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Stessa epoca, 460-450 a.C., uno dei due bronzi di Riace, il bronzo A; guerriero maturo, bar-

buto, riccioli trattenuti da una benda, bocca aperta mostrante i denti, inseriti in argento. Ponderazio-

ne simile a Apollo di Kassel: dx portante, sx libera con piede avanzato e girato, tallone fissato al

suolo. Spalle orizzontali, testa voltata a dx. Nel braccio sx lo scudo, ora mancante. Dx la lancia.

Anatomia dettagliata, tipica dello stile severo: vene, tendini etc, in genere confrontato con il bronzo

B, di ca. 30 anni dopo. Analoga postura ma ritmo diverso: l’abbassamento del bacino provoca un

ritmo sinuoso in tutto il corpo, persino la linea verticale tra i muscoli del torace. Ritmo che riflette

le ricerche del canone di Policleto: probabilmente 430 a. C.

→ Grande dibattito sui bronzi dalla scoperta (1972): probabilmente su una nave diretta a

Roma, tra i tesori che i romani sottraevano ai donarî dei santuari greci. Nulla in proposito dei perso-

naggi raffigurati e dell’autore. Non contemporanee, botteghe diverse. Cfr. che anche le terra di fu-

sione sono diverse: Riace A da Argo, Riace B da Atene.

→ Moreno ha quindi attribuito la statua A ad Agheladas di Argo, noto bronzista, e la B ad

Alcamene, contemporaneo di Fidia (il giovane Fidia è trai principali scultori dello stile severo).

→ sintesi tra le regole matematiche e la naturalezza.

Auriga di Delfi, altra celeberrima statua in bronzo: sepolta nel 373 a. C. da un disastroso

terremoto, per cui è giunta a noi. Quadriga in pochi frammenti, mentre all’auriga manca solo il

braccio sx. Giovane con lunga tunica che copre il corpo e sul busto crea raffinato gioco di pieghe.

Volto imberbe, riccioli, basette incise, occhi intarsiati vivissimi, con ancora le ciglia. Si sta volgen-

do lentamente a dx → movimento suggerito da spostamento della testa e del torso rispetto alla tuni-

ca. Le parti del corpo (fuse a parte e connesse tra loro) sono tutte in lieve scarto rispetto a quella

inferiore, con un movimento a elica.

La prima statua raffigurante personaggi reali è il gruppo di Armodio e Aristogitone, i tiran-

nicidi, ad opera di Antenore. Quando calano i persiani, si portano in Persia le statue (riportate in

Grecia solo da Alessandro Magno dopo la conquista del regno achemenide). Quindi nel 477 il mo-

numento è rimpiazzato da gruppo in bronzo di Kritios e Nesiotes, affermati bronzisti. Abbiamo solo

copie romane, ma si pensa che nella sostanza riproducesse il gruppo antico, con statue visibili da

tutti i lati. Non giustapposti, ma complementari nell’azione. Schiena contro schiena, Aristogitone, il

personaggio più maturo, proteggeva col braccio alzato Armodio nell’atto di colpire. Nonostante lo

slancio, imposto secondo le norme tipiche dello stile severo, il movimento è ancora contenuto, forse

perché il monumento doveva riprodurre quello più antico.

→ progresso nella tecnica della fusione cava: il bronzo non necessita di puntelli. Diffusa

tipologia dell’atleta in azione cfr. oplitodromo di Tübingen, bronzetto di 16,4 cm: colto nell’attimo

che precede la corsa.

Poseidone di Capo Artemision: rinvenuto in mare al largo dell’Eubea. Posizione analoga

allo Zeus di Ugento, ma carica il peso sul la gamba sx, avanzata. Visibile da tutti i lati: probabil-

mente offerta a cielo aperto.

Bronzetto di Dodona con Zeus che lancia un fulmine.

L’ATTIMO SOSPESO DI MIRONE

Studi sul movimento di Mirone di Eleutere, attivo ad Atene, metà del V sec. No originali.

Discobolo: una delle migliori copie (II d. C.) è la copia Lancellotti, famiglia romana che l’ha

acquistato. Segni dello stile severo:

1) Resa asciutta e accurata della muscolature;

2) Notazione delle vene;

3) Volto ovale con capelli a calotta finemente cesellati, volto intenso e idealizzato, che non

rivela lo sforzo fisico; 25

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

Atto di caricare il lancio: colpo impegnato in una semirotazione. La testa segue il movimen-

to → raffigurato l’attimo sospeso, fermare un momento. L’opera è pensata per essere vista di lato: la

prospettiva leggermente distorta permette di vedere tutto il corpo.

Gruppo di Atena e Marsia: Atena suona il flauto da lei inventato ma lo getta, disgustata per

come le si gonfiano le guance nel suonarlo, arriva Marsia il sileno per raccoglierlo, Atena lo impe-

disce. In questo caso rappresentato il contrasto; al centro della composizione (ricostruita con l’Ate-

na di Francoforte e il Marsia del Laterano) c’è il flauto. Contrasto tra il panneggio di Atena e la nu-

dità del sileno.

VARIAZIONI SUL PEPLO

La figura femminile dello stile severo è la peplophoros, cioè che porta il peplo, con risvolto

che cade sulle spalle e sul petto (apoptygma), stretto alla vita da una cinta, e non più il chitone e la

mantellina. Anche figure a peplo aperto, privo di cintura e con un panneggio più libero (fanciulla

della stele funeraria di Paro, con la donna rappresentata mentre imbocca una colomba); anche mo-

dello della cosiddetta Aspasia, con donna avvolta da un ampio mantello (Afrodite Sosandria di Ca-

lamide, opera vista da Luciano nel II d. C.).

Atena Lemnia di Fidia, in bronzo, del 450 circa, dedicata dai coloni ateniesi di Lemno: stan-

te, vestita d’un peplo a fitte pieghe, egida portata sul petto in modo negligente, guarda in mano

l’elmo. Lato destro portante e contratto, lato sinistro in movimento, con braccio aperto → allusione

alla pacifica colonizzazione di Lemno.

Peplo sciolto anche per la Nike di Paro, rappresentata nel suo movimento ascensionale, che

tocca il suolo con la punta del piede sinistro.

Stele funeraria di fanciulla con colomba (Roma): tratti ancora arcaizzanti, ma attenzione

ala figura umana, che si anima e vive, tipica dello stile severo.

Trono Ludovisi: leggerezza del panneggio; fatto con marmo insulare; probabilmente era il

parapetto di un pozzo sacro a Locri Epizefiri. Ionismi nella lavorazione.

CERAMOGRAFIA E PITTURA

Nell’età delle Guerre Persiane la produzione di vasi e di contenitori in argilla non diminui-

sce, per tutte le esigenze pratiche. Primato di Atene.

La tecnica a figure rosse è ormai adottata ufficialmente, la tecnica a figure nere usata ancora

fino al 480 circa per piccoli vasi da unguenti → solo le anfore panatenaiche, ambito premio delle

gare in onore di Atena sono ancora per tutto il V secolo fatte alla vecchia maniera. Importanza del

mercato estero (vasi trovati i Etruria).

Pittore di Kleophrades: vivaci scene di komos dionisiaco. Raffinato gioco delle vesti, che

lasciano intravvedere le gambe muscolose. Hydria del Museo di Napoli: distruzione di Troia, prete-

sto per riflettere sugli orrori della guerra → sembra che il pittore parteggi per i Troiani.

Pittore di Berlino: attribuitigli 300 vasi, attivo tra 500 e 480. Anfora di Berlino con Hermes

e satiro, in cui Hermes passa e si incrocia con un satiro che si gira, attratto dal vino. Scena di fonde-

ria: elementi della costruzione di statue in bronzo, che l’autore doveva conoscere bene!

→ in entrambi i pittori: ricerca di corpo muscoloso, ricerca di anatomia.

Resa più naturale del corpo umano: l’occhio si apre verso l’interno spostando in avanti la

pupilla, i volti perdono la loro angolosità arcaica in favore di un mento tondo e pronunciato.

Produzione degli artisti del Ceramico di Atene si concentra sulle coppe, kylikes. Per esempio

Coppa di Onesimos, con etera al bagno, figura instabile e naturalismo nella resa anatomica.

Pittore di Brygos: attivo tra 480 e 470; Coppa del Louvre con Ilioupersis, incrocio di linee

oblique, Coppa del British Museum con la contesa delle armi di Achille, con ricerca di movimento

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Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

e di schemi incrociati. Uso sapiente dei panneggi, intreccio dei corpi, indicazione realistica dei peli

sul petto e sull’addome a vernice diluita.

Tema del simposio: kylix di Douris con banchettanti, in cui vengono esaltate le gioie della

riunione conviviale: il bere, la musica, la declamazione, la compagnia femminile. Psykter di Douris

con giochi tra satiri, che fanno in girotondo e bevono vino nei modi più assurdi → al pittore interes-

sa lo studio del movimento instabile, del gesto, della postura.

Secondo quarto del V secolo: Manieristi, continuatori dello stile tardoarcaico, e “pittori pro-

toclassici”, che seguono la nuova corrente e aderiscono allo stile imposto dai maestri della grande

pittura parietale. Tra i Manieristi: hydria del pittore di Leningrado, con scena di agone artigianale

tra pittori, maestro e assistenti intenti a decorare vasi, in cui compare anche una donna (d’altronde,

15

c’erano anche le poetesse!) . Il manierismo emerge nelle pieghe dei manti e nella durezza del tratto

disegnativo, mentre lo stile severo emerge nella rotondità dei volti e nelle loro espressioni (datato

perciò al 470-460 a. C.).

Pittore di Pan: le sue figure sono snelle, allungate, in movimento, i panneggi decorativi

(Cratere a campana, Artemide e Atteone).

Aderisce pienamente allo stile severo il Pittore di Borea, per le sue figure intense, statuarie,

drammatiche, l’occhio ha raggiunto la sua profondità naturale, ci sono le palpebre, barbe corte e

triangolari, figure alte e slanciate che occupano tutto il corpo del vaso.

LA NASCITA DELLA GRANDE PITTURA

Apporto della pittura nello sviluppo di tutte le arti figurative, in particolare della plastica; la

pittura era, come dice Simonide, “poesia muta” → elevazione dei fatti umani a valori universali.

Dagli scrittori sappiamo che c’era la pittura su pannelli lignei.

Iniziatori della pittura sono:

Polignoto di Taso: per Plinio il Vecchio, è il primo a rappresentare uomini a bocca aperta, donne

• con vestiti trasparenti, rendendo la diversità dei caratteri e degli stati d’animo. Preferisce rappre-

sentare non l’atto drammatico, ma il momento precedente o seguente (non l’eccidio dei Proci, ma

Odisseo vincitore); personaggi sparsi o su più livelli → dimensione prospettica!

