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Semplificazione: ridurre i casi, allungare la durata dei certificati (cosicchè bisogna

richiederli meno volte, inoltre ogni volta che si richiedeva un documento bisognava

pagare il bollo che era un modo per tassare ancora di più i cittadini)

-possibilità di autocertificarsi davanti alle PA e non tramite la convalidazione della

firma e il pagamento del bollo, come si faceva prima (

La seconda parte della legge 127/97 trattò delle possibilità di incrementare

l'autonomia delle amministrazioni locali attraverso provvedimenti che avevano la

finalità di rendere più rapide le decisioni e meno oppressivi i controlli.

I principi che guidarono il legislatore.

Innovazioni simboliche

-presenza dello stemma del Comune accanto a quello della Repubblica nella fascia

titolare indossata dal sindaco Legge 191/1998

Modifeiche ed intergazione alle leggi 15 marzo 1997 e 59/1997. Integra le due

precedenti leggi Bassanini, si controlla e si integrano le leggi.

Integrazione in materia di deligificazione, autocertificazione e carta d'identità, più

formazione del personale Legge 50/1999

Modifica alla legge dell'anno precedente. Disegno di legge annuale per la

deligificazione di norme concernenti i procedimenti.

Fare in modo di eliminare 2000 leggi in vigore, le leggi devono essere giustificate

dall'interesse collettivo.

La nuova fase che si è aperta dovrà portare- com'è auspicato dallo stesso Ministro per

la Funzione Pubblica- ad un apparato pubblico sempre più "apparato di regolazione" e

non di gestione, in cui la regolazione sarà unicamente quella necessaria e giustificata

da esigenze di comprovato interesse collettivo.

La semplificazione amministrativa attraverso l'autocertificazione

l'autocertificazione è un atto fiduciario, ci sono due punti di vista del cittadino: si

semplifica al massimo la burocrazia e poi quello dell'amministrazione ha la necessità

della certezza amministrativa di ciò che dice, il pubblico vuole la certezza dei dati che

la PA attesta, la certezza amministrativa non ha solo un aspetto burocratico ma anche

da garanzia al pubblico.

Gregorio Arena chiama "il paradosso della semplificazione amministrativa": da un

lato la semplificazione rende chiaro ciò che era oscuro (linguaggio burocratico) e

dall'altra eliminare i controlli, i passaggi procedurali, dal punto di vista del cittadino.

Spesso però si tratta di adempimenti procedurali finalizzati alla protezione di interessi

pubblici o privati che devono continuare ad essere tutelati", ponendo così uno stop

alla loro eliminazione. Il paradosso amministrativo si definisce dunque in questa

contrapposizione tra il bisogno del pubblico cittadino di eliminare inutili perdite di

tempo e quello della pubblica amministrazione di avere certezza amministrativa. Si

tratta di un paradosso figlio di una società complessa, pluralista ed estremamente

articolata come quella italiana che richiede per essere governata un sistema

amministrativo altrettanto sofisiticato.. ma ha al tempo stesso bisogno di

un'amministrazione semplice ed efficiente, la cui complessità non gravi sui cittadini e

sui soggetti economici (Arena, 1999:44).

La strategia di semplificazione del decreto 403/98 si basò sulla ricerca di modalità di

veicolazione delle informazioni dei certificati altrenative a quelle tradizionali e

caratterizzate dal non coinvolgimento fisico del cittadino: per quest'ultimo, dovrebbe

essere come se i certificati fossero stati aboliti, per la PA permane la certezza di poter

disporre delle informazioni ad essa necessarie contenute nei certificati (grazie alle

nuove tecnologie). Legge 150/2000

Nel 2000 si fa un quadro che riassume e che ci porti ai prossimi anni ad uno Stato che

effettivamente riesce a fare quello che prometteva.

La legge conclude dignitosamente il decennio disegnando la "cornice strategica" di

ogni attività di comunicazione prodotta dalla PA.

-Definisce le aree di operatività e le rispettive finalità (informative , relazionali,

d'immagine)

-Definisce i pubblici destinatari (di massa, interni, esterni)

-Definisce le modalità d'attuazione (strutture e strumenti)

La comunicazione è strategica per la pubblica amministrazione, perché strategica per

la PA, bisogna definire bene quali sono le strutture che portano avanti le attività di

comunicazione della PA.

