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PARTE SECONDA:

L'ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

CAPITOLO 1

IL PARLAMENTO

1.IL BICAMERALISMO

In Italia, il potere legislativo è assegnato al Parlamento, che è composto dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica. La

Costituzione ha adottato il sistema bicamerale, che è proprio degli stati federali nei quali, la Camera rappresenta l'intero popolo e il

Senato i singoli Stati membri. Tuttavia vi è una tendenza ad adottare forme di bicameralismo IMPERFETTO o limitato. Si hanno tali

forme quando la volontà legislativa di una delle due prevale sull'altra. Le Camere nel nostro ordinamento invece svolgono un

bicameralismo PERFETTO, che ha come vantaggi quello di sottoporre le leggi ad una più attenta osservazione e ad una maggiore

elaborazione, utilizzando un maggior numero di competenze, e ha come svantaggi quello dell'allungamento dello svolgimento delle

loro attività per cui si sta proponendo di adottare revisioni costituzionali.

2.IL PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE

Esso è un organo a sé stante, collegiale, i cui componenti sono deputati e senatori, e qualora si debba procedere con l'elezione del

Presidente della Repubblica, i rappresentanti delle regioni. Il Parlamento in seduta comune non svolge funzione legislativa ma si

riunisce per altri motivi, che sono stabili dalla Costituzione:

1)Elezione e giuramento del Presidente della Repubblica:;

2)Messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica;

3)Elezione di 1/3 dei componenti della magistratura;

4)Elezione dei 5 giudici della Corte Costituzionale;

5)Compilazione ogni nove anni di un elenco di persone fra le quali sono sorteggiati in caso di necessità i 16 giudici aggregati alla

Corte Costituzionale per i giudizi in materia penale.

Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente d'Ufficio è quello della Camera dei deputati e il regolamento

applicato è quello della stessa camera, anche se esso potrebbe darsi un proprio regolamento autonomo.

SEZIONE 1

LA FORMAZIONE DELLE CAMERE

3.LA RAPPRESENTANZA POLITICA

L'elezione conferisce ad ogni membro del Parlamento la rappresentanza della nazione. Gli eletti non rappresentano gli elettori ma

l'intera collettività popolare. Non esiste, quindi alcun rapporto giuridico tra rappresentanti e rappresentati, infatti i rappresentanti

svolgono le loro funzioni senza vincolo di mandato. Non vi è quindi la possibilità di revocare gli eletti ed il rapporto è esclusivamente

tra rappresentanti e rappresentati. Tuttavia non si può dire che gli organi elettivi rappresentino solo la volontà popolare, poiché spesso

gli eletti non rappresentano coloro dai quali sono stati eletti e anche perchè non sempre essi sono capaci di interpretare l'effettiva

volontà e gli effettivi interessi della collettività popolare.

4.ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO

Le Camere vengono elette dai cittadini con diritto di voto attivo, che sono, per la Camera dei deputati, tutti i cittadini che hanno

raggiunto la maggiore età (18 anni), e per il Senato il venticinquesimo anno di età. Sono invece eleggibili tutti i cittadini che, per la

Camera hanno compiuto il venticinque anni di età, e per il Senato, il quarant'anni di età. Il diritto di voto non può essere limitato se

non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Non hanno diritto di voto:

a)I commercianti falliti fino alla fine del loro stato di fallimento (solitamente 5 anni);

b)Coloro che, ritenuti pericolosi per la società, sono sottoposti a misure di prevenzione;

c)Coloro che sono sottoposti a libertà vigilata o sono detenuti;

d)Condannati alla pena di interdizione dai pubblici uffici.

Le cause di esclusione dall'elettorato attivo valgono anche per quello dell'elettorato passivo. A seguito di una revisione costituzionale,

ora anche i discendenti di Casa Savoia possono essere eletti ed elettori.

5.SISTEMI ELETTORALI

Indica il complesso di norme che determina la ripartizione dei seggi per la rappresentanza di un determinato corpo elettorale. La

distinzione fondamentale dei sistemi elettorali è basata sul carattere MAGGIORITARIO o NON MAGGIORITARIO, cioè se si vuole

tenere conto solo della maggioranza dei votanti o anche della rimasta minoranza. Con i sistemi maggioritari si assegnano ai candidati

che abbiano ottenuto la maggioranza i seggi attribuiti al collegio. Il sistema maggioritario è stato introdotto anche in Italia. Esso

presenta il vantaggio del massimo collegamento fra elettori ed eletti ed evita l'eccessivo frazionamento dei partiti. Tuttavia può dar

luogo a corruzione. Perciò si è anche introdotto il sistema PROPORZIONALE che assicura a diverse parti politiche un numero di

seggi pari alla loro forza numerica in modo che il Parlamento rispecchi la composizione politica del Paese. Se il Paese è troppo

frazionato lo sarà anche il Parlamento, rendendo più difficile stabilire le maggioranze di governo. Esiste inoltre la forma elettorale

MISTA che combina quella proporzionale a quella maggioritaria, come in Germania e in Italia, che ha introdotto un sistema elettorale

proporzionale con un premio di maggioranza.

6.PROCEDIMENTO ELETTORALE E ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

il procedimento elettorale si apre con il decreto del Presidente della Repubblica su deliberazione del Consiglio dei Ministri che indice

l'elezione delle nuove Camere, che deve aver luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. Un referendum ha trasformato il

sistema di elezione del Senato da misto a prevalenza maggioritaria, lo stesso vale per la Camera dei deputati. I partiti o i gruppi

politici che decidono di presentarsi per l'elezione del Senato devono depositare un apposito contrassegno al Ministro dell'Interno. In

entrambe le Camere esiste un premio di maggioranza per la coalizione che abbia vinto le elezioni.

L'elettore non può esprimere preferenza a un candidato ma solo alla lista prescelta. All'atto di deposito delle candidature, il partito è

tenuto ad indicare il proprio programma elettorale ed il capo della coalizione. Ciò non pregiudica le prerogative del Capo dello Stato

in materia di nomina del Presidente del Consiglio dei ministri. In caso di scioglimento delle Camera dei deputati che ne anticipi la

scadenza di oltre 120 giorni il numero delle sottoscrizioni è ridotto della metà e la candidatura dovrà essere accettata con una

dichiarazione di un Sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti preposti per legge. Per i cittadini residenti all'estero l'autenticazione

deve essere firmata da un ufficio diplomatico o consolare. Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in

entrambe le Camere all'inizio della legislatura in corso alla momento della convocazione dei comizi. Con la presentazione e

pubblicazione delle candidature si apre la campagna elettorale che dura fino al giorno prima delle votazioni e assicura la par condicio

fra candidati e partiti politici per la propaganda elettorale. Le elezioni si svolgono in due giorni per tutti i tipi di elezione presso le

varie sezioni in cui sono distribuiti gli elettori del collegio. Il premio di maggioranza viene concesso dall'Ufficio elettorale centrale

alla coalizione o alla lista che abbia ottenuto il maggior numero di seggi in maniera proporzionale. Opera a base nazionale per la

Camera e a base regionale per il Senato, che è eletto su base regionale. Il premio di maggioranza attribuisce alla Camera 340 seggi e

al Senato il 55% dei seggi a base regionale. Non è dunque garantita maggioranza dei seggi al Senato, inoltre è possibile che si

presentino due maggioranze diverse alla Camera e al Senato. I 617 deputati della Camera vengono eletti nelle 26 circoscrizioni nelle

quali è suddiviso il territorio nazionale. Al Senato è previsto un meccanismo analogo. All'estero, i seggi elettivi sono assegnati a liste

di candidati concorrenti nelle singole circoscrizioni regionali, con un premio di maggioranza. La ripartizione dei seggi avviene

proclamando eletti i candidati secondo l'ordine di successione fissato in ciascuna lista fino all'esaurimento dei seggi. Deputati e

senatori entrano in esercizio delle loro funzioni subito dopo l'atto della proclamazione. Se in entrambe le Camere rimane per qualsiasi

motivo un seggio vacante, esso viene attribuito mediante elezione suppletiva del collegio interessato, mentre qualora sia assegnato

con il calcolo proporzionale, l'ufficio elettorale regionale proclama eletto il candidato del medesimo gruppo con la più alta cifra

individuabile.

7.IL VOTO DEI CITTADINI ITALIANI RESIDENTI ALL'ESTERO

E' presente una circoscrizione Estero per l'elezione della Camera dei deputati. Sono assegnati ad essa dodici seggi per l'elezione della

Camera e sei per l'elezione del Senato. I cittadini italiani residenti all'estero sono compresi in un elenco finalizzato alla formazione

delle liste elettorali. Vi sono cinque ripartizioni ed in ognuno di essi viene eletto un deputato ed un senatore. Il voto può essere

espresso per corrispondenza oppure in Italia nella circoscrizione relativa alla sezione in cui i cittadini residenti all'estero sono iscritti.

La presentazione delle liste elettorali dei residenti nelle ripartizioni deve avvenire nella cancelleria della Corte d'appello di Roma

prima delle votazioni.

8.CARATTERI DEL VOTO

Il voto è:

a)PERSONALE: il diritto di voto è esercitato personalmente, non è ammesso il voto per procura;

b)EGUALE: ciascun voto ha lo stesso valore di tutti gli altri. Viene attribuito un voto superiore all'unità solo quando un elettore è

ammesso a votare in più collegi;

c)LIBERO: l'intero ordinamento deve impedire che l'elettore subisca forme di pressione o di coalizione a favore di un partito o di un

candidato;

d)SEGRETO: per garantire la libertà. La segretezza viene garantita dalle schede di Stato e dalle cabine elettorali in cui l'elettore deve

isolarsi per esprimere il suo voto. E previsto il divieto di introdurre in cabina telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di

fotografare o registrare immagini. La violazione è punibile con l'arresto da tre a sei mesi e con l'ammenda da 300 a 1000 euro.

L'esercizio del voto è un dovere civico. Ciò non vuol dire che sia obbligatorio giuridicamente anche perchè la prevista sanzione della

iscrizione “non ha votato” per un periodo di 5 anni nel certificato di buona condotta non è più usato. Il procedimento elettorale si

ritiene concluso con l'assegnazione dei seggi e la proclamazione degli eletti.

9.DIFFERENZIAZIONI FRA LE DUE CAMERE

a)E' richiesta un'età diversa per il diritto di elettorato attivo e passivo;

b)La Camera è composta da 630 membri, il Senato 315 membri, tra cui gli ex Presidenti della Repubblica;

c)Il rapporto rappresentativo è più elevato nel Senato, in quanto i membri sono di meno;

d)La Camera è interamente elettiva, nel Senato invece fanno parte anche i senatori di diritto e quelli a vita.

Altre differenze sono contenute nei regolamenti parlamentari.

Il bicameralismo perfetto ha portato a molti inconvenienti quali la lentezza dei procedimenti. Sono avanzate infatti proposte di

instaurazione di un sistema unicamerale, in cui la Camera dovrebbe trasmettere una legge al Senato solo se necessita di un esame su

richiesta della prima, che può apporre modifiche sottoposte alla decisione definitiva della Camera dei deputati.

10.INELEGGIBILITA' ED INCOMPATIBILITA' PARLAMENTARI

Per evitare qualsiasi interferenza nello svolgimento delle elezioni e per garantire la libertà di voto il legislatore ha escluso alcune

categorie di persone che ricoprono cariche in determinati uffici o che sono deputati o senatori. E' stabilito anche che i componenti di

determinati categorie non possono ricoprire contemporaneamente due cariche d'ufficio, devono pertanto optare per una delle due

opzioni. Nella prima ipotesi avremo l'INELEGGIBILITA', nella seconda l'INCOMPATIBILITA'. Le cause dell'incompatibilità sono

espresse nella Costituzione.

11.LA VERIFICA DELLE ELEZIONI

Appena proclamato eletto, il parlamentare assume lo status di deputato o senatore. La sua elezione, però, viene sottoposta ad un

controllo, sia sono il profilo della sussistenza nell'eletto dei requisiti per la valida assunzione dell'ufficio, sia sotto il profilo della

regolarità delle operazioni elettorali. Tale controllo è svolto da una commissione permanente presso ciascuna Camera, la Giunta delle

elezioni. Essa accerta la validità dell'elezione sotto entrambi i profili esaminati. Se la Giunta decide di convalidare l'elezione ne da

comunicazione all'assemblea, al contrario apre una contestazione. Contro la contestazione possono essere presenti reclami o proteste.

In seguito a ciò si svolge la seconda fase che si conclude con una deliberazione della Giunta a favore o contro la convalida e davanti

all'intera Assemblea si discute la deliberazione tramite scrutinio segreto.

SEZIONE 2

LO STATUS DI MEMBRO DEL PARLAMENTO

12.IRRESPONSABILITA' PER LE OPINIONI ED I VOTI

Essere parlamentare comporta speciali diritti e doveri. Le “guarantigie” di cui godono deputati e senatori sono state predisposte in

modo da permettere a questi di svolgere le loro funzioni in condizioni di assoluta indipendenza nei confronti degli altri poteri dello

Stato e degli stessi elettori. I parlamentari sono esentati da ogni responsabilità civile, penale e amministrativa che potrebbe sorgere da

un'opinione espressa o da un voto al fine di consentire loro ampia libertà nell'esercizio del loro mandato. L'irresponsabilità che

permane anche alla scadenza del mandato, vale soltanto per i voti e per le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari.

13.LE GUARANTIGIE DELLA LIBERTA' PERSONALE E DOMICILIARE E DELLA LIBERTA' DI COMUNICAZIONE E

CORRISPONDENZA

Nessun membro del Parlamento può essere, senza autorizzazione della Camera di appartenenza, essere sottoposto a perquisizione

personale o domiciliare, arrestato o privato in qualsiasi modo della libertà personale o detenuto, salvo in caso di esecuzione in materia

di una sentenza irrevocabile di flagranza di reato, sottoposto ad intercettazioni di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di

corrispondenza. Nel 1993 è stata abolita l'autorizzazione per sottoporre i parlamentari a processo penale, della quale avevano abusato

spesso le Camere per sottrarre loro componenti al giudizio, anche senza commissione di reati. La Corte costituzionale ha introdotto il

principio per il quale il calendario di processi penali, nel caso di un parlamentare, devo adattarsi al calendario dei suoi impegni

parlamentari, i quali sono più importanti. Sono state approvate “disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei

confronti delle alte cariche dello Stato”, che specificano che i processi penali nei confronti di Presidente della Repubblica, Senato,

Camera e Consiglio sono sospesi fino alla fine della loro carica. La sospensione dei processi penali è applicata anche a fatti

antecedenti l'assunzione della carica o funzione.