Pittore dei Niobidi: 460-450, linea ondulata del terreno, dietro alla quale sono nascosti alcuni cor-

• pi, con eccidio dei figli di Niobe da parte di Apollo ed Artemide, dall’altro lato Eracle che si ripo-

sa con altri eroi alla presenza di Atena (forse episodio della saga degli Argonauti);

Micone di Atene: scene più mosse ed agitate, come battaglie, ricche di scorci e di movimento, ri-

• flesso delle Amazzonomachie.

La grande pittura dello stile severo è irrimediabilmente perduta, perciò bisogna ricorrere alla pittura

vascolare → ma alcuni originali, in Italia meridionale, sono arrivati fino a noi:

Tomba del Tuffatore (Poseidonia, Paestum): 480-470, tuffo dal mondo della vita a quello dell’ol-

• tretomba, rappresentato sulla parte interna del coperchio, lungo i lati immagini simposiali. Simbo-

lismo legato al trapasso.

→ l’uso di affrescare la tomba non è ellenico, ma etrusco (Poseidonia a metà tra

mondo greco e mondo etrusco).

Scuola di pittori di Gela: accoppiamento tra sileno e ninfa, pose instabili, tensione plastica dei

• corpi, ricerca delle terza dimensione. Libero uso del pennello su superficie piana.

15 Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia cita un certo numero di donne pittrici. 27

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5. L’ETÀ CLASSICA (V secolo)

Dominio di Atene sulla Grecia, ad Atene governo di Pericle. Il suo periodo dura dal 449 (pa-

ce di Callia) fino al 429 (peste ad Atene) → “arte di regime”. Imperialismo.

Statua di Pericle opera di Cresila, di cui rimangono alcune copie romane della testa; è

un’immagine ideale della persona, l’individualità soccombe ancora sotto gli ideali etici.

Classico: opere in cui la ricerca dell’ordine, di proporzione, di simmetria, prevalgono sul-

l’amore per il movimento, sull’effusione lirica → sobrietà, nobiltà ed elevatezza dei contenuti.

IL GRANDE CANTIERE DELL’ACROPOLI

Lavori di ristrutturazione partono nel 447 per volere di Pericle, con i fondi della Lega delio-

Attica. Fidia è il direttore dei lavori.

Partenone: 447-438, in marmo pentelico, architetti Ictino e Callicrate. Tempio dorico periptero, 8

• x 17 colonne; grande spazio alla cella (i corridoi tra cella e colonnato sono larghi appena 2,57 m),

profondità del pronao e dell’opistodomo ridotta. La cella è in due ambienti separati: il più grande

ospita la statua della dea, ha le colonne appoggiate ai muri, doppio ordine di colonne doriche di-

sposte a Π; l’altra parte della cella, dietro, aveva 4 colonne ioniche (offerte alla dea e riserve mo-

netarie). Sulla parete esterna della cella correva un fregio con il corteo delle Panatenee. Alzato in

marmo pentelico, con accorgimenti per ridurre la pesantezza dello stile dorico.

Propilei: 437-433, opera di Mnesicle, in marmo pentelico (come il Partenone), con rivestimento

• inferiore in marmo nero di Eleusi. Corpo unico rettangolare con facciate simmetriche, con am-

bienti laterali: a destra Pelarghikon (antica cinta muraria micenea) e terrazza di Atena Nike, a sini-

stra sala per i banchetti ufficiali e pinacoteca. Leggera salita in mezzo; facciata esastile in stile do-

rico sormontata da frontoni. Intercolumnio centrale più largo per permettere processioni;

Tempio di Atena Nike: 430-420: da quel punto si sarebbe buttato Egeo all’arrivo della nave di Te-

• seo con la vela nera. Tempio ionico ad una cella, anfiprostilo, tetrastilo, fregio continuo che corre-

va sui quattro lati con scene di battaglia tra Greci e Orientali.

Eretteo: dal 421 al 413, interrotto per il disastro di Siracusa, poi ripreso nel 409. Asimmetria do-

• vuta al fatto che è più un santuario, che riunisce in sé molti luoghi di culto. Eretteo uno dei mitici

fondatori della città, adorato come Poseidone Eretteo, che sostituiva l’antico tempio di Atena Po-

liàs. Loggetta delle Cariatidi, accesso alla tomba di Cecrope, figlio di Eretteo e re di Atene. Qui

16

venerati anche Efesto, l’eroe attico Bute , Erittonio, recinto sacro con il sacello dell’eroina attica

Pandroso, figlia di Cecrope, e l’ulivo sacro fatto nascere da Atena.

Sculture e rilievi che esaltano la grandezza di Atene e dei suoi dei → era un museo all’aper-

to, un continuo cantiere. Statua di Atena Promachos, in bronzo, davanti ai propilei, all’interno.

Gli altri edifici, al di fuori dell’acropoli, sono l’odeion (angolo sud-est), a pianta quasi qua-

drata, sala ipostila sormontata da un tetto a spioventi in legno (proveniente dalle navi sottratte ai

Persiani) ad imitazione della tenda di Serse, e il primo impianto del teatro di Dioniso Eleuthereus,

tempio di Asklepios, a occidente del teatro.

UNO SCRIGNO DI MARMO PER ATENA

Il Partenone non ha altare: tutte le processioni infatti finivano tra il Partenone e l’Eretteo,

dove c’era l’antica cella del tempio di Atena Poliàs; ogni anno offerto un nuovo peplo alla dea, in

legno d’olivo.

16 Fratello di Eretteo e primo sacerdote di Atena. 28

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Nel Partenone c’era la statua crisoelefantina di Atena Parthenos, con le offerte a lei porta-

te. Le decorazioni sono la sintesi del messaggio mediatico di Pericle. Per la prima volta decorate

tutte le metope della peristasi (92), non solo quelle del lato breve.

LATO EST: Gigantomachia

LATO OVEST: Amazzonomachia

LATO SUD: Centauromachia

LATO NORD: conquista di Troia

→ grandezza di Atene, esaltazione del mondo greco contro la barbarie

→ omaggio alla generazione delle Guerre Persiane

Nelle metope (insieme al fregio, ultimate nel 438) mani differenti, appartenenti ai numerosi scultori

facenti parte dell’équipe di Fidia. Il fregio che corre sulla sommità della cella (anche sulle colonne

di pronao ed opistodomo, per 160 m), è un fregio continuo, cioè ionico, elemento innovativo in un

tempio di ordine dorico! Ciò permetteva di visualizzare bene tutte le scene del fregio, inciso a basso

rilievo, nascosto dalle colonne della peristasi. Rappresenta la processione delle Panatenee in cui un

peplo veniva offerto alla dea, alla presenza dei dodici dei e degli eroi eponimi della città. Il peplo

era tessuto ogni anno dalle ergastinai, scelte tra le fanciulle più nobili della città.

Avvenimento corale, religioso, che coinvolge tutta la società ateniese, trasfigurata secondo

una visione idealistica e trascendente, assimilata alla divinità → i kouroi rispondono al canone del

καλός καί ἀγαθός, i volti sono anonimi, i corpi atletici non sentono sforzo né fatica → dimensione

atemporale. Le fanciulle sono il ritratto ideale delle giovani spose. Gli dei, seduti a guardare la pro-

cessione, sono umanizzati: sono calmi, incuriositi, rilassati; l’unica cosa che li caratterizza come dei

è la grandezza fisica.

N.B. Il senso di divina serenità dello stile fidiaco era smorzato dalla policromia.

Le sculture dei frontoni: scolpite a tutto tondo a terra, poi issate poco prima dell’inizio della guerra.

Ricostruibili per ipotesi e frammenti (iconoclastia cristiana e esplosione del 1687).

FRONTONE EST: nascita di Atena; presenza di tutti gli dei, dimensione co-

smica; i corpi sono avvolti da panneggi sontuosi, ricchi di pieghe con effetti

chiaroscurali, quasi pittorici. Le forme, salde e possenti, risaltano sotto le vesti

leggerissime dei chitoni, quasi impalpabili.

→ senso di ansia ì, personaggi pronti allo scatto;

FRONTONE OVEST: contesa di Atena e Poseidone per il possesso dell’Attica;

i due dèi al centro, ma arretrano entrambi → schema divergente. Al centro ci

doveva essere l’olivo fatto nascere dalla dea. Fidia elimina la figura centrale e

si muove liberamente nello spazio. I corpi sono tesi, carichi di fermento e han-

no molta vitalità.

URBANISTICA E ARCHITETTURA

L’urbanistica del V secolo è legata a Ippodamo di Mileto che, secondo Aristotele, «trovò il

piano regolatore della città e divise il Pireo». Egli deve essere stato uno dei principali teorici del-

l’urbanistica antica e a lui si deve la ripartizione funzionale dell’impianto urbano.

L’invenzione dell’’urbanistica ortogonale, invece, appartiene al secolo precedente ed interes-

sa principalmente le città coloniali: pianta regolare formata da strade larghe (plateiai) che si incro-

ciano con strade strette (stenopoi) si ritrova per esempio a Poseidonia, costruita nel 600 a. C., pian-

ta per strigas: si organizza su tre plateiai con direzione est-ovest, tagliati da una fitta serie di steno-

poi → risultato: isolati allungati con abitazioni. Lo spazio centrale era destinato alla vita civile e

religiosa. 29

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

Thurii: come ci riferisce Diodoro Siculo, aveva una pianta a scacchiera, basata sull’incrocio

di plateai che in senso nord-sud distavano 400 m, in senso ovest-est 295 m. I nomi delle diverse

strade, di derivazione greca, fanno pensare a una diversificazione funzionale di queste, con anche

un collegamento con la distribuzione dei luoghi di culto e santuari.

→ Prima di costruire gli edifici, la prassi ippodamea prevedeva di delimitare i quartieri

e di stabilirne la funzione, come dimostrano i cippi terminali (horai) con iscrizioni.

OLTRE IL PARTENONE: GLI SCAMBI TRA ORDINI ARCHITETTONICI E LA CONQUISTA

DELLO SPAZIO INTERNO

Il Partenone unisce in un solo edificio elementi dorici (peristasi e alzato) con elementi ionici

(fregio ionico continuo intorno alla cella e 4 colonne della sala occidentale). Anche i Propilei colle-

gano due prospetti architettonici dorici tramite un passaggio con colonne ioniche, che hanno il meri-

to di mitigare l’austerità del complesso.

→ Questi scambi tra i due ordini si erano già visti a Poseidonia, nell’Athenaion (tempio

di Cerere), costruito alla fine del secolo VI a. C.

Theseion (Ephaisteion) di Atene: tempio di Efesto, pianta prossima a quella del Partenone, ma di

• dimensioni ridotte, con una peristasi di 6 x 13 colonne doriche in marmo pentelico. La cella ha al

suo interno il colonnato a Π greco, realizzato con colonne doriche disposte su due ordini (come

nel Partenone). Del Partenone imita anche la decorazione scultorea: nella peristasi è fatto di me-

tope scolpite, sul pronao e sull’opistodomo, invece, di fregi ionici con Gigantomachia e Centau-

romachia.

