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determinata legge costituzionale non sia abrogata solo da una parte del parlamento. Ancora

l’aggravamento non finisce perché per tre mesi la legge revisionata non è trasformata in legge

effettiva, perché 500.000 elettori, o 1/5 dei rappresentanti di ogni camera, o 5 consigli regionali

possono indire un referendum per abrogare tale legge, se entro tre mesi non viene indetto nessun

referendum , il progetto di revisione costituzionale viene tacitamente approvato, e si trasforma in

legge promulgato dal Presidente della Repubblica e pubblicato nelle fonti dovute. Però non tutte le

leggi costituzionali possono essere revisionate. Infatti ART.139 determina che lo stato Italiano ha

una forma Repubblicana e ciò non può essere cambia da nessuna altra legge. Tale vincolo è un

imposto dalla costituzione. Ma vi sono anche che impediscono la

limite esplicito limiti impliciti

modifica di alcune parti della costituzione, come gli articoli che determinano lo stato democratico ,

o quelli che lo costituisco fondato sul lavoro, i vari diritti civili, le libertà fondamentali. Queste

materie non hanno un divieto esplicito, ma si è arrivati all’impossibilità di modifica tramite una

sentenza della corte costituzionale ART.1146/88 della C.C.

Procedura di formazione della legge

La procedura di formazione di una si distingue in tre meccanismi diversi: la

legge ordinaria

procedura ordinaria, la procedura per commissioni e la procedura mista. è

La procedura ordinaria

quella in cui il progetto di legge viene esaminato e discusso in una commissione competente per

materia a quella legge e che svolge il suo lavoro in “sede referente”. La commissione potrà non solo

svolgere una funzione istruttoria, ma potrà redigere o modificare taluni articoli del progetto. Dopo

le prime fasi la commissione trasmette il progetto di legge alle camere allegando della relazioni.

All’assemblea il compito di discuterlo e votarlo, dapprima articolo per articolo, ed infine nella sua

totalità con scrutinio segreto (ma non al senato, solo alla camera). Tale procedura deve essere

sempre attuata per i disegni di legge costituzionali, per quelli di delegazione legislativa, di

autorizzazione dei trattati internazionali, di approvazioni di bilanci e consuntivi. Si può anche

stabilire una per l’approvazione di progetti di legge che non si distacca dalla

procedura abbreviata

procedura ordinaria, ma diminuisce di molto i termini dell’approvazione. La procedura per

consiste non solo nell’esaminare il progetto di legge, ma anche approvandolo. Per

commissioni

questo tale procedura viene chiamata anche decentrata, perché non si svolge innanzi all’intera

assemblea, ma in una commissione “deliberante”. Con tale procedura, però, possono essere

approvate solo quelle leggi che non abbiano specifiche rilevanze di ordine generale, ma solo, le c.d.

Il consiste nella possibilità nono solo di discutere e istruire il

procedimento misto

leggine.

progetto, ma redigerlo, da qui sede “redigente”, tramite un orientamento di principia parte

dell’assemblea su quel progetto. Infatti , tale progetto, è deliberato dalla commissione stessa dopo

che il parlamento ha dato delle linee di principio sulla materia, dopodiché viene trasmesso alle

camere che lo approvano. Ogni progetto di legge che passa dalle camere per essere approvato deve

essere votato e approvato dall’assemblea nel medesimo testo, ciò vuol dire che se una camera

apporterà della modifiche, il progetto modificato dovrà ritornare alla camera che per primo lo ha

votato e votarlo di nuovo, questa è la c.d. “navette”. Dopo che entrambe le camere hanno votato il

medesimo testo di legge, esso viene trasmesso al presidente della Repubblica, che promulga tale

legge.