14.SANZIONI DISCIPLINARI A CARICO DEI PARLAMENTARI

Sono assunte dal Presidente dell'assemblea o nei casi più gravi dall'Ufficio di presidenza alla Camera e dal Consiglio di presidenza al

Senato, secondo le norme dei regolamenti parlamentari. Essi consistono:

a)Richiamo all'ordine del parlamentare che turbi l'ordine della seduta;

b)Esclusione dall'aula per il resto della seduta nel caso di un secondo richiamo o in casi più gravi, come l'ingiuria;

c)Censura con l'esclusione per un determinato periodo ai lavori parlamentari.

15.DIVIETO DI MANDATO IMPERATIVO

Ogni membro rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Ciò significa che il parlamentare non

rappresenta gli elettori ma la collettività. Il divieto di mandato imperativo sta a significare, quindi, che gli elettori di un parlamentare

non possono dare indicazioni circa il modo in cui egli dovrà svolgere il suo mandato. Da questo divieto deriva

l'IRRESPONSABILITA' POLITICA dei parlamentari in corso di mandato poiché manca ogni presupposto per far valere la loro

responsabilità. Il divieto di mandato imperativo risulta attenuata dalla presenza in Parlamento dei partiti politici. Si aggiunge la

diminuzione recente delle votazioni segrete nelle due Camere. Eventuali casi di ribellione vengono puntualmente puniti se identificati

con sanzioni disciplinari che possono anche consistere nell'espulsione dal partito.

16.L'INDENNITA' PARLAMENTARE

Per legge, i parlamentari ricevono un'indennità, che è costituita da quote mensili comprensive del rimborso spese di segreteria e

rappresentanza. Essa comprende anche un rimborso delle spese di soggiorno a Roma, la carta di libera circolazione sulle linee

ferroviarie e aree dello Stato, ed un assegno vitalizio alla cessazione del mandato, a patto che abbiano compiuto i sessanta anni di età

e corrisposto contributi per un periodo di almeno cinque anni oppure che non abbiano i sessant'anni di età ma sia verificato il fatto che

non possano più prestare funzioni lavorative, tuttavia devono avere almeno cinque anni di contributi.

17.PARLAMENTARI PUBBLICI IMPIEGATI

I pubblici impiegati che vengono eletti deputati o senatori sono collocati in aspettativa per la durata del loro mandato e non possono

conseguire promozioni se non per anzianità.

18.LE GUARANTIGIE DELLE CAMERE NEL LORO COMPLESSO

Esistono speciali norme penali che puniscono gli attentati diretti a impedire alle Camere l'esercizio delle loro funzioni. Va ricordata

l'IMMUNITA' DELLA SEDE, cioè il divieto alle forze pubbliche e dell'ordine di entrare nelle sedi di lavoro delle Camere se non per

ordine del Presidente dell'Assemblea. Per mantenere l'ordine nelle Camere vi è il Presidente che si avvale della Guardia di servizio.

Va infine menzionata l'autonomia contabile goduta dalle Camere, le quali determinano esse stesse il loro fabbisogno finanziario, il

quale viene loro fornito dai fondi del Tesoro dello Stato senza essere sottoposto ad alcun controllo esterno.

SEZIONE 3

L'ORGANIZZAZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DELLE CAMERE

19.REGOLAMENTI PARLAMENTARI

Le norme che regolano l'organizzazione interna e lo svolgimento delle funzioni delle Camere sono contenute nella Costituzione e nei

regolamenti parlamentari. Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Esso

disciplina le procedure per lo svolgimento dei lavori, l'organizzazione ed i rapporti con il Governo e con altri organi dell'apparato

statale. Tali regolamenti contengono norme, alcune delle quali sono direttamente esecutive di norme costituzionali. Sono quindi fonti

del diritto che però sfuggano ad una collocazione nella scala gerarchica delle fonti. Si tratta infatti di fonti separate che vengono

comunque pubblicate nella Gazzetta Ufficiale come le altre. Essi sono subordinati soltanto alle norme costituzionali, perchè appunto

alle Camere spetta indipendenza nei confronti di qualsiasi altro potere; potrebbe quindi darsi che le Camere nei regolamenti invadano

sfere di competenza della Costituzione o di un altro potere dello Stato.

20.IL PRESIDENTE E L'UFFICIO DI PRESIDENZA

Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di Presidenza; al Senato il Presidente e il Consiglio di

Presidenza. Il Presidente rappresenta le Camere ed è organo SUPER PARTES, cioè imparziale ed espressione dell'intera assemblea, e

segue il corretto svolgimento delle attività parlamentari, anche nei confronti dell'indirizzo politico del Governo. Il Presidente, oltre

che seguire il buon andamento dell'assemblea ed il rispetto delle regole, da la parola e dirige la discussione, pone le questioni,

stabilisce l'ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne annuncia il risultato. All'Ufficio ed al Consiglio di Presidenza

spetta la deliberazione del progetto di bilancio preventivo ed il rendiconto consuntivo delle Camere di nominare il Segretario

generale, ecc.. I SEGRETARI sovraintendono al processo verbale, procedono a scrutini aiutano il Presidente nello svolgimento delle

sue mansioni. I QUESTORI sovraintendono al processo di mantenimento dell'ordine sotto le disposizioni del Presidente. La

CONFERENZA DEI PRESIDENTI ha il compito di deliberare il programma di lavoro dell'assemblea.

21.GRUPPI PARLAMENTARI; COMMISSIONI PERMANENTI; GIUNTE; COMMISSIONI DI INCHIESTA; DEPUTAZIONI

-GRUPPI PARLAMENTARI: I deputati e i senatori devono dichiarare a quale gruppo politico appartengono o intendano far parte.

Avremo quindi di regola tanti gruppi parlamentari quanti sono i partiti rappresentati alle Camere. Sorge in tal modo uno stretto

collegamento fra il gruppo parlamentare articolazione interna delle Camere ed il partito politico. Tuttavia, vi sono gruppi costituiti da

parlamentari non iscritti ad alcun partito ma uniti da un comune impegno su determinati valori o da parlamentari che dichiarino di non

volere appartenere ad alcun gruppo, il gruppo MISTO.

-COMMISSIONI PARLAMENTARI: sono organi interni delle Camere composte in modo da rispecchiare la proporzione dei vari

gruppi parlamentari. Sono quattordici per la Camera e tredici per il Senato e si distinguono in base alla loro competenza per materia.

Il loro compito è quello di riunirsi per esaminare questioni da riferire in assemblea (SEDE REFERENTE), esprimere pareri (SEDE

CONSULTIVA), esaminare e approvare disegni di legge (SEDE LEGISLATIVA), e per formulare gli articoli di un progetto di legge

(SEDE REDIGENTE). Si riuniscono anche per discutere con il Governo e per esercitare funzioni di indirizzo, controllo e

informazione, e per presentare loro proposte su materie di loro competenza.

-GIUNTE: i membri vengono nominati dal Presidente rispettando il criterio di proporzionalità fra i vari gruppi e non vengono

rinnovati. Tali giunte sono per la Camera: Giunte per regolamento, elezioni autorizzazioni a procedere, e affari delle comunità

europee; per il Senato, Giunte per regolamento, elezioni e immunità parlamentari, affari delle comunità europee.

-COMMISSIONI DI INCHIESTA: sono monocamerali e bicamerali;

-DEPUTAZIONE: organi straordinari composti in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi parlamentari.

22.LE COMMISSIONI BICAMERALI

La Costituzione istituisce come organo bicamerale la Commissione di deputati e senatori per questioni regionali, e non esclude che le

inchieste parlamentari possono essere svolte congiuntamente dalle due Camere. Il regolamento del Senato disciplina la formazione di

organi collegiali bicamerali e lo stesso vale per la Camera. Gli organi bicamerali possono essere PERMANENTI o TEMPORALI. Gli

organi bicamerali temporanei più importanti sono la Commissione parlamentare per le questioni regionali, per l'indirizzo generale e la

vigilanza dei servizi radiotelevisivi, il Comitato parlamentare per il servizio di informazione e sicurezza e la disciplina del segreto di

Stato. Fra le commissioni temporanee più rilevanti troviamo le commissioni chiamate a dare pareri sui decreti legge che il Governo

deve predisporre i attuazione di leggi delega. Non sono organi bicamerali quelli i cui componenti non facciano parte delle Camere o

quelli che operano attività fuori dall'ambito delle Camere.

23.LA LEGISLATURA; LA PROROGATIO; LA CONVOCAZIONE; LA DECADENZA DEI PROGETTI DI LEGGE

-LEGISLATURA: la legislatura è il periodo che intercorre tra la prima assemblea al giorno dello scioglimento delle Camere, che sia

normale alla scadenza del periodo di mandato, o per ordine del Presidente della Repubblica. Alla fine della legislatura decadono tutti i

progetti di legge che non siano ancora stati approvati e per le quali ci sarà bisogno di una nuova presentazione alle nuove camere per

la presa in considerazione. Non hanno bisogno di nuova presentazione le leggi di iniziativa popolare. Finchè le nuove Camere non si

siano riuniti, varranno ancora i poteri delle precedenti.

-PROROGATIO: Il mandato delle Camere si può allungare solo in caso di guerra, e deve essere deliberato con una legge. Il fine della

prorogatio è quello di assicurare continuità fra Camere scadute e camere neo elette. In regime di prorogatio le Camere il cui mandato

è allungato devono limitarsi a svolgere solo le funzioni indifferibili e urgenti come l'esame dei decreti legge, l'approvazione del

bilancio, la deliberazione dello stato di guerra, il riesame di leggi rinviate al Parlamento dal Presidente della Repubblica.

-CONVOCAZIONE: le Camere sono convocate DI DIRITTO: non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni in una data fissata dal

Capo dello Stato, il primo giorno non festivo di febbraio e ottobre, quando la riunione straordinaria di una Camera ne comporti la

riunione dell'altra. Ciascuna Camera può essere convocata IN VIA STRAORDINARIA per iniziativa dei suo Presidente o del

Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti, SU MOZIONE DI AGGIORNAMENTO, quando l'assemblea,

sospendendo i lavori, indica la data della loro ripresa.

24.IL FUNZIONAMENTO; LA PUBBLICITA' DELLE SEDUTE; IL NUMERO LEGALE; LA DETERMINAZIONE DELLA

MAGGIORANZA; I SISEMI DI VOTAZIONE; L'ORDINE DEL GIORNO; LA PROGRAMMAZIONE DEI LAVORI

-LA PUBBLICITA' DELLE SEDUTE: le sedute delle Camere sono pubbliche, ma esse possono decidere di riunirsi in seduta segreta.

La pubblicità si attua ammettendo il pubblico ad assistere sia con la forma di pubblicità di atti parlamentari, sia in forma televisiva.

-IL NUMERO LEGALE: perchè le deliberazioni delle Camere e del Parlamento in seduta comune siano legali è necessario che siano

presenti alle sedute la maggioranza dei loro componenti.

-LA DETERMINAZIONE DELLA MAGGIORANZA: Le deliberazioni sono valide se adottate a maggioranza dai presenti

(MAGGIORANZA SEMPLICE), salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale (MAGGIORANZA ASSOLUTA)

cioè la metà più uno, o una MAGGIORANZA QUALIFICATA, cioè una percentuale elevata dei componenti dell'assemblea. Alla

Camera gli astenuti non vengono computati come accade invece al Senato.

-I SISTEMI DI VOTAZIONE: Le votazioni possono essere PALESI o SEGRETE. La votazione palese avviene per alzata di mano,

per divisione dei settori, con procedimento elettronico e per appello nominale (si, no, mi astengo). Quest'ultima forma è usata per

accordare o revocare fiducia a un Governo. La votazione segreta, invece, avviene per schede, con procedimento elettronico, o con

sistema di palline in urna. Il voto segreto è usato per votazioni su persone, e per principi di diritti di libertà e sulla persona umana, per

le votazioni sulle modifiche al regolamento, sulla costituzione di commissioni parlamentari a inchiesta, sulle leggi ordinarie relative

agli organi costituzionali dello Stato e agli organi della regione, nonché sulle leggi elettorali. Non è mai consentito scrutinio segreto

per leggi sulla finanzia, di bilancio e con conseguenze finanziarie. Al Senato il voto segreto è richiesto nelle deliberazioni riguardanti

persone e a richiesta nelle deliberazioni su minoranze linguistiche e rapporti etnico-sociali.

-L'ORDINE DEL GIORNO: le Camere non possono discutere o deliberare su materie che non siano all'ordine del giorno poiché esse

devono essere a conoscenza degli argomenti da discutere.

-LA PROGRAMMAZIONE DEI LAVORI: le Camere organizzano i propri lavori svolgendo un programma sulla base di priorità del

Governo e dei gruppi parlamentari. Nel caso di mancanza di unanimità, alla Camera il programma è predisposto dal Presidente, al

Senato, sempre dal Presidente ma per il periodo di una settimana.

25.OSTRUZIONISMO

Consiste nell'uso esasperato degli strumenti parlamentari destinati al processo di volontà camerale, al fine di ritardare, ostacolare o

impedire la formazione di detta volontà. Esso è definito TECNICO, entro certi limiti lecito, o FISICO, sempre illecito.

Dell'ostruzionismo tecnico si avvale solitamente l'opposizione per tentare di impedire che le scelte politiche della maggioranza si

traducano nel concreto. Esso in questo caso rappresenta l'ultima spiaggia per combattere contro misure liberticide proposte dalla

maggioranza o quando l'opposizione lo conduce in Parlamento con l'appoggio del Paese. Non è legittimo, quando viene adottato per

fini di parte, per opporsi a leggi costituzionali o quando prevede minacce per contratto sottobanco per favori o concessioni sul piano

legislativo (fisico, con violenza). PARTE TERZA

CAPITOLO 2

LA FUNZIONE DI PREDISPOSIZIONE NORMATIVA

1.NATURA ED OGGETTO

La predisposizione normativa è intesa come l'attività diretta a porre nell'ordinamento giuridico le norme che lo costituiscono,

mediante una serie di atti formali, quali il decreto legge, legislativo, la legge ordinaria, ecc,. La funzione legislativa nel nostro

ordinamento, oltre che allo Stato, è affidata anche ad altri enti, come la regione, le province e i comuni ed in via diretta, al popolo

tramite il referendum ed il voto.

