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roccia, pronto per dare il benvenuto alla poetessa. Si tratta di una riflessione sul significato escatologico

(destino ultimo dell'uomo) che è tipicamente neopitagorica. I motivi figurativi provengono dal repertorio

ellenistico e alcune scene da quello classico (gorgoneia). È un'esecuzione fine e ordinata, non ai livelli degli

stucchi della Casa della Farnesina e richiama gli schemi del terzo stile tardo.

Sempre nell'ambito della pittura, in età Neroniana si affermò il quarto stile, detto dell'illusionismo prospettico:

architetture fantastiche, quasi improbabili, bidimensionali e decorative. È uno stile ricco, ma non innovativo, perché

ritornano sia elementi del secondo stile (finte architetture e senso di sfondamento parete), sia elementi del terzo

(candelabri, tralci).

• Decorazione sala 85 (Domus Aurea, Roma): decori attribuiti a Famulus, che dipingeva vestito di toga,

sottlineando il suo rango di cisi optimo iures, forse raggiunto grazie alla sua pittura. Siamo nella pittura del

quarto stile → ritorno dei pilastri ionici, qui bordati, che scandiscono la parete, con cornici in stucco dal

decoro di squame e candelabra. I pannelli presentano un complesso sistema di prospettive di padiglioni su tre

piani, risaltato dall'accentuazione cromatica del primo piano e con statue monumentali dipinte in basso.

Quindi ritornano i valori spaziali e scenografici, con un ispirazione proveniente dalle scenografie teatrali

(vedasi le statue dipinte, le suddivisioni dei pannelli in settori), però rimane evidente l'interesse per una

decorazione abbondante che proviene dal terzo stile.

• Cubicolo casa di Pinario Ceriale (Pompei): anche qui quarto stile, con scenae frons rappresentante Ifigenia in

Tauride, di chiaro impatto scenografico e barocco. Accanto a questa decorazione, il triclinio della stessa

abitazione presenta pitture del terzo stile (lontano dai fasti barocchi e illusionistici), dove la parte alta si

compone di ortostati contenenti quadretti impressionistici e la parte alta “ a tappezzeria” con riquadri dal

fondo bianco rappresentanti maschere, corone e uccelli. Ciò significa che le due correnti in età flavia erano

perfettamente coesistenti.

• Quadretto di quarto stile (Ercolano): frammento proveniente dalla parte alta di una parete, in cui c'è il riflesso

dei virtuosismi ellenistici dei paesaggi impressionistici e delle nature morte. La scenografia riporta un'edicola

centrale, retta da due colonne caelate e fiancheggiata da piccole aperture laterali. Il secondo piano ha il

timpano spezzato poggiato su quattro colonne caelate. Sullo sfondo, con colori meno forti, un colonnato a

due piani con mensola centrale su cui poggiano tripode e omphalos delfici (allusione origine teatrale

rappresentazione) e alto sipario pendente da arco scemo. Sono presenti elaborati fregi lacunari, pinakes

appesi alle pareti che richiamano le virtuose scenografie tardoellenistiche, con uso raffinato del colore, buon

impiego della prospettiva → abbiamo anche la cd prospettiva curva, come mostrano le curvature degli

architravi in primo piano.

• Ritratto di Paquio Proculo e moglie (Pompei): tarda età neroniana e una delle pochissime attestazioni di

ritratto romano dipinto. Il dominus ha tratti rudi, grandi occhi, naso largo, baffi e corta barba, labbra carnose,

togato con in mano destra un rotolo (indicazione che è magistrato). La moglie ha il volto triangolare, sguardo

fisso, occhi grandi, capelli con acconciatura accurata, stilo portato al mento e dittico con la mano sinistra

(insegne aristocratiche e letterata). I modi espressivi sono definibili plebei, si rivolgono soprattutto alla ricerca

della perfetta somiglianza col vero.

• Cratere argenteo (Hildesheim, Germania): I a.C la produzione toreutica romana si sviluppa maggiormente in

età augustea, con numerosi ritrovamenti e imitazioni degli artigiani aretini. Rinvenuto assieme ad altri 60

pezzi argentei (elementi di un bottino)è un cratere a campana lavorato a sbalzo e rifinito a cesello, decorato

con motivi ornamentali sottili che si espandono su tutta la superificie e in basso due grifi in posa araldica, da

cui pende uno stelo con girali, eroti alla pesca, gamberi e pesci. Ha stretti rapporti con le altre forme artistiche

dell'epoca (pittura e scultura; cfr pitture Farnesina).

• Coppa di “terra sigillata” (Arezzo): metà I a.C scompaiono le ceramiche a vernice nera e appare il vasellame

che riproduce in modo stardadizzato il vasellame argenteo coevo e anche il vasellame da mensa con superficie

rossa, detto “terra sigillata”. Il centro principale è ad Arezzo e la decorazione consta di piccole applicazioni a

rilievo, a incisioni a rotella oppure forme più elaborate, con scene figurative/motivi decorativi.

Le scene figurative sono soprattutto di tematica dionisiaca: scene di vendemmia, rappresentazione del tiaso, scene

erotiche. Vi sono anche allusioni a fatti contemporanei e classicistici elementi vegetali (dunque il classicismo è

penetrato a fondo in tutte le forme culturali romane d'età imperiale). Tramite lo studio delle firme si

individuano una ventina di fabbriche aretine, poi sostituite dalla concorrenza della Gallia e della Valle Padana

e dell'Africa del II d.C → terra sigillata tardo-italica; terra sigillata chiara o africana, con superificie rosso bruno

o rosso arancio.

• Sala Ottagona (Domus Aurea, Roma): dopo 64 d.C voluta da Nerone in sostituzione della sua domus

Transitoria, incendiata nel 64 e si inserisce nel programma di politica edilizia dei Giulio-Claudii. Gli architetti

della colossale domus aurea (che doveva essere l'emblema delle ville urbane d'età imperiale) furono Severo e

Celere, che trasformarono una parte della Via Sacra in un porticus miliaria che dava accesso al foro e

terminava con un vestibolo, ove si trovava colossale statua di Nerone (120m); nella valle sottostante, gli

ambienti di rappresentanza e residenziali si sviluppavano attorno a un lago artificiale. Grande impatto

scenografico, con giardino ricco di animali di vari specie, terme d'acqua minerale e marina, tempietti, ninfei,

sala per coenationes (pasti). Dopo la morte di Nerone i lavori furono continuaati da Othone, parzialmente

abiatata da Vespasiano e Tito e sostituita dalla Domus Augustana di Domiziano. Con Traiano, la domus venne

distrutta e vennero edificate le terme.

Ciò che rimane dell'antica domus sono: criptoportico, ninfeo, due zone curvilinee sul Palatino e una buona parte di

un edificio residenziale → corte porticata verso il lago artificiale, grande cortile trapezoidale centrale; a ovest

vi era un cortile porticato, a est la grande sala ottagona, coperta a cupola e con una serie di ambienti lungo i

lati e ambulacro spezzante la convergenza. È una soluzione innovativa, che tende a una forte spazialità e

illusionismo e preludio delle architetture a linee spezzate del II d.C. La decorazione pittorica e marmorea è

quasi del tutto scomparsa.

Arte Flavia: in quell'epoca l'arte romana si sviluppò superando la pesante tutela dell'arte neoattica, che aveva

appiattito le esperienze più originalmente "romane" della tarda Repubblica favorendo un'imitazione fredda e

idealizzata dei modelli dell'arte greca classica. Già all'epoca claudio-neroniana la scultura iniziò a muoversi in maniera

più indipendente dalla tutela della prestigiosa arte ateniese, liberandosene quasi definitivamente sotto i Flavi. Non è

stato ancora completamente chiarito se l'arte flavia si mosse spinta da una nuova ispirazione autonoma o se invece

cambiò semplicemente modello, guardando ad esperienze di altre città ellenistiche, come quelle dell'Asia Minore.

Vengono riprese caratteristiche tipiche della produzione ellenistica (ricerca spaziale, senso di atmosfera attorno alle

immagini e chiaroscuro sfumato). Tali tendenze si manifestano molto bene nella scultura.

A Roma il grande incendio del 64, tradizionalmente imputato a Nerone, creò una tale distruzione che rese necessaria

una riedificazione della città, usando tecniche completamente nuove. Si diffonde l'uso della cupola emisferica (Domus

Aurea), delle volte a crociera usando un materiale più leggero e si sviluppano notevolmente le dimensioni delle volte a

botte. Introdotte nuove soluzioni, come la sala ottagona nella Domus Aurea, da modelli poligonali della Siria.

• Foro della Pace: 74 detto anche foro di Vespasiano, era un grande complesso di edifici, di cui rimangono alcuni

elementi al lato del Foro Romano. Nasce come monumento alla rinnovata pax augustea (motivo conduttore

della propaganda imperiale: restaurazione concordia e ordine) ed era composto da una grande piazza quasi

quadrata a giardino, con portici sui tre lati, sul fondo diversi ambienti con al centro il tempio della Pace. Portici

e ambienti di fondo comprendono diverse stanze, due biblioteche, le spoglie del trionfo giudaico e una serie

di opere d'arte d'importazione greca (sorta di museo pubblico).

Il tempio della Pace era fronteggiato dall'altare, composto da sala absidata, pronao esastilo sporgente come fosse

un avancorpo e il tutto faceva parte del peristilio della piazza → tale costruzione è abbastanza insolita

nell'architettura urbana, forse proviene da prototipi ellenistici orientali. Più che di foro, si tratta proprio di un

templum Pacis (come vuole la terminologia precostantiniana).

• Colosseo: per rimediare al ricordo della politica del tiranno Nerone, Vespasiano fece costruire sul luogo del

lago artificiale della domus Aurea il primo grande anfiteatro stabile di Roma, l'anfiteatro Flavio (Colosseo per

la vicinanza al colosso di Nerone). Dedicato nel 79 e inaugurato da Tito nell'80, con restauri e miglioramenti

avvenuti anche in seguto, fino al rifacimento del colonnato della summa cavea sotto Severo Alessandro.

Dapprima luogo dei ludi gladiatorii, adibito poi a venerationes fino a Odoacre. Nel Medioevo venne usato come

cava per materiali da costruzione.

Architettura esterna in travertino, composta da tre file di ottanta archi inquadrati da semicolonne dei tre ordini

(rispettivamente tuscanico, ionico e corinzio), con attico a paraste corinzie (pilastri) e con mensole, dove si

trovano in alternanza finestre e spazi piani per il cliepeus. Il terzo e secondo ordine di archi presenta un

parapetto continuo. Nella cornice terminale vi sono dei fori per i sostegni del volarium, assicurato con serie di

cippi inclinati.

All'interno un alto podium di 4m, con nicchie, marmi e balaustra bronzea di protezione, separa la cavea dall'arena

ellittica. Alle spalle della balaustra vi sono i sedili di rango. La cavea era in marmo, suddivisa orizzontalmente

in maeniana (balconate) dalle praecintiones (fasce divisiorie in muratura):

1) maenianum primum circa 20 gradini

2) maenianum secundum 16 gradini, suddiviso in superiore e inferiore

3) maenianum summum in ligneis della summa cavea, destinato alle donne. Era fronteggiato da un

colonnato terminale.

Verticalmente le maeniana erano suddivise in settori circolari dalle scalette e dagli accessi alla cavea, in modo da

contraddistinguere ogni posto col numero di gradino, cuneus e seggio. Vi era poi un palco per l'imperatore,

consorte e vestali e uno per il praefectus urbis. Un alto muro separava la summa cavea dalla parte sottostante.

La sezione della plebe e delle classi inferiori si trova sopra il colonnato e non prevede posti a sedere.

L'arena era coperta da una grande tavola lignea e attraversata da varie gallerie funzionali alla custodia delle belve

e dei macchinari scenici; aveva due ingressi monumentali per il passaggio della pompa. I numerosi corridoi a

volta che conducono ai vari piani permettono il rapido accesso dei posti al pubblico. Oltre al travertino, si usa

l'opus cementicium per le volte, laterizio per i paramenti e tufo per la platea.

• Terme di Tito: terminate sotto Domiziano, mostrano il proseguo dell'edificio termale di tipo neroniano (dove

gli ambienti per i bagni sono sistemati su un unico asse e si fonde il ginnasio alle terme). Sorge accanto alla

domus Aurea, alle spalle di una grande terazza-palestra sull'Oppio, accessibile da una scala a due rampe.

Possedevano un doppio calidarium absidato, tepidario rettangolare e il frigidarium (salone basilicale). La

struttura è divisa in due blocchi dall'asse mediano → sale da bagno, due cortili-palestre, due spogliatoi e sale

per la lettura/recitazione/musica. Rispetto alle altre terme imperiali, qui si ricerca un effetto scenogrfico e un

complesso uso delle volte a crociera (esempio dell'abilità degli architetti romani).

• Domus Augustana: 92 voluta da Domiziano e costruita da Rabirio. Sorge sull'angolo so del Palatino. Il palazzo

consta di un'ala di rappresentanza (domus flavia) e un'area privata (domus augustana) e a SE venne aggiunto

un grande giardino rettangolare a forma di Stadio. Vi erano due ingressi diversi,:

1) dalla valle del Circo Massimo, conduce agli ambienti privati → si passa per un vestibolo rettangolare affiancato

da due sale semicircolari, poi per il peristilio inferiore con fontana con motivi a pelta: qui si affacciano i due

piani di stanze private, coperte con volta a cupola e ad ombrello e disposte simmetricamente. Tramite una

serie di scale si giunge al secondo peristilio, allo stesso livello dell'ala ufficiale, con grande vasca con isolotto

centrale. A est rispetto al peristilio vi è un ambiente colonnato ellittico, passaggio dal peristilio allo stadio. Lo

stadio è un grande giardino circiforme con colonnato laterale che determina un passaggio coperto e ornato da

fontane. A est vi è una grande nicchia che è una sorta di palco. A sud vi sono una sierie di ambienti che

sostengono il palco imperiale per gli spettatori del Circo Massimo.

2) ingresso porticato dal Palatino, conduce all'ala di rappresentanza, che si sviluppa attorno a un peristilio con

grandi saloni di rappresentanza ai lati:

- nord, aula regia per ricevimento ufficiale → abside scema nel fondo, ove era il trono e diverse nicchie

inquadrate da alte colonne; accanto la basilica con volta a botte a tre navate e abside fronte

all'ingresso; larario con images della famiglia imperiale;

- sud grande triclinio absidato con pareti colonnate, affiancato da ninfei con fontane naviformi.

Grande complessità architettonica, con lo sfruttamento degli effetti di scorcio, delle prospettive dovute ai dislivelli,

ma mantenendo sempre la concenzione di simmetria degli spazi (che ritroviamo nell'architettura neroniana).

Gli artifizi barocchi illusionistici sono solo accennati (saranno ben visibili nella Villa Adriana).

