L'età protogeometrica e geometrica (XIII-VIII a.C.)
Crolli e turbolenze dell’età oscura
Le dinamiche di passaggio tra il II e I millennio a.C., ovvero tra l’età del bronzo e quella del ferro (mito dei Calibi), restano oscure. La definizione di Dark Ages (XI-VIII a.C.) però non soddisfa tutti. La documentazione archeologica mostra che tra la fine del XIII secolo e la metà del XII, la civiltà micenea era in declino: si assiste alla distruzione dei maggiori palazzi, a Pilo, Tirinto, Micene e Iolco. Si perde l’uso della scrittura, la lineare B, e vengono distrutti gli affreschi, l’oggettistica varia e la splendida architettura in pietra. L’età immediatamente successiva mostra un impoverimento culturale e un sostanziale analfabetismo.
Le cause principali possono essere state naturali e fenomeni di ribellione sociale. Un accenno alla situazione sociale si può ritrovare nei poemi omerici; la presa di Troia viene datata da Eratostene e Apollodoro verso il 1194-84 a.C. e si testimonia come la distruzione della città non sia poi seguita da uno stanziamento fisso e utile. I nostoi poi mostrano la crisi dei re micenei (vicenda di Agamennone, Odisseo), in particolar modo nelle figure dei proci a Itaca.
Circa ottant’anni dopo viene invece collocata l’invasione dorica (1104 a.C.) dalle fonti storiche e letterarie greche (Tucidide). I dori vengono presentati come conquistatori e non come distruttori, anzi danno vita anche a forme di convivenza e di fusione con i popoli precedenti. L’arrivo di questa popolazione non è un caso isolato e s’inserisce in un quadro di spostamenti e migrazioni (XII-XI), che riguarda in particolar modo l’Oriente anatolico e siropalestinese. I papiri egiziani confermano la presenza dei cosiddetti “popoli del mare”. Un ulteriore movimento migratorio si ha nel XI secolo a.C., la colonizzazione ionica. Diversa dalle precedenti frequentazioni micenee, si presenta come un fenomeno più sistematico, che ha come obiettivi lo stanziamento e lo sfruttamento delle risorse non presenti nella madrepatria.
- Dodecapoli eolica: Isola di Lesbo e costa antistante (Smirne e Cuma).
- Dodecapoli ionica: Colofone, Efeso, Priene, Mileto, Samo e Chio.
- Distretto dorico: Alicarnasso, Cnido, Rodi, Ialiso, Camiro, Lindo e Cos.
La migliore a livello organizzativo risulterà quella ionica.
L’età di Omero ed Esiodo
Tra il II e il I millennio a.C. si verificarono dei mutamenti significativi. Il passaggio dal bronzo e dal ferro può essere stata causata dalla crisi dei rapporti con il Vicino Oriente, da cui giungevano i rifornimenti di stagno, necessario per la produzione di una buona lega di bronzo. Ovviamente ciò produsse cambiamenti d’ordine economico sostanziali.
Altri mutamenti riscontrabili sono il rito funebre, dall’inumazione alla cremazione (già presente nei poemi omerici), la forma e la decorazione dei vasi, che si sviluppa principalmente su motivi geometrici. Si è soliti distinguere:
- Periodo/stile proto geometrico: metà XI-X secolo a.C.
- Periodo/stile geometrico: IX-VIII secolo a.C.
Il dissolversi dei centri assoluti del potere e della vita micenea, i palazzi, lasciarono il posto a istituzioni diverse, la polis. I Micenei lasciarono, però, l’acropoli, prima centro reale, diviene nella polis il luogo sacro di culto. L’acropoli non rimane isolata, è bensì collegata all’asty, la città abitata ai piedi dell’acropoli, e alla chora, la campagna circostante da cui vengono drenate le risorse necessarie.
La polis nei secoli XI-VIII è una città aristocratica di matrice oplitico-contadina, guidata da un gruppo di aristoi. La qualifica di aristoi è data dalla proprietà terriera e dalla possibilità di procurarsi armature e cavalli (simile al successivo sviluppo in età romana). Possiamo riconoscere tratti tipici aristocratici nei re dei poemi omerici. L’origine del loro potere è legittimata dal valore militare e dalla virtù (aretè). I loro ideali possono dunque inscriversi nella felice definizione di E. Dodds “shame culture”, ben visibile nel VI libro dell’Iliade.
