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Riassunto esame psicologia della personalità, prof.ssa Biasci, testo consigliato Rappresentazione, emozioni, motivazioni, lineamenti di personalità, V. Biasi E P. Bonaiuto Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di psicologia della personalità della prof.ssa Biasci, basato su studio autonomo e rielaborato del testo consigliato dalla docente Rappresentazioni, emozioni, motivazioni, lineamenti di personalità, V. Biasi E P. Bonaiuto. Gli argomenti trattati, suddivisi ognuno per capitolo, sono i seguenti: parte prima: linguaggio grafico,stress,emozioni,personalità;... Vedi di più

Esame di Psicologia della personalità docente Prof. V. Biasci

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modo si crea un ambiente emotivo funzionale in cui il bambino riesce facilmente ad

esprimere i suoi pensieri più profondi); canalizzi progressivamente l’aggressività in modo

costruttivo attraverso lo sviluppo delle capacità simboliche che si offrono come tecniche

alternative di elaborazione dell’aggressività.

CAPITOLO 4: NOTE SULL’ATTIVITA’ DELL’INTERPRETAZIONE NEL LAVOTO

CLINICO

Il bambino, attraverso meccanismi di sostituzione simbolica e di proiezione, nel gioco crea

un’espressione di se stesso e interpreta ciò che attacca i suoi sistemi difensivi: diviene

utile in questi casi rimanere sul piano proposto dal bambino e continuare ad usare le sue

stesse simbologie (questo non impedisce di arrivare al suo inconscio). Infatti è stato

osservato che il terapista non parla mai direttamente al bambino della sua vita, ovvero

delle vicende personali del bambino stesso, ma è proprio il piccolo ad invitare l’analista a

parlare direttamente di queste situazioni quando lui stesso comincia a parlarne, in modo

verbale o non verbale. Secondo le teorie di Klein e Winnicott vari sono i fattori che

influenzano e determinano lo sviluppo del bambino.

CAPITOLO 5: RIVERBERI EMOTIVI DEL DISEGNO DI STRESS IN PERSONE OBESE

Alcuni studi hanno diagnosticato che le giovani donne obese sono più molto più sensibili

nelle ripercussioni emotive principali dello stress, rispetto alle coetanee normali. Aumenta

infatti l’ansia, la rabbia, la tristezza a seguito del quarto d’ora di disegno di stress, come

media quasi il doppio della norma. Questi sentimenti di elevato carico emotivo

contribuiscono a considerare questi soggetti obesi come categorie a rischio, sia sul piano

dell’impulsività nelle relazioni sociali sia nei termini della salvaguardia del corpo. Durante

lo stress negli obesi aumenta significativamente: il desiderio di dolci, del caffè, la tendenza

all’affanno e al soffocamento, desiderio di sonno, la sensazione di sentirsi stigmatizzati e

discriminati, soffrendo per la personale condizione anomala siamo in presenza di un vero

e proprio sovraccarico conflittuale; ciò li rende particolarmente ipersensibili di fronte ad

ogni forma di stress.

Inoltre, i soggetti obesi risultano meno abili a comunicare con il linguaggio grafico, quindi

non verbale, qualunque condizione emotiva da esprimere, al contrario del linguaggio

verbale, poiché non hanno alcuna difficoltà a segnalare i cambiamenti emotivi mediante

scale di autovalutazione.

Sembra tipica negli obesi una cattiva relazione con il proprio corpo, basata anche su una

scarsa abilità a comunicare con se stessi, in base alle proprie condizioni e ai propri

bisogni. Nonostante i limite espressivi dei soggetti obesi, questi però manifestano una

forte intensità di comunicazione non verbale negli aspetti di dipendenza, passività,

inibizione e sottomissione.

PARTE II

CAPITOLO 6: SIGNIFICATI CONNESSI ALLA FORMA DEL CORPO E ILLUSIONI

DOVUTE ALL’ABBIGLIAMENTO

L’obesità e l’eccessiva magrezza si presentano come opposti effetti di disordini alimentari

e sono percepite come anomalie più o meno vistose della forma del corpo. Vi sono alcuni

soggetti che, in base alla loro personalità, cercano di apparire normali, mascherando la

propria anomalia corporea; altri che al contrario esaltano ed esibiscono il proprio corpo,

nonostante l’obesità o l’eccessiva magrezza. Vi sono anche soggetti normali che vogliono

fingersi grassi o magri, oppure che si credono tali, senza esserlo, e che si comportano di

conseguenza.

