Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Se l’entrante non esce dal mercato, nel secondo periodo, la strategia ottimale per il monopolista è di

non comportarsi aggressivamente, in quanto la decisione dell’entrante è già stata presa.

Consideriamo il primo periodo: il monopolista si comporta in modo aggressivo. L’entrante non deve uscire

dal mercato: la minaccia del monopolista di tenere i prezzi bassi anche nel secondo periodo non è

credibile, perché anche se l’entrante rimanesse nel mercato, il monopolista non avrebbe incentivi a

continuare a comportarsi aggressivamente. Se non disponesse risorse finanziarie sufficienti a coprire

la perdita di L nel primo periodo, l’entrante potrebbe prendere a prestito da una banca. Se , la

banca si dovrebbe rendere conto che il monopolista non continuerà a comportarsi aggressivamente, e

che per l’entrante, la strategia ottimale è quella di non uscire dal mercato. Procedendo nel

ragionamento, dato che tale aggressività non porta all’uscita dall’entrante, ma solo a perdite per preda

e predatore pari a nel primo periodo, il monopolista non dovrebbe comportarsi aggressivamente

neanche nel primo periodo.

La debolezza di questo ragionamento sta nel fatto che si basa sulle ipotesi di razionalità e di perfetta

informazione.

Distacchiamoci dalla Scuola di Chicago e immaginiamo che entrambe le imprese valutino che con

probabilità non ci sia alcun finanziatore disponibile, per soccorrere l’entrante in caso di perdite .

L’entrante rimarrà nel mercato se la perdita corrente, , è inferiore al profitto atteso futuro, dato da

. L’entrante rimarrà nel mercato se e solo se:

Il comportamento aggressivo, ora, per il monopolista, può essere una strategia ottimale. Una strategia

accomodante gli assicurerebbe infatti , cioè i profitti di duopolio in entrambi i periodi; con una

strategia aggressiva realizzerà perdite pari a nel primo periodo, mentre nel secondo ottiene profitti

di monopolio, con probabilità . Il monopolista adotterà il comportamento predatorio se e solo se:

La parte principale di questa teoria risiede nell’ipotesi che l’entrante riesca a trovare un finanziamento

o meno: per questo tale teoria è nota come teoria finanziaria dei prezzi predatori.

Elenchiamo le tre teorie che spiegano perché per un monopolista conviene adottare un a strategia

predatoria:

Segnalazione: praticare un prezzo basso potrebbe essere un modo per indicare all’entrante che i

 costi del monopolista sono bassi e che quindi non c’è spazio sul mercato per un’altra impresa.

Reputazione: con una politica di prezzo aggressiva, il monopolista può crearsi una reputazione di

 durezza che gli renderà più facile contrastare l’entrata in periodi futuri o in mercati collegati.

Mercati in crescita: quando l’acquisizione di una posizione dominante nel lungo periodo richiede che

 si detenga una quota di mercato significativa fin dall’inizio. Questo attrarrà nuovi consumatori. La

lotta nella fase iniziale di commercializzazione si espande anche nel fatto di impedire ai concorrenti

di raggiungere la massa critica di consumatori necessaria per sopravvivere nel mercato.

I prezzi predatori non sono la sola forma possibile di predazione.

La Microsoft imponeva clausole contrattuali con cui i produttori di computer erano tenuti a pagare il

canone di licenza per ogni computer venduto, indipendentemente dal fatto che fosse dotato di sistema

MS-DOS o no. Con questa strategia la Microsoft escluse dal mercato i concorrenti.

bundling

Un altro esempio è dato dalle vendite collegate ( ). La Kodak progettò nuove macchine

fotografiche, incompatibili con le vecchie pellicole in circolazione, e le nuove pellicole, ottenendo così

una posizione dominante nella produzione di pellicole.

44

Le politiche predatorie sono illegali? In realtà è difficile ammettere con sicurezza l’esistenza di tali

politiche; inoltre, anche se fosse accertata l’esistenza, sarebbe molto complicato individuarle. Infine,

anche se fossero individuate, che motivo hanno di essere illegali? Nel breve periodo queste politiche

portano sicuramente un miglioramento del benessere dei consumatori, mentre l’effetto di lungo periodo

è da accertare caso per caso.

Un modo alternativo di eliminare i concorrenti è quello di acquisirli o di fondersi con essi. In generale,

le fusioni e le acquisizioni implicano una “uscita” (quella delle imprese che si fondono o almeno

dell’impresa acquisita) e una “entrata” (della impresa che viene creata dalla fusione). Le fusioni o le

acquisizioni possono avere vari motivi:

Per aumentare la forza contrattuale nei confronti dei rivenditori;+

 Per entrare nei mercati;

 Per rafforzare la posizione nel mercato;

 Per motivazioni finanziarie o fiscali.

Ci concentreremo ora sulle fusioni orizzontali, cioè fusioni o acquisizioni tra imprese che operano nello

stesso settore industriale.

Consideriamo un mercato in cui operano imprese che si comportano secondo il modello di Cournot.

Supponiamo che tutte le imprese abbiano lo stesso costo marginale, , e lo stesso costo fisso, . Cosa

succede se l’impresa 1 e l’impresa 2 si fondono? La nuova impresa 1&2, ha un costo marginale pari a e

un costo fisso pari a . Il nuovo mercato avrà ora imprese. Questa diminuzione del numero di

imprese implica un aumento del prezzo (prezzo nel modello di Cournot è funzione decrescente del

numero delle imprese). La fusione fa, quindi, aumentare il prezzo e, di conseguenza, riduce il surplus dei

consumatori.

Supponiamo che sia un numero grande, cosicché la differenza tra e è trascurabile. Questo

implica che, con concorrenza alla Cournot, i profitti totali dell’industria con imprese sono grosso modo

gli stessi che con imprese. Prima della fusione le due imprese ottenevano un profitto congiunto

pari a , dove è il profitto di ciascuna impresa quando ci sono imprese attive. Dopo la

fusione, l’impresa 1&2 ottiene , il profitto di un’impresa quando ci sono imprese attive. Se

, i profitti dell’impresa 1&2 sono dimezzati rispetto a quelli ottenuti prima della fusione.

