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e il fascismo. Altra teoria è quella (Kelsen), per la quale lo stato non è

della scuola pura del diritto

che un complesso di norme. In contrasto con questa teoria c’è quella siciliana del Santi Romano,

che contrappone a questa concezione dello stato, quelle che esprime una

istituzionalistica,

concezione dello stato, non come puro complesso di norme, ma come entità composita che si

determina quando si coniugano tra loro una serie di elementi che lo fanno definire tale. Gli elementi

sono: (il popolo), (il territorio), (

l’elemento personale l’elemento materiale l’elemento giuridico

l’organizzazione). Quando un’entità possiede l’organizzazione ci troviamo dinanzi ad

un’istituzione, quando un’istituzione è un intreccio dei 3 elementi ci troviamo in presenza di uno

stato.

L’elemento personale è costituito da un complesso di persone umane. Quello materiale è la sede

delle istituzioni, è l’ambito spaziale entro cui vive l’elemento personale e ha efficacia

l’organizzazione, esso è il territorio. L’organizzazione di natura giuridica rappresenta l’elemento

cementizio tra un complesso di persone fisiche e il territorio. L’elemento personale dello stato, che

con termine giuridico definiamo popolo, non è costituito da un qualsiasi complesso di persone, ma

solo da quelle giuridicamente legate allo stato, deve cioè esistere tra queste e lo stato un vincolo

giuridico (il ), tale in quanto disciplinato dalla legge e in quanto insieme di

vincolo di cittadinanza

diritti e doveri. Anche il vincoli di parentela è un vincolo giuridico in quanto esistono precisi

obbl8ghi e doveri tra le parti. È necessario precisare che i termini “popolo”, “popolazione” e

“nazione” non stanno ad indicare 3 concetti sinonimi.

Il è il complesso dei cittadini, esso risponde ad una configurazione che deriva da una

popolo

omogeneità data da un denominatore comune.

La è l’insieme di persone che in un dato momento, prescindendo dal suo rapporto

popolazione

giuridico con lo stato, si trova nel suo territorio.

La infine è un fenomeno giuridico in quanto produce di effetti giuridici. Gli ordinamenti

Nazione

giuridici moderni tendono a considerare la persona umana inserita in un contesto sociale, non quindi

in modo individualistico.

La è un rapporto giuridico che lega la persona fisica allo stato. Quando si parla

cittadinanza

dell’acquisto di una funzione giuridica stabile (ad es. la cittadinanza) si può pensare a criteri che

funzionano universalmente, perché il fenomeno è legato a talune circostanze che sono ricorrenti in

tutti gli ordinamenti giuridici, ciò che varia è la loro combinazione. La funzione giuridica stabile si

acquista per fatto naturale o per fatto successivo ( la nascita o la morte). può venire in

L’acquisto

evidenza in base a diversi criteri: ius sanguinis) è cittadino di uno stato chi nasce

legame di sangue(

da padre o madre di quel determinato stato (basta avere un genitore italiano per essere

automaticamente cittadino italiano), (ius soli) è cittadino di uno stato chi nasce

legame territoriale

nel territorio di quel determinato stato, questo criterio viene usato anche nel caso limite in cui non

evidenziata la cittadinanza dei genitori, che ad esempio sono apolidi, oppure nel caso in cui il

bambino sia figlio di genitori ignoti e quindi in relezione al luogo di rinvenimento è applicato il

criterio del ius soli, o quell’ordinamento che prevede entrambi i criteri. Il nostro

normativa mista,

sistema prevede la normativa mista, e cioè per l’acquisto della cittadinanza si attuano entrambi i

criteri (ius soli e ius sanguinis), inoltre vi sono altri criteri: in base al

il criterio dell’estensione

quale è cittadino italiano quel straniero che sposa una persona con cittadinanza italiana (art.29), per

quando uno straniero presta servizio allo stato o ricopra cariche pubbliche in

beneficio di legge

Italia o all’estero da parte dello stato italiano, infine, questa procedura

per naturalizzazione

avviene con decreto del Presidente della Repubblica, su parere del Consiglio di Stato e su proposta

del Ministro degli Interni. La della cittadinanza è sancita nella legge 91/92, ciò avviene:

perdita

quando si lavoro all’estero, per assunzione di carica pubblica in un’altra nazione, svolgimento del

servizio bilatera sempre all’estero, quando si compra una cittadinanza estera, in caso di guerra

contro la nazione in cui il cittadino svolge attività, infine per rinuncia.