SEZIONE 1

LE LEGGI COSTITUZIONALI

2.IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE

Per modificare la Costituzione nel nostro ordinamento non basta una semplice legge, ma bisogna ricorrere ad una legge approvata con

procedura aggravata che assume il nome di LEGGE COSTITUZIONALE. Tale procedura ha in comune con la formazione delle leggi

ordinarie la fase dell'iniziativa, della promulgazione e della pubblicazione, e ne differisce per quanto attiene la fase dell'approvazione,

inoltre, nel processo di formazione della legge costituzionale può comparire il referendum. Le leggi di revisione costituzionale

subiscono un procedimento di deliberazioni con una fase di intervallo non inferiore a tre mesi l'una dall'altra e sono approvate a

maggioranza assoluta dai componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, per fare in modo che le Camere esaminino con più

attenzione le leggi costituzionali. L'aggravamento però non si ferma a queste azioni, altrimenti resterebbe allo stato di progetto che

viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale al solo scopo di farne conoscere il contenuto. Entro tre mesi dalla pubblicazione sulla

Gazzetta Ufficiale si può sottoporre il progetto a referendum, che costituisce un elemento di efficacia della legge e non è elemento di

formazione della stessa. Il referendum è indetto dal Presidente della Repubblica tramite decreto ed il progetto s'intende approvato

qualora abbia ottenuto la maggioranza dei voti validi degli elettori, se ciò non accade il progetto viene respinto. Il referendum non

viene applicato qualora decorrano i tre mesi senza che esso venga richiesto, in tal caso si parla di approvazione tacita del corpo

elettorale, il quale non ha richiesto il referendum. Il progetto approvato si trasforma in legge, e sarà promulgato dal Presidente della

Repubblica e pubblicato nelle forme dovute. Se però nella seconda deliberazione il progetto venga approvato da ciascuna Camera a

maggioranza di 2/3 esso si trasforma in legge, senza la necessità del referendum.

Le altre leggi costituzionali sono quelle la cui Costituzione conferisce il potere d'iniziativa legislativa ad altro organi o enti, le leggi

con le quali sono adottati statuti regionali speciali, o le leggi che stabiliscono condizioni, forme, termini di legittimità costituzionale, e

le garanzie d'indipendenza dei giudici della Corte; tutte queste leggi sono integrative del testo costituzionale.

3.LIMITI ALLA REVISIONE COSTITUZIONALE

Non tutte le disposizione costituzionali possono essere modificate. Esistono dei limiti alla revisione che possono essere ESPRESSI o

IMPLICITI nel sistema. Tali limiti valgono sia per le costituzioni rigide che per quelle flessibili. La costituzione di uno Stato può

quindi subire delle modificazioni espresse o tacite. Le prime possono avvenire per opera di un'apposita assemblea o delle due Camere

riunite o dal corpo elettorale mediante referendum, con procedure aggravate, come accade in Italia. Le seconde dipendono dal modo

di attuazione scritto nella Costituzione delle leggi ordinarie o dalla mancata attuazione di alcune sue parti. Queste modificazioni sono

legittime poiché compatibili con la rigidità della Costituzione che conserva sempre un certo grado di elasticità dovuto alla

plurivalenza di alcuni concetti. Esistono limiti assoluti alla revisione costituzionale, che possono essere ESPRESSI o IMPLICITI,

essi sono dati dalle norme principio sulle quali si fonda l'intero sistema costituzionale, come ad esempio l'art 139 della Costituzione

sancisce “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Una eventuale restaurazione della monarchia

potrà avvenire quindi non secondo un procedimento giuridico, ma solo attraverso un procedimento o ad un fatto extragiuridico, cioè

non previsto nel nostro ordinamento.

SEZIONE 2

LE LEGGI ORDINARIE E GLI ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE

4.LE LEGGI ORDINARIE DELLO STATO: IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE

Le leggi ordinarie dello Stato sono formate dalle due Camere e sono fonti primarie del diritto. Esse hanno efficacia nell'innovazione

dell'ordinamento, INTEGRANDOLO con nuove norme o MODIFICANDOLO con l'abrogazione o sostituzione di leggi

precedentemente emanate disciplinanti la stessa materia. La legge è efficace in modo prevalente gerarchicamente sulle subordinate o

con resistenza con leggi in contrasto con essa. La legge formale è un atto in cui partecipano in posizione di parità ambedue le Camere.

Il procedimento di formazione della legge è articolato nelle seguenti fasi:

-FASE INTRODUTTIVA: l'iniziativa legislativa; consiste nella presentazione ad una delle due Camere di un progetto di legge dal

Governo, dai singoli membri di una Camera, dal popolo, dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro o dai Consigli regionali.

L'iniziativa del Governo è quella più importante, sia perchè esso è l'organo più in grado di valutare le necessità nazionali, adottando

misure più idonee alla soddisfazione, sia perchè esso ha il compito di avere iniziative su leggi finanziarie e di bilancio. I progetti di

legge del Governo prendono il nome di DISEGNI DI LEGGE ed hanno maggiori probabilità di essere approvati, poiché il Governo

può contare sul voto favorevole della maggioranza parlamentare.

a)Iniziativa del Governo: il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge, che potrà essere presentato alle Camere solo tramite

un decreto di autorizzazione del Capo dello Stato.

b)Iniziativa parlamentare: i membri di una Camera presentano alla stessa una proposta di legge;

c)Iniziativa popolare: mediante 50.000 elettori, il popolo può presentare un progetto di legge redatto in articoli. Ciò, assieme al

referendum ed alla petizione, è uno dei tipi di istituti di democrazia diretta. La proposta deve essere presentata al Presidente di una

delle due Camere.

d)Iniziativa del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro: potrà essere esercitata per quanto riguarda le materie attinenti al

suo campo di intervento.

e)Iniziativa dei Consiglio regionali: esercitata dai singoli Consigli regionali o da più Consigli e deve avere per oggetto materie

attinenti la regione o i rapporti tra Stato o regione.

f)Iniziativa dei comuni: per mutare le circoscrizioni provinciali o istituire nuove provincie in una regione.

-FASE COSTITUTIVA: l'approvazione delle Camere; può avvenire secondo diversi procedimenti:

a)Ordinario: il progetto viene preliminarmente esaminato e discusso in modo da poter proporre modifiche al testo originario e

redigere un testo unificato. Esaurito l'esame preliminare, la commissione trasmette all'assemblea il progetto di legge

accompagnandolo con una o più relazioni. Il progetto viene quindi discusso per accertare il favore dell'assemblea. La discussione si

chiude con la presentazione e l votazione e soltanto nel caso sia favorevole si passa all'approvazione articolo per articolo del progetto.

Qualora non ci sia il voto di favore, il procedimento si arresta. Approvati tutti gli articoli, si passa alla votazione finale con scrutinio

palese. Questo procedimento è sempre adottato per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione

legislativa,ecc I regolamenti parlamentari possono adottare procedimenti abbreviati per progetti di legge urgenti.

b)Decentrato: le commissioni non si limitano ad esaminare il progetto ma lo approvano anche. Questo tipo di procedimento non si

svolge davanti all'intera assemblea ma in sede decentrata, cioè innanzi alla commissione legislativa competente in materia.

L'assegnazione del progetto è proposta alla Camera dal suo Presidente e deve essere approvata dall'assemblea, al Senato è decisa dal

suo Presidente che ne da comunicazione all'assemblea. Questo tipo di procedimento è proprio solo dell'ordinamento spagnolo e

italiano. È proprio del nostro ordinamento poiché è stato introdotto in Italia nel “39 quando una legge soppresse la Camera dei

deputati ed istituiva la Camera dei fasci, la quale aveva più potere del Senato. Il procedimento decentrato viene usato per le leggi

settoriali, singolari o corporative, poiché queste leggi hanno maggiore probabilità di essere approvate in commissione, data la

ristrettezza del numero dei componenti. Non può essere però adottato per i progetti a base costituzionale ed elettorale, per le leggi

internazionali e l'approvazione dei bilanci.

c)Misto: consiste in una divisione del lavoro legislativo fra commissione ed assemblea. Secondo il regolamento della Camera

l'assemblea può decidere di incaricare la commissione permanente o speciale di formulare gli articoli di un progetto di legge,

riservando a se stessa l'approvazione senza dichiarazioni di voto. Secondo il regolamento del Senato il Presidente può assegnare alle

commissioni permanenti progetti di legge per la deliberazione dei singoli articoli riservando all'assemblea la votazione finale, anche

se tale processo risulta sempre meno utilizzato. Le Camere devono approvare il medesimo testo; il progetto passerà da un'assemblea

all'altra fino a quando non sarà raggiunto un accordo. Secondo le disposizioni regolamentari i Presidenti possono decidere di sentire

pareri da un'altra commissione. Ciò diventa obbligatorio nel caso di progetti implicanti entrate o spese ed al Senato è obbligatorio il

parere della Giunta per gli affari della CE per i progetti in materia costituzionale e pubblico amministrativo. È inoltre obbligatorio il

parere della Commissione di bilancio in materia finanziaria.

-FASE INTEGRATIVA E DELL'EFFICACIA: promulgazione e pubblicazione.

La legge approvata da ambedue le camere viene trasmessa, cura del Presidente dell'ultima Camera che l'ha approvata, al Presidente

della Repubblica per la promulgazione. Questa è l'ultima fase del procedimento di formazione della legge. La promulgazione della

legge deve avvenire entro un mese dall'approvazione e consiste in un decreto del Presidente della Repubblica che:

a)Attesta l'approvazione di entrambe le Camere;

b)Dichiara la sua volontà di promulgare la legge;

c)Ordina la pubblicazione della legge nella Raccolta Ufficiale degli Atti Normativi della Repubblica Italiana e vi appone la clausola

esecutiva.

Il Presidente non è tenuto a promulgare le leggi; può infatti rinviare le leggi alle Camere, accompagnandola con un messaggio in cui

scriverà i motivi per cui non ha approvato la legge e chiederà una nuova deliberazione. Il Capo dello Stato può porre a base del rinvio

il motivo di LEGITTIMITA' FORMALE (procedimento di formazione non previsto dalla Costituzione) o il motivo di LEGITTIMITA'

SOSTANZIALE (in contrasto con la Costituzione). Con il rinvio della legge alle Camere il Presidente esercita sulla stessa un

controllo che può essere di legittimità costituzionale, formale o sostanziale. Le Camere sono libere di accogliere o meno i rilievi del

Capo dello Stato, pertanto, le Camere potranno riapprovare le legge con il medesimo contenuto e il Presidente della Repubblica dovrà

promulgarla. Può presentarsi l'ipotesi di attentato alla Costituzione. In questa ipotesi il Presidente della Repubblica può rifiutare per la

seconda volta la promulgazione. La pubblicazione della legge avviene ad opera e sotto la responsabilità del ministro di giustizia

(guardasigilli) nella Raccolta Ufficiale e nella Gazzetta Ufficiale. Queste operazioni sono precedute dall'apposizione da parte del

ministro del “visto” e del “gran sigillo dello Stato”. L'inserzione nella Raccolta è disposta in funzione di certezza del diritto, mentre

quella sulla Gazzetta vale solo ai fini della conoscenza. La legge entra in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta,

dove sorge la presunzione assoluta di conoscenza.

5.GLI ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE

Si definiscono atti aventi forza di legge, quegli atti che hanno la stessa forza ed efficacia delle leggi ordinarie. Rientrano in tale

categoria i decreti legge e legislativi, ambedue deliberati dal Governo.

6.IL REFERENDUM ABROGATIVO

Tra le fonti del diritto con pari efficacia e forza delle leggi ordinarie rientra il referendum abrogativo, che ha il fine di far venire meno

tutta o parte di una norma già esistente. Essa provoca nell'ordinamento una serie di reazioni a catena, la cui più importante è che una

materia cessa giuridicamente di esserlo e perciò l'ordinamento dovrà colmare il vuoto normativo provocato. Esso non può essere usato

per leggi tributarie, di bilancio, di amnistia, per i trattati internazionali. Al referendum hanno diritto di partecipare gli elettori aventi

diritto di voto. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se

è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. Sull'ammissibilità del referendum è chiamata a giudicare la Corte

costituzionale che ha il compito di accertare se la legge per la quale è richiesto il referendum rientri fra quelle per le quali lo

strumento è valido. Il referendum non è ammissibile per l'abrogazione delle leggi costituzionali come il decreto legge. La Corte ha

inoltre ritenuto inammissibile la richiesta quanto i quesiti sono privi di chiarezza ed evidente finalità intrinseca. Il valore del

referendum sono in rari casi riesce a definirsi autonomamente, poiché nella maggior parte dei casi esso viene influenzato dalle varie

forze politiche. Il referendum può essere anche usato dal popolo per riprendersi la sua sovranità allorquando sopraggiungano

insoddisfazioni fra elettori ed eletti. In una democrazia maggioritaria il referendum può assumere il valore di “contropotere” rispetto

al potere della maggioranza parlamentare.

7./

8.LE LEGGI REGIONALI ORDINARIE:

A)IL PROCEDIMENTO DI FORMAZIONE; I LIMITI

Il procedimento di formazione delle leggi si suddivide in tre fasi come il procedimento ordinario. La legge regionale è semplice

poiché è espressione di volontà di un singolo organo legislativo. È una legge formale ed è disciplinato dalla Costituzione. L'iniziativa

delle leggi regionali spetta alla Giunta, ai singoli consiglieri ed agli elettori della regione, dei Consigli comunali e provinciali. Ogni

progetto è discusso e votato dal Consiglio articolo per articolo con votazione finale. Il procedimento adottato è quello ordinario. Una

volta deliberate dal Consiglio le leggi regionali sono promulgate dal Presidente della Giunta e pubblicate nel Bollettino Ufficiale della

regione e nella Gazzetta Ufficiale ed entra in vigore entro quindici giorni dalla sua pubblicazione nel Bollettino. L'esercizio della

potestà legislativa regionale incontra diversi limiti che possono distinguersi in GENERALI e SPECIALI. Sono generali quelli che

valgono per tutti i tipi di legge regionale e sono posti dalla Costituzione sia per le leggi regionali sia per le leggi statali. Tale limite si

configura come impossibilità per la legione di legiferare in contrasto con regolamenti e direttive comunitarie e con gli obblighi

internazionali assunti dallo Stato. Altri limiti generali di legittimità che sono propri delle leggi regionali sono dati da principi

inderogabili della Costituzione, come il principio di decentramento (rispetto da parte delle regioni dell'autonomia degli enti infra-

regionali) e il principio della tipicità delle forme, che dice che le regioni non possono formare i loro atti con procedimenti diversi da

quelli prescritti nella Costituzione e negli statuti. La legge regionale esaurisce la sua efficacia nell'ambito del territorio della regione.