In questa considerazione stiamo trascurando un elemento importante, presente nelle fusioni

orizzontali: i guadagni in termini di riduzione dei costi. Che si tratti di costi fissi o variabili, di solito le

fusioni riducono i costi. Perciò il doppio effetto della fusione è: aumento dei prezzi; riduzione dei costi.

Abbiamo detto che la produzione totale tende a diminuire in seguito ad una fusione; in particolare,

l’output aggregato prodotto dalle imprese che si fondono di solito diminuisce. Perché?

Prima della fusione, se l’impresa avesse diminuito la sua produzione di una unità, da un lato avrebbe

perso , il suo margine di profitto unitario, ma dall’altro avrebbe guadagnato , dove è

l’output dell’impresa e è l’aumento del prezzo provocato dalla diminuzione unitaria della produzione.

In equilibrio nessuna impresa ha convenienza a ridurre la produzione, in quanto l’effetto positivo e

l’effetto negativo devono essere uguali.

Dopo la fusione tra l’impresa e l’impresa questo discorso cambia. Partendo dai livelli di output di

equilibrio prima della fusione, la nuova impresa , nata dalla fusione, troverà ora profittevole ridurre

la propria produzione. Infatti, anche se la perdita per ogni unità di output in meno p sempre , il

guadagno che deriva dall’aumento del prezzo è ora . In altre parole, è come se l’impresa ora

45

internalizzasse l’effetto positivo della riduzione della sua produzione sui profitti dell’impresa .

Conseguentemente, l’output totale della nuova impresa diminuisce.

Per le imprese estranee alla fusione la produzione, però, aumenta. Infatti dopo la fusione di e ,

l’impresa avrà una perdita maggiore, perché il prezzo è cresciuto.

Inoltre, le imprese che non partecipano alla fusione traggono i maggiori vantaggi dalla fusione stessa: il

numero dei loro concorrenti si riduce senza che debbano fare alcuno sforzo. In realtà, se la nuova

impresa creata dalla fusione diventa molto efficiente (il suo costo marginale si riduce), può darsi che il

profitto delle altre imprese diminuisca.

L’osservazione empirica ha mostrato che le fusioni e le acquisizioni tendono a presentarsi a ondate:

periodi in cui l’attività di fusione è particolarmente intensa si alternano a periodi di relativa stabilità.

Le ondate di fusioni possono essere il risultato di eventi esogeni (ad esempio la deregolamentazione

dell’industria) o di eventi endogeni (una fusione iniziale tra due imprese).

È importante poi distinguere tra l’effetto diretto della fusione, che dipende sostanzialmente dal livello

di concentrazione, e l’effetto collusivo, che dipende dal fatto che in un mercato più concentrato la

collusione tra le imprese è più facile.

Un secondo principio generale è allora che più sono piccole le imprese che si fondono, in rapporto alla

dimensione del mercato, maggiore è la probabilità che l’effetto complessivo della fusione sia positivo.

Questo principio si basa su due considerazioni: la prima è che l’effetto sul prezzo sarà minore quando le

imprese che si fondono sono piccole; la seconda è che tanto più piccole sono le imprese che si fondono,

tanto più è probabile che i guadagni di efficienza (cioè i risparmi di costo) siano consistenti.

CAPITOLO 16 – Ricerca e Sviluppo

Il progresso tecnico è un fattore cruciale della crescita economica in quanto incide sull’aumento della

ricchezza materiale e sul miglioramento (peggioramento) della qualità della vita. Molti miglioramenti

tecnologici sono basati su progressi scientifici ottenuti dalla ricerca pura, realizzata da scienziati

indipendenti che lavorano nelle università o nei laboratori di ricerca pubblici e successivamente le

imprese private mettono a disposizione del consumatore tali miglioramenti. I cambiamenti della

struttura di mercato possono essere collegati all’introduzione di nuovi prodotti o processi produttivi

che sono il risultato dell’investimento in R&S realizzato dalle imprese con l’obiettivo del profitto. Il

peso relativo delle spese in R&S varia considerevolmente da un’impresa all’altra e da un settore

industriale all’altro.

Il potere di mercato implica una perdita di efficienza allocativa quindi la struttura di mercato ottimale

è quella che minimizza il potere di mercato cioè la concorrenza perfetta (se non si può raggiungere la

concorrenza perfetta, è desiderabile regolamentare l’industria per controllare il potere di mercato).

Secondo Schumpeter invece, la concorrenza perfetta è impossibile da raggiungere e non è la forma di

mercato di migliore pertanto non ha alcun titolo per essere indicata come il modello ideale di efficienza.

Inoltre osservando i settori in cui il progresso tecnico è stato più consistente emergono le grandi

società per azioni e non le imprese che operano in condizioni di concorrenza libera. Nei mercati

concorrenziali le imprese hanno un incentivo più forte ad intraprendere attività di R&S.

Un’innovazione di processo che consente di ridurre il MC da a , nel monopolio provoca una variazione

di profitto pari all’area A data dal prodotto tra (output di monopolio) e , cioè il risparmio di

46

costo. Mentre in concorrenza perfetta, poiché le imprese operano al costo marginale , inizialmente

hanno un profitto nullo; poi riducendo il costo marginale a ottengono un profitto pari all’area A+B data

dal prodotto tra (output di concorrenza) e .

Il valore dell’innovazione nel mercato concorrenziale è maggiore rispetto al valore della stessa nel

monopolio a causa del disincentivo per il monopolista, originato dalla presenza dei profitti di monopolio

prima dell’innovazione, mentre in condizioni di concorrenza i profitti precedenti l’innovazione sono nulli.

Tale effetto di rimpiazzo secondo cui l’incentivo è inversamente correlato al potere di mercato, implica

che le imprese con maggiore potere di mercato hanno un minore incentivo ad innovare perché hanno più

da perdere rispetto alle imprese che hanno meno potere di mercato, i cui profitti prima dell’innovazione

sono nulli o piccoli. L’ipotesi di Schumpeter, che si basa sulla capacità di investire, non è

necessariamente incompatibile con l’effetto di rimpiazzo che invece si basa sull’incentivo ad investire.

L’idea che l’investimento in R&S sia più alto nei mercati concorrenziali deriva dalla considerazione degli

incentivi ma non della capacità infatti innovando, un’impresa che detiene potere di mercato aumenta un

profitto già elevato mentre un’impresa che non ha potere di mercato, passa da profitti nulli a profitti

positivi. Tale aumento è più grande rispetto a quello di un’impresa con potere di mercato ed è questa

differenza che determina l’incentivo ad investire. Nella realtà è il monopolista che ha la maggiore

capacità di investire in R&S perché consegue extraprofitti e solitamente decide di investire per

entrare per primo in nuovi mercati o per fronteggiare la concorrenza potenziale. Solitamente la R&S

viene finanziata con gli extraprofitti perché se viene inclusa nei costi medi questi aumentano e di

conseguenza anche il prezzo provocando una riduzione del benessere sociale. Inoltre l’impresa corre il

rischio di uscire dal mercato se il prezzo è troppo elevato. Le spese di R&S non vengono incluse nella

funzione dei costi medi perché non sono inerenti al prodotto/servizio mentre i costi fissi sono inclusi

perché sono inerenti al processo produttivo.

Le piccole imprese non possono prendere capitali in prestito perché i mercati dei capitali non sono

perfetti, specialmente per gli investimenti in R&S. Se una piccola impresa ha un’idea ma non ha i soldi

venture capitalist

per finanziarla mentre un finanziatore ( ) ha i soldi per finanziare nuovi progetti ma

non abbia idee; potrebbe sembrare una situazione di incontro tra offerta e domanda ma per convincere

il finanziatore l’impresa dovrebbe rivelare la sua idea rischiando di perderla senza ottenere il

finanziamento. Gli “accordi di segretezza”, in base ai quali il finanziatore si impegna a non svelare o

usare l’informazione ricevuta dall’innovatore, sono un tentativo per risolvere questo problema, ma

raramente funzionano. Questo problema è una delle ragioni per cui una frazione degli investimenti in

R&S è autofinanziata e fornisce quindi una spiegazione del fatto che la maggiore parte gli investimenti

47

è realizzata da grandi imprese. Le grandi imprese inoltre possono essere in una condizione migliore

grazie alla presenza di economie di scala o di varietà nell’attuare la R&S e possono affrontare più

facilmente i rischi legati all’attività innovativa. Il modello precedente non è completamente coerente

con le ipotesi del modello di concorrenza perfetta infatti se l’innovazione riduce i costi, l’innovatore può

ridurre il prezzo catturando l’intero mercato e quindi ex post, diventa un monopolista, protetto dalla

legge o dall’incapacità dei suoi rivali di imitare l’innovazione mentre se ci fosse concorrenza ogni altra

impresa imita l’innovatore finché i profitti non sono nulli, eliminando così l’incentivo ad innovare. Da un

punto di vista shumpeteriano, la struttura ottimale di mercato non è quella di concorrenza perfetta, ma

di concorrenza dinamica che implica livelli di potere di mercato positivi cioè una forma di monopolio che

contiene un certo grado di competizione, non tra imprese contemporaneamente attive, ma la

competizione potenziale di nuovi prodotti o processi produttivi, che possono rimpiazzare il prodotto del

monopolista corrente e il suo processo produttivo (distruzione creatrice). La concorrenza perfetta

implica un’allocazione efficiente delle risorse dal punto di vista statico ma l’ottimalità viene meno se si

considera l’aspetto dinamico; questo non significa che il monopolio è la struttura di mercato che porta

alla massima efficienza dinamica ma implica che il sistema ottimale è un sistema di concorrenza

dinamica, dove nel breve periodo c’è un certo potere di mercato che è però solo temporaneo.

leader follower

Nel mercato solitamente ci sono dei “ ” (grandi imprese) e dei “ ” (piccole imprese). Nel

modello che viene analizzato vi sono due imprese (monopolista e potenziale concorrente) e un terzo

(laboratorio) che ha scoperto e brevettato un’ innovazione incrementale o graduale cioè che non

sostituisce completamente il prodotto esistente e pertanto anche se il rivale entra nel mercato con un

nuovo prodotto, il monopolista è ancora in grado di ottenere profitti positivi. Il laboratorio non può

portare la sua innovazione direttamente al mercato quindi vuole vendere il brevetto all’impresa che è

disposta ad offrire di più. Il monopolista sta ottenendo profitti di monopolio ; se acquista il

brevetto, rimane monopolista e ottiene gli stessi profitti (al lordo della somma che deve pagare al

laboratorio) mentre i profitti del potenziale entrante rimangono nulli. Se il potenziale entrante acquista

il brevetto, può entrare nel mercato e competere con il monopolista quindi ciascuno riceverà un profitto

di duopolio . Il monopolista è disposto a pagare al massimo (differenza tra il profitto che

ottiene se acquista il brevetto e quello che ottiene se non l’acquista) mentre il potenziale entrante è

disposto a pagare al massimo (differenza tra il profitto che ottiene se acquista il brevetto

e quello che ottiene se non l’acquista).

Il monopolista è disposto a pagare di più del potenziale entrante se cioè . I

profitti dell’industria sono diversi dai profitti d’impresa quindi il doppio dei profitti di duopolio è il

profitto totale di duopolio pertanto la condizione richiede che i profitti totali siano maggiori in

monopolio che in duopolio e generalmente la condizione è soddisfatta. L’incentivo ad investire in R&S del

monopolista è maggiore di quello del potenziale entrante perché la perdita che il primo subisce se non

ottiene il brevetto ( e ) è maggiore di quanto guadagna il rivale se acquista il brevetto ( ).

La posizione dominante del monopolista nel mercato pertanto tende a persistere nel tempo. La

struttura del mercato evolve nella direzione che rende massimi i profitti totali dell’industria (cioè il

monopolio) e tale effetto viene detto effetto di efficienza. Il mercato pertanto tende a concentrarsi

e le situazioni di concorrenza perfetta nella realtà sono temporanee per questo esistono istituzioni

come l’antitrust che mirano a tutelare la concorrenza. Le autorità intervengono solo se dalla

concentrazione si hanno effetti negativi per la collettività.

48

In condizioni di incertezza il monopolista nel momento in cui fa la sua offerta non sa il potenziale

entrante sta a sua volta facendo un’offerta oppure no. Se né il monopolista né il potenziale entrante

fanno un’offerta, il brevetto rimane inutilizzato e il monopolista mantiene il suo monopolio. Se il

monopolista fa un’offerta e ottiene il brevetto continua a guadagnare i profitti di monopolio . Se non

fa un’offerta, con probabilità il potenziale entrante ottiene il brevetto e l’ex monopolista

ottiene profitti di duopolio ; con probabilità il potenziale entrante non fa un’offerta e il

monopolista guadagna profitti di monopolio . Il monopolista quindi è disposto a pagare al massimo

, mentre il potenziale entrante è disposto a pagare al

massimo . Se è elevato, il monopolista è disposto a pagare meno per l’innovazione rispetto al rivale

perché vi è l’effetto rimpiazzo.

All’aumentare della probabilità di entrata cioè al diminuire della probabilità di non entrata ( )

aumenta la disponibilità a pagare.

Fino ad ora abbiamo considerato il caso di un’innovazione graduale, cioè un’innovazione che non

costituisce completamente il prodotto esistente. L’innovazione drastica, invece, rende del tutto

obsoleto il prodotto esistente quindi se il rivale ottiene il brevetto ed entra nel mercato, i profitti del

monopolista diventano zero mentre il rivale ottiene profitti di monopolio. Se il monopolista ottiene il

brevetto, i suoi profitti sono altrimenti con probabilità il rivale fa l’offerta e il monopolista

ottiene profitti nulli mentre con probabilità il rivale non fa un’offerta e il monopolista ottiene . Il

monopolista è disposto a fare un’offerta . Il rivale, a sua volta, è ora

disposto a offrire fino a , che è maggiore di Il monopolista in questo caso è disposto ad

offrire meno di quello che è disposto a offrire il potenziale entrante mentre nel caso delle innovazioni

graduali accadeva il contrario. Se c’è incertezza o se l’innovazione è sufficientemente grande, allora i

potenziali entranti possono avere un incentivo a investire in R&S maggiore dei monopolisti. Le imprese

devono considerare anche il rischio insito nelle loro strategie di R&S e spesso le scelte in condizioni di

incertezza implicano un trade off cioè una strategia poco rischiosa implica un’innovazione piccola con

elevata probabilità di successo mentre una strategia rischiosa punta ad una grande innovazione con

bassa probabilità di successo. In generale i leader di mercato sono responsabili dell’ottenimento di

innovazioni piccole e incrementali mentre le imprese piccole e i nuovi entranti tendono ad ottenere

innovazioni grandi e radicali. Molti mercati sono caratterizzati da una marcata curva di apprendimento

cioè una forte relazione negativa tra i costi di produzione e l’output cumulato (misura dell’esperienza

produttiva passata). La curva di apprendimento può essere vista come un esempio di complementarietà

tra R&S e produzione cioè una forma di investimento in R&S basata sull’attività produttiva e fornisce

una giustificazione della persistenza della dominanza o del rafforzamento della dominanza del leader

perché vendendo di più l’impresa dominante riduce i suoi costi più velocemente, questo la rende ancora

più competitiva e pertanto aumentano le vendite. La posizione dominante è attribuita alla capacità di

muoversi lungo tale curva più velocemente dei suoi rivali e quindi di trarre vantaggio dall’effetto

valanga. In senso organizzativo, alcune innovazioni, sono state radicali cioè se introdotte da un’impresa

dominante implicano un cambiamento significativo nel modo in cui quell’impresa deve condurre l’attività

di R&S, rendendo le sue capacità produttive preesistenti obsolete. Le innovazioni radicali (in senso

organizzativo) sono state introdotte da nuovi entranti, mentre le imprese dominanti hanno introdotto

innovazioni graduali (nel senso di mercato e organizzativo). Le imprese dominanti tendono a investire di

più in innovazioni graduali mentre i potenziali entranti sono la fonte principale delle innovazioni

drastiche. Ci può essere una differenza tra l’ammontare investito e l’effettivo tasso di innovazione cioè

49

le imprese possono avere diverse produttività nella loro attività di R&S. Le considerazioni strategiche

possono non essere le sole rilevanti nel determinare l’investimento in R&S e la struttura del mercato

infatti l’inerzia organizzativa può essere anche più importante.

Molti governi vogliono stimolare l’investimento in R&S realizzato dalle imprese per favorire la crescita

economia e l’aumento del benessere sociale. Il modo più diretto, anche se non necessariamente il più

efficiente, è quello di sussidiare gli investimenti in R&S. Due strumenti di politica tecnologica che

influenzano indirettamente gli investimenti in R&S delle imprese sono:

Politica dei brevetti: lo scopo è di remunerare gli innovatori ma poiché i brevetti attribuiscono ai

 loro inventori un potere di monopolio, hanno anche un costo in termini di efficienza . Se aumenta la

protezione brevettuale, aumentano gli incentivi ad investire e nel lungo periodo il tasso di progresso

tecnico è più elevato ma l’aumento del potere di mercato, riduce l’efficienza allocativa statica. La

forza della protezione dipende sia dalla durata che dall’ampiezza. In Italia l’invenzione deve

soddisfare i requisiti della novità e non ovvietà affinché sia brevettabile ed esiste un margine di

discrezione nel determinare se soddisfi o meno i requisiti. Per l’ampiezza del brevetto, la

legislazione americana sui brevetti, stabilisce che un prodotto che ha le stesse caratteristiche

sostanziali di un prodotto brevettato, anche se diverso da quest’ultimo può violare il brevetto. I

brevetti si applicano ai prodotti, processi, nuovi materiali o progetti, mentre il diritto di autore si

applica ai lavori artistici, nella misura in cui questi sono materializzati in un oggetto concreto. I

concetti di novità ed ampiezza sono importanti anche nel caso dei diritti di autore. Variare la

durata o l’ampiezza implica cambiare la forza della protezione che può rendere più o meno

importanti i brevetti o i diritti d’autore. Un brevetto più lungo o più ampio fornisce maggiore

protezione, quindi maggiore incentivo ad innovare ma implica un potere di monopolio più lungo o meno

competizione nel mercato dopo l’innovazione e quindi diminuzione dell’efficienza allocativa.

Si hanno quindi due strumenti per determinare un certo livello di protezione brevettuale:

Ampiezza: un brevetto più ampio consente all’innovatore di ottenere profitti di monopolio

- per la durata del brevetto dove e sono la produzione e il prezzo di monopolio

mentre c è il MC costante. Se si riduce l’ampiezza del brevetto, l’innovatore deve affrontare

una concorrenza quindi non può praticare un prezzo più elevato di dove .

Questa politica può essere attuata costringendo l’innovatore a concedere l’uso dell’innovazione

in cambio di un compenso che è inferiore al margine di profitto di monopolio. Se la

competizione si svolge secondo il modello di Bertrand, concedere l’uso della nuova tecnologia in

cambio di un compenso implica che il prezzo di equilibrio sia .

50

In questo caso il monopolista è indifferente tra produrre e vendere il bene al consumatore o

lasciare che la produzione sia realizzata dai suoi concorrenti, ottenendo un provento dai

pagamenti che questi sono tenuti a versargli. L’innovatore subisce una perdita di profitti pari

all’area A e un guadagno pari all’area C. Se l’ampiezza del brevetto è di poco inferiore a quella

corrispondente al monopolio, le aree A e C sono all’incirca uguali. L’innovatore subisce un costo

trascurabile da una piccola restrizione dell’ampiezza del brevetto mentre dal punto di vista

dell’efficienza allocativa, anche una piccola restrizione dell’ampiezza del brevetto ha un effetto

non trascurabile perché aumenta il benessere sociale di un ammontare uguale alla somma delle

aree B e C. Il guadagno sociale quindi è maggiore della perdita subita dal monopolista.

Durata: se si riduce la durata, la perdita che subisce il monopolista è proporzionale al guadagno

- che ne ottiene la collettività. Raddoppiando la durata del brevetto, raddoppia il valore privato

ma anche l’inefficienza allocativa.

Il sistema ottimale di protezione brevettuale dovrebbe prevedere brevetti di durata molto

lunga ma di ampiezza limitata in modo da trovare un compromesso tra l’esigenza di assicurare

una certa protezione brevettuale e quella di minimizzare la perdita in termini di efficienza

allocativa. Uno degli scopi del sistema dei brevetti, oltre a fornire incentivi all’innovazione, è di

rendere pubblica l’informazione relativa al nuovo processo o prodotto infatti le legislazioni

implicano che l’innovatore fornisca una descrizione dell’innovazione sufficientemente completa,

chiara e precisa da consentire a ogni persona esperta del settore di riprodurre la stessa. Se

l’informazione posseduta dal singolo innovatore viene diffusa a tutte le altre imprese, viene

accelerato il processo innovativo. L’obbligo di svelare l’innovazione può creare incentivi distorti

per le imprese che investono infatti se un laboratorio ha ottenuto un’innovazione di base che

può essere usata per ottenere diverse innovazioni derivate, ma la protezione brevettuale è

debole; l’inventore avrà un incentivo limitato a brevettare. Tenendo segreta l’innovazione invece

aumenta le sue possibilità di vincere la gara per sviluppare le innovazioni derivate

dall’innovazioni di base. Da un punto di vista sociale, il ritardo nel rendere pubblica

l’informazione può essere costoso perché implica che solo un’impresa può investire per ottenere

l’innovazione derivata mentre se l’informazione è pubblica, diverse imprese potrebbero farlo.

Politica degli accordi: nessuna impresa innova da sola perché alcuni risultati diventano di pubblico

 dominio e quindi ne traggono beneficio anche altre imprese. Se l’impresa aumenta il suo

investimento in R&S nella misura di 1€, l’impresa trarrà un beneficio pari a quello che avrebbe

ottenuto se avesse essa stessa investito € in più in R&S dove è un numero compreso tra zero ed

spillover

uno. Se è vicino ad 1, gli sono molto consistenti. L’investimento in R&S è simile ad un bene

pubblico quindi condiviso dalle imprese che operano nel mercato. Quando questi sono forniti

privatamente, ne risulta un sottoinvestimento. La società si avvantaggerebbe se tutte le imprese

investissero di più nella fornitura di questo bene pubblico. Se un’impresa decide unilateralmente

quanto investire, tiene conto dell’effetto che la sua spesa ha su se stessa, ma non di quello che ha

su tutte le altre imprese.

Gli accordi di R&S tra le imprese possono servire per attenuare il problema del free rider che si

presenta quando un’attività ha la natura di un bene pubblico. Una ragione per cui l’efficienza

nell’investimento di R&S può richiedere una certa cooperazione tra le imprese è la dimensione e

spillover

rischiosità di certi progetti. Se è vicino a 0, gli sono molto piccoli e supponendo che:

La competizione in R&S è una gara con premio fisso;

- 51

Il valore sociale dell’innovazione è più alto del valore privato;

- Al crescere dell’investimento in R&S dell’impresa , la probabilità che la stessa impresa sia la

- prima ad innovare aumenta come aumenta la probabilità che l’innovazione sia ottenuta, mentre

diminuisce la probabilità che la prima ad innovare sia l’impresa ;

Anche in questo caso vi è esternalità nel processo di R&S ma di segno opposto a quella precedente;

infatti se l’impresa i aumenta la sua spesa in R&S non considera che diminuisce la probabilità di

successo dell’impresa . Una parte del beneficio privato legato ad un aumento della spesa è

controbilanciato dalla perdita che subiscono i concorrenti. Se le imprese e devono decidere gli

investimenti in R&S congiuntamente finirebbero per scegliere livelli di investimento inferiori ma

questo è negativo da un punto di vista sociale cioè la differenza tra il valore sociale e privato di

un’innovazione. Gli accordi di R&S tra le imprese possono alleviare il problema del free rider ma

possono anche avere un effetto indesiderabile in termini di riduzione della spesa totale in R&S.

La politica pubblica nei confronti degli accordi di R&S tende ad essere più tollerante di quella

relativa ad altri tipi di accordi tra le imprese. Il trattato di Roma proibisce gli accordi tra le

imprese che distorcono la concorrenza ma è stata stabilita un’esenzione in blocco per tutti gli

accordi relativi alla R&S. Negli USA invece, gli accordi di R&S sono regolamentati da una legge

secondo cui le autorità antitrust americane devono valutare gli accordi di R&S caso per caso.

Questa politica è più restrittiva rispetto all’esenzione in blocco accordata dalle autorità europee.

La differenza non è casuale, perché solitamente il legislatore americano preferisce promuovere la

concorrenza, mentre nell’Unione europea c’è la tendenza a promuovere la cooperazione.

CAPITOLO 17 – Reti e standard

Sarebbe stato inutile avere un telefono o un account mail nel 1800, dato che il numero di persone con

cui telefonarsi o scambiarsi messaggi era nullo. Questi casi illustrano le esternalità di rete, termine

col quale ci si riferisce a situazioni nelle quali il beneficio che un consumatore ottiene utilizzando un

certo prodotto cresce al crescere del numero degli altri consumatori che lo utilizzano.

La domanda per i beni soggetti a esternalità di rete presenta alcune caratteristiche peculiari che la

differenziano rispetto alle curve di domanda normali. L’utilità che ciascun consumatore ottiene dal

consumo del prodotto dipende dal numero di consumatori che stanno acquistando lo stesso prodotto.

Ossia, la domanda dipende dalle aspettative che ciascun consumatore ha relativamente alla dimensione

della rete.

Per illustrare le aspettative dei consumatori, supponiamo che ci siano un milione di consumatori

potenziali di una nuova tecnologia soggetta a effetti di rete. Supponiamo che la valutazione che ciascun

consumatore dà al prodotto sia pari a , dove è il numero degli altri consumatori che adottano lo

stesso prodotto: maggiore è il valore di , maggiore è la valutazione che ciascun potenziale compratore

attribuisce al prodotto. Ciascun consumatore è disposto a pagare fino a per ottenere il prodotto,

dove è la dimensione attesa della rete.

Supponiamo che ciascun consumatore si aspetti che nessun altro consumatore parteciperà alla rete,

cioè . Allora nessun consumatore è disposto a pagare un prezzo positivo per far parte della rete,

perché il beneficio netto che ne otterrebbe sarebbe negativo. Ne segue che, per ogni possibile livello

del prezzo, purché questo sia positivo, è per l’equilibrio di Nash che nessun consumatore adotterà la

nuova tecnologia. Possiamo chiamare questo equilibrio, equilibrio con aspettative realizzate, per

sottolineare il fatto che, in equilibrio, il valore effettivo di è uguale al valore atteso .

52

Supponiamo invece che ciascun consumatore si aspetti che tutti gli altri consumatori partecipino alla

rete. Questo implica che ciascun consumatore sia disposto a pagare fino a 999.999 per la nuova

tecnologia. Supponiamo che il prezzo sia inferiore a 999.999. Allora abbiamo un altro equilibrio di Nash,

in cui ciascun potenziale utente effettivamente partecipa alla rete.

Quindi, quando il prezzo è maggiore di zero ma minore di 999.999, esistono due equilibri di Nash: in

uno tutti i consumatori acquistano la nuova tecnologia, nell’altro nessuno l’acquista. In altre parole: le

esternalità di rete implicano che per uno stesso prezzo ci possono essere diversi livelli della domanda.

Quale valore della domanda effettivamente si realizzi, dipende dalle aspettative dei consumatori

relativamente alla dimensione della rete (se il prezzo è 900 un consumatore acquista il bene se è sicuro

che altri 900 consumatori facciano lo stesso).

La convergenza all’equilibrio elevato dipende dal fatto che si sia oltrepassata una certa soglia critica (si

siano superati i 900 consumatori quando il prezzo è pari a 900). Una volta che la soglia critica è

superata, la domanda continua a crescere in un processo che si autoalimenta e che culmina nell’equilibrio

in cui tutti adottano la nuova tecnologia. Questa soglia critica è detta massa critica di consumatori che

conduce all’esplosione della rete. Inoltre, più basso è il prezzo, maggiore è la probabilità che la soglia

critica sia oltrepassata, cioè che si raggiunga la massa critica.

Tutto questo porta a diverse conseguenze: in un mercato concorrenziale, quando il prezzo dipende

essenzialmente dai costi di produzione e il progresso tecnico spinge questi costi verso il basso,

dovremmo aspettarci che inizialmente il prezzo di equilibrio sia elevato e la rete sia poco diffusa o non

esista per niente (equilibrio in cui nessuna adotta la nuova tecnologia). Col passare del tempo, i costi si

riducono e corrispondentemente si riduce anche il prezzo. Alla fine si raggiunge la massa critica e la

domanda converge all’equilibrio in cui tutti adottano. Il tutto si vede nella figura sottostante che

rappresenta l’evoluzione nel numero di fax installati negli USA nella seconda metà del 1900.

L’equilibrio in un certo mercato è determinato dalle caratteristiche di lungo periodo dell’offerta e della

domanda. In termini matematici si dice che l’economia è un sistema “ergotico”: se è sufficientemente

grande, lo stato dell’economia nel periodo non dipende dallo stato dell’economia nel periodo . In

altre parole, gli eventi storici possono avere un effetto, ma questo effetto svanisce col passare del

tempo.

La presenza di esternalità di rete pone una sfida a questa visione del mondo. Perché lo standard

accettato per le videocassette è VHS e non Betamax? La risposta deve basarsi sul processo storico

53

che ha portato all’equilibrio attuale invece che a qualche equilibrio alternativo. In altre parole, non c’è

nessuna ragione sostanziale che fa sì che a priori uno degli equilibri sia più probabile degli altri.

Per capire l’importanza degli avvenimenti storici nello sviluppo di un mercato con esternalità di rete

consideriamo un semplice esempio. Ci sono due versioni di una nuova tecnologia, diciamo i

videoregistratori. Le due versioni, Betamax e VHS, sono incompatibili una con l’altra, così le esternalità

di rete si manifestano solo tra chi acquista la stessa versione. I prezzi di ciascuna versione sono dati

esogenamente e supponiamo che siano gli stessi.

I consumatori arrivano nel mercato sequenzialmente. Ciò significa che in ciascun periodo un nuovo

consumatore deve prendere una decisione relativa a quale versione della nuova tecnologia scegliere, A o

B. Alcuni consumatori preferiscono la versione A, altri la versione B. Però, ogni consumatore ha un

vantaggio se la tecnologia che ha scelto ha una vasta diffusione. In particolare, i consumatori di tipo A

ottengono un’utilità pari a dal consumo della tecnologia A e un’utilità pari a dal consumo della

tecnologia B, dove e rappresentano il numero di consumatori che ha già scelto la tecnologia A e B

rispettivamente. Quindi è l’utilità che un consumatore di tipo A ottiene consumando il prodotto A,

anche se nessun altro consumatore ha acquistato lo stesso prodotto, ed è detta utilità di base. Un

consumatore di tipo A non ottiene alcuna utilità dalla tecnologia di tipo B. infine, ( ) è la

componente dell’utilità che deriva dall’effetto di esternalità di rete ed è la stessa per entrambe le

tecnologie, a parità di dimensioni della rete. I consumatori, viceversa, ottengono un’utilità pari a

dal consumo della tecnologia B e un’utilità pari a dal consumo della tecnologia A.

Si noti che, se , i consumatori di tipo A acquistano la tecnologia A e i consumatori di tipo B

acquistano la tecnologia B; se , allora anche i consumatori di tipo A preferiranno acquistare

la tecnologia B. Cioè, se , allora entrambi i tipi preferiranno la tecnologia B.

Simmetricamente, se , entrambi i tipi preferiranno la tecnologia A.

Sull’asse orizzontale, rappresentiamo la sequenza di consumatori che arriva sul mercato, uno in ciascun

periodo. Sull’asse verticale, rappresentiamo la differenza tra il numero di consumatori che adotta la

tecnologia A e quello che adotta la tecnologia B. Fino a quando questa differenza è compresa

nell’intervallo , ciascun consumatore sceglierà la sua tecnologia preferita. Tuttavia, una volta che

si esce da questo intervallo, ciascun consumatore sceglierà la tecnologia più diffusa, il che a sua volta

rafforza le scelte dei consumatori successivi. In altre parole, siamo in presenza di un processo che si

autoalimenta. Le barriere e sono chiamate barriere di assorbimento. Una volta che queste

barriere sono state oltrepassate, diciamo che il mercato si è cristallizzato su una delle due tecnologie.

54

Per prima cosa, si noti che presto o tardi il mercato si cristallizzerà su un certo standard. Una seconda

conclusione è che in questo modello la tecnologia migliore non sempre necessariamente vince. Per questo

punto, supponiamo che ci siano più consumatori di tipo A che di tipo B. poiché le funzioni di utilità sono

simmetriche, sarebbe ottimale per il mercato scegliere la tecnologia A, o almeno, sicuramente sarebbe

sub-ottimale cristallizzarsi sulla tecnologia B. tuttavia, quest’ultimo risultato è possibile: anche se, in

totale, ci sono più consumatori di tipo A che di tipo B, è perfettamente possibile che i consumatori di

tipo B siano sovra rappresentati tra i consumatori iniziali e quindi spingano il mercato a cristallizzarsi

sulla tecnologia di tipo A. Quest’ultima osservazione ci porta a una terza importante conclusione

relativa alle caratteristiche del modello con adozione tecnologica sequenziale: il risultato finale, cioè la

tecnologia sulla quale il mercato si cristallizzerà, dipende dalle scelte iniziali di un certo numero, magari

piccolo, di consumatori. Quindi, le decisioni dei primi consumatori possono essere decisive per

determinare l’equilibrio finale del mercato. I processi dinamici che hanno questa caratteristica sono

detti dipendenti dal sentiero.

La battaglia tra Betamax e VHS

La Sony è all’avanguardia nel settore dei beni di consumo elettronici. Il lancio del videoregistratore formato

Betamax nel 1974 costituiva un altro motivo d’orgoglio per questa grande impresa. La Sony sapeva che non

avrebbe potuto imporre a tutti il suo standard solo per inerzia. Sette mesi prima del lancio della Betamax, il

presidente della Sony, Akio Morita, mostrò il nuovo apparecchio ai manager di Matsushita, e sperando

JVC RCA

di ottenerne l’appoggio. L’atteggiamento della Sony era quello di chi pensava che i giochi fossero ormai fatti, e

invitava gli altri produttori a seguire i suoi standard in maniera arrogante.

Alcuni mesi più tardi, quando la Sony invitò nuovamente Matsushita e a visitare i propri impianti di

JVC

produzione dei propri videoregistratori, replicò che stavano sviluppando un proprio standard e che non

JVC

sarebbe stato corretto acquisire informazioni sulla produzione della Sony. Anche la Matsushita era irritata per

non essere stata consultata prima che la Sony scegliesse uno standard definito.

Due anni più tardi, la introdusse il uno standard incompatibile col Betamax della Sony. La Sony partiva

JVC VHS,

avvantaggiata, perché quando il fu lanciato erano stati già venduti 100.000 videoregistratori formato

VHS

Betamax. Ma i videoregistratori prodotti inizialmente dalla erano per certi aspetti migliori di quelli della

JVC

Sony; in particolare le sue cassette duravano un’ora in più di quelle della Sony. Inoltre la politica della si

JVC

mostrò molto più disponibile verso le altre imprese. Già nel 1984, 40 produttori adottavano lo standard VHS,

mentre erano solo una dozzina quelli che adottavano Betamax. Questo ebbe due conseguenze: diede al VHS

maggiore credibilità; generò un tasso di progresso tecnico maggiore nella fase critica in cui il mercato stava

scegliendo quale standard adottare. Grazie al suo piccolo vantaggio tecnologico, il decollò più velocemente

VHS

del Betamax. Nel 1980, gli utenti erano già del 50% più numerosi degli utenti Betamax.

VHS

Numero di unità vendute (in milioni) Quote di mercato (esclusi altri standard)

Consideriamo, ora, un semplice modello stilizzato. Supponiamo che ci sia una tecnologia vecchia, , e una

tecnologia nuova, . Per semplicità supponiamo che ci siano due utenti, ed entrambi stanno utilizzando la

55

tecnologia . Questi utenti devono decidere, uno dopo l’altro, ma senza sapere le preferenze dell’altro,

se passare o meno alla nuova tecnologia. Un utente conservatore può preferire la tecnologia , un

utente innovatore la tecnologia . Un utente non saprà quello che sceglierà l’altro, ma a causa delle

esternalità di rete, il beneficio di passare alla nuova tecnologia dipende precisamente da quello che farà

l’altro.

payoff

Il che ciascun utente ottiene dalla vecchia e dalla nuova tecnologia, in funzione della scelta

dell’altro, è rappresentata in questa tabella:

O N O N

O 12 10 O 10 9

N -10 17 N -20 -8

Payoff Payoff

di un innovatore di un conservatore

payoff

Se un innovatore ( ) decide di cambiare e l’altro non cambia, il dell’innovatore è 10; se entrambi

payoff

cambiano il è 17. La situazione migliore è quella in cui entrambi fanno la stessa scelta. Per un

conservatore la scelta è una strategia dominante: qualunque sia la scelta dell’innovatore a lui conviene

scegliere di non cambiare tecnologia.

Supponiamo che la probabilità che l’altro utente sia un innovatore sia 0,8. Qual è l’equilibrio di questo

gioco?

Consideriamo il secondo utente: se è un conservatore sceglierà sicuramente , se è un innovatore

sceglierà se e solo se anche il primo utente ha scelto .

Consideriamo ora la decisione del primo utente, tenendo conto del comportamento atteso del secondo.

Dimostreremo che la scelta ottimale per lui è quella di rimanere sulla tecnologia anche se egli è un

payoff

innovatore: confrontiamo, per questo, il atteso che un innovatore otterrebbe da ciascuna delle

payoff

sue possibili strategie. Scegliendo , il atteso è . Non cambiare

payoff

tecnologia genera un atteso per il primo utente pari a 12 e quindi più alto. Questo significhi che

anche se vi è una elevata probabilità che gli utenti preferiscano la nuova tecnologia e anche se entrambi

gli utenti sono quasi sicuramente innovatori, l’unico equilibrio prevede che nessuno adotti la nuova

tecnologia.

Questa inerzia eccessiva che può caratterizzare l’equilibrio di certi giochi mostra quanto sia

importante distinguere i casi di completa e incompleta informazione, anche se l’incompletezza

dell’informazione è molto limitata.

Il fenomeno delle esternalità, d’altra parte, può creare un effetto valanga, che fa sì che l’adozione

iniziale della nuova tecnologia da parte di un numero limitato di agenti induca tutti gli altri a seguirli. In

certi casi le preferenze degli utenti sono tali che il benessere sociale sarebbe massimizzato se non si

passasse alla nuova tecnologia. In questi casi, se la nuova tecnologia viene adottata, abbiamo un esempio

di eccessiva mobilità.

Riassumendo: le esternalità di rete possono comportare un eccesso di inerzia, il che significa che una

nuova tecnologia non viene adottata anche se la maggioranza ne trarrebbe un beneficio, ma possono

56


ACQUISTATO

7 volte

PAGINE

31

PESO

652.65 KB

AUTORE

Matelecl

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Sassari - Uniss
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matelecl di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Sassari - Uniss o del prof Atzeni Gianfranco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia industriale

Riassunto esame Economia Industriale, prof. Atzeni, libro consigliato Economia Industriale, Cabral (parte 1)
Appunto
Riassunto esame Economia Industriale, prof. Atzeni, libro consigliato Economia Industriale, Cabral (parte 1)
Appunto
Riassunto esame Economia, prof. Porcheddu, libro consigliato Economia e Gestione delle Imprese, Volpato
Appunto
Economia Aziendale - Appunti
Appunto