Le attività economiche che si addicevano agli uomini di rango erano l’agricoltura e l’allevamento, anche se, come deduciamo dall’opera di Esiodo “Le opere e i giorni”, alcuni si dedicavano anche al commercio. La mobilità sui mari dei Greci già a quest’epoca doveva essere molto elevata. I loro interlocutori privilegiati doveva essere soprattutto i fenici, dai quali presero l’uso dell’alfabeto riadattato. Le prime iscrizioni greche sono datate all’VIII secolo a.C. Uno dei più antichi documenti di scrittura alfabetica greca è la coppa di Nestore, di età tardo geometrica, fabbricata a Rodi ma esportata in Occidente a Pithecusa (Ischia). L’allusione all’eroe rimanda ai valori dell’aristocrazia.
Nell’VIII secolo a.C. ripresero i commerci con i paesi italici e iniziò un fenomeno di colonizzazione del Sud della penisola, nella zona che si chiamerà, infatti, Magna Grecia. Lo storiografo Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.) cercherà di dare un’origine mitica alle colonie greche in Sicilia, in particolare alla regione dell’Enotria, fondata da Enotrio, figlio di Licaone, proveniente dall’Arcadia.
I materiali effimeri per una sperimentazione vivace
Le scoperte archeologiche recenti hanno aggiornato il quadro architettonico noto per i secoli XI-VIII a.C. Tuttavia le testimonianze riguardanti questo periodo sono molto scarse, date le modeste dimensioni degli edifici e del carattere effimero dei materiali impiegati. Le strutture di età protogeometrica erano costruite su muri e zoccoli di fondazione di pietre di piccolo taglio e ciottoli di fiume, con alzati di mattoni crudi, inseriti in telai lignei di pali e travi leggere, con tetti straminei e pavimenti in semplice battuto di terra. È interessare come la progressiva crescita dimensionale riguardi soprattutto gli elementi lignei. Da notare infatti che il termine architekton indica appunto il capo dei carpentieri, coloro che sanno contessere il legname nella struttura progettata. È probabile che l’abilità a lavorare il legno sia stata data dalle costruzioni navali, che contribuirono ad una sperimentazione continua, data dalle norme dedotte di geometrica, fisica e meccanica. Bisogna inoltre tener presente che, diversamente dalle civiltà orientali e da quella egizia, nessuna delle comunità greche poteva disporre di una massa infinita di schiavi come forza-lavoro.
Delimitare e recingere lo spazio del dio
Fin dall’età più arcaica l’edificio che si caratterizza nell’architettura greca per importanza, grandezza e scelta accurata dei materiali e del progetto architettonico è il tempio, luogo di culto. Al contrario, le abitazioni rispondono a criteri di ordine pratico e gli spazi pubblici sorgeranno più avanti. Nella vivace sperimentazione di questi secoli vediamo già il delinearsi di due tendenze architettoniche (che diventeranno vere e proprie concezioni) legate al sostrato culturale locale e al messaggio che meglio voleva veicolare. Lo stile dorico, nella Grecia continentale, quello ionico, nell’area della grecità orientale.
1. Lo stile dorico
Si basa e si sviluppa principalmente su due planimetrie e tipi di edifici: il megaron miceneo e l’oikos. Il megaron è un edificio a vano rettangolare che termina in abside (ortogonale). Deriva dalla sala del trono micenea, dove il wanax si mostrava ed era possibile svolgere sacrifici e consumare pasti vicino al focolare. La sala è divisa in due/tre navate da file di colonne/pilastri. L’oikos è un ambiente quadrangolare di modeste dimensioni. Può essere absidato o normale, comune soluzione abitativa, viene utilizzato per i templi più piccoli (naiskoi).
Di straordinaria importanza per l’evoluzione degli edifici di culto è l’Heroon, rivenuto intorno al 1880 a Lefkadi (Eubea), nell’ambito di una necropoli di Xeropolis. È un edificio monumentale, della prima metà del X secolo a.C., a vano rettangolare terminante in abside. Si accede tramite un’anticamera sul lato corto. Ha un alzato in mattoni crudi e un tetto a doppio spiovente in canne e paglia. Il peso del tetto è sostenuto da una fila di pali lungo l’asse centrale e da un recinto di oltre sessanta pali intorno alla struttura (soluzione precorritrice della peristasi). L’edificio era probabilmente casa di un re locale diventata poi luogo della sua sepoltura, dati i ritrovamenti archeologici. Il rito e la struttura ricordano i funerali di Patroclo nell’Iliade.
Un altro ritrovamento di un edificio d’indubbia funzione religiosa è il Daphneforion, ad Eretria. È un oikos abdidato della prima metà dell’VIII secolo. Era lungo circa 10 metri e le pareti erano sorrette da pali disposti a tenaglia e ricoperte da rami di alloro, pianta sacra di Apollo. Verso la fine dell’VIII secolo a.C. a questa struttura primitiva viene affiancato un’altra costruzione absidata, lunga però 100 piedi (hekatonpedon). La continuità del culto di Apollo fino al VI secolo a.C. è documentata dalla costruzione di un tempio periptero. I megara nel santuario di Apollo a Thermos (Etolia) erano considerati capostipiti dell’architettura templare greca. Ora grazie a nuovi ritrovamenti si nota che risalgono all’età micenea.