Tempio di Poseidone a Capo Sounion: dorico periptero (6 x 13 colonne), decorato con un fregio

• continuo in marmo pario sull’architrave dei 4 lati interni del pronao che raffigurava le lotte tra

lapiti e centauri, e le imprese di Teseo;

Tempio di Apollo Epicurio (Bassai, Arcadia): tempio dorico, con una peristasi di 6 x 15 colonne,

• dettata dalla presenza di un adyton sul fondo della cella. La pianta è attribuita a Ictino e a Calli-

crate ed abolisce la divisione canonica in 3 navate, liberando lo spazio centrale: le 4 colonne in-

terne, ioniche, sono infatti addossate a dei muretti che sporgono dai lati lunghi. L’adyton è separa-

to dalla cella tramite due semicolonne oblique e da una colonna centrale corinzia, con capitello a

kalathos con foglie d’acanto. Sopra il colonnato interno correva un fregio continuo con Centau-

romachia e Amazzonomachia, con riprese di schemi policletei per i nudi maschili e ampio gioco

di panneggi per le donne;

Telesterion di Eleusi: ricostruito da Ictino nel 445 a. C., destinato alla celebrazione di culti miste-

• rici, era una sala quadrangolare di derivazione micenea. La sala di Ictino, a pianta quadrata (l=52

m), aveva gradinate su tutti i lati e coppie di porte sui lati nord, est e sud. La copertura era soste-

nuta da 20 colonne disposte su 5 file, disposte in modo che la vista al centro fosse libera. Proble-

mi: posizionamento dei sostegni, illuminazione.

→ Permane nel V secolo la ricerca di valori decorativi, che si esprime nell’adozione dell’or-

dine ionico (Tempietto di Atena Nike, Eretteo…);

→ L’odine dorico verrà mantenuto per l’esterno, ma con la tendenza a irrigidire le sue linee e

profili.

→ La scelta di un’architettura più plastica e decorativa porterà nel secolo successivo all’uso

dell’ordine corinzio, e alla sperimentazione di nuove tipologie architettoniche.

LA PLASTICA A TUTTO TONDO E IL RILIEVO

Fidia e Policleto nel V secolo creano un canone figurativo che coniuga l’armonia delle for-

me alla serenità dell’espressione → visione idealistica che assimila uomini e dei. 30

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

FIDIA, L’INTERPRETE DEGLI IDEALI DI PERICLE

500-490 = nasce; diventa un famoso pittore, scultore e bronzista

460 = Atena Promachos, in bronzo, 9 m, al centro dell’Acropoli, davanti ai Propilei

= Donario di Maratona a Delfi

= Apollo Parnopios

= Atena Lemmia

Atena Lemnia: si distingue per la sapiente unione della natura umana con quella divina. Atena è

• pacata e serena, saggia e piena del senso della misura.

Atena Parthenos: 438-439, alta 12 m, ne abbiamo riproduzioni marmoree come la statuetta dal

• ginnasio del Varvakeion, oltre a riproduzioni su monete, gioielli e terracotte. Stante, frontale, pon-

derazione attica (dx portante, sx flessa), con peplo cinto con ampio risvolto e coperto sul petto

dall’egida. Il peplo presenta una contrapposizione tra le pieghe che cadono verticalmente sulla

gamba portante e l’aderenza della veste alla gamba flessa → eco nelle copie romane (vedi statuet-

ta detta “Atena Medici”). Nella mano destra, sostenuta da una colonna, aveva una Nike, raffigura-

ta nell’atto di posarsi, che simboleggiava il dono più bello della dea: la vittoria. Con la sinistra

regge uno scudo sul quale erano raffigurati: l’Amazzonomachia con Teseo e la Gigantomachia.

Accovacciato vicino allo scudo c’è Erittonio, sotto l’aspetto di serpente.

Zeus di Olimpia: 435-425, su un trono decorato con episodi mitici che celebravano la potenza del

• dio e la grandezza della Grecia, punita l’hybris, esaltati gli eroi per il loro valore.

→ interpreta gli ideali della cultura ellenica attraverso il mito: dei garanti dell’unità panelleni-

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ca, l’unica in grado di sconfiggere il male → in linea con il pensiero di Pericle .

POLICLETO E LA SUA SCUOLA, ALLA RICERCA DELLA PERFEZIONE

490 nasce ad Argo, da una famiglia di scultori di opere in bronzo, attivo fino al 420. Realiz-

zò soprattutto opere in bronzo, unisce ritmo ed equilibrio. Scrive il Canone, dove affrontava il pro-

blema delle proporzioni nella figura umana.

Doriforo: la copia fu trovata nella “palestra sannitica” di Pompei. Il giovane è forse Achille, raffi-

• gurato mentre sta camminando: la gamba sx è arretrata, mentre il peso si sposta sulla destra stante.

Il braccio destro è steso lungo il fianco, il sinistro piegato in avanti porta una lancia appoggiata

alla spalla. La muscolatura è massiccia → tipico ritmo chiastico: contrapposizione reciproca delle

parti del corpo (gamba dx portante e sx flessa, braccio dx disteso e sx piegato, fianco dx contratto

e sx rilassato...). L’equilibrio tra le membra del corpo è perfetto; postura è armonica e naturale; si

tratta di una costruzione virtuale, frutto di una serie di calcoli matematici e geometrici;

Diadumeno: 420 a. C., copia romana del II o I secolo a.C., con aggiunta di puntello con attributi

• di Apollo. L’atleta è raffigurato alla fine dell’agone sportivo, quando si cinge il capo con una ben-

da in segno di vittoria. Ponderazione consueta: gamba dx portante, sx sollevata, spalla dx abbassa-

ta. La testa è girata a destra e lo sguardo è basso. Le braccia, sollevate e aperte, reggono la benda.

Kyniskos: conosciuto come Efebo Westmacott, il giovane è stante, mentre si toglie la corona per

• offrirla al dio. Gamba sinistra stante contrapposta al braccio destro sollevato, gamba destra flessa

contrapposta al braccio sinistro inerte. La destra è rivolta verso il lato destro in movimento mentre

il bacino è leggermente girato verso sinistra. Lo schema compositivo è invertito rispetto al Dorifo-

ro: è davvero di Policleto? Se lo è, è forse un’opera giovanile di Policleto? È attribuibile piuttosto,

per il ritmo aperto, alla sua scuola?

Policleto ebbe una grande eco nell’antichità per il suo ruolo di teorizzatore di una pratica

scultorea basata su calcoli rigorosi. I suoi insegnamenti vengono elaborati in molte opere, che cono-

sciamo nelle copie romane, come la Statua di Diomede (Cuma): raffigura Diomede, forse in coppia

17 Cfr. Il discorso riportato da Tucidide: gli Ateniesi amano la bellezza nella semplicità. 31

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

con Odisseo, nell’atto di rubare il Palladio, antica statua di Atena a Troia. Il suo movimento richia-

ma il Doriforo, anche se la gamba libera ha un movimento più deciso e aperto, che crea un ritmo

che si apre verso l’esterno.

I COLLABORATORI DI FIDIA

Agoracrito di Paro e Alcamene di Atene.

Nemesi di Ramnunte: attribuita ad Agoracrito, si trovava inAttica. La dea è stante, ponderazione

• consueta. Interessante è la veste, composta da un chitone ampio e leggero che ricade con pieghe

sul petto, svelando le forme, con sopra un mantello più pesante. 430 a. C.

Gruppo di Procne e Iti: Attribuita ad Alcamene, databile al 430 a. C. Procne vuole uccidere il fi-

• glio Iti per vendicarsi del marito che l’ha tradita: il bimbo, ignaro, si aggrappa alla gonna della

madre, che nella mano destra doveva tenere un coltello: la stoffa è leggera ed aderisce al corpo

senza nasconderlo, moltiplicando le pieghe con un effetto di chiaroscuro.

→ lo stesso panneggio hanno le Cariatidi dell’Eretteo, attribuite all’officina di Alcamene, databili

verso il 416 a. C.: vestono un peplo sottile, senza maniche, con morbido risvolto in vita e apoptyg-

ma ricadente sul petto, un mantello fissato alle spalle che ricade lungo la schiena; leggerezza della

stoffa, che aderisce sulla gamba che avanza, con effetto bagnato: arcaismo che richiama ai valori

della polis aristocratica e del passato glorioso.

UNA GARA TRA SCULTORI: LE AMAZZONI DI EFESO

435 a. C. commessa indetta dal santuario di Artemide di Efeso per una statua di Amazzone

ferita. Partecipanti: Policleto (vincitore secondo il giudizio di tutti i partecipanti!), Fidia, Cresila,

Fradmone.

A Policleto è attribuita la statua fatta dal copista Sosicle, che raffigura un’amazzone nell’atto

di strapparsi la veste per alleviare il dolore della ferita; al collo è agganciato un mantello che ricade

sul dorso, il braccio destro era appoggiato alla lancia per alleggerire il peso del corpo, che gravava

sul lato sinistro, più raccolto. Il canone oppone il movimento delle spalle a quello delle gambe.

L’amazzone di Fidia è nota come Amazzone Mattei (villa adrianea di Tivoli). La posa elasti-

ca trasmette il vigore guerresco del personaggio, che non viene meno con la ferita.

Cresila fa un’amazzone che si appoggia a un pilastro e alza a fatica il braccio destro verso la

testa, reclinata per il dolore. È stata attribuita a lui perché era considerato un autore innovativo, e

nell’opera effettivamente si rintracciano elementi nuovi: il centro di gravità non cade nella zona in-

quadrata dai piedi!

LO «STILE RICCO» DELL’ULTIMO TRENTENNIO DEL V SECOLO

Statue femminili che continuano il panneggio bagnato ideato da Fidia e dai suoi collaborato-

ri → pieghe ed effetti chiaroscuro.

Nike di Paionios: 421 a. C. Messeni e Naupatti dedicano a Olimpia una statua di Nike, davanti al

• tempio di Zeus; opera di Paionios di Mende, alta 9 m, la dea scende verso lo spettatore, gamba

sinistra avanzata a sfiorare il terreno, le ali spiegate, mantello gonfio tenuto con le mani; sposta-

mento d’aria (cfr. aquila in basso). Il chitone si slaccia all’altezza del seno sinistro per l’impeto e

aderisce al corpo con effetto bagnato, per addensarsi in morbide pieghe dietro la figura.

