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ARTE GRECA

Bejor, Castoldi, Lambrugo

1. L’ETÀ PROTOGEOMETRICA E GEOMETRICA (X-VIII a. C.)

Passaggio II-I millennio: periodo oscuro, con la caduta del mondo miceneo (XIII sec.: crollo

dei palazzi), scomparsa della lineare B, analfabetismo e crollo delle costruzioni in pietra. 1194-

1184: spedizione a Troia. Invasione dorica (1104 a. C.): sono popoli di conquistatori, non di distrut-

tori. In più, «popoli del mare».

Metà XI sec.: colonizzazione ionica: gruppi di Greci occupano le coste occidentali della pe-

nisola anatolica alla ricerca di spazi nuovi → dodecapoli eolica, dodecapoli ionica.

Nell’uso dei metalli: passaggio dal bronzo al ferro. Passaggio dall’inumazione alla cremazione.

XI-X secolo: età protogeometrica.

XI-VIII secolo: età geometrica (si vede nella decorazione dei vasi).

Rapporti ἄστυ, πόλις, χώρα e acropoli. La πόλις ha organizzazione oplitico-contadina, guidata da un

gruppo di ἄριστοι, possessori di terre, capaci di procurarsi un’armatura in ferro e cavalli. Civiltà

dell’onore e della vergogna: «il bene supremo dell’uomo omerico non sta nel godimento di una co-

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scienza tranquilla, sta nel possesso della τιµή, la pubblica stima» .

Probabili tra le cause del passaggio da bronzo a ferro ci fu anche l’incrinarsi dei rapporti con

il vicino oriente, da cui giungeva lo stagno. Cambiamenti di conseguenza:

– cambiano aree di reperimento della materia e quindi le linee dei traffici commerciali;

– gli artigiani apprendono nuove competenze metallurgiche.

Agricoltura ed allevamento sono le occupazioni più degne: il commercio viene dopo (cfr.

Esiodo). Giravano comunque sul mare (contatto con i Fenici, uso dell’alfabeto).

VII-VI sec.: colonizzazione arcaica, movimento nel Mediterraneo; le aree di colonizzazione

avranno uno sviluppo artistico a loro stante, allineato però ai problemi dell’arte greca.

PRIME MANIFESTAZIONI DELL’ARTE DI COSTRUIRE

Nell’età geometrica o e protogeometrica: materiali deperibili, pietre di piccolo taglio, ciottoli

di fiume, mattoni crudi, telai lignei. La competenza tecnica cresce, e si vede nell’assemblaggio delle

componenti lignee → resistenza ed elasticità delle costruzioni lignee. Αρχιτέκτον: capo dei

τέκτονες, cioè dei carpentieri. Al centro la costruzione di navi.

Solo il tempio è scelto con materiali di qualità, più grande degli altri edifici, pregiato e mo-

numentale. Le abitazioni hanno carattere pratico. Le poleis greche non potevano contare sull’uso

massiccio della manodopera schiavile come gli egiziani: quindi il problema dell’energia meccanica

doveva essere superato in altro modo che non fosse quello della quantità dei braccianti.

Area dorica (Grecia continentale): sviluppo dal µέγαρον (pianta rettangolare con termina-

zione ad abside, diviso in 2/3 navate da pilastri), cioè dalla sala micenea (tempio per le grandi divi-

nità), e dall’οἴκος (pianta quadratica, per le case e tempio per le divinità minori):

Heroon di Lefkandi (Eubea): prima metà X secolo, edificio monumentale, 45/50 m, in pietre poi

• innalzato con mattoni crudi, tetto in canne e paglia sostenuto da una fila di pali al centro e intorno

alla struttura. Forse abitazione di un re locale, poi divenne sepoltura → culto di matrice eroica

(cfr. Giochi per la morte di Patroclo)?

Daphnephorion (Eretria): funzione religiosa, pareti fatte da rami di alloro (culto di Apollo).

1 E. DODDS, I greci e l’irrazionale

Accanto a questi templi imponenti, molti templi minori (ναίσκοι), in legno e argilla → mo-

dellini in terracotta! Varie tipologie di tetto (alcune con già spazio per il frontone).

→ in ambiente dorico: ricalca il modello della casa.

Area ionica (Grecia orientale): recinto monumentalizzato che abbraccia uno spazio per l’epi-

fania del dio.

Artemision di Efeso: già dal X secolo, periptero geometrico, 8 x 4 colonne, peristasi lignea;

• Heraion di Samo: prima metà VIII secolo, forma molto allungata, colonne centrali che sostengo-

• no il tetto. Apertura sul lato corto, tristilo in antis (anta a tre colonne), statua della dea in legno

leggermente fuori asse (per essere vista bene).