Il secondo elemento è costituito dal elemento spaziale, il cui referente logico è il luogo.

territorio,

Il territorio ha un aspetto limitativo, è l’ambito spaziale entro il quale il popolo risiede e vige

l’ordinamento giuridico; esso è il limite di efficacia dell’ordinamento giuridico, tranne casi

particolari. A proposito del territorio si pone il problema di definire e

l’immunità territoriale

nel senso che per particolari circostanze l’ordinamento giuridico di uno stato

l’extraterritorialità,

può non avere validità in una parte di esso. Per quanto riguarda l’extraterritorialità bisogna

considerare le parti staccate del territorio di uno stato, le parti che si muovono, ad esempio i mezzi

militari e civili quali navi o aeromobili. Per ciò che concerne i mezzi nono militari, vengono

considerati parte dello stato a cui appartengono finchè si muovono in mare o in cielo libero, quando

invece entrano in acque o cieli territoriali altrui, questo principio si annulla secondo gli accordi

internazionali. I mezzi militari sono considerati territorio dello stato a cui appartengono ovunque si

trovino. Altro profilo relativo al territorio è il titolo attraverso il quale lo

titolo di appartenenza,

stato esercita le proprie facoltà nel territorio dello stato stesso.

Il terzo elemento è che è sinonimo di che è il

l’organizzazione (ordinamento), governo,

riferimento al modo nel quale e per il quale si profila l’ordinamento dello stato. Il governo è

l’elemento che completa gli elementi costitutivi di uno stato. Bisogna precisare che lo stato non

costituisce il solo ordinamento. Li dove c’è un’organizzazione, legale o non, c’è un ordinamento

(teoria di Santi Romano). L’ordinamento statale rispetto agli altri tipi di ordinamento si trova in una

posizione di assoluta indipendenza. L’ordinamento giuridico di uno stato è un ordinamento sovrano

che ha assetto su un territorio di natura sovrana. La possibilità di stabilire limitazioni alla sovranità

dello stato è data dai rapporti tra questo e gli ordinamenti superiori, ma non gerarchicamente. Gli

ordinamenti interni di uno stato sono settoriali, limitati, essi provvedono alla disciplina di alcuni

interessi di alcuni fini. L’ordinamento statale deriva da una selezione di argomenti. Lo stato è

un’entità politica, un’entità che può dare garanzia alla realizzazione di tutti i fini, anche quelli

individuali , entro certi limiti. Questo è possibile grazie all’attributo , proprio dello stato, di

sovranità, come capacità, come carattere, come fonte della potestà politica. Lo stato è il detentore

della maggiore forza, forza che può privare della libertà della persona fisica, fino ad eliminare

anche la libertà più naturale, che è quella di vivere. Questa forza deriva dal fatto che lo stato è

attributario della sovranità. Lo stato da questo punto di vista è l’organizzazione pubblica, è la

struttura che dà vita alla potestà pubblica. Quando si afferma che la sovranità presenta un profilo

relativo alla fonte della potestà pubblica, vogliamo capire da dove scaturisce questa sovranità. A

proposito diverse sono le teorie avanzate. Vi è infatti la secondo la quale lo stato è

teoria teologica

un ordinamento divino,voluto da Dio che ha affidato la sovranità ad un uomo, il principe, che lo

rappresenta. Vi è poi la secondo la quale la sovranità risiede nella famiglia

teoria legittimistica

scelta per regnare e che si tramanda per discendenza. Infine vi è la per la quale

teoria democratica

la fonte della podestà pubblica è nel popolo, destinatario e depositario al tempo stesso della

sovranità dello stato. Dire che il popolo è fonte della potestà politica vuol dire che l’individuo

stipula quello che Rousseau chiama “contratto sociale” con altri individui. La sovranità e attributo

da una parte e fonte di potere politico dall’altra. La variabilità della concezione della sovranità

dipende dai tempi in cui essa è presa in esame e dai diversi stati da cui è esercitata. L’ordinamento

generale odierno afferma che la sovranità appartiene al popolo, che parimenti la esercita.