Principato adottivo (98-117 d.C.):

In questo periodo l'arte romana sviluppò ulteriormente le innovazioni dell'epoca flavia, arrivando a staccarsi

definitivamente dal clima ellenistico, fino a una produzione autonoma. Con Traiano l'impero romano raggiunse la sua

massima espansione, con conseguente benessere per la società romana: si affermarò progressivamente una vasta

classe media, capace di esprimere le proprie esigenze e un proprio gusto anche in campo architettonico-artistico.

Significativo è il titolo di optimus princeps che l'imperatore ricevette dal Senato nel 114, che ricalca perfettamente lo

spirito di primo funzionario dello Stato. Per giustificare lo stato delle cose all'epoca di Traiano (era una sorta di

repubblica presidenziale dove il premier era a tempo indeterminato) si puntò molto su un ampio sviluppo economico e

commerciale. A ciò si legano le principali costruzioni architettoniche del tempo:

• Foro transitorio: 96-98 sotto Domiziano, ma inaugurato da Nerva. Esempio di abilità illusionistica degli

architetti flavi. È composto da una stretta piazza che si sviluppa in profondità, chiudendosi col tempio di

Minerva. Doveva fungere da elemento d'unione tra il il templum Pacis di Vespasiano e i fori Roma, di Cesare e

di Augusto, in un unico complesso monumentale. I portici non ci sono, per lo stretto spazio edificabile →

vengono accostate colonne libere al muro perimetrale, con alto attico ricco di rilievi di divinità e scene mitiche

di Minerva. È, quindi, un finto colonnato, che serve anch'esso per avere effetti illusionistici. Il tempio di

Minerva presenta un pronao esastilo sporgente, una cella absidata in tre navate e una porticus absidata alle

spalle del tempio (oggi perduta). La decorazione architettonica richiama elementi del barocco. La piazza

presenta una pavimentazione di selce e al centro di travertino (mentre nella sede del tempio è marmorea).

• Porto di Traiano (Fiumicino): 100-112 sotto Traiano (nb: sotto Claudio si era capito che il porto fluviale di

Ostia non era adatto alla nuova realtà, con un accrescimento della folla dovuta all'annona romana; venne

costruito un bacino portuale a bugne). Affianco al bacino di Claudio, venne costrutio un altro grande bacino

esagonale e una fossa di collegamento tra i due bacini. Alle spalle del bacino vi sono una serie di portici e

magazzini, un faro composto di dadi sovrapposti, una colossale statua di Traiano, edificio di rappresentanza

con tempietto di Ercole, un teatro privato e struttura termale. Forse questa era la residenza del prefetto

dell'annona. La grande abilità tecnica in tale tipo di costruzioni è indice di una forte necessità di dotarsi di

strutture adeguate ai contatti con le provincie, indispensabili per l'approvvigionamento alimentare della città.

• Foro e mercati traianei: 106-113 ultimo e il più grande (300m lunghezza) dei fori imperiali costruito da

Apollodoro di Damasco con le ricchezze daciche nello spazio tra Quirinale e Capitolium, in asse con quello di

Cesare. Alla piazza si accede tramite un ingresso con arco trionfale a Sud, posto tra i fori di Augusto e Cesare,

sul lato della piazza curvilineo. Era decorato con fregio di grifi e eroti in cesti d'acanto. I lati lunghi colonnati

dall'alto attico con cariatidi di prigionieri daci che inquadrano pannelli; due esedre centrali coperte con nicchia

sul fondo e colonne di granito (cfr foro augusto). Statua equestre di Traiano al centro della piazza. Lato di

fondo passaggi di cui quello centrale a 3 fornici e due laterali a un fornice (colonne, gruppi equestri a

coronamento e fregio con Vittorie) portano alla basilica ulpia → grande aula a 5 navate, di cui la maggiore con

alte colonne di granito e le navate minori con colonne di cipollino, meno alte. Due esedre sui lati corti

separate dall'ambiente centrale tramite i colonnati, una delle quali sostituta dell'atrium libertatis augusteo. Il

tetto era di tegole dorate e la decorazione interna era policroma. Dalla basilica si giunge al cortile, con la

colonna coclide centrale e le due biblioteche a volta, con nicchie per armadi dei volumina e nicchia centrale

per statua. Scale vicine per consentire la lettura del fregio spiraliforme della colonna.

Accanto sorge il tempio del divo traiano, ottastilo periptero, nel fondo di una piazza colonnata e con lato di fondo

ricurvo, ma è opera di Adriano (121).

il complesso basilica-biblioteche a conclusione della piazza lo differenzia dagli altri fori (che hanno un tempio),

possiamo supporre derivi dalla conformazione dei castra romani (piazza=praetorium, basilica=principia, piazza

colonna=santuario vexilla, biblioteche=archivi legionari) e non sarebbe inverosimile pensando al ruolo di

Traiano nelle lotte daciche, come un'affermazione del suo potere militare.

Dietro l'esedre del foro/basilica venne costruita una strada, conducente ai mercati traianei → viene riprodotta in

laterizio la forma semicircolare con taberne nel piano inferiore e portico ad archi in alto, corridoio anulare

conducente alle botteghe. Frontalmente è decorata con timpani spezzati inquadranti frontoncini semicircolari

e triangoli (motivo ellenistico) e ai lati due grandi ambienti. Dietro passa la via Biberatica, con diverse

botteghe e verso il colle si strutturano su 4 piani una serie di edifici e una grande sala a due piani, coperta da

volta a crociera e affiancata da altre botteghe. Questo complesso tenta di dare unità di funzione e aspetto a

una zona dalla conformazione del terreno particolare. Tale costruzione è da inserirsi nel programma di cui fa

parte anche la costruzione del porto di Fiumicino, come grande sistema di rifornimento.

• Rilievi domizianei (Palazzo Cancelleria): provenienti dagli scavi sotto il palazzo della cancelleria. Provengono da

un arco trionfale, forse quadrifronte → si è pensato alla porta triumphalis vicina al tempio di Fortuna Redux,

ricostruito nell'83 da Domiziano:

1) rilievo A quattro lastre componenti una scena di profectio di Domiziano. All'estrema sinistra

parzialmente conservata una figura di Vittoria e un littore, Marte e Minerva rivolti verso Domiziano

mostrato con abiti da viaggio, dea Virtus, i due Genii (senato e popolo romano) che salutano

Domiziano e 4 pretoriani con tunica, paenula, scudo e lancia. Il rilievo più basso sullo sfondo era

occupato da figure di littori. Forse, nella parte mancante a sinistra vi era la porta triumphalis o il

trono di Giove Capitolino. Tale profectio è forse connessa con la vittoria sui germani nell'83, a cui

Domiziano partecipò personalmente. La testa ritratto di Domiziano poi è stata rilavorata in quella di

Nerva.

2) rilievo B di 6m. 5 vestali e littore presso la dea Roma seduta (a sinistra), Vespasiano con ampia toga

viene incoronato da una Vittoria volante, seguito da littore, apparitor con rotolo e Domiziano in

giovane età al centro, togato e sovrastato dai Genii (senato/popolo romano), accompagnato da

littore e due figure che vanno verso le vestali. Si tratta forse dell'adventus di Vespasiano, accolto dal

figlio in veste di praetor urbanus e servator urbis (ecco perché i littori e Roma con le vestali),

alludendo al fatto che, una volta salvata Roma, Domiziano la sta riconsegnando a suo padre. Se così

fosse, nel primo rilievo non è rappresentata la partenza di Domiziano per la Germania, ma per sedare

le lotte civili.

Questi rilievi esprimono l'ultima fase del filone classicistico di età giulio-claudia ancora presente in età flavia. È un

lavoro modesto, con molte pose stereotipate e privo sia di senso dello spazio, sia di fantasia e si svolge su un

fondo neutro. Databile posteriormente all'83.

• Arco di Tito: posto nella via Sacra, in marmo pentelico -prima del 90- di cui abbiamo parti del fregio con

pompa triumphalis e i rilievi dell'interno del fornice → due pannelli laterali con scene trionfali e una formella

sulla volta con l'apoteosi di Tito:

1)pannello dx Tito su una quadriga, accompagnato da Vittoria che lo incorona, guidato da Virtus e

affiancato dai Genii del senato/popolo. Teste e fasci di littori sullo sfondo. Notare il richiamo all'età

classica della quadriga (cfr partenone).

2)pannello sx processione entra presso la porta triumphalis, rappresentata di scorcio; gli inservienti

portano oggetti del tempio di Gerusalemme, tavola per il pane di proposizione, trombe e un

candelabro a sette braccia e sollevano tabelle con scritte esplicative degli oggetti e delle città vinte.

Il disegno stilistico è duplice: non c'è più netta distinzione tra i piani di rappresentazione del rilievo, dando idea di

una buona spazialità e profondità e viene bene individuato il movimento delle figure, che segue la lettura

della scena (curva prospettica che culmina nell'ingresso alla porta).

• Rilievi del monumento sepolcrale degli Haterii: 100 monumento nella via Labicana, di una famiglia

discendente da liberti ricchi. Ci rimangono diversi frammenti della decorazione architettonica, due ritratti,

pochi di sculture a tutto a tondo e frammenti di rilievi in cui vengono rappresentate:

1) le res gestae del defunto, con una serie di monumenti, divinità e iscrizioni → arcus ad Isis eretto post

80, una parte del Colosseo (senza attico), arco forse della Fortuna Redux, arco di Tito e tempio di

Iuppiter Custos, ampliato nel 90. si presume che il defunto fosse appaltatore di queste importanti

opere d'età domiziana;

2)compianto funebre nella casa del defunto, disteso sul catafalco e circondato da candelabri, prefiche,

servi che suonano il doppio flauto o incoronano il cadavere;

3) l'apoteosi composta in tre parti distinte. Nella parte centrale vi è un naiskos funerario, fronteggiato

dalla balaustrata dell'hortus e dall'altare.il naiskos è composto da una parte superiore a forma di

tempio e la bassa a forma di podio, contenente la camera funeraria (porta semiaperta); a sinstra una

macchina a ruota mossa da schiavi e una specie di gru, con due schiavi che sistemano rami di palma e

un cesto con probabilmente un'aquila, da liberare all'atto della cremazione come simbolo d'apoteosi.

In sommità sorta di podio sporgente con aquile e festoni, la defunta stesa su un letto, tendaggio da

sfondo, candelabro, monumento con maschere e statua nuda, vecchia presso un altare e putti seduti.

Forse si tratta di una visione della vita nell'aldilà, dove la defunta divinizzata osserva la cerimonia.

Rilievi connotati da chiarezza didascalica ed esplicativa, ricchezza decorativa, gusto per gli effetti illusionistici, con

prospettive ed effetti chiaroscurali. Forse il sepolcro doveva essere simile al tempio dell'ultimo rilievo.

• ritratto femminile (tomba degli Haterii): busto entro un'edicoletta composta da colonnine e frontone con

motivi vegetali. Testa lievemente girata a sinistra, tratti volto con finezza che cmq richiamano il ritratto

repubblicano → nessuna caratteristica della fisionomia, sebbene determinata con attenzione, è resa

particolarmente accentuata. La capigliatura è particolare e richiama la moda delle classi medie. È molto

dettagliata (striature orizzontali) e permette di giocare con gli effetti di luce e ombra. La cura per il dettaglio lo

allontana dal ritratto aulico flavio, mentre i passaggi delicati/attenti è un elemento comune.

• ritratto di Nerone (Palatino): 64-68. l'iconografia neroniana presenta incertezze dovute alla damnatio

memoriae. Questo ritratto presenta volto pieno e carnoso, occhi piccoli e infossati, fronte che è quasi

totalmente coperta dalle ciocche di capelli folti, barba ai lati delle gote e sotto il mento, forte introspezione

psicologica (cfr ellenismo). La datazione si stabilisce grazie ai confronti con le monete.

• ritratto di Vespasiano (Ostia): ritratto post mortem, che presenta un'immagine idealizzata di Vespasiano. Fa

parte della corrente ufficiale di gusto neoclassico (ve n'era una di gusto veristico), dove appunto i tratti tozzi e

rozzi vengono idealizzati, i piani della superficie vengono allargati per dare enfasi e luminosità. Gli occhi sono

piccoli, naso importante e bocca piccola e serrata, fronte alta e capigliatura molto corta.

• statua togata di Tito: occhi piccoli, labbra carnose, guance piene e mento a fossetta, capelli radi → caratteri di

Tito resi in modo realistico ed esprimenti una personalità forte e decisa. La toga è trattata in modo molto

chiaroscurato, che fa pensare a una derivazione da un originale in bronzo. Anche qui siamo nel neoclassico ed

è databile al breve periodo del suo principato.

• ritratto di Domiziano: 85-90 anche questo conosciuto in modo incerto a causa della damnatio memoriae.

Pochi sono attribuiti realmente a lui, tra cui questo dell'Esquilino, di tre quarti con fronte alta coronata da

piccolissime ciocche, occhi fortemente incavati e labbro superiore sporgente, che permettevano di creare

effetti chiaroscurali. Fa parte del barocco ellenizzante, scolpito in marmo pentelico e richiama il ritratto

dinastico ellenistico.

• Ritratto di Nerva (Tivoli): facente parte del realismo repubblicano, coerentemente con la politica restauratrice

del suo principato. Capelli con lunghe ciocche che formano una frangia sulla fronte, occhi segnati

calligraficamente, naso lungo e stretto, bocca piccola e carnosa, volto segnato da rughe e allungato.

L'immagine data è di severità e austerità e doveva fare parte di una statua togata. Appartiene a officina

urbana modesta (capigliatura lavorata sommariamente).

• Busto di Traiano: 108-111 cd ritratto del decennale di Traiano, esempio di ritratto ufficiale. È così definito

perché un ritratto simile compare nelle monete del 108-111 d.C, quando l'imperatore aveva circa 50 anni.

Busto nudo, con spalla sinistra coperta dal paludamentum bloccato da una fibula sulla spalla, balteo della

spada che attraversa trasversalmente il petto (derivazione da prototipi achillei-cfr n 44). tratti sono incisivi,

fronte coperta dalle lunghe ciocche lisce che compongono la capigliatura, occh dal taglio lungo, naso lungo e

largo, labbra sottili, mento pronunciato. Ciò dà un'immagine precisa del personaggio, che consapevole

dell'autoritas posseduta col consenso delle classi dominanti.

• Sarcofago di C Bellus Natalis Tebeanianus: fine I d.C è uno dei più antichi sarcofagi urbani che imitano quelli

dell'Asia Minore, con la differenza che sono lavorati su tre lati e non quattro e si trovavano lungo le pareti dei

sepolcri (non al centro di un heroon). Il defunto è stato console nell'87 e sodalis Flavialis e morto intorno al

110. il motivo a festoni del sarcofago è spezzato da scene mitologiche (innovazione non presente in Asia

Minore), che nel secolo successivo prevarranno nella rappresentazione. L'artista qui è stato attento alla

visione di insieme.