In questo periodo si configurano anche le grandi aree santuariali della Grecia: Delfi, X seco-

lo, (cfr. Inno ad Apollo) e Olimpia, VIII-VII secolo.

SPAZIO DOMESTICO

Οἴκος: ambiente quadrangolare, 15/20 mq, compromesso tra considerazioni pratiche (reperi-

bilità dei materiali, natura dei luoghi) e considerazioni culturali-sociali → mono-familiare, altre at-

tività fuori (le famiglie allargate, tipicamente aristocratiche, usavano case di forma più allungata,

absidate, con talvolta ingresso ad ante, derivate dal µέγαρον).

Emporio: case sparse;

• Smirne: case molto vicine, strade strette e tortuose;

• Megara Iblea: ordinamento, territorio suddiviso in lotti, case 15-20 mq con giardino-orto.

• Talvolta accostamento di οἴκοι a formare unità abitative con più vani (case a pastas).

LA CERAMICA

Geometrico: termine che indica lo stile e la natura delle decorazioni prodotte su vasi greci

tra XI e VIII a. C. Poiché le sequenze di vasi più complete sono quelle rinvenute nella necropoli

ateniese del Dypilon e in altri centri attici, la datazione si basa su queste; Atene si riprese presto,

dopo il collasso miceneo, ed espresse il proprio forte profilo culturale anche nella ceramica:

Stile PROTOGEOMETRICO: 1050-900 a. C.; resti vicino all’Eridano (acqua necessa-

• ria per le botteghe), quartiere Ceramico. Vasi proporzionati, non stacco netto dalla ce-

ramica micenea. Elementi disposti non a caso ma che seguono la tettonica del recipien-

te. Forme tracciate a compasso;

Stile GEOMETRICO ANTICO: 900-850 a. C.; ricompare l’oro, contatti con l’Oriente.

• Netto prevalere di motivi dritti e a zig-zag. Scompaiono gradualmente le forme co-

struite a compasso;

Stile GEOMETRICO MEDIO: 850-750 a. C.; la decorazione si estende a tutto il vaso

• e comparsa di animali e di uomini a silhouette. I vasi funerari (σήµατα) diventano di

dimensioni monumentali, crateri su alto piede → pisside a scatola bassa e schiacciata

→ orgoglio delle famiglie (cavallini). Skyphos di Eleusi: scena di sbarco dalla nave,

attacco piratesco;

Stile GEOMETRICO TARDO: 750-700 a. C.; grande crescita di Atene → le scene oc-

• cupano tutta la superficie del vaso, scene narrative oltre che scene funebri, spesso si

richiamano a passi omerici. Figura umana schematica: spalle larghe, vita stretta, cosce

2

muscolose, seni e tuniche per le donne . Diversi gruppi stilistici, botteghe e pittori:

bottega e pittore del Dipylon (necropoli presso l’omonima porta), grandi vasi funerari,

decorazioni fittissime con scene di prothesis (anfora 804, alta 1,55 m; cratere 990). Al-

2 Cfr. B. SNELL, Cultura greca e origini del pensiero europeo: il corpo non viene percepito come unità. 2

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la fine dell’VIII secolo lo stile si esaurisce: tratti meno precisi, tettonica scadente, figu-

re meno nette → declino sociale e culturale, influenza e concorrenza della ceramica

corinzia.

LA PICCOLA PLASTICA

Recente la scoperta di una microplastica ateniese, un cervo fittile, che anticipa la data di ini-

zio della scultura greca dal tradizionale VIII sec. all’ultimo quarto del X. Cervo decorato dalla ma-

no di un vasaio e centauro di Lefkandi: motivi ciprioti (contatti con il mondo orientale) → queste

statuette rappresentano il dio a cui si fa un voto oppure il dedicante? Qualcuno ha voluto vedere nel

centauro di Lefkandi la figura di Chirone.

Il mercato degli oggetti votivi rappresenta un grande campo di sperimentazione per gli artisti

del tempo → tripodi di bronzo, che da contenitore per bollire le carni diventa ricco e monumentale

dono agli dei (manici ad anello con motivi decorativi), cavallini che rappresentano uno status ari-

stocratico. → essenzialità ma non banalizzazione

a) auriga di Olimpia, metà VIII: pesante calotta di capelli, glutei brevi, fianchi stretti, principio di

frontalità e assialità: cfr. figure maschili sui vasi del Tardo Geometrico;

b) Centauromachia di NewYork, o Pholos che accoglie Eracle o Zeus in lotta contro un titano;

c) Guerriero dell’Acropoli, nuova dinamicità e potenza espressiva, forse Ares o Apollo. Scostamen-

ti dal rigido impianto frontale dell’auriga che preludono a sviluppi successivi: braccio destro sol-

levato ma non sulla stesso linea del corpo, bensì obliquamente rivolto in avanti; braccio sinistro

lievemente flesso verso l’interno; volto non frontalissimo, bensì rivolto verso l’alto e verso sini-

stra. Quasi impercettibili accenni di solchi in prossimità dell’articolazione delle spalle e anche.

