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Introduzione all'economia industriale

Collegamenti con microeconomia ed economia e gestione delle imprese

Capacità di fissare prezzi superiori al costo, più specificamente al costo incrementale o potere di mercato marginale.

Quali domande?

A. Le imprese hanno potere di mercato? Come si misura?

Cioè: come si fa a capire se le imprese sono in grado di estrarre un profitto positivo dalle attività produttive?

Indicatori usati:
  • Differenza tra profitto medio di una impresa e profitto medio dell’industria – Harberger
  • Indice prezzo costo
  • La media dell’indice prezzo costo di tutte le imprese operanti in una industria (ponderato per la quota di mercato di ciascuna impresa, si), detto indice di Lerner e misura il potere di mercato di un’industria

Le analisi empiriche hanno dimostrato che mediamente il potere di mercato è diverso tra industrie e imprese all’interno di ogni industria. Gli economisti della scuola di Chicago sostengono che se in un settore industriale c'è libertà di entrata, il grado di potere di mercato non potrà mai essere particolarmente rilevante. Se un’impresa fissasse i propri prezzi al di sopra dei costi, una nuova impresa potrebbe trovare conveniente entrare nel mercato e praticare prezzi inferiori. Secondo questa tesi, il potere di mercato non potrà durare a lungo.

Altri economisti, invece, non sono d'accordo sia a livello teorico che empirico. Infatti, da un punto di vista empirico, un modo alternativo di stimare il costo marginale si ottiene dividendo l'incremento del costo totale dall’anno t all’anno t+1 per l’incremento della produzione dello stesso periodo. In base a questo approccio, si può vedere che i prezzi possono essere anche tre volte superiori al costo marginale.

B. Come si acquisisce e consolida il potere di mercato?

Esiste una relazione piuttosto stretta tra potere di mercato e imperfezione dei mercati. Se non esistono barriere all’entrata, ci si può attendere che un profitto positivo (o superiore al profitto medio) attiri l’entrata di concorrenti, che riduce i profitti fin ad annullarli. Se ci sono imprese che fanno profitti, i mercati sono imperfetti.

Il potere di mercato si determina e consolida:
  • Per legge (monopolio legale via brevetti, concessioni, licenze, protezionismo)
  • Perché, ad alcune condizioni, le strutture più concentrate minimizzano i costi complessivi dell’industria (monopolio naturale)
  • Con comportamenti strategici: innovazione (anche senza protezione del brevetto può determinare posizioni di monopolio), differenziazione del prodotto/pubblicità, deterrenza all’entrata, collusione/fusione

C. Quali conseguenze del potere di mercato?

  • Equità: trasferimento di risorse dai consumatori alle imprese
  • Inefficienze allocative: le risorse produttive in genere sono allocate in modo tale che si produce (e consuma) meno output di quanto i consumatori sarebbero disposti ad acquistare
  • Inefficienza produttiva: è probabile che le risorse vengano impiegate in modo più costoso a parità di output (curve costi marginali più alte)
  • Rent seeking behaviour: per mantenere il potere di mercato si "sprecano" risorse in attività di lobbying
  • Efficienza dinamica: si possono modificare nel tempo le disponibilità di risorse, le tecniche di produzione (spostamento delle curve di costo) e il tasso di introduzione di nuovi prodotti (variazione della combinazione di output). Teoria di Schumpeter: potere di mercato in un’ottica dinamica porta ad un progresso tecnico, la scuola di Chicago si discosta da questa idea.

D. Quale ruolo per la politica pubblica?

In microeconomia, l’intervento pubblico è giustificato solo dai fallimenti del mercato (beni pubblici, asimmetrie informative, esternalità), in economia industriale l’intervento pubblico si giustifica per: limitare le conseguenze negative del potere di mercato (regolamentazione, antitrust e politiche per l’industria), rafforzare la posizione competitiva di alcune imprese/settori (politica industriale).

