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Riassunto esame Demografia, Docente Micheli, libro consigliato Demografie, Micheli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Demografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Demografie, Micheli.
Parte A : La popolazione Europea sul lungo periodo:
1) Storia e biologia delle pandemie;
2) Ancien Régime: fluttuazioni e feed-back;
3) La Transizione Demografica;
4) La rivoluzione microbiologica di fine Ottocento;... Vedi di più

Esame di Demografia docente Prof. G. Micheli

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ESTRATTO DOCUMENTO

• Malattie cardiovascolari -> la rivoluzione cardiovascolare si fa attendere all’est

Fluttuazioni post-transizionali

Le curve di fecondità (italiana) ancien règime 1936-2000 cambiano perché:

• Si abbandona a tutte le età

• Dirada le nascite all’ultima parte della vita feconda (si rinvia il momento della prima maternità)

Il massimo effettivo di fecondità (Livi Bacci): 11/12 figli (massimo biologico). L’abbinamento

avviene per:

• Posticipazione matrimonio

• Allungamento intervalli inter genesi

+ introduzione tecnologie di controllo (+ efficaci e diffuse

+ rivoluzione dei costumi 1960, pillola anticoncezionale (abbassa di più la fecondità) ansiolitici

1) 1° Fluttuazione post transizione: 1930 discesa rallentata della natalità fino alla chiusura della

forbice. Minimi primi anni 30 e 50 -> collasso nascite.

2) 2° Fluttuazione: “baby boom” 1964, 1955-1964 crescita fecondità totale. Motivo:

• Discesa età matrimonio

• Variazione positiva della fecondità (avere subito un figlio) di prim’ordine, comunque non produce

per forza un avvenimento della dimensione familiare (tranne in USA).

Easterlin: collegamento tra cicli macroeconomici di crescita e cicli demografici (regolarità statistica)

= relazione inversa tra tasso di fecondità totale e l’indice di turn-over (giovani -> lavoro/vecchi->

pensione) = cresce la difficoltà dei giovani a trovare lavoro -> cala la propensione a metter su

famiglia.

Questa teoria ha successo perché:

• Si incentra su dinamiche di generazioni

• Il mutamento delle preferenze demografiche è visto come endogeno ai modelli aggregati di

crescita, ovvero la popolazione diventa variabile endogena nei modelli di crescita economica. Fa

partire un circuito a feedback ma vale solo per i paesi anglofoni.

Non c’è una teoria interpretativa perché:

- Tasso di fecondità come scelta razionale della coppia a seconda della difficoltà per entrare nel

mondo del lavoro ma l’indice di turn-over riguarda l’occupazione maschile

- Le scelte dei figli dipenderebbero dal confronto tra il livello di benessere vissuto dai genitori e le

proprie prospettive di benessere ma è troppo vaga come ipotesi. 2 figli ok 3 figli = difficolta e

rinunce -> i figli vorranno meno figli. Non si riesce a sostanziare la regolarità statistica anche

perché c’è il baby boost (diminuzione nascite per crisi economica) e poi i livelli di fecondità si

stabilizzano a meno della soglia di rimpiazzo tra generazioni

La seconda transizione demografica

Doppia rivoluzione:

- Sharter (individua due rivoluzioni), una sessuale/contraccettiva ma inefficace, una sessuale

contraccettiva efficace al 100%

- Ariès (individua due rivoluzioni), 800: -figli +qualità, 900: centralità adulto/vita di coppia

La 2° transizione demografica è un processo di cambiamento relativo sia ai comportamenti

demografici in senso stretto, sia ai modelli di family formation. Si divide in 2 periodi:

- 1° periodo (1965/1970): declino della fecondità a tutte le età (rivoluzione contraccezionale),

risalita età matrimonio, esplosione dei divorzi.

- 2° periodo (1975 ->): recupero fecondità oltre i 30 anni, alti livelli divorzi – bassa probabilità di

risposarsi, diffusione nuovi modelli familiari.

L’autonomia individuale prende forme pubbliche e si dirige contro ogni espressione di autorità

istituzionale. A differenza della prima transizione che si realizza nelle vite private.

Legame tra modernità e nuovo modello riproduttivo

C’è razionalizzazione e fecondità e adesione ai nuovi modelli familiari, non c’è la diffusione della

2TD per osmosi non è del tutto avvenuta nel sud Europa. L’Europa è divisa in paesi scandinavi

(fecondità media fuori dal matrimonio) e paesi mediterranei (fecondità bassa dentro al matrimonio).

Persiste divergenza nella transizione di fecondità. La fecondità molto bassa dei paesi del sud

Europa dagli anni 80 ha colpito l’immaginazione scientifica. 1,2 figli per donna, stagnazione delle

nascite, pratica in voga da più di ¼ di secolo, si è estesa all’est Europa, ci sono comunque

differenze locali: i minimi nazionali nascondono i minimi regionali.

Quali sono i passi intermedi che hanno portato a dimezzare la propria discendenza?

- 1970: fecondità per razionalizzazione controllata

- 1990: nascite sotto i 25 anni

Fecondità unità + longevità -> fenomeno della deparentalizzazione -> crollo della parentela laterale

orizzontale e diagonale. Fecondità nord-sud Italia: + nascite al sud quando c’è la transizione

demografica poi anni 90: collasso fecondità (tasso maggiore al nord). Ci sono 2 modalità di

invecchiamento dall’alto:

1) + persone vivono a lungo -> alzano la vita media e la soglia limite rimane uguale

2) Un élite della popolazione si spinge oltre la soglia limite della vita umana. Le tavole di

probabilità di morte da 100 e 110 -> durata indefinita della vita

Invecchiamento per rettangolarizzazione

- Allungamento età limite dovuto a spostamenti in avanti e collettivo della curva di sopravvivenza

(2 metà 900)

- Jean Bourgeois-Pichat: tavola di mortalità biologica con limiti 76 uomini e 78 donne. Ma poi è

costretto a distinguere cause esogene (processo medico), cause endogene (causa vera) e i limiti

salgono

Rettangolarizzazione, curva di sopravvivenza: tanti arrivano ai limiti biologici ma questi non

vengono spostati in avanti.