La della legge da parte del presidente della Repubblica deve avvenire entro un

promulgazione

mese dall’approvazione. Tale passaggio non è solo un atto formale, infatti, la funzione svolta dal

Presidente della Repubblica è quella di controllo. Infatti egli non è tenuto a promulgare una legge se

ritiene che vi siano dei vizi di natura formale ( se il procedimento di formazione non è quello

previsto dalla Costituzione) o sostanziale (quando la norma contenuta nel testo di legge sia in

contrasto con una contenuta nella costituzione. Se il capo dello stato riscontra una certa illegittimità

nel progetto di legge può inviarla nuovamente alle camere con alcuni messaggi in cui esporrà le sue

motivazioni. Se però le camere riapprovassero il medesimo testo, senza le modifiche proposte dal

presidente, egli stesso dovrà comunque promulgare la legge.

La avviene con la firma del presidente della Repubblica sotto la responsabilità del

pubblicazione

guarda sigilli, il ministro di grazia e giustizia, che controfirma il documento, la legge viene inserita

nella raccolta ufficiale e pubblicata nella gazzetta ufficiale. La legge entra in vigore dopo 15 gg.

Dalla pubblicazione ed ha valore questo periodo è chiamato “vacatio ed ha lo scopo

ex nunc, legis”

di far aggiornare i consociati sulla legge in modo da adeguare la condotta in coerenza con la nuovo

disposizione ed in modo da non poter invocare la non conoscenza della legge, nel caso di sanzione.

Un particolare tipo di leggi solo quelle denominate “rinforzate”. Tale leggi, che possono essere di

natura costituzionale o ordinaria, indicata questa dicitura un maggiore aggravamento del processo

di formazione.

Le consentono di fondere tra loro delle regioni o di crearne delle

leggi costituzionali rinforzate

nuove, tale procedura oltre al normale aggravamento, poiché trattasi di legge costituzionale, deve

essere integrata con un’apposita richiesta da parte di un numero di consigli regionali, nonché la

produzione di un referendum per valutare il consenso del popolo.

Le non si discostano molto da quelle costituzionali, tranne che sono

leggi ordinarie rinforzate

prodotte da leggi ordinarie e si riferiscono a comuni o province che vorrebbero fondersi o costituirsi

come nuova formazione. Il procedimento è il medesimo rispetto alle leggi costituzionali rinforzate

in questo caso si interpellano ancora i consigli regionali e si produce un referendum.

In deroga al principio della separazione dei poteri, il governo può emanare atti aventi forza di

Tale funzione è chiamata poiché appunto tali atti hanno il

legge. materialmente legislativa,

contenuto tipico delle leggi, ma non la forma, cioè il procedimento formale di formazione. Gli atti

aventi forza di legge sono i decreti, che hanno forza ed efficacia equiparati alle leggi (decreti-legge,

e i regolamenti atti di efficacia inferiore.

decreti legislativi)

I sono emanati dal governo quando vi sono due essenziali presupposti: “la necessita e

decreti legge

l’urgenza”, e possono essere adottati dal Governo solo se vi siano casi straordinari. Ciò avviene solo

perché le camere in taluni casi non hanno la possibilità di intervenire in maniera rapida e tempestiva

(ad esempio nei casi di calamità naturali o nella variazione di tariffe doganali). La responsabilità di

tale atto viene addossata al Governo, ma anche al Parlamento il quale converte i decreti-legge in

legge effettiva. La conversione deve avvenire entro 60 gg., infatti hanno un’efficacia di 60 gg. dal

momento della loro pubblicazione nella gazzetta ufficiale. Lo stesso giorno della pubblicazione

devono essere trasmessi alle camere che dovranno riunirsi e votare per convertire o meno il

decreto-legge in legge o potranno non riunirsi e far decadere il decreto. Proprio questa è la

differenza tra denegata e mancata conversione. La si ha quando l’assemblea

denegata conversione

si è riunita ed ha espresso un voto negativo nei confronti di quel decreto-legge. Per mancata

invece, si intende l’impossibilità o la non volontà di riunirsi delle camere entro i 60 gg.