Statua di dea (Agorà): richiama il tipo dell’Hera borghese, conosciuto solo in copie romane, per

• l’abito e per il modo di portare il mantello, che avvolge la parte inferiore del corpo lasciando sco-

perto il busto, sul quale ricade un chitone fine e trasparente, che segue le rotondità del corpo, evi-

denziandole. La dea è femminile e sensuale, visione diversa dall’umanità idealizzata delle dee del

Partenone. 32

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

Balaustra del tempietto di Atena Nike: 409-406 a. C., c’è una Nike che avanza con un balzo per

• schivare l’animale → impeto della postura e raffinato gioco del panneggio; Nike che si slaccia il

sandalo, in posizione raccolta, controbilanciato dalle ali. Il panneggio cade verticalmente dalla

spalla sinistra alzata e segue, con pieghe curvilinee, il movimento delle gambe, con effetto di tra-

sparenza sul busto.

Lastra con Menadi danzanti: attribuita a Callimaco, ma nota solo attraverso copie neoattica. Le

• figure sono realizzate in bronzo a bassorilievo, mostrando le menadi in atteggiamenti di danza nel

delirio dionisiaco, vestite con chitoni fluttuanti, con avvolgimenti e pieghe di grande effetto colo-

ristico ma prive di realismo.

Anche la ceramica adotta lo stile ricco per le figure femminili (cfr. Hydria del pittore di

Meidias), con un manierismo che rielabora le invenzioni di Fidia.

DALLA GRANDE PITTURA ALLA CERAMICA, ORIGINALITÀ E MANIERA

Nella seconda metà del secolo V a. C. la pittura si evolve verso una resa della terza dimen-

sione: Agatarco di Samo dipinge una scenografia per l’Orestea di Eschilo con rientranze e sporgen-

ze, attraverso una metodologia che espose in un trattato. Apollonio di Atene studia i colori e il chia-

roscuro per rendere profondità spaziale. Zeusi è ricordato per i monocromi a fondo bianco; Parra-

sio di Efeso con il colore riuscì a rendere volume e movimento dei corpi.

Non avendo nulla della pittura, ci facciamo un’idea considerando la ceramografia: Coppa

del pittore di Pentesilea, lotta tra la regina delle Amazzoni e Achille, lei caduta e morente, si allunga

in modo innaturale seguendo la curvatura della coppa; guerriero che si allontana allude a un secon-

do piano. Anfora eponima del pittore di Achille: predilige scene tranquille da cui emerge serenità

interna, il linguaggio è quello dello stile della scultura dell’età di Pericle: armonia delle forme unita

alla sobrietà dei gesti.

Lo “stile partenonico” caratterizza anche le opere del ceramografo Polignoto e del pittore di

Kleophon: dipingono intorno al 430 a. C. Con perfezione stilistica di maniera, ma priva di toni ori-

ginali o spontanei; molte scene di partenza del guerriero. Epinetron di Eretria, oggetto che si ap-

poggiava sul ginocchio per arrotolare la lana: giovane sposa con amiche, gineceo con padrona di

casa circondata dalle personificazioni del repertorio amoroso. Antesignano dello “stile fiorito”.

→ Le esperienze dei pittori attici daranno vita dopo la metà del V secolo alla produzione

italiota a figure rosse che proseguirà nel secolo successivo con caratteri autonomi. Lo stile parteno-

nico della cerchia di Polignoto sarà ripreso dai pittori lucani (come il Pittore dei Pisticci).

IL RILIEVO FUNERARIO: LA MORTE COME IMMAGINE DELL’ESISTENZA

In un’epoca travagliata da episodi come la Guerra del Peloponneso, in cui difficilmente le

committenze ufficiali riescono a essere portate a termine, gli artigiani tendono ad accettare commis-

sioni private, in particolari steli funerarie, che acquistano un’impronta “partenonica” inconfondibile.

Nei fregi delle steli funerarie emerge la visione idealistica, eterna e trascendente dello stile fidiaco,

si vuole riaffermare la vita del defunto ricordandolo negli atteggiamenti del quotidiano.

Stele funeraria (Egina): attica nello stile, coglie il defunto rilassato, calmo, con una mano protesa

• verso una gabbia, con l’altra tiene un uccellino.

Stele funeraria di Krito e Timarista da Rodi: raffigura due donne abbracciate nel comune desti-

• no: Krito è china e tocca la spalla della compagna, la quale si gira come per rassicurarla.

Stele funeraria di Hegesò (Necropoli del Ceramico di Atene): Hegesò, figlia di Proxenos, è raffi-

• gurata mentre estrae un gioiello da un cofanetto che le porge un’ancella: Hegesò sta per divenire

la sposa di Ade.

Stele funeraria di Dexileos (Necropoli del Ceramico di Atene): Dexelios, caduto nel 394 a. C. a

• Corinto in battaglia. 33

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

6. L’ETÀ CLASSICA (IV secolo)

I NUOVI CANTIERI NEL PELOPONNESO

Nel decennio di supremazia tebana i Messeni e gli Arcadi possono rifondare le loro capitali,

rispettivamente Messene e Megalopoli, entrambe dotate di un’urbanistica regolare, di nuovi grandi

monumenti e di mura possenti → mura di Messene, oltre 9 km, fatte di blocchi squadrati, talora in-

terrotti da torri quadrangolari → difesa e ostentazione delle ricchezza e potenza della città.

NUOVI SANTUARI: EPIDAURO

Culto del dio Asclepio. Solo nel 400 a. C. si pone mano alla costruzione di un nuovo tempio,

per il crescente numero di pellegrini. Il cuore del santuario rimane sempre il tempio del dio, affac-

ciato su un piazzale. Nel piazzale c’era un altare, circondato da portici e dal muro del recinto sacro,

il temenos.

Il tempio: costruito tra 380 e 370 a. C. dall’architetto Teodoto. Dorico, piccolo, 6 x11 colon-

ne (al posto dell 13 canoniche) mancanza dell’opistodomo. All’interno c’era la statua crisoelefanti-

na del dio, fatta da Trasimede di Paro, molte figure provenienti dagli acroteri e dai frontoni, scolpiti

da Timoteo e Teotimo.

Tempio a tholos: tempio circolare, costruito nel 350 a. C. all’interno del recinto sacro, peri-

stasi di 26 colonne doriche e racchiudeva un secondo cerchio, fatto dal muro della cella, nel quale a

sua volta c’era un cerchio concentrico fatto da 14 colonne corinzie. Nello spazio centrale di questi

cerchi si apriva l’accesso al labirinto sotterraneo. Il tutto era ornato da marmi; fregio dorico con me-

tope blu → vero capolavoro che verrà imitato in altri centri di culto.

Altri edifici collegati al culto salutistico di Asklepios: stoai, ginnasi e katagogheia, veri e

propri ospizi pubblici.

Il teatro: opera di Policleto il Giovane, non ha rivali per armonia e bellezza. La zona supe-

riore sta in rapporto aureo con quella inferiore, e forse fu aggiunta dopo. Una leggera incurvatura

favorisce l’acustica.

NUOVI EDIFICI NEI SANTUARI: TEGEA

Peristasi di 6 x14 colonne doriche molto snelle. La cella era preceduta da un pronao a due

colonne in antis, ed era seguita da un opistodomo simile. Le ante e la coppia delle colonne erano in

linea con la terza e la terzultima colonna dei lati lunghi della peristasi, creando così dietro alle fac-

ciate due grandi spazi liberi. La cella al suo interno è libera, non ci sono le due consuete file di co-

lonne a sorreggere il tetto ma 7 semicolonne corinzie appoggiate alle pareti → spazio ed effetti di

chiaroscuro.

→ leggerezza e luminosità all’interno dell’ordine dorico, con una decorazione sempre più

ricca. Apertura della cella lungo il lato settentrionale.

Decorazione scultorea esterna, con metope e acroteri, ricchi di chiaroscuri: frontone orienta-

le con Meleagro e Atlanta che cacciano il cinghiale calidonio, frontone occidentale con Telefo, fi-

glio di Eracle e Auge che si contrappone ad Achille, Atena giunge a pacificarli.

I GRANDI SCULTORI DEL IV SEC.: CEFISODOTO E PRASSITELE

Secolo IV: forte individualismo: grandi personalità emergono anche nell’arte. Dopo la pace

di Antalcida (386 a. C.) gli ateniesi innalzano nell’agorà una statua della pace, Eirene, opera di Ce-

fisodoto → concetti materiali, pace e ricchezza! Maestosa donna, che tiene in braccio un piccolo:

Ploutos; Eirene è stante, ha un mantello sul peplo dalle lunghe pieghe ordinate, il braccio destro è

sollevato a reggere lo scettro → schema volutamente solido e tradizionale. Con il braccio sinistro

sorregge un bambino dalle forme arrotondate e dai movimenti vivaci. Le due figure si guardano.

→ strettissimo legame: dalla presenza e dalla solidità dell’una dipende la crescita della seconda. 34

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

Il figlio di Cefisodoto è ancora più celebre: Prassitele, la cui Afrodite Cnidia è l’opera più

citata nelle fonti antiche e la più riprodotta in copie giunte fino a noi.

Afrodite Cnidia: Plinio racconta che gli abitanti di Coo commissionarono a Prassitele un’Afrodi-

• te: giunti a ritirarla, rimangono scandalizzati dalla nudità, fino ad allora caratteristica delle sole

statue maschili, preferiscono una statua più tradizionale. Gli abitanti di Cnido appena la videro ne

furono entusiasti e la acquistarono; datata al 360 a. C. La dea è stante, mentre si accinge a bagnar-

si: con la sinistra poggia la veste su un vaso → nel compiere questo gesto il suo baricentro si spo-

sta → flessuosità nuova, quasi un’apparente insicurezza. La mano destra copre l’inguine, in un

gesto di apparente pudicizia, che invece è di seduzione; passaggi tra i piani morbidi e senza gesti

bruschi. La testa è fatta di riccioli ordinatissimi.

→ delicatezza, flessuosità, lucentezza e morbidezza; esprime la grazia, la χάρις, e raffigura

sempre divinità e personaggi minori del mito, senza solennità o tensione.

Hermes e Dioniso: giovane nudo, appoggiato a un tronco, tiene in braccio bimbo, al quale porge

• un grappolo d’uva con la mano destra. Baricentro fuori dallo spazio occupato dei piedi, perché il

torso è inarcato, in una posizione del tutto provvisoria → momento umanissimo di sosta che Her-

mes si concede. Virtuosismo nei capelli e nella veste. Le superfici carnose sono rese morbide da

una levigatura romana. Puntelli e elementi di rielaborazione fanno pensare che non sia l’originale.

Apollo sauroctono: peso del dio si concentra sulla destra, il braccio sinistro si appoggia a un tron-

• co, sul quale si arrampica una lucertola. Il dio fanciullo si sporge in avanti per colpire l’animale

con la freccia che tiene nella mano destra, in un attimo di precario equilibrio → forse Apollo

Alexikakos, liberatore dalla malattia; flessuosità che accentua la grazia.

Satiro in riposo: Un giovane satiro, stanco, si appoggia a un albero. Diagonale del mantello e

• spostamento del fianco sinistro → simbolo del mondo primordiale, legato al corteggio di Dioniso,

molto successo nel mondo romano.