Gli studi sulla senescenza della specie umana portano dall’ipotesi che è il prodotto di un doppio

processo:

1) Cumularsi di insulti ambientali

2) Orologio intrinseco genetico

Manton (controllare il cumularsi di insulti ambientali) 1988 ipotesi optimal survival:

1) Tenere sotto controllo insulti ambientali

2) Prolungando l’orologio intrinseco del 10%

Con questa simulazione di estensione della curva di sopravvivenza arriviamo a 150/200 anni,

questo comporterebbe il raddoppiamento della popolazione globale più il ribaltamento della

struttura per età.

Più ipotesi: transizione al figlio unico -> porterebbe al collasso demografico finale -> scenari futuri

non sostenibili -> speranza: -figli per donna e spostamento in avanti delle scelte procreative ma

fecondità tardiva (+40) e molto tardiva (+45) in ripresa. Non recupera neanche i livelli degli anni 60

ma crescono i casi di maternità oltre i limiti biologici tradizionali (dagli anni 90).

Ipotesi Jean Bourgeois-Pichat:

Espansione età feconda e controllo menopausa (fecondità a 2 stadi)

Ma in realtà la seconda fase di fecondità si allontana dalla prima -> più aumenta l’intervallo tra

generazione -> - tasso di fecondità

Ipotesi Caselli e Valin

Crescita demografica per calendario familiare bimodale. La simulazione scientifica di questi

scenari rileva la loro capacità di regolazione demografica.

La morte sempre più sotto controllo produce intolleranza decessi in giovane età (longevità +

diminuzione della mortalità infantile)

Ma ci sono anche molte disuguaglianze (inspiegabili e non modificabili)

1) Tra uomo e donna:

- 19° secolo: scarto uomo/donna basso (circa 2 anni)

- La morte sotto controllo aumenta la divaricazione tra uomo e donna -> ultimi anni 1900

- U/D hanno sopravvivenza con scarto di 25 anni

Perché?

• Spiegazione sociale/ambientale/culturale: la sovra mortalità maschile è dovuta ai tipici

comportamenti e stili di vita maschili (fumo, alcool, motivi psicologici e rischio ischemie)

• Spiegazione biologico/genetica: le donne hanno un vantaggio naturale

2) Di status

- Differenziali di mortalità regionali

- Differenziali di mortalità per status sociali (diversi livelli di istruzione)

Jean Bourgeois-Pichat: mortalità = terreno composto da rocce

Friabili (cause esogene che il progresso può eliminare), non friabili (cause in-eliminabili, endogene,

non scalfibili). Il problema non è più solo quanto ci si spetta di vivere ma in quali condizioni, e

comunque la perenne giovinezza avrebbe un effetto devastante sulle relazioni sociali familiari,

intergenerazionali.

Cosa succede se si vive più a lungo? (Compressione mortalità)

• Aumento stati cronici critici

• Compression of morbidity (Fries 1982) -> età di inizio delle cronicità o fragilità slitta in avanti (+

qualità di vita -> +compressione morbilità)

Teoria dell’equilibrio dinamico

-Biorbilità = +longevità -> popolazione bisognosa invariata (+ durata +qualità)

Su quali riscontri empirici si basa questa teoria?

Si basa su un indice stimato da dati survey -> “disability free life expetancy” (Sullivan 1977). Gli

anni che una persona si una certa età può aspettarsi di vivere senza problemi veri di salute o

disabilità acquisita. Combina:

1) Tavole di morte

2) Age specific disabilità prevalence (auto percepito)

Per trovare conferma a questa teoria bisognerebbe che:

Compression of morbidity = compression of mortality

Ma come misurare la non buona salute?

- Sfera fisica

- Sfera mentale

- Sfera sociale

Perdita autonomia

Lo strumento più diffuso è l’indice IADL (Lawtan, Brody 1969) che misura l’autonomia funzionale

nelle attività di vita quotidiane, ed è misurato a cittadini non ricoverati in strutture residenziali.

Funziona perché è semplice:

- 7 items (vita quotidiana)

- 3 livelli autonomia

L’area di non autonomia comprende gli individui totalmente non autonomi e gli individui autonomi

solo parzialmente.

Area di fragilità = area capacità di rispondere alle richieste dell’ambiente di riserva.

La perdita di autonomia sale dai 60 ai 90 anni -> la disabilità Age-dependency

Sovra natalità maschile corrisponde anche a una sovraesposizione al rischio di non autonomia

(cresce raddoppiando ogni 5 anni di vita: 16% // 85 anni e 60% // 95 anni.

È davvero in atto in Italia una compression of morbidity (come in altri paesi occidentali)?

Non sembra esserci una compressione della disabilità severa, i tassi di non autosufficienza (riferiti

a 70-89 anni) mostrano:

1) Calo disabilità parziale

2) Aumento (lieve) disabilità severa

C’è relazione causa effetto tra scolarità e autonomia, la controtendenza italiana è quindi giustificata

perché la scolarizzazione è stato un processo tardivo rispetto agli altri paesi europei.