La regione inoltre non può istituire dazi d'importazione ed esportazione o transito tra le regioni e non può limitare l'esercizio del

diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità

degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica. Esiste poi il limite delle materie. Sono di competenza regionale

tutte le materie non espressamente attribuite allo Stato. Anche nelle materie di competenza delle regioni lo Stato può intervenire con

le sue leggi a determinare il contenuto minimo essenziale dei diritti civili e sociali. Si rende così necessario integrare la ripartizione

della competenza delle materie (orizzontale) con una ripartizione relativa alla distribuzione della potestà legislativa su una stessa

materia fra lo Stato e le regioni (verticale).

9)

B)LA TIPOLOGIA E LE MATERIE

La ripartizione verticale è stata attuando ponendo alla potestà legislativa regionale una serie di limiti. Si possono identificare due tipi

di competenza legislativa regionale: PRIMARIA e RIPARTITA.

-POTESTA' PRIMARIA O PIENA O ESCLUSIVA: Tale potestà era attribuita unicamente alle regioni a statuto speciale le quali

hanno competenza piena, nel senso che le materie sono sottratte dalla disciplina legislativa dello Stato. Ad oggi tale competenza è

attribuita anche alle regioni a statuto ordinario. Nel nuovo art. 117 vengono elencate innanzi tutto le materie di competenza esclusiva

dello Stato e di seguito le materie di competenza legislativa concorrente, sia dello Stato che delle regioni. La materie di competenza

esclusiva dello Stato sono quelle attinenti alla sovranità e che assicurano il principio dell'unità nazionale e di uniformità dei diritti

sociali e di cittadinanza. Qualora la regione non facesse uso della sua potestà legislativa la materia continua ad essere disciplinata

dallo Stato. La potestà delle regioni non è esente dai limiti posti dalla Costituzione e dall'ordinamento internazionale.

-POTESTA RIPARTITA O CONCORRENTE: è propria delle regioni sia a statuto speciale che ordinario. Essa è cosi definita perchè

nelle materie regionali sono chiamati a legiferare, con diversa intensità, sia Stato che regione: lo Stato per stabilire per ogni materia i

principi fondamentali, la regione per svolgere tali principi adattandoli alle sue condizioni ed interessi. Nelle materie di competenza

regionale intervengono due fonti separate, cioè la legge statale, per stabilire i principi fondamentali, e la legge regionale per svolgere

tali principi. L'emanazione di norme da parte delle regioni si svolge nei limiti dei principi fondamentali (LEGGI CORNICI). Qualora

una legge cornice modifichi i principi fondamentali, esse avranno una natura suppletiva, vale a dire una vigenza limitata fino a

quando interverrà la regione con una sua legge. Questo tipo di competenza legislativa si definisce CONCORRENTE. I decreti

legislativi dovranno essere sottoposti a pareri obbligatori della Conferenza Stato-regioni, delle Commissioni parlamentari competenti

e di quello definitivo della Commissione parlamentare per le questioni regionali, allo scopo di verificare se esiste una mancata

indicazione di alcuni principi fondamentali. Non è più contemplata la potestà attuativa delle regioni a statuto ordinario il cui esercizio

dipendeva dalla volontà del legislatore statale che doveva demandare alla regione il relativo potere. La potestà integrativa invece

consiste nella possibilità alle regioni a statuto speciale di emanare norme di integrazione delle disposizioni delle leggi statali in

determinate materie espressamente indicate negli statuti stessi. È previsto che lo Stato nelle materie in cui esso dispone di potestà

legislativa esclusiva, possa delegare alla regione la potestà regolamentare.

10.LE LEGGI PROVINCIALI

Lo statuto del Trentino-Alto Adige ha attribuito potere legislativo ed esecutivo autonomo alle province di Trento e Bolzano. Questo è

l'unico caso in cui gli organi consiliari di una provincia esercitano il potere legislativo. Il procedimento di formazione delle leggi

provinciali è disciplinato nello statuto regionale nei regolamenti dei Consigli provinciali.

11.LA POSIZIONE DELLA LEGGE REGIONALE NEL SISTEMA DELLE FONTI

La legge regionale è una legge in senso tecnico, cioè un atto avente l'efficacia della legge. Essa è subordinata alla Costituzione sia nel

suo contenuto, sia per il rispetto dei limiti posti dalla Costituzione all'esercizio della potestà legislativa regionale. Il loro ambito di

competenza è tenuto distinto dalle norme costituzionali. Sembra che tra loro non possa esserci rapporto di parti ordinazione o di

subordinazione poiché ove uno degli enti invada la competenza esclusiva dell'altro, torna la violazione del principio di gerarchia. La

legge statale può condizionare la validità della legge regionale tutte le volte che essa valga a specificare od a rendere operante

all'interno dell'ordinamento i limiti di legittimità poste a tale fonte dalla Costituzione.

SEZIONE 3

LE FONTI REGOLAMENTARI

12.REGOLAMENTI GOVERNATIVI

Esiste una legge che prevede che il Governo abbia potestà nell'emanazione dei regolamenti e disciplina lo stesso. La Costituzione si

limita a disporre che i regolamenti sono emanati dal Presidente della Repubblica. I regolamenti vengono deliberati dal Consiglio dei

ministri, dopo avere udito il parere del Consiglio di Stato, ed emanati dal Presidente della Repubblica. Essi poi vengono inseriti nella

Raccolta e nella Gazzetta Ufficiale ed entrano in vigore quindici giorni dopo la pubblicazione. I regolamenti governativi si

distinguono in:

a)REGOLAMENTI DI ESECUZIONE di leggi, decreti legge e regolamenti comunitari emanati al fine di rendere più esplicito il

contenuto di una legge attraverso norme di dettaglio, integrative ed esplicative senza pero modificare la legge. Queste norme, infatti,

non potranno essere in contrasto o innovare la disciplina legislativa. Una legge in attesa di regolamento di esecuzione può essere

applicata nelle parti possibili;

b)REGOLAMENTI DI ATTUAZIONE ED INTEGRAZIONE della legge e dei decreti legislativi recanti norme di principio. Tale

categoria di regolamenti si distingue da quella precedente per la forza innovativa che pur nel rispetto elle norme di principio si può

attuare ad una legge o decreto legislativo o integrare ad esse;

c)REGOLAMENTI AUTONOMI OD INDIPENDENTI che vengono emanati in materie non ancora disciplinate da legge, sempre che

non si tratti di materie riservate alla legge, nel presupposto che la materia può essere disciplinata mediante regolamento;

d)REGOLAMENTI DI ORGANIZZAZIONE, con riferimento alla struttura, alla ripartizione delle competenze, allo stato giuridico

del personale dei pubblici uffici, che riservano alla legge l'ordinamento della Presidenza del Consiglio, la determinazione del numero,

delle attribuzioni e dell'organizzazione dei ministeri e l'organizzazione dei pubblici uffici;

e)REGOLAMENTI AUTORIZZATI, possono essere emanati regolamenti per la disciplina delle materie per le quali le leggi della

Repubblica determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme vigenti, con effetto della

entrata in vigore delle norme regolamentari;

f)Vanno infine ricordati i regolamenti di attuazione delle direttive comunitarie.

13.LIMITI ALLA POTESTA' REGOLAMENTARE; LA RISERVA DI LEGGE

Oltre al criterio della gerarchia, i regolamenti incontrano limiti specifici contenuti in riserve di legge previste dalla Costituzione. Si ha

una riserva di legge quando una disposizione costituzionale riserva alla legge la disciplina di una determinata materia escludendo che

essa possa essere fatta oggetto del potere regolamentare del Governo. L'origine storica della riserva di legge va ricollegata ai primi

Parlamenti medievali, quando i poteri del monarca vennero limitati dalle assemblee elettive. Tale carattere garantista della riserva di

legge fu proprio dello Stato di diritto che vide l'affermazione del principio della separazione dei poteri, la contrapposizione del

Parlamento al monarca, il riconoscimento di diritti di libertà. In uno Stato interventista ed in un tipo di economia mista si è voluto

riservare al legislatore le scelte politiche di fondo. La riserva di legge è stata prevista anche per l'adozione di provvedimenti concreti

concreti al fine di operare le scelte ai rappresentanti della volontà popolare. La dottrina e la giurisprudenza costituzionale hanno

adottato alcuni criteri ed identificato due tipi di riserva:

a)ASSOLUTA: si ha quando la disciplina della materia è riservata alla legge del Parlamento nel campo penale e in quello dei diritti

delle libertà fondamentali dei cittadini;

b)RELATIVA: si ha quando la materia può essere disciplinata, oltre che dalla legge formale, anche da altre fonti, ma soltanto dopo

che la legge abbia determinato le linee essenziali della disciplina. Una riserva relativa è quella nella considerazione che il Parlamento

non potrebbe disciplinare nel dettaglio l'organizzazione dei pubblici uffici senza interferire nel campo della discrezionalità

amministrativa riservata alla pubblica amministrazione.

Sia la riserva di legge assoluta sia quella relativa possono essere rafforzate quando la Costituzione disciplina essa stessa parte della

materia ponendo limiti alla discrezionalità del legislatore.

Si ha riserva di legge COSTITUZIONALE quando la Costituzione dispone espressamente che determinate materie debbano essere

regolate con legge costituzionale.

14.REGOLAMENTI MINISTERIALI E INTERMINISTERIALI; I REGOLAMENTI DI ALTRE AUTORITA'

Quando la legge conferisce espressamente ai ministri tali poteri, essi possono adottare regolamenti nelle materie di loro competenza o

di competenza di autorità loro subordinate. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme in contrasto con i

regolamenti del Governo e devono essere comunicati al Presidente del Consiglio prima della loro emanazione. La potestà

regolamentare è attribuita anche ad altre autorità che devono esercitarla in conformità di leggi particolari.

15.REGOLAMENTI DEGLI ORGANI COSTITUZIONALI ED A RILEVANZA COSTITUZIONALE

Gli organi costituzionali possono darsi propri regolamenti diretti a disciplinare la loro organizzazione interna, lo stato giuridico ed

economico del personale e il modo di esercizio delle loro funzioni. A riguardo, troviamo i regolamenti delle Camere, della Corte

costituzionale, della Presidenza della Repubblica, del Consiglio superiore della magistratura e del Consiglio nazionale dell'economia e

del lavoro. I regolamenti delle Camere non sono fonti subordinate soltanto alla Costituzione e sono ordinati secondo il criterio della

separazione delle competenze.

16.REGOLAMENTI REGIONALI

La potestà regolamentare delle regioni opera una ripartizione tra potestà dello Stato e delle regioni. Lo Stato può delegare alla regione

la potestà regolamentare nelle materie di sua competenza. Esistono due tipi di potestà regolamentare regionale: l'una PROPRIA e

l'altra DELEGATA. La potestà regolamentare è attribuita alla Giunta nelle regioni ad autonomia speciale tranne Sardegna e Valle

d'Aosta e consente una stretta connessione dei regolamenti con le attribuzioni di organi esecutivi. Essa riproduce lo schema di

distribuzione della funzione normativa proprio dello Stato soggetto nel quale spetta al Governo la deliberazione dei regolamenti.

Nelle regioni di diritto comune ora la potestà spetta alla Giunta. Il Presidente della Giunta regionale emana anche i regolamenti. Dal

momento che la Costituzione tace e che non sono più applicabili le norme le regioni stesse possono adottare provvedimenti di

disciplina di nuovi statuti.

17.GLI STATUTI E I REGOLAMENTI DELLE PROVINCE E DEI COMUNICATI

Le Province ed i Comuni sono enti autonomi nell'ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica. Ciò significa che la

Costituzione ha voluto che l'organizzazione dei due enti fosse ripartita tra Stato e province. I comuni e le province adottano il proprio

statuto nell'ambito di principi fissati dalla Costituzione che stabilisce le norme fondamentali e i criteri generali in materia di

organizzazione dell'ente .

SEZIONE 4

LE FONTI SINDACALI

18.CONTRATTI COLLETTIVI DI LAVORO

Il contratto collettivo di lavoro è una fonte legale. Qualora sia stipulato da sindacati registrati acquista efficacia obbligatoria per tutti

gli appartenenti alla categoria alla quale si riferisce. Esso è una fonte normativa non statale la cui formazione è riservata alla

Costituzione. Non esistendo ancora sindacati registrati i contratti collettivi di lavoro acquistano efficacia solo fra le parti. I contratti di

lavoro individuali stipulati dai datori di lavoro e dai lavoratori non iscritti a un sindacato riproducono le clausole dei contratti

collettivi dirette ad assicurare ai lavoratori minimi inderogabili di trattamento economico e normativo. L'efficacia generale del

contratto collettivo è indirettamente assicurata mediante l'obbligo legale che grava sulle pubbliche amministrazioni di assicurare ai

propri dipendenti trattamenti non inferiori a quelli previsti dalla contrattazione collettiva. Tale obbligo e l'effetto di estensione

dell'efficacia generale del contratto collettivo al di là delle sole parti contraenti è stato ritenuto non in contrasto con la norma

costituzionale. L'efficacia generale del contratto collettivo e l'omogeneità dei trattamenti previsti per il personale delle varie

amministrazioni sono assicurate dall'agente negoziale unico, l'ARAN, cui è affidata la rappresentanza legale e necessaria di tutte le

pubbliche amministrazioni. L'attività negoziale dell'ARAN si conforma agli indirizzi negoziali espressi dalla Presidenza del Consiglio

per le amministrazioni statali e dai Comitati di settore per le Università, Regioni, ecc.

DIRITTO PUBBLICO

MARTINES

PARTE 2

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

1.L'ELEZIONE

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune. L'elezione ha luogo a scrutinio segreto ed a maggioranza di

due terzi dell'assemblea. Solo se al terzo scrutinio non si è raggiunta la maggioranza di due terzi è sufficiente la maggioranza assoluta.

Il Capo dello Stato non è eletto direttamente dal corpo elettorale per evitare che esso possa intervenire nell'attività di indirizzo politico

del governo, riservata al Governo. Il Capo dello Stato, infatti non risulta legato a nessun partito. Per essere eletto basta essere cittadino

italiano, aver compiuto 50 anni di età e godere dei diritti civili e politici.