Mediazione tra gli interessi che sono in gioco in ambito comunicativo perché davanti

all'ordine dei giornalisti i politici e i ministri non dicono di no perché poi vengono

attaccati dai giornali.

La PA deve comunicare all'esterno e all'interno.

Nella comunicazione all'esterno può comunicare ai potenziali fruitori della PA, oppure

al mondo dell'informazione.

Le prime due strutture sono della macchina amministrativa, non cambiano al cambiare

del sindaco, rettore...sono strutture interne alla PA

La terza struttura è una persona di fiducia di chi presiede l'ente (del sindaco, del

presidente della regione, del rettore), non è interno all'amministrazione, al

cambiamento del governo,cambia. Tre strutture

a)URP: per i rapporti con i cittadini come vero cuore della comunicazione pubblica,

istituzionale e interna, lo facevano i comunicatori pubblici.

b)L'ufficio stampa, per i rapporti con i media, gestito giornalisti iscritti all'ordine

c)Portavoce, come servizio speciale all'organo di vertice dell'ente nei rapporti con i

media. E' la voce del presidente.

7 Febbraio 2002 Legge Frattini

Direttiva che definisce ancora meglio il campo della comunicazione pubblica e il suo

ruolo nella comunicazione interna.

La comunicazione era individuata come fattore di cambiamento.

Se la comunicazione è strategica per la PA, allora la comunicazione pubblica deve

adeguare la propria organizzazione al momento strategico della comunicazione.

La PA deve modificarsi per porre al centro la comunicazione, la comunicazione è uno

strumento di cambiamento (cambia la struttura organizzativa perchè ha la

comunicazione al centro)

-Urp come strumento di cambiamento: gli Urp diventano centrali come strumenti di

cambiamento, perchè sono permeabili alla cultura della comunicazione perchè devono

fare questo, gestiscono la tecnologia, sono i potenziali motori per il cambiamento

della PA, si da loro un ruolo forte a questi uffici. Sono centrali per l'innovazione della

macchina amministrativa, perchè hanno una funzione comunicativa e usano le

tecnologie per innovare la comunicazione

-Rilevanza della comunicazione interna, e di intranet: peer- to peer.

l'Urp coordina le nuove tecnologie nell'ambito della comunicazione interna. l'Urp è

motore di comu interna ed esterna.

L'Urp è il centro della innovazione della organizzazione della PA

-Tutte le PA entro il 30 Novembre devono stilare un piano di comunicazione per

l'ente. Nella realtà cosa è avvenuto?

L'evoluzione dell'URP:

1992: previsto come ufficio per il diritto d'accesso (si poteva esprimere un diritto

all'info come diritto riflessivo) era uno sportello informativo

1993: strumento di ascolto per migliorare il servizio

2000: centrale realizza gli obiettivi di comunicazione dell'ente

Modelli e strumenti di comunicazione e relazione con il pubblico

Oggi gli Urp, la legge 150 e le soluzioni adottate dalle amministrazioni.

Prima difficoltà: Non tutte le amministrazioni italiane hanno istituito un ufficio per le

relazioni con il pubblico.

Esistono ricerche quantitative: una banca dati

La seconda difficoltà: è riferita alla presenza non formale di queste unità

organizzative: il problema è quante PA fanno comunicazione pubblica, in molti casi le

Urp sono state attribuite solo nominalmente, ma di fatto non vengono svolte e

garantite ai cittadini.

Non c'è un Urp uguale all'altra.

Le amministrazioni non tutte segnalano la presenza del proprio Urp potrebbero

comunque averlo, è certo che nessuno ha chiesto loro perché.

Lo scarto tra le indicazioni normative e stato dell'arte è riferibile anche alle tipologie

svolte dagli uffici per le relazioni con il pubblico, scarto che appare tanto più

paradossale quanto più le indicazioni normative sono state non solo prescrittive ma

anche specificatamente.

Nella realtà prevalgono modelli diversi da quelli suggeriti nella legge in ragione di

vincoli e/o caratteristiche di contesti che appaiono più stringenti dell'adempimento

normativo: ci sono storie dell'ufficio, delle persone (c'era già una persona che faceva

bene la comunicazione), le caratteristiche del contesto sia in termini di mission

istituzionale che di complessità organizzativa, che rappresentano variabili in grado di

influenzare modalità di erogazione.