• Fragilità = condizione di rischio e vulnerabilità

• Resistenza = capacità di sopportare lo sfarzo senza spezzarsi e senza modificazioni delle

condizioni omeostatiche

• Plasticità = capacità di accompagnare una sollecitazione con una deformazione non catastrofica

• Criticità = condizione esperita da un individuo lungo la sua scala di livelli di severità e una

probabilità di accadimento

• Vulnerabilità = grado di propensione di un individuo che sperimenta una criticità di livelli inferiori

a scivolare in una criticità di ordine più elevato

La fragilità è produttore della disabilità (dimensione biologica):

Criticità di 1° ordine -> vulnerabilità fragilità plasticità -> criticità di 2° ordine (disabilità non

autonomia, cronicità)

Capitolo 5

Movimento di popoli [demografia degli altri]

William Senior critica Malthus, questo sopravvaluta il rischio di sovrappopolamento perché: più

condizioni economiche in progresso = più prudenza dell’uomo (per migliorare la vita e non

scendere socialmente). Il problema del paradigma di Malthus è che si autoproclama avvocato degli

interessi degli altri ma riesce a cogliere un principio: i working poors possono fare per sé stessi più

di quanto gli altri possono fare per loro (oggi non è ancora del tutto condiviso. Comunque l’analisi

di Malthus contiene 3 proposizioni presuntive che preservano a lungo sul modo occidentale di

intendere il problema della popolazione:

1) Disegna scenari allarmanti in cui il problema sono gli altri

2) Si dichiara difensore legittimo di questi altri

3) Per difendere gli interessi degli altri da una lettura parziale della realtà

Questo paradigma del problema demografico va poi a riguardare soltanto l’economia (rapporto

sussidi-popolazione) perché il conflitto tra élite e massa [“saggio sul principio della popolazione

1798], la coscienza scientifica del problema della popolazione rinasce con Malthus a causa della

pressione della massa degli altri. I working poors (Malthus) -> fine 800: poveri urbani delle

metropoli 1° quarto 900: usa sterilizza deboli e delinquenti.

Fine anni 50: Coale + Hoover fanno uno studio che indica i grandi vantaggi economici nel caso di

declino della fecondità, i primi programmi di family planning -> conferenza a Bucarest 1974 (per

paura sovrappopolamento). Torna il problema Malthus della popolazione (paesi industrializzati vs

terzo mondo).

Vogliono regolazione dinamica demografica mondiale ma con particolare attenzione allo sviluppo.

Ma non passa perché è un progetto invasivo. Dà troppa attenzione al mettere l’informazione a

portata di tutti, più educazione. I paesi dovevano rispettare obiettivi demografici fissati in forma

parametrica. Poi questo progetto divenne bozza di strumenti politici per il progresso delle nazioni.

Perché il piano d’azione non passò?

Il 3° mondo voleva voce e influenza nelle scelte economiche, nei primi anni del 1970 iniziò il

pensiero terzo mondista che vede nella ripartizione ineguale della ricchezza il principale ostacolo

allo sviluppo (e se non c’è sviluppo non c’è family planning). L’ONU difende questa posizione ma

proprio per questo il piano d’azione non ha successo per la sua filosofia di fondo (ispirata alle 3

proposizione presuntive di Malthus).

Negli anni successivi a Bucarest !974 iniziano a comparire critiche sui programmi di family

planning.

Es. Peter Bauer: la crescita della popolazione è fenomeno naturale, la relazione tra crescita

demografica e sviluppo economico non è per forza negativa, più popolazione non vuol dire per

forza meno sviluppo. Dagli anni 80 più riforme economiche e meno riforme demografiche ma

comunque nella conferenza a Città del Messico, rimane intatto il 2° principio e gli USA si rivolgono

di più verso l’auto determinismo e liberismo. Nella conferenza del Cairo 1994, riuscirà a togliere la

2° proposizione malthusiana sostituendola con la soluzione per l’emancipazione femminile.

Stato demografico del pianeta

1) 1950 c’erano 4 paesi con più di 100 milioni di abitanti, due giganti asiatici (Cina e India) e due

giganti occidentali (USA e URSS)

2000: si aggiungono Giappone e 6 paesi in via di sviluppo (es. Brasile, Messico)

2025 è previsto Turchia e 6 paesi in via di sviluppo (es. Congo, Etiopia)

Paesi in cui c’è tanta crescita (75% popolazione mondiale):

- Africa Sub-sahariana

- Africa del nord

- Penisola araba e Medio oriente

- America latina e caraibica

- Asia meridionale/orientale/pacifico

Il 21° secolo: emerge Africa e asia meridionale e collasso dell’Europa e America del Nord.

2) 1700 2% terreno coltivabile coltivato, 680 milioni di persone

1900 6% terreno coltivabile coltivato, 1miliardo e 600 milioni di persone, negli anni 30 del 900 è

aumentata la produttività grazie ai fertilizzanti, pesticidi e nuove tecniche di irrigazione.

2000 12% terreno coltivabile coltivato 6 miliardi di persone

Svantaggi dal 1950:

- Foreste tropicali (-10 milioni kmq)

- Calo biodiversità

- Inquinamento altissimo

- Desertificazione e distribuzione diseguale delle fonti idriche

3) Forti differenziali di crescita tra paesi limitrofi -> cambiamenti geopolitici pesanti

- Es popolazione India > popolazione Cina

- Previsioni 2005/2040: paesi arabi +70% paesi non arabi +38%

- Cambiamenti geoeconomici, geodemografici geopolitici (l’africa sub-sahariana è il paese con

meno possibilità di sviluppo e di sviluppo demografico)

4) Cresce la divaricazione sanitaria tra il 1° e il 4° mondo

Vita media in Africa = 50 anni, nei paesi mediterranei 82 anni per le donne e 76 per gli uomini.

In sud Africa la speranza di vita alla nascita è < di 40 anni (guerra, fame, malattie, aids)

5) La percezione diffusa della demografia africana è stata condizionata dallo schema Malthusiano

(+ popolazione = - risorse) e ciò ha trovato riscontro nelle carestie etiopiche 1973/1974-

1984/1985. Ma comunque a volta più popolazione che da coltivazione estensiva si passa a

intensiva. In ogni caso manca una trasformazione economica sostenuta: sviluppo dal basso =

meno aiuti e investimenti dall’estero più micro-crediti e opportunità per le esportazioni.