2.LA DURATA IN CARICA

Il Presidente della Repubblica dura in carica sette anni dal giorno in cui presta giuramento di fedeltà. La Costituzione non pone alcun

divieto di rieleggibilità anche se si ritiene da evitare di irrigidire troppo il modo di esercizio delle funzioni presidenziali.

3.L'INCOMPATIBILITA'; LA CESSAZIONE DALL'UFFICIO; LA SUPPLENZA

L'ufficio del Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. La cessazione d'ufficio può avvenire per:

-SCADENZA DEI SETTE ANNI;

-IMPEDIMENTO PERMANENTE AD ESERCITARE LE FUNZIONI;

-MORTE O DIMISSIONI;

-DECADENZA DELLA CARICA.

Qualora il Presidente sia impossibilitato ad esercitare le sue funzioni queste vengono svolte dal Presidente del Senato il quale acquista

automaticamente la carica.

4.IRRESPONSABILITA' DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E SUOI LIMITI; IN PARTICOLARE: LA CONTROFIRMA

MINISTERIALE

Bisogna distinguere tra responsabilità POLOTICA e GIURIDICA. Il Presidente della Repubblica è politicamente irresponsabile

poiché la responsabilità politica degli atti presidenziali è assunta dai ministri che li controfirmano. La controfirma è anche il requisito

di validità degli atti. Il Presidente è responsabile sia civilmente che penalmente per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

Egli è penalmente responsabile solo alla scadenza del mandato. Spetta al Parlamento in seduta comune di mettere in stato di accusa il

Presidente, che sarà sottoposto al giudizio della Costituzione.

5,L'ASSEGNO E LA DOTAZIONE

Il Presidente ha diritto a un assegno annuo da corrispondersi in 12 mesi, all'uso dei beni patrimoniali destinati alla residenza e agli

uffici, come ad esempio il palazzo del Quirinale, e un assegno per le spese della Presidenza. Tutto ciò è esente da ogni imposta e

tributo.

6.LE ATTRIBUZIONI

Il Presidente della Repubblica è posto al di fuori dei tre poteri fondamentali. Egli esercita un potere “presidenziale” di neutralità.

Il relazione al potere legislativo egli indice le elezioni delle Camere e ne stabilisce la prima seduta, può convocare le Camere in via

straordinaria, può inviare messaggi alle Camere, autorizzare la presentazione alle Camere dei disegni di legge, può rimandare indietro

una legge motivando l'azione, nominare cinque senatori a vita, scogliere le Camere, promulgare le leggi, indice i referendum.

In relazione a potere esecutivo ed alla funzione amministrativa nomina il Presidente del Consiglio, i funzionari dello Stato, accredita e

riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, ha il comando delle forze armate e presiede il Consiglio supremo di

difesa, dichiara lo stato di guerra, conferisce le onorificenze della Repubblica, concede la cittadinanza italiana, rimuove i Sindaci dalla

carica, scioglie i Consigli.

In relazione al potere giudiziario presiede il consiglio superiore della magistratura, concede la grazia e commuta le pene, e nomina i

cinque giudici della Corte Costituzionale.

7.MESSAGGI DI ESTERNAZIONE

Il Presidente della Repubblica prima di promulgare una legge può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova

deliberazione. Mediante i messaggi egli può segnalare gravi necessità comuni o l'esigenza di provvedere a determinate situazioni.

Ambedue i tipi di messaggi devono essere controfirmati perchè siano validi. Un altro tipo di messaggio è quello che il Presidente

neoeletto pronuncia innanzi alle Camere in seduta comune dopo il giuramento. Ogni forma di manifestazione del pensiero che abbia o

possa avere riflessi politici dovrebbe essere limitato. Il Presidente può e deve manifestare il suo pensiero nelle forme e nei limiti

voluti dalla Costituzione.

8.LO SCIOGLIMENTO DELLE CAMERE

Lo scioglimento delle Camere può essere determinato da una situazione di contrasto fra Parlamento e Governo a seguito di una

mozione di sfiducia da parte delle Camere, dal fatto che le Camere non rispecchino più la volontà del corpo elettorale, dall'incapacità

delle Camere di esprimere una maggioranza stabile provocando una crisi di governo. Nel caso in cui il Governo venga battuto da un

voto di sfiducia il Presidente della Repubblica valutando le circostanze può rimettere la decisione alla volontà popolare attraverso il

corpo elettorale per procedere alla nomina di un nuovo Governo. Lo scioglimento anticipato deve essere giustificato. Prima di

sciogliere le Camere, il Presidente deve obbligatoriamente sentire il parere dei Presidenti di entrambe le Camere. Non può inoltre

sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano con gli ultimi sei mesi della legislatura.

9.CLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI PRESIDENZIALI

I)Atti formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi, il cui contenuto è predisposto dal Governo. Appartengono a questa

categoria gli atti di legge o aventi forza di legge e gli atti che sono espressione della funzione amministrativa;

II)Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, come la nomina dei cinque senatori a vita, dei cinque giudici della Corte

Costituzionale, il rinvio al Parlamento di una legge, la promulgazione delle leggi e i messaggi;

III)Atti sostanzialmente complessi, il cui contenuto è voluto e predisposto sia da Governo che dal Presidente della Repubblica, come

la nomina del Presidente del Consiglio e lo scioglimento delle Camere e la concessione della grazia. Il potere di grazia spetta al Capo

dello Stato e la firma del Ministro di giustizia è un atto dovuto.

10.LA POSIZIONE GIURIDICA

Il Presidente della Repubblica è un potere neutro, posto al di sopra delle parti e non svolge alcuna funzione attiva nella

determinazione e nella attuazione dell'indirizzo politico. Egli rappresenta l'unità nazionale e ne è il simbolo. Nell'esercizio delle sue

attribuzioni vigila sul funzionamento del meccanismo costituzionale ed interviene nel momento di non osservanza delle regole della

Costituzione per mantenere un corretto equilibrio tra gli organi di direzione politica dello Stato.

IL GOVERNO

1.IL POTERE ESECUTIVO: IL GOVERNO E GLI ORGANI DIPENDENTI

Con la funzione amministrativa lo Stato svolge un'attività diretta a raggiungere i suoi fini immediati. Questa attività viene svolta dal

Governo e dagli organi della pubblica amministrazione. Il potere esecutivo è costituito da un complesso di organi al vertice dei quali è

posto il Governo, che è diviso in ministeri cui a capo vi è un ministro. Il Governo è composto da organi individuali, il Presidente del

Consiglio e i ministri, e da un organo collegiale, il Consiglio dei ministri. Esistono anche vicepresidenti del Consiglio chiamati a

supplire il Presidente del Consiglio in caso di sua assenza o impedimento temporaneo. Dal Governo e dai singoli ministri dipendono

gli organi periferici di ciascun ministero.

2.LA FORMAZIONE DEL GOVERNO

La formazione del Governo inizia ogni qualvolta un Governo presenti le dimissioni. Il Presidente della Repubblica nomina il

Presidente del Consiglio dei ministri e, su sua proposta, i ministri. Le norme che presiedono il procedimento di formazione del

Governo sono in gran parte non scritte, pertanto esse possono subire modificazioni. Il Presidente della Repubblica procederà con la

nomina di un Governo che abbia le maggiori probabilità di ottenere e mantenere la fiducia delle Camere. Egli dovrà conferire

l'incarico al leader della coalizione uscita vincitrice dalle urne. Il Capo dello Stato dovrà soltanto assicurare al Paese un Governo

efficiente che risponda effettivamente alla volontà popolare e che osservi e rispetti la Costituzione. Il procedimento di nomina del

Governo inizia con le consultazioni svolte dal Capo dello Stato. Le personalità consultate esprimono il loro parere sulla situazione

politica generale e alla chiusura delle consultazioni il Presidente avrà gli elementi di valutazione in base ai quali conferirà l'incarico.

L'incaricato accetta l'incarico e inizia a sua volta un processo di consultazioni per accertare quale sia la probabilità di formulare una

maggioranza che faccia proprio un programma concordato fra i partititi che presumibilmente entreranno a comporla. Infine formerà

una lista dei futuri ministri. Nel caso in cui non riuscirà nell'incarico rinuncerà alla sua investitura. Qualora la rinuncia dell'investitura

sia dovuta all'impossibilità di formare una maggioranza il Presidente della Repubblica potrà o rinviare il Governo dimissionario alle

Camere perchè i partiti e i parlamentari chiariscano la loro posizione, oppure, sciogliere le Camere. Se invece l'incaricato avrà

concluso positivamente il suo incarico sottoporrà al Presidente della Repubblica la lista dei ministri e si dichiarerà pronto a presidiare

il nuovo Governo. Il procedimento si conclude con la nomina del Presidente del Consiglio e dei ministri con decreto del Presidente

della Repubblica. È possibile che al Governo entrino a far parte dei ministri non parlamentari e non iscritti ad alcun partito scelti in

virtù di loro specifiche competenze. Prima di assumere le loro funzioni i membri del Governo dovranno prestare giuramento nelle

mani del Presidente della Repubblica ed entro dieci giorni dal giuramento il Governo dovrà presentarsi alle Camere per ottenerne la

fiducia esponendo il suo programma. La presentazione del programma è implicita nel sistema. Le Camere votano la fiducia sulla base

degli obiettivi che il Governo si propone di realizzare. Il programma di Governo dopo il voto di fiducia diviene indirizzo politico

dello Stato e vincola Governo e Parlamento a darvi attuazione.

3.IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Il Governo è l'organo al quale è affidata l'attività di direzione politica e di deliberazione su ogni questione relativa all'indirizzo

politico. Il Presidente del Consiglio ha una posizione di preminenza nell'esercizio di queste funzioni. Egli presiede allo svolgimento

dell'indirizzo politico e assicura che il programma di Governo venga realizzato. Alla sua posizione di preminenza corrisponde la sua

responsabilità politica , nel caso in cui le Camere ritengano che la politica generale del Governo non rispetti gli impegni che ha

assunto. Accanto alla responsabilità del Presidente del Consiglio si affianca anche la responsabilità dei ministri.

4.MINISTRI, SOTTOSEGRETARI DI STATO, COMMISSARI STRAORDINARI DEL GOVERNO

I ministri sono organi individuali che compongono il Governo ed assumono la veste di organi di direzione politica e di vertice

dell'apparato amministrativo. I vicepresidenti del Consiglio partecipano alla politica generale del Governo, i ministri senza portafoglio

invece, sono nominati dal Presidente del Consiglio e non sono posti a capo di nessun ramo della pubblica amministrazione. La legge

determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri. L' attuale assetto dei Ministeri prevede:

-Ministeri con portafoglio: Affari Esteri, Interno, Giustizia, Difesa, Economia e Finanze, Sviluppo Economico Politiche Agricole

Alimentari e Forestali, Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Infrastrutture e Trasporti, Lavoro Salute e Politiche Sociali,

Istruzione Università e Ricerca, Beni e Attività Culturali;

-Ministeri senza portafoglio: Rapporti con le Regioni, Attuazione del Programma di Governo, Pubblica amministrazione e

Innovazione, Pari Opportunità, Politiche Europee, Rapporti con il Parlamento, Riforme per il Federalismo, Gioventù, Semplificazione

Normativa, Turismo.

La riforma dei ministeri si inserisce in un assetto della pubblica amministrazione secondo il quale le competenze dovrebbero essere

nettamente suddivise fra lo Stato e gli altri enti territoriali. I sottosegretari di Stato sono nominati con decreto del Presidente della

Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio. Essi aiutano il ministro ed esercitano i compiti loro delegati dallo stesso.

Posizione particolare ha assunto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che svolge funzioni di segretario del Consiglio dei

ministri. I viceministri possono sedere in Consiglio dei ministri, ma senza diritto di voto. Al fine di realizzare specifici obiettivi il

Presidente della Repubblica può nominare commissari straordinari del Governo.

5.IL CONSIGLIO DI GABINETTO; I COMITATI DI MINISTRI; I COMITATI INTERMINISTERIALI

Il Presidente del Consiglio nello svolgimento delle sue funzioni può essere aiutato da un comitato che prende il nome di Consiglio di

Gabinetto, composto dai ministri da lui disegnati. Il Gabinetto è una struttura interna di ausilio allo svolgimento dell'attività di

direzione politica generale del Governo. I Comitati di ministri possono essere istituiti con il compito di esaminare questioni di

comune competenza e di esprimere pareri su direttive dell'attività del Governo e su problemi di rilevante importanza da sottoporre al

Consiglio dei ministri. I Comitati interministeriali sono costituiti da più ministri. Il loro compito è quello di preparare e coordinare

l'attività del Consiglio dei ministri in relazione a settori dell'attività politico-amministrativa e della gestione economica dello Stato.

6.IL SEGRETARIATO GENERALE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

Il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio nel quale sono organizzati gli uffici di diretta collaborazione con il Presidente

del Consiglio. Al Segretariato è preposto un segretario generale posto alle dipendenze del Presidente del Consiglio. Il Segretariato

assicura il supporto all'espletamento dei compiti del Presidente del Consiglio curando le rilevanti funzioni dell'attività di Governo.

7.LE CAUSE DI CESSAZIONE DEL GOVERNO

Il Governo non è un organo a termine. Esso rimane in carica fin quando le Camere non gli revochino la fiducia o non decida di

dimettersi. La cessazione del Governo in seguito al venir meno della maggioranza (crisi di governo) può essere determinata dal voto

di sfiducia delle Camere, dal ritiro dell'appoggio al Governo da parte di uno o più gruppo parlamentari, dalla decisione del Governo di

dimettersi quando riporti il convincimento di non godere più della fiducia della maggioranza. Una diversa ragione di crisi si ha

quando il Governo presentandosi alle Camere, dopo la sua formazione, non ne ottenga la fiducia. La maggioranza delle crisi ha avuto

natura ed origine extraparlamentari, causata dal mutato orientamento dei partiti di maggioranza. Il Governo può dimettersi anche per

la morte del Presidente del Consiglio o per la cessazione o sospensione della carica, per l'elezione di un nuovo Presidente della

Repubblica, o in seguito ad elezioni generali al fine di accertare la permanenza del rapporto fiduciario. Dalla crisi di Governo va

distinto il RIMPASTO che si ha quando, fermo restando il rapporto fiduciario fra Governo e Parlamento, il Presidente del Consiglio

proceda alla sostituzione di qualcuno dei ministri al fine di poter continuare a mantenere l'unità di indirizzo politico ed amministrativo

del Governo stesso.