Per l’evoluzione del concetto di peristesi e per la sua precoce comparsa è decisivo il tempio di Artemide a Mazaraki (Patrasso). Struttura allungata bi absidata, della seconda metà dell’VIII secolo a.C., circondato interamente da colonne/pilastri in legno. Tuttavia questi edifici imponenti, dispendiosi e di evoluta competenza tecnica sono da considerarsi rari ed episodici. La forma templare più consueta e diffusa fino al VII secolo a.C. era quella dell’oikos, una sorta di “tempio di villaggio” (Gruben), per lo più in argilla e legno, meno pretenzioso. Ne ricostruiamo l’aspetto per i doni votivi ritrovati che rappresentavano il naiskos in terracotta. Questi oggetti offrono un complemento all’arte greca in età geometrica, in particolare sugli alzati e sulle decorazioni policrome. I modellini ritrovati a Corinto ci forniscono naskoi sia absidati sia rettangolari, con tetto a falde dritte o ricurve. Il modellino dell’Heraion di Argo (ultimi decenni dell’VIII secolo) ci mostra l’atrio con doppio sostegno e lo spazio vuoto tra le falde del tetto, che occuperà poi il frontone. Quindi il tempio in area dorica, in quanto casa della divinità, ricalca nelle sue forme più antiche il modello della casa, sia nel più altisonante megaron, sia nel più modesto oikos.
2. Lo stile ionico
Soluzioni differenti vengono adottate nella Ionia micrasiatica, grazie al contatto con la Penisola Anatolica e il Vicino Oriente. Gli edifici sacri più antichi, Heraion di Samo e l’Artemision di Efeso, mostrano che l’idea di partenza era di costruire un recinto sacro monumentalizzato, che contiene la statua del dio coperta da un baldacchino, che però non ne costituisce la casa. La più antica testimonianza è il periptero geometrico di 8 X 4 colonne lignee dell’Artemision di Efeso (circondato poi dal tempio diptero [anche sui lati lunghi una doppia fila di colonne] di Creso), nella quale viene eretto un tabernacolo a protezione dell’agalma.
Il primitivo recinto assume nell’Heraion di Samo la forma di un edificio rettangolare molto allungato con copertura piana (o con un tetto di paglia). Infatti datato all’VIII secolo a.C. si trova un hekatompedon rettangolare di mattoni crudi su piccole pietre squadrate, il cui tetto era sostenuto da una fila centrale di pilastri lignei che sostenevano un architrave nel senso della lunghezza. Si accedeva dal lato corto aperto tristilo in antis (tre colonne tra le ante). La statua di culto, lignea, era collocata in fondo all’hekatompedon sfasata per permettere la visione oltre i pali.
Vivere nella città e nello spazio domestico
La casa di tipo geometrico è un buon compromesso tra fattori di tipo pratico e di tipo sociali e culturali. Consiste in un ambiente quadrangolare movano (oikos) di estensione limitata 15/20 mq. Probabilmente la famiglia era mononucleare. Le attività erano spostate all’esterno della casa, in spazi complementari ad essa con tettoie e pergolati, adibite a orti, cortili circondati da siepi e palizzate. Le famiglie aristocratiche erano di tipo allargato con abitazioni di dimensione più considerevoli, a pianta rettangolare absidata. Il modello deriva dal megaron miceneo. In entrambi i casi la costruzione è semplice e lascia poche tracce sul terreno. Gli unici arredi fissi erano banchine in pietra multifunzionali. In molti centri abitati sono attestati entrambi i modelli abitativi, in relazione con una struttura sociale articolata.
Dall’antica Smirne, fondata circa nel 1000 a.C., ci sono pervenute modelli di casa ovale e rettangolare, con fondamenta in pietra. La città di forma vagamente circolare è costituita da case di queste forme, una addossata all’altra. Viene circondata da uno spesso muro (una delle cinte murarie più antiche del mondo greco). Nell’VIII secolo Smirne venne distrutta da un incendio e ricostruita con una pianta più rettangolare. A Emporio (Chio), l’abitato dell’VIII secolo, s’installa sul pendio di un colle. L’acropoli, di forma ovale, è cinta da mura. Di fronte all’ingresso dell’acropoli si trova un edificio rettangolare a megaron, evidentemente la residenza di un capo. Lungo il pendio si dispone la città bassa, disposta su terrazze. Le abitazioni sono oikoi quadrangolari. Strutture di più ampia spazialità sono note nell’area coloniali, di tipo regolare è nota Megara Iblea (Sicilia), fine dell’VIII a.C. Il moltiplicarsi delle esigenze e delle attività da compiersi nello spazio chiuso della casa porterà all’ampliamento dello spazio interno, accostando due ambienti monovani non comunicanti tra loro uniti da un corridoio, detto pastàs, che sopravvive fino alla piena età classica.
