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Estetica: simbolo, immagine e fantasia

Lezione 1 – 15 febbraio

Come nasce il concetto di immagine?

Lo troviamo all’interno della filosofia greca dove non ha un particolare successo. Il termine immagine nasce legato a una dimensione culturale e non filosofia. Nasce nel mondo latino ed è legato alla dimensione della morte. Imago = maschera funebre applicata al viso del defunto per trattenerne le immagini.

Significati dell'immagine

Abbiamo qui due significati:

  • L’immagine è rappresentazione essenzialmente di un volto. È il modo per riprodurre un volto. Per lasciare la traccia di qualcosa che non c’è più. Deve richiamarci un volto assente. Deve restituirci in presenza un’assenza. L’immagine è un sostituto di presenza. L’immagine è un medium che dà spessore ontologico a qualcosa che non c’è più.
  • L’immagine implica la memoria. Ha a che fare con una percezione che non c’è più. Da un punto di vista fenomenologico l’immagine ha a che fare culturalmente con la morte ma dal punto di vista conoscitivo ha a che fare con l’assenza di percezione e la dimensione della memoria. Le famiglie latine per dire che avevano un ampio censo dicevano “famiglie di molte immagini”, vuol dire che conservavano molte maschere funebri. Le immagini assumevano significato simbolico: dimostravano storia, tradizione, cultura.

Il pericolo per la vita dell’immagine nella cultura occidentale

La cultura occidentale è attraversata in modo costitutivo dalla iconoclastia = rifiuto dell’immagine. Iconoclastia non c’è nel mondo greco. Il mondo greco è basato sul concetto di immagine perché gli dèi sono venerati in immagini. L’immagine ha carattere ontologicamente forte. → L’immagine qui ha significato metafisico: non rimanda solo al rappresentato ma rimanda al prototipo. L’immagine serviva anche a rendere più belle le case: venustas parietum (= bellezza delle pareti). → Dall’altro lato l’immagine serve anche al nostro piacere, ha una funzione retorica, edonistica.

La paura dell’immagine

La paura dell’immagine ha due origini:

  • La Bibbia → secondo comandamento costituisce il divieto di fare immagini. La cultura ebraica non può fare immagini. Nelle sinagoghe ci sono immagini ma non sono rappresentative, non hanno significato simbolico. Si teme il paganesimo, il dare carattere ontologico all’immagine. Il divieto non è divieto dell’immagine in sé, ma è il divieto di fare immagini che possano avere una valenza di rinvio alla trascendenza. C’è il pericolo che l’immagine venga adorata in quanto tale, non in quanto medium. Cultura arabo-islamica riprende questo divieto. Queste due culture sono nemiche dell’immagine simbolica. L’iconoclastia non è rifiuto dell’immagine in sé, ma dell’immagine simbolica. L’immagine come bellezza è ammessa. L’immagine nasce con il suo divieto. Porta nella sua storia la sua negazione. Il senso di un’immagine non sta necessariamente nell’essere l’immagine di qualcosa.
  • Paura del primo cristianesimo del paganesimo.

Cos’è l’immagine simbolica?

Simbolo > symbolum > symbàllein = “mettere insieme, riunificare”. Il contrario è diaballein = “separare” = il diavolo, che separa e rompe il patto.

  • Il simbolo nasce come dimensione esperienziale e come riunificazione di due parti. È il segno di un patto e di un riconoscimento. Però nella riunificazione delle due parti non si produce l’unità. Le due parti mantengono la dualità, la loro differenza. La ricomposizione del simbolo implica ancora la differenziazione. Si mantiene la traccia della differenza. Nel concetto di simbolo c’è l’idea di unità ma anche quella di differenza.
  • Il simbolo è una struttura di rinvio. Rinvia al prototipo. L’immagine non vale di per se stessa. L’immagine vale se l’immagine sta per (non è quella della carta d’identità). L’immagine simbolica non rimanda di necessità a ciò che rappresenta. L’immagine non ha necessariamente a che fare con la visibilità. L’immagine ha a che fare con il visivo ma il suo senso non si esaurisce nel visivo. Esistono immagini rappresentative (finalizzate a rappresentare, si esauriscono all’interno della visibilità) e immagini che non sono solo di carattere rappresentativo. Le prime immagini sono accettate, le seconde immagini possono generare una dimensione di rifiuto.