6) Heimweh = malinconia -> -> emigrare per necessità (disagio) sentimento del provvisorio

duraturo. Individui e popolazioni si muovono per ristabilire un equilibrio tra risorse e popolazioni

(messo in crisi da eventi naturali e trasformazioni strutturali)

2 fenomeni di massa con cui si manifesta la mobilità

1) Emigrazione verso l’estero (flussi interoceanici)

- Europei che abbandonano l’Europa (1800-1930): 40 milioni

- 1° ciclo migratorio interoceanico -> dato dalla crisi economica e sociale del 1866 di irlandesi

(per carestia) e tedeschi (contadini e lavoratori) verso USA, Canada, Dominions

- 2° ciclo migratorio -> crisi agraria anni 80, sviluppo dei trasporti marittimi, pressione

demografica per impoverimento

Di regioni europee mediterranee e orientali (Italia: 25 milioni -> USA, Argentina, Brasile, Canada,

Australia) (Penisola iberica -> America del Sud)

2) Spostamento del baricentro delle comunità rurali alle grandi città (esodo rurale urbano)

- Processo di crescita della popolazione europea, appropriazione di nuovi spazi e intensificazione

dell’occupazione

- Il processo di urbanizzazione si muove lungo una direttrice Sud -> Nord

- Nel 1200 c’erano 7 grandi città (sopra i 50000 abitanti): 3 in Spagna (Cordoba, Granada,

Siviglia), 2 in Italia (Palermo, Venezia), Parigi e Colonia

- Nel 1800 (sopra i 100000): 23 ad inizio 800 e 135 verso la fine dell’800

- 7 città metropolitane: Londra, Parigi, Berlino, Vienna, Amburgo, Pietroburgo

- In Italia invece: mentre in occidente c’è urbanizzazione, in Italia c’è ruralizzazione, nel 1870

decolla anche qui la città moderna

Non è vero che in Europa la mobilità a lungo raggio riesce solo con le moderne tecnologie di

trasporti: tutto il 2° millennio ha grandi spostamenti:

- 1° millennio: migrazioni per clima nord > sud // est > ovest

- 2° millennio: migrazioni per nuove terre (verso zone ostili poco montuose)

Primi 3 secoli del 2° millennio:

1) Drang nach osten: ovest -> est

- Le popolazioni germaniche prendono i territori delle etnie slave (ora Germania ovest)

- Parte dal 12° secolo

- Coinvolgono per 200 anni il 10% della popolazione

- Effetto fondatore

2) La riconquista: Nord -> Sud

- Riconquista dei territori arabi sulla penisola iberica (fine: Siviglia 1248)

Poi

- Crisi demografica 300-400 (grandi pandemie = no emigrazione)

- 500: la popolazione europea cresce (ma ultimi fuochi della peste), ma le tecniche di coltivazione

non sono ancora ultimate quindi ci sono poche risorse, le regole del maggiorascato e non c’è

posto nei luoghi di produzione quindi, tra il 600 e il 700 ricomincia il movimento verso oriente

dalle potenze centrali, si crea una nuova pressione demografica che porta a nuove migrazioni

verso oriente, porta alla colonizzazione delle etnie slave (Prussia e Austria).

- Tra 700 e 800: flussi per colonizzazione più flussi per lavoro e commercio. Es. lavoro agricolo

stagionale verso 7 direttrici migratorie:

1) Mare del nord (interno -> costa)

2) Inghilterra orientale (isole -> Londra

3) Parigi (dalle alsi e dai rilievi)

4) Bacino castigliano e Madrid (dalla Galizia)

5) Sistema catalano e provenzale (dai rilievi)

6) Pianura padana (dai rilievi)

7) Italia centrale (da est e sud)

Migrazioni Europa 1900

Migrazioni di massa: reclutamento manodopera e movimenti forzati di popoli (per grande

ridislocazione delle masse lavoratrici a fine 800).

• Prima della 1° guerra mondiale, 5 milioni di persone venivano in un paese straniero per lavoro.

• 1912-1913 Le guerre balcaniche anticipano le dinamiche di espulsioni e rimescolamenti etnici.

• 1915 l’antropologo Montandan incoraggia l’espulsione delle minoranze etniche-religiose per

prevenire conflitti interni

• (1° fronte mobilità coatta) alla fine della 1° guerra mondiale ogni spostamento di confine attuato

con i trattati di pace mise in moto dinamiche di pulizia etnica (Austria, Ungheria, Reich, Greci e

Turchi)

• (2° fronte mobilità coatta) anni 30 migrazioni di espulsi o rifugiati per motivi politici/etnico religiosi

(Russia-ebrei (poligrom), Germania-ebrei (poligrom), spagna-repubblicani (limpieza)). Tra le 2

guerre: ci furono più di 10 milioni di profughi e più di 8 milioni di lavori coatti (reich).

