Estratto del documento

Comunicazione pubblica

Comunicazione politica e pubblica

Prof. Grandi

Comunicazione politica: comunicazione fatta dai soggetti politici.

Comunicazione pubblica: comunicazione delle istituzioni pubbliche.

La percezione che i cittadini hanno per ciò che accomuna la comunicazione delle istituzioni pubbliche e quella politica è il rapporto che i cittadini hanno con il sistema politico e delle istituzioni.

Il sentimento di fiducia e la comunicazione

La base della comunicazione efficace è la fiducia nella fonte. La fiducia è la precondizione di una qualsiasi comunicazione efficace.

Crisi della democrazia rappresentativa e rilievo strategico della comunicazione pubblica

Il contesto è caratterizzato da quella che oggi è definita come "crisi della democrazia".

L'incremento sia dell'astensionismo elettorale sia dell'indifferenza verso le istituzioni.

Comunicazione sociale: 75% ha fiducia nel volontariato.

Comunicazione politica: 15% fiducia.

Tutte le istituzioni sono toccate da scandali e meno rappresentano una funzione di unità, più sono coinvolte da una larga fiducia generalizzata. La sfiducia è maggiore tra i 18 e i 24 anni.

La guardia di finanza è stata toccata da diversi scandali.

Gli italiani sono teledipendenti, con il tempo medio di esposizione alla tv giungendo fino a 4 ore davanti alla tv. Dato negativo per i talk show: aumenta l'offerta dei talk show ma diminuisce il numero di persone che li guardano. Alla pluralità dell'offerta non ha corrisposto un pluralismo dell'offerta.

2014: nel papa si ha massima fiducia, poi le forze dell'ordine, la scuola, la chiesa, il presidente della repubblica, la magistratura, il comune, l'Unione Europea, le associazioni degli imprenditori, la regione, CGIL, le banche, lo stato, il parlamento e i partiti.

Quadro problematico

L'Italia non è amorfa: c'è fiducia nelle associazioni del volontariato, è alta e le persone partecipano alle attività di volontariato. La partecipazione delle persone alla vita pubblica viene indirizzata a livello della partecipazione civica nel volontariato e non a livello politico; le persone si impegnano ma non a livello delle istituzioni del sistema politico.

A questa apatia corrisponde un fenomeno di impegno civico, partecipano così alla vita sociale. C'è la sfera della società civile che si bilancia con la sfiducia nei confronti della sfera politica.

Giddens nel 2000 parlava della società civile dicendo che lo spazio in cui si liberano le potenzialità democratiche dei cittadini cosmopoliti.

Le cause della schizofrenia (impegno civico ma apatia a livello politico)

  • Avanzamento dei processi di globalizzazione e la conseguente ridefinizione del ruolo delle istituzioni pubbliche.
  • Modificazione dello statuto di funzionamento delle istituzioni pubbliche.
  • Ruolo giocato dai mezzi di comunicazione di massa.

Chi ha la democrazia è apatico, chi non ce l'ha lotta per averla. La democrazia rappresentativa ha finito la fase propulsiva, quindi dovrebbe tornare ad essere più democratica; in questo modo potrebbe aumentare la fiducia nel sistema politico e istituzionale.

Giddens: "tra lo Stato e il mercato c'è la società civile che è l'arena dove gli atteggiamenti democratici, come la tolleranza, devono essere sviluppati".

Seconda lezione - Comunicazione giuridico/formale

Informare in maniera semplice e allargata per far sapere ai cittadini quali sono le norme.

Comunicazione di servizio

Informiamo i cittadini in quanto utenti dei servizi, delle modalità per far capire loro come erogare quei servizi. Informare nella maniera più efficace possibile coloro che possono essere interessati a questa comunicazione.

Comunicazione di cittadinanza o amministrativa

Si comunicano problemi d'interesse generale che Arena individua come risolvibili solo insieme, come la tutela ambientale, la sanità, la previdenza, l'istruzione, l'occupazione, la sicurezza stradale, l'ordine pubblico, lo smaltimento dei rifiuti, la mobilità di persone e merci.

Si tratta di problemi di sistema, in quanto riguardano il sistema nel suo complesso. Qui bisogna mettere in moto meccanismi partecipativi; quindi la comunicazione è inclusiva, si definisce assieme come collaborare alla risoluzione dei problemi.