“Faust” di Goethe → Faust fa un patto con il diavolo (Mefistofele) per sapere l’origine della conoscenza. Il diavolo è colui che separa. Faust è colui che cerca il simbolo, la riunificazione. Insieme compiono un viaggio che si conclude con la notte di Valpurga. Faust cerca l’origine del senso delle cose. Mefistofele dice che il senso delle cose è nulla. Non c’è un senso delle cose. Faust risponde “Spero di trovare nel tuo nulla, il tutto”. Cercare il tutto significa cedere alla meraviglia (non essere indifferenti) e andare alla ricerca delle “madri”, l’origine del senso.

Cosa sono le madri?

Le immagini/madri non vedono cose, ma vedono schemi delle cose, vedono le origini del senso. Le immagini simboliche non riproducono cose, ma riproducono schemi di cose. Le madri sono i regni delle immagini simboliche. L’immagine simbolica ha a che fare con la dimensione conoscitiva perché vuole andare all’origine del senso.

Quali sono le dimensioni in cui troviamo la profondità del senso?

Dove troviamo una conoscenza che non sia solo rappresentazione del mondo? La troviamo all’interno di una dimensione poetica e artistica. Le immagini simboliche ci portano al di là di una conoscenza categoriale e ci portano a una conoscenza profonda che può essere detta per immagini, cioè per dimensioni non di carattere concettuale. La conoscenza si esaurisce solo nel conoscere? No → Kant: “Pensare è più importante che conoscere”. Le immagini simboliche non hanno a che fare con una conoscenza categoriale perché non è una struttura di rinvio fissa, eppure ci fa pensare. Il simbolo ci fa capire che la nostra conoscenza non è solo categoriale e può toccare le origini del pensiero che, come dice Kant, è più importante della conoscenza.

La logica non è solo apofantica

La logica non è solo apofantica, dimostrativa. Il logos non è solo dimostrativo, è anche pensiero. Il senso del logos è anche nel tentativo di cogliere un sapere precategoriale che le categorie non riescono a dire. Storicamente il simbolo non è astratto. Dal I all’VIII sec a.C. il simbolo è legato alla tradizione platonica e neoplatonica. Il simbolo è un concetto platonico (le due parti che si spezzano). La tradizione platonica è una tradizione della ricomposizione. Nelle Enneadi di Plotino il simbolo coincide con il termine icona. L’immagine simbolica è un’icona → questa è l’esemplificazione storica dell’immagine simbolica. Come diamo concretezza al simbolo astratto? Dandogli un’immagine: l’icona. Icona = immagine del simbolo > ei-con > orao = vedere. L’icona è il simbolo visibile, il simbolo che si fa immagine.

Vero fondatore della teoria iconica

Vero fondatore della teoria iconica: Pseudo Dionigi Areopagita. Gregorio Magno, Giovanni Damasceno. Papa Gregorio Magno aggiunge due elementi alla tradizione iconica che non ci sono nella tradizione orientale:

  • Venustas parietum → l’immagine simbolica deve essere anche bella per rendere bella la casa di Dio. La bellezza stessa quindi ha un significato simbolico. Questo non c’è nella tradizione orientale.
  • Biblia pauperum → significato didattico e didascalico. La popolazione ha come fonte di conoscenza l’immagine. L’immagine narra delle storie. Bisogna insegnare per convincere della verità di ciò che si insegna (ha anche una valenza retorica).

L’immagine ha al tempo stesso una valenza trascendente e una immanente. Ha la dimensione della retorica per tutti, forma di comunicazione immediata. Domanda: noi viviamo in un mondo iconofilo o iconoclasta?

Lezione 2 – 16 febbraio

La tradizione cristiana dell'immagine

La tradizione cristiana dell'immagine nasce nella parte orientale del continente europeo. Non nasce però nel rifiuto di una differente concezione dell'immagine. Questa dicotomia è dovuta al fatto che il Papa sta a Roma, e la bolla papale di Gregorio Magno che attribuisce all'immagine la doppia valenza di venustas parietum e bibli pauperum è simbolicamente datata 600 d.C. Negli atti del Secondo Concilio di Nicea (787) il punto di partenza è proprio la dottrina stabilita nella bolla di Gregorio Magno. Tale bolla esprime con chiarezza che l'immagine ha sempre anche una valenza di carattere estetico: deve generare in noi una forma di piacere.