La scuola di Chicago rovescia il nesso di causalità: non è la presenza di potere di mercato che fa sì che vi sia l’intervento statale, ma esattamente l’opposto, è l’intervento statale che crea potere di mercato, proteggendo gli interessi delle imprese e non quelle dei consumatori. Politica industriale: cerca di rafforzare la posizione di mercato di un’impresa o di un settore, in particolare nei confronti di imprese estere. Si traduce nel fatto che è il governo a decretare il successo di alcune imprese o di alcuni settori industriali.

(Non è corretta la distinzione tra grande e piccola industria) L’industria in questo caso viene inteso come un particolare settore industriale o un particolare mercato e non come un settore produttivo secondario. Questo fa scindere la definizione di industria e impresa: anche quando nell’industria opera una sola impresa (monopolio), il primo termine ha un significato più generale, infatti l’industria può interessare anche l’insieme dei consumatori interessati al bene o insieme dei potenziali entranti.

L'oggetto dell'economia industriale

  • Studiare il funzionamento dei mercati
  • Mettere a fuoco le condizioni di contesto in cui operano le imprese, definire la struttura delle industrie
  • Studiare le interazioni tra imprese, natura della competizione
  • Come i comportamenti influiscono sul contesto, effetti dei comportamenti su efficienza ed equità

Criteri di aggregazione delle imprese

  1. Relazione prezzo/quantità
    Secondo questo criterio si può definire l’industria produttrice del bene X, diversa da quella produttrice del bene Y se la quantità domandata di X non dipende dal prezzo di Y e viceversa. L’elasticità incrociata è nulla: l’industria dell’auto è diversa dall’industria delle caramelle perché una variazione del prezzo delle caramelle non influisce sulla domanda di auto.
  2. Per classi merceologiche (es. Ateco – Nace)
  3. Criteri centrati sulla base tecnologica
    Identificano le industrie in funzione di:
    • Caratteristiche delle tecnologie impiegate
    • Dinamiche e struttura dei costi
    • Interdipendenze e complementarità tra processi produttivi
    • Tipo e ventaglio di competenze e attori coinvolti
  4. Per caratteristiche istituzionali: dimensione di impresa, obiettivi e fonti dell’innovazione, appropriabilità dei risultati e barriere all’entrata (Pavitt, 1984)

Paradigma struttura condotta – performance

Struttura: numero di concorrenti/acquirenti, concentrazione, barriere all’entrata, standard produttivi/tecnologici.

Condotta: strategie di prezzo, R&S, pubblicità e differenziazione, cooperazione, internalizzazione.

Performance: redditività/produttività, potere di mercato, innovazione, crescita, efficienza.

L’approccio struttura – condotta – performance ipotizza: Dove X sono delle variabili considerate esogene all’industria come le istituzioni, la tecnologia e la domanda. È centrale l’analisi di S e delle condizioni esterne (esogene, X) che determinano S, perché questo dà modo di prevedere C e P. Sono coerenti con questo approccio una serie di contributi che fanno discendere C e P da S come:

  • Se "n" scende i produttori vendono meno a prezzi più alti, creando inefficienza allocativa (Cournot)
  • Se "n" scende la collusione è più facile perché deviare da un accordo collusivo costa di più (si perde una fetta di mercato più grande) ed è più facile monitorare i partner (Stigler)
  • Barriere all’entrata/uscita condizionano comportamenti introducendo/limitando la concorrenza potenziale (Baumol – Panzar – Willing)
  • Struttura concorrenziale favorisce comportamenti innovativi (Arrow)
  • Alti costi di trasporto e basse economie di scala favoriscono investimenti diretti esteri

Approcci alternativi a struttura – condotta – performance

A partire dalla metà degli anni ’80 si sono sviluppati diversi filoni che propongono approcci alternativi all’ECIND rispetto al SCP. Viene posta l’enfasi sul processo concorrenziale (da statica comparata ad analisi dinamica) ed enfasi sul comportamento strategico come causa di cambiamento della struttura.