In base a raccolte iconografiche e testimonianze di testi letterari, l’aspetto esteriore

obeso è legato a significati di ingordigia, avidità, prepotenza, abuso, egocentrismo,

scarso controllo, trascuratezza (es. immagini di politici “obesi” rappresentano con amara

ironia la tendenza a prendere al popolo, abusando del proprio potere); con elevate

frequenza viene colto dall’obeso la tendenza a rassicurare se stesso allo specchio,

immaginandosi più magro, nel tentativo di mantenere l’autostima evitando ulteriori sforzi e

sacrifici; fra i paragoni animali i più frequenti sono il maiale, l’ippopotamo, l’orso, la balena

e fra gli oggetti ritroviamo la botte, il baule,ecc.; tra gli altri significati ritroviamo

l’abbondanza, la prosperità, la ricchezza, la magnificenza ma anche a volte il ridicolo, la

passività e una profonda insoddisfazione per il proprio corpo. Il giornale “Burda.Moda per

taglie forti” è basato sulla rappresentazione del volto grasso ma allegro e sorridente (è una

regola della rivista infatti perché il sorriso è veicolo dell’accettazione della propria forma

corporea anomala, consentendo un’atmosfera emotiva, ludica e disinvolta). Per quanto

riguarda i significati dell’aspetto esteriore, esso si lega a concetti in gran parte opporti a

quelli di prima e cioè ad inadeguatezza, scarsità, insufficienza, marginalità, povertà,

sterilità, fragilità, introversione, limitazione,ecc.; la magrezza solitamente nelle illustrazione

umoristiche è tipica dei naufraghi o degli esploratori dispersi nel deserto; i paragoni tipici

degli animali sono con l’acciuga e la sardina, o le frasi tipiche “magro come un chiodo,

come un palo, come una scopa..”; un significato profondo che a volte emerge è quello

dell’immaturità, ovvero dell’occupare un ruolo ancora infantile, non adulto (probabilmente

per un’assimilazione del “magro” con il “piccolo” e dell’”obeso” con il “grande”).

Negli obesi si riscontrano condotte di limitazione della vita sociale per evitare di venire

osservati e criticati, anche se ciò spesso viene compensato dalla frequente estroversione

di base di questi soggetti: essi cercano di deviare l’attenzione dell’osservatore, mettendo

in risalto altre caratteristiche del proprio aspetto esteriore e della propria personalità; per

l’abbigliamento l’obeso adotta gli stessi meccanismi di previsione e prevenzione della

percezione altrui: sono preferiti abiti molto lungi e ampi, anzicchè attillati e corti, per

mascherare le forme corporee, senza spacchi e scollature; sono abiti semplici, solitamente

di tinta unita, poco articolati e scuri; vengono utilizzati, sempre per distogliere l’attenzione

dell’osservatore, accessori vari come merletti, fiocchi, bottoni ecc. Al contrario i soggetti

molto magri nella condotta sembrano avere minori limitazioni nella sfera di vita collettiva,

poiché si sentono meno esposti all’attenzione critica e alla derisione; tuttavia sono di

frequente piuttosto timidi; per l’abbigliamento il magro utilizza anche abiti ampi e lunghi

ma è complesso e arricchito con elementi che ne aumentano l’articolazione, il grado di

definizione, come ampie cinture, i colletti, i polsi, arricciature,ecc.; si evitano fasciature,

abiti attillati, spacchi e scollature profonde che evidenziano le forme reali; si usano colori

chiari, tinte forti e luminose. Questo tentativo di mascheramento esaminato in entrambe le

categorie, viene invece evitato volutamente per esaltare al contrario le anomalie corporee,

ad esempio, a livello di spettacolo, per caratterizzare il ruolo e l’aspetto di determinati

personaggi.

Le linee parallele verticali di un vestito allungano la forma apparente del corpo, mentre un

abito con linee parallele orizzontali sembra allargare la figura umana.

CAPITOLO 7: DIFFERENZE INDIVIDUALI NELLE RAPPRENTAZIONI MENTALI DELLA

FORMA CORPOREA

La magrezza nei nostri paesi viene spesso connessa alla competenza, all’autocontrollo, al

successo, alla bellezza, ma anche alla debolezza, alla solitudine, alla povertà. Tuttavia,

sembra essere molto di più l’obesità fonte di bersaglio dei paradossi umoristici. E’ stato

rilevato che l’anoressia e la bulimia predomina tra donne bianche occidentali, rispetto ad

altri gruppi etnici. Le donne infatti desiderano essere più magre di quanto non siano in

realtà e sono insoddisfatte del proprio aspetto esteriore: si pesano più spesso, si

descrivono grasse, ricorrono alla consulenza medica per problemi connessi al sovrappeso

e si mettono frequentemente a dieta. Al contrario gli uomini sembrano percepirsi magri e

sottopeso. Ma a cosa si deve questa percezione distorta del proprio corpo?oltre al fatto

che i mass media diffondono spot e messaggi sul controllo della snellezza, sulle diete e gli

esercizi fisici, è stato statisticamente provato che i soggetti, nel valutarsi, fanno riferimento

alla forma corporea ideale elaborate dalle persone del sesso opposto.