conversione,

previsti e il conseguente decadimento del decreto. Poiché questo potere straordinario del Governo

era in passato continuamente usato anche quando non vi erano espressi e obiettivi casi di necessità e

urgenza la corte costituzionale regolamentò nella legge 400/88 questa disciplina, escludendo il

medito della reiterazione e cioè la possibilità di rinnovare il decreto-legge dopo la sua decadenza o

quando una delle due camere aveva dato un parere negativo e inoltre che in ogni decreto-legge

doveva contenere misure di immediata applicazione e il contenuto doveva essere specifico,

omogeneo e corrispondente al titolo. Altra possibilità da parte del governo di formulare un atto

avente efficacia di legge è il La formazione di questo atto può avvenire anche

decreto legislativo.

nei casi in cui, a differenza del decreto-legge, non vi sia una situazione di necessità e urgenza. In

una situazione di normalità il Governo potrà emanare degli atti aventi forza di legge, ma che per tale

funzione sia delegato dal parlamento, per mezzo di una legge: Le camere ricorrono

la legge delega.

a questo meccanismo di produzione nei casi in una materia sia complessa a molto lunga e per

questo risulta impossibile promulgarla con procedura ordinaria (ad es. testi unici o codici).

Comunque la formazione dei decreti legislativi è soggetta a della condizioni precise. Infatti la legge

delega con la quale le camere danno il benestare al Governo per formare la legge deve contenere:

A) i principi generali ai quali il Governo deve attenersi nella produzione del decreto; B)

l’indicazione del limite di tempo entro il quale il Governo dovrà emanare i decreti; C) l’oggetto

predefinito sul quale il Governo dovrà legiferare. Esclusivamente la legge delega dovrà essere

prodotta da una procedura ordinaria. In entrambi i casi sia quando il Governo produce un atto

avente forza di legge attraverso un proprio potere (decreto-legge), sia quando è delegato dal

parlamento, l’assemblea attua un controllo sull’operato del Governo. Nel caso del decreto-legge

dopo la promulgazione con il processo di conversione, nel caso del decreto legislativo ponendo

determinati limiti all’opera del Governo direttamente nella legge delega. In tal modo è fatto saldo il

principio di separazione dei poteri, perché all’operato dell’esecutivo non è lasciato un potere

indiscriminato, ma sempre attraverso procedure determinate. Atti che possono essere emanati dal

Governo con efficacia inferiore rispetto alla legge sono i regolamenti.

I sono disciplinati dalla legge 400/88, vengono emanati dal Presidente della

regolamenti

Repubblica, deliberati dal consiglio dei ministri, udito il consiglio di stato. Vengono inseriti nella

raccolta ufficiale ed entrano in vigore dopo una vacatio di 15 gg. vi sono vari regolamenti:

che rendono più esplicito il contenuto di una legge e vengono prodotti

regolamenti di esecuzione

tutte le volte che è necessaria una più chiara comprensione nell’applicazione dei casi concreti;

sono molto simili a quelli di esecuzione, ma in più posseggono il

regolamenti di attuazione

carattere dell’ innovazione per far attuare una legge o un decreto o integrare le disposizioni;

vengono emanati in materie non ancora disciplinate e dove non vi sia la

regolamenti autonomi

necessità di uno specifico intervento del legislatore; si riferiscono

regolamenti di organizzazione

all’organizzazione, alla ripartizione delle competenze, entro certi limiti, infatti, sono riservati alla

legge l’organizzazione dei ministeri, la presidenza del consiglio e le competenze e l’attribuzione

della responsabilità degli uffici pubblici. I regolamenti hanno un limite per la loro potestà, infatti,

oltre alla loro posizione all’interno del sistema della fonti, vi sono limiti espliciti indicati dal

legislatore nella costituzione. Questo per garantire a determinate materie la procedura ordinaria di

formazione delle leggi e la competenza del parlamento. Questo limite è detto Per

riserva di legge.

tale prassi la giurisprudenza costituzionale ha distinto due diverse riserve: riserva assoluta e relativa.

sta ad indicare che intere materie sono disciplinate e regolate da leggi del

Riserva assoluta di legge

parlamento (ad es. il codice penale o i diritti fondamentali del cittadino). Riserva relativa di legge

comprende quella parte di giurisprudenza e quelle materie che possono essere disciplinate da

regolamenti o da legge formale, ma solo quando esse hanno già stabiliti orientamenti di principio

essenziali per la disciplina. Inoltre esiste una nei casi in cui non solo la

riserva di legge rafforzata

costituzione impone che la materia sia regolata da legge , ma pone altri limiti alla discrezionalità del

legislatore (art. 16 limitazione sulla libera circolazione per motivi di sanità o sicurezza). O anche

quando determinate materie devono essere regolate secondo leggi

riserva costituzionale

costituzionali.