Urp come sportello informativo

Primo modello che fa riferimento alle dimensioni storiche delle relazioni con il

pubblico.

Tutela dei diritti: riferibile sia al diritto d'accesso che a quello di partecipazione al

procedimento amministrativo.

Il diritto d'accesso agli atti dell'amministrazione prevede che l'Urp prevede l'esistenza

delle procedure che consentono di prendere visione ed eventualmente copia della

documentazione prodotta dall'ente rispetto al proprio operato. Nel corso degli anni la

materia del diritto d'accesso si è complicata per la privacy

Diritto di partecipazione al procedimento amministrativo: le difficoltà

dell'organizzazione del servizio sono state maggiori, in riferimento alla possibilità di

accentrare presso l'ufficio Urp la procedura di partecipazione al procedimento

amministrativo per conto di tutti i servizi dell'ente (e quindi di tutti i procedimenti).

In molti casi

Servizio informativo: gli Urp assolvono la funzione per quanto riguarda l'ente di

appartenenza, persone, ruoli, uffici, strutture e servizi, procedimenti, atti deliberativi.

Obiettivo: Per rendere conoscibile e fruibile la PA da parte dei cittadini e degli utenti

dei servizi. Quindi la info come servizio e PA.

SESTA LEZIONE

L'evoluzione delle Urp

Inizialmente l'Urp è previsto come ufficio per il diritto d'accesso (DPR 352/92, art. 6).

L'Urp e l'ufficio stampa sono strutture della organizzazione , c'è una modalità interna

e assunzione particolare attraverso concorsi e permangono al mutare della struttura

manageriale.

Gli Urp possono essere tra loro diversi.

Le funzioni degli Urp

-La funzione che è presente in tutti gli uffici delle relazioni con il pubblico

-Ci sono altri modelli di Urp che hanno funzioni in aggiuta a quella

-Quella che hanno tutti gli Urp è quella che fa riferimento alla costituzione dell'Urp e

alle leggi 142, 141.

Sportello informativo

L'Urp di tutte le amministrazioni ha la funzione di sportello informativo.

Il primo modello e più diffuso di Urp ha due funzioni

- tutela dei diritti (241 del 1990)

-Informazione considerata come opportunità, assolvono alla funzione di informazione

per dare info ai cittadini, facilitare la relazione dei cittadini e la pubblica

amministrazione

-Garantire il diritto all'accesso all'informazione

Ci sono stati due sviluppi

uno sviluppo verticale: Un Urp generalista+ Urp che fanno riferimento a target

specifici di utenza e si concentrano su temi specifici di riferimento.

Esempio l'informa-giovani: sono dei mini Urp che raccolgono tutto quello che si

riferisce ai giovani, urp donne, anziani, diversamente abili.

Uno sviluppo orizzontale: da le prime informazioni sull'ente di cui è ufficio , ma

anche le prime informazioni sugli enti che sono sullo stesso territorio.

Lo sportello polifunzionale

Secondo modello di Urp, ha le funzioni del modello precedente con qualcosa in più.

Gli Urp sono diventati delle reseption dell'ente, un hub dell'ente.

Danno informazione e danno accesso al procedimento, alle procedure eliminando uno

dei passaggi (nel modello informativo l'urp ti da l'informazione dicendoti l'ufficio

dell'ente che è responsabile della procedura e poi si va in questo ufficio nell'orario

d'apertura per attivare la tua procedura) il servizio polifunzionale assume su di se

questo primo contatto, ti da info relative alla tua procedura e inizia l'urp stesso a

portare avanti i primi livelli di procedura.

Quindi questo diritto d'accesso semplifica: toglie un passaggio fisico dell'utente che

assume su di se.

Si passa da sportello info dove il core buisness era l'informazione allo sportello

polifunzionale.

La specificità, il core buisness dello sportello polifunzionale: la semplificazione

amministrativa, la riduzione degli oneri a carico del fruitore di servizi, snellimento dei

passaggi.

Grazie ad uno sforzo amministrativo che l'ente fa, il back office dialoga in modo tale

che una serie di funzioni possano essere fatte contemporaneamente da due uffici.

L'urp polifunzionale ha un solo front- and, c'è un solo terminale di tutti gli uffici della

PA. I singoli uffici diventano soltanto dei grandi Back Office.