Il principio neoplatonico

L'immagine non è fine a sé stessa, l'immagine deve generare il piacere, se vuole generare in noi una relazione di empatia, di espressione: l'immagine è per la vista, serve al nostro corpo, genera una tensione, attraverso l'immagine bella io vedo un'immagine più bella ancora. Secondo il principio neoplatonico la bellezza dell'immagine mi deve portare verso il tipo originario della bellezza, verso la bellezza prototipica, Dio, l'Uno, l'assoluta bellezza. La tradizione plotiniana pur essendo scritta in greco (cfr. libro sesto delle "Enneadi") nasce a Roma, perché Plotino vive a Roma e siamo nella prima parte del 200 d.C. La sua teoria è immediatamente nota nei primi secoli della cristianità. La bellezza immanente all'immagine ha già qui una valenza di trasferimento di senso.

L'idea della narratività

L'idea della narratività è un'idea che vi è dove una tradizione retorica è forte. L'immagine ha un aspetto retorico, deve convincere un uditorio, ha un carattere persuasivo, ha una valenza espressiva, lo spettatore deve essere attirato da essa: è questa la funzione retorica dell'immagine. Deve raccontare una storia, perché noi possiamo identificarci solo ove vi è la dimensione della narratività. La tradizione estetica orientale ha mantenuto paradossalmente i canoni estetici della tradizione bizantina: non avendo avuto le invasioni barbariche, hanno potuto conservare senza modificazioni tale tradizione. È una tradizione più statica dell'immagine: si sottolinea meno l'aspetto narrativo, si sottolinea molto di più l'aspetto agiografico, l'aspetto del volto. L'immagine statica è molto più ricca all'interno della tradizione d'oriente, al pari della dimensione neoplatonica (nel VI secolo in Oriente si parla Greco, in Occidente non si legge nemmeno più il Greco). La frattura tra Europa Occidentale e Orientale è la medesima che condurrà allo Scisma d'Oriente.

Il concetto di opera d'arte

Il concetto di opera d'arte non è un concetto eterno, bensì un concetto che nasce in un momento ben preciso della storia. È opera d'arte soltanto quella dove c'è un artista che opera, e l'idea di un artista che deve essere originale nell'iconografia non c'è. Le icone non sono opere d'arte, benché siano immagini e vi siano stati magistrali scrittori di icone. L'aspetto di scrittura del senso non c'è nella Chiesa Occidentale ma solo nella Chiesa d'Oriente. A Roma si sottolinea il carattere ontologico dell'immagine: il Dio è inseparabile dalla raffigurazione del Dio. Nella statua vi è il carattere ontologico della divinità, l'essere delle immagini è nelle immagini stesse: ma è proprio quello che i teologi cristiani temono dell'immagine, le proprietà ontologiche rappresentate dall'immagine. Il problema dell'immagine è un problema ontologico: ritrarre una figura significa dare un peso ontologico alla figura stessa. Roma, portando la sua iconografia per il mondo, lo fa con una valenza ontologica: i simboli dell'impero sono l'impero, l'immagine è ciò che rappresenta, cosa pericolosissima per la cultura cristiana dove vi è uno scarto tra ciò che l'immagine è e ciò che l'immagine rappresenta. Nella cultura latina non c'è questo scarto. Gli iconoclasti non sono nemici delle immagini, ma nemici delle immagini simboliche, che implichino un trasferimento di senso.

Definizione di immagine simbolica

Come definiamo un'immagine simbolica? È un'immagine il cui senso non si esaurisce nella sua visibilità né in ciò che essa raffigura. Nell'immagine simbolica vi è un trasferimento di senso che va al di là dell'immagine. È una struttura di rinvio, una visione dell'invisibile (espressione ossimorica). L'immagine simbolica è il tentativo di riunificare in immagine ciò che non può stare insieme. L'invisibile è una categoria complessa, non è soltanto Dio. E l'immagine è qualcosa di più del puramente visibile: l'immagine non è sempre visibile. Fino al VII - IX secolo dire immagine e dire icona è la stessa cosa.