Referendum

.

Una fonte del diritto è anche data dal referendum. Tale strumento è regolato e sancito dall’art. 75

della costituzione. Nella nostra costituzione l’unico tipo di referendum che si può produrre è quello

abrogativo, anche se ha una valenza negativa, tale fonte produce una lacuna nell’ordinamento

giuridico , ed è per tale motivo che viene inserito anch’esso nelle fonti. Il referendum abrogativo

può essere indetto per abrogare una legge o una parte di essa da 500.00 elettori o da 5 consigli

regionali. Anche il referendum ha dei limiti, infatti non possono essere abrogate leggi tributarie e di

bilancio, amnistia e indulto, di ratifica di trattati internazionali. Al referendum hanno diritto di voto

gli elettori che eleggono i rappresentanti della camera dei deputati (cioè tutti gli elettori attivi). Per

essere approvato un referendum dovrà passare 2 vincoli:1) dovranno votare la metà più uno di tutti

quelli aventi diritto; 2) si conteranno i voti relativi alle diverse fazioni (del si e del no) per vedere

chi avrà ricevuto più voti. Una volta abrogata una legge la corte costituzionale dovrà controllare la

legittimità del referendum, verificando che la legge abrogata non sia inerente e leggi di bilancio,

tributarie ecc. ecc., che tale legge non sia già stata abrogata o che sia già stato indetto lo stesso

referendum nel arco di 5 anni, perché in tale arco di tempo non è possibile ripetere lo stesso

referendum. La legge abrogata dal referendum viene pubblicata nella G.U.R.I. e inserita nella

raccolta ufficiale. Il referendum ha effetto dal giorno successivo alla sua pubblicazione ed ha

efficacia ex nunc.

La regione.

La regione è un ente pubblico a rilevanza costituzionale e rappresentativo di una comunità stanziale

nel territorio, aventi poteri e funzioni proprie e un ordinamento autonomo nei limiti prefissati dalla

costituzione. I caratteri rappresentativi della regioni sono: 1) inteso come centro di

territorio

riferimento degli interessi comunitari che in esso trovano collocamento; 2) cioè

comunità regionale

la comunità stanziata sul territorio regionale, destinataria sia delle norme regionali, sia delle norme

statali; 3) In Italia vi sono 20 regioni divisi in due tipologie di cui 15 a Statuto

apparato autoritario.

ordinario e 5 a Statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Val

D’Aosta), a tali regioni è stata concessa una speciale autonomia dovuta a differenze linguistiche ed

etniche, per squilibri nello sviluppo economico ed anche per la locazione particolare all’interno del

territorio nazionale. Le regioni a statuto speciale vennero barate prima delle altre, e quindi della

costituzione , infatti gli statuti ordinari per le regioni vennero varati nel 1970. Le regioni hanno

diverse potestà: statuaria (art.123), legislativa (art.117), finanziaria (art. 199), amministrativa (art.

119) e politica. Ogni regione ha uno statuto che è composto come una mini-costituzione. Le

Potestà statuaria.