L'esito è la creazione di un unico front- end allargato in cui diventa possibile espletare

le pratiche burocratiche più semplici, rimandando al back office solo le relazioni

destinate all'approfondimento e/o alla soluzione di casi personali, di natura

specialistica o complessa.

-La funzione di semplificazione prevale su quella di comunicazione, il core buisness

cambia.

-Questo allargamento degli obiettivi dell'Urp è figlia dell'esperienza degli Urp stessi,

gli Urp si sono accorti che per svolgere la propria funzione dovevano semplificare i

passaggi.

-Questo servizio di accesso ai procedimento riguarda non solo l'ente di cui l'urp fa

parte , ma interessa solo per alcuni passaggi anche altri enti.

La struttura con funzioni di staff e funzioni di line: il modello secondo l'articolo 8

della Legge 150

Aveva definito le aree di operatività, i pubblici destinatari di massa esterni e interni e

le modalità di attuazione, le strutture e aveva formalizzato le tre strutture

Urp: ruolo di relazione all'interno della stessa struttura, comunicazione interna.

-Funzioni di supporto alle relazioni dell'organizzazione con i propri pubblici sia quelle

di supporto dei settori per la gestione delle attività e dei prodotti di comunicazione.

-Come dice la legge 150: l'Urp fa la comunicazione dell'ente e aiuta a comunicare

tutte le varie componenti dell'ente stesso

-Gli utenti dell'Urp: sono i cittadini (pubblico esterno) per quanto concerne il servizio

di informazione, la tutela del diritto d'accesso, la distribuzione della modulistica

allegata ai procedimenti amministrativi/ e il pubblico interno (tutti coloro che

lavorano all'interno e hanno necessità di comunicare) per quanto concerne la

realizzazione di prodotti e strumenti di comunicazioni tradizionali e tecnologicamente

avanzati, progettazione e gestione di campagne, la raccolta dei reclami e di disservizi

e le indagini di soddisfazione degli utenti per porre miglioramenti e innovazioni

organizzative secondo le esigenze dei pubblici di riferimento.

-Funzioni di stuff (gestione della comunicazione esterna ed interna e ascolto degli

utenti)

-Funzioni i line della comunicazione (relazione interpersonale diretta tra gli operatori

di sportello e dei cittadini)

Problematicità

Stiamo parlando di grandi amministrazioni regionali e comunali ha difficoltà l'urp a

fare da supporto alla comunicazione totale dell'ente

1) Perchè i singoli assessorati, scuole, ospedali etc. hanno da una parte esigenze di

comunicazioni particolari, ma vogliono mantenere una propria autonomia relativa

della comunicazione. L'assessore preferisce che il proprio assessorato promuove

direttamente lui la comunicazione senza passare dall'ufficio urp.

Problema di legittimità

2) Funzione di ascolto: sono funzioni di secondo livello che poco hanno a che fare

con il diritto all'informazione che con la semplificazione, sono funzioni che sono state

caricate all'Urp.

Questo modello quindi è un modello stato assunto da varie amministrazioni ma non

viene realizzato nella sua interezza, non è così strategico così come la legge dice.

Direttiva Frattini, Comunicazione e coordinamento: un binomio difficile

Uno dei punti che è stato riformato dalla direttiva Frattini che modifica la 150, nel

2002.

-Interviene sul coordinamento: tutti gli enti entro il 30 novembre devono fare un piano

di comunicazione.

-Problema di integrare la comunicazione di ente quando questo ente è complesso

-Se ci sono tre strutture che comunicazione c'è un problema di coordinamento

-Le problematiche comunicative da un punto di vista intra organizzativo: la direttiva

Frattini aveva dato un'indicazione specifica e precisa: "la legge 150 dice che sono tre

le strutture e quindi si deve creare una struttura di coordinamento e la struttura di

coordinamento è composta dalla responsabile dell'Urp, la responsabile dell'ufficio

stampa e il portavoce" la struttura è composta da tutti i responsabili delle strutture di

comunicazione.

Cosa hanno fatto le amministrazioni italiane applicando la legge 150 e la direttiva?

Il problema del coordinamento è affrontabile con una decisione organizzativa come

quella indicata dalla direttiva oppure esistono altre possibili soluzioni per risolvere un

problema difficile?