Terza lezione - I fondamenti costituzionali

Per quanto riguarda la costituzione italiana, essa riconosce i diritti inviolabili all'articolo 2 e sancisce il cittadino in rapporto con lo Stato. Non parla del diritto all'informazione istituzionale, perché riguardo al diritto all'informazione si dice che:

Articolo 21: "tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto, e con ogni altro mezzo di diffusione".

La costituzione è stata fatta subito dopo la guerra; i padri costituenti erano persone che avevano vissuto il ventennio fascista in cui lo Stato aveva un forte ruolo di manipolazione dell'informazione nei confronti dei cittadini. Quindi quando hanno fatto la Costituzione hanno tolto qualsiasi rapporto tra i cittadini e lo Stato per evitare che lo Stato manipolasse l'informazione. Questa sensibilità ha fatto sì che si parlasse soltanto della libertà di espressione e quindi la pubblica amministrazione fino agli anni '90 ritenesse che non fosse suo dovere comunicare ai cittadini ciò che lei sapeva sui cittadini.

Visione ottocentesca del cittadino come suddito è arrivata fino agli anni 1990 perché non c'era un fondamento costituzionale che obbligasse la pubblica amministrazione a comunicare al cittadino.

La libertà di parola è solo la dimensione attiva del diritto. La dimensione passiva: diritto ad essere informati e libertà a ricevere informazioni.

Diritto di informarsi: come libertà di ricercare attivamente l'informazione. Senza la dimensione attiva e riflessiva, l'esercizio attivo alla libertà di parola perde di significato. In questi anni è avvenuto una sorta di aggiornamento dei diritti costituzionali senza cambiare la costituzione; si sono imposti dei diritti che hanno lo stesso potere di quelli costituzionali.

L'articolo 21 parla solo della dimensione attiva del diritto, non si sono considerati gli altri due modi del diritto perché si stavano manifestando.

Esempio: 1948 diritto di cercare (diritto di informarsi), ricevere, e diffondere (diritto di informazione attiva) informazioni e idee in qualsiasi modo e senza riguardo alle frontiere (Dichiarazione dei diritti dell'uomo, articolo 19).

Fino al 1990 l'amministrazione pubblica non pensava che il diritto all'informazione potesse essere passivo o riflessivo.

Piena realizzazione del diritto all'informazione può anche essere vista come pre-condizione all'espressione del diritto di cittadinanza, inteso quale partecipazione consapevole e informata del processo decisionale pubblico.

I nuovi diritti

I cambiamenti della società hanno effettuato dei cambiamenti di fatto, ci sono diritti figli delle sensibilità di questi anni, che non appartengono alla costituzione.

  • Incremento delle relazioni dell'apparato statale con soggetti esterni.
  • L'emergere di un riconoscimento dei cittadini, sia come singoli, sia come cittadini associati, quali interlocutori legittimi che divengono titolari di diritti definiti "nuovi", in quanto frutto di una maggiore consapevolezza di cosa significa essere cittadini, oggi.
  • Nella categoria dei diritti nuovi si comprendono "fattispecie giuridiche di recente creazione".
  • Diritti dei minori.
  • Diritto dei consumatori.
  • Diritto alla salute.
  • Diritto dei disabili.
  • Diritto all'identità sessuale.
  • Diritto alla salubrità dell'ambiente di vita e di lavoro.
  • Diritto all'abitazione.
  • Diritti degli anziani.
  • Diritto dell'identità personale.
  • Diritto all'informazione (inteso nella triplice accezione).

I diritti di cittadinanza

L'attuazione dei diritti di cittadinanza si è espressa, in questi anni, in vari modi:

  • Come richiesta dei cittadini alla pubblica amministrazione di un riconoscimento e garanzia sostanziali del diritto all'informazione considerato come una pre-condizione ad una partecipazione attiva del processo decisionale. Conseguenza: le modificazioni del funzionamento della pubblica amministrazione che si sono realizzate negli anni Novanta.
  • Nell'associazionismo civico (spesso no profit) che ha coinvolto un grande numero di persone attraverso i singoli issue movement (movimenti che fanno riferimento ad un solo obiettivo) movimenti ambientalisti, animalisti, consumatori. Ha fatto sì che i temi entrino nell'agenda dei media, dei politici e poi dell'agenda di ognuno di noi. Dal basso le persone diventano associazione e vogliono affermare certi diritti, quindi pongono i loro diritti all'ordine del giorno. Le pubbliche amministrazioni riconoscono ad un certo punto i diritti di questi movimenti perché i mezzi di comunicazione di massa fanno riferimento a valori quali la sostenibilità, l'ambientalismo, etc. I singoli issue movement si muovono dal basso e cominciano ad affermarsi a questo punto i giornalisti cominciano a fare articoli su questo perché parlano di ciò che interessa ai lettori, così mettono nell'agenda dei media temi di questo tipo. Se entrano nell'agenda dei media entrano anche in quella della pubblica opinione, per fare notizia i piccoli movimenti usano anche loro dei formati da comunicazione di massa (come gli eventi). Quando se ne accorgono i media, i politici attivano delle norme perché si facciano azioni, norme per attuare i nuovi diritti che sono stati elencati sopra. Le cose nuove nascono dal basso e devono diventare notizia tramite i social network o i mass media.
  • Come modalità di adeguamento ai processi di introduzione delle nuove tecnologie, per fare in modo che i cittadini possano partecipare più attivamente alla vita sociale. Possibili conseguenze: il rischio di una riduzione del cittadino ad utente o l'attuazione di forme di partecipazione democratiche. L'obiettivo è: favorire un utilizzo delle nuove tecnologie non per rendere i cittadini utenti passivi di una sempre maggiore quantità di servizi erogati, ma cittadini in grado di esprimere in modo attivo il proprio diritto di cittadinanza, inteso quale possibilità di partecipazione alla discussione in spazi sia virtuali che fisici.

Analogia tra comunicazione della pubblica amministrazione e quella d'impresa

Comunicazione di prodotto (di marketing): Insieme di attività di comunicazione rivolta agli utenti attuali o potenziali dei beni e servizi della PA. Si comunica un prodotto proprio.

Comunicazione interna: Comunicazione per i pubblici interni dell'impresa (prima di tutti i dipendenti) e gli stakeholder. I suoi principali obiettivi sono creare senso di appartenenza all'organizzazione e supportare i flussi di lavoro. È importante nei momenti di crisi (esempio le ferrovie: quando succede un incidente se parla un dipendente dice tutte le falle del sistema ferroviario, questo può portare un'immagine negativa delle ferrovie dello Stato).

Relazioni pubbliche: Si riferiscono alle attività di comunicazione verso l'esterno volte a promuovere un atteggiamento favorevole nei confronti delle PA. Comunicazione istituzionali, insieme di attività che comunicazione per informare e influenzare l'opinione pubblica per creare un clima positivo tra la pubblica amministrazione e i suoi pubblici. Si aumenta la percezione positiva di se come istituzione.

  • Relazione con i media.
  • Organizzazione degli eventi.
  • Sponsorizzazione.
  • Comunicazione in situazione di crisi.

Pubbliche relazioni sono attività che si rivolgono al pubblico perché esso possa costituire l'opinione pubblica, quindi è buono che il pubblico abbia una buona immagine delle PA.

Contesto della comunicazione di massa della PA, negli anni 1970, 1980 in Italia

Evoluzione delle pratiche di comunicazione della PA è strettamente legata all'evoluzione del sistema dei media e del ruolo della comunicazione nella società nel suo complesso. L'affermazione di una cultura della comunicazione è stata largamente collegata all'affermazione delle dimensioni passive e riflessive del diritto di manifestazione del pensiero. In questo excursus faremo riferimento alle leggi che hanno codificato questo processo perché pensiamo che esse rappresentino una valida testimonianza dell'evoluzione e della riflessione all'interno dell'amministrazione pubblica.

Sistema dei media negli anni '80

Fino agli anni '80 era diverso da altri paesi, non rispondeva alle logiche imprenditoriali: il sistema dei media fino agli anni '70 era appannaggio della RAI. Fino a metà degli anni '70 il sistema radio televisivo era un sistema pubblico. Fino agli anni '80, non si può affermare che in Italia sia esistito un moderno sistema dei media. Moderno, nel senso di improntato a logiche imprenditoriali e autonomo rispetto ad altri sistemi (come quello politico). Negli anni '80, una serie di fenomeni, mutano radicalmente questa situazione e contribuiscono a diffondere nella società valori legati alla cultura della comunicazione.