• Colonna Traiana: colonna coclide centenaria (alta 100 piedi), di ordine dorico con capitello a kyma ad ovoli.

Poggia su alto basamento con cataste d'armi a bassorilievo come decoro. È offerta dal senato e popolo, come

riporta l'epigrafe posta verso la basilica Ulpia e sorretta da Vittorie. Al di sotto vi è una porta conducente a una

cella del basamento, luogo delle ceneri di Traiano e luogo dove si trova un'imponente scala a chiocciola (85

scalini) con 43 feritoie di illuminazione. Oltre la base, capitello e abaco, la colonna di compone di 18 rocchi,

per un totale di 19 blocchi di marmo pario. È decorata da un caratteristico fregio spiraliforme che si snoda

lungo tutta la superificie come rotolo di papiro → 155 quadri riportanti le campagne daciche 101/102 e

105/106, separate da una Vittria messa tra trofei, nell'atto di scrivere le res gestae (quadro 78).

Oltre alle scene belliche, sono presenti 12 scene di marcia, 17 di costruzione di castra, stationes, viae e pontes →

ciò consentiva di guardare alla colonna come a una gigantesca carta geografica animata, perché permetteva

una lettura spazio temporale (cfr pittura trionfale). Oltre all'aspetto geografico, abbiamo scene di carattere

politico quali consilium, ornamenta militaria, legatio, deditio, adlocutio, di captivi ed episodi di propaganda

quali torture ai prigionieri romani, il suicidio dei capi daci, il discorso di Decebalo, la testa di Decebalo e

recupero del tesoro reale. Accanto a ciò, annotazioni temporali quali la mietitura per indicare l'estate. Dunque,

vengono fornite tutte le indicazioni necessarie alla comprensione dell'azione.

Le vicende vengono presentate per giustapposizione in un continuum spaziale, si interrompono dunque. Si

utilizzano le prospettive ribaltate o a volo di uccello, le figure sono in scala maggiore rispetto agli elementi del

paesaggio o di costruzione. Tutto il rilievo presenta un orlo irregolare e mosso, come fosse un pezzo di stoffa,

e si tratta di bassorilievo marcato, con l'espediente di creare un profondo solco di contorno alle figure

mediante trapano corrente. Tutto il rilievo era caratterizzato dalla policromia, con aggiunte sporadiche di

elementi bronzei dorati per armi e oggetti.

Forse opera di Apollodoro di Damasco, si sposano alla perfezione mentalità romana e gusto ellenistico: studiata

ricerca di variazioni, buona costruzione delle scene di battaglia con linee spezzate e mosse, esaltazione

razionale di Traiano, senza elementi sovraumani. Viene reso merito, però, anche ai vinti della battaglia, che

eroicamente hanno combattuto contro Roma.

• Grande fregio traianeo (Arco di Costantino, Roma): 4 pannelli di un unico grande fregio alto quasi 3m, non si

sa di quale edificio facevano parte. Sono stati poi riusati nell'attico/fornice dell'arco di costantino.

da destra a sinistra → cavalleria e fanteria romana che spinge in avanti i prigionieri daci e sullo sfondo teste

mozzate di barbari. Segue l'imperatore che, con signiferi e cornicini guida altra parte della cavalleria e

l'ingresso di Traiano a Roma, incoronato da Vittoria e accolto dalla Virtus in veste amazzonica. Si tratta di un

rilievo storico, riferibile a una delle campagne daciche, ma a differenza della colonna di Traiano, qui non si

tenta di ricostruire luoghi geografici o avvenimenti specifici, tanto più che la sequenza temporale non viene

rispettata. Non è visto come un proseguo della narrazione della colonna, anche se gli elementi stilistici simili ci

sono → solco di contorno, figure barbari vinti, prigionieri e morenti simili. Lo stile è baroccheggiante (figure

molto chiaroscurate, spazialità animata da lance, teste e alberi) e si pensa possa essere stato eseguito dall

stesso autore della colonna, ma con due diversi linguaggi, qui simbolico e nella colonna narrativo.

• Rilievi arco di Taranto (Benevento): arco a unico fornice del 114 dc per l'apertura della via Appia Traiana

(Benevento-Brindisi). I rilievi sono disposti accanto all'epigrafe commemorativa nell'attico e accanto al fornice,

a gruppi di due e separati da piccole fasce di vittorie e figure amazzoniche. Le facciate interna/esterna alla

città presentano rispettivamente scene di pace (adventus di Traiano, accoglienza dal Senato, Popolo romano e

ordo equestre) e scene militari (concessione civitas agli auxilia, receptio in fidem per principi barbari,

deduzione colonie provinciali). L'architrave presenta un marcato altorilievo con scene di trionfo. Rilievi interni

alla fornice:

1) sinistra sacrificio di Traiano tra i littori, per inaugurazione via Traiana;

2) destra istituzione degli alimenta, con i pani nel tavolo centrale, alla presenza di italici con bambini,

personificazioni di città e littori.

I rilievi interni del fornice risultano lavorati meglio rispetto a quelli esterni (banalizzati e appesantiti nel

rendimento). C'è il tentativo di rendere una scena affollata, ma mai caotica o monotona. È attribuito

all'officina urbana gestita dal “Maestro delle Imprese di Traiano”.

• Tempio di Venere e Roma: 121 dC sotto Adriano e terminato sotto Antonino Pio. Sito tra foro e colosseo, alle

pendici della Velia, che va a modificare ciò che resta della Domus Aurea → via il portico e statua colossale

usata come immagine di Helios. Sorge su una gigantesca piattaforma rettangolare, con due portici a giorni ai

fianchi, dotati di colonne di granito girgio. I portici presentano al centro un piccolo propileo. Il tempio era

decastilo, corinzio, senza podio, doppia cella ad absidi contrapposte, nicchie interne. Ogni abside ospitava una

statua di culto (di Roma verso il foro, di Venere verso il colosseo). Sotto Massenzio venne rialzato il pavimento

e volta a botte che copriva le celle. In ogni caso l'architettura di Adriano rifiuta la tradizione delle architetture

su podio, dirigendosi verso formule greche, così come la decorazione architettonica richiama il mondo

ellenistico, motivo per cui venne criticato da Apollodoro di Damasco.

• Pantheon: costruito e dedicato nel 27 a.C da Agrippa nel Campo Marzio. Nasce come tempio per glorificare la

gens iulia ed era dedicato specialmente a Marte e Venere. Decorato dal neoattico Diogene di Atene,

originariamente rettangolare, aperto a sud, preceduto da pronao sul lato lungo (cfr Concordia) e con un'area

circolare scoperta sulla fronte, cinta da un muretto in opera reticolata e pavimentazione in travertino. Venne

distrutto nel 80 da un incendio e restaurato da Domiziano. Rifacimento completo sotto adriano 118-128 (per

incendio di età traianea) → venne elevato sopra il precedente, con ingresso spostato a nord e con una

coincidenza fra pronao e tempio antico e fra rotonda e area scoperta.

Si ha così edificio circolare, sporgente sulla piazza col pronao ottastilo di granito grigio sulla fronte e otto colonne

di granito rosso sulle file posteriori. Presenta un timpano con fori per l'inserto di decorazione e due nicchie

semicircolari inquadranti la porta bronzea. Il soffitto del pronao era in bronzo massiccio, tolto nel 162 da

Urbano Barberini. Il pronao è collegato alla cella circolare da un avancorpo in laterizio, coi lati rivestiti in

marmo. Esternamente, il corpo della rotonda presenta tre cornici con mensole, all'altezza del tamburo.

Nel tamburo vi è un doppio sistema di camere finestrate poste attorno a un corridoio anulare, per alleggerire i pesi

delle volte. La cupola era coperta di tegole di bronzo, sostituite nel 731 da tegole di piombo, con oculus sulla

sommità. All'interno sei nicchie distile laterali, un'abside centrale con due colonne, 8 edicolette dal timpano

arcuato o triangolare. Nella parte superiore una serie di finestre e sopra ancora la struttura della cupola con 5

serie di lacunari e fascia liscia vicino all'oculus. Pavimento suddiviso in grandi sezioni quadrate, a loro volta

decorate con alternanza di cerchi e quadrati, in marmo.

Il Pantheon è un capolavoro di ingegneria, con grandi effetti di spazialità, studiati rapporti tra le luci e ombre delle

nicchie, delle edicole e del cassettonato. La strutturs si rifà al classicismo della cultura romana, che resterà

sempre presente nonostante gli anni trascorsi.

• Villa Adriana (Tivoli): sorge sopra una precedente villa, in tre diversi momenti. Costruita su quattro assi

principali:

1) complesso di Boccabruna → edificio a torre basamento di una tholos coperta a cupola. Sostruzione che lo

collega al complesso dell'Accademia, ossia un peristilio con sala mistilinea e vestibolo circolare con

semicolonne e archi. Il tutto doveva essere la residenza signorile stagionale.

2) complesso di Piazza d'Oro → unito al precedente con un criptoportico lunghissimo. Composto di peristilio con

un gruppo di ambienti centrali e salone dalla pianta mistilinea. Vi sono una serie di sale attorno a tre peristili,

chiamata sala dei pilastri dorici, affiancata da due ninfei, e il peristilio di palazzo con aula basilicale e triclinio.

Poi il cortile delle biblioteche, con il lato orientale affiancato dal quartiere degli hospitalia (cubicoli) e a nord

da edifici residenziali, il terrazzo di Tempe, il ninfeo e due teatri greco e latino.

3) complesso del Pecile → grande piazza colonnata rettangolare con lati sfondati, poggiata sulle Cento Camerelle,

sostruzioni su cui si affacciano un cortile con piscina e criptoportici, un ninfeo a mo' di stadio e un triclinio a

trichora. Le Cento camere collegano il Pecile al Canopo.

4) complesso del Canopo → due serie di edifici termali collegati al Canopo vero e proprio dal cd vestibolo (due

palestre). Il Canopo vero e proprio è un grande ninfeo-triclinio formato da un euripo cinto da colonnati e un

ninfeo-fontana in fondo, coperto con volta a ombrello. Ricche sculture, copie di opere greche, decorano la

struttura.

L'ultima costruzione è il teatro marittimo, tra il cortile delle biblioteche e il pecile: ninfeo-appartamento chiuso da

un recinto circolare e separato da questo da una vasca anulare. Costruzione della villa nel complesso

abbastanza articolata, barocca e con intenti di sorpresa ed effetti illusionistici. Con la villa adriana si elimina la

struttura organica e compatta dell'edificio, prediligendo una frantumata in diversi nuclei.

• Mausoleo di Adriano: si ritorna verso forme più conservatrici, classicheggianti. Si ispira al mausoleo augusteo,

ove riposava Nerva. Sorge a destra del Tevere, collegato dal ponte Elio al Campo Marzio. Grande dado di base

rivestito in marmo lunense con lesene angolari e fregio a bucrani, ove erano posti i tituli dei membri della

famiglia sepolti. Sul dado vi è l'ingresso al dromos, con arco di Adriano. Sorregge il tamburo, rivestito di

travertino, decorato con lesene scanalate e sormontato da un tumulo di terra alberato, con statue marmoree

decorative ai margini. Sulla sommità vi è una statua bronzea di Adriano posta su una quadriga. Tutto il

monumento aveva un recinto bronzzeo con statue bronzee di pavone, simbolo funerario.

Il dromos porta a una rampa laterizia, che termina con un corridoio rettilineo. Da qui si va alla cella quadrata, con

grandi nicchie laterali per i defunti. Altre due celle sono sopra questa cella, una con volta a botte e una volta a

cupola, che devono sorreggere la statua e permettere di raggiungere la sommità del monumento. Oggi

coincide con Castel Sant'Angelo.

• Tempio del Divo Adriano: 145 in età antonina. Parte NO campo marzio, accessibile con arco trionfale. Sorge su

piazza circondata da portici con colonne e su podio di peperino. Periptero 8x13 corinzio, pronao profondo,

cella con semicolonne dal basamento con trofei di armi (negli intercolumni) e 16 personificazioni di province,

eseguite in modo accademico e freddo. La cella aveva copertura con volta a botte cassettonata. L'edificio è

decoraro con motivi vegetali e figurati, mostrando l'assimilazione dei modelli asiatici importati da Adriano e

connotata da “verticalismo” .

• Caseggiato di Diana (Ostia): metà II d.C mostra l'evoluzione dell'insula privata. Le ville signorili si conformano

alla villa urbana, le case borghesi di pompei spariscono, mentre si diffondono sempre più le case in affitto.

L'insula si organizza attorno a un cortile centrale più o meno porticato, in cui passano i corridoi che portano ai

diversi appartamenti (da 3 a 10vani), disposti simmetricamente su tre o quattro piani. All'esterno botteghe a

pianterreno, balconata aggettata in legno o muratura e uso vario di colori e laterizi. Molto usata la volta, per

dare solidità e sicurezza all'insula, mentre i servizi si trovavano negli edifici termali. Insula del genere

importante per la razionalizzazione degli ambienti, che fa parte della mentalità conforme ai ceti mercantili e

urbani.

• Horrea Epagathiana (Ostia): metà II d.C modello di architettura commerciale privata, risente dell'influenza

delle insulae, con dimensioni ridotte e dilatazione verso l'alto. È un piccolo magazzino di due liberti, con due

piani di stanze-deposito attorno al cortile interno porticato. Il portale che vediamo in foto è in laterizio, con

semicolonne corinzie inquadranti un arco, architrave e timpano. Il portale dà su un androne che conduce al

cortile interno ed è al centro di una fila di botteghe esterne. Nella parte superiore vi è una balconata pensile e

una serie di finestre con lesene in laterizio.

• Tomba di Annia Regilla: 101, moglie di Erode Attico (filosofo e politico). L'identificazione non è certa al 100%.

presenta una decorazione in cotto di elevata qualità. Continua a essere privilegiato il sepolcro di tipo a naiskos,

su alto podio → tempietto prostilo con cella in laterizio decorata esternamente da quattro lesene corinzie e

finestrelle su un fregio a meandro e cella coperta a crociera, accessibile da sud. Il lato sud presenta la

sostruzione delle lesene con pilastri poligonali. Una nicchia inquadrata da colonne sta sopra la porta della

cella superiore.

• Ritratto di Adriano: replica di un originale del 117 d.C barba a mo' di filosofo greco, capo girato a sinistra e

lievemente rivolto verso l'alto, con tono fermo e deciso. Trattemento delicato e levigato delle superfici della

fronte e delle gote. Capelli a ciocche mosse e leggermente striate, così come la barba, sopracciglia accenntale,

naso lungo e importante, bocca semichiusa. È evidente l'eredità traianea, visti anche i giochi di superficie, ma

è imminente lo stile classicistico dell'epoca nella levigatezza della pelle e assenza di sottosquadri profondi.