Praticamente si può avere uno schema del genere: sovranità come esclusivo attributo dello stato,

nelle esclusive mani dei governanti; sovranità come risiedente nel popolo, ma non esercitata dal

popolo (democrazia sovranità come esclusiva appartenente al popolo, esercitata

rappresentativa);

da elementi rappresentativi, quali i governanti, ma con la possibilità da parte del popolo di

esercitare un proprio potere.

Esistono 3 modi di una primaria che significa che uno stato nasce la dove

formazione dello stato:

non esisteva un tale fenomeno, ovvero uno stato non nasce con un rapporto de tipo causa-effetto

con un altro stato; una secondaria che è legata alle modifiche di uno stato con la conseguente

formazione di uno nuovo; infine la formazione di uno stato legata all’estinzione di un altro. Per

quanto riguarda il 1° caso esempio è lo stato d’Israele, per il 2° si può prendere ad esempio la città

del vaticano, infine per il 3° caso sono modello tutti gli stati federali tutt’ora esistenti.

Occupandoci dello stato da un punto di vista generale emergono 2 elementi tipici dello stato che

sono la e la

forma di stato forma di governo.

Con la ci si riferisce al profilo che lo stato presenta in ordine ad un aspetto

forma di stato

speculare, che è il rapporto esistente tra governati e governanti. Sotto questo profilo dei rapporti tra

autorità e elemento personale dello stato si possono distinguere, nell’evoluzione dello stato stesso,

diversi tipi di stato:1) stato patrimoniale, 2)stato di polizia, 3) stato di diritto, 4) stato sociale.

Lo era costituito secondo una visione civilistica dei rapporti tra autorità e

stato patrimoniale

sudditi, tutto era in dominio del sovrano. L’unico vincolo che il sovrano incontrava era costituito

dai patti di vassallaggio con autorità minori. Questi patti servivano per ottenere la possibilità di

appoggio di forze. Non vi era nessun diritto, dunque non vi era nessuna tutela.

Lo è lo stato che assume una concezione politica (polis) e fa emergere alcuni

stato di polizia

interessi che sono essenziali interessi della collettività, ma la ragione di stato supera la necessità di

legalità, dunque la necessità politica giustifica tutto.

Lo è stato definito come la trasformazione dello stato degli uomini in quello delle

stato di diritto

leggi, proprio per la prevalenza delle leggi, nel senso che anche la attività dei governanti sono

guidate, o meglio sottoposte alle leggi. Ne consegue la possibilità che l’organizzazione statale possa

essere condannata in giudizio.

Infine l’odierno che è un perfezionamento dello stato di diritto. La necessità di

stato sociale,

concepire uno stato che liberasse dagli ostacoli che si frapponevano tra il cittadino e la sua

realizzazione sociale fecero si che si verificasse un’evoluzione dello stato. Se accanto ad

un’emanazione di un principio dello stato non si accompagna l’intervento dello stesso per garantire

la possibilità di realizzazione di tale principio, esso rimane formale, inattuato. Lo stato sociale non

solo proclama il principio, e per questo è di diritto, ma anche ha il compito di rimuovere gli ostacoli

di ordine economico e sociale, che imp0ediscono il pieno sviluppo della persona umana e la

partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica, sociale del paese (art. 3),

per questo è anche stato interventista.

