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Economia e politica industriale

Cabral, 2018

Capitolo 1 – Cosa si intende per teoria dell'organizzazione industriale?

L'economia industriale si occupa del funzionamento dei mercati e dei settori industriali, in particolare del modo in cui le imprese competono fra di loro. A differenza della microeconomia che si concentra sui casi estremi del monopolio e della concorrenza perfetta, l'economia industriale si occupa del caso intermedio, ossia l'oligopolio, la forma di mercato caratterizzata dalla competizione fra un numero limitato di imprese.

Lo scopo della teoria dell'organizzazione industriale è quello di poter rispondere a quattro domande:

  • Le imprese hanno potere di mercato?
  • Come fanno ad acquistarlo e a mantenerlo nel tempo?
  • Quali sono le conseguenze del potere di mercato?
  • Che ruolo possono ricoprire le politiche pubbliche in relazione ai problemi generati dal potere di mercato?

Il potere di mercato è definito come la capacità di fissare prezzi superiori al costo incrementale o marginale. Per esempio, se un'azienda farmaceutica spende 10 dollari per produrre una confezione di medicinale e la vende a 50 dollari, detiene un potere di mercato notevole.

Secondo gli economisti della Scuola di Chicago, se in un settore industriale c'è libera entrata, il grado di potere di mercato non potrà essere particolarmente elevato. Questo perché se un'azienda fissasse i prezzi al di sopra dei costi, un'altra potrebbe trovare convenienza ad entrare nel mercato e fissare prezzi inferiori. Non tutti gli economisti però sono d'accordo con questo punto di vista. Infatti, stimano che mediamente i prezzi possono essere anche tre volte superiori al costo marginale. In alcuni settori industriali, però, esiste un grado rilevante di potere di mercato.

Per un'impresa è importante creare e mantenere un potere di mercato, perché questo porta a maggiori profitti. Per ottenere potere di mercato, un possibile modo è acquisire un monopolio legale. Per esempio, un'azienda potrebbe brevettare un tipo di macchinario creato da loro e alzare il prezzo senza timore della concorrenza.

Un altro metodo è quello di assumere comportamenti strategici. Per esempio, un'azienda potrebbe irrompere nel mercato vendendo dei piani molto convenienti rispetto a quelli presenti sul mercato. Una volta acquisito il potere di mercato, però, è importante mantenerlo. I brevetti scadono, per esempio, dando il via alle imitazioni. Farsi una reputazione è un modo affidabile per mantenere la propria posizione elevata sul mercato.

L'acquisizione del potere di mercato ha conseguenze positive per quanto riguarda l'impresa, ma negative dal punto di vista del benessere sociale. Ad esempio, se in una compagnia aerea i prezzi dei biglietti sono elevati, alcuni consumatori decideranno di non comprare il biglietto. Questo porta ad un'inefficienza allocativa. Oltre a questa, il potere di mercato provoca anche un'inefficienza produttiva, dal momento in cui un'azienda monopolista è meno efficiente perché "comoda" nella sua posizione.

Quando il potere di mercato è mantenuto attraverso l'intervento statale, si verifica un terzo tipo di inefficienza: la ricerca di una posizione di rendita (rent seeking).

Il ruolo delle politiche pubbliche è quello di evitare le conseguenze negative derivanti dalla detenzione del potere di mercato a detrimento dei consumatori. Possono essere divise in due categorie:

  • Regolamentazione: un'impresa detiene un potere di monopolio e le sue azioni sono direttamente supervisionate dal regolatore.
  • Antitrust: impedire alle imprese di intraprendere azioni che aumentino il potere di mercato in maniera indesiderata.

Capitolo 5 – Fallimenti del mercato, regolamentazione e politica della concorrenza

5.1 - Esternalità e fallimenti del mercato

Esiste un'esternalità ogni volta che il comportamento di un soggetto si riflette sugli altri soggetti presenti in una misura che eccede la portata pura e semplice della transazione che sta avendo luogo sul mercato. Può essere negativa (se fumiamo) o positiva (se piantiamo dei fiori nel giardino). Alcuni esempi sono:

  • La tragedia dei beni comuni: situazione in cui una risorsa comune viene sfruttata in misura eccessiva rispetto all'ottimo sociale. Ad oggi si ricollega al riscaldamento globale e alla conservazione delle risorse.
  • La congestione: l'utilità di un'infrastruttura diminuisce all'aumentare dell'utilizzo che se ne fa.
  • Beni pubblici: la difesa, il servizio sanitario, l'educazione sono esternalità positive.