• Tondi adrianei (arco di costantino, Roma): 130-138 messi a coppia in lastre di porfido sopra le facce dei fornici

laterali dell'arco di costantino. Sono in tutto otto medaglioni, quattro dei quali rappresentano scena di caccia

all'orso, cinghiale, leone e la partenza per la caccia; altri quattro scene di sacrificio silvestre ad Apollo, Diana,

Ercole e Silvano. Adriano compare in diverse scene e la sua testa è stata poi rielaborata, in modo da adattare il

personaggio al nuovo contesto, in alcuni compare Antinoo e alcuni personaggi a cavallo. Pochissimi accenni al

paesaggio o al luogo (albero e arco per la partenza). Lo sfondo è quasi neutro, non c'è interesse narrativo, c'è

finezza nella resa delle teste, panneggi e gesti. Il motivo della caccia risale all'epoca alessandrina e si sposa

bene con la propaganda imperiale, anche se non capiamo perché si sia insistito tanto su questo tema. Anche

la figura di Antinoo compare insistentemente, cosa che fa escludere una datazione postuma all'imperatore.

Possiamo immaginare che provengano da un edificio sconosciuto, legato al culto di Antinoo (sappiamo veniva

identificato con divinità agreste).

• Antinoo farnese: 130 data di morte del protetto di Adriano, venne successivamente eroizzato, con diffusione

del suo culto. Abbiamo così diverse immagini di Antinoo, creati soprattutto dalla scuola di afrodisia che opera

sotto Adriano, in tipi apollinei o dionisiaci. Questa statua presenta sembianze apollinee ed efebiche, ispirato a

modelli del tardo V a.C. Il corpo è reso con molta morbidezza, sia nella muscolatura del torso, sia nelle agili

gambe sottili. La capigliatura mossa, fitta e fortemente chiaroscurata contrasta con l'aspetto liscio e

idealizzato del volto. Non siamo davanti a un ritratto, né era considerato tale! È stata definita “ultima

creazione dell'arte greca”.

• Rilievo Antinoo Silvano (Torre del Padiglione, Anzio): bassorilievo derivato dalle stele funerarie del V a.C, qui

assume le sembrianze di Silvano. Gamba destra regge il peso, la sinistra è ritratta e tallone sollevato,

leggermente scorciata. Busto frontale e volto di profilo, tiene in mano un falcetto, una corona di pino sul capo

ed è affiancato da un cane. Indossa una tunica corta, che è posta trasversalmente nel busto, lasciando

scoperta la spalla destra. Lo sfondo presenta un tralcio di vite nella parte alta del rilievo e la figura richiama

vagamente il canone policleteo. L'altare vicino riporta l'iscrizione col nome dell'autore, Antoniano di Afrodisia.

• Ritratto di Antonino Pio (Ostia): 147-149 ritratto di cui si hanno una ventina di copie, databile quasi con

certezza perché appare l'età avanzata di Antonino. Espressione intensa marcata dall'incisione delle pupille,

rughe sotto pelle, barba e capelli eseguiti con tratti spezzati e variazioni di piani nelle parti lisce. Siamo

sempre nel classicismo, ma con contrasti di chiaroscuro approfonditi, così come l'espressione psicologica.

• Ritratto Marco Aurelio (Villa Adriana, Tivoli): 164-166 busto seminudo del 45enne Marco Aurelio (cfr monete),

con diverse copie. Forse voleva celebrare le campagne d'Armenia e assunzione del titolo di Armeniacus. Ci si

concentra molto sulla trattazione della barba e dei capelli, folta massa chiaroscurale che incornicia il volto e

con ciocche rese in profondità mediante trapano. Non sono più rese in modo individuale, ma come facenti

parte di un unica massa voluminosa e mossa, mentre le ciocche lunghe della barba hanno un aspetto

fiammeggiante (si ritrovano anche nel ritratto di Commodo).

• Ritratto di Commodo: 185 espressione di un programma politico, oltre che ritratto. Occhi sporgenti e socchiusi,

sguardo sognante, naso affilato, bocca tumida, fitti baffi, capelli dall'unica massa fitta e rigonfia, lavorati col

trapano, folta barba lunga. Il busto lo raffigura come fosse Ercole, capo avvolto nella pelle di leone, clava

poggiata sulla spalla, mano sinistra regge i pomi delle Esperidi. Il busto è sorretto da una placca bronzea

affiancata da figure ammazzoniche e cornucopie. La testa presenta un forte effetto di chiaroscuro anche grazie

alla leontè cava. Datazione tramite monete. Con questo ritratto si chiude la fase del classicismo dell'età

adriano-antonini.

• Plutei di Traiano (Foro Romano): 103 questi due pannelli in bassorilievo fanno parte di originarie balaustre di

un monumento ignoto (forse balaustre laterali dei Rostra anziali), con cornice adorna e chiusi alle estremità.

Ogni pannello ha su un lato le tre vittime del suovetaurile (toro, pecola, maiale) e sull'altro lato scene storiche

della fase iniziale del regno traianeo:

sx) adlocutio di conferma delle provvidenze, in favore dell'economia italica in precaria situazione → folla

di cittadini ai piedi dei Rostra aziaci davanti al podio del tempio del Divo Giulio, su cui l'imperatore,

con littori, pronuncia discorso. Al centro della piazza vi è un gruppo scultoreo su basso basamento

(Traiano seduto su sella, personificazione Italia con un bimbo in braccio → allegoria istituzione

alimenta). Sullo sfondo edifici del foro, con l'arco parthico di augusto e il tempio dei Castori.

dx) continua la scena precedente , con edifici del foro sullo sfondo. Qui si narra la distruzione dei registri

coi debiti dei cittadini verso lo stato e annullamento tasse arretrate. L'imperatore è sui rostra anziati,

littori e schiavi dell'archivio recanti i registri da bruciare, in piazza.

Solito carattere narrativo del rilievo romano, con elementi indicanti luogo e continuità narrativa anche per eventi

che non sono contemporanei. Stile col elementi tipicamente traianei, quali figure affollate e ricerca di

spazialità della composizione. Manca intento illusionistico-spaziale dello sfondo.

• Rilievo con extispicium (Foro Traiano): agli inizi del regno di Adriano,opera di Ulpio Oreste liberto imperiale

con scena di noncupatio votorum nell'area Capitolina. Da sx, aurspice togato indica le viscere di un toro, che

vengono esaminate dal vittimario. Altro vittimario e popa guardano a destra. Gruppo di littori rivolti a destra,

con imperatore circondato da togati, da flamen Dialis e indicante, con un gesto della mano, un togato a inizio

scena, il comandante. Sullo sfondo, tempio di Giove Capitolino, la cui parte alta è perduta; un frammento di

vittoria volante rinvenuto a Canne forse è dello stesso rilievo, da collocare sopra i littori.

Rilievo non particolarmente brillante, basata su Traiano ma allo stesso tempo si disperde tra la parte inferiore

(confusa) e quella superiore (vuota). Nel complesso è una composizione fiacca, con le figure rese in modo

impreciso, così come lo sfondo architettonico. Si pensa che questo rilievo, facente parte del foro di Traiano, sia

riferibile alla parte di foro riorganizzata da Adriano e potrebbe indicare il compito che Traiano affidò ad

Adriano in Pannonia (campagna contro Iazigi in qualità di legato propretore, 107).

• Rilievi di Arco di Portogallo: 137-8 antico arco trionfale per le profectiones ufficiali, con due rilievi adrianei di

un monumento sconosciuto e qui riusati.

1) Adriano seduto su una sella, indica una figura femminile alata (l'aeternitas), che porta in cielo l'Augusta

(allontanandola dal rogo dell'ustrinum). In basso a sinistra, di spalle, la personificazione del Campo

Marzio, in cui avviene il rito e un uomo, forse futuro imperatore Marco Aurelio, dietro Adriano.

2) imperatore su basso podio, pronuncia un discorso – decreto di consacrazionne della nuova diva-, con

Genius Senato e il giovane Marco Aurelio. In basso un pretoriano, un fanciullo togato (Lucio Vero),

Genius Popolo Romano e un uomo, forse nonno di Marco Aurelio.

Stile rilievo tarda età adrianea, classicismo contenuto, senza idea di spazialità o volumi, ma curato e con certo

pittoricismo.

• Rilievi della base (Colonna Antonina, Roma): 160 circa, colonna eretta nel Campo Marzio da Lucio Vero e

Marco Aurelio, per ricordare il divo Antonino, di cui rimane la base e la parte estrema della colonna. Era

monolitica, di granito rosso, opera di Eraclide. La base è così decorata:

1) lato con iscrizione dedicatoria;

2) lato opposto con rilievo allegorico → genio alato Aion (simbolo eternità), affiancato da due aquile

(simbolo apoteosi), che trasporta in cielo Antonino Pio e la moglie Faustina. In basso personificazione

del Campo Marzio, disteso a terra e con l'obelisco di Augusto in mano (identificazione luogo) e la dea

Roma con vesti amazzoniche e affiancata da oggetti militari.

3) fianchi con scene di guerre quasi identiche (ricordo della duplice consecratio della coppia imperiale) →

giostra di cavalieri in file di due/tre, con vessilliferi all'esterno e pretoriani con proprie insegne

all'interno. Rito che si compie presso il luogo del rogo funebre (ustrino), anche se qui la successione

di equites e pedites è vista contemporanea (nella realtà, prima cavalieri, poi fanti). Il moto della

giostra viene presentato su due piani sovrapposti, con una prospettiva a volo di uccello (convenzione

“plebea”).

Rilievo richiama il classicismo antonino, con chiara influenza mondo greco. Le decursiones (giostre) hanno uno

stile diverso: figure tozze, quasi a tutto tondo, su linee di fondo molteplici.

• Rilievi aureliani (arco di Costantino): qui inseriti, ma appartenenti all'arco di M Aurelio. Sono 8, più 3 oggi

riconosciuti aureliani, che presentano uno stile diverso dagli 8 dell'arco di Costantino. Va detto che un arco di

M Aurelio sorgeva alle pendici del Campidoglio, ancora esistente nel medioevo.

1) profectio: imperatore con abiti da viaggio, accompagnato dai Genii del senato/popolo e soldati con

vexilla. Al lato, personificazione di una via e sullo sfondo la porta triumphalis e, alle spalle, Claudio

Pompeiano (figura che compare in tutti i rilievi).

2) lustratio: imperatore con toga sacrificale celebra suovetaurile assieme a camillo, soldati, signiferi,

tubicinei. Pompeiano alle sue spalle, fra due aquiliferi.

3) adlocutio: imperatore su suggesto parla alle truppe; Pompeiano alle spalle.

4) captivi: Marco e Pompeiano su basso tribunal, pronuncia condatta principe barbaro, qui con le mani

dietro la schiena, legate, alla presenza di soldati con vexilla; albero sullo sfondo.

5) clementia: Marco e Pompeiano su alto podio, gesto di clemenza verso principe barbaro, che pone un

braccio sulla spalla di un giovinetto (suo figlio). Presenza di soldati e aquiliferi con signa.

6) rex datus: Marco e Pompeiano, davanti a un edificio di un castra, presenta il re tributario dei Romani a

un gruppo di barbari; aquiliferi dietro con insegne.

7) adventus: Marco vicino a Marte e Virtus, che lo conducono alla porta triumphalis, incoronato da

Vittoria; Mater Matua e Fortuna Redux in secondo piano e tempio di Fortuna sullo sfondo.

8) liberalitas: imperatore togato, seduto su sella curulis su altissimo podio con inserviente e togato e due

figure alle loro spalle (di cui una è Pompeiano), presumibilmente i due consoli ordinarii.

Si tratta di vari episodi in successione, di un unico ciclo. Corrispondono alle prime 50 scene della colonna aureliana.

Qui, nella scena della rex datus (42) compare un'ambasceria del senato, che richiedono la sanzione del patto

all'alto consesso di Roma, con la conseguenza probabile del titolo di Germanicus e le monete con la dicitura

“adventus augusti” del 172-173: dunque i rilievi sono legati a questo ritorno. in questo rilievo mancano scene

di trionfo, quindi è presumibile che il senato abbia commissionato la costruzione di un arco trionfale per

Aurelio. Per quanto riguarda gli altri tre rilievi (dei Conservatori) celebrano il trionfo del 176:

1) deditio: Marco a cavallo fra soldati e vexilla, con gesto di clemenza su barbari inginocchiati. Presenti

Pompeiano e alberi.

2) triumphus: Marco su quadriga preceduta da trombettiere, sta per passare sotto l'arco trionfale, con

una vittoria alle sue spalle. Sono evidenti, vicino a Marco, segni di una scalpellatura forse del

personaggio di Commodo (eliminato per damnatio memoriae).

3) sacrificium: Marco, capite velato e togato, sacrifica su un altare mobile (sacrificio della fine del trionfo).

Assistito da dapifero, vittimario con toro, tibicine, camillo, flamen dialis, Pompeiano. Sfondo del

tempio di Giove Capitolino, con portico vicino decorato con scene di caccia al cinghiale.

Questi tre rilievi non sono stati impiegati da Costantino, perché la vittoria di Massenzio non ha comportato nessun

trionfo. A questa serie di tre frammenti è attribuito anche un frammento con la testa di Marco Aurelio

proveniente da Copenaghen. Le due serie di rilievi hanno delle differenze stilistiche : gli ultimi tre sono ricchi

di pittoricismo, ricerca spaziale e richiami classici; gli altri otto hanno un impiego più esteso del trapano, che

rende in profondità panneggi, corazze, capigliature (cosa che accentua i valori pittorici), diverse visioni

prospettiche che danno un forte senso spaziale. In questi rilievi è forte l'influenza della scuola di Afrodisia e

hanno forti legami con la colonna aureliana.

• Colonna aureliana: colonna coclide in marmo lunense del campo marzio ultimata nel 193. composta da 27

blocchi, riprende la colonna traianea, superandola in altezza. Anche qui fregio spiraliforme, più alto della

traianea e dunque numero di avvolgimenti minore. La base, perduta, era divisa in due parti: zoccolo ( ornato

da sculture con sottomissioni di barbari e amorini con festoni) e la base vera e propria. Sulla cima, una statua

del divo Marco. Fregio con 116 scene divise in due parti di 55 (bellum geramnicum e bellum marcomannicum)

e 61 (bellum sarmanticum e sottomissione dei Quadi) da una vittoria tra trofei. Le scene di marce,

trasferimenti di barbari e castra inframezzano la rappresentazione, a cui si aggiunge per la prima volta la scena

di prodigium – miracolo del fulmine e miracolo della pioggia. Il racconto di questa colonna è sconnesso e

meno analitico della colonna traianea, con intento maggiormente propagandistico e notazioni ambientali

trascurate. La figura imperale è sempre ben presente e sottolineata e presentata quasi sempre frontalmente

(di prospetto) → sta nascendo una nuova accessione della maiestas imperiale. Per le scene di prodigium,

sostituiscono la tutela di Iuppiter e Nox della colonna traianea.