Occorre distinguere 3 forme di stato contemporaneo: 1) democrazia classica, 2) democrazia

autoritaria, 3) democrazia popolare, marxista. Per quanto riguarda la prima forma e la seconda,

considerata come una degenerazione della prima, si possono citare come apportatori di contributi

gli stati inglese, francese e americano.

per la democrazia classica

L’esperienza apportò come contributo la forma di parlamento bicamerale con una camera

inglese

rappresentativa che rappresenta tutto il popolo, l’irresponsabilità del capo dello stato sotto il profilo

politico e conseguente responsabilità di altri organi che fanno capo al governo. Altro contributo

inglese è quello della monarchia costituzionale, nella quale i poteri sono divisi tra monarca e organo

legislativo e il riconoscimento delle libertà civili e militari dei cittadini e le garanzie costituzionali.

L’esperienza post-rivoluzionaria è un’esperienza illuminista, per cui qui troviamo il

francese

principio della sovranità nazionale che in seguito si concretizza nel principio della sovranità

popolare, la dottrina dei diritti pubblici, il principio della separazione dei poteri, rifiutato solo dagli

stati socialisti, vi sono però delle deroghe a questo principio, in tal caso il governo con decreti leggi

speciali, in casi urgenti e situazioni particolari, può sostituirsi al parlamento.

L’esperienza apporta alla democrazia classica il principio dello stato federale, cioè

nord-americana

il principio di rappresentanza nella sede costituzionale ( che è il potere legislativo) del popolo e

degli stati membri della federazione, l’esperienza del governo presidenziale la cui novità è il

mantenimento della più rigorosa applicazione del principio della separazione dei poteri ( principio

dei pesi e de contrappesi), il principio delle norme costituzionali prevalenti sulle leggi ordinarie e

quella tra lo stato federale prevalente su i singoli stati membri, infine il controllo sulla legittimità

costituzionale delle leggi (corte costituzionale).

Gli stati a democrazia classica si fondano su alcuni perni che formano le colone portanti e sono,

primo fra tutti, il principio di autogoverno, espressione emblematica dell’esperienza parlamentare,

riconoscimento della rappresentanza che può essere diretta, indiretta o pluralista. Lo stato

autoritario può essere definito come la tentazione che è poi la realizzazione. Lo stato a democrazia

popolare, socialista, marxista, progressista è un prodotto del contemporaneo stato di diritto, che

manifesta ideologie autoritarie, ma che si distingue profondamente dagli stati autoritari nati in Italia

e Germania. Esso si fonda su una concezione che è una vera e propria illusione ritenente che non si

possa parlare di uguaglianza se e quando non esiste la perequazione economica. Quando

scompaiono le differenze fra le varie classi sociali, scompaiono i vari partiti politici, ecco la

differenza fra il partito unico dello stato autoritario e il partito unico dello stato marxista. Inoltre per

quanto riguarda l’aspetto economico la democrazia classica si basa fondamentalmente sul sistema

capitalistico e cioè sulla naturale domanda e offerta del mercato mentre le altre due operano una

sostanziale pianificazione dell’economia (es. autarchia per le democrazie autoritarie, rifiuto della

proprietà privata per le democrazie socialiste).

L’espressione sta ad indicare un’altra forma, un profilo attraverso il quale si

forma di governo

manifesta lo stato. Quando diciamo forma di stato intendiamo riferirci alla trama che lega, che

costituisce il rapporto tra governanti e governati. Il profilo sotto il quale noi studiamo lo stato,

definendolo forma di governo è il profilo relativo alla struttura dello stato e al ruolo di distribuire i

poteri all’interno di questo circuito organizzativo. Distribuzione che avviene in diversi modi

alternativi. Possiamo definire la funzione di indirizzo politico come la funzione in cui si concretizza

il supremo raggiungimento dello stato e quell’attività che si propone la realizzazione dei supremi

obiettivi dello stato. La forma di governo è quel profilo che individua quali sono i rapporti tra gli

organi costituzionali e la forze politiche che operano nella società civile.