Per trovare l'equilibrio di mercato in presenza di esternalità ci rifacciamo alla tassa Pigouviana. La proposta di Pigou consiste nell'adottare una tassa (se l'esternalità è negativa) o un sussidio (esternalità positiva).

Nel grafico abbiamo inizialmente l'equilibrio in q0 e p0 di un mercato generico. Se sottoponiamo l'impresa a una tassa t per ogni unità prodotta la curva dell'offerta trasla verso l'alto S + t e l'equilibrio si sposta in q*. In presenza di esternalità negative, il livello di produzione di equilibrio è maggiore di quello socialmente ottimale.

Un'alternativa alla tassa pigouviana è la regolamentazione diretta delle attività che creano esternalità. Ad esempio, il fumo danneggia i non fumatori e in molti paesi è stato posto il divieto di fumo in luoghi pubblici.

Uno dei modi per affrontare l'inefficienza da esternalità è il teorema di Coase: se i diritti di proprietà sono correttamente definiti e la negoziazione non è costosa, qualsiasi esternalità verrà internalizzata in modo tale che il mercato produca la soluzione efficiente. Ad esempio, prendiamo un'acciaieria che scarica i residui di lavorazione in un fiume e la cittadinanza che richiede l'accesso all'acqua pulita del fiume. L'azienda ha diritto a liberarsi dei residui ma la cittadinanza ha diritto ad avere acqua pulita. Le due parti possono quindi negoziare, una volta definiti i diritti. O l'azienda pagherà per poter liberarsi dei rifiuti o la cittadinanza pagherà l'impresa per ridurre l'inquinamento.

Le esternalità implicano fallimenti del mercato. La tassa pigouviana e altri provvedimenti possono riportare il mercato a un equilibrio efficiente.

5.2 – Informazione incompleta

Un fenomeno dell'informazione asimmetrica è quello della selezione avversa. Prendiamo il caso delle polizze assicurative relative alle cure mediche. Un cliente meno sano sarà più propenso a pagare una polizza più alta rispetto ad un cliente sano. Il costo marginale di assistenza al cliente q-esimo è decrescente. È decrescente anche il costo medio, che resta però superiore al costo marginale.

L'equilibrio è in qe pe ma rappresenta una copertura assicurativa inefficiente perché l'area A comprende tutte le transazioni che sarebbero efficienti ma che non hanno luogo. Il punto efficiente sarebbe quindi q0.

Un secondo fenomeno è la selezione favorevole. Ad esempio in Israele gli automobilisti che tendono ad avere più incidenti sono meno inclini ad assicurarsi. Quindi accade l'opposto rispetto alla figura:

  • Costo medio crescente
  • Costo marginale superiore al costo medio
  • Equilibrio superiore a quello socialmente ottimale

Un ultimo fenomeno è il rischio morale. È un esempio un individuo che compra un telefono molto costoso, coprendolo con polizza assicurativa per il furto ma la sua attenzione si abbassa perché assicurato.

5.3 – Monopolio

In situazione di monopolio, contrariamente al caso di prima, c'è un solo venditore.

Il brevetto è una forma di diritto al potere di monopolio stabilita da una legge volta a tutelare l'incentivo all'innovazione, così come il copyright. Un'altra fonte del potere di monopolio risiede negli effetti di rete (il valore di un prodotto o servizio aumenta in base al numero di altri utenti).

In figura le differenze tra equilibrio in CP e monopolio. Nella a le imprese sono numerose e piccole, nella b c'è una sola impresa. In CP in equilibrio p = costo marginale; tutte le transazioni efficienti verranno effettuate. Nel monopolio invece non vengono effettuate tutte le transazioni efficienti qM < qc. C è la perdita di efficienza (o perdita netta), definita triangolo di Harberger. Il potere di mercato comporta una perdita di efficienza produttiva, in quanto l'output non viene prodotto al costo minimo. Particolare attenzione ai rapporti delle aree A/B nei due grafici, è molto alto in CP.