Le icone

Cosa sono le icone in realtà? L'icona richiama al vedere, al termine "orao", dunque l'immagine è sia sensibilità, sia simbolo: ha una funzione estetica (visiva) e una funzione di rinvio/rimando.

Funzione dell'immagine simbolica

A che cosa serve l'immagine simbolica? Qual è la sua funzione? Il problema dell'immagine non è astratto, è un problema di funzione dell'immagine. L'immagine non è una cosa in sé, esistono delle funzioni delle immagini. Le funzioni dell'immagine simbolica sono almeno 3:

  • È un medium, un mezzo → cade l'aspetto direttamente ontologico proprio al paganesimo. Un medium serve a trasportarci, è uno strumento di comunicazione, un mezzo comunicativo. Nello schematismo trascendentale lo schema è un medium, serve a mediare tra sensibilità e l'intelletto, serve ad unificare qualche cosa che con l'evidenza unificato non è. → Nella tradizione cristiana, il medium ci porta verso un prototipo, un tipo originario, verso Dio (nel caso delle icone). La natura ontologica dell'immagine simbolica (l'immagine dal punto di vista del suo essere) non è (non si identifica) con il suo rappresentato: è una relazione di ontologia negativa, in cui ciò che è non è necessariamente quello che noi vediamo. Ogni determinazione di senso d'essere di un oggetto è anche al tempo stesso la sua negazione (in senso positivo).
  • Ogni immagine accresce il potere ontologico del prototipo perché dice qualcosa di esso e al tempo stesso nega che questa entità sia esaurita nell'immagine stessa. Quindi, per gli iconofili, le immagini simboliche devono essere tante: accrescono il potere del prototipo, mettono in comunicazione con esso. L'immagine simbolica come icona è una somiglianza dissimile.
  • Essenziale per questa somiglianza dissimile è che l'immagine simbolica sia immagine di un volto. I nostri occhi sono nel volto: il volto è colui che vede, è la visione, è la strada verso la Verità. È attraverso il vedere che entriamo in relazione con Dio.

Definizione di icona

Che cos'è l'icona? L'icona nasce come icona per antonomasia: l'icona per eccellenza è il volto di Cristo. La centralità del volto di Cristo è dovuta al fatto che la religione cristiana implica il farsi corpo di Dio, il farsi immagine di Dio: è una centralità carnale dell'immagine. Cristo è il mediatore divino, che si fa carne. Cristo è l'immagine originaria, è l'immagine di Dio. La prima icona è proprio il volto di Cristo impressa sullo straccio. L'immagine serve a mediare tra il divino e l'umano, esattamente come Cristo è "servito" a tale mediazione.

Disputa tra iconofili e iconoclasti

La disputa tra iconofili e iconoclasti è tutta qui. Dio, attraverso la figura di Cristo, intende trovare un mediatore comunicativo con le sue creature. Questa mediazione comunicativa è il Libro, la scrittura, la Parola di Dio.

  • Per gli iconoclasti solo la Scrittura è fonte di rivolgimento di Dio all'uomo, che è dotato di libero arbitrio e dunque può e deve interpretare la parola di Dio. Un uomo senza il libero arbitrio non può essere salvato o condannato. La parola non si vede, addirittura nella tradizione giudaica non si può scrivere.
  • Gli iconofili ritengono che l'immagine sia invece una forma comunicativa, e che Dio avendo scelto di incarnarsi in Cristo ha scelto di farsi immagine, e ogni immagine è un ricordo dell'incarnazione di Cristo. Per giustificare il senso dell'immagine al di là dell'aspetto teologico bisogna fare una sottrazione e distinguere l'immagine iconica dalle immagini profane residue della latinità o di Bisanzio.

Colui che fa icone

Colui che fa icone non è un pittore ma uno scrittore: scrive. San Luca è l'autore del primo Vangelo e della prima icona: è un proto-scrittore, perché l'immagine simbolica è scrittura del senso esattamente come il libro. Le immagini simboliche non sono opere d'arte, lo scrittore di icone è un santo, non è un artista, non ha un'individualità ma deve seguire delle regole che sono uguali da 1400 anni. Non deve essere originale. Non si firma, non emerge, è semplicemente un mediatore. Nell'arte moderna e contemporanea siamo invasi di immagini non più iconiche, da Cimabue a Giotto, e sono immagini che sovente si trovano all'interno.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemicalgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Franzini Elio.
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