La prima forma di governo è la forma la quale si caratterizza per

monarchia costituzionale pura,

l’attuazione rigorosa del principio di separazione dei poteri. Tra le forme di governo costituzionali

pure annoveriamo la forma presidenziale, la quale è la forma speculare della forma di governo

costituzionale pura della monarchia, e la sola differenza tra le due forme di governo è che la prima è

una repubblica, mentre la seconda è una monarchia. La differenza tra monarchia e repubblica sta nel

fatto che nella prima esiste la rappresentanza del capo dello stato, mentre nella seconda esiste il

monarca.

La forma è una forma che attua il principio dualistico. In tale forma al capo dello

presidenziale

stato spetta una parte della determinazione della funzione dell’indirizzo politico, mentre l’altra parte

spetta al potere legislativo. Altre forme di governo sono: quella direttoriale e quella parlamentare.

Nella forma il potere coincide con il capo dello stato; il capo dello stato è un organo

direttoriale

collegiale, in quanto il direttorio è il potere esecutivo e il presidente del direttorio esercita la

funzione di rappresentanza del capo dello stato. Il direttorio è espressione del potere legislativo.

La forma di governo non si può esaurire con l’indicazione caratteristica che il

parlamentare

governo deve godere della fiducia del parlamento. Ciò significa che è necessario individuare il

sintomo più interessante di questa forma di governo, la cui caratteristica più importante è la struttura

monistica nell’esercizio dell’attività politica. È un legame che vincola l’esecutivo al legislativo in

modo tale che il legislativo ha il potere di fare e disfare l’esecutivo. L’esecutivo è protetto dal

legislativo, quindi quest’ultimo è capace di coagulare una maggioranza che esprima

l’esecutivo(strumento più rapido per l’esercizio dell’attività di indirizzo politico). La forma

parlamentare nasce in Inghilterra ed è quella che adotta i meccanismi più elementari: il bipartitismo,

grazie al quale, attua un sistema elettorale maggioritario, un sistema che vede alla fine della

competizione elettorale un partito sconfitto e un partito che occupa, invece, le istituzioni. Attraverso

questo meccanismo è possibile realizza un partito di maggioranza ed uno di opposizione. Il governo

nasce quindi dal partito di maggioranza che lo forma, e trova espressione nel leader che è a capo di

questo partito. Tuttavia il parlamento può votare la sfiducia al governo che però ha un grosso potere

di reazione, cioè lo scioglimento delle camere. Il senso di tutto ciò è ridare tutto nelle mani del

popolo. Una assunzione del parlamentarismo inglese in qualsiasi stato è molto difficile per motivi

di carattere contingente e connaturati nella struttura sociale degli stati stessi, che determinarono

esperienze radicali (rivoluzione francese). La causa prima fu la presenza di molti, e anche

piccolissimi, partiti e quindi l’impossibilità di disporre di un partito corposo che attuasse un

governo di maggioranza, e anche la difficoltà di dar vita a governi di coalizione. Poiché il sistema

maggioritario è un sistema che privilegia il partito che risulta essere il più forte alle elezioni

parlamentari. Esso è incompatibile con la grossa frammentazione dei partiti politici. In un sistema

sociale molto disomogeneo non è possibile applicare il sistema maggioritario, non è possibile

nemmeno far sparire una rappresentanza in sede costituzionale che è per sempre presente nel tessuto

sociale.

La definizione delle forme di governo parlamentare, sta ad indicare l’atto di

razionalizzazione

escogitare sanzioni normativamente sancite per correggere l’impossibilità di rendere applicabile la

forma parlamentare classica. Altri preferiscono parlare di forme di governo atipiche. Evocano il

distacco dalla forma di governo parlamentare Inglese e tentano di introdurre correttivi

nell’applicazione del parlamentarismo. Tre forme di razionalizzazione sottolineano altrettante

tendenze di correzione, tali da produrre sfumature normativamente sancite con le quali sottolineare

la prevalenza di un organo sull’altro. Le tre tendenze sono: quella assembleare, quella presidenziale

e quella equilibratrice. Il punto generale è l’intolleranza nei confronti dell’applicazione pura del

parlamentarismo Inglese.