Casi di monopolio al 100% sono piuttosto rari, è possibile trovare imprese che detengono però il 50% o più di una quota di mercato, magari per costi più bassi o migliore qualità dei prodotti. Il modello di monopolio fornisce una buona approssimazione del comportamento delle imprese dominanti, come si vede in figura.

Un'azienda dominante può fissare qualsiasi prezzo voglia (pM), le altre piccole concorrenti fisseranno sempre un prezzo poco minore o uguale (pD). La differenza sta nel fatto che le piccole imprese hanno una capacità produttiva limitata (K). In più l'impresa dominante ha dalla sua parte la fedeltà dei clienti.

Poniamo l'attenzione su un'altra figura. I due grafici rappresentano due situazioni di monopolio. È evidente che la capacità di vendere a un prezzo superiore al costo unitario è minore nel caso b. Se consideriamo la figura a come impresa con quota di mercato pari al 90% e la figura b un'unica impresa (100%), notiamo che in a l'impresa ha maggior potere di monopolio. Il grado di potere monopolistico quindi è inversamente correlato all'elasticità della domanda.

5.4 – Regolamentazione

Con questo termine si fa riferimento a qualsiasi intervento pubblico nell'ambito dell'attività economica tramite strumenti di comando e controllo o incentivi. Alcune categorie dove interviene il regolatore:

  • La regolamentazione influenza il meccanismo di formazione del prezzo (es. tassa pigouviana)
  • La regolamentazione del processo di entrata norma l'ingresso delle imprese in un mercato (es. concessione di licenze)
  • Regolamentazione da parte dell'autorità pubblica dell'impresa
  • Regolamentazione sociale (sicurezza, benessere)

La regolamentazione si basa soprattutto sul tentativo di correggere i fallimenti del mercato conseguenti da esternalità, informazione incompleta o potere di mercato. Secondo questa idea la domanda di regolamentazione avviene dai consumatori (teoria normativa). Ma può verificarsi che le imprese per tutelare i propri interessi richiedano la regolamentazione (capture theory).

5.5 – Politica della concorrenza e antitrust

È ormai palese che nella realtà la concorrenza perfetta non esiste. Qui creeremo un quadro di politiche pubbliche utile a correggere i fallimenti conseguenti del monopolio. Politica della concorrenza e antitrust sono la stessa cosa; antitrust è il termine usato negli USA. Alcune forme:

  • Accordi anticoncorrenziali sul prezzo
  • Regolamentazione delle fusioni
  • Abuso di posizione dominante

5.6 – Regolamentazione diretta delle imprese

Cominciamo con il caso più semplice di regolamentazione del monopolio.

Abbiamo la funzione di costo C = F + cq con F = costi fissi c = costo marginale. In assenza di regolamentazione abbiamo il prezzo di monopolio fissato a pM. L'area E corrisponde alla perdita di benessere sociale.

Una prima regolamentazione può essere quella di far fissare il prezzo uguale al costo marginale p = cR. In questo modo si ottiene la massima efficienza allocativa con l'output qR.

Con un costo marginale costante e la regolamentazione imposta sopra, l'azienda otterrà un profitto pari a 0. Dato il problema, un'alternativa è quella dell'average cost pricing, cioè prezzo = costo medio. Quindi l'impresa fisserà il prezzo al minimo per non ottenere profitti negativi p = AC(qA) q = D(pA) A A A.

Negli USA il meccanismo usato per regolamentare i servizi di pubblica utilità è stato il rate of return regulation, cioè i prezzi fissati in modo da consentire all'impresa un equo tasso di rendimento del capitale investito. È un meccanismo incentivante a basso potenziale, il prezzo varia nella stessa misura in cui varia il costo e questo minimizza gli incentivi a ridurre il costo stesso.

Un altro metodo è il price cap, meccanismo ad alto potenziale dove il prezzo è fissato in anticipo e non cambia mai, anche se il costo cambia. Il problema è che fornisce pochi incentivi per aumentare la qualità dei beni o servizi. Inoltre implica un alto grado di rischio per l'impresa regolamentata e richiede che il regolamentatore non sia facilmente condizionabile. Al contrario, il rischio per l'impresa regolamentata con tasso di rendimento è minimo.