La norma fa riferimento a 70 mila enti con funzioni diverse, quindi se dice che gli enti

devono porsi il porblema del coordinamento delle strutture in un dato modo. Ma ci

sono enti che pensano lo possano fare in un altro modo. Gli enti a cui fa riferimento

sono tantissimi e hanno funzioni diversi.

Nel corso del 2004 il progetto UrpdegliUrp ha condotto una ricerca su un campione di

amministrazioni italiane allo scopo di verificare il livello di attuazione della struttura

di coordinamento, così come suggerita dalla direttiva.

Le considerazioni emerse dai dati raccolti dall'indagine sono interessanti e dimostrano

che indicazioni di carattere generale non costituiscono una soluzione sempre valida

ma, soprattutto, che il dato di realtà è più complesso di quanto la soluzione indicata

dalla normativa abbia lasciato intendere.

Il primo risultato della ricerca ha messo in evidenza come la diffusione della struttura

di coordinamento non sia generalizzata.

Il 50% ha adottato la norma e un 50% no, ciò dipende dalla

complessità(caratteristiche dell'ente) dell'ente e dalla finalità dell'ente sono le due

variabili rispetto alle quali è stata applicata o meno l'indicazione della direttiva

Frattini.

-La struttura di coordinamento è presente più nelle organizzazioni grandi che in quelle

piccole e più in quelle che si occupano di un solo settore d'intervento (come ad

esempio la salute per le aziende sanitarie o la formazione superiore per le università)

piuttosto che in quelle che hanno una pluralità di compiti e prestazioni da erogare

(come nel caso degli enti locali con il relativo ampio spettro di politiche pubbliche che

li caratterizzano)

-Nelle amministrazioni che hanno istituito, la struttura di coordinamento è complessa

che gestisce una pluralità di comunicazione(interna ed esterna) e una pluralità di

strumenti (lo sportello di front-line, web, prodotti editoriali) e di scopi

(comunicazione per l'informazione e la promozione, ma anche comunicazione per

l'ascolto e l'innovazione amministrativa) sviluppando le reciproche relazioni e le

condizioni per un disegno strategico unitario che individui e risponda ad una politica

di comunicazione dell'istituzione.

-Nelle amministrazioni che non hanno istituito la struttura di coordinamento: la loro

struttura è varia e dispersa nell'ambito dei diversi settori dell'organizzazione, chi fa

comunicazione non è soltanto chi dovrebbe farla, la gestione dei vari prodotti di

comunicazione può essere fatta dalle segreterie di direzione, segreterie di assessorati

(che fanno la loro comunicazione).

Il coordinamento in questo caso consiste che in maniera informale i dirigenti dei vari

settori si incontrano con l'Urp e l'ufficio stampa e in modo informale decidono come

coordinarsi con tutti coloro che fanno comunicazione.

Momenti informali che coinvolgono tutte le strutture che di fatto fanno

comunicazione

-Ultima considerazione sulla direttiva: il coordinamento riguarda le attività di

comunicazione svolte dagli uffici dedicati o investe, trasversalmente , tutta

l'organizzazione?

La gestione integrata delle attività di comunicazione non riguarda solo le relazioni

intraorganizzative quanto le relazioni tra tali strutture e gli altri settori

dell'organizzazione, perché ciascuna è dotata di propria comunicazione.

-Il limite della direttiva Frattini : l'illusione che tutta la comunicazione dell'ente

venisse portata avanti unicamente dalle strutture di comunicazione.

-L'esigenza di comunicare nasce prima della disponibilità di competenze

specialistiche nell'ambito dell'organizzazione e anche indipendentemente dalla loro

formalizzazione in organico: per questo si parla di organizzazioni comunicanti in cui

vi è un naturale tendenza da parte di tutti i soggetti a comunicare ciascuno i propri

temi ai propri destinatari. Il piano di comunicazione

Uno strumento che aiuta ed agevola il coordinamento è il Piano di comunicazione;

previsto dalla stessa direttiva Frattini per le amministrazioni centrali dello Stato (al

Dipartimento per l'informazione e l'editoria sono affidate funzioni di raccordo

documentale dei piani delle diverse amministrazioni)il Piano costituisce, anche per le

amministrazioni territoriali e locali, la modalità più efficace per l'integrazione dei

soggetti e delle azioni di comunicazione di un'organizzazione.

Costruire un Pino di Comunicazione significa realizzare una mappa intelligente,

ragionata e interrelata di ciò che si dovrebbe fare, da parte di chi, con quali risorse e

utilizzando quali artefatti. Lezione del 12 Marzo

Comunicazione efficace

Fa riferimento a cose che si applicano a qualsiasi istituzioni

Come si analizza una comunicazione per considerarla efficace

Si analizza una campagna del 1990: è una delle campagne fatte meglio di tutte le PA,

si è sviluppata in tre anni e ogni anno si sono dati un obiettivo

C'è una domanda su questa campagna all'esame sicuramente!!

1) Primo assioma della comunicazione: non si può non comunicare

Il primo assioma ha senso se la comunicazione è relazione

Ci si pone il problema di come l'altro interpreterà quello che dico

Fino agli anni 90 la pA non comunicava, diceva che l'ignoranza della legge non può

essere considerata una scusa, comunicava che la PA non aveva nessun dovere di

comunicare e i cittadini avevano il dovere di informarsi, avevano un rapporto di

sudditanza, la PA era permeata dalla segretezza e dalla riservatezza, era una pA che

sia atteneva all'articolo 21 della costituzione in cui non si parlava del diritto passivo e

riflessivo.

La PA comunicava l'identità dello Stato che non aveva intenzione di comunicare con i

cittadini, dagli anni 90 in avanti la PA è stata obbligata a... e quindi ha iniziato a

comunicare in modo più o meno efficace

Comunicazione integrata: comunicazione che la pA dovrebbe fare, dovrebbe farla

l'URP, bisogna sostenere la comunicazione di tutti gli uffici che lo riguardano, bisogna

integrare testi diversi veicolati da media diversi (you tube, carta stampata) e rivolti a

pubblici diversi (pubblici interi ed esterni)

La PA agisce come i privati Rilegittimarsi

Il problema della PA è che solo il 17% ha fiducia nella PA, problema di

legittimazione, bisogna riconquistare la fiducia dei cittadini, bisogna rilegittimarsi

perchè è delegittimata dai cittadini che ne hanno un rapporto di estraneità e di

distanza, la PA si deve rilegittimare in relazione a ciò che comunica e a ciò che fa.

E' in una situazione di crisi: una buona parte dei destinatari non hanno fiducia

dell'istituzione che propone il servizio, bisogna ricontrattare la credibilità, deve fare in

modo che in un determinato tempo la percentuale di fiducia si alzi.

Si fa attraverso il fare e il dire

1) servizi più efficaci,

2) PA partecipata e trasparente

3)comunicazione efficace

Bisogna ricontrattare la fiducia attraverso anche una comunicazione efficace, perché

la comunicazione sia efficace è importante non solo:

La PA deve veicolare valori cognitivi (informare la gente, per poi farti fare o non farti

fare delle cose) ma anche pragmatico

Valore cognitivo: far conoscere dei contenuti ai destinatari

Valore pragmatico: credere e fargli assumere un determinato atteggiamento

comunicativo. Modelli di comunicazione

Comunicazione come trasmissione

d'informazione: fonte-----> lancia un messaggio--->destinatario

La comunicazione è efficace se la comunicazione dalla fonte al destinatario senza

rumore è efficace , è un modello matematico.

Una comunicazione è efficace se il messaggio che viene prodotto alla fonte raggiunge

il destinatario senza alcuna distorsione.

Il modello va bene se il modello è tra macchina e macchina, in questo senso se non c'è

interferenza non c'è problema.

E' efficace quando il segnale della fonte raggiunge il destinatario senza alcun tipo di

interferenza. Quando la comunicazione è tra esseri umani la cosa si complica.

Quando la comunicazione si concentra unicamente sulla trasmissione di un messaggio

ed è indifferente al contenuto e al significato è chiaro che si tratta di una nozione di

comunicazione che bene si adatta alla "relazione tra macchine" ma che è insufficiente

per spiegare la comunicazione tra esseri umani.

La comunicazione come inferenza

Quando io fruisco di una comunicazione mi pongo il problema di capire cosa voleva

dire la cosa comunicata.

La fonte nel decidere cosa dire ti ha dato indicazioni, noi tentiamo di capire quali sono

gli indizi che la fonte ci ha dato, facciamo delle inferenze per testi semplici.

L'attenzione nostra si sposta sul destinatario: parlare dell'efficacia della

comunicazione significa porsi il problema di quale significato da il destinatario alla

comunicazione, è il destinatario che decide se la comunicazione è efficace o meno. La

comunicazione come inferenza si sposta sul destinatario.

Il problema diventa: anche se il messaggio raggiunge il messaggios enza inferenza,

bisogna capire che significato il destinatario da al messaggio, come il destinatario

decodifica quel messaggio. Ipotizziamo che la comunicazione sia scambio, ognuno

contratta in modo simbolico con il regista i significati di quel film, noi quando

fruiamo di un testo qualsiasi non siamo passivi ne accettiamo passivamente il

significato che è stato dato, ma siamo attivi e quindi contrattiamo il significato con chi

ha prodotto quel testo, possiamo accettarlo come protestare, possiamo fraintenderlo

senza volere.

Noi pensiamo che il destinatario sia un soggetto attivo, c'è una sorta di scambio, ogni

volta contrattiamo il significato di un testo con il prodotto del testo stesso.

La decodifica. ciò che il destinatario fa in modo attivo e non passivo.

Modello a cui facciamo riferimento per una comunicazione efficace

C'è una fonte (emittente) che deve attuare un'operazione di codifica, deve definire un

testo, per farlo la fonte decide di utilizzare un codice e dei sottocodice. Il codice

principale che utilizziamo è il codice linguistico.

Il primo livello è il codice. la fonte deve decidere che codice utilizzare per farsi capire

(l'italiano per parlare agli italiani)

I sottocodici: (in tribunale si citano solo numeri, sono sottocodici) se si fa la tesi di

laurea si usano sottocodici comunicativi, i sottocodici sono più efficienti, in poche

parole si dicono più cose.

Con il sottocodice si presuppone che il destinatario conosca il sottocodice (lettera

medico a medico)

L'emittente attraverso il codice linguistico ed eventuali sottocodici emette un

messaggio come significante che veicola un certo significato.

Significante: è la sostanza comunicativa utilizzata (una foto, parole, suoni).

E' la forma comunicativa attraverso la quale si esprime un certo significato.

La fonte emette un significante a cui la fonte da un certo significato, questo

messaggio viene veicolato attraverso mezzi di comunicazione (etere, cartellonistica)

noi diamo per scontato che non ci sia rumore, ma il significante raggiunge il

destinatario solo come parole, noi destinatari dobbiamo decodificare quel messaggio.

La PA produce dei messaggi a cui da un certo significato e questi messaggi sono

efficaci se i destinatari gli danno lo stesso significato.

Se l'operazione di decodifica è uguale all'operazione di codifica, vuol dire che ai

significanti il destinatario ha dato lo stesso significato.

Di solito il destinatario decodifica in modo diverso

Problemi della decodifica

1) competenze linguistiche: il destinatario non capisce la lingua

2)competenze enciclopediche: si danno per scontate certe cose, e se il destinatario non

sa quello che do per scontato non decodifica. Nel contenuto che realizzo pongo una

serie di conoscenze che non sono quelle che ha il destinatario, posso imporle anche a

livello implicito.

"Sky pagherà per i canali di viale mazzini" (vuol dire che pagherà per la RAI) viene

dato implicito che viale mazzini significhi RAI

3) competenze comunicative : ossia le conoscenze e abilità sul modo di funzionare dei

diversi media che sono distribuite in modo ineguale a seconda dei diversi segmenti

della popolazione (se voglio parlare ai pensionati e scelgo internet come mezzo di

comunicazione ufficiale sono uno stupido)

La PA deve parlare a 18 milioni di persone diverse che hanno lingue e conoscenze

diverse, la PA di una regione deve parlare a persone estremamente diverse e dovrebbe

fare una comunicazione in cui tutti i destinatari decodificano nella stessa maniera.