Partendo dal presupposto che bisogna dare più potere al parlamento, si

la tendenza assembleare

concretizza in alcuni punti: controllo dell’esecutivo da parte del legislativo e l’elezione del governo

e dei ministri da parte del parlamento.

è quella che nell’impossibilità di realizzare la forma di governo classica

La tendenza presidenziale

da più potere all’esecutivo. Bisogna avvicinare l’esecutivo al capo dello stato, ripetendo qualche

elemento della forma di governo costituzionale: eleggendo direttamente il capo dello stato con

suffragio universale. invece, è la nostra forma di governo parlamentare escogitata dal

La tendenza equilibratrice,

costituente. Si tratta di relegare il capo dello stato al di fuori del gioco tra governo e parlamento.

Non rendere, quindi, il capo dello stato partecipe della funzione di indirizzo politico.

La costituzione

Qualsiasi ente o gruppo sociale, in quanto esistente con un suo ordinamento caratteristico che ne

riduce ad unità gli elementi costitutivi ha una (Crisafulli). Anche lo stato in quanto

costituzione

gruppo sociale organizzato ah una costituzione , vale a dire un assetto fondamentale. Le costituzioni

si basano , per la loro costituzione, su un’ideologia dettata dal momento storico e dal modo in cui si

sono comportati le varie parti della società statale. Non esiste una costituzione ideale poiché il

concetto stesso di costituzione si pone in essere da determinati eventi storici. Nonostante ciò vi sono

costituzioni similari basate su due diversi tipi di ideologie quella liberal-democratica (quelle dei

paesi occidentali) e quella maxista-leninista (quelle dei paesi dell’area socialista). Il compito

fondamentale delle costituzioni è quello di isolare un complesso di norme ed un struttura sociale

che valgono a tracciare le linee maestre dell’organizzazione dello stato. In queste norme si darà

espressione ai valori alle esigenze del gruppo, ai fini che il gruppo si propone di raggiungere e

all’apparato autoritario con il quale, il gruppo, raggiungerà quei determinati fini e garantirà

l’osservanza delle regole sociali. Le varie costituzioni si differenziano innanzitutto tra quelle scritte

e quello non scritte o consuetudinaria. Le si hanno quando i principi e gli istituti

costituzioni scritte

fondamentali dell’organizzazione statale vengono consacrati in un documento, mentre, le

si hanno quando non esiste un documento scritto, così l’assetto

costituzioni consuetudinarie

costituzionale viene ordinandosi attraverso norme consuetudinarie e di costume, espresse dalla

collettività ed è garantito da un esteso e duraturo consenso popolare, tipico esempio di costituzione

consuetudinaria è la Gran Bretagna. Altra differenza tra le costituzioni è tra quelle rigide e quelle

flessibili. Per si intende quelle costituzioni che non possono essere cambiate

costituzioni rigide

o modificate, nei propri articoli, a meno che non si attui una procedura aggravata rispetto alle

normali leggi ordinarie. Per quanto riguarda la gerarchia le leggi delle costituzioni rigide assumono

un peso preponderante rispetto alle leggi ordinarie, derivante dalla loro particolare forza formale. Le

leggi ordinarie che siano in contrasto con leggi di costituzione rigida sono ritenute

costituzionalmente illegittime e possono essere sottoposte a controllo da parte di un organo

specifico, in Italia la Corte Costituzionale. Per si intende quelle costituzioni

costituzioni flessibili

che possono essere cambiate o modificate. La gerarchia tra leggi ordinarie e leggi costituzionali , in

un modello flessibile, è rappresentata dalla cronologia, questo perché una qualsiasi legge ordinaria

può sostituire o modificare una legge costituzionale che perderà qualsiasi valore, a meno che un

organo superiore sancisca l’illegittimità della legge ordinaria. Altra differenza sostanziale vi è tra le

costituzioni ottriate (concesse) e costituzioni votate. Le si ottengono quando il

costituzioni ottriate

monarca concede, volontariamente, una costituzione scritta ai suoi sudditi, questa concessione non è

mai volontaria, ma è determinata da eventi storici particolari o per evitare rivoluzioni e guerre, e si

chiamano anche quando invece vi è un dibattito tra le diverse parti sociali e da ciò si

unilaterali,

forma la costituzione , essa si chiama Le si hanno quando vengono

costituzioni votate

pattizia.