3 flussi principali

1) Nuove pulizie etniche: Tedesche, polacche, ungheresi, ucraine, bielorusse, lituane, cechi,

slovacchi, italiani. Ultimo flusso forzato: anni 50 quando i tedeschi andavano da est a ovest

prima del muro di Berlino

2) Decolonizzazione: ritorno dei coloni europei alle rispettive madri patrie, arrivo degli ex

colonizzati verso patrie colonizzatrici

3) Flusso ininterrotto dall’Ungheria alla Jugoslavia di rifugiati e richiedenti asilo politico

4) Migrazioni da lavoro

Non è vero che oggi il fenomeno migratorio è un fenomeno da sud a nord

- Anni 90: 5 paesi con i più alti tassi di immigrazione (USA, Australia, Arabia Saudita, Canada,

Costa D’Avorio)

- Le persone lavorano fuori dal paese d’origine perché sono importanti i flussi sud-sud

Regole di funzionamento dei flussi planetari

1) Crescente regionalizzazione dei teatri d’azione di grandi flussi all’interno del sud del mondo

2) I flussi sud-sud del mondo crescono perché: crescono le disponibilità economiche e

demografiche tra gli stessi paesi del sud (es. shock petrolifero)

3) Anche nel sud del mondo i flussi di lavoro sono guidati da regole della minima distanza

(geografica e culturale) tra origine e destinazione

4) Quando la disparità di opportunità di lavoro tra 2 paesi accentua la pressione migratoria, la sua

componente illegale e irregolare è la prima ad affermarsi. Porta a un circuito di feedback

negativo (espulsioni e deportazioni). Più attività -> più irregolari -> + allarme -> politiche di

espulsione

Grande emigrazione dell’Italia

Da metà 800 => 1°GM destinazione continente americano cause economiche, tecniche,

demografiche più altre congiunturali.

Emigrazioni italiane, sempre europa (Francia, Svizzera, Germania) e America. 1876/1913 +

progressivo e + consistente. 1913 60% di 872000 espatri per USA. 1°GM si interrompe

l’emigrazione. + espatri/rimpatri della stessa persona.

La grande emigrazione ha 2 fasi

1) Trend crescente fino a fine 900

2) Primi 15 anni del 1900 con andamento legato alle dinamiche del mercato di lavoro

internazionale.

Paesi europei con più migrazioni: Regno Unito, Italia, Argentina +50%, Brasile +60%, USA 15%

Cause emigrazione

• Fattori di attrazione (cosa offrono?):

- Sviluppo economico (USA offre lavoro e salari)

- Progresso tecnico (USA offre lavoro e salari)

• Fattori di spinta (cosa perdono?): la storia economica/sociale di ogni paese caratterizza i flussi

d’uscita in Italia: nel 1° ventennio dall’unificazione le innovazioni introdotte a livello commerciale,

produttivo, tecnico non bastano:

1) C’è ancora vocazione agricola forte che è schiacciata dalla crisi agraria mondiale

2) C’è divaricazione tra sud (agricoltura e sussistenza) e nord (agricoltura meccanizzata e

integrata)

3) La nascente industria settentrionale fa del sud un mercato di smercio della produzione e un

aumentare di manodopera

4) Meno tasso di mortalità ma mortalità comunque elevata

5) Mancano e non funzionano le politiche di regolazione migratoria => le agenzie di navigazione

sono forti, i migranti non hanno tutele. 1° 1888 (Crispi) inadeguata, 2° 1901 agenti diventano

vettori di trasporto, regolazione rapporti migranti/vettori, organo di controllo.

Paesi di arrivo: Argentina favorevole per espandere i terreni di coltivazione. USA 1882

immigration act controlla rigidità quantità e qualità dei flussi.

In quali parti d’Italia si formano i flussi d’uscita?

Grande emigrazione:

• 1876/1880: nord Italia -> Sud America

• 1881/1895: sia Nord che Sud Italia vanno però anche in Europa per la vicinanza geografica

• 20° secolo: prevalenza Sud (Sicilia Sardegna) -> USA Canada.

Importanza delle catene migratorie: nascono sulle continue conservazioni di informazione tra paesi

d’origine e arrivo, alimentata anche da agenti. Diventa una sorta di impresa.

La grande immigrazione verso l’Italia

Dal 1970 l’Italia diventa paese di destinazione per i flussi migratori che arrivano dai paesi a forte

pressione migratoria, quelli in via di sviluppo e alcuni ex blocco sovietico. Ce ne si accorge nel

censimento 1981, i presenti sono più dei residenti. Il motivo del modello migratorio mediterraneo

(Italia, Spagna, Grecia, Portogallo):

1) L’economia familiare di sussistenza e il latifondo assumono manodopera non qualificata e non

tutelata

2) La manodopera femminile immigrata copre le carenze dei sistemi di Welfare nel settore dei

servizi alle persone

3) Questi paesi hanno svolto un ruolo di puro transito (per flussi destinati in teoria al nord Europa=

che è stato favorito dall’assenza di qualunque legislazione regolamentatrice.

1° legge organica nel 1998 turco-napolitano, in assenza di legislazione: periodiche regolarizzate

(sanatorie) che hanno fatto una certa, parziale programmazione dei flussi.

Crescita immigratoria in Italia

Crescita immigratoria in Italia negli anni 90 da paesi africani, dal 200 gli immigrati dall’Europa

orientale > dall’Africa del Nord. Ci sono poche fonti per studiare l’immigrazione in Italia, si usano

stime campionarie.

- Irregolare, individuo entrato con appropriato permesso/visto ma una volta scaduto non ha i

requisiti per rimanere.

- Clandestino, migrante entrato illegalmente nel paese e che quindi non è mai stato regolare.