Esempi di performance che influenzano la struttura (P -> S)

  • Alta profittabilità attira nuove imprese e riduce la concentrazione
  • Bassa profittabilità induce alcune imprese ad uscire dal mercato e aumenta la concentrazione
  • Innovazione crea monopolio temporaneo

Esempi di strategie (comportamenti) che influenzano la struttura (C -> S)

  • R&S volta all’innovazione di prodotto apre nuovi mercati, mette in discussione quelli esistenti e crea posizioni di potere di mercato e aumenta la concentrazione
  • R&S volta all’innovazione di processo abbassa i costi e i prezzi degli innovatori, ne aumenta il potere di mercato, costringe i non innovatori ad uscire dal mercato
  • Strategie predatorie rendono non profittevole l’entrata sul mercato, conservando mercati concentrati
  • Accumulo di capacità produttiva in eccesso può rappresentare una minaccia credibile che l’incumbent renderà non profittevole l’entrata, riducendo il numero di imprese attive sul mercato

Esempi di mercato concentrato che favorisce comportamenti competitivi

  • Mercati concentrati rendono possibile R&S su larga scala e migliorano le performance innovative
  • I mercati concentrati si possono avere prezzi bassi per:
    • Guerre di prezzo per il mantenimento/controllo del mercato
    • Effetto di introduzione di nuove tecnologie
  • Mercati concentrati possono favorire la cooperazione tra imprese (non – collusiva), che può dar luogo ad innovazione tecnologica

Richiami di microeconomia

A causa della scarsità delle risorse, il consumatore deve scegliere la quantità di consumo dei diversi beni disponibili sul mercato. Le scelte del consumatore tra due beni dipendono:

  • Dalle preferenze
  • Dal vincolo di bilancio

La curva di domanda di un individuo per un bene indica la quantità massima che è disposto a consumare per ciascun dato prezzo, a parità di altri fattori come il reddito e il prezzo degli altri beni. La disponibilità a pagare è il prezzo massimo che saremmo disposti a pagare.

La domanda di mercato è la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità domandata da tutti i consumatori. È ottenuta sommando orizzontalmente le curve di domanda individuali. La curva di domanda diretta, D(p), indica la quantità totale domandata dai consumatori in corrispondenza di un dato prezzo e si ipotizza che la variabile q sia la variabile dipendente e la variabile p indipendente. La curva di domanda indiretta, P(q), indica la disponibilità a pagare per la q-esima unità del bene e si ipotizza che la variabile p sia la variabile dipendente e la variabile q sia la variabile indipendente.

Elasticità della domanda

Ciò che interessa è valutare di quanto varia la domanda di un bene in seguito a una variazione del suo prezzo. Questa variazione è data dalla pendenza della curva di domanda, cioè dalla derivata di q rispetto a p. Un problema che sorge, però, è che il risultato ottenuto dipende dalle unità di misura utilizzate per p e q. Il concetto di elasticità della domanda ci consente di determinare come la quantità domandata varia al variare del prezzo indipendentemente dalle unità di misura adottate. L’elasticità della domanda si definisce come il rapporto fra la variazione percentuale della quantità domandata e la variazione percentuale del prezzo. Poiché la quantità domandata diminuisce quando il prezzo aumenta e viceversa è prassi comune mettere il segno meno prima del valore del rapporto.

Le determinanti dell’elasticità della domanda sono:

  • La presenza di stretti sostituti del bene
  • La quota del bene nel bilancio del consumatore
  • Struttura temporale dell’analisi

Elasticità incrociata della domanda del bene X rispetto al bene Y è il rapporto tra la variazione % della quantità domandata X e la variazione % del prezzo Y. Fornisce un’indicazione sulla relazione esistente tra i due beni.

Surplus del consumatore

Il surplus del consumatore rappresenta la differenza tra la disponibilità a pagare (willingness to pay) e il prezzo effettivamente pagato per ogni unità acquistata.

Tecnologia e funzione di produzione

La tecnologia di un’impresa è la relazione di produzione che descrive in che modo una data quantità di fattori produttivi viene trasformata nella quantità prodotta dall’impresa. La funzione di produzione è funzione che indica il più alto livello di output che l’impresa è in grado di produrre per ogni data combinazione di input. L’isoquanto di produzione mostra l’insieme dei tutte le combinazioni di input che portano allo stesso livello di output.