Indagine: le donne rispetto agli uomini si considerano maggiormente in sovrappeso;

mangiano più del solito quando sono depresse; si preoccupano del proprio peso più

frequentemente; saltano i pasti più spesso; si mettono a dieta più spesso. Tramite delle

scale di valutazione gli individui presi in esame dovevano scegliere: la figura che si

avvicinava maggiormente alla forma corporea attuale, quella ideale desiderata, la forma

corporea del genere opposto ritenuta più attraente (attraente oggettiva) e quella

considerata più attraente dal sesso opposto secondo la propria opinione (attraente

soggettiva).

Risultati: le donne considerano maggiormente attraente una forma corporea maschile

inferiore rispetto alla forma corporea maschile attuale; gli uomini preferiscono la donna un

po’ più magra di quanto essa stessa si percepisce e dice di essere. È risultato che le

donne hanno manifestato il desiderio di un peso corporeo inferiore in base alle aspettative,

a livello di attrazione, degli uomini (pensiero che ha coinciso); al contrario gli uomini si

considerano magri in quanto credono che le donne siano maggiormente attratte da una

forma corporea più massiccia (pensiero distorto).

Quindi la maggior parte degli individui ha una concezione delle preferenze attribuite al

genere opposto, la quale non è in linea con la valutazione della forma corporea attuale e

dipenderebbe invece dall’interiorizzazione, tipica di ciascun soggetto, di canoni standard di

bellezza.

CAPITOLO 8: LEADERSHIP, PRESTIGIO SOCIALE E ILLUSIONE

Il prestigio, dal punto di vista psicologico, è una qualità positiva con aspetti e significati di

importanza, attrazione, fascino, potenza, autorevolezza merito, credibilità, che vengono

attribuiti ad una persona (o anche ad un gruppo, un’istituzione, un partito, ecc.) nel

momento in cui queste realtà vengono viste come molto valide. Si può trattare di un leader

politico, di un professionista, di un partito o della classe polita nel suo insieme. E’ molto

importante sottolineare che il prestigio viene attribuito, in seguito a fenomeni di

organizzazione percettiva, di formazione dei concetti e schemi mentali, inteso come

conferimento all’immagine della persona, dell’istituzione o dell’oggetto. Questi, nel

momento in cui si rivestono di prestigio, vengono pensati come diversi. Tale attribuzione

muta sia nella percezione sia nel pensiero quando il prestigio si riduce o viene perso. La

fisionomia viene modificata dal prestigio (ovvero che una persona viene vissuta come più

forte, più intelligente, più capace), ma il prestigio a sua volta dipende da indici, da elementi

inclusi nella fisionomia dell’oggetto e capaci di funzionare da segnali privilegiati, favorevoli

o sfavorevoli. Tali segnali devono venire accuratamente predisposti e mantenuti (quelli

positivi) o evitati e tolti (quelli legativi) se si vuole conferire, conservare o incrementare una

tale preziosa qualità.

Poiché il prestigio ha a che fare spesso con l’esteriorità, gli indicatori possono venire

studiati e manipolati: il prestigio infatti può generare illusione e fallacie sia nella percezione

che nel pensiero. Mentre la fiducia è quella che viene accordata al personaggio o

all’oggetto di prestigio, le illusioni si determinano quando esistono precise tendenze capaci

di orientare i processi di conoscenza e di azione in una direzione che può risultare fallace.

Il ripetersi ininterrotto di esperienze sempre gratificanti e costruttive comporta sia una

superiore tranquillità affettiva, sia la facile ed intensa esposizione ad un determinato set di

illusioni. Non solo la manipolazione degli indicatori di prestigio può portare ad illudere, ma

intervengono anche processi di sospetto, di confronto tra indizi e smascheramento. Tipici

generatori di illusione sono le mode culturali: le esagerazioni sono destinate prima o poi ad

attenuarsi, annullarsi o modificarsi. Analizzando vecchi spot pubblicitari è emerso un

sostanziale paradosso dovuto al fatto che nell’operazione pubblicitaria il prestigio veniva

proposto ed attribuito al prodotto in funzione di un evento di moda.