8.LA RESPONSABILITA' DEI MINISTRI

I ministri sono collegialmente responsabili degli atti del Consiglio dei Ministri e individualmente degli atti dei loro ministeri. Nessun

atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri che se ne assumono la responsabilità. La

responsabilità giuridica dei ministri e del Presidente del Consiglio può essere distinta in CIVILE, PENALE e AMMINISTRATIVA.

Civilmente essi sono direttamente responsabili per i danni arrecati a terzi nell'esercizio delle loro funzioni. Penalmente sono

responsabili dei c.d. Reati ministeriali vale a dire per i reati comuni commessi dai ministri in occasione ed a causa dell'esercizio delle

loro funzioni ed abusando del potere loro conferito. Amministrativamente i titolari degli organi di Governo sono responsabili innanzi

alla Corte dei Conti per danni arrecati alla pubblica amministrazione. La responsabilità politica dei ministri e del Presidente del

Consiglio può essere collegiale o individuale a seconda che a rispondere innanzi alle Camere degli atti sia l'intero Governo o il

singolo ministro. Qualora le Camere ritengano che il Governo o un ministro abbiano posto atti contrari all'indirizzo politico ed

amministrativo, esse possono colpirli con un voto di sfiducia facendo così sorgere l'obbligo giuridico delle dimissioni. La mozione di

sfiducia nei confronti dei ministri disciplina lo strumento per far valere la responsabilità politica di un singolo ministro, anche se uno

strumento più efficace può essere la revoca di un singolo ministro decisa dal Capo dello Stato su proposta del Presidente del

Consiglio. Anche il Presidente del Consiglio è responsabile per non essere riuscito a mantenere l'unità di indirizzo politico ed

amministrativo. Il Capo dello Stato può non accogliere le dimissioni e procedere invece con lo scioglimento delle Camere sottraendo

in tal modo il Governo alla misura sanzionatoria.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

1.SIGNIFICATO DELLA LOCUZIONE

Pubblica amministrazione è il complesso di enti che svolgono la funzione amministrativa. Gli uffici dell'amministrazione statale

possono essere distinti a seconda del settore in cui operano che corrisponde ad un ministero, articolato in quattro dipartimenti, una

serie di uffici periferici quali gli uffici territoriali del Governo (prefetture), questure, archivi di Stato, ecc.. Fanno parte della pubblica

amministrazione uffici ed enti sia territoriali che non. Per pubbliche amministrazioni si intendono tutte le amministrazioni dello Stato.

Gli atti posti da tali uffici posseggono la stessa forza e la stessa efficacia nei confronti dei loro destinatari degli atti amministrativi

statali. La pubblica amministrazione è composta da un apparato centrale e periferico dello Stato e da quello delle regioni, provincie e

comuni, e dagli enti pubblici non territoriali. La locuzione pubblica amministrazione sta ad indicare tutti quegli uffici pubblici che

svolgono funzioni sostanzialmente amministrative anche se non fanno parte dell'amministrazione dello Stato.

2.PRINCIPI COSTITUZIONALI SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

L'organizzazione dei pubblici uffici deve essere determinata dalla legge formale. Ugualmente con legge si deve provvedere

all'ordinamento della Presidenza del Consiglio ed alla determinazione del numero dei ministeri. Le disposizioni di legge servono ad

assicurare il buon andamento e l'imparzialità delle pubbliche amministrazioni.

EFFICIENZA sta ad indicare che la pubblica amministrazione deve perseguire fini e risultati con un corretto impiego delle risorse,

EFFICACIA si valuta mettendo a raffronto i risultati ottenuti con gli obiettivi programmati.

I pubblici impiegati sono al servizio della nazione e non di un partito o una fazione perciò vige il principio di imparzialità. Il principio

di legalità consiste nella affermazione della preminenza della legge rispetto agli atti degli altri poteri. Si distingue una legalità

FORMALE, cioè l'amministrazione deve agire nei limiti della legge ma è libera di compiere le sue scelte, e una legalità

SOSTANZIALE, cioè l'amministrazione deve agire conformemente alla legge. Il principio della democraticità espone che l'attività

amministrativa deve ispirarsi alle effettive esigenze della collettività popolare e deve essere sottoposta a controllo da parte di

rappresentanti del popolo attraverso il rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Il principio di democraticità deve essere tenuto

presente anche nell'ordinamento delle forze armate. L'efficienza della pubblica amministrazione è assicurata dal principio a norma del

quale agli impieghi nella pubblica amministrazione si accede tramite concorso giacchè è lo strumento più valido per garantire la

selezione dei migliori. I funzionari e i dipendenti dello Stato sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti.

Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti. La responsabilità dello Stato è

solidale con quella del dipendente nel senso che gli uni e l'altro sono obbligati al risarcimento.

3.AMMINISTRAZIONE CENTRALE

L'amministrazione centrale dello Stato è ordinato in ministeri ciascuno dei quali fa capo ad un ministro oltre che in uffici dipartimenti,

agenzie, che svolgono attività tecnico-operative. Ai singoli dipartimenti viene di regola preposto un ministro senza portafoglio che

svolge funzioni a lui delegate dal Presidente del Consiglio. I dipartimenti hanno un capo-dipartimento. Ogni ministero ha poi una

ragioneria centrale che esercita un controllo contabile interno sugli atti del ministero. Esse dipendono dalla Ragioneria generale dello

Stato. Altro organo centrale è la Presidenza del Consiglio dei ministri con un proprio Segretariato generale e propri uffici,

dipartimenti, servizi, autonomia organizzativa, contabile e di bilancio.

4.AMMINISTRAZIONE PERIFERICA

Le strutture centrali hanno uffici dislocati sul territorio nazionale al fine di assicurare un migliore svolgimento dell'attività

amministrativa. Le amministrazioni periferiche sono in prevalenza uffici di ministeri che svolgono attività a livello regionale e

provinciale e fanno capo a un organo centrale. Per lo svolgimento di alcune attività esse possono avvalersi di altri organi o enti ad

esempio le prefetture, le questure, le agenzie delle entrate, motorizzazioni, ecc..

5.AMMINISTRAZIONE LOCALE

Si ritiene che gli enti a fini generali su base territoriale siano dotati di autonomia politica e possano darsi un proprio indirizzo politico-

amministrativo. Essi possono dunque operare loro scelte nell'ambito di materie loro competenti mediante leggi formali. Le aziende

sanitarie locali assolvono compiti del servizio sanitario nazionale. Tali aziende sono dotate di personalità giuridica pubblica e di

autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica. Le aziende speciali che possono essere

trasformate in s.p.a. Sono enti strumentali che possono essere istituiti per gestione di servizi economici e imprenditoriali. Esse sono

dotate di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale. Le aziende di promozione turistica rientrano nell'organizzazione

amministrativa della regione alla quale spetta l'attività di promozione e propaganda delle risorse turistiche locali, di informazione e

accoglienza. Le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sono ordinate dalla legge e curano lo sviluppo nell'ambito

delle economie locali.

6.AMMINISTRAZIONI INDIPENDENTI

Si caratterizzano per l'alto grado di indipendenza nei riguardi del potere politico-governativo e burocratico al fine dell'esercizio delle

loro funzioni, senza condizionamenti e in regime di completa autonomia finanziaria e contabile (ISVAP, CONSOB, Difensore Civico,

ecc..).

Il Difensore Civico ha il compito di vigilare sul regolare svolgimento delle pratiche presso gli uffici delle amministrazioni regionali e

degli enti ed aziende dipendenti dalla regione. Esso è nominato dal Consiglio regionale.

L'ISVAP, Istituto per la Vigilanza delle Assicurazioni Private, è un ente pubblico che ha il compito di vigilare affinchè nel settore delle

assicurazioni private non si creino posizioni dominanti.

La CONSOB, Commissione Nazionale per la Società e la Borsa, è un ente pubblico cui spetta la vigilanza sull'andamento del mercato

dei valori mobiliari e la tutela del risparmio e dell'investimento azionario.

7.GLI ENTI PUBBLICI NON TERRITORIALI

Sono tutti gli enti pubblici che non hanno il territorio come loro elemento costitutivo. Possono essere enti pubblici economici,

strumentali o di servizi, o associativi. Gli enti pubblici economici sono enti la cui organizzazione è diretta a produrre beni o servizi,

vale a dire a gestire un'impresa (ENEL, ENI, Poste Italiane, ecc...). Gli enti strumentali o ausiliari sono uffici che supportano un ente

territoriale e che hanno autonomia e personalità giuridica. Essi svolgono servizi di natura tecnico-amministrativa che in loro

mancanza toccherebbe svolgere allo Stato (INPS, ISTAT, Università,ecc..). Gli enti associativi presuppongono un corpo sociale,

assemblea dei soci, che prende le decisioni della vita dell'ente (Comitato Olimpico Nazionale Italia,ecc..).

GLI ORGANI AUSILIARI

1.GLI ORGANI AUSILIARI

A)CONSIGLIO DI STATO

Gli organi ausiliari svolgono funzioni ausiliari anche nel Parlamento. Il Consiglio di Stato è un organo di consulenza giuridico-

amministrativa del Governo. Esso da parere sopra le proposte di legge e sugli affari di ogni natura. Deve formulare il parere sui

regolamenti governativi che vengono deliberati dal Consiglio dei ministri entro novanta giorni dalla richiesta. È richiesto il suo parere

anche sul coordinamento in testi unici di leggi, sui contratti della pubblica amministrazione e sui ricorsi straordinari del Capo dello

Stato.

B)CORTE DEI CONTI

Esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti ed il suo visto è requisito di efficacia dell'atto. Essa esercita il controllo sulla

gestione del bilancio dello Stato e partecipa al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria.

La Corte svolge funzioni giurisdizionali in materia contabile e finanziaria ed in materia di pensioni. Queste funzioni sono svolte dalle

sezioni centrali e dalle sezioni regionali. La Corte svolge le sue funzioni in modo autonomo ed indipendente in veste obiettiva e

neutrale.

C)CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO

E' un organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha

l'iniziativa legislativa e può contribuire all'elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti

stabiliti dalla legge. Il Consiglio può intervenire su richiesta del Governo o per iniziativa propria in diversi campi relativi alla politica

economica e sociale.

D)AVVOCATURA DELLO STATO

Svolge il compito primario di assistere e difendere lo Stato e le pubbliche amministrazioni dei giudizi in cui sono parte. Anche le

regioni possono chiedere il patrocinio dell'Avvocatura. Svolge anche una funzione consultiva e ad essa possono chiedere pareri le

pubbliche amministrazione nell'esercizio delle loro attività. Uno dei compiti più rilevanti dell'Avvocatura è quello di assistere e

difendere lo Stato nei giudizi innanzi alla Corte costituzionale.

LA CORTE COSTITUZIONALE

1.LA CORTE COSTITUZIONALE COME ORGANO DI GARANZIA

Alla Corte è stato affidato, oltre che il giudizio sulla legittimità costituzionale, anche il giudizio sui conflitti di attribuzione fra i poteri

dello Stato, fra Stato e regioni e fra regioni, il giudizio sulle accuse contro il Presidente della Repubblica e il giudizio

sull'ammissibilità del referendum abrogativo.

2.LA COMPOSIZIONE

La Corte Costituzionale è composta in modo diverso a seconda che giudichi controversie su legittimità costituzionale, su conflitti di

attribuzione, sull'ammissibilità del referendum abrogativo o sulle accuse mosse al Presidente della Repubblica. Nei primi tre casi la

Corte è composta da quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta

comune e per un terzo dalle supreme magistrature. I giudici della Corte sono eletti fra i magistrati, anche a riposo, delle giurisdizioni

superiori, ordinarie e amministrative, tra i professori universitari in materie giuridiche, e tra avvocati con vent'anni di esercizio

professionale. Nei giudizi sulle accuse contro il Presidente della Repubblica la Corte è composta con l'aggiunta di sedici membri

aggregati tratti da un elenco di persone stabilite dal Parlamento. I giudici ordinari restano in carica per nove anni, alla fine dei quali

cessano le loro funzioni. Prima di assolvere i loro compiti, i giudici della Corte devono prestare giuramento di osservare la

Costituzione nelle mani del Presidente della Repubblica alla presenza dei Presidenti delle due Camere. I giudici godono di uno status

simile a quello parlamentare per il fatto che non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e per i voti dati nell'esercizio e per

il fatto di godere delle guarentigie al fine di garantire la loro indipendenza, e che ne differisce per il fatto che essi possono essere

sottoposti a giudizio penale.

3.IL PRESIDENTE

Il Presidente è eletto dalla Core a maggioranza assoluta: nel caso in cui nessuno riporti la maggioranza si vota nuovamente. Se vi è

parità è proclamato eletto il più anziano in carica e in mancanza, il più anziano di età. Egli rappresenta la Corte e nomina il giudice

per l'istruzione e la relazione, convoca la Corte per la discussione, può ridurre i termini dei provvedimenti, fissa il giorno dell'udienza

pubblica, convoca la Corte, regola le discussioni, vota per ultimo e in caso di parità il suo voto prevale su quello degli altri. La sua

posizione può considerarsi di preminenza.

4.IL FUNZIONAMENTO

Le udienze della Corte sono pubbliche ma il Presidente può disporre lo svolgimento a porte chiuse. I membri della Corte hanno

l'obbligo di intervenire alle udienze quando non siano legittimamente impediti, poiché la Corte funziona con la presenza di almeno

undici giudici. La Corte giudica in via definitiva con sentenza e i provvedimenti presi dal Presidente sono adottati con decreto. La

Corte può disporre l'audienza di testimoni, il richiamo di atti e documenti e tutti i mezzi di prova che essa ritiene necessari e stabilisce

i termini e i modi da osservarsi per la loro assunzione.

LA MAGISTRATURA

1.GIUDICI ORDINARI E GIUDICI SPECIALI; LE SEZIONI SPECIALIZZATE;IL DIVIETO DI ISTITUIRE GIUDICI

STRAORDINARI

La giustizia nelle materie civili e penali e amministrata del giudice di pace, dal tribunale ordinario, dalla corte d'appello, dalla

sorveglianza e dal tribunale di sorveglianza. Essi esercitano la funzione giurisdizionale, tuttavia la Costituzione attribuisce l'esercizio

di tale funzione anche ad altri organi (Corte costituzionale, Camere in seduta comune, Tribunali militari, ecc.). La Costituzione

prevede per determinate materie, sezioni specializzate. Invece vi è il divieto di istituire giudici straordinari che discende dal principio

secondo il quale ciascuno individuo deve preventivamente conoscere quale sarà il suo giudice naturale cioè quello precostituito per

legge. Quando gravi situazioni locali pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo, si rimette il

processo ad altro giudice rispetto a quello competente per territorio il divieto di istituire giudici speciali trova giustificazione secondo

il principio per il quale tutte le funzioni giurisdizionali, tranne le eccezioni previste, devono essere esercitati dai magistrati ordinari.