Le regolazioni comportano:

1) Effetto espansivo/richiamo: fase preliminare di un nuovo provvedimento per aumentare

l’attrattiva

2) Effetto sanatoria/Deflattivo: successivo al provvedimento provoca una grande diminuzione di

regolari

I flussi migratori approdano al sud (clandestini doppi) ma si spostano poi al Nord (lavoro). Maggior

concentrazione di stranieri nelle grandi città:

• Paesi nord-Africani: costante ma sempre consistente

• Paesi europa orientale: Moldavia, Ucraina, Polonia, Romania

• America latina: Perù Equador

• Asia: Filippine, Sri Lanka, Pakistan

• Più flussi segnati da specializzazioni lavorative (molto poco frequenti)

Come un contingente di migranti può diventare popolazione

3 condizioni:

1) Rapporto tra generi che renda il mercato matrimoniale variegato

- Modello di equilibrio (albanesi): la convergenza può avvenire partendo da situazioni di

squilibrio maschile o femminile

- Modello statico (maschi nord-Africa/femmine America Latina): forte predominanza di un

genere che non subisce variazione nel corso del tempo

- Modello di femminilizzazione (America Latina/Europa Est): accentuazione componente

femminile in continua e già continua prevalenza femminile

2) Costruzione o ricongiungimenti di nuclei familiari: migranti 1° generazione: prevalenza

famiglie transizionali, ricongiunte successivamente o no

3) Allargare i nuclei familiare con nascita di figli: squilibri rapporto generi più endogamia ->

matrimonio nel paese d’origine. Migranti di 2° generazione, la loro integrazione dipende dalla

loro età all’arrivo, dal paese d’origine e dal genere

Capitolo 6

La velocità di crescita del pianeta sta diminuendo, la popolazione aumenta ad un ritmo più

moderato del passato. C’è comunque un’accelerazione perché la diversa velocità di declino, di

fecondità, che dipende da fattori culturali è comunque sopra il livello di rimpiazzo, e mortalità,

sopravvivono più persone. Il rallentamento di crescita rispetto al passato c’è perché il contributo

della fecondità sarò sempre meno rilevante e il contributo del momentum sarà sempre maggiore.

Le generazioni più giovani fanno meno figli ma sono più numerosi. Diventerà l’unico fattore di

incremento. Non in tutti i paesi del mondo la transizione demografica è conclusa.

Variabilità:

- Paesi con fecondità < livello di sostituzione (Cuba)

- Paesi con fecondità naturale senza contraccezione (Niger)

Si confrontano i parametri demografici fondamentali (fecondità + speranza di vita) e se ne

evincono 2 gruppi distinti:

1) Quasi esclusivamente africano: fecondità -> 4 figli per donna con speranza di vita bassa

2) Paesi asiatici e America latina: fecondità -> ≤ 3 figli con speranza di vita da 41 anni a 78.

Ma c’è una forte variabilità, la transizione demografica però non spiega totalmente i processi dei

paesi poveri, perché la relazione tra fecondità e mortalità si attenua oltre una certa soglia di

sopravvivenza a causa di eccezionali condizioni (AIDS) oppure per politiche di controllo delle

nascite. C’è una forte variabilità anche se si mette in relazione la fecondità con le condizioni

economiche dei paesi poveri (PIL pro-capite):

1) Gruppo “A” (> paesi africani): - disponibilità economica + fecondità (max 5)

2) Gruppo “B” fecondità contenuta (non dipendente dalla ricchezza) ma sotto una certa soglia di

fecondità, la disponibilità economica è poco rilevante

Il dibattito sul sovrappopolamento del pianeta si accende durante le crisi economiche e in relazione

ai temi della carenza di risorse idriche, energetiche e alimentari. Più dibattito di soggetti politici e

istituzionali per continuare o meno i family planning.

1) Crescita della popolazione mondiale sta rallentando ovunque, la fecondità potrebbe essere

ancora minore se il family planning fosse diffuso (bisogno di contraccezione non soddisfatto =

76 milioni di gravidanze)

2) Il declino generalizzato della fecondità rende ormai superflui gli interventi dello stato. C’è

rivoluzione di fecondità per la rivoluzione contraccettiva che ha interessato il mondo povero dal

1965 (ma ciò rallenterebbe la dinamica in atto.

3) Sostenibilità dei costi/efficacia della spesa, nei paesi poveri le risorse a disposizione per

interventi del tipo sociale umanitario e economico sono scarse e la loro allocazione avviene

sulla base di una graduatoria di priorità -> family planning più interventi in altri ambienti

Una crescita demografica moderata e ritenuta la via positiva per lo sviluppo

• Famiglie di dimensioni ridotte -> migliori prospettive economiche

• Intervalli intergenesici più lunghi -> migliori condizioni per il bambino, minor mortalità materna +

benessere – costi

• Famiglie meno numerose -> conciliazioni tra maternità e lavoro extra domestico (donne = forza

lavoro)

• + family planning = - pressione sulle risorse del paese, - disuguaglianze, + creazione di lavoro, +

costruzione capitale umano.

Anche se ci sono stati risultati bisogna comunque mantenerli ancora sebbene un’inversione di

tendenza è di difficile realizzazione.

Le conferenze mondiali hanno condizionato le politiche demografiche

• Nel 1954 a Roma: 1° conferenza mondiale sulla popolazione, creazione di centri di formazione

per specialisti di processi demografici e diffusione di informazioni, studi e ricerche.

• Nel 1964 a Belgrado (ONU + IUSSP): discussione di relazioni fra crescita e strategie di sviluppo

economico

• Nel 1974 Bucarest: entrano in scena strategie e conflitti politici -> USA (e + sviluppati): vogliono +

family planning perché pensano che più popolazione = - sviluppo => ma sembra una manovra

imperialista

• Nel 1984 a Città del Messico: nei paesi poveri i temi di sovrappopolamento, mortalità infantile,

migrazioni vennero dibattuti nell’ottica del cambiamento verso il controllo demografico => ma

prevalgono pregiudiziali ideologie politiche e soluzioni non sempre coerenti, da qui parte l’idea di

una cooperazione tra stati e agenzie internazionali e viene ribadita l’importanza dello sviluppo

economico

• 1994 in Cairo: da popolazione-sviluppo -> a individuo-diritti (=> soddisfazione bisogni individuali).