regioni autonome hanno uno statuto speciale che è una legge costituzionale. Alle 5 regioni vengono

attribuite forme e condizioni particolari di autonomia. Per modificare tali statuti si deve adempiere

la procedura riportata nell’art. 138 della costituzione (procedura aggravata). Le regioni ordinarie

hanno come statuto una legge rinforzata, cioè tale statuto viene approvato a maggioranza assoluta

dai consigli regionali e poi successivamente approvato con legge del parlamento non potendo però

emendarla, cioè non può apportare modifiche allo statuto approvato dal consiglio regionale. Per

modificare un tale statuto si dovrà ricorrere al procedimento disposto nell’art. 123 C., il consiglio

dovrà approvare la modifica a maggioranza assoluta con due delibere, con un intervallo tra le due

non minore di 2 mesi. Il governo della repubblica può promuovere la questione di legittimità

costituzionale sugli statuti, dinanzi alla corte costituzionale, entro 30 gg., dalla data di

promulgazione. Lo statuto può anche essere sottoposto a referendum se ne fanno richiesta 1/50

degli elettori della regione e 1/5 dei consiglieri regionali. Mentre no è sottoposta a referendum se lo

statuto è votato e approvato dalla maggioranza dei voti validi del consiglio regionale. In generale in

tutti gli statuti vi è una parte regolata dall’art.123 C.C., che delinea i principi di legittimità , infatti

ogni statuto deve in armonia con la costituzione, determinare la forma di governo, che può essere

diversa da quella statale, e regolare su questi termini l’organizzazione interna e il funzionamento

delle regioni, inoltre, sono inseriti anche i diritti di iniziativa e del referendum sulle leggi regionali e

la pubblicazione di quest’ultimi e dei regolamenti. La forma di governo della regioni a statuto

ordinario sono a carattere parlamentare con tendenza assembleare. Al consiglio spetta l’elezione del

presidente della regione e della giunta regionale, di conseguenza determina l’indirizzo politico ed

elegge l’esecutivo. Oggi comunque tramite un riforma delle regioni è possibile l’elezione diretta del

presidente delle 15 regioni a statuto ordinario, mentre per le regioni a statuto ordinario è da

approvare, se non si fa ricorso a referendum. In tal caso si avranno regioni con forma di governo

presidenziale, ma al consiglio resterà comunque la possibilità di sfiduciare il presidente. Tale

pratica è antitetica a questa forma di governo, infatti l’elezione diretta del presidente è un elemento

caratterizzante della forma di governo presidenziale, mentre la sfiducia è un elemento della forma di

governo parlamentare. A tal proposito si è scelto, per risolvere tali problemi, di dare una certa

libertà alle regioni per darsi una forma di governo diversa da quella statale. Le regioni ad autonomia

speciale hanno 3 tipi di potestà legislativa, le quali si differenziano per i limiti di sovranità a cui

vanno incontro. Si avrà:

1) attribuita alle regioni solo per le materie elencate nello

potestà legislativa esclusiva o primaria

statuto e per le quali hanno una competenza piena. La potestà primaria è una delle forme e

condizioni particolari di autonomia attribuite dalla costituzione alle regioni;

2) è propria delle regioni a statuto speciale, ma anche

potestà legislativa concorrente o ripartita

delle regioni ordinarie. Tale potestà è divisa tra i due enti a rilevanza costituzionale , lo stato e la

regione, al primo il compito di stabilire con leggi dette “cornice” i principi generali e fondamentali,

alle regioni spetta il compito di svolgere i principi stessi, adattando la sua legislazione alle

condizioni particolari e agli interessi propri;

3) la hanno tutte le regioni a statuto speciale, tranne la Sicilia. Tale

potestà legislativa integrativa

potestà permette di emanare norme di integrazione a supporto delle disposizioni statali in

determinate materie, ciò avviene affinché la regione possa adeguare le leggi dello stato alle sue

particolari esigenze. Per quanto riguarda la potestà legislativa delle regioni ad autonomia ordinaria

esse hanno solo la potestà legislativa concorrente o ripartita, regolamentata dell’art. 117, che elenca

le materie per le quali le regioni possono concorrere, con lo stato, all’approvazione di leggi. Mentre

per le regioni a statuto speciale le materie dove esse possono esercitare la potestà legislativa sono

elencate nello statuto stesso.