Nel complesso c'è un accentuamento dei tratti espressionistici, della composizione con sovrapposizioni, con uso

ampio del trapano che crea un più alto rilievo. È possibile che la colonna abbia rapporti con i rilievi aureliani e

anzi, il progettista di queste opere dovrebbe essere uno solo, con l'esecuzione poi di diversi artisti.

• Sarcofago Amendola (Via Appia): secondo venticinquennio II d.C. Sarcofago scolpito in bassorilievo sui lati

minori e altorilievo sulla fronte, lotta tra barbari e romani. Il coperchio presenta un fregio di barbari prigionieri

e acroteri indicanti maschere barbariche. Due cavalieri romani trafiggono barbari, uno dei quali cade da

cavallo e l'altro, con corto chitone e benda regale nei capelli, è a terra morente. A destra scena più confusa,

con barbaro a cavallo e uno a piedi sta per colpire cavaliere romano. Il cavaliere centrale che combatte contro

il re celta, nasconde il viso.

Lo stile è fortemente patetico, composizione con giustapposizioni e costume barbari richiamano le sculture

pergamene (forse pitture commemoranti gli Attalidi vs Galati). Il cavaliere centrale fa pensare a un originale

dell'epoca di Eumene II, che non potendo combattere perché malato, venne sostituito col fratello Attalo

(futuro Attalo II). Tale derivazione mostra come le fonti romane siano piuttosto varie nel II secolo. È databile

grazie allo stile e alla forma della cassa.

• Sarcofago di Portonaccio (generale romano): principale esempio di scultura privata del tardo II secolo, sotto

l'influsso della colonna aureliana. Cassa molto alta, scolpita con scene di battaglia tra romani e barbari su

quattro piani differenti: due piani superiori con cavalieri romani con vexilla, uno con fanti romani, l'ultimo con

barbari travolti. Trofei laterali, con capi barbari ai loro piedi, chiudono la scena di battaglia. Il coperchio

presenta due acroteri con mascheroni di barbari e scene della vita di un personaggio (nascita, infanzia, nozze,

deditio dei barbari ai piedi di tale personaggio in vesti militari). Il rilievo qui è più basso. Rispetto al sarcofago

amendola qui si hanno vari registri nella composizione, lasciando un ritmo semplice per uno concitato e

mosso. Il rilievo è molto alto, lavorato quasi a tutto tondo con il trapano. Si gioca con effetti di luce e ombra, i

volti mostrano tratti espressionistici, elemento che compare soprattutto nel coperchio (vedi il trattamento dei

panneggi e la continuità delle scene).

• Mosaico delle colombe (Villa Adriana, Tivoli): I-II secolo, mosaico tessellato (con piccolissime tessere di pasta

vitrea) copia di un originale di Sosos, decorava una sala del cd “piccolo palazzo” di Villa Adriana. Contro uno

sfondo blu viene rappresentato un vaso d'oro con orlo lavorato a sbalzo e anse a maniglia, sul cui bordo

posano quattro colombe in diversi atteggiamenti (una si becca le piume, una si sta abbeverando e le altre due

volgono la testa a destra e sinistra). Permangono la ricerca dei riflessi di luce e di scorcio che derivano dalla

copia (presumibilmente pittoria) dell'originale ellenistico. Dimostrazione del buon livello raggiunto dai copisti

del I-II d.C per la clientela romana, che testimonia il lavoro continuo dei mosaicisti di formazione ellenistica

(cfr mosaico nilotico di Praeneste).

• Sala gialla (Casa di Ganimede, Ostia): fine II-III d.C sopravvivenza della decorazione parietale con strutture

architettoniche, sebbene più povera. Questa casa è della tarda età aureliana e presenta una serie di pitture

parietali di diverso stile (ad esempio, il tablino è più classicistico), di cui la più degna di nota è la sala gialla,

così detta perché decorata con fondo giallo. La parete è suddivisa in registri orizzontali: in quello inferiore

piccoli e lineari padiglioni tripartiscono la parete, con la zona centrale ampia che mostra quadretto

quadrangolare di paesaggio e due zone laterali con quadretti a sportelli (di paesaggio anch'essi). Sopra non c'è

nessuna tripartizione. È presente la decorazione classicistica del quarto stile, con elementi anche del secondo.

In realtà sono solo piccoli influssi su una parete vista come unità cromatica.

• Stucchi della tomba dei Pancrazi: età Antonina, dopo la metà del II d.C. Tomba a naiskos con volte e parte alta

pareti della stanza inferiore decorate a stucchi. Volta a crociera decorata a fasce con motivi floreali e a treccia,

che racchiudono grandi pannelli con scene mitologiche allusive alla destinazione funeraria (ciclo di Eracle, miti

dionisiaci e omerici) e piccoli pannelli con leoni, centauri, sfingi e candelabri. Questi sono inframmezzati da

fasce curvilinee con medaglioni a figure di geni alati. Ci sono anche pannelli dipinti (non stuccati), con

paesaggi o giardini. Ricca decorazione, alternanza di fondo scuro e fondo chiaro e contrasti di policrmia. Fasce

decorative con cornici a kymata ionici, molto vivace come decoro. Tali effetti vivaci, barocchi e di pesantezza

anche si ritrovano nella volta dorata della Domus Aurea. Tale gusto maggiormente barocheggiante riemerge

dopo la metà del II d.C

• Mosaico del trionfo di Nettuno (Terme antonine di Nettuno, Ostia): 140 Ostia ci da una serie di testimonianze

delle decorazioni musive pavimentali a tessere nere su fondo bianco (usanza diffusasi nel II secolo in ambiente

urbano). Questo mosaico, fra i più monumentali, decora un grande salone dell terme antonine e riporta il

trionfo di Nettuno. Il mosaico è bordato con una semplice fascia nera, al centro vi è la grande quadriga di kete

guidata da Nettuno. Tutt'attorno mostri marini, amorini su delfini, pesci e due nuotatori. Attorno a questa

scena vi è una fascia composta da tritoni e ippocampi. Si tratta di una composizione semplice e schematica,

con una disposizione su una doppia corona incentrata sulla quadriga, dunque non naturalistica. Le figure sono

rese in modo disegnativo, i dettagli resi con il bianco. La semplicità e schematicità delle figure è preludio alle

decorazioni sempre meno organiche e naturalistiche che vanno dalla metà del II d.C all'età severiana.

• Settizionio (Palatino): 203 facciata monumentale di una fontana voluta dai Severi per completare gli edifici

termali incompleti sotto Domiziano, alle pendici sud e sud-est. Il nome forse richiama la sua connessione con

le divinità planetarie. Prospetto di 89m che richiama le frontescene teatrali, con tre grandi nicchie e due

avancorpi alle estremità. Gli ordini di colonne erano 3, colonne di altezza decrescente e in basso la vasca per

l'acqua . Il modello è dei grandi ninfei orientali e chiaramente subisce l'influenza dell'edificio teatrale, che in

questa epoca diventa luogo di spettacoli di mimo acquatico nelle vasche. Non abbiamo frammenti del

settizionio ed è ricostruibile grazie alla Forma Urbs.

• Terme di Caracalla: 216 iniziate da Severo (212) e dedicate da Caracala, più complessa opera architettonica del

periodo severo e fase di transizione dall'architettura del I/II d.C e quelle tardoantiche (per senso spaziale, per

maestria ingegneristica e per soluzioni planimetriche). A differenza delle terme traianee, queste presentano

una separazione netta fra terme vere e proprie e recinto con servizi non balneari. Il recinto ha vaste

proporzioni, sorretto da grandi sostruzioni. L'ingresso è al centro del lato est, mentre nel lato ovest abbiamo

una gradinata che funge da spalti per assistere alle gare ginniche. Affianco alla gradinata vi sono due sale

absidate (biblioteche). Nei lati nord e sud vi sono due esedre simmetriche , con tre sale(di cui un probanile

ninfeo ottagono). Il complesso termale vero e proprio sorge verso est (non al centro del recinto) → al centro

abbiamo in serie la natatio (con tre esedre -due circolari e una rettangolare), frigidario (sala basilicale a due

fontane e 4 vasche), tepidario (rettangolare, fondo ad abside) e calidario rotondo (sei vasche in nicchie e una

centrale, con un giro di finestre sporgenti, nel tamburo.

Ai lati, du due peristili con nicchia nel fondo, vi sono due palestre scoperte, ambienti di servizio, apodyteria vicino

alla natatio, sphaeristeria e sale per bagni speciali e unzioni. Nella zona del calidario c'è una sala ellittica con

copertura a crociera. Decorazione musiva e marmorea dei pavimenti, pareti e volte, con sculture a tutto tondo

di gusto barocco. C'è un perfetto coordinamento spaziale, senza spezzature o dissimetrie, a dimostrazione

della buona abilità raggiunta dagli architetti romani.

• Tempio di Serapide (quirinale): 211-217 edificato sulle pendici nord-orientali sotto Caracalla, in stile

ellenistico-orientale, conoscibile tramite disegni rinascimentali. Era sito e dava le spalle a una grande rampa di

20m d'altezza, collegante Campo Marzio e Quirinale. L'ingresso comprendeva una grande scalinata,

conducente al recinto e al grande tempio sul fondo, periptero sine postico, dodecastilo, colonne altissime e

lesene sulla parete esterna della cella. Cella absidata con profonde nicchie. Presenta analogie con architetture

antonine (cfr. tempio del divo adriano) → fregi di acanto, busti virili, dal carattere ellenistico vs decorazioni

pesanti dell'età severiana.

• Tempio del Sole (tempium solis): 273, principale opera di Aureliano per celebrare trionfo palmireno

(portarono a roma gran dio Baalbeck). Due recinti congiunti da una stanza quadrangolare. Il primo cortile era

un diconco con due ordini di nicchie semicircolari e rettangolari in basso/alto, con alle estremità alte colonne

vicine al muro; i timpani sono spezzati. Il secondo cortile aveva nel lato d'ingresso nicchie ricurve e

rettangolari esternamente e internamente, negli altri lati tre esedre mistilinee e al centro una tholos di 16

colonne, doppio ingresso alla cella con 4 nicchie contrapposte. Il santuario doveva avere altri edifici, che non

conosciamo perché giuntoci in maniera molto frammentaria e fin qui ricostruibile tramite i disegni palladiani.

È ispirato alle costruzioni orientali, in particolare al tempio di Baalbeck in Siria.

• Ritratto di Settimio Severo (proven sconosciuta): 193 replica del cd tipo di Serapide (uno dei gruppi della

ritrattistica di Severo → vicino all'immagine di Serapide di Briasside; l'altro gruppo con grandi riccioli spioventi

ai lati del volto). Busto che manca dei tratti tormentati della tarda ritrattistica. Volto piano, robusto, chioma

regolare e fluente, barba lunga e bifica, occhi cfr Commodo. Sempre in riferimeno al ritratto di Commodo,

anche qui abbiamo il tipo del filosofo che sembra distaccato e saggio, anche se c'è un avvicinamento al

Serapide e l'uso di impiegare il trapano per rendere una folta barba/capigliatura. Quindi siamo in fase

transitoria verso un maggior pathos e drammaticità psicologica.

• Ritratto di Caracalla: replica dell'originale 212 dopo l'uccisione di Geta. Il capo presenta torsione, con

accentuazione dei caratteri psicologici (< prototipi ellenistici). Chioma fitta di piccoli ricci e barba anch'essa

con ricci, mossa e confusa. Fronte corrugata a V, occhi infossati, labbra serrate dal taglio lungo → espressione

intensa, che si ricerca nel III secolo, in luogo del pittoricismo d'epoca antonina e severa.

• Ritratto di Severo Alessandro: 226 ritratto dell'ultimo imperatore dei severi, eseguito forse in occasione del

suo secondo consolato/nozze con Orbiana. Ritratto su alto busto trabeato, per la prima volta una cortissima

barba, quasi invisibile, così come cortissima capigliatura a calotta, con trattini indicanti i capelli (così com nella

barba-resa calligrafica). Volto ovale regolare, con mento appuntito, occhi dalla grande pupilla incisa, guance

lisce e fronte bassa. Lo sguardo è rivolto verso l'alto → accentuamento del fattore “spiritualità”.

• Ritratto di Massimino il Trace: 235-238 rende al meglio il suo carattere di soldato rude → viso tozzo, mascella

quadrata e mento prominente, capigliatura a piccole incisioni, profonde rughe, sguardo che rimanda al

ritratto di Caracalla. La barba, resa con segni leggeri, copre tutto il collo, così come i baffi, guance incavate,

testa dal profilo cubico. Non c'è nessun tentativo di sublimazione del personaggio, ma un interesse a rendere

la psicologia di questo personaggio.

• Ritratto di Giordano II (Ostia): 244 datazione alla fine del suo regno grazie alle monete. Ovale carnoso, mento

appuntito, labbra piccole, naso robusto, occhi sporgenti, capigliatura a calotta dal taglio molto corto, barba

cortissima quasi invisibile, lieve peluria per sopracciglia aggrottate e baffi. Tratti dal carattere metallico (taglio

occhi incisivo, contorni labbra insoliti) → derivazione presumibilmente da prototipo di bronzo.

• Ritratto di Filippo l'Arabo (Porcigliano): 244-249 busto con toga contabulata su cui è inserito il ritratto del

sucessore di Giordano II. Viso ovale con rughe e pieghe molto profonde, occhi lunghi e stretti entro orbite

segnate, naso aquilino, bocca tumida (tratti barbari cfr Massimino il Trace). Capelli corti con piccoli trattini,

barba aderente al mento e alle gote, molto leggera. Prosegue la concezione di volumetria della testa e si

intravedono elementi espressionistici.

• Ritratto di Decio: 249-251 uno dei pochi ritratti certi dell'imperatore, rappresentato sulla sessantina, volto

allungato solcato da rughe e pieghe lunghe e profonde, occhi grandi e sguardo melanconico, labbra grosse,

capelli/barba corta aderenti al volto. Lo stile rimanda alla ritrattistica dell'epoca di Severo (220-250), ma con

accentuazione dei tratti espressionistici (volto lungo e rugoso).

• Ritratto di Gallieno: intorno 260, con cui si conclude la ritrattistica di epoca severiana. Si inserisce bene

l'ideale dell'imperatore in contatto col cielo e da esso ispirato → torsione testa, sguardo rivolto verso l'alto (cfr

Severo Alessandro), non c'è più la capigliatura corta a calotta, ma più lunga, con ciocche leggermente

ondulate che coronano la fronte, barba a riccioli fitti, corta e aderente al volto. Labbra sottili e sporgenti

(soprattutto inferiore) che presenta una profonda ombreggiatura e cavi orbitali profondi → ricerca tecnica

chiaroscurale. È possibile che il lontano modello sia quello augusteo, ma sono evidenti le connsessioni con

ritratto di età antonina, con elementi della tarda età severiana e di Caracalla.