IL «MAESTRO DEL PATHOS»: SKOPAS

Skopas cerca di rendere il movimento, la torsione del corpo e l’espressione del sentimento,

cercando di coinvolgere lo spettatore → si ispira al mondo del corteggio di Dioniso, come nella

Menade di Dresda: agitata, raffigurata in una torsione che, dalla gamba sinistra, passa per il busto e

il collo sino alla testa, girata all’indietro. Il volto è pieno, occhi, naso e bocca sono ravvicinati. Gli

occhi sono un po’ schiacciati contro le arcate orbitali, molto intensi, capelli scomposti, come anche

il chitone che, nell’impeto, si apre lungo in fianco sinistro.

Sul frontone occidentale del tempio di Atena Alea a Tegea raffigurata la lotta tra Achille e

Telefo. Da esso ci è pervenuta una testa, di Eracle o Telefo, muscoli tesi e rigonfi, particolari del

volto molto ravvicinati, bocca dischiusa nello sforzo mentre gli occhi, infossati, esprimono intensa

drammaticità → idea del movimento, linee incrociate e torsioni, probabilmente opera di Skopas.

→ L’esaltazione delle passioni darà vita, nel periodo ellenistico, al “barocco pergameno”.

Skopas fu chiamato per lavorare al mausoleo di Alicarnasso.

ALTRI SCULTORI DEL MAUSOLEO: TIMOTEO E LEOCARE

Vennero chiamati a lavorare al mausoleo: Timoteo, il più anziano, autore del tempio di

Asklepios a Epidauro, Leocare, artista preferito di Filippo II, Skopas, Briasside, artista preferito di

Tolomeo, uno dei generali di Alessandro.

Di Timoteo diversi originali provenienti da Epidauro, in particolare il frontone dell’Amaz-

zonomachia e gli acroteri del frontone occidentale. Acroterio centrale: arrivo sul culmine del tetto di

una figura femminile, vestita di un chitone aderente e di un ampio mantello, che stringe nella destra

un volatile (un’oca), suo animale simbolico → Epione, sposa di Asklepios. Acroteri laterali: arrivo

35

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

di una fanciulla che scende da cavallo. Entrambe le figure sono interpretate come Aure. Rapidità del

movimento, schiacciarsi della veste contro il corpo.

→ sensibilità nell’uso del panneggio, molto vicino allo stile fidiaco.

Leocare per Filippo II realizza, tra 338 e 336 a. C. le statue crisoelefantine del Philippeion

di Olimpia. Coetaneo di Prassitele e di Skopas. Ganimede rapito nelle sembianze di aquila: opera

perduta, ma descritta da Plinio che ci riferisce l’attonito stupore di fronte all’immensità del divino.

Apollo del Belvedere: stante, con indosso solo la faretra, il cui balteo attraversa diagonalmente il

petto, e un mantello che si avvolge intorno al braccio sinistro. La gamba destra è quella portante,

mentre il piede sinistro poggia a terra solo con la punta → modello del neoclassicismo. Artemide di

Versailles: posizione simmetricamente opposta a quella della statua del suo gemello: corpo eretto,

gamba sinistra portante, piede destro indietro, testa volta a destra. La dea cacciatrice ha una tunica

corta. Datata tra 350 a. C. e 320 a. C. No prove che sia di Leocare.

IL MAUSOLEO DI ALICARNASSO 18

377: Mausolo diventa satrapo di Caria. Fa ricostruire Alicarnasso secondo un progetto uni-

tario che prevede il posizione centrale il palazzo e il suo immenso monumento onorario → Mauso-

leo, una delle 7 meraviglie del mondo antico: enorme podio in 3 gradini, sopra tempio circondato da

36 colonne ioniche, sopra il quale tronco di piramide formato da 24 gradoni, sul quale era posta la

quadriga reale. L’altezza complessiva era di 140 piedi (45 m). Architetto fu Piteo, per la decorazio-

ne scultorea furono chiamati Timoteo, Leocare, Skopas, Briasside → uno scultore per ogni lato.

→ monumento sepolcrale dell’Asia minore, con casa-sarcofago nella parte superiore.

Figure di combattenti in gruppi piramidali, nei quali prevalgono le linee diagonali, dinami-

che, slanciate in movimenti aperti e pieni di vigore → forse l’autore è Leocare!

Il fregio dell’Amazzonomachia doveva correre a grande altezza attorno al plinto di base, e

passare in second’ordine rispetto alla statue collocate sui 3 gradoni:

Primo gradone: 88 statue

Secondo gradone: 72 statue

terzo gradone: 56, colossali

Intercolumni: 36 statue

base piramide: 56 o 72 leoni

Oltre all’Amazzonomachia anche un altro fregio (corsa di carri). Lungo 100 m e composto

di guerrieri e amazzoni che formavano continue diagonali che si intersecano a X o a triangoli →

tante piccole monomachie che vedono sempre a sinistra un greco (nudità eroica ma armato) scon-

trarsi con un’amazzone a destra, a piedi o a cavallo. Le diagonali qui sottolineano il movimento del-

la battaglia. Due statue meglio conservate, nel passato erroneamente identificate con Mausolo e Ar-

temisia, sono in realtà due delle 252 statue dei gradoni, due membri del corteggio di dignitari e ser-

vitori: la figura è stante, contrapposizione di pesi, caratteristiche particolari nell’aspetto: capelli

lunghi, barba corta, espressione concentrata. Anche la veste non rientra nei canoni consueti: il man-

tello è portato orizzontalmente a cingere la parte centrale del corpo, conferendogli particolare soli-

dità → sono status symbols.

Nel secolo IV a. C. nascono delle scuole che si ispirano ai grandi maestri.

L’INFLUSSO DI POLICLETO

Giovane di Anticitera: statua di bronzo alta 1,96 m, rinvenuta in un relitto in molti pezzi. Il

muscoloso corpo di un atleta sembra fermarsi, protendendo la mano destra e mostrando un oggetto

18 Oggi Bodrum. 36

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

circolare, ora perduto (in corrispondenza chiastica il braccio sinistro è arretrato e lasciato cadere

verso il basso). La gamba sx è portante, quella dx appoggia solo con la punta del piede, a mostrare

l’incedere della figura; sguardo assorto, perduto.

→ Perseo che regge la testa di Medusa? La mano doveva tenere un oggetto piccolo, sembra più

probabile, quindi, che fosse Paride con la mela in mano, o Eracle con una mela appena raccolta nel

giardino delle Esperidi.

Statua rinvenuta nel 1896 a Efeso, copia bronzea di età romana, raffigura un atleta musco-

loso, soprattutto nelle larghe spalle. La gamba dx è quella portante, mentre l’altra avanza. L’atleta

sta pulendo lo strigile che ha appena usato per pulirsi → apoxyomenos.

→ ritmo è policleteo, mentre la testa non lo è per nulla: lo sguardo non è perso nel vuoto,

guarda lo strigile. Capigliatura più vivace ma meno composta. Curioso il caso per cui abbiamo

un’altra copia, eccezionale dato il riuso che il Medioevo fece del bronzo.

L’INFLUSSO DI PRASSITELE

Statua bronzea che raffigura un giovinetto, un efebo, stante e con il peso sulla gamba sini-

stra. Richiama l’Apollo Sauroctono di Prassitele e il Satiro intento a versare liquido da una brocca

che conosciamo tramite le fonti letterarie: accuratezza dei dettagli, sguardo perso, bocca semiaperta,

sottile melanconia, divinità raffigurata ancora giovanissima. Il volto è cinto di foglie, come per gli

atleti, o come il protettore dei ginnasi, Hermes.

→ opera giovanile di Prassitele, o di un allievo della sua bottega

Base decorata con la contesa tra Marsia e Apollo alla presenza delle Muse, e doveva sor-

reggere la statua di Hekate. Datata tra il 330 e il 320 a.C.

L’INFLUSSO DI SKOPAS

Stele funeraria che sviluppa il tema della morte prematura: sulla destra c’è il vecchio padre

pensoso e, ai piedi del giovane, il suo fedele cane da caccia.

7. L’ETÀ DI ALESSANDRO (336-323 a. C.)

L’IMPORSI DELLA MACEDONIA: LE NECROPOLI

Le tombe di Macedonia e Tessaglia di questo periodo mostrano ricchezza: a Derveni (Tessa-

glia) tomba con ricco corredo, grande cratere in bronzo dorato, con decorazioni a rilievo dappertut-

to. Nozze di Dioniso e Arianna, con satiri e menadi (330-320, prodotto di un’officina tessala).

Tomba a tumulo a Kazanlak (Tracia), con cupola decorata da pittori probabilmente greci:

scene di banchetto e bighe; manca idea unitaria → diffusione arte greca in una zona di periferia.

Molto interessanti i tumuli di Verghina, l’antica Aigai, antica capitale della Macedonia:

tomba regale composta di una camera con volta a botte, con anticamera più piccola, ricoperta da un

tumulo di terra che lasciava vedere solo la facciata, tra due semicolonne doriche sormontate da un

fregio dorico, nel quadrangolare sopra ci sono scene di caccia. Sepolcro marmoreo, dentro c’era

cassetta ossario in oro contenente le ceneri del corpo, arso; datata al 350-325: di chi altri, se non del

re Filippo II morto nel 336? Anche nell’anticamera piccolo sarcofago marmoreo contenente cassetta

in oro, con i resti di (forse) Cleopatra, ultima moglie di Filippo.

→ ricchezza; ma importantissime per i DIPINTI!

Scena di caccia: sfondo boscoso, caccia ai cervi, al leone, al cinghiale, all’orso. Molti cani, perso-

naggi a cavallo, idea di profondità. Giovane e uomo, in posizione principale: forse Alessandro in-

sieme al padre Filippo. Forse di Filosseno di Eretria. Forse mano anche del suo maestro, Nicomaco

di Atene (ratto di Persefone: violenza ed impeto, carro e chiome scompigliate). 37

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

I PALAZZI MACEDONI

Grande palazzo scoperta a Verghina; ingresso ad est, doppio colonnato, pianta quadrata,

corte centra quadrata, con portico di 16 colonne doriche, con attorno stanze quadrangolari. A sini-

stra dell’entrata sala a pianta circolare con cupola, sala di rappresentanza.

Stesso schema anche a Pella, alcuni ambienti con mosaici pavimentali fatti con piccoli ciot-

toli di fiume e ornati da quadretti figurati → molte scene di caccia: mosaico con caccia al leone, c’è

un personaggio che sta per metterci le penne, arrivo di un compagno che salva (forse allusione al-

l’episodio di Alessandro, salvato dal compagno Cratero).