Introduciamo il concetto di mezzo di produzione essenziale. Esempio: la Telecom è proprietaria di un mezzo di produzione essenziale, la rete telefonica locale, e compete nel mercato con altre compagnie telefoniche. Per evitare che l'impresa a monte possa usare il suo potere di monopolio per espandersi a valle, è stata introdotta la regolamentazione dei canoni di accesso, cioè il prezzo pagato dalle imprese a valle per l'uso del mezzo di produzione essenziale. Per impedire la discriminazione nei confronti dei concorrenti, poi, Willig e Baumol proposero la regola del prezzo efficiente delle componenti. Questa afferma che il prezzo all'ingrosso praticato nei confronti di un'impresa indipendente che opera nel mercato a valle non può essere più alto della differenza fra p, il prezzo finale fissato dall'impresa integrata, e il costo marginale dell'impresa integrata relativo alla fase di produzione a valle.

Supponiamo quindi una compagnia telefonica T, integrata con una società di telefonia mobile M1 e un secondo operatore M2. Ciascun operatore ha un costo marginale ci. Abbiamo poi il prezzo finale p1 fissato dall'impresa integrata. La regola afferma che il massimo prezzo all'ingrosso che l'impresa può far pagare a M2 è dato da w = p1 – c1. Il margine di profitto M2 sarà p2 – (c2 + w2) = (p2 – p1) + (c1 – c2).

Se viene applicata questa regola viene garantita l'efficienza produttiva.

Capitolo 6 – Discriminazione di prezzo

La discriminazione di prezzo è la pratica di fissare prezzi diversi per lo stesso bene, in funzione della quantità acquistata, delle caratteristiche dell'acquirente o di certe clausole contrattuali. Ad esempio, due viaggiatori di uno stesso aereo sicuramente avranno pagato due prezzi diversi. Questo perché magari uno dei due ha un biglietto con cambio gratuito, o con data di ritorno aperta. In figura è rappresentato il prezzo ottimo per un monopolista monoprodotto. qM è dato dall'intersezione tra ricavo marginale e costo marginale. Il profitto è identificato dall'area ∏.

Ci sono consumatori che sarebbero disposti a pagare più di pM, altri che non possono pagare invece un prezzo pari a pM. Quindi l'obiettivo della discriminazione di prezzo è quello di riuscire a trarre ricavi dalla vendita di beni con prezzo superiore a pM, ma anche inferiore allo stesso, così da non perdere parte dei consumatori. Si parla quindi di mercati dei clienti, con termini di vendita misurati per ogni consumatore.

Nel caso in cui un'impresa è a conoscenza delle possibilità a pagare della clientela si parla di discriminazione perfetta. In questo caso riesce ad ottenere profitto pari alle aree A e B del grafico. Si corre il rischio però di creare un mercato secondario: un cliente potrebbe acquistare un bene a prezzo minore rispetto ad un altro cliente, e rivendere il proprio bene privatamente ad un prezzo più alto (es. auto).

In un mercato perfettamente competitivo deve valere la legge del prezzo unico, non possono esserci due prezzi per lo stesso bene. In questo caso non si crea un mercato secondario. Le discriminazioni possono essere classificate:

  • Discriminazione di prezzo di terzo grado: quando le imprese possiedono informazioni circa i propri clienti e possono stabilire prezzi diversi (offerta young trenitalia).
  • Discriminazione di secondo grado: le imprese hanno qualche informazione sulle preferenze dei propri clienti ma non sufficienti. È possibile però proporre un ventaglio di offerte che possono specificare diverse clausole di vendita oltre al prezzo (tariffa biglietto aereo). Si verifica un'autoselezione da parte dei clienti.
  • Discriminazione di primo grado: discriminazione perfetta.

6.1 – Discriminazione di prezzo di terzo grado

Una forma di questa discriminazione è la discriminazione spaziale, cioè diversificare i prezzi a seconda della posizione.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lucy95- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e politica industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bellandi Marco.
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