• Ritratto di Probo: ca 250 colossale testa ai Capitolini, che esprime i caratteri del nuovo espressionismo. Volto

molto lungo, con capigliatura e barba molto corta, con picocle ciocche regolari sulla fronte (come una corta

frangia), guance scavate, mascelle robuste, naso lungo, occhi dal taglio lungo e sguardo fisso in avanti, rughe

regolari e profonde sui lati delle labbra e sulla fronte. Non c'è concezione realistica della testa, ma

stereometrica (cfr monete dove Probo è con tratti meno allungati e compatti).

• Rilievo Severiano: 205 rilievo di un monumento sconosciuto, con nomina al consolato per Caracalla e Geta. Da

destra abbiamo Geta, posto accanto all'imperatore Severo, seduto sulla sella curulis e affiancato da Caracalla

(ritratto come un giovanetto), Plauziano (prefetto del pretorio) e Papiniano il giurista. Davanti a loro, gruppo di

senatori togati, che ascoltano l'adlocutio di Severo. Lo sfondo è composto dal settore severiano dell a domus

Augustana, concluso dall'Arco di Tito. Richiamo ai rilievi storico-celebrativi di Roma, con una certa spazialità

curva (predisposizione obliqua arco onorario e del suo suggesto), paratassi dei personaggi stanti sul suggesto

e organizzazione folla casuale. Si insiste sugli elementi chiaroscurali dei panneggi, dell'elemento architettonico,

delle capigliature/barbe (chiaro gusto orientale).

• Arco degli Argentarii (Foro Boario, Roma): 204 eretto dagli argentarii e negotiatores boari, nella vecchia piazza

commerciale romana (ingresso foro boario). Non è un vero arco, ma porta architravata e decorata solo sul lato

sud . Ci rimangono solo i rilievi del passaggio e del pilone occidentale e dell'architrave.

Rilievo dei piloni → pilastri dal decoro di acanto fortemente chiaroscurato poggiano su alto basamento. Fasce con

kymatia (e fregio con strumenti sacrificali) suddividono tre registri figurati, uno centrale e due minori in alto e

basso.

1) pannelli minori in alto vi è composizione allegorica, con vittorie che sostengono festoni, aquile e camilli

vicino a un candelabro;

2) pannelli minori basso → scena sacrificale, con due mactationes entro il fornice e trasporto di vittime

all'esterno;

3) pannelli principali → barbari prigionieri al lato del pilone, un togato sulla fronte e famiglia imperiale

entro il fornice (Caracalla e sua moglie Plautilla).

Qui si realizzano la disposizione frontale delle figure imperiali (non di scorcio), la gerarchia delle proporzioni, la

concezione disegnativa dell'insieme e grande uso del trapano per creare le ombre, sovrabbondanza

decorativa facendo sì che l'elemento del decoro occupi uno spazio pari a quello dell'elemento figurato.

Diminuisce la plasticità.

• Arco di Settimio Severo: 203 arco a tre fornici per celebrare le campagne parthiche di Severo. Chiudeva a NE la

piazza del Foro Romano, non era accessibile ai carri e si percorreva tramite scalette in ogni fornice. Sulla

fronte presenta colonne libere su alti plinti; alto attico con grande iscrizione, su cui posava la quadriga bronzea

e altri gruppi statuari bronzei. Decorato solo nelle due facciate principali:

→ lati del fornice centrale: con vittorie trofeofore su genietti che rappresentano le stagioni

→ lati dei fornici minori: personificazioni di fiumi;

→ chiavi degli archi: divinità varie (marte, ercole, fortuna, virtus)

→ sopra fornici minori: piccolo fregio ad altorilievo marcato: processione trionfale

→ lati e fronte: coppie e gruppi di quattro soldati romani

→ plinti delle colonne: prigionieri parthi

→ fornici minori: quattro pannelli con narrazione storica delle campagne severiane in Mesopotamia; si devono

leggere dal basso verso l'alto:

1) SE prima guerra 195 con partenza truppe romane dal castra, scontro tra romani e parthi, liberazione di

Nibisis e fuga del re parthico, adlocutio di Severo all'esercito.

2)NE seconda guerra 197-8 con partenza con macchine di assedio verso Edessa, invito dignitari e vessilli

alla città per sottomettersi, sottomissione del re, concilium imperiale dentro un castrum e vicino a un

ariete, profectio;

3)NO romani si avvicinano a Seleucia, i parthi fuggono a cavallo, resa dei Parthi presso Severo, ingresso

Severo a Seleucia conquistata;

4)SO assedio della capitale Ctesifonte, re parthico che fugge dalla città, scena incerta con cavalieri ai piedi

della rappresentazione di Ctesifonte (forse Caracalla elevato ad Augusto) e adlocutio di Severo.

Questi pannelli derivano forse da dipinti inviati al senato da Severo, fanno parte della tradizione del rilievo storico-

celebrativo con influssi anche delle grandi colonne coclidi, specialmente della colonna aureliana (per sistema

di lettura e tecnica narrativa. Unica ambientazione fatta di paesaggio roccioso, accenni ai fiumi e

rappresentazioni schematiche di città. Rispetto alla colonna aureliana qui vengono maggiormente isolate le

figure dal piano di fondo e c'è un maggior pittoricismo. La decorazione accessoria è aderente all'uso

classicistico delle allegorie e simboli, con una forte influenza del chiaroscuro.

• Sarcofago Mattei – scene di caccia: 220-230 questo tipo di sarcofago con la caccia al leone (dovuto forse per

l'ammirazione di Caracalla per Alessandro) si sviluppa in questo periodo, nel quale si tenta di reagire al

pittoricismo degli anni precedenti – fineII-inizio III- con un ritorno ad elementi più classicistici e più plastici.

L'elemento della caccia assume nuovi valori, come mostra la presenza della Virtus Roma accanto al cacciatore.

Questo è uno dei più antichi sarcofagi di questa serie → cavaliere al centro (testa ritratto) che sta per scagliare

una lancia contro un leone a destra, che si sta scagliando contro un cacciatore a terra; nel basso si vede un

leone morto. Alle spalle di questa scena vi è Virtus Roma, in veste amazzonica, con a seguito due figure

eroiche, presumibilmente i dioscuri. Davanti al cavaliere centrale, altro cavaliere con tunica e un cacciatore a

piedi, nudo. È una composizione molto affollata e serrata, con uso della sovrapposizione (mai presente nel

classicismo del II d.C), con una certa plasticità delle figure e solidità (elemento classicista). Largo uso del

trapano e forte presenza del chiaroscuro.

• Sarcofago (Acilia, Ostia): 235 frammentario, del tipo a lenos (tinozza per fermentazione dell'uva—>

simbolismo legato a Dioniso), gerenalmente decorato su tutta la superficie e sviluppatosi a partire dal 150 per

tutto il III secolo. Possiamo così ricostruire → due figure maschile/femminile centrali, alla cui sinistra vi è una

serie di figure maschili togate e barbate, eccetto una, che richiamano il tipo del filosofo e alla destra di tale

gruppo vi è una serie di figure femminili (forse Muse). Il togato privo di barba ha un volto che fa parte della

ritrattistica e forse si tratta del giovane Giordano III (secondo altri studiosi invece, di Nigriniano, figlio di

Carino). Se accettiamo l'interpretazione di Giordano III, questo sarcofago sarebbe dei suoi genitori. La

decorazione è policroma, con forti contrasti tra nero e oro, richiama il gusto orientale nell'uso del chiaroscuro

(vedi le pieghe numerose delle toghe), volti e chiome dal trattamento barocco, mentre il ritratto di giovinetto

riprende modelli urbani. Potrebbe essere, dunque, un sarcofago di importazione, ma è vero anche che dal II

secolo si ha notizia di numerose maestranze asiatiche e attiche a Roma, quindi forse lavoro locale dovuto a tali

maestranze. La datazione è confermata da una testa di Musa, che ha capigliatura in voga nel 230-240.

• Sarcofago Ludovisi: intorno al 250 ca, da una tomba di via Tirburtina, di cui rimane la cassa (il coperchio venne

distrutto nel 1945) → scene di combattimento romani vs barbari, forse Goti, su ben quattro piani.

In basso su due piani → barbari a piedi/cavallo feriti, morenti. In alto su due piani → soldati/cavalieri romani si

scagliano contro i nemici restanti. La composizione è molto concitata e aggrovigliata, non c'è un duello vero e

proprio, ma una massa di uomini armati, su cui domina la figura del cavaliere che fa accenno con la mano

destra → testa ritratto barbata, segno della croce sulla fronte e identificato con Ostilliano, figlio di Decio, che

nei ritratti presenta questo segno di iniziazione. La composizione si basa su linee perpendicolari e diagonali

che si intersecano, forte uso di luci e ombre, forte sovrapposizione corpi con chiaroscuro per panneggi,

capigliature e criniere cavalli. All'estrema destra vediamo un romano con la corazza di maglia lavorata molto

col trapano, che diminuisce il carattere di plasticità della figura. È chiaro che il lavoro risente delle influenze

provenienti dall'Attica, così come sono presenti richiami al classicismo tardo-antoniano.

• Sarcofago di Plotino: 260-280 ritenuto tomba di Plotino e ci testimonia gli elementi ideologici e formali della

classe dirigente di questo periodo. Si abbandonano i temi del combattimento contro i barbari per volere di

Gallieno (cosa che toglieva ai senatori i comandi militari), prediligendo le figure/soggetti filosofici. Questo

riliev o è della fronte, incompleta → defunto al centro, seduto, con rotulus aperto tra le mani e capsa ai piedi,

affiancato da due muse e da una figura maschile in secondo piano. Alle estremità due filosofi guardano in

direzioni opposte. Tendaggio (parapetasma) sullo sfondo, pilastro corinzio a destra (c'erano forse elementi

architettonici). Il lato opposto a bassorilievo presenta caccia al leone. Gli ornamenti sono classicistici,

disegnativi, c'è chiaroscuro nel rendimento della barba, capelli e panneggi. Le figure perdono volume anche a

causa dell'enfasi lineare dovuta alle pieghe del parapetasma. Il ritratto del defunto mette in risalto l'elemento

della spiritualità e di astrazione.

• Sarcofago di Iulius Achilleus: poco prima del 275 compreso entro le mura aureliane, decorato con scene

bucoliche e pastorali, in riferimento alla vita nell'aldilà. Sul fronte del coperchio vi è una tabula centrale con

iscrizione commemorativa per defunto, affiancata da amorini in corsa sui carri. Ai lati della cassa vi è un leone

che sta per sbranare un cerbiatto (tema ricorrente in tale periodo). Il bordo presenta kyma ionico e lesbio in

alto/basso. Nella cassa frontale abbiamo due registri con una scena campestre affollata → edificio a due

arcate nei pressi del quale vi è un erote con falcetto e cavalli, buoi, capre pascenti vicino ad alberi. In basso,

gregge a destra e sinistra guidato da pastorelli, uno sta mungendo. Decorazione policroma con tracce di

doratura, richiamano le scene bucoliche ellenistiche e consonanze con opere del 260-270.

• Sarcofago dell'Annona: 280 otto figure contro uno sfondo di parapetasma → coniugi centrali celebrano la

dextrarum iunctio vicino a un piccolo altare. L'uomo è togato richiama i ritratti del 280. figura simbolica di

Iuno Pronuba alle loro spalle, figura barbata del tipo Genius Senato dietro il coniuge. Lateralmente due gruppi

di personificazioni, Porto (con faro e prora di nave e onde), Ostia (corona turrita e timone nelle mani e tessera

annonaria), Fortuna Annonaria (cornucopia, timone e modii) e Provincia D'Africa (spighe di grano e spoglie di

elefante). Quindi si allude alla carica di prefetto dell'annona del defunto → africa provincia di rifornimento per

eccellenza, divinità a tema e luoghi dell'attività dell'annona romana. Le figure sono più tozze e squadrate e si

usa largamente il trapano.

• Mosaico con atleti (terme di Caracalla, Roma): 210-213 i mosaici policromi decoravano le due esedre

semicircolari dei cortili laterali. Questo presenta una scansione in pannelli rettangolari e quadrati tramite

motivo decorativo a treccia, in cui compaiono atleti e giudici di gara. Vengono rappresentati o interamente o

solo il busto → l'atleta è generalmente nudo, con in mano l'oggetto che identifica la sua disciplina atletica o

premi, corone e simili. I corpi sono abbastanza muscolosi, le teste quasi ritrattistiche, con capigliature rasate o

strette sulla sommità del capo in una coda, tratti angolosi e occhi grandi ed espressivi. I mosaicisti di tale tipo

sono attivi a Roma tra 210-230.

• Triclinio del Collegio dei Praecones: inizio III decorata con mosaico pavimentale bianco e nero e con affreschi

su zoccolatura marmorea, coevi alla costruzione di tale edificio (circo massimo). Lo sfondo presenta una

prospettiva monumentale, con zoccolatura e pilastri decorata sulla fronte con plinti sormontati da colonne.

Figure umane a grandezza naturale sono in primo piano, davanti alla prospettiva → piedi nudi, tuniche ampie

e adorne: abbiamo il triclinarca con il baculum e servi in abiti ufficiali, con un serto, una bacinella e una

mappa per asciugare le mani. È proprio tale affresco che ci fa pensare che questa sala sia un triclinio. Lo

sfondo architettonico continua la tradizione pittorica delle architetture classicistiche del II secolo, mentre le

figure monumentali dei servi è nuova, con alcuni precedenti nel quarto stile. I colori sono poco vivaci.

• Mitreo (Marino, Roma): 200-300 luogo consacrato al culto solare di Mitra, con l'affresco sul fondo della grotta

che riporta l'episodio mitico dell'uccisione del toro. Lo sfondo è scuro, il giovane Mitra con rossi abiti orientali,

cane, serpente e scoprione bevono il sangue del toro. Due figure giovani, Cautes con la fiaccola in alto (sole

nascente) e Cautopates con la fiaccola in basso (sole tramontante). Ai lati della raffigurazione, in alto, due

teste di Sol e di Luna, ovvero presenza celeste al sacrificio. Ai lati della scena centrale vi sono quattro

quadretti sovrapposti con le scene della leggenda di Mitra (gigantomachia primigenia, nascita Mitra da una

roccia, caccia al toro, sottomissione di Sol, patto con Sol, apoteosi di Mitra). L'iconografia tipica del culto del

dio influenzerà poi quella cristiana. Lo stile presenta semplificazioni rispetto a pitture più antiche, è ancora

aderente a motivi naturalistici (vedi uso chiaroscuro) e si cerca una forte espressività dei volti.