Per le regioni a statuto ordinario vi è un’altro tipo di potere, Una delega che lo

la potestà attutiva.

stato fa alle regioni per far attuare ed adeguare al proprio territorio un determinata legge. Questo

avviene per ampliare il potere legislativo delle regioni a statuto ordinario, anche oltre i limiti di

materia espressi nell’art.117. Tutti i vari tipi di potestà legislativa incontrano limiti generali di

legittimità e possono essere portati in giudizio alla corte costituzionale. I principali limiti sono:

limite costituzionale, limite territoriale, limite delle materie, limite degli obblighi internazionali

assunti dallo stato, limiti delle grandi riforme economico-sociali.

Tutto ciò che viene approvato in una legge regionale deve per forza di cose

Limite costituzionale.

essere in linea e conforme alle leggi costituzionali. Questo perché le leggi regionali non possono

derogare le leggi costituzionali. I limiti imposti possono essere esplicitamente citati nella

costituzione, come ad es. l’art.120 C. che esprime l’impossibilità, e quindi il limite di imporre dazi

doganali di importazione e esportazione o di transito, non possono essere adottati provvedimenti

che ostacolino la libera circolazione delle persone e delle cose, infine non può essere limitato il

dirotto di esercitare in qualunque sua parte del territorio la professione degli individui. Vi sono

limiti impliciti, che sono rivolti espressamente a leggi dello stato, ma devono essere imposti anche a

leggi regionali, come ad es. l’art.81 che esprime il limite di imporre tasse con l’approvazione della

legge di bilancio, o come l’art. 25 relativo alla materia penale, infatti le regioni non possono

disciplinare con legge tali rapporti, così anche per la materia processuale o quella di diritto privato.

Ovviamente vi è un infatti la legislazione regionale ha efficacia solo nel proprio

limite territoriale,

territorio ed è inerente a servizi o attività all’interno di esso, non può intralciare o interferire con

disposizioni nel territorio di altre regioni.

Vi è anche un tali materie per le quali il governo regionale può legiferare sono

limite delle materie,

elencate nella costituzione (art.117) per le regioni a statuto ordinario, nello statuto stesso per le

regioni a statuto speciale. Le materie per le quali le regioni a statuto ordinario possono porre

regolamentazioni, sempre che non entrino in contrasto con la costituzione o con leggi di altre

regioni, sono l’ordinamento degli uffici o degli enti amministrativi dipendenti dalla regione,

circoscrizioni comunali, polizia locale, assistenza sanitaria e ospedaliera, assistenza scolastica ecc.

Comunque oggi è stato ritenuto che anche le regioni a statuto speciale che non prevedono di talune

materie indicate nell’art.117, si avvalgano di tale articolo per legiferare a riguardo (sentenza del

T.A.R. di Catania).

Un altro limite è costituito dagli È appurato che

obblighi internazionali assunti dallo stato.

l’unico soggetto che può intraprendere rapporti di diritto internazionale e garantirne l’esecuzione è

lo stato, di conseguenza la regione non può concludere trattati internazionali con altri stati. Però la

giurisprudenza tutta oggi ha mostrato una tendenza ad allargare il potere estero alle regioni, anche

se vi deve pur sempre essere un’intesa preliminare tra lo stato e la regione o un successivo assenso

dello stato per un qualsiasi rapporto di diritto internazionale da parte delle regioni.

Il è un limite quanto mai vago, con

limite del principio delle grandi riforme economico-sociali

tale principio il legislatore nazionale ha imposto un proprio veto anche su quelle materie in cui è

possibile una legislazione da parte delle regioni. Infatti molte proposte di legge sono state bocciate

del parlamento perché in conflitto con tale principio. Inoltre è stato usato il termine “grandi riforme

economico-sociali” per un processo di riforme e riordino anche su quelle materie di competenza

regionale e quest’ultima ha dovuto rispettare l’orientamento deliberato del parlamento, anche se in

contrasto con la postetà legislativa esclusiva. Infine vi è un e cioè il contrasto che

limite di merito

viene a crearsi tra le leggi del legislatore regionale e l’interesse nazionale o delle altra regioni. Ciò

avviene quando una qualsiasi legge regionale lede gravemente gli interessi generali della nazione (i

valori o i fini politici, l’interesse unitario, i fini fondamentali costituzionalmente protetti ecc.) o gli

interessi delle regioni (tradizione, linguaggi, religione, o gli interessi sociali, economici o politici

assunti dall’indirizzo politico regionale).