La costituzione ha previsto il mantenimento di organi:

a)IL CONSIGLIO DI STATO: costituito da quattro sezioni che svolgono funzioni consultive e tre sezioni adibite alla funzione

giurisdizionale. Ha il compito di tutelare nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e dei diritti soggettivi;

b)LA CORTE DEI CONTI: suddivisa in tre sezioni di controllo, due sezioni giurisdizionali centrali più quelle regionali, ha

giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e altre specificate dalla legge;

c)I TRIBUNALI MILITARI DI PACE: distinti in Tribunali militari e Corte militare d'appello e composti da magistrati militari. Hanno

giurisdizione soltanto per i reati commessi da membri delle forze armate.

d)I TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI (TAR): sono organi di primo grado che funzionano nelle controversie, prima di

competenze del Consiglio di Stato, a giudicare gli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, e dei clienti pubblici

territoriali e non, lesivi di incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge. I TAR sono composti da un presidente e da non

meno di cinque magistrati.

Sono ancora da ricordare il Tribunale superiore delle acque pubbliche e le Commissioni tributari.

Le Corti di assise ammettono la partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia. Esse sono composte da due

magistrati ordinari e da giudici popolari.

2.GLI AUSILIARI DEL GIUDICE

Appartengono a questa categoria il CANCELLIERE e l' UFFICIALE GIUDIZIARIO. Il cancelliere ha il compito di documentare le

attività e di assistere il giudice negli atti verbali, attende inoltre a rilascio delle copie e degli estratti dei documenti prodotti, alla

formazione del fascicolo di ufficio alla sua conservazione, alle comunicazioni e alle notificazioni prescritte dalla legge e dal giudice.

L' ufficiale giudiziario assiste al giudice in udienza. Sono estranei all'amministrazione della giustizia il consulente tecnico, il custode,

gli esperti. Il giudice può anche in determinati atti previsti dalla legge avvalersi di un notaio.

3.L' AUTONOMIA E L'INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA ORDINARIA

La Costituzione ha voluto assicurare ai magistrati ordinari, che costituiscono l'ordine giudiziario, una posizione di autonomia e di

indipendenza nei confronti degli altri poteri dello Stato, sottraendo i giudici ad ogni forma di indipendenza dal ministro di giustizia.

Al Consiglio superiore della magistratura spetta il compito di deliberare tutti i provvedimenti relativi allo stato giuridico dei

magistrati, le assunzioni, le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. Il

Consiglio inoltre può nominare e revocare giudici onorari, nonché i componenti estranei alla magistratura delle sezioni specializzate,

designare per la nomina a magistrato di Corte di cassazione, nominare delle commissioni per le assunzioni in magistratura, per le

promozioni dei magistrati e per gli esami di aggiunto giudiziario. Inoltre può proporre il ministro di giustizia modifiche sulle materie

riguardanti funzionamento e l'organizzazione di servizi relativi alla giustizia.

Le attribuzioni residue del ministro di giustizia sono la formulazione di richieste in ordine ai provvedimenti inerenti allo stato

giuridico dei magistrati, la facoltà di fare comunicazioni riguardo il funzionamento della giustizia e l'esercizio di attribuzione

riguardanti l'organizzazione e il funzionamento di servizi relativi alla giustizia. Inoltre ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare.

Il Consiglio superiore è presieduto dal Presidente della Repubblica e ne fanno parte il presidente e il procuratore generale della Corte

di cassazione. Gli altri componenti sono eletti da tutti i magistrati ordinari, per due terzi, e dal parlamento in seduta comune per un

terzo. Il voto è personale, segreto e diretto. L'autonomia e l'indipendenza sono assicurate anche da alcune disposizioni costituzionali

che prevedono l'assoluta autonomia di giudizio senza nessuna influenza da altro se non dalla loro coscienza e dalla loro preparazione

tradizionale. I magistrati inoltre non sono subordinati da un rapporto di tipo gerarchico, il quale ne intaccherebbe l'autonomia. Essi

esercitano le loro funzioni sotto la vigilanza del ministro di giustizia. I magistrati non possono essere dispensati o sospesi dal servizio

se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura o per motivi stabiliti dall'ordinamento giudiziario. I magistrati

possono essere trasferiti di sede o destinati ad altre funzioni su loro domanda. Le nomine hanno luogo per concorso. Le autorità di

pubblica sicurezza, polizia giudiziaria sono alle dipendenze della magistratura, che ne può disporre indipendentemente dagli ordini

del potere esecutivo.

4.L' INDIPENDENZA DEI GIUDICI DELLE GIURISDIZIONI SPECIALI

L'indipendenza dei giudici speciali è affidata alla legge che dovrebbe assicurare l'indipendenza del pubblico ministero presso le

giurisdizioni speciali e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia. A questo proposito è stato istituito un

Consiglio di Presidenza di cui ne fanno parte il Presidente del Consiglio di Stato, quattro magistrati del Consiglio di Stato e sei

magistrati dei Tribunali amministrativi regionali, nonché quattro cittadini due eletti dalla Camera e due dal Senato.

5.LA RESPONSABILITA' DEI GIUDICI

Non esistono norme che configurino reati o sanzioni tipiche per i magistrati, tuttavia esistono fondamenti, che consistono, nella

punizione del giudice per omissione, rifiuto o ritardo di un atto del suo ufficio quando concorrono le condizioni richieste per

esercitare contro di essi l'azione civile, e che componendo i giudici nei pubblici ufficiali. Per quanto riguarda la responsabilità civile,

chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un magistrato può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni

patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali, ad esempio la privazione della libertà personale. L'azione disciplinare nei confronti

dei magistrati può essere promossa dal ministro di giustizia o dal procuratore generale presso la Corte di cassazione.

6.LA RIFORMA DELL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

Il Parlamento ha approvato la legge delega per la riforma dell'ordinamento giudiziario che impegna il Governo a modificare la

disciplina per l'accesso e la progressione in magistratura, ad istituire la Scuola superiore della magistratura, a razionalizzare le norme

sul tirocinio e sulla formazione degli uditori giudiziari, a riorganizzare l'ufficio del pubblico ministero, a individuare le tipologie di

illecito disciplinare, le sanzioni e la procedura per la loro applicazione, nonché la disciplina in tema di incompatibilità, dispensa

dall'ufficio e trasferimento d'ufficio essa ha introdotto anche la separazione delle funzioni che può tradursi in una separazione delle

carriere, i candidati dovranno indicare nella domanda se intendano accedere ai posti nella funzione giudicante o quella requirente e,

inoltre, durante le prove orali devono sostenere un colloquio di idoneità psico-attitudinale all'esercizio della professione di magistrato.

Entro il terzo anno di esercizio si può passare dalla funzione a scelta all'altra con un concorso per titoli dopo la frequenza di un corso

di formazione ed il mutamento deve avvenire presso una sede diversa di quella di provenienza. È prevista una normativa destinata a

governare il passaggio di gradi per entrambe le carriere attraverso un concorso dopo la frequenza di un corso di formazione, la legge

prevede che vi sia una prova scritta e una prova orale, inoltre sono presenti corsi di aggiornamento obbligatori ogni cinque anni con

valutazione finale. I magistrati che non abbiano effettuato, al settimo anno dell'ingresso a magistratura, il passaggio da una funzione

all'altra, devono frequentare, il corso d'aggiornamento e formazione alle funzioni svolte. Inoltre è stata introdotta una specie di

gerarchia per quanto riguarda l'attribuzione dell'azione penale al procuratore della Repubblica che è preposto all'ufficio del pubblico

ministero e che ne è responsabile. Per quanto ottiene ai principi e criteri direttivi, laddove si prevede violazione di legge determinata

da ignoranza o negligenza inescusabile, di perseguimento di fini diversi da quelli di giustizia o di emissione di provvedimenti privi di

motivazione, per i casi in cui vi sia palese incompatibilità tra disposizione e motivazione. Vale a dire che vi è l'obbligo di

interpretazione letterale, poiché ogni forma di interpretazione evolutiva o creativa costituirebbe illecito disciplinare. Tra le infrazioni

disciplinari volte a garantire la correttezza, l'indipendenza, l'imparzialità del giudice vi sono il divieto di iscrizione o partecipazione a

partiti politici o il coinvolgimento nelle attività politiche o affaristiche che possano condizionare l'esercizio del magistrato. Inoltre vi è

il divieto alla partecipazione ad associazioni segrete i cui vincoli sono incompatibili con l'esercizio delle funzioni giudiziarie. E'

punito ogni comportamento tale da compromettere l'indipendenza e l'imparzialità del magistrato, come ad esempio il rilascio di

pubbliche dichiarazioni o interviste. La Costituzione prevede che la magistratura sia un organo autonoma e indipendente da ogni altro

potere ciò è in contrasto con la norma trattata poiché configura un potere di indirizzo in capo al Ministro. Perciò la norma è stata

rinviata alle camere per una nuova deliberazione. Per il Capo dello Stato l'istituzione dell'ufficio di monitoraggio dell'esito di

procedimenti al fine di verificare l'eventuale sussistenza di infondatezza punitiva manifestata con l'esercizio dell'azione penale o con

l'annullamento di sentenze o altre situazioni rivelatrici di carenze professionali, e in palese contrasto con la costituzione poiché vi è un

grave condizionamento dei magistrati nell'esercizio delle loro funzioni. Il Capo dello Stato censura l'intero sistema dei concorsi in

quanto spetta al Consiglio superiore della magistratura l'assunzione e il trasferimento, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei

riguardi dei magistrati. Ricapitolando: la delega al Governo è stata conferita per l'emanazione di decreti legislativi diretti a modificare

la disciplina per l'accesso in magistratura, la progressione economica, la progressione in funzione dei magistrati, l'individuazione delle

competenze dei dirigenti amministrativi e degli uffici giudiziari, l'istituzione della Scuola Superiore della magistratura, la ridisciplina

della formazione dell' aggiornamento professionale, la disciplina dei Consigli giudiziari e l'istituzione del Consiglio direttivo della

Corte di cassazione , la riorganizzazione dell'ufficio del Pubblico Ministero, la disciplina dell'organico della Corte di cassazione,

l'individuazione di fattispecie di illecito disciplinare, con le relative sanzioni e procedure, la modificazione della disciplina in tema di

incompatibilità, dispensa dal servizio, trasferimento d'ufficio la previsione di forme di pubblicità degli incarichi extragiudiziari.

In sostanza sono queste le nuove regole in materia di ordinamento giudiziario:

a)Non è sufficiente la laurea in giurisprudenza per partecipare al concorso per uditore giudiziario;

b)Nuova regolamentazione del periodo di tirocinio dei magistrati di nuova nomina;

c)Nuova suddivisione delle categorie di funzioni dei magistrati;

d)Progressione in carriera sulla base di concorsi e valutazioni quadriennali di professionalità dei magistrati;

e)Divieto di assumere funzioni requirenti o giudicanti monocratiche penali per i magistrati al termine del tirocinio iniziale;

f)Cambio di distretto durante il passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa e nuovi criteri sulle valutazioni

necessarie per il passaggio di funzioni;

g)Limiti di tempo e di età delle funzioni semidirettive e direttive ;

h)Il C.S.M. Nomina sette dei dodici componenti della Scuola della magistratura e il Ministro della giustizia ne nomina cinque;

i)Nuova disciplina dei consigli giudiziari, organi elettivi presenti in ciascun distretto di Corte d'appello, con competenza consultiva,

composti da magistrati, avvocati, giudici di pace.

7.LE GIURISDIZIONI NON STATALI; LE GIURISDIZIONI INTERNAZIONALI

Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte mediante una sentenza dichiarata esecutiva dal tribunale. Essi

sono dei privati nominati dalle parti. E da rilevare la tendenza a ricorrere frequentemente al loro giudizio invece che alla giurisdizione

ordinaria dovuta a una maggiore speditezza. Tale tendenza può essere intesa come un sintomo della crisi della giustizia in Italia. Le

cause concernenti la nullità del matrimonio non consumato sono riservate alla competenza dei tribunali ecclesiastici e decise secondo

le norme del codice canonico.

La Corte Internazionale Giustizia, organo del ONU con sede al' Aja, giudica su ogni controversia di natura giuridica avente per

oggetto l'interpretazione di un trattato, questioni di diritto internazionale, esistenza di un fatto che costituirebbe la violazione di un

obbligo internazionale, natura o misura della riparazione dovuta per la violazione di un obbligo internazionale.

La Corte di giustizia della Comunità europea, con sede a Lussemburgo, composta da un giudice per Stato membro e otto avvocati

generali è stata creata dai trattati istitutivi della comunità e giudica sui ricorsi per violazione del trattato da parte di uno Stato membro

e sulle questioni pregiudiziali cioè sul dubbio riguardante l'interpretazione delle norme del Trattato CE. Inoltre esercita il controllo di

legittimità sugli atti degli organi comunitari. E affiancato un Tribunale competente. Il Trattato di Nizza ha apportato Camere

giurisdizionali la prima delle quali denominata Tribunale della funzione pubblica europea, destinata ai rapporti di impiego del

personale delle istituzioni comunitarie.

La corte europea dei diritti dell'uomo ha sede a Strasburgo ed è composta da un giudice per ciascuno Stato membro della

Convenzione europea dei diritti dell'uomo e giudica attraverso i comitati, composti da tre giudici, le Camere, tra i giudici, e la Grande

Camera, diciassette giudici. La Corte può conoscere dei ricorsi introdotti sia da uno Stato membro sia da qualsiasi persona fisica o

giuridica o organizzazione che si affermi vittima di una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Il controllo

sull'esecuzione delle sentenza della Corte è svolto dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.