• Ipogeo degli Aureli: con tre camere su diversi livelli, collegate fra loro da duplice scala, e con una piccola

catacomba. La camera inferiore è decorata con un mosaico pavimentale dedicato da un Aurelius, che dà il

nome all'ipogeo. La decorazione parietale prevede la suddivisione in settori, medaglioni, lunedde e spesse

linee. I pannelli sono a fondo bianco e decorati con figure animali, umane o oggetti simbolici. Nei medaglioni

dell volte vi sono scene cristiane (adamo ed eva, buon pastore, gerusalemme celeste) e pagane (Amore e

Psiche, Ulisse e i Proci. Si è pensato che il sepolcro fosse di una setta ereticale cristiana. Notare le figure degli

apostoli sulle pareti, che rimandano idealmente al consesso senatorio, con volti resi a tratti rapidissimi e con

intensa spiritualità (richiamo ritratti scultorei del 240-260), mentre le altre pitture richiamano un diverso

filone, più vicine alla tradizione narrativa.

• Palazzo di Diocleziano (Spalato): 330ca, carattere conservatore architetture dioclezianee, doveva ospitarlo

dopo l'abdicazione. La villa imita un castrum con muro di cinta, torritoni quadrati e presso le porte ottogonali,

con un loggiato a semicolonne inquadranti gli archi su un lato (quello della residenza) e porta aurea (ingresso

principale) nel lato opposto. La porta aurea è inquadrata da piccole edicole pensili e sormontata da archetti

sorretti da colonnine pensili. Le altre due porte, l'argentea e ferrea sono fra loro opposte e perpendicolari alla

porta aurea. Ognuna ha una retrostante controporta e cortile d'armi, da cui partono vie colonnate ad archi,

che determinano la suddivisione dei quartieri di servizio e accatastamento, organizzati attorno a peristili

concentrici, con file di stanzette presso le mura. Come detto, il lato che dà sul mare individua la zona

residenziale vera e propria → peristilio con vestibolo circolare sul fondo, coperto a cupola; affiancato da due

ambienti comprendenti tempietto di Giove, edifici circolari e mausoleo ottagono con peristasi intorno e

copertura a cupola esternamente piramidata. Oltre abbiamo la suddivisione del quartiere in due metà → la

occidentale con basilica privata, struttura termale e doppia fila di ambienti a pianta centrale; lato orientale

non si sa con certezza, lacunoso. La vila colonnata, che divide il quartiere in due, termina verso il mare con

una porta detta enea. L'elemento del castrum è qui fuso con le ville imperiali, con elementi di gusto orientale

quali le vie colonnate, gli ambienti di rappresentanza disposti sul fondo. Si pensa sia opera di maestranze

siriache, con componente ideologica fortemente romana.

• Basilica di Massenzio: iniziata nel 308 e finita da Costantino (che sposta l'ingresso da est a sud), è

parzialmente sostruita e parzialmente incassarta (nella Velia). Presenta tre navate, quella centrale coperta con

tre volte a crociera sorrette da otto colonne di marmo proconnesio e le laterali con tre campate comunicanti,

volte a botte come copertura. Abside semicircolare a ovest con la statua dell'imperatore, abside centrale alla

navata settentrionale con prospetto a nicchia e cassettoni (opera costantiniana, vista l'entrata a sud). Finestre

arcuate su due ordini illuminano le navate laterali, mentre finestroni fra le navate illuminano quella centrale. Il

cassettonato delle volte è stuccato e la decorazione interna è marmorea. Si ispira ai frigidari termali, molto

equilibrato e compatto. L'uso delle volte a gettata massiccia è di tradizione imperiale.

• Tomba del divo Romolo e Circo di Massenzio: 309 compreso nel palazzo-villa sulla via Appia, con heroon per le

spoglie del figlio Romolo divinizzato. Del complesso fanno parte fabbriche, sepolcro monumentale di romolo,

un circo e il palazzo con basilica, grande abside e edifici termali.

Il sepolcro di Romolo, ispirato al pantheon, sorge ai margini del palazzo, al centro di una piazza con portici a pilastri

e copertura a crociere. Il sepolcro è composto di edificio circolare a due piani:

→ uno semisotterraneo a forma di corridoio anulare attorno a un pilone centrale cilindrico, decorato a

nicchie rettangolari e semicircolari;

→ uno superiore con pronao su podio e alta gradinata.

Circo presenta gradinate sorrette da volte, con corridoio interrotto nel lato corto ovest dalla porta triumphalis e

dai carceres sul lato corto est (12 ingressi con erme e orientamento sfalsato), con due torri semicircolari alle

estremità, per le cerimonie di ingresso della pompa circensis. I seggi dei magistrati dei ludi stavano sopra i

carceres; segue il pulvinar imperiale, con alto palco per i giudici di gara sul fronte opposto. La spina,

basamento a blocchi marmorei e rerminazione arrotondate, con parte superiore cava per i giochi d'acqua, si

trovava al centro della pista e consentiva l'accesso dei carri alla corsa. Lo sfarzo della costruzione circense ha

chiari intenti di propaganda.

• Tempio del divo Romolo (Foro Romano, Roma): nome perché erroneamente ritenuto dedicato al figlio

divinizzato di Massenzio. Edificio circolare che funge da ingresso monumentale al tempio della pace (dunque,

propileo di ingresso), come dimostrerebbero le due celle profonde nella fronte dell'edificio. Potrebbe essere il

tempio dei penati, distrutto da Massenzio per costruire la sua basilica. . Le celle sono fronteggiate da colonne

a giorno, con sopra un attico con iscrizione costantiniana. Tra le celle ci colloca uno spazio rotondo, con due

colonnine di porfidio sulla facciata e architrave di spoglio. Rimane la porta bronzea originaria (V secolo edificio

diventa una chiesa di Cosma e Damiano). Questi motivi curvilinei, barocchi, continuano quelli del III secolo,

unendole ad elementi più contenuti e classicistici della prima metà del IV secolo.

• Basilica (Treveri): costruita sotto Costantino nella ex sede del procuratore imperiale (forse) → sala

rettangolare per le udienze imperiali, con l'ingresso composto da un nartece trasversale ad abside ovest, che è

collegata alla sala vera e propria con ampi finestroni arcuati di illuminazione e abside semicircolare a due

ordini di finestre all'estremità. Le finestre presentano misure e disposizione diversa per effetto ci correzione

ottica. L'abside è inquadrata da un grande arco trionfale, con nicchie semicircolari che proseguono nell'abside.

Il pavimento era in marmi colorati all'interno, in stucco all'esterno e vi erano due bassi peristili a u ai lati

dell'edificio.

• Terme imperiali (Treveri): iniziate da Costantino e finite nel 370 da Valentiniano. Sulla base del modello

orientale presentano una palestra colonnata con ingresso colonnato a nicchione; sale termali coperte con

volta a crociera/cupola → grande frigidario con vasche rettangolari e semicircolari(diposto trasversalmente) ,

passaggio absidato, tepidario circolare, calidario rettangolre con vasche absidate. Tali sale erano affiancate da

sale minori, con servizi accessori e percorsi alternativi. Tutto il blocco termale segue una disposizione

cruciforme, controbilanciata dalle sezioni absidali nelle estremità. È un struttura con unitarietà e compattezza

studiata e ben riuscita, prova dell'abilità degli architetti.

• Arco quadrifronte di Giano: 356 sotto Costanzo II, marmoreo e di grandi dimensioni. Plinti modanati su cui

poggiano quattro grossi pilastri, decorati con sei nicchie su ciascuna faccia, dal catino a forma di conchiglia e

inquadrate da colonnine poggianti sulla cornice del plinto (basso) e sulla cornice all'altezza del fornice (alto). I

fornici hanno chiavi di volta decorate con figure divine e sono a tutto sesto. L'attico era in laterizio (distrutto

1827 perché ritenuto medievale) aveva l'epigrafe metrica ed era concluso da un gruppo statuario o da bassa

piramide. I lati meno importanti sono parzialmente incompleti. Le costolature delle volte sono tipiche di

questo periodo.

• Villa di Piazza Armerina (Sicilia): 300-325 residenza patria nei primi del IV. Si suddivide in tre settori, disposti

su tre assi diversi, a differenza della Casa del Fauno:

→ complesso termale: a ovest l'ingresso, tramite una corte colonnata a ferro di cavallo – con decorazione

musiva vegetale- con fontane. Affianco una latrina. Dalla corte si arriva ad un atrio a forcipe,

frigidario ottagono con nicchie semicircolari profonde e due sale piscina a pianta basilicale; saletta di

raccordo per le frizioni; tepidarium biabsidato su cui si aprono le tre sale del calidarium.

→ complesso residenziale: dopo il cortile a ferro di cavallo c'è un vestibolo (mosaico con salutatio), poi

ampio peristilio (mosaico con protomi animali) con fontana centrale e larario; nel lato nord doppia

serie di vani (cubicola o gineceo) e vano trapezoidale di raccordo con le terme, e ambiente di diaeta

estiva (mosaico piccola caccia); nel lato sud diaeta invernale e cubicolo doppio invernale ; lato est

grande corridoio biabsidato sopraelevato(mosaico grande caccia) con tre scalette e apartamento a

nord composto di vestibolo, saletta laterale e sala absidata; poi aula basilicale di ricevimento,

pavimentata in opus sectile e secondo appartamento su cortile tetrastilo semicircolare (mosaico

eroti pescatori), tre vani paralleli, cubicolo nord con vestibolo (mosaico eros e pan) lunga stanza con

alcova rettangolare, diaeta centrale absidata (mosaico con Arione), secondo cubicolo absidato

(mosaico gare poetiche), vestibolo (mosaico piccolo circo).

→ complesso dei banchetti di rappresentanza: cortile ellittico (mosaico vegetale) con salette sui lati lunghi,

fontana absidata e triclinio triconco sui lati corti (mosaici mitologici). La funzione delle sale è espressa

mediante i decori musivi.

La struttura della villa segue il concetto di funzionalità, ricerca effetti di prospettiva, planimetrie ricche di curve. La

sequenza vestibolo-corte-nartece-aula absidata si ispira all'architettura aulica di vecchio tempo (cfr 108). è

molto famoso anche per i decori musivi africani. Non ritroviamo simile struttura a Roma.

Il mosaico del corridoio → l'inizio del corridoio (abside) è molto rovinato. il paesaggio è presentato

sommariamente. Vediamo una trappola con animali catturati per attrarre le tigri, e un uomo che sta

manovrando qualcosa. Leone, tigre che sbrana antilope, vegetazione varia. Sul fondo abbiamo una palma, un

uomo che porta un carro trainato da buoi e un paesaggio più cittadino, con edifici, porto (resa delle acque con

tratti paralleli, pesci, navi e passerella con inservienti e animali), personaggi di alto rango che supervisionano il

carico. Poi inservienti che catturano altri animali (bue, rinoceronte). Notare il gruppo di soldati che osserva

l'arrivo di un carro. Una leonessa sbrana un'antilope, una tigre femmina si lancia a protezione del suo cucciolo,

poi vediamo un grifone catturato usando un uomo dentro una gabbia. Nella parte terminale del corridoio

(abside) una figura femminile, a metà tra elefante e tigre, identificata con l'araba fenice. [Il modello mostrato

dalla prof a lezione ha una suddivisione in sottoscene, operata dal Carandini]. Tale mosaico molto lugo è opera

di mani diverse, come mostrano le differenze dell'impostazione e del disegno: nella prima parte le azioni si

intersecano senza ordine, mentre nella seconda sezione abbiamo piani distinti, più ordinata. La successione è

composta di scena di cattura, di imbarco degli animali nella nave, successive navi con scene di imbarco e

sbarco. Secondo Carandini tali scene sono ancora in un ambiente africano (forse Cartagine) e successivamente

in Italia, controllati da alcuni funzionari. La sezione segnata in azzurro è una parte che è andata persa a causa

di un terremoto nella seconda metà del IV secolo e ricostruita subito dopo. Tuttavia non sappiamo se il

rifacimento del mosaico avesse aggiunto elementi non originari. Nella zona con elefante e dromedario siamo

di nuovo in terra africana. Non vi è più traccia di urbanizzazione, sostituita da piantine tipiche del mondo

palustre . La scena del grifone che viene catturato usando un uomo come esca è probabilmente fasulla, visto

che il grifone non esiste. Il copricapo degli ufficiali è cd pannonico e hanno un bastone con pomo a fungo. La

trigre che si lancia sul leprotto, invece, è un topos letterario e prevede che i cacciatori lancino il tigrotto verso

la madre in attacco, in modo da arrestare la sua furia e poterla catturare. In realtà, vedendo il tigrotto

rappresentato come una specie di palla, è possibile richiamare una variante di Plinio, secondo cui il cacciatore

butta una palla per ingannare la tigre. La rappresentazione dell'araba fenice nell'abside, che doveva trovarsi

pure in quella opposta, si presume sia una personificazione utile a collocare geograficamente la scena. La

fenice a sx, con leopardo e orso, rappresenta l'Africa, quella a dx, con elefante e tigre, rappresenta l'India.

Infatti entrambi gli animali sono connessi con tale regione (quindi abbiamo scena in Africa, India, Italia, Africa).

Questa grande rappresentazione ha una ulteriore spiegazione: nel periodo di attività della villa si contavano

175 gg festivi all'anno, in cui si svolgevano giochi finanziati e organizzati dai magistrati. Uno degli elementi

principali per tali giochi era proprio la cattura degli animali.

In generale, il decoro musivo della villa è opera di maestranze siceliote e africane, anche se è una teoria non

ancora confermata: è vero che sono state trovate due ville con decori smili, che si potranno confrontare a

studi più approfonditi. In caso di artisti africani, possiamo dire per certo che la villa ebbe costi elevatissimi. Si

tratta di un dominus sicuramente di alto rango, si è pensato in passato a un imperatore (cosa non vera, perché

alla villa è associato un latifondo e i latifondi imperiali non si trovano mai nelle residenze imperiali). Forse il

mosaico è proprio un modo per autocelebrarsi in quanto funzionario di uno degli spettacoli e mostrare al

pubblico la propria ricchezza. Carandini ha pensato che il proprietario potesse essere il dux della provincia di

Sicilia. In sintesi lo scopo di tale decoro musivo è quello che ritroviamo nella Casa del Fauno e nelle dimore

tardo/repubblicane e imperiali con pitture ricercate: autocelebrarsi negli ambienti pubblici e, dunque, farsi

propaganda.

• Domus di Amore e Psiche (Ostia): si inserisce nello sviluppo di case da lusso centrati su piccolo peristilio o

corte a giardino, con ninfei e fontane e con una grande sala di ricevimento, affiancata da sale minori private.

In questa domus si accede tramite un vano d'ingresso, corridoio a L con piccole srabze ornate in opus sectile

(a sinistra) e cortile-giardino separato tramite un basso muretto con colonnato ad archi. Prospetto di fontana

curvilineo (davanti al colonnato del corridoio) sormontato da colonnine a giorno, inquadranti nicchie

semicircolari. Al fondo del corridoio vi è un salone quadrato, rivestito di marmo policromo e riscaldato;

scaletta per secondo piano sulla sinistra. Il modello è orientale (Antiochia).