Le proprietà della funzione di produzione:

  • La produttività marginale di ciascun input (K e L) indica l’ammontare (fisico) di output ottenibile con un incremento unitario di fattore
  • La produttività può essere crescente, decrescente e costante

La pendenza dell’isoquanto indica il tasso a cui l’impresa può sostituire un fattore con un altro mantenendo invariato il livello di output. Il suo inverso è chiamato Saggio Marginale di Sostituzione Tecnica (Marginal Rate of Technical Substitution) MRTS.

Un’impresa può essere pensata come un processo di trasformazione di input in output. Una domanda interessante che possiamo porci è se l’impresa effettui questa trasformazione in maniera efficiente. La risposta può essere data analizzando la funzione di costo, che mostra i costi totali relativi agli input di cui l’impresa ha bisogno per produrre l’output q. L’analisi dei costi è importante anche per l’analisi costi – benefici.

Tipologie di costi di produzione

  • Costo fisso (FC): è quella parte del costo che non dipende dal livello dell’output.
  • Costo variabile (VC): è il costo che sarebbe pari a zero se il livello dell’output fosse pari a zero.
  • Costo totale (TC): è la somma del costo fisso e del costo variabile.
  • Costo medio (AC): è il costo totale diviso per il livello dell’output.
  • Costo marginale (MC): è il costo di un’unità addizionale di output, in altre parole è il costo totale di produzione di q+1 unità meno il costo di produzione di q unità di output.

Il costo marginale è il concetto appropriato per decidere produrre, mentre il costo medio è il concetto quantitativo di costo appropriato per decidere se produrre o meno. L’uso improprio di tali concetti può condurre a decisioni non corrette, specialmente nel caso di imprese multiprodotto.

La funzione di offerta dell’impresa è data dalla funzione di costi marginali per valori di prezzo superiori al minimo del costo medio. Il concetto di costo opportunità riveste un’importanza fondamentale nelle decisioni economiche. Fa parte del modo di pensare e di agire di ogni agente razionale. Costo opportunità: è il beneficio che si sarebbe potuto trarre dall’impiego di quella risorsa nel miglior uso alternativo possibile. Si parla anche di costo imputato.

Si lega a questo il concetto di (extra) profitto economico (diverso da quello contabile) che implica che vi siano ricavi superiori all’ammontare necessario per pagare tutti gli input dell’impresa almeno quanto essi potrebbero ottenere in un impiego alternativo. L’(extra) profitto economico nullo corrisponde ad un profitto normale, ovvero include la remunerazione che l’imprenditore può ottenere investendo in attività alternative.

Costo irrecuperabile

Un costo irrecuperabile è un investimento in un bene capitale che non ha usi alternativi. Un costo irrecuperabile è un costo sostenuto per acquisire un fattore produttivo che avrà un costo opportunità nullo. Ai fini della scelta razionale, il punto principale è che i costi irrecuperabili non dovrebbero essere presi in considerazione nelle decisioni economiche.

Le decisioni economiche dovrebbero essere basate sul concetto di costo economico. Il costo economico differisce dall’effettivo esborso monetario poiché include i costi opportunità ed esclude le spese che corrispondono ai costi irrecuperabili (bp). Il costo irrecuperabile ha un particolare valore strategico: consente di assumere impegni vincolanti. Il valore attuale dei profitti futuri attesi deve essere almeno pari al costo irrecuperabile di entrata. Tuttavia, una volta che l’impresa è entrata nel mercato, il costo irrecuperabile non ha più importanza. Il costo irrecuperabile incide solo sulla decisione di entrata ma non sulle decisioni di quanto produrre dopo l’entrata né sulla decisione di uscire dal mercato.

Decidere se un costo è irrecuperabile o meno dipende crucialmente dall’intervallo di tempo preso in considerazione nell’analisi. Nella funzione di costi medi di breve periodo non vengono presi in considerazioni i costi che nel breve periodo sono irrecuperabili, mentre nel lungo periodo vengono presi in considerazione.

Costi di produzione di breve periodo

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MarCavG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Di Bernardo Barbara.
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