Le politiche demografiche sono orientate al miglioramento della qualità della vita e gli obiettivi

demografici diventano strumenti di realizzazione degli obiettivi di equità, eguaglianza, giustizia

nei confronti di tutti ma soprattutto verso madri e bambine. Rispettare i diritti riproduttivi, più

offerta di servizi e mezzi di controllo delle nascite (+ salute sessuale e riproduttiva, - mortalità di

madri e figlie)

Aborto insicuro = procedura di interruzione di gravidanza praticata da persone senza le

competenze necessarie o in un ambiente privo dello standard minimo di igiene (Organizzazione

Mondiale Sanità). È una delle principali cause di mortalità materna e di gravi complicazioni che

colpiscono le donne nel mondo povero. Fra il 1995 e il 2003: aborti: - 4 milioni, tasso abortività

legale: 35/1000 -> 29/1000. Il declino di incidenza è maggiore nei paesi a sviluppo avanzato (es.

Europa Est) e minore nei paesi a sviluppo arretrato (es. Azerbaijan, Armenia, Georgia//Africa). Nel

mondo il 48% degli aborti volontari si svolge in situazioni rischiose e malsicure. Nelle aree

economiche avanzate, invece, il 92% degli aborti si svolte in situazioni sicure e non pericolose.

Sembra che i governi non abbiano risposto in modo adeguato a una delle più importanti

prescrizioni del piano di azione del Cairo. Gli ostacoli politici e le implicazioni religiose opacizzano

questo tema.

Millennium development goals: 8 obiettivi di carattere demografico o rilevanti per il sistema

demografico mondiale, fissati dall’ONU al summit del millennio. Sono da realizzare entro il 2015:

1) Sradicare povertà estrema

2) Assicurare l’istruzione di base

3) Promuovere l’istruzione di base

4) Ridurre la mortalità infantile

5) Migliorare la salute materna

6) Curare AIDS malaria e altre malattie

7) Assicurare lo sviluppo sostenibile

8) Sviluppare la partnership

Dopo 10 anni ancora 5 obiettivi non sono stati realizzati:

• 1 miliardo: povertà

• +500000 donne muoiono per complicazioni da gravidanza, è uno degli indicatori più variabile tra i

diversi paesi, segnala il divario tra paesi ricchi e paesi poveri

• 3 milioni di bambini muoiono nella 1° settimana di vita. Le morti infantili sono alte (ma si sono

ridotte a livello globale)

L’uso di contraccettivi (indicatore di salute sessuale) è aumentato (metà delle donne in età feconda

usa un contraccettivo, in africa solo il 22%).

Asia

Continente più esteso al mondo 44 milioni di abitanti/kmq, vastità e varietà ambiente naturale, la

densità massima si concentra nelle regioni meridionali e orientali. I vincoli territoriali e ambientali

hanno condizionato lo sviluppo che si è avviato 30 anni fa. Tra il 1986 e il 2006 il pil è cresciuto del

2,5% (> USA e EU) ma forti disparità interne. Molti paesi hanno concluso la transizione

demografica (- fecondità, + speranza di vita).

L’indice di sviluppo umano (ISU) è il processo di ampliamento delle possibilità umane che

consente agli individui di godere di una vita lunga e sana, essere istruiti ed avere accesso alle

risorse necessarie a un livello di vita dignitoso. ISU alto: Giappone, Corea del Sud, Israele. ISU

basso: Afghanistan, Nepal, Bangladesh.

Dal 1950 in poi c’è miglioramento delle condizioni di salute più la posticipazione della morte. Dal

1975 in poi (dopo la conferenza di Bucarest) iniziano le politiche di controllo delle nascite. Si riduce

la domanda di figli, dipende dalla sfera culturale.

• Metà degli anni 70: 6 figli per donna poi la rivoluzione riproduttiva (veloce) c’è un bisogno reale

• Però in certi paesi le politiche di controllo sono fallite o sono inefficaci (non c’era reale volontà di

controllo).

Comunque la convergenza demografica in asia è originale e sta per concludersi, ma il fardello

demografico dell’asia, anche se la fecondità è molto ridotta (ed è al livello di rimpiazzo), la

popolazione asiatica continua comunque a crescere perché le generazioni di donne in età

riproduttiva sono numerose a causa dell’alta fecondità del passato.

Invecchiamento e povertà

Il fardello demografico si accompagna all’invecchiamento della popolazione.

• + 64 enni: +6% 2000 // +18% 2050

• La popolazione attiva rimarrà la stessa

• Cambia la composizione delle altre età: giovani 30% -> 19%, anziani 6% ->18%, età media 29 ->

40 anni

• Paese + vecchio: Giappone (17% +64)

• Paese + giovane: Bangladesh

• C’è il peso oldest-old: sempre più anziani sempre + donne

Implicazioni economico/sociali, invecchiamento popolazione:

Molti paesi godono o stanno per godere del bonus (= finestra demografica) meno giovani, più

vecchi, vita media non troppo elevata, uguale la popolazione più numerosa è quella attiva. Le

conseguenze: i costi dell’invecchiamento sono seri, perché fino agli anni 80: la società = famiglie

estese = tante generazioni (i vecchi erano mantenuti dai giovani). Ora i cambiamenti demografici

mettono in crisi il modello familista asiatico -> - figli adulti, + famiglie nucleari (o non c’è proprio

famiglia) + donne impegnate nel lavoro.

La soluzione sarebbe: realizzare politiche a sostegno della natalità.