• Tempio di Minerva Medica: inizio IV secolo erroneamente ritenuto tempio di Minerva Medica. Grande salone

ninfeo, sito sull'Esquilino, con diversi ambienti curvilinei, atrio a forcipe e due sale absidate. Il salone ha pianta

dodecagonale , lato di accesso con colonne e altri lati aperti su esedra absidata (sale absidate sostituiscono le

coppie di lati aperte con colonne). Ampie finestre sopra le absidi e più sopra la cupola in calcestruzzo entro

armatura di costolature in laterizio (x allegerire il peso della volta). Marmi decorano l'interno. Questo edificio

preannuncia le architetture bizantine.

• Basilica cemeteriale e mausoleo di Torpignattara (Roma): 320 sorge sul luogo che ricorda i martiri cristiani

Pietro e Marcellino, dove vi era già un'abside scavata nella roccia (305). È una basilica martyrion con pianta

circiforme, dotata di stretto nartece, divisa in tre navate con deambulatorio continuo, su cui si aprivano delle

finestre ad illuminare la più elevata navata centrale. Ha valore cimiteriale e si poggia su un mausoleo circolare

con nicchie e finestre arcuate in basso e oculi in ato, coperto a cupola realizzata con la tecnica ad anfore

inserite nella muratura per allegerimento (pignatte). Forse è un mausoleo nato come tomba di Costantino

(pre Costantinopoli) e venne destinato alla madre dell'imperatore. La basilica invece si ispira al S Sepolcro di

Gerusalemme.

• Basilica di San Pietro: 320-340 si inserisce nelle opere di politica religiosa costantiniana. Qui si inaugura il tipo

edilizio di basilica cristiana, posta ai piedi del colle Vaticano. La zona venne interamente livellata, coprendo

tutti i vecchi mausolei. L'edificio comprendeva atrio quadriportico e di basilica con quattro file di 22 colonne

ciascuna in 5 navate (due più basse e minore e una più alta centrale). I colonnati erano architravati nella

navata centrale e arcuati nelle navatelle. Sul fondo vi è un elemento trasversale, detto transetto, alto come la

navata centrale e con due nicchie rettangolari distile. Nel transetto, al culmine della navata centrale, vi era un

arco trionfale e piccole navate con trifore colonnate. Oltre il transetto vi era un abside con mosaici e

presentava la memoria dell'apostolo, ovvero una piccola edicola del II secolo, ove venne sepolto Pietro → tale

luogo di sepoltura era inserito in un dado marmoreo con lesene di porfido e recintato. Rimangono nell'attuale

basilica le colonne della pergula costantiniana. L'origine di tale tipo basilicale forse va rintracciata nell'aula di

ricevimento palatino, con abside di fondo a simboleggiare il trionfo della maiestatis. Sull'origine del transetto

forse si parla di basilica-martyrion. In ogni caso sono evidenti i caratteri tipici dell'architettura costantiana, un

mix fra elementi statici (transetto) e accelerazione dinamica (navate).

• Statua ritratto di Diocleziano: 303 una delle poche immagini sicure dell'imperatore. Era ritratto avvolto in una

ampia toga, col capo coperto, la barba è perduta. Fronte alta, stempiara, lievi accenni ai capelli (con piccoli

tocchi di scalpello), forti rughe sia sulla fronte che sotto gli occhi, orbite profonde e pupille incise, naso largo,

bocca larga e carnosa, mento ampio e prominente. Si insiste sul volume della composizone e sui valori

espressivi dello sguardo, cosa che proviene dalla precedente ritrattistica (cfr 162). ritratto connesso con i

vicennalia dell'impero dioclezianeo, del 303.

• Base dei Decennali (Foro Romano): 303 recentemente sono state rinvenute le fondazioni di un monumento

che pare essere rappresentato nella scena di adlocutio del fregio dell'arco costantiniano (colonne alle spalle

dei rostra, sormontate da statua di Giove e di imperiali togate) → tre basi iscritte, riferite una a un augusto,

una alla colonna con statua di Giove e uno alla colonna con la statua di Costanzo Cloro.

1) vittorie sorreggono scudo iscrito con frase di rito (Cesarum decennalia feliciter) e tre trofei, due on

scene di processione e sacrificio dei 303, quello centrale con barbari accosciati.

2) processione del suovetaurile, aperta da funzionario togato con bastone dalla sommità a fungo,

accompagnata da due vittimarii e dapifero;

3) processione di senatori in toga contabulata, tre vexilla di sfondo, che dovevano avere immagini

imperiali;

4) lato principale (verso cui si dirigono le processioni, rappresentate nei lati fra loro opposti) con al centro

Costanzo Cloro, capite velato, incoronato da una vittoria alata e Genius Senatus; tiene la patera su un

altare mobile, affianco a un flamen con galerum, camillo con capsa e tibicine. All'estremità del rilievo

abbiamo Marte a cui va il sacrificio e un togato identificato come Massimino (a sinistra) e Roma e Sol

(a destra).

Sia il soggetto che la funzione vogliono richiamare uno stile classicista, ma è eseguito rifacendosi ai modi sintetici e

stereometrici del periodo della tetrarchia e le esperienze pittoriche/disegnative del III secolo (uso ampio del

trapano nei panneggi, nel contorno, nel rilievo negativo delle parti sullo sfondo). Riflette la concezione dei due

modi di rendere il reale, tipica del IV secolo.

• Colonne con raffigurazione di tetrarchi (Costantinopoli): 293-303 8m colonne di porfidio provenienti da

Costantinopoli e usate nel cantone del Tesoro di S.Marco a Venezia → coppie di imperatori in altorilievo,

poggiati sulla mensola di due colonne e abbracciati, simbolo della fraternas fra augusti e cesari, della divisione

in parte orientale e occidentale dell'impero e dellaperpetuitas imperii. Indossano stesso costume, con

copricapo pannonico, paludamentum e lorica con baltei gemmati; tengono in mano l'elsa a testa d'aquila e

una spada adorna, di origine sassanida. In ogni coppia, un imperatore è barbato, l'altro più giovane e imberbe;

l'uno poggia la mano sinista sulla spalla destra dell'altro → simbolo/allusione alla maggiore età e al ruolo

principale dell'Augusto, rispetto al Cesare. Le teste sono sì astratte, ma con qualche indicazione fisionomica,

anche se non è semplice l'identificazione: tradizionalmente si ritengono membri della prima tetrarchia (da qui

la datazione). È opera forse di maestranze egiziane specializzate nel lavoro col porfidio, pietra molto dura e va

alla ricerca sia dei volumi, sia dei tratti disegnativi/decorativi, l'una configurante masse definite ma non in

contrasto, l'altra non intacca la massa volumetrica.

• Arco di Galerio (Salonicco): dopo 297 posto nell'incrocio fra la via Egnatia e il mausolei circolare di Galerio,

esempio importante dell'arte tardo-antica, che fonde la narrativa romana al pittoricismo dell'oriente

ellenistico. Arco quadrifrontale con piloni rivestiti in marmo e decorati con scene storiche. Fornici minori

collegano l'arco ai margini della via Egnatia. Rimangono solo 2 dei 4 piloni, SO e NO, con rilievi delle campagne

armeniaca e adiabenica (297). Il pilone più interessante è quello SO, perché ricco di scene storico-allegoriche,

è leggibile forse dal basso verso l'alto, lungo le tre facce e di seguito:

→ SE scena di tributo con personaggi in vesti orientali;

→ NO cattura harem del re persiano;

→ clementiam augustorum per le province d'Armenia, presenti Tellus, Oceanus alle estremità (simbolo

dimensione cosmica degli Augusti) e divinità protettrici tra cui Roma e Marte.

→ Galerio e Diocleziano, dietro al presumibile palazzo di Antiochia, celebrano sacrificio forse per l'inizio della

seconda fase bellica, con due scene di proelium e chiusa dalla deditio dei persiani. Gli ultimi tre pannelli

riguardano la fine della campagna, con adlocutio ai soldati, adventus di Galerio su carro con cathedra e

triumphus del 303 e con Galerio su quadriga di elefanti (allusione futura apoteosi).

Stile richiama tradizione ellenistico-orientale, con vasto uso del rilievo negativo; le figure sono tozze, mancano le

volumetrie viste nelle colonne tetrarchiche e si predilugono curve. Vasto uso del chiaroscuro.

• Arco di Costantino: eretto nel 312 per celebrare i decennalia di Costantino e la vittoria su Massenzio, fra

Palatino e Celio. Arco a tre fornici e colonne in marmo numidico, libere sulla fronte, decorato con rilievi,

sculture:

→ 8 statue traianee di Daci in pavonazzetto, sopra le colonne libere;

→ 8 tondi adrianei (vedi sopra) a coppia, in lastre di porfidio, sopra i fornici minori;

→ 8 rilievi aureliani (vedi sopra) a coppia, nell'attico e ai lati dell'iscrizione;

→ grande fregio traianeo (vedi sopra), in quattro pezzi all'interno del fornice centrale e ai lati dell'attico.

Le teste degli imperatori vengono rilavorate per assumere le sembianze di Costantino e Licinio. Elementi propri

dell'arco Costantiniano, invece, sono:

→ tondi con Sol e Luna sul carro, ai lati dell'arco;

→ 8 busti di imperatori divinizzati nei fornici minori;

→ bassorilievi con Vittorie, trofei con barbari orientali e nordici, prigionieri barbari e soldati con imagines di Sol

Invictus e Vittoria nei plinti delle colonne;

→ divinità varie nelle chiavi degli archi;

→ divinità fluviali e Vittorie trofeofore rispettivamente nei fornici laterali e centrale;

→ grande fregio storico sui fornici laterali e lati dell'arco, a mezza altezza e inizia dal lato ovest:

O: profectio di Costantino da Milano, seduto su carro, preceduto dai fanti e cavalieri (con legionari

regolari e soldati ausiliarii) e soldati portanti statue di Sol Invictus e Victoria.

S: obsidio di Verona, con gruppo di Costantino incoronato da Vittoria volante e affiancato da due

protectores divini lateris ( a dx), soldati assedianti (al centro), città con le truppe pretoriane (a sx). Poi,

il proelium di ponte Milvio, su cui avanzano Virtus, Costantino e Vittoria , poi massacro e

annegamento dei massenziani.

E: ingressus del 29/10/312, Costanino sul carro passa attraverso la porta di Roma, preceduto da cavalieri

con berretto pannonico e fanti armati;

N: oratio e liberalitas (convenzionalmente gli eventi benefici erano posti sul lato della città, quelli bellici

verso l'esterno). La prima sul foro romano dai Rostri, con l'imperatore centrale e frontale, proporzioni

gerarchiche, che sta sui Rostri assieme alla corte, mentre ai lati abbiamo la folla in prospettiva

“ribaltata”. La seconda con imperatore al centro su alto trono, corte alle spalle e uomini togati ai suoi

piedi, il popolo ai lati, che stanno per ricevere il congiario dai funzionarii.

La simbologia delle raffigurazioni è piuttosto complessa, lo stile richiama quello classicista (cfr base decennali),

mentre il rilievo storico presenta elementi della stereometria tetrarchica, con uso del trapano corrente.

Prodotto da unica officina urbana che decorò la basilica di Massenzio e alcuni sarcofagi pagani/cristiani inizio

IV secolo.

• Ritratto colossale di Costantino (Basilica di Massenzio, Roma): 330 ca, fa parte della gigantesca statua seduta

di Costantino posta nell'abside della basilica di Massenzio. Era rivestita di stucco o bronzo e le parti nude (a

noi giunteci frammentarie) erano in marmo. Indossava paludamentum, con parte del petto scoperta, braccio

destro sollevato per tenere lo scettro. Corona metallica sul capo, volto dalla struttura squadrata e compatta e

rigidamente geometrica, grandi occhi con pupilla marcata e rivolta in alto; capelli a frangia densa e rigonfia,

con ciocche lievemente striate e profondi solchi, naso aquilino, labbra lunghe sottili, mento prominente. È

presente il tentativo di rendere divinizzata la figura dell'imperatore, ma in grado di esprimere anche il clima

rasserenante cristiano.

• Statua-ritratto di Giuliano l'Apostata (Prov sconosciuta): 360 ca stante, avvolto del pallium del filosofo, mano

ripiegata e portata al petto, sinistra scende lungo il fianco, con rotulus in mano. Nella testa vi sono resti del

diadema (o corona imperiale o simbolo di iniziazione eleusina), occhi fissi al cielo, secondo l'atteggiamento

degli imperatori tardo-antichi. Capelli, barba e baffi sembrano quasi bagnati sul volto triangolare, con solchi

profondi di trapano, pupilla morbida e non incisa, superficie lisciata (carattere classicistico). È un ritratto meno

solenne di quello tardo-costantiniano, meno dedito alla resa volumetrica. Conosciuto tramite due repliche di

Parigi e Taso.

• Ritratto Valentiniano II (Afrodisia): 390 ca con toga contabulata e maniche aderenti alla tunica. Testa ritratto

con le fattezze del giovane imperatore: capo diademato, capigliatura a frangia gonfia e uniforme, ciocche

appena incise; volto rotondo, compatto, arco sopracciliare tagliato, occhi sporgenti con pupilla incisa, labbra

morbide e mento prominente. La statua presenta panneggio chiaroscurato e tendenza per forme morbide e

tondeggianti tipiche del cassicismo teodosiano, ma anche aderenza degli scultori di Afrodisia alla tradizione

ellenistica, con trattamento mosso e naturalistico delle pieghe delle vesti.

• Ritratto cd di Eutropo (Efeso): 430 ca, identificazione incerta col console del 399, estrema elaborazione del

ritratto di filosofo/intellettuale, che torna in voga nel IV secolo per gli interessi neoplatonici dell'élite pagana.

Questo ritratto presenta volto allungato e reso con linee rigide, capelli a calotta rigonfia e striata, grandi occhi

sgranati, barba che fa un tutt'uno col viso. Non c'è nessun elemento plastico, ma forme molto essenziali, tutto

si concentra sull'espressione del vir spitirualis, rendendolo in qualche modo più vicino al dio.

• Sarcofago di Elena (Torpignattara, Roma) 320 di porfido, secondo la tradizione tomba di Elena, madre di

Costantino. In realtà è possibile che nasca come sarcofago per Costantino e successivamente destinato alla

madre. Tetto a quattro spioventi con figure a tutto tondo di Vittorie e Genii e con ghirlande del inquadrano un

leone sdraiato a bassorilievo sui lati lunghi. Le ghirlande sono sorrette da un amorino volante. Sulla cassa vi è

scena unica di cavalieri romani con corta tunica, elmo e lancia (alcuni anche con lo scudo), che stanno

caricando barbari in fuga o imprigionandoli. I cavalieri sono al passo o al galoppo nel registro superiore,

mentre i barbari in quello inferiore. Il decoro è ad altorilievo marcato (cfr base colonna antonina) con

scansione ritmica delle figure. L'ispirazione classicistica è evidente e richiama l'origine orientale (vedi anche il

materiale usato solitamente da maestranze orientali).

• Sarcofago di Costantina (basilica di S.Costanza, Roma): si trