SUNTO DI PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA’, PROF.SSA
BIASCI, LIBRO CONSIGLIATO PROCESSI DI
RAPPRESENTAZIONE, EMOZIONI, MOTIVAZIONI, LINEAMENTI
DI PERSONALITA’, V. BIASI E P. BONAIUTO.
PARTE I
CAPITOLO 1: IL DISEGNO COME STRUMENTO PER ATTIVARE E COMUNICARE
EMOZIONI IN PSICOTERAPIA
Il disegno, durante la sua esecuzione, può modificare l’assetto emotivo e cognitivo di chi vi
si impegna, nel senso che disegnare per una ventina di minuti situazioni personali di
stress o di distensione emotiva, produce effetti conseguenti molto simili a quelli dati
dall’attraversamento di situazioni concrete. Il soggetto attraverso il disegno infatti raffigura
rappresentazioni mentali e affetti , facendo emergere con facilità contenuti emotivi
conflittuali, solitamente più controllati e rimossi. Proprio per questo diventa fondamentale
per l’operatore interpretare il disegno, ricco di indizi e mascheramenti, decifrano le
emozioni e le intenzioni.
Il disegno rivela emozioni, ricordi, intenzioni, situazioni particolari, diventando in campo
clinico “la voce da ascoltare”, specialmente in pazienti con forti impedimenti e/o limiti nella
verbalizzazione; esso, attraverso le forme, i contenuti e le tinte, rivela lo stato d’animo che
pervade il soggetto durante l’esperienza emotiva. Per esempio: tinte calde, solari possono
significare gioia e allegria; al contrario quelle opache e scura possono rappresentare
depressione.
1° ricerca sul linguaggio grafico dello stress o della distensione : è stato assegnato il
compito ad un gruppo di disegnare individualmente situazioni di grave stress affrontate
personalmente e concretamente in determinate circostanze della propria esistenza, ad un
altro invece di disegnare situazioni di comfort, distensione e rilassamento, sempre
personalmente attraversate. Lo scopo era duplice: 1)verificare quali conseguenze emotive
e cognitive sperimentava il soggetto durante la rappresentazione; 2) analizzare i
significanti (forme, colori, disposizioni,ecc) e significati (la situazione emotiva collegata allo
stress o al rilassamento) del disegno prodotto. Hanno partecipato sia uomini che donne di
pari numero ad entrambi i gruppi, con età variante dai 18 ai 35 anni di età: per quanto
riguarda il primo punto è emerso che lo stress o il rilassamento hanno dei riverberi
sull’assetto emotivo di chi disegna (il disegno dello stress fa aumentare significativamente
l’ansia, la rabbia, la tristezza, la percezione di minaccia, la frustrazione,ecc.; quello di
distensione invece evidenzia stati di serenità, rilassamento, allegria, riduzione
dell’aggressività,ecc.); per quanto riguarda il secondo punto nei disegni di stress appaiono
prevalentemente forme rette, superfici angolate, linee spezzate, assenza di colore,
contorni neri, forti contrasti, solitamente l’esecutore viene rappresentato nell’evento
stressante, situazioni di conflitto, contenuto essenziale e semplicistico(es.automobili,); in
quelli di rilassamento prevalgono invece al contrario forme curve, superfici rotonde, linee
continue, contorni colorati, ricchezza cromatica, complessità e ricchezza nei dettagli(es.
animali, piante, fiori, mare, relazioni sociali a carattere positivo).
2° ricerca di disegno di situazioni personali di stress all’inizio e alla fine del colloquio
clinico : si fecero tre gruppi, composti per età e parità di sesso come la ricerca precedente,
di cui uno sperimentale e due di controllo; il gruppo sperimentale comprendeva studenti
universitari del primo anno di corso con forti livelli di ansia ed emotivamente disturbati che
hanno chiesto di avere un colloquio individuale presso le strutture cliniche del dipartimento
di psicologia dell’università di Roma “la Sapienza”, sede dell’indagineall’apertura del
colloquio il paziente è stato invitato dal terapista a disegnare una situazione personale di
grave stress e poi al termine del colloquio il soggetto è stato nuovamente invitato a
disegnare la stessa situazione precedentemente prodotta; il primo gruppo di controllo è
composto da studenti universitari con caratteristiche identiche a quelli precedenti, con la
differenza che sono in attesa di essere accettati al colloquio clinico; il secondo gruppo di
controllo comprende studenti universitari che però non hanno richiesto di svolgere colloqui
clinici. E’ emerso che per le persone che hanno fruito del colloquio(gruppo sperimentale)
nella seconda rappresentazione emerge una maggiore distensione emotiva, accompagnati
da una diminuzione dei segnali di stress; gli altri gruppi differiscono notevolmente perché il
colloquio risulta essere significativo: questo determina infatti l’evoluzione dell’assetto
emotivo individuale e l’evoluzione del modo di affrontare ed elaborare lo stress. Nel
secondo disegno, nel gruppo sperimentale, si avvertiva un elaborato diverso con chiari
segnali di distensione, visibili nell’introduzione del colore e nel prevalere delle forme
arrotondata (si notano inoltre comparse di elementi nuovi, come l’ambiente domestico,
figure umane ed animali, il volto enigmatico di una persona cara influente).