Poi vi sono limiti speciali per ogni tipo di potestà legislativa. La potestà legislativa primaria o

esclusiva va sottoposta al Sappiamo che

limite dei principi generali dell’ordinamento giuridico.

le regioni a statuto speciale hanno un’elencazione di materie per le quali è possibile legiferare, ma

nel caso in cui la regione non abbia provveduto alla regolamentazione di tale materia, allora si

dovrà rifare alla legge statale che disciplina la materia interessata. Quando la regione disciplinerà

con una legge tale materia si avrà “l’effetto ghigliottina” nei confronti della legge dello stato da

parte di quella regionale.

La potestà concorrente o ripartita è sottoposta al limite dei principi stabiliti con legge dello stato,

per ogni singola materia emanata nell’art.117 C. Questo limite impone alle regioni a statuto

ordinario di attenersi, per le materie elencate nel art. 117, alle leggi quadro emanate dal parlamento.

Ciò vuol dire che il parlamento impone degli orientamenti di principio su determinate materie, il

compito delle regioni è quello di legiferare , rispettando queste imposizioni, le norme di dettaglio.

In tali casi non è possibile stabilire un criterio gerarchico tra le leggi dello stato e quelle delle

regioni, ma si applicherà il criterio delle competenze. La differenza tra le limitazioni della potestà

primaria o esclusiva e la potestà concorrente o ripartita consiste nel fatto che la prima non deve

attenersi a nessuna legge quadro, ma semplicemente non violare i principi generali

dell’ordinamento giuridico, mentre la potestà concorrente o ripartita è limitata nella sua

elaborazione dalle leggi cornice che impongono e limitano la discrezionalità delle regioni.

La potestà integrativa è sottoposta al limite di rispettare sia i principi fondamentali, sia le leggi

Tale potestà consiste nell’adottare leggi statali già esistenti e applicarli

di dettaglio della materia.

alle esigenze del proprio territorio (ad es. lo spostamento dell’inizio delle lezioni scolastiche). Tale

potestà legislativa è propria delle regioni a statuto speciale, tranne che per il Trentino Alto Adige e

per la Sicilia. La potestà attuativa ha lo stesso limite di quella integrativa, solo che per le regioni a

statuto ordinario deve essere lo stato stesso che demanda alle regioni l’attuazione della legge, a

differenza delle regioni a statuto speciale, che possono esercitare la potestà integrativa e ricercare

autonomamente la legge dello stato relativa alla materia di interesse ed applicarla.

da parte delle regioni e il conseguente

L’esercizio della potestà legislativa procedimento di

è cosa semplice rispetto al parlamento, perché la natura monocamerale

formazione delle leggi

dell’organo legislativo regionale rende molto più snella la procedura di formazione. Mentre assai

più complessa è la fase di controllo da parte dello stato sulle leggi regionali, perché vi è la necessità

di un’attività preventiva di verifica, da parte del governo, sulle leggi prima della promulgazione e di

un eventuale ricorso alla corte costituzionale o al parlamento. Il processo di formazione delle leggi è

previsto nell’art.127 C. Dell’iniziativa legislativa sono titolari oltre i singoli consiglieri regionali e

la giunta (titolare del potere esecutivo), anche gli enti locali e frazioni del corpo elettorale, secondo

le previsioni contenute sui diversi statuti regionali. Il disegno di legge viene esaminato dalle

commissioni consiliari competenti, che dispongono in genere solo dei poteri referenti (non

deliberanti o redigenti) ed adottano dunque il procedimento ordinario. Il disegno di legge poi viene

discusso e votato articolo per articolo ,prima, interamente poi, da consiglio regionale (Assemblea

Regionale Siciliana per la Sicilia). L’adozione del testo di legge da parte del consiglio avviene con

la maggioranza prescritta dai rispettivi statuti. Ogni legge regionale deve poi essere comunicata

entro 5 gg. dalla sua approvazione, dal consiglio regionale e dal presidente, al commissario di

