso di piacere.

La teoria dei sentimenti misti ha due effetti:da una parte il bello,per rimanere oggetto del piacere

estetico,ha bisogno di mescolarsi con una sensazioni di altro tipo che impedisca lo scaturire del

disgusto;dall'altra proprio perché il bello richiede di essere mescolato,l'estetica deve aprirsi al brutto

e all'orrendo. Solo il disgusto non può essere un oggetto estetico.

La natura fisica del disgusto si associa all'alimentazione e a una reazione naturale come la nausea

che viene accostata ai sensi oscuri:gusto,tatto ed olfatto. Per Mendelssohn il disgusto è una

sensazione che si addice unicamente all'olfatto e al gusto,sensi che non sono coinvolti nella

fruizione dell'arte bella. I sensi inferiori non sono oggetto di un'opera d'arte e le sensazioni di

disgusto sono sempre natura e mai imitazione.

Il disgusto non può procurare piacere ed è connesso a sensi inferiori che porta l'esclusione del

disgusto dall'estetica.

Un giudizio estetico negativo.

Nella filosofia trascendentale,il disgusto segna i limiti dell'estetica. La connessione con

l'alimentazione rimane essenziale:Kant paragona il disgusto alimentare con quello della critica che,

una volta conosciuto,vedrà un'avversione per tutte le parole dogmatiche. Kant riprende il tema della

sazietà,della stucchevolezza del bello paragonabile a quella di un cibo troppo dolce e afferma che la

cosa bella finisce per disgustare. Mendelssohn,in Reflexionen zur Anthropologie,definisce il

disgusto con l'impulso a liberarsi di ciò che si è introdotto per la via più breve del canale alimentare,

con il vomito.

Kant conferma che il disgusto è come la saturazione di cibo. La categoria del disgusto assume un

significato più complesso in relazione alla Critica del giudizio in cui si confonde con il brutto e si

confronta con l'uso trascendentale della facoltà. È impossibile dare giudizi estetici negativi perché

verrebbe meno l'armonia tra intelletto e immaginazione che garantisce il carattere universale e

comunicabile,necessario perché un giudizio trascendentale sia valido. Ciò che è comunicabile è lo

stato d'animo del soggetto costruito dal libero gioco tra immaginazione ed intelletto da cui nasce il

piacere estetico. Un giudizio estetico negativo sarebbe caratterizzato dal dispiacere. Nell'estetica

kantiana non esiste alcun giudizio negativo. L'esperienza stessa però mostra l'esistenza di giudizi di

gusto negativi che portano alla disarmonia estetica tra le facoltà. Gli autori che sostengono questa

posizione,si rifanno al saggio di Kant sulle grandezze negative e sostengono che il dispiacere non è

semplicemente mancanza di piacere come il brutto non è solo assenza di bello.

Guyer ricorda che l'essenza di Kant è fondata sull'articolazione tra le facoltà. Ci sono solo due tipi

di relazione tra immaginazione e intelletto:il libero gioco oppure il riferimento della


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LaTita

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DETTAGLI
Esame: Estetica
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LaTita di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Mazzocut-Mis Maddalena.

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