Di recente tentativo di attribuzione alle diverse botteghe nelle diverse città dei bronzetti sulla base

della diffusione nelle varie aree sacrali. Si riconoscono come centri importanti per la produzione

microplastica Atene, Argo, Corinto e Sparta.

Non solo bronzo ma anche statuette d’avorio (cinque figure femminili molto simili, con

elementi di lavorazione ateniese ma in posa ieratica di stampo microasiatico, forse delle dee).

→ irrequietezza formale degli artigiani: un solido nucleo dal quale si sviluppano le forme.

2. L’ETÀ ORIENTALIZZANTE (VII secolo a. C.)

VII sec.: età di profonde trasformazioni: elementi orientali che prima si impongono con for-

za, poi vengono assimilati e rielaborati: con l’intensificarsi dei commerci (fine VIII-inizio VII sec.)

si vede nei calderoni bronzi con animali terrifichi, animali mostruosi su oggetti di lusso in avorio. 3

Nei grandi santuari greci diventati importanti, arrivano doni votivi dai grandi regni orientali

ed inoltre la diaspora orientale provocata dalla pressione assira provoca l’arrivo in Grecia in fami-

glie orientali → nuove parole (tiranno), nuove mode nel vestiario, nuove fogge per elmi, lance, co-

razze, nuove storie, nuovi mostri (centauri, chimere, grifoni, sirene).

→ scontro tra due mondi, esemplificato dallo scontro tra Achille e Polifemo, Bel-

lerofonte e la Chimera, Teseo e il Minotauro, Zeus contro i Giganti…

L’assimilazione avviene per gradi (metà VII sec.: animali selvatici si mischiano ad animali domesti-

ci), a seconda delle zone: l’area ionica, più a contatto con il mondo orientale, per esempio, assimila

più in fretta (modo di arte e di vivere che i Greci definiranno come mollezza ed effeminatezza: cfr.

3 Cfr. ERODOTO, Storie: Gige «mandò a Delfi doni votivi, non pochi, anzi, la maggior parte dei doni votivi in argento

che sono a Delfi sono suoi». 3

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liriche di Saffo, Alceo, Mimnermo); nei centri di intensa attività commerciale, lo stile geometrico

viene spazzato via.

→ La cultura geometrica tiene invece la posizione in Attica, efficace strumento espressivo

della classe aristocratica: Atene orgogliosamente reagisce chiudendosi nel suo linguaggio e rima-

nendo esclusa dagli sviluppi dell’arte almeno fino alla metà del VII sec.

In questo periodo: legislatori, tiranni e colonizzazione.

L’architettura sacra passa a forme più esigenti. La prima novità sono i materiali, legno sostituito:

– Da ciottoli a pietre squadrate;

– Da tetti straminei a tetti in regole;

– Da argilla cruda a terracotta della decorazione architettonica;

– Da legno a pietra.

680 a. C.: Butades introduce la copertura a tegole fittili. Introduzione di matrici e possibilità

di copertura omogenea a strati → coperture a falde, a doppio spiovente, con spazio triangolare per il

frontone → edifici più solidi ma tetto con diversa inclinazione, che provoca un ampliamento della

campata della cella. Però: peso accresciuto: soluzione poteva essere farlo sostenere dalla peristasi

esterna oppure su file di pali interni al naos.

→ soluzione finale multi-uso: portico: spazio ideale per i fedeli, riparo, luogo di

esposizione degli ex-voto.

→ si ridefiniscono gli ordini dorici e ionici, intesi come sistemi costruttivi.

Nel Peloponneso continua lo sviluppo dell’architettura dorica:

Heraion di Olimpia: 650 a. C.: cella di 100 piedi, pronao di 20; poi ricostruito (fine secolo) con

• 4

opistodomo simmetrico al pronao, aggiunta di una peristasi di 6 x 16 colonne lignee (poi rim-

piazzate da colonne in calcare fino all’età romana). Cappelle laterali (per doni votivi, forse) con

una fila interna di 8 colonne, la trabeazione doveva essere in legno. Ricca policromia sulla coper-

tura fittile;

Heraion di Argo: VII sec., il più antico tempio dorico con peristasi lignea sormontata da capitelli

• in pietra (5 o 6 x 14 colonne);

Tempio di Posidone a Istmia: 7 x 18 colonne, cella di 100 piedi, basamento in calcare locale e

• struttura lignea.

Il modello di Olimpia diventerà poi canonico: pronao, cella, opistodomo. Per il doppio co-

lonnato e quindi le tre navate (invece di una sola fila, a sostegno del tetto) esempio precedente è il

tempio di Dioniso a Yria, che danno al centro più spazio e più visibilità all’agalma, con trabeazione

già a triglifi e metope (in argilla o in bronzo sbalzato).

Dietro al tempio di Olimpia c’è un preciso e meditato programma, con accorgimenti → per

es. per risolvere il conflitto angolare (agli angoli, le metope non sono precisamente sull’asse della

colonna).

Tempio di Apollo a Thermos: senza pronao, con opistodomo molto profondo, ancora due navate;

• peristasi lignea di 5 x 15 colonne, metope con immagini mitiche.

In Ionia:

Samo: dopo un’alluvione del fiume Imbrasos, Hekatompedon ricostruito, vicino al fiume. Cella: i

• muri sono in blocchi squadrati di calcare, circondati da peristasi di colonne o pali su basi rotonde,

forse in legno. Il pronao tetrastilo conferisce enfasi all’ingresso del tempio, a discapito della parte

posteriore, tratto tipico dell’architettura ionica. Non colonnato centrale ma doppia fila di pali, con

4 Lo spazio dietro alla cella, al quale potevano accedere solo i sacerdoti. 4

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due esiti: 1) sostegno al tetto 2) visibilità dell’agalma. Allo schematismo della pianta si opponeva

decorazione esuberante; stoà in due navate per accogliere pellegrini ed ex-voto;

Artemision di Efeso: mai compiuto, nel VI sec. Si iniziò sopra di esso la costruzione di un mo-

• numentale diptero. Ma pare che fosse stato costruito un sekòs, recinto, attorno alla restaurata base

cultuale del periptero tardogeometrico distrutto dai Cimmeri.

LA NASCITA DELLA SCULTURA MONUMENTALE

Intorno al 700: Mantiklos fa una statuetta ad Apollo, indice della direzione che sta prenden-

do la concezione figurativa nel mondo greco: accrescimento delle singole masse muscolari, volume

solido e potente, costruito su una geometria assiale che attraversa l’intera figura.

→ non è più un nucleo ritagliato da uno sfondo, ma una figura articolata, esistente.

→ punto di partenza per la nascita e lo sviluppo della scultura monumentale.

Figura di Dedalo, “lavorare ad arte”, dal multiforme ingegno: le sue statue erano così piene di vita

che bisognava trattenerle con delle catene per impedirne la fuga. Inventore della sega, dell’ascia, del

filo a piombo, del trapano ecc. ecc. → non è una figura storica, bensì riassume il valore esemplare

di un prototipo di artista che vede le sue più significative manifestazioni nel VII sec.

5

→ infatti in questo periodo cominciano ad esserci firme degli scultori , ai quali non viene

dato un riconoscimento dalla comunità non tanto per la sua opera d’arte, quanto per la sua

abilità tecnica.

→ lo scultore è visto non tanto come artista che genera un’opera d’arte secondo i propri

canoni, quanto piuttosto un artigiano che si inserisce in una tradizione di tecnica, al quale

può egli stesso contribuire con il proprio genio personale.

LO STILE DEDALICO A CRETA

A Dedalo attribuita produzione di:

Xoana: statue di culto piccole, in varî materiali (argento, bronzo, ma soprattutto legno), es. tre

• statuette provenienti da Agrigento;

Sphyrelata: statue di dimensioni più importanti: una lamina di bronzo appoggiata su un nucleo

• di legno e poi lavorata con il martello. È una tecnica di origine orientale che avrà vita breve

(poi fusione cava):

Triade divina, con Apollo e due figure femminili (Latona e Artemide), nel tempio (un

✦ oikos) di Apollo a Dreros; la statua di Apollo (80 cm) presenta la maggior vitalità,

quelle femminili sono più fisse (no gambe, braccia attaccate al corpo, timidi seni); fis-

sità orientale. Non sono ancora in pieno «stile dedalico»;

Dama di Auxerre: più compiuta manifestazione dello «stile dedalico», in pietra calca-

✦ 6

rea, 65 cm, non si sa da dove venga . Peplo aderente, policromia (si vedono ancora i

solchi nella superficie dell’abito); capelli a pesante parrucca di foggia orientale. Dea o

dedicante? Boh; corpo assemblato secondo il principio dell’addizione assiale e sim-

metrica delle masse. Rotondità ma sproporzione (mani e piedi) → forse 640-630 a. C.;

tratti tipici dello stile dedalico:

1. Frontalità;

2. Sistema compositivo per volumi giustapposti rispetto ad un asse centrale;

3. Dettagli incisi;

4. Pettinatura a parrucca;

5. Volto imperioso a forma triangolare.

5 Euthykartidas, Polymedes...

6 Fu trovata dall’archeologo

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

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