Viene definita egomorfica la costruzione del dispositivo persuasivo (ad esempio un

disegno grafico) che si indirizza verso un destinatario involontariamente rappresentato a

propria immagine e somiglianza. Questo stile promuove sostanzialmente l’assimilazione

delle informazioni e delle rappresentazioni a schemi mentali appropriati. L’operatore,

definito “il mago”, cerca di persuadere certe presenza animate (come una pallone da

calcio che parla), che intuisce e configura come potenti, affinchè realizzino un suo

desiderio o gli facciano arrivare un beneficio (il messaggio può essere una configurazione

visiva anche del tutto non verbale come la maggior parte dei messaggi pubblicitari).

Perciò possiamo dire che in un gruppo sociale non solo il leader ma anche i differenti

membri godono di una quota personale, maggiore o minore, di ascendenza sugli altri:

anche le persone che non sono in una posizione di preminenza riescono infatti a

manipolare una loro quota di prestigio sociale specifico, anche per ottenere dai leaders ciò

che questi possono presumibilmente dare, influenzandoli in modo sensibile e persuaderli.

Il prestigio dell’operatore “mago” è dato dalla sua particolare tenacia, enigmaticità,

pazienza, merito, insistenza ma allo stesso tempo coordinazione ed equilibrio.

CAPITOLO 9: ASPETTO ESTERIORE, IDENTITA’ E IMPORTANZA DELLA FIGURA

UMANA

La figura umana è così importante nell’iconologia da risultare l’oggetto più raffigurato da

quasi tutti i bambini e anche da moltissimi artisti nella storia delle arti visive. Anche se

l’osservatore cerca di andare oltre l’esteriorità, è normale che il primo approccio si

focalizzi, almeno inizialmente, sull’aspetto esteriore della figura. Molti sono d’accordo nel

ritenere che l’aspetto esteriore rivela il carattere di una persona, dandoci delle informazioni

sul suo essere. Nello specifico possiamo dire che le nostre riflessioni avvengono in merito

all’analisi di un insieme di componenti che vanno a determinare l’estetica del soggetto nel

complesso: la grandezza, la forma e la costituzione del corpo; i lineamenti del viso; il

colore di pelle e l’abbronzatura; tatuaggi e piercing; le caratteristiche dei capelli; la

presenza di voglie, nei o cicatrici; la postura del corpo e la sua andatura; la mimica, ecc.

Dal punto di vista verbale le informazioni provenienti dai modi di dire (come colletti bianchi

per indicare le categorie lavorative, o sangue blu per indicare il rango dei nobili),

soprannomi (“il Biondino”, “il Guercio”), nomi e cognomi contribuiscono a costituire delle

informazioni in merito al soggetto che abbiamo di fronte e/o con cui interagiamo. Vi sono

poi alcuni cognomi che sono capaci di ridicolizzare potentemente il rispettivo portatore

(come Porco, Maiale, Nasone, Bavoso ecc). Nonostante ciò rarissimi sono i casi in cui tali

soggetti ne chiedono la modifica nei termini della legge: questo perché intervengono dei

processi psicologici di adattamento (o abitudine). Da alcune ricerche è risultato che i

portatori di cognomi molto bizzarri valutavano ciascuno il proprio cognome

complessivamente come normale, abituati fin dall’infanzia, mentre consideravano

fortemente incongruenti i cognomi di altri soggetti che sentivano per la prima volta (es. il

signor Maiale sbotta di risate sentendo il cognome Cadavero).

Dal punto di vista non verbale l’abbigliamento, la cosmesi, l’acconciatura, la mimica ed i

lineamenti del volto, si dimostrano capaci di influenzare di gran lunga la figura umana (ne

può configurare per es. il ruolo attraverso l’eleganza).

CAPITOLO 10: RIFLESSIONI SULL’ASPETTO ESTERIORE DELLE PERSONE

Nonostante sappiamo che l’aspetto esteriore non è tutto, è anche vero che può

ugualmente contare molto. Le varie componenti dell’aspetto esteriore degli esseri umani si

possono distinguere in segnali verbali o non verbali; questi ultimi a loro volta possono


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Riassunto per l'esame di psicologia della personalità della prof.ssa Biasci, basato su studio autonomo e rielaborato del testo consigliato dalla docente Rappresentazioni, emozioni, motivazioni, lineamenti di personalità, V. Biasi E P. Bonaiuto. Gli argomenti trattati, suddivisi ognuno per capitolo, sono i seguenti: parte prima: linguaggio grafico,stress,emozioni,personalità; parte seconda: significati,illusioni,aspetto esteriore della persona; parte terza: intolleranza dell'incongruità e previsioni della condotta.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in educatore professionale coordinatore dei servizi
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Franci0703 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Biasci Valeria.

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