OLINTO E PRIENE: LA CASA GRECA NEL IV SECOLO

Distrutta da Filippo II nel 348, Olinto non venne mai più ricostruita: esempio di un normale

abitato greco nel IV secolo: impianto regolare dato da Perdicca, re di Macedonia prima di Filippo;

isolati tagliati da grandi vie in direzione N-S (da 5 a 9 m), tagliate da piccole vie perpendicolari (5

m). Ciascun isolato diviso da muri continui in otto unità abitative. Nucleo centrale di ogni unità abi-

tativa è un cortile interno (aulé), al quale si accedeva dalla strada; sul cortile si affaccia l’abitazione,

con portico (pastàs) che sorreggeva un terrazza rivolta a sud. Due piani: inferiore andròn, per rice-

vere gli ospiti, sopra ambiente per le donne e camere da letto, raggiungibili da una stretta scala che

parte dal cortile. Stalle e magazzini intorno all’aulè.

A Priene: rifondata nel 350, con possente cerchia di mura e impianto regolare: al centro edi-

fici pubblici, isolati per le abitazioni, anch’essi (come Olinto) divisi in 8, ciascuno con un’abitazio-

ne. Anche qui aulè, nel tempo anche accorpamento. Le case sono separate dalla strada da botteghe,

che stanno davanti. → l’acqua presa fuori, ad una fontana pubblica.

LISIPPO, TRA CLASSICITÀ ED ELLENISMO

Nella scultura a dominare è Lisippo: di Sicione, si dice seguace di Policleto (anch’egli scrive

un Canone) → raffigura il corpo umano COSÌ COM’É, non come dovrebbe essere. Certo, rapporti

matematici e geometrici: ma tiene conto dell’esperienza di Skopas e Prassitele. Comincia come

bronzista, a Delfi, dal 360 (statuette di Daoco e dei suoi familiari); poi a Farsalo.

Aghias (antenato di Daoco): vincitore nel pancrazio, proporzioni più slanciate delle statue

policletee, lunghi arti e testa piccola, peso distribuito su entrambe le gambe → forza, movimento

ancora racchiuso, ma che sta per svilupparsi.

Contatto con la corte macedone: è lo scultore preferito di Alessandro Magno, è l’unico che

ha il permesso di rappresentare il condottiero in statue di bronzo.

Apoxyiomenos: opera più celebre; copia di età romana dell’originale in bronzo; atleta stante, che

• si pulisce appena finito lo sforzo; la figura si estende in avanti, a conquistare la terza dimensione,

senso d’attesa per un movimento che sta per compiersi → braccio destro in avanti, sinistro che

pulisce il corpo con lo strigile → momento quotidiano, apparentemente privo di importanza. Lo

schema richiama Policleto, ma lo sbilanciamento in avanti è cosa nuova. La figura è libera, im-

mersa nello spazio; proporzioni più slanciate, testa più piccola, ciocche un po’ scomposte per lo

sforzo appena compiuto;

→ è l’opera in cui Lisippo concretizza quello che aveva scritto nel Canone: espressi-

vità, eleganza, incerto equilibrio e movimento nello spazio.

Eracle Farnese: copia in marmo di 3,17 m; entrambi i talloni a terra, ma peso sulla sinistra, clava

• e leonté; proporzioni alterate in larghezza → accentuare la muscolatura di Eracle, il peso si scari-

ca sul sostegno. Espressione pensierosa, intima tristezza → novità: al posto del momento eroico

della vittoria, rappresentato un momento di pausa! Momento psicologico; 38

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo 19

Socrate del Pompeion: il Pompeion è una sorta di ginnasio dal quale partono le Panatenee ; al-

• cuni tratti silenici, per renderlo riconoscibile, ma per sottolinearne l’anzianità → il ritratto di un

uomo-sileno diventa quello di un venerabile cittadino!

IL RITRATTO DI ALESSANDRO

Alessandro a Cavallo, Lisippo: Lisippo lo conosceva già prima che questi divenisse re, attraverso

• la corte macedone, che adora Lisippo e la sua scultura → prime rappresentazioni in scene di cac-

cia e come novello Eracle. Gruppo per i caduti dell’esercito di Alessandro a Granico: al centro

rappresentato il re, riconosciuto in un bronzetto trovato a Ercolano (48,5 cm); il cavallo impenna-

to, Alessandro senza elmo con tipica corazza macedone, corto mantello, busto di 3/4 ruotato a de-

stra. Testa tipica di Alessandro: capigliatura mossa, a lunghe ciocche, occhi piccoli ed intensi,

ogni dettaglio reso con cura (corazza, criniera);

Alessandro con la lancia, Lisippo: poco dopo averlo rappresentato a cavallo, come grande con-

• dottiero, Lisippo rappresenta il sovrano come dio, in nudità, stante ed appoggiato alla lancia, co-

me un Ares o un nuovo Achille, sguardo rivolto verso il cielo → colloquio con gli dèi;

Alessandro con folgore di Zeus, Apelle: dipinto di Apelle, importante pittore tanto quanto Lisippo

• era per Alessandro importante scultore. Pittura di Pompei ci mostra un giovane Alessandro, con la

sua tipica chioma, che si sta alzando dal trono, con la folgore in mano → Alessandro è uno Zeus

20

reincarnato: fanciullo → comandante vittorioso → dio in terra! ;

La battaglia di Alessandro: pittura di Filosseno di Eretria, che divenne presto un modello per un

• mosaico, trovato a Pompei nella cosiddetta Casa del Fauno, celebre dipinto ellenista (130 a. C.):

campo di battaglia piatto, disseminato di morti, albero morto sulla sinistra; grande massa di com-

battenti, al centro Dario re di Persia sul suo carro; da sinistra irrompe Alessandro, con aria spirita-

ta (è l’intervento di un dio!), eroicamente deciso. Sconquasso nei Persiani, Dario attonito lo mo-

stra con la destra, l’auriga è già quasi in un fuga. Profondità della battaglia (culo del cavallo). Cie-

lo vuoto sovrastato da lance (cfr. la loro direzione). Colori vivaci, tessere di diversi colori accosta-

te, senso di luminescenze → umano terrore del vinto e impeto del vincitore.

Le nozze di Alessandro: dipinto di Ezione per le nozze di Alessandro con Roxane, 327. Apre la

• strada al gusto di rappresentare interni, con luce e profondità; pittura parietale pompeiana in cui si

è voluto riconoscere questo capolavoro. Figura maschile come Ares, figura femminile come Afro-

dite; volti non idealizzati, con espressione intensa piena di decisione → apoteosi! Effetti di luce

sui corpi e sui manti. Ma forse non sono le nozze con Roxane ma con Statira, principessa persiana

sposata da Alessandro mentre 10000 sudditi sposavano altrettante donne persiane. Comunque,

l’ambiente stilistico era quello.

Numerosi ritratti di Alessandro, fortuna: idea di regalità, che prende il modello delle opere fatte per

Alessandro dai suoi contemporanei ma che lo cala nell’arte del tempo (cfr. Testa di Istanbul con

tratti dello stile di Pergamo).

LA PITTURA DELLA GENERAZIONE DI ALESSANDRO

Apelle, a detta di Plinio, fu il pittore che superò tutti quelli che erano stati prima, e fece fare

alla pittura più progressi di tutti gli altri pittori messi insieme. È il pittore preferito di Alessandro.

Diceva di sé di essere bravo perché aveva la χάρις e sapeva «togliere la mano dal quadro». Molti

aneddoti: non passava giorno senza posare una linea su una tela → particolare e linea. Moltissime

19 Luogo importante per l’educazione degli efebi; inoltre, in quegli anni viene ristrutturato il teatro di Dioniso, e instal-

late le statue di Eschilo, Sofocle e Euripide. Esisteva un’altra statua del filosofo, basata sull’immagine burlesca data da

Aristofane.

20 Plutarco riferisce che per aver rappresentato Alessandro come Zeus, Apelle venne rimproverato da Lisippo. 39

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

opere, ma nessuna traccia: Afrodite che esce dalle acque, da cui prese ispirazione (leggendo le fonti,

s’intende) Botticelli, come anche per “La calunnia”, quadro fatto dopo che aveva litigato con Anti-

filo, pittore della corte tolemaica. Anche Alessandro con fulmine; Eracle di spalle che guarda il fi-

glio allattato da una capretta (cfr. una riproduzione di Pompei). Plinio inserisce un sostantivo per la

produzione di Apelle: splendor, cioè un contrasto forte tra i punti illuminati e i punti non illuminati.

Altri pittori (sono copie o riproduzioni delle opere, trovate a Pompei):

Nicia: pittore prediletto di Prassitele; Liberazione di Andromeda da Perseo, scena tra scogli,

• sfondo del mare. Andromeda scende poggiando i piedi su un masso, veste ancora in disordine.

Perseo è saldo, corpo chiari-scuri, con in mano ancora la testa della Gorgone, appena ammazzata.

Atenione di Maronea: spesso paragonato a Nicia, ma Plinio dice che è più severo nell’uso del

• colore ma piacevole in questa severità. Achille a Sciro, travestito da donna per non partecipare

alla guerra ma scoperto da Odisseo e Diomede; a Pompei riproduzione in cui dominano due figure

al centro, triangolo di corpi. A destra Odisseo con il cappello da marinaio (pileo), che afferra una

figura femminile ma possente e con la spada in mano → profondità dello sfondo e concitazione.

Achille e Briseide: non sappiamo a chi possa essere attribuita, momento in cui Achille deve con-

• segnare Briseide ad Agamennone, figure immobili in un campo profondo, Achille seduto ed irato

→ incertezza.

Teseo liberatore: libera i fanciulli dopo aver ucciso il Minotauro. Basilica di Ercolano, il quadro è

• dominato da Teseo, stante, simile alle proporzioni lisippee, i fanciulli lo festeggiano, steso a sini-

stra il corpo del Minotauro. Dalla Casa di Gavio Rufo a Pompei deriva un’altra pittura, fatta sullo

stesso modello, di dimensioni minori, l’intensa atmosfera del mito è persa del tutto: atteggiamenti

21

goffi ed esagerati di ringraziamento. A destra gruppo che sembra «in gita scolastica» . I secolo

dell’ellenismo → diversità di qualità da uno stesso modello!

8. IL PRIMO ELLENISMO E L’ARTE DI PERGAMO (fine IV – metà II secolo a. C.)

323-280: lotte tra i diadochi, i generali di Alessandro; 280 in avanti epigoni, fino a quando la

Grecia ed il mondo orientale non vengono conquistati poco a poco dai romani.

LA SCULTURA DEL PRIMO ELLENISMO

Spirito di gigantismo, dopo Alessandro → faro di Alessandria. Nuovo tempio per la nuova

cultura, fusione di Zeus e Osiride: culto di Serapide, tempio di Serapide ad Alessandria, statua cri-

soelefantina del dio commissionata a Briasside. Dio barbato, con ai piedi il modio, recipiente per il

grano (→ fertilità). Il dio fa forza sui piedi come per alzarsi, regge lo scettro ma tiene la mano su

una delle teste di Cerbero, come Ade → statua simbolo di un mondo nuovo, sincretismo tolemaico.