L'ATTIVITA' DI INDIRIZZO POLITICO

1.L'INDIRIZZO POLITICO

L'indirizzo politico riguarda, in primo luogo, la determinazione dei fini dell'azione statale. E' infatti necessario predisporre un

apparato organizzativo ed i mezzi materiali necessari per tradurre in termini giuridici la volontà programmata. Occorrerà infine

realizzare i risultati che il Governo si è preposto di raggiungere. L'indirizzo politico corrisponde a tutti gli atti, i fatti e i

comportamenti volti a manifestare la volontà politica. All' attività di indirizzo politico vanno ricondotte le mozioni di fiducia e

sfiducia , le leggi e le procedure di indirizzo politico, la deliberazione dello stato di guerra, oltre che le procedure di controllo e di

informazione con le quali le assemblee legislative accertano che l'indirizzo svolto dal Governo sia conforme a quello enunciato al

momento della votazione di fiducia.

2.COMPONENTI E VICENDE DEL RAPPORTO DI FIDUCIA FRA LE CAMERE E IL GOVERNO:

a)La mozione di fiducia

Entro dieci giorni dalla formazione, il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il Governo, tramite il Presidente del

Consiglio, espone alle Camere il programma che intende svolgere; l'assemblea si conclude a seguito di una mozione di fiducia votata

per appello nominale, affinché si possa conoscere l'orientamento dei suoi rappresentanti e ciascuno dei parlamentari possa assumersi

le proprie responsabilità. Si vota a maggioranza dei presenti.

3.

b)LE PROCEDURE DI INDIRIZZO, DI CONTROLLO E DI INFORMAZIONE

Il rapporto fiduciario è dinamico poiché il programma alla base del Governo deve essere continuamente specificato, integrato e

modificato. Gli atti mediante i quali le camere esercitano l'attività di direzione politica sono la mozione e la risoluzione.

LA MOZIONE ha il fine di promuovere una deliberazione dell'assemblea su un determinato argomento. Essa va distinta dalla

mozione di fiducia e di sfiducia.

La RISOLUZIONE è, alla Camera, manifestazione dell'orientamento o definizione di indirizzi su specifici argomenti e può essere

votata in commissione, su proposta di un componente, negli affari per i quali la commissione non debba riferire all'assemblea. Al

Senato si possono votare risoluzioni intese a esprimere il loro “pensiero” e gli indirizzi che ne derivano in ordine all'argomento in

discussione. Il Governo è sottoposto a un continuo controllo per quanto attiene allo svolgimento della sua attività

politico-amministrativa gli strumenti usati a tal fine sono:

-L'INTERROGAZIONE: consiste nella semplice domanda rivolta per iscritto al Governo o ad un singolo ministro da un parlamentare

per conoscere la verità su un fatto, se il Governo intende comunicare all'assemblea documenti o notizie o se stia per prendere

provvedimenti su determinati oggetti. La risposta può essere orale o scritta.

-L'INTERPELLANZA: consiste nella domanda rivolta per iscritto circa i motivi o gli intendimenti della condotta del Governo su

questioni che riguardano aspetti della sua politica. Qualora l'interpellante si dichiara insoddisfatto dalla risposta, potrebbe trasformare

l'interpellanza in mozione e di investire cosi l'intera assemblea nella discussione.

-LE INCHIESTE: possono essere disposte da ciascuna Camera su materie di pubblico interesse. Accanto all'inchiesta come strumeno

di controllo (inchiesta politica), vi è poi l'inchiesta legislativa, che mira ad acquisire dati ed informazioni per un migliore svolgimento

dell'attività legislativa. Sono condotte da apposite commissioni, formate in proporzione dei vari gruppi parlamentari.

-LE INDAGINI E LE ATTIVITA' CONOSCITIVE: sono svolte dalle commissioni parlamentari in sede politica. Esse hanno la facoltà

di chiedere informazioni o chiarimenti su questioni anche politiche di loro competenza e di procurarsi notizie e documenti. Un

particolare tipo di indagine conoscitiva è dato dalle UDIENZE LEGISLATIVE, vale a dire dalle indagini condotte in occasione

dell'esame di un progetto di legge.

4.

c)LA MOZIONE DI SFIDUCIA

Le Camere possono porre termine al rapporto che le lega al Governo con la mozione di sfiducia: ciò comporta che quest'ultimo deve

presentare le sue dimissioni al Presidente della Repubblica, con la conseguente apertura di una crisi di Governo. La mozione di

sfiducia deve essere motivata e votata per appello nominale e deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti della Camera e non

può essere messa in discussione prima di tre giorni della sua presentazione. Il voto contrario di una o di entrambe le Camere su una

proposta del Governo non comporta l'obbligo di dimissioni. Vi è differenza fra mancata fiducia iniziale e voto di sfiducia. Si ha la

prima quando il Governo, presentandosi alle Camere dopo la sua formazione, non ottenga la fiducia; si ha il secondo quando la

fiducia già concessa viene revocata con l'approvazione della mozione di sfiducia. Il voto di sfiducia può colpire anche un singolo

ministro. Votata la sfiducia, il Governo ha l'obbligo giuridico di dimettersi. Se non si dimettesse, spetterebbe al Presidente della

Repubblica revocarla dalla carica. Dalle mozioni di fiducia e di sfiducia va distinta la questione di fiducia, poiché essa è posta dal

Governo tutte le volte che esso voglia assicurarsi l'appoggio del Parlamento per il proseguimento della sua azione politica;

implicitamente il Governo avverte le Camere che in caso contrario esso aprirà la crisi.

5.LE LEGGI DI INDIRIZZO POLITICO:

a) LA LEGGE DI BILANCIO E LA LEGGE FINANZIARIA

Si definiscono leggi di indirizzo politico quelle mediante le quali il Parlamento partecipa direttamente alla direzione politica dello

Stato, in via diretta ed immediata alla determinazione dei fini e dalla predisposizione degli apparati organizzativi e dei mezzi

finanziari. Sono un esempio di leggi di indirizzo politico la legge di approvazione del bilancio preventivo, la legge finanziaria, le leggi

di approvazione dei programmi economici, ecc.. Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consultivo presentato dal

Governo. Ciò autorizza il Governo a riscuotere le imposte e pagare le spese necessari per lo svolgimento della sua attività. Tale

autorizzazione ha valore per l'esercizio finanziario, che ha durata annuale (anno finanziario). Con la legge di approvazione del

bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese; per questo bisogna una legge ad HOC

6.

b)LE LEGGI DI APPROVAZIONE DEI PROGRAMMI ECONOMICI

esse valgono a formare di direttive per lo sviluppo del paese mediante la formulazione di previsioni tecniche e l'individuazione degli

obiettivi da raggiungere entro il periodo prefissato. La legge di bilancio si pone come strumento necessario per il conseguimento dei

fini programmati. In mancanza di una legge di programmazione generale si sono susseguite tutta una serie di leggi relative a

programmi settoriali.

7

c)LE LEGGI DI AUTORIZZAZIONE ALLA RATIFICA DEI TRATTATI INTERNAZIONALI

I trattati internazionali costituiscono una fonte del diritto internazionale. Il trattato acquista ordine di esecuzione con decreto

presidenziale. Il procedimento di formazione dei trattati si inizia con la negoziazione, continua con la conclusione, e termina con lo

scambio delle ratifiche o con il loro deposito presso uno Stato incaricato di raccoglierle. La ratifica deve essere autorizzata con legge

dalle Camere.

8.

d)LE LEGGI DI CONCESSIONE DELL'AMNISTIA E DELL'INDULTO

L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera. Le leggi rientrano

fra quelle di indirizzo politico, poiché le Camere partecipano in via diretta ed immediata alla determinazione dei fini dell'azione

statale.

L'amnistia estingue il reato e, se vi è stata condanna, fa cessare l'esecuzione della medesima e delle pene accessorie.

L'indulto condona in tutto o in parte la pena, senza estinguere il reato, o la commuta in altra minore.

Entrambi vanno distinti dalla GRAZIA che, se ha gli stessi effetti dell'indulto, è tuttavia un provvedimento individuale concesso dal

Presidente della Repubblica.

9.LA DELIBERAZIONE DELLO STATO DI GUERRA

Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari, spetta poi al Presidente della Repubblica

dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere. Il Parlamento deve conferire al Governo i poteri necessari con legge.

10.L'ATTIVITA' DI DIREZIONE POLITICO-AMMINISTRATIVA DEL GOVERNO

All'attività di indirizzo politico partecipano Parlamento e Governo. L'attività di direzione politico-amministrativa del Governo è svolta

collegialmente dal Consiglio dei ministri e prende forma in una serie di deliberazioni fra le quali vanno ricordate i disegni di legge, i

decreti aventi forza di legge ed i regolamenti. L'attività di direzione politica del Governo non si esaurisce su ciò, ma comprende anche

l'attività relativa alla politica finanziaria, che assume una particolare rilevanza perchè può influenzare, positivamente o negativamente,

lo sviluppo socio-economico del Paese.

LA FUNZIONE AMMINISTRATIVA

1)NATURA ED OGGETTO

Con “funzioni amministrative” si indica l'insieme delle attività svolte dagli apparati amministrativi dello Stato e degli altri enti e

figure soggettive del settore pubblico. Non tutte le attività svolte dagli apparati amministrativi hanno natura amministrativa.

Un'attività ha natura amministrativa quando provvede alla cura concreta di interessi pubblici. Sarebbe una risposta plausibile se non

fosse che anche altre funzioni provvedono alla cura di tali interessi. Bisogna allora limitarsi ad affermare che esso ha per oggetto la

cura concreta di interessi pubblici affidata ad autorità dell'apparato amministrativo. L'attività amministrativa può svolgersi anche

ricorrendo agli atti tipici del diritto privato, soprattutto nel campo dell'amministrazione pubblica dell'economia, ad esempio mediante

il contratto.

SEZIONE 1

DALLA FUNZIONE AL PROVVEDIMENTO

2.AMMINISTRAZIONE ATTIVA, CONSULTIVA E DI CONTROLLO; AMMINISTRAZIONE TECNICA; AMMINISTRAZIONE

CONTENZIOSA

La pubblica amministrazione provvede alla cura di interessi pubblici in diversi modi. Mediante l'amministrazione attiva essa assume

le scelte relative ai fini da perseguire e realizza l'interesse pubblico connesso a tale fine. Con l'attività consultiva gli organi preposti

forniscono pareri agli organi dell'amministrazione attiva in modo da agevolarli nell'operare scelte e realizzare fini. I pareri si

distinguono in:

-FACOLTATIVI: quando sono richiesti su iniziativa dell'organo attivo;

-OBBLIGATORI: quando l'organo attivo è tenuto per legge a richiederli;

-VINCOLANTI: quando l'organo attivo non solo ha l'obbligo di richiederli ma , se vuole emanare l'atto, deve anche uniformarsi al

parere.

L'attività di controllo è diretta infine a sindacare sia regole giuridiche (controllo di legittimità) sia regole di buona amministrazione

(controllo di merito)

L'attività tecnica, è posta in essere da appartenenti alla pubblica amministrazione qualificati per il possesso di particolari competenze

nel campo della tecnica, ad esempio dell'informatica.

L'attività contenziosa, con la quale la pubblica amministrazione avvalendosi di un procedimento mira a risolvere conflitti di interessi

fra i privati o fra essa stessa e i privati.

3.L'ATTIVITA' DI INDIRIZZO E COORDINAMENTO E L' “ALTA AMMINISTRAZIONE”

Accanto a queste attività va posta anche quella di indirizzo e coordinamento. Tale attività è attribuita al Presidente del Consiglio dei

Ministri. Essa è svolta anche mediante deliberazione del Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio di intesa con

il ministro od i ministri competenti dalle regioni e le province autonome. L'esercizio di tale attività può essere delegato di volta in

volta dal consiglio dei ministri al CIPE oppure al Presidente del consiglio. L'attività di indirizzo e coordinamento può farsi rientrare

nell'alta amministrazione, al confine fra l'attività di indirizzo politico e quella amministrativa.

4.LA RIPARTIZIONE FRA LO STATO E GLI ALTRI ENTI PUBBLICI DELLA FUNZIONE AMMINISTRATIVA

La titolarità e l'esercizio della funzione amministrativa sono suddivisi fra l'apparato amministrativo dello Stato-Soggetto ed gli organi

delle regioni, delle province, dei comuni, degli altri enti locali. In uno Stato amministrativamente decentrato, la funzione

amministrativa si svolge a livello statale, regionale, sub-regionale, secondo la dimensione territoriale degli interessi che si intende

curare. Esiste inoltre il livello comunitario, in vista del completamento del processo di integrazione europea.

5.LE FUNZIONI AMMINISTRATIVE REGIONALI

Le funzioni amministrative sono attribuite ai comuni salvo che per assicurarne l'esercizio unitario siano conferite a province, città,

regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. La vicenda del trasferimento delle funzioni

amministrative è piuttosto complessa ed avvenuta con estrema lentezza, oltre che in modo parziale e disorganico. E' stato introdotto il

concetto di conferimento di funzione da intendersi come trasferimento, delega o attribuzione di funzioni e compiti. Vi è un elenco di

materie di competenza dello Stato in quanto corrispondenti ad interessi nazionali che non possono essere conferite alle regioni. Esse

sono: relazioni estere, difese e forze armate, rapporti con le confessioni religiose, tutela dei beni culturali e del patrimonio storico e

artistico, materia elettorale , trasporti aerei, maritmi e ferroviari di interesse nazionale, monete a sistema valutario e bancario, ordine

pubblico, amministrazione della giustizia, ricerca scientifica ed organizzazione dell'istruzione scolastica. Tutte le altre materie sono

conferite agli enti autonomi. Lo Stato conferisce le altre funzioni ad altri enti per motivi di buon andamento, efficienza ed efficacia

dell'azione amministrativa o per esigenze di programmazione o di omogeneità territoriale. Si prevedono poi adeguate competenze di

controllo delle sezioni regionali della Corte dei conti, ciascuna da integrare con due componenti designati dal Consiglio regionale e

dal Consiglio delle autonomie locali. In casi di assoluta urgenza il Consiglio dei ministri adotta provvedimenti necessari da

comunicare immediatamente alla Conferenza Stato-regioni o alla Conferenza Stato-città e autonomie locali, con possibile richiesta di

esame.

6.LE MODALITA' DI ESERCIZIO DELLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE REGIONALI

E' affidato alla legge regionale la disciplina di forme di coordinamento fra Stato e regione in materia di immigrazione, ordine pubblico


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (Università degli Studi di Napoli "Federico II" e Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro) (CATANZARO)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher la-cantante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Magna Graecia - Unicz o del prof Caridà Rossana.

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