Governo (commissario di stato per la Sicilia). è l’organo intermediario

Il commissario di governo

tra lo stato e la regione, ha sede in ogni capoluogo di regione e ha il compito di trasmettere i testi di

legge al governo, ma anche quello di vistarli, salvo il caso di opposizione da parte del governo,

entro 30gg. dalla comunicazione. L’apposizione del visto da parte del commissario di governo non

è cosa indispensabile, infatti il governo ha la possibilità di visionare il testo, il quale se non è

rinviato al consiglio regionale entro 30gg. sarà comunque promulgato dal presidente del consiglio

regionale ed entrerà in vigore. Se invece il testo di legge sarà vistato il presidente del consiglio si

attiverà per promulgarlo entro 10 gg. La legge promulgata sarà pubblicata nella gazzetta ufficiale

regionale ed entrerà in vigore dopo 15gg. dalla sua pubblicazione.se per casi di necessità viene

dichiarata l’urgenza della legge da parte del consiglio regionale e il governo della repubblica lo

consente, la promulgazione e l’entrata in vigore possono non rispettare i tempi previsti. Durante la

e nell’arco dei 30 gg., il governo potrà riscontrare dei vizi di invasione delle

fase di controllo,

competenze dello stato (conflitto di attribuzione), o vizi di legittimità formale (relativo alla forma) o

sostanziale (eccesso di potere, violazione della costituzione, incompetenza) o vizi di merito

(contrasto tra la scelta del legislatore regionale e l’interesse nazionale o della altre regioni). A tal

punto rinvia la legge che presenta uno di questi vizi al consiglio regionale motivandola. Il consiglio

a sua volta potrà: 1) cestinare il progetto; 2) riapprovare a maggioranza assoluta le legge

nell’identico testo, allora il governo o approverà la legge o entro 15 gg. dalla comunicazione potrà

sottoporla al giudizio della corte costituzionale, se avrà riscontrato vizi di legittimità , o al

parlamento per vizi di merito. Comunque sia il governo non potrà rinviare il testo di legge al

consiglio regionale.tale tipo di controllo è chiamato , e consiste nel controllare al legge

preventivo

prima entri in vigore, lo stato per impugnare la legge della regione dovrà aspettare l’entrata in

vigore della stessa. Una eccezione è dato dallo statuto siciliano che prevede l’impugnazione da

parte del commissario dello stato, entro 15 gg., direttamente alla corte costituzionale, per quella

legge ritenuta illegittima. Il commissario di stato in Sicilia ha dunque un forte potere perché può

impugnare una legge senza sottoporla al vaglio del governo. Si parla invece di controllo successivo

quando un istituto si rifà alla corte costituzionale nel caso in cui ritiene che una legge dello stato

abbia invaso la sua competenza (ad es. quando una regione ritiene che lo stato non si è attenuto ad

emanare solo la legge quadro, ma anche la legge di dettaglio). Il controllo successivo si riscontra nel

fatto che comunque è una legge già entrata in vigore. 3) modifica la legge attenendosi alle richieste

del governo. In tal caso il governo non potrà più rinviare il testo al consiglio regionale, anche se ha

tale potere, comunque tale possibilità gli è stata preclusa da una sentenza della corte costituzionale;

4) il consiglio regionale modifica il progetto non attenendosi o attenendosi in parte alle richieste del

governo. In questo caso il governo potrà rinviare il testo al consiglio regionale, ovviamente entro il

termine previsto, perché si tratta di un nuovo disegno di legge. delle

La potestà regolamentare

regioni è disciplinata dall’art.121 C. I vari regolamenti sono promulgati dal presidente della giunta


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente . in cui gli argomenti trattati sono: discipline costituzionalistiche giuridiche e quelle non giuridiche, tre modi di formazione dello Stato, forma di Stato, stato patrimoniale, Stato di diritto, stato di polizia, monarchia costituzionale pura, Costituzioni consuetudinarie, Costituzioni scritte.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Salerno Giulio.

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