Per celebrare la fondazione di Antiochia, il re siriaco Seleuco commissiona a Eutichide, al-

lievo di Lisippo, una statua della Τύχη, in bronzo. Gambe accavallate, torsione del busto; corona

turrita, simbolo della città. Seduta su una roccia, ai piedi fiume Oronte.

Rodi incarica Carete, allievo di Lisippo, una statua bronzea di Helios di inusitata grandezza

→ 32 m! Posto all’imboccatura del porto, le navi gli arrivano a mala pena alle ginocchia: da una

copia (piccola) romana vediamo il dio che incede, con passo ampio e deciso, simile all’Apollo del

Belvedere, nella destra ha una fiaccola che funge da faro, nella sinistra l’arco. Era cava, ancorata al

terreno con l’aiuto di grandi massi → terremoto del 224 a. C. la fa crollare, i pezzi rimangono lì

(c’era un oracolo) poi nel Medioevo venduti e dispersi.

Efebo Getty (o Atleta di Fano): influenza lisippea, solleva il braccio destro per incoronarsi.

21 Definizione di Bianchi Bandinelli. 40

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

IL SARCOFAGO DI ALESSANDRO

Tutte le costruzioni del (breve ma intenso) periodo di Alessandro fungono da modello. Eco

delle rappresentazioni di cacce e battaglie sul Sarcofago di Alessandro, anche se non è suo: coper-

chio a doppio spiovente → edificio funerario dalla forma e stile greci. Probabilmente era il sarcofa-

go di Abdalonimo, satrapo a Sidone. Battaglia tra Greci e Persiani su un lato, irrompe la figura di

Alessandro; nudità eroica per l’amico di Alessandro Efestione. A giudicare dai personaggi, è stata

proposta datazione al 305 ca. Scena di caccia sull’altro lato, in cui Greci e Persiani cacciano insie-

me → unione tra due popoli!

Dopo Curupedio (281) l’arte greca diventa un’arte di corte, collegata alle singole città. Resta tutta-

via un forte attaccamento alla tradizione, spesso sentita come un richiamo al classico. In particolare,

esigenza di rappresentare la fisionomia dei singoli, dei vari protagonisti delle casate, come eroi o

quasi dei, in nudità eroica → cfr. monete!

Rappresentati anche uomini che rappresentano la conservazione delle virtù civili: filosofi,

poeti, oratori, in piedi o seduti: barba e himation (pesante mantello) sono i tratti distintivi di questa

produzione. Sia ritratti in vita, che postumi su ricostruzione → statue di Omero! Statua di Demoste-

ne di un certo Polieutto: espressione concentrata, mani unite avanti sul ventre → serenità e compo-

stezza. Rinascono le scuole filosofiche → riscatto intellettuale della Grecia, fioriscono immagini di

filosofi (statua di Crisippo, fondatore dello stoicismo, ritratto ossuto e rugoso, corpo ormai vecchio,

ma tensione verso lo spettatore).

LE STATUE DI AFRODITE

Rappresentazione di regine: produzione di statue ideali, legate ai modelli classici (specie

quello prassitelico, Afrodite Cnidia) → Afrodite Capitolina: il gesto non è naturale, sembra sorpresa

nel momento, forse della fine del IV o inizio del III secolo: i capelli sono più decorati ogni artista

riprende un modello e lo modifica (cfr. quello che fanno Plauto e Terenzio con la Commedia).

Afroditi Anadyomenai: si cingono il capo con la benda, suggestione sì della scultura ma an-

che della pittura (quadro di Apelle, per noi perduto). Modello delle Afroditi che tengono nelle mani

uno specchio (Afrodite di Capua). Anche la Venere di Milo appartiene a questa famiglia, nudità

femminile era inusuale. Forse era una statua di culto, databile al II a. C.

Più originale invece l’Afrodite Accovacciata di Doidalsas → dea quasi inginocchiata per

avvicinarsi all’acqua del bagno.

ALTRE STATUE DI CULTO

Fatte statue di culto per numerosi santuari del Peloponneso; lo scultore più celebre è Damo-

fonte di Messene (a lui affidato il restauro della statua crisoelefantina di Zeus di Fidia):

Gruppo di Despoina (Licosura): alto 5 m, teste molto grosse, panneggio a bassorilievo molto fine.

• Il modello è classico, le acconciature sono più moderne;

Testa barbata (Egira): opera dell’ateniese Euclide. Ispirata allo Zeus olimpico, maestosità.

• Un altro scultore attico attivo è Firomaco: a lui attribuita la statua dell’Asklepeion di Per-

gamo → collegamento tra arte classica e arte di Pergamo. All’interno della produzione attica anche

il Poseidone di Milo: divinità barbata, stante, appoggiata al tridente, mantello che copre dai fianchi

in giù. Maestosità, ampio passo. Occhi molto espressivi. 41

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

NIKE DI SAMOTRACIA

Legata a Rodi (potenza navale); il monumento comprendeva una grande prua di nave, e fi-

gura della dea della Vittoria che impetuosamente (ali rigonfie, passio ampio) scende ad appoggiarsi

sulla prua → forse fatta in occasione della vittoria navale vinta su Seleuco al largo di Side nel 190.

Fine III-primi II secolo.

L’ARCHITETTURA ELLENISTICA TRA TRADIZIONE E NOVITÀ

Ispirazione ai monumenti più antichi, specialmente prima dell’invasione persiana, all’ordine

ionico.. A Mileto ricostruito l’antico tempio ionico del VI secolo e riportata l’antica statua del dio

Apollo. Ricostruito in modo più imponente di prima, su un podio di 110 x 51 m, doppia fila di im-

mense colonne doriche, 21 x 10. Decorazioni ricche ed accurate. La cella non è usuale: spazio cen-

trale scoperto con scalinata di 14 gradini, si sale ad un vestibolo con 20 colonne di 20 m, e poi bre-

ve discesa che porta allo spazio coperto centrale circondato da muri alti 25 m.

Anche a Sardi ricostruito il tempio ad Artemide: 8 x 20 colonne, la cella allineata alla terza

(lato corto) e quarta colonna (lato lungo) → enormi spazi intorno alla cella.

I NUOVI SVILUPPI DELL’ORDINE IONICO

Molto amato in Asia, preferito al dorico, troppo semplice e pesante. Nuovo grande teorizza-

tore è Ermogene di Alabanda (Caria), a lui dobbiamo tempio di Dioniso a Teo, tempio di Zeus a

Sosipoli, tempio di Artemide Leucofriene a Magnesia (8 x 15 colonne, la lunghezza dell’intercolun-

nio è il modulo su cui si costruisce tutta la costruzione, cella circondata da un ariosa peristasi; ana-

logie con il tempio di Atena a Priene).

I NUOVI COMPLESSI GEOGRAFICI

L’ordine dorico rimane comunque il più utilizzato dove lo impone la tradizione, soprattutto

nella Grecia propria. A Lindo santuario di Atena ricostruito dopo un terremoto, in stile dorico, tetra-

stilo anfiprostilo, si accedeva da una grande scalinata, in cima lunga fila di colonne racchiusa tra

due bastioni sporgenti (cfr. Propilei di Atene) anch’essi colonnati, 5 porte; altare al centro ma la po-

sizione del tempio, sul precipizio, costringeva a rompere la simmetria. Davanti fatta stoà di 88 m.

→ architettura che si adatta alla natura e la sfrutta per creare gradi composizioni

geometriche.

Santuario di Asclepio (Coo): molto frequentato in età ellenistica, su una terrazza del monte,

con altare monumentale (III secolo) e tempio, piccolo ma finemente ornato. Nel II secolo su una

terrazza più bassa creato un grande piazzale destinato alle feste e circondato da un portico dorico, il

quarto occupato da un muro di sostegno.

EDIFICI PUBBLICI E STOÀI

A Magnesia i templi di Zeus Sosipoli e Artemide Leucofiene vengono inseriti in ampie piaz-

ze circondate da portici → i portici (stoai) sono la cifra architettonica dell’ellenismo. Molto usati

dai sovrani, a Delo e ad Atene (stoa a due piani offerta da Tolomeo VI): ad Atene era lunga 116 m,

45 colonne doriche sotto, 45 ioniche sopra; dentro due navate separate da una lunga fila di 23 co-

lonne ioniche sotto, corinzie sopra → attenzione agli spazi civili: tipico dell’ellenismo: portici, tea-

tri, edifici per l’amministrazione.

A Priene costruito nel 150 a. C. vicino all’Agorà un edificio quadrato con gradinate su tre

lati, nel quale si riuniva la Boulè, il Bouleuterion, collegato all’agorà da un portico di 116 m. 42

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

UNA NUOVA CAPITALE CULTURALE: PERGAMO

Già Senofonte ne parla come di una cittadella imprendibile. Dinastia degli Attalidi. Aspra

orografia regolarizzata con una serie di terrazze quadrangolari che si aprono a ventaglio sullo stra-

piombo. Santuario di Atena, fiancheggiato da 3 stoai sui lati.

Il Donario Galata: nel 230 Attalo I vince i Galati (barbari) → donario ad Atena fatto da statue

• disposte su un piedistallo. Composizione complessiva conica: due statue riconosciute, copie ro-

mane forse fatte fare da Cesare: Galata suicida, possente muscolatura, orgoglio e fierezza (il capo

è girato) nel momento del suicidio. Capelli che indicavano che era un galata; la donna ai suoi pie-

22

di è proiettata verso terra, esanime . Galata morente: corpo nudo di un eroe, a terra, sullo scudo,

il braccio si tende cercando di sostenere il corpo, l’altra mano cerca di fermare il sangue che esce

dalla ferita alla coscia; forse opera di Epigono (Plinio dice che fece un galata morente con una

tromba).

Il gruppo del Pasquino: Menelao che porta via dal campo il corpo esanime di Patroclo, somi-

• glianze nettissime con il Galata suicida;

Il supplizio di Marsia: il satiro Marsia appeso ad un albero, muscoli contratti, non può muoversi,

• di fronte a lui uno scita affila la lama con cui lo scuoierà vivo per aver voluto gareggiare con

Apollo (prima le statue erano conosciute separatamente, lo scita come «Arrotino») → forse fatto

in occasione della rivolta dell’usurpatore Ache contro Antioco III nel 213 → monito!