Fine del monopolio pubblico nel sistema radiotelevisivo

Negli anni '20 nasce la BBC che è il modello dei sistemi radio e tv europei, nasce con una mission "informare, educare, divertire" è retta da un'autorità pubblica, non è sotto il controllo del governo ma è autonoma. Negli altri paesi come in Europa negli anni '20 (regime fascista e nazista) la radio era stata poi pubblica. In Italia era controllata dal pubblico ed era utilizzata dai partiti di governo che si spartiscono i governi; la radio è controllata dai partiti politici (situazione che è andata avanti fino a metà degli anni '70). Negli anni '70 entrò in crisi in tutta Europa quello sviluppo del sistema radiotelevisivo pubblico che aveva caratterizzato l'espansione dell'emittenza radiofonica e televisiva.

Cause della crisi del sistema radiotelevisivo

  • Molte associazioni culturali e organizzazioni politiche e sociali richiedevano ai responsabili degli enti televisivi una maggiore partecipazione ed un reale diritto d'accesso.
  • Nelle emittenti nazionali cresceva la richiesta degli operatori interni di ottenere una modificazione dell'organizzazione del lavoro che tenesse in considerazione le loro competenze.
  • Le classi dirigenti, che tendevano a utilizzare le stazioni radio e televisioni pubbliche come mezzi per aumentare il proprio consenso e per promuovere forme di propaganda, più o meno mascherata, si rendevano conto che questo utilizzo strumentale era considerato un abuso da un numero crescente di cittadini.
  • Aumentavano le pressioni di istituzioni economiche contrarie al monopolio pubblico e favorevoli alla libertà di antenna, cioè ad un sistema radiotelevisivo commerciale che avrebbe creato spazi in cui promuovere e pubblicizzare prodotti e marche che in quel periodo non avevano altri veicoli di promozione se non i media a stampa.

Corte Costituzionale

Il servizio pubblico della RAI, dice la corte costituzionale, è legittimato se la RAI diventa plurale, fa parlare la società, perché la società non ha abbastanza bande per poter trasmettere.

  • 1974: sentenza numero 225, la costituzione dice che il monopolio RAI è lecito solo se garantisce il perseguimento di interessi pubblici.
  • 226: non legittimità del monopolio delle televisione via cavo (prima emittente era Telebiella, 1971) non ci può essere monopolio, dal punto di vista tecnico, perché ci sono tantissimi cavi, in un regime di libera iniziativa.

Manteniamo un monopolio pubblico, con l'obbligo del monopolista pubblico di essere plurale, di rappresentare al proprio interno gli interessi del popolo. La RAI doveva esprimere al proprio interno questa pluralità.

Ma la RAI era controllata dai partiti politici.

Parlamento: legge di riforma n.103 del 14 aprile 1975. La legittimità della riserva allo Stato delle radiotelevisioni via etere si determinava perché venivano recepiti alcuni degli indirizzi della Corte costituzionale; si doveva essere più aperti.

Corte costituzionale sentenza nel 1976

Definisce le caratteristiche del caso italiano: non è possibile sostenere ancora sia la limitatezza tecnica di canali per trasmissioni via etere locali. A livello locale ci poteva essere la libertà di antenna. Nel giro di pochi anni si hanno 2500 radio e 800 televisioni locali. È esploso il sistema. In Gran Bretagna e in Olanda sono nate le prime radio private sulle navi. In Italia la prima radio nasce a Bologna inaugurata da Marconi. Le radio a livello locale sono nate, e anche le televisioni locali. Per la Corte Costituzionale il monopolio vale soltanto a livello nazionale, le tv e le radio a livello locale possono essere private perché ci sono più bande.

Imprese, consumo e affermazione del duopolio televisivo

Anni '80. Le aziende aumentano e vengono riconosciute e quindi possono introdurre elementi di marketing e pubblicità (prima erano demonizzate dal pubblico).

Negli anni '80 si afferma la società del consumo, socialmente accettabile o apprezzabile, gli investimenti pubblicitari crescono di cinque volte. Gli anni '80 esplode la pubblicità, le marche hanno bisogno di farsi conoscere e finanziano il sistema, il sistema dei mass media si adegua ad una velocità enorme alla nuova condizione economica del paese.

Corte costituzionale dice no alla liberalizzazione delle tv nazionali.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Broncy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Grandi Roberto.
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