espresse dal basso e redatte e approvate dai rappresentanti del popolo, riuniti in “Assemblee

Costituenti”. Infine le costituzioni si differenziano anche per la loro ampiezza. Le costituzioni

sono quelle che sanciscono principi fondamentali e danno un orientamento organizzativo

corte

generale, queste mancano di alcune parti e affrontano tematiche di principio generali, rimandando,

per i casi particolari, al legislatore. Le invece, sono quelle che disciplinano

costituzioni lunghe,

anche materie diverse da quelle costituzionali. La (1947) è una costituzione

Costituzione Italiana

scritta, rigida, votata, convenzionale. È perché gli istituti e i principi fondamentali

scritta

dell’organizzazione statale sono stati sanciti e consacrati in un documento. È perché gli

rigida

articoli della costituzione hanno un’efficacia superiore rispetto agli articoli con emanazione

ordinaria, e per modificare o cambiare un articolo della costituzione deve essere adottato un

procedimento aggravato rispetto alle leggi ordinarie. È perché è stata redatta e approvata dai

votata

rappresentanti del popolo eletti in un’Assemblea Costituente. È perché le forze

convenzionale

politiche che la hanno redatta e approvata, essendo in forte contrasto, hanno dovuto fare reciproche

concessioni, per dare un nuovo assetto costituzionale allo stato. Ciò si nota anche all’interno della

costituzione appunto perché si dovette arrivare ad una stasi costituzionale, poiché da una parte i

partiti marxisti, cattolici e liberali spingevano per dare una forma progressista alla costituzione,

mentre la monarchia voleva dare un orientamento conservatore e di restaurazione. Con questa forma

di pace si riuscì ad emanare un decreto legislativo nel quale si decise la forma costituzionale dello

stato Italiano (monarchia o repubblica) tramite un referendum ad espressione popolare (2 giugno

1946).

Le fonti del diritto

Il fenomeno giuridico (il diritto) trova la sua prima origine nella necessità dell’uomo di associarsi

ad altri uomini per perseguire certi interessi comuni e tutelare certi valori, ciò prende forma negli

atti che pongono le regole istituzionali e organizzative. Una conseguenza dell’associazionismo e

della composizione di regole ordinate secondo una forma giuridica pone in essere l’ordinamento

giuridico, che è la costituzione e l’organizzazione di un gruppo sociale. Da tale ordinamento

giuridico avremo l’espressione di un complesso di regole che ordinate in un sistema e con

determinate caratteristiche costituiranno, ad esempio, i valori fondamentali della Repubblica

Italiana. Ogni ordinamento giuridico è formato da norme giuridiche. La è una

norma giuridica

prescrizione generale ed astratta che identifica e enuncia gli interessi vigenti in un gruppo sociale o

appresta le procedure per la loro tutela ed il loro concreto soddisfacimento e della quale deve essere

garantita l’osservanza. Tale osservanza è garantita da procedure dirette ad accertare e a dichiarare

l’inosservanza e, nei confronti di chi viola, applicare una misura punitiva, Le norme

la sanzione.

giuridiche sono quindi enucleate, in via interpretativa, da formulazioni linguistiche che: A)

evidenziano gli interessi propri del gruppo; B) prescrivono i modi e i limiti con i quali i soggetti

possono (o devono) perseguire tali interessi; C) determinano gli organi e le procedure per accertare

e dichiarare l’inosservanza della prescrizione; D) stabiliscono la sanzione da applicare al fine di

ripristinare la norma violata e assicurare la certezza nei rapporti giuridici fra i consociati.

sono: la positività, la coattività, l’esteriorità,

I caratteri più ricorrenti della norma giuridica

generalità e astrattezza. La norma per essere giuridica deve essere cioè deve enunciare un

positiva,

interesse reale nella società o predisporre gli strumenti per il suo soddisfacimento e la sua tutela.

Correlata e affine alla caratteristica di positività è quello dell’effettività, intesa come concreta

efficacia della norma. La norma è efficace quando riesce ad ottenere un’obbedienza media da parte

di tutti i consociati, cioè quando è osservata dalla maggior parte di essi. Infatti al disobbedienza alla

norma rappresenta un chiaro indice di disaffezione alla stessa da parte dei consociati e non

riconduce ad una corrispondenza effettiva agli interessi della comunità. Altra caratterista è la

poiché tutte la norme richiedono di essere osservate, l’ordinamento deve provvedere

coattività,

degli strumenti (sanzioni) affinché il precetto venga eseguito, anche contro la volontà del

consociato, e deve essere strettamente connessa alla stessa, infatti vi sono precetti (norme)

amministrativi e sanzioni amministrative (multe) o precetti penali e norme penali. La norma, inoltre,

poiché disciplina e organizza la vita relazionale dei consociati e il suo svolgimento non può essere

imposta, tale osservanza è data dall’autodeterminazione di ogni singolo individuo, per questo altra

caratteristica fondamentale è l’esteriorità. Infine altra caratteristica è la , infatti la norma

novità

deve innovare l’ordinamento giuridico introducendo norme che modificano e/o regolano in maniera

migliore una data materia, o anche materie non ancora regolate da norme.

sono l’origine dell’ordinamento su cui si fonda lo stato e sono composte da tre tipologie: le

Le fonti le e le Le fonti sono distinte in tre

fonti di produzione, fonti sulla produzione fonti di cognizione.

aspetti, esse sono interpretate basandosi su tale distinzione:1) aspetto formale, l’atto in quanto posto

in essere secondo una determinata procedura (legge, decreto legge, ecc.), 2) l’aspetto sostanziale

che determina il contenuto dell’atto (formula normativa, disposizione), 3) la norma giuridica

desumibile, in via interpretativa, dell’atto e della relativa disposizione; tale atto potrebbe essere

desunto anche da un comportamento con determinate caratteristiche con ciò avremo la

consuetudine, la prassi. La fonte è lo strumento riconosciuto e preposto dall’ordinamento per la

produzione del diritto oggettivo. Proprio per tale motivo si chiamano fonti di Produzione, ma anche

tali tipi di fonti vengono disciplinate e regolamentate da altri tipi di fonti (sulla produzione). Come

ad esempio l’art. 70 della Cost. che determina quali organi sono deputati per la formazione del

nostro ordinamento e l’art. 72 chiarisce il meccanismo di formazione. Tali fonti sono nella maggior

parte delle volte contenute nella Costituzione proprio per la rilevanza formale e sostanziale che

ricoprono. Le fonti di Cognizione compongono i documenti ufficiali nei quali vengono racchiuse le

disposizioni normative. Le fonti normative si differenziano in fonti-atti e fonti-fatti. Le fonti–atti

sono costituite da manifestazioni di volontà espresse da un organo dello stato o di un altro ente,

legittimato dalla costituzione, e trovano posto in un testo scritto. Le sono costituite,

fonti-fatti

invece, da comportamenti oggettivi che sono al di fuori del nostro ordinamento giuridico, ma

contribuiscono a creare e rinnovano l’ordinamento, e sono dati dalla consuetudine, e per questo

vengono considerati solo come fatti. la prime sono norme scritte, la seconde invece appartengono

alla categoria delle fonti non scritte. Altra differenziazione delle fonti normative è quella riscontrata


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Istituzioni Diritto Pubblico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto Pubblico, Martines. Gli argomenti trattati sono: scuola pura del diritto, Kelsen, vincolo di cittadinanza,legge ordinaria, immunità territoriale e extraterritorialità, Costituzioni rigide, Costituzioni flessibili, procedura di formazione della legge


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze storiche e politiche
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni Diritto Pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Lauricella Giuseppe.

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