Il toro Farnese: copia romana trovata alle Terme di Caracalla di un originale forse a Rodi: Anfio-

• ne e Zeto, figli di Zeus e Antiope, legano Dirce, regina di Tebe, alle corna di un toro, colpevole di

aver insultato loro madre. Ambientazione realistica, andamento piramidale. Linee ascensionali

che culminano nella testa della bestia. Leggibile da più lati → punizione divina a chi si è macchia-

to di una colpa oppure simbolo dell’alleanza politica tra Rodi e Pergamo;

Il principe delle Terme: giovane stante in nudità eroica, forse è proprio Attalo. Richiama la postu-

• ra dell’Alessandro di Lisippo, ma il corpo è muscoloso, testa che è un ritratto. Ambiente di Per-

gamo del II secolo → forse un principe dell’epoca, ma non ha la tenia che cingeva il capo di tutti i

regnanti… forse 170.

L’ALTARE DI PERGAMO

Altare di Pergamo, una delle 7 meraviglie, fatto costruire da Eumene II, lavori cominciati

tra 168 e 165, dedicato a Zeus e ad Atena Niceforo (contro i galati e contro le popolazioni vicine),

36 x 24 m di basamento sul quale poggiano 5 gradini, sui quali grande zoccolo di marmo, che sor-

reggeva lo spazio dedicato ai sacrifici, cinto da un portico ionico che si prolungava in due ali in

modo da fiancheggiare la scalinata d’ingresso alla cui cima c’era un colonnato aperto. Lo zoccolo

aveva un fregio alto 2,30 m in cui è rappresentata una Gigantomachia. Il fregio nel portico interno

raffigurava le imprese di Telefo, figlio di Eracle e progenitore degli Attalidi.

Il fregio della Gigantomachia: singole monomachie che si succedono a ritmo serrato in cui

gli dei sono vincitori sui Giganti. Ogni personaggio ha un nome (studi di teogonia di Cratete di

Mallo). Era un tema ricorrente, ma qui è esagerato per far sentire la smoderata energia delle forze

del caos → barocco pergameno. Le divinità principali sono sul lato orientale (il primo a vedersi),

con Atena e Zeus, nudo con la veste che gli ricopre le gambe, violento e possente il movimento del

corpo, muscoli esagerati → sovrumana energia! Diagonali, Atena che afferra per i capelli Alcioneo,

che tenta disperatamente di divincolarsi, comparsa nel basso di Ghe, la madre dei Giganti, che di-

mostra la resa, arrivo di Nike che incorona Atena. Tutti gli dei sono rappresentati mentre si lanciano

contro il nemico (cfr. Artemide che si scagli su un nemico calpestando il corpo di un altro).

22 I Galati, per evitare di cadere nelle mani dei nemici davano la morte alla propria famiglia e a se stessi. 43

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

Il fregio della Telefeia: molto diverso, più vicino a temi pittorici. Il rilievo è molto meno

pronunciato, i personaggi non occupano tutto lo spazio ma sono disposti su più piani, il fondo è

riempito da elementi paesaggistici. Zeus → Eracle → Telefo → Attalidi: la novità è che la narrazio-

ne mitica è raccontata per la prima volta in episodi successivi.

Tutto il progetto è unitario e dovette essere affidato alle mani di Firomaco.

9. DAL MEDIO ELLENISMO ALL’INTERVENTO DI ROMA (metà II secolo a. C.)

LA TRADIZIONE DEL BAROCCO PERGAMENO

Pian piano tutti i regni orientali soccombono a Roma: la dinastia degli Attalidi si chiude con

Attalo II che morendo senza eredi consegna il regno al popolo romano. Lo stile del barocco perga-

meno si esaurisce.

Il Piccolo Donario: 56 statue poste sull’Acropoli, a rappresentare la lotta contro Giganti, le

• Amazzoni, i Galati e i Persiani, ma erano 2/3 del normale (per questo “piccolo”). Datazione con-

troversa, Attalo I (fine III sec., quando stringe rapporti con Roma ad Atene) o Attalo II (dopo il

159, salita al trono di Attalo II)? Si tende al primo Attalo per motivi storici, al secondo per motivi

stilistici, per le citazioni stilistiche di varie cose in stile pergameno.

Il Laocoonte: opera di tre scultori che lavorano insieme, Agesandro, Polidoro e Atanadoro. Lao-

• coonte non voleva che il cavallo fosse introdotto a Troia, per questo stritolato da due serpenti

usciti dal mare. Corpo ormai avvolto dalle spire, anche i figlioletti ormai sono preda del mostro →

spazio triangolare. Alcuni critici lo ritengono creato a Rodi nel I secolo, altri creato da autori di

Rodi nel barocco pergameno, e copiato poi in età romana.

Il Torso del Belvedere: possente figura virile ormai senza testa. Somiglianza con Laocoonte; si

• dice che Michelangelo avesse una spiccata preferenza per il Torso. Forse un Eracle in riposo, for-

se marsia (dietro c’è un buco, forse per metterci una coda bronzea); forse copia romana di origina-

le pergameno… ma l’epigrafe che farebbe propendere per questa ipotesi è quasi sicuramente un

falso.

Sperlonga: caverna naturale usata come ninfeo di una villa romana (appartenuta a Tiberio), in cui

• il mare fu fatto entrare artificialmente. Due bacini, uno rettangolare e uno circolare. Decorata con

statue. Al centro del bacino rettangolare piccola isola rettangolare destinata ai banchetti. Al centro

della vasca circolare gruppo di Scilla, una donna dall’inguine in su, giù teste canine, che assale la

nave di Odisseo, timoniere attaccato alla prua. Altri gruppi scultorei. Sul fondo della caverna

gruppo più colossale con Polifemo, addormentatosi per il troppo vino, Odisseo è all’apice della

piramide che con entrambe le mani dirige il palo nell’occhio di Polifemo, con espressione intensa

ed occhi profondi, bocca semiaperta nella tensione del momento (richiama il Laocoonte). Per que-

sto ciclo di sculture si parla di “Odissea in marmo”. Sono copie marmoree di originali bronzei.

Firma di Atanadoro, Agesandro e Polidoro.

LA SCULTURA DEL MEDIO E TARDO ELLENISMO

Decadenza e perdita dell’autonomia della Grecia, ma sempre pluralità di centri di produzio-

ne, con stili diversi anche nella stessa città → ma quali temi? Scelta di generi di “evasione”. Distac-

co dei ceti più fortunati dalla realtà. Per esempio ad Alessandria gusto per il curioso i sorprendente,

il diverso (che va di pari passo con la l’enciclopedismo e l’attenzione per l’esotico). Statua di un

vecchio pescatore, che tiene il cesto per il pesce, che ha l’aspetto di un vecchio poeta, torso nudo

che rivela muscoli “andati” → direzione opposta all’ideale di bellezza. Statua di vecchia ubriaca,

con capo lasciato cadere all’indietro, occhi spalancati, ghigno che la fa sembrare una menade o un

satiro, allo stesso tempio vecchiume, disfacimento delle carni. C’è un epigramma ellenistico che

44

Arte greca – Bejor, Castoldi, Lambrugo

23

parla di una bevitrice di Efeso di nome Maronide → spesso corrispondenza epigramma/statua.

Statua di fantino del Pireo, scena probabilmente di caccia, l’omino è piccolo (e forse nero), lo slan-

cio è quello delle figure del secolo.

LE MUSE

«L’età del ritirarsi dell’arte nella sfera privata: le muse, l’amore, il vino» è la definizione

dell’arte di questo periodo fatta da Bernard Andreae: innumerevoli rappresentazioni di Muse. La

serie più famosa è esposta nel Portico di Ottavia a Roma, di Filisco di Rodi (150 a. C.). Mai gli

stessi tipi, è un modulo che si rinnova.

Rilievo di Archelao con l’apoteosi di Omero, scena su più livelli ma stesso ambiente mon-

tuoso: in basso Omero, onorato da re e sovrani e Iliade e Odissea, poi la nove Muse con Apollo, e

compare (in alto a destra) la statua del dedicante del rilievo. Le nove Muse sono tutte diverse, con

diversi panneggi, in un gioco accademico che si rifà ogni volta ai modelli tradizionali. Particolare

fortuna ha avuto la statua di Polimnia, appoggiata ai gomiti in posizione pensante, immersa nei pro-

pri pensieri (scuola di Prassitele).

Statue di Cleopatra e Dioscoride, due ricchi sposi ateniesi, raffigurati secondo il loro suc-

cesso economico e la loro origine ateniese, con vesti per lui dei filosofi, per lei delle Muse.

LE COMPOSIZIONI EROTICHE E IL MODNO DI DIONISO

Esaltazione del privato anche come erotismo, protetto da Dioniso e dai suoi culti. Statue con

erostismo e movimento sempre più turbinoso. Ambiente di corte o delle ricche famiglie.

Eros e Psiche: corpi a spirale che si congiungono nel bacio finale: le vesti di Psiche sono

quelle di Afrodite → seduzione del movimento. A volte i due rappresentati come un satiro e una

ninfa. Il vero protagonista è comunque il movimento, reso nel vortice delle braccia e delle gambe

(estrema abilità tecnica) → si è parlato di “Rococò”.

Il modello dell’Afrodite Cnidia di prassitelica memoria riceve una variante che unisce avvi-

tamento a novità: Afrodite Callipigia: la dea si sta svestendo per entrare in acqua, ma ha il corpo in

torsione e la testa girata di 180° rispetto ai piedi, testa rivolta verso le natiche. Avvitamento anche

nell’Ermafrodito dormiente.

Verso la fine del secolo si ritorna a composizioni di un solo soggetto, e le statue perdono

parte del loro turbinoso avvitamento (come in Invito alla danza: il satiro accenna un movimento di

danza, la ninfa lo guarda e sorride compiaciuta), si sceglie come soggetto un momento curioso: è

del 100 a. C. Afrodite del sandalo, in cui sono l’Afrodite prassitelica con accanto un piccolo Pan

con zampe e muso da caprone che afferra la mano che copre pudicamente il ventre: desiderio e ri-

trarsi, con l’appoggio di una pantofola nella destra. E il piccolo Eros fa capolino, cercando divertito

di allontanare il caprone. Satiro danzante, statua bronzea che rappresenta una danza sfrenata, sco-

perta a Mazara. Faceva parte di un gruppo, di datazione incerta.

IL MONDO DEI GINNASI

Gruppo dei lottatori, oggi al Museo degli Uffizi, copia di un originale bronzeo. Del tema dei

lottatori, come degli altri, si varia e si compone sui motivi tradizionali. Sembra un’opera dell’inizio

24

dell’Ellenismo, in realtà sembra una «grecità che ricicla se stessa» . Ci è giunto invece integro un

originale in bronzeo con un pugilatore seduto, il Pugilatore delle Terme, in atteggiamento rilassato,

di abbandono delle forze, con la testa volta a destra a guardare lo spettatore o qualcuno. Volto ine-

spressivo, il naso rotto, ferite lungo il corpo. Forse un pugilatore mitico, magari Amico? Re dei Be-

23 Marone è il sacerdote che diede ad Odisseo il vino per far addormentare Polifemo.

24 Smith. 45

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bismark di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arte e archeologia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bejor Giorgio.

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