Se è vero che la decodifica differisce dalla codifica avviene perchè la competenza

linguistica enciclopedica e comunicative non sono le stesse, ci sono casi che si

chiamano decodifica difforme:

4 macrocasi di decodifica difforme tra emittente e ricevente

1) Incomprensione del messaggio per totale carenza del codice: il messaggio giunge al

ricevente come segnale fisico ma non si riesce a decodificarlo, rimane a livello di

rumore. Se sentiamo una pubblicità in danese non capiamo nulla, ci manca il codice

linguistico per interpretarlo. Il destinatario è consapevole di non avere capito nulla

2) Fraintendimento: il destinatario attribuisce un significato diverso da lì quello della

fonte, lo diamo secondo le nostre competenze enciclopediche. Certi significati hanno

un certo significato all'interno di un certo contesto culturale (ipotesi sociolinguistiche

che dicono che i problemi sono i contesti culturali).

Ipotesi sociolinguistica: l'Italia sono comprensibili 600 vocaboli, se ne usiamo di più

rischiamo di essere fraintesi.

La PA ha questo rischio: ha la certezza della norma e quindi utilizza un codice che

deve tradurre in linguaggio normale

Il secondo livello è quello ambiguo che pone dei problemi grandi: il destinatario

pensa di aver capito diversamente e il responsabile sei tu che hai fatto un testo che

viene interpretato in modo diverso.

Il ricevente decodifica il messaggio ricevuto ma, o perchè conosce in modo

approssimativo il codice dell'emittente o perchè alle unità del codice dell'emittente

attribuisce, in buona fede, significati diversi, attua una decodifica che non corrisponde

alla codifica attuata dall'emittente. A differenza del caso precedente, in cui il ricevente

è totalmente consapevole di non capire alcunchè, in questo caso il ricevente interpreta

il messaggio che lo raggiunge. Non solo, è anche sicuro che la sua interpretazione

corrisponda a quella dell'emittente.

Più la comunicazione è ristretta più ho possibilità di essere efficace, se è estesa

(pubblicità in tutto il mondo) è difficile che sia recepita sempre.

La PA deve fare la comunicazione in modo molto esteso.

SETTIMA LEZIONE

I destinatari

Per fare testi efficaci devo conoscere il più possibile i destinatari della mia

comunicazione.

Più conosco il destinatario più mi riesce facile effettuare il simulacro del destinatario

all'interno del testo.

La PA però parla a milioni di persone, la difficoltà è porre all'interno del testo

destinatari tra loro diversi.

Più i destinatari sono tra loro omogenei più c'è la possibilità che il testo sia efficace,

quando ho i destinatari tra loro molto diversi o faccio testi molto lunghi oppure

individuo dei raggruppamenti omogenei dei destinatari e realizzare testi diversi in

relazione alla diversità di questi.

Quello che emerge sono elite tecnologiche che utilizzano maggiormente gli open data.

All'interno di un testo non c'è solo la rappresentazione tra la relazione tra enunciatore

e l'enunciatario, ma anche il simulacro della relazione tra l'enunciatore e

l'enunciatario. Ha fatto due esempi

• I femminili: riviste che si rivolgono alle donne hanno tutte trattato un tema:

dieta.

• Immagina di essere un caporeddatore di un femminile come lo affrontereste?

Ci si differenzia cambiando il modo in cui le diciamo, noi dobbiamo

distinguere il contenuto del testo e il modo con cui esprimo questo contenuto.

Le riviste si devono differenziare l'una dall'altra si differenziano nel modo e quindi

si posizionano in modo diverso.

Sempre qualcuno in camice bianco che legittima quello che tu dici, c'è sempre il

parere di un esperto.

Il simulacro di enunciatore: l'enunciatore è lo specialista, colui che sa, il

destinatario è colui che non sa ma vuole sapere.

E' un rapporto pedagogico: rapporto tra chi sa e chi non sa e vuole sapere.

Le priorità le dà l'enunciatore.

Rapporto pedagogico è il rapporto

Modello di distanziamento pedagogico

Contratto di distanziamento padagogico: l'enunciatore è colui che sa e

l'enunciatario è colui che non sa e vuole sapere ma si affida ad una guida e ai suoi

consigli.

Dieta: funziona quando tu leggi e la segui e dimagrisci, è efficace se seguendo le

istruzioni uno ottiene quello che vuole ottenere

Modello di complicità

Altra modalità: mettere delle testimonianze di altre persone

Testo in cui il destinatario scrive assieme all'enunciatore, l'enunciatore dà la parola

ad una persona che è un campione dei destinatari.

Modello di distanziamento non pedagogico


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Broncy

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della comunicazione pubblica e sociale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Broncy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Grandi Roberto.

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