Lo stile geometrico nelle ceramiche greche
Il termine “geometrico” indica lo stile e la natura delle decorazioni dipinte tra il XI e l’VIII secolo a.C. La datazione si basa sulla successione dei prodotti rinvenuti nella necropoli ateniese del Dipylon. La suddivisione evolutiva si basa su un criterio interno:
- Stile proto geometrico (PG): 1050-900 a.C.
- Stile geometrico antico (GA): 900-850 a.C.
- Stile geometrico medio (GM): 856-760/750 a.C.
- Stile geometrico tardo (GT): 750-700 a.C.
Nei primi secoli dell’Età del Ferro, Atene domina culturalmente incontrastata. Le ceramiche fabbricate a Corinto, di serrata decorazione geometrica, commerciate nel VIII secolo a.C. lungo la Magna Grecia e la Sicilia, mancano della vivacità della ceramiche ateniese, di cui sono una copia. Le Cicladi e l’Eubea svilupperanno la propria ceramiche nel tardo geometrico e preferiranno ornati curvilinei e figure animali. In Beozia si percepisce il forte influsso attico.
L’indentità culturale di Atene attraverso le sue ceramiche
a) Stile proto geometrico (1050-900 a.C.)
Gli impianti produttivi ceramici si concentrano fin dall’età proto geometrica nella successiva Agorà di Atene, a breve distanza dal fiume Eridano, fonte di acqua e argilla necessaria. All’epoca era intensamente occupato da abitazioni e necropoli. Benché non vi sia una netta cesura con la facies ceramica micenea, i vasi di Atene sono meglio proporzionati e più vivacemente dipinti. Sono legati a forme legate alla conservazione di liquidi e al loro consumo al banchetto. Ai motivi di decorazione micenea, come la linea ondulata, si affiancano vari motivi, linee sottili, triangoli campiti a reticolo, losanghe, scacchiere e soprattutto a cerchi e semicerchi concentrici, disegnati con un pennello multiplo montato su un compasso. Le decorazioni sono studiate in relazioni con la tettonica del recipiente.
b) Stile geometrico antico (900-850 a.C.)
Il geometrico antico si sviluppò ad Atene molto rapidamente. Grazie ai ripresi traffici commerciali con l’Oriente, ritroviamo l’oro, lavorato con la tecnica a filigrana e della granulazione, e l’avorio. Il repertorio di produzione rimane sostanzialmente invariato, in particolare per i corredi funebri. La decorazione e il ritmo sono ancora d’ispirazione pienamente geometrica. Prevalgono linee orizzontali e oblique (a zig-zag). Progressivamente scompaiono le forme a compasso e si allargano le superfici campite di nero.
c) Stile geometrico medio (850-760/750 a.C.)
Il passaggio tra GA e GM non è definibile con certezza ma per convenzione si data alla metà del IX secolo a.C. L’ordito geometrico si estende a tutto il vaso e per la prima volta compaiono raffigurazioni di animali e uomini resi a silhouette. I vasi fungono da segnacolo per la tomba e assumono quindi proporzioni monumentali, che superano persino gli 80 cm. In questo periodo conosce la sua fortuna anche pisside a scatola bassa ornata sul coperchio da cavallini fittili. Ai vasi destinati a comporre il corredo funebre era adibita la funzione di ricordare ed esaltare l’onore del defunto e della famiglia. I cavallini fittili rimandano alla tradizione mitica ed etica della matrice oplitica-contadina dell’aristocrazia di età geometrica. Straordinario è lo skyphos di Eleusi (produzione avanzata del geometrico Medio), su cui sono rappresentate la più antica composizione figurata.
d) Stile geometrico tardo (760/750-700 a.C.)
Nel GT i corredi funebri indicano una sensibile crescita dei commerci e della complessità sociale. Le decorazioni dei vasi si arricchiscono di scene narrative, come le celebrazioni funebri, che riflettono la crescente importanza dell’individualità e del prestigio del defunto. L’arte ceramica di Atene, in questo periodo, mostra una raffinatezza e una complessità che influenzeranno profondamente le culture vicine e successive.
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