Mascolinizzazione dell’Asia

Negli altri paesi la transizione demografica più o meno uomini per migliorare la vita alle donne. In

Asia c’è aperta la questione femminile: la scomparsa delle bambine perché:

1) Alterazione dei rapporti tra i sessi alla nascita: aborto selettivo, introduzione di tecniche di

salvaguardia della salute riproduttiva mirano all’obiettivo di promuovere l’equità di genere

2) Diversa intensità della mortalità infantile > nelle bimbe. Le cause sono sociali più che biologiche

(allattate e curate meno)

Cosa spinge alla mascolinizzazione di alcune popolazioni asiatiche

Devono esserci molti prerequisiti affinché succeda:

1) Selezione per aborto selettivo deve essere perseguibile

2) Selezione per sesso deve essere desiderabile, socialmente accettabile. Nei paesi in cui

succede c’è forte discriminazione verso le donne

3) Selezione deve essere vantaggiosa (figli che mantengono anziani e assicurano la patrimonialità

del sistema culturale)

Conseguenze:

Fino al 2050 la predominanza maschile sarà netta, ci saranno tensioni e instabilità sociale e

competizione sul mercato matrimoniale.

Statistiche di genere = insieme di statistiche trasversali rispetto alle tradizionali dimensioni oggetto

di indagine che hanno la missione di descrivere le differenze o le disposizioni fra uomini e donne

con differenti realità socio economiche, fattori gender-based e differenti indicatori di genere, indice

di sviluppo di genere (ISU maschile e femminile) global gender gap index.

Africa

Indisponibilità/scarsità di statistiche affidabili (anche in riferimenti ad eventi elementari) i dati

statistici servono per conoscere per l’azione. Sono quindi fondamentali per chi deve fare piani di

sviluppo.

Il census survey e la demographic healty survey sono due agenzie internazionali che fanno

iniziative di censimenti e indagine che aiutano a capire la situazione africana e migliorano la

disponibilità dei dati. La mancanza di risorse ha effetti negativi sulla salute sessuale, sulla mortalità

materna e sulla sopravvivenza dei bambini. La fecondità rimane alta, cresce la popolazione e

aumenta la povertà, diminuisce il pil pro-capite. Il sottosviluppo però non è una condanna

definitiva: infatti alcune aree dell’africa stanno uscendo da questa condizione, (es. paesi

mediterranei o insulari). I comportamenti riproduttivi: culturali, economici, individuali, collettivi,

vecchi, nuovi + condizioni di conteso, (es. sottosviluppo, debito, shock, calamitò, conflitti)

rallentano la transizione demografica.

Diffusione dell’AIDS

In africa sub-sahariana, ovvero il 10% della popolazione mondiale, il 67% delle persone sono

portatrici di HIV, i morti per AIDS sono il 70% degli ammalati e gli adulti residenti sono il 5% di

ammalati. Oggi il fenomeno sembra essersi stabilizzato in tanti paesi (anche su cifre molto elevate:

es. Africa meridionale), qui il contagio avviene per di più tra eterosessuali in coppia. Il fenomeno è

meno circoscrivibile è in via di femminilizzazione (per motivi fisiologici, culturali e sociali) il 73% di

malate (nel mondo) sono africane. La prevenzione e la lotta contro l’AIDS (ultimi 10 anni) è stata

intensa e organizzata in una prospettiva di genere (le mutilazioni di genitali o il matrimonio di

bambine aumenta il rischio). Entro il 2020 i morti per AIDS saranno molti di più dei morti delle 2

guerre mondiali.

La prevenzione e la cura dell’AIDS sono collegate alla riproduzione, c’è bisogno di controllo e

miglioramento della salute sessuale e riproduttiva. C’è il bisogno non soddisfatto di contraccezione

(Westopp), la stima della popolazione di donne in età riproduttiva (15-49) pur non desiderando figli,

non attivano nessuna strategia di controllo mediante contraccettivi. Se c’è ha effetti negativi per

tutti i soggetti coinvolti e non riduce la fecondità delle donne coniugate in età riproduttiva con

questo bisogno:25% (trend di riproduzione: 10% 1990/2005). C’è per varie cause e servono

politiche di informazione e autonomia delle donne. Il bisogno di aumentare l’intervallo

intergenesico è maggiore del bisogno di limitare, quindi si la messa a disposizione di contraccettivi

non è sufficiente a ridurre le nascite. Si vuole procreare per fattori sociali e per il sistema valoriale.

È un’epidemia silenziosa, la disabilità e le morti causate da alta fecondità colpiscono:

- 19/20 paesi con alta mortalità materna sono africani

- La mortalità correlata alla gravidanza è la causa di morte più diffusa per donne in età riproduttiva,

dopo l’AIDS

- Pratica delle mutilazioni genitali femminili (per motivi non terapeutici) violazione diritti/aumento

mortalità/+ sulle bambine/90% dei casi è in africa

America centro-meridionale

America latina: disuguaglianza interna e disparità sociale sono indici di discriminazione razziale,

esclusione sociale, povertà ed emarginazione. La povertà dei bambini = 1,7 povertà degli adulti. Le

donne più povere appartengono alle minoranze etniche ancora più povere. La concentrazione di


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Demografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Demografie, Micheli.
Parte A : La popolazione Europea sul lungo periodo:
1) Storia e biologia delle pandemie;
2) Ancien Régime: fluttuazioni e feed-back;
3) La Transizione Demografica;
4) La rivoluzione microbiologica di fine Ottocento;
5) Movimenti di popoli in Europa nel secondo Millennio.
Parte B: La demografia Europea ed extra-Europea nel Novecento:
1) La Transizione Sanitaria;
2) Dalla prima alla “seconda transizione demografica”;
3) Nuovi scenari demografici: fragilità, disabilità, cronicità;
4) Demografia del pianeta;
5) Emigrazioni e immigrazioni da e verso l’Italia.
Parte C: Categorie di lettura delle dinamiche di popolazione:
1) La lettura demograficaeurocentrica e il suo superamento;
2) Ageing e sistemi di Welfare: incongruenze e conflitti;
3) La grammatica di base delle generazioni;
4) Modelli familiari e di morfogenesi delle famiglie.
Università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib.


DETTAGLI
Esame: Demografia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stearbitrio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Demografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Micheli Giuseppe Annibale.

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