CAPITOLO 2: “IL DISEGNO DI STRESS” PRIMA E DOPO IL COLLOQUIO CLINICO
Il disegno di stress è un compito grafico proposto nell’ambito dei gruppi di ricerca a
soggetti adolescenti o adulti d’ambo sessi. Nello specifico dalle ricerche è emerso che le
persone che hanno fruito del colloquio psicoterapeutico (gruppo sperimentale) modificano i
disegni di stress prevalentemente in direzione della distensione (ovvero diminuzione degli
indici di stress ed aumento degli indici di comfort) e poi rappresentano esplicitamente la
risoluzione del conflitto; invece ciò non accade negli altri due gruppi, in cui si privilegia
invece la ripetizione invariata o equivalente della rappresentazione dello stress. Il
sovraccarico di conflitto attiva nel soggetto una serie di emozioni.
Per quanto riguardo i contenuti, le situazioni stressanti rappresentate frequentemente
sono causate da agenti esterni (maltempo, incidenti, malattie, traffico, esami, lutti, servizio
militare, sovraccarico d’impegni) e/o quelle in cui il sé è coinvolto totalmente nella
circostanza (gravi litigi o disarmonie in famiglia, conflitti emotivi profondi).
CAPITOLO 3: “EVOLUZIONE DELL’ASSETTO MOTIVAIONALE ATTRAVERSO LO
SVILUPPO DELLE CAPACITA’ DI RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA
Le ricerche hanno evidenziato negli ultimi anni che in Italia, più degli altri paesi, vi è un
aumento del comportamento infantile violento. Sono stati registrati dei casi in cui
insegnanti hanno deciso di abbandonare la loro carriera in seguito all’assistenza continua
di tali condotte: sono convinti infatti che non vi è rimedio in queste situazioni poiché gli
studenti si identificavano completamente con modelli forniti da criminaliciò produce
conseguenze negative non solo sulla qualità delle relazioni interpersonali ma anche sulla
persona stessa.
E’ stato rilevato che questi bambini sono scarsamente capaci di compiere rappresentazioni
simboliche (le quali consentono la convivenza pacifica tra le persone, la collaborazione
produttiva, la soddisfazione socialmente compatibile delle esigenze del singolo) e non
hanno quindi interesse né abilità nel disegnare configurazioni che rappresentino
simbolicamente i loro stessi problemi, o nell’usare i materiali plastici. Ciò viene spiegato
col fatto che nei bambini normali, il numero di azioni aggressive decresce
progressivamente con l’aumento dell’età; invece nei bambini aggressivi quello che manca
è proprio l’influenza di determinati codici sociali che tendono a ridurre i comportamenti
aggressivi e a farli esprimere simbolicamente.
E’ molto importante in questi casi che il terapista che segue il bambino: diminuisca
immediatamente le frustrazioni (offese, pressioni in famiglia, ecc.); rafforzi il sostegno
svolgendo un ruolo riparativo, senza quindi rimproverare il bambino per la sua
aggressività; lasci decorrere liberamente e sfogare l’aggressività del bambino nell’ora della
terapia, mostrando di accettare quella parte di sé e di non ritenerla pericolosa (in questo
modo si crea un ambiente emotivo funzionale in cui il bambino riesce facilmente ad
esprimere i suoi pensieri più profondi); canalizzi progressivamente l’aggressività in modo
costruttivo attraverso lo sviluppo delle capacità simboliche che si offrono come tecniche
alternative di elaborazione dell’aggressività.
CAPITOLO 4: NOTE SULL’ATTIVITA’ DELL’INTERPRETAZIONE NEL LAVOTO
CLINICO
Il bambino, attraverso meccanismi di sostituzione simbolica e di proiezione, nel gioco crea
un’espressione di se stesso e interpreta ciò che attacca i suoi sistemi difensivi: diviene
utile in questi casi rimanere sul piano proposto dal bambino e continuare ad usare le sue
stesse simbologie (questo non impedisce di arrivare al suo inconscio). Infatti è stato
osservato che il terapista non parla mai direttamente al bambino della sua vita, ovvero
delle vicende personali del bambino stesso, ma è proprio il piccolo ad invitare l’analista a
parlare direttamente di queste situazioni quando lui stesso comincia a parlarne, in modo
verbale o non verbale. Secondo le teorie di Klein e Winnicott vari sono i fattori che
influenzano e determinano lo sviluppo del bambino.
CAPITOLO 5: RIVERBERI EMOTIVI DEL DISEGNO DI STRESS IN PERSONE OBESE
Alcuni studi hanno diagnosticato che le giovani donne obese sono più molto più sensibili
nelle ripercussioni emotive principali dello stress, rispetto alle coetanee normali. Aumenta
infatti l’ansia, la rabbia, la tristezza a seguito del quarto d’ora di disegno di stress, come
media quasi il doppio della norma. Questi sentimenti di elevato carico emotivo
contribuiscono a considerare questi soggetti obesi come categorie a rischio, sia sul piano
dell’impulsività nelle relazioni sociali sia nei termini della salvaguardia del corpo. Durante
lo stress negli obesi aumenta significativamente: il desiderio di dolci, del caffè, la tendenza
all’affanno e al soffocamento, desiderio di sonno, la sensazione di sentirsi stigmatizzati e
discriminati, soffrendo per la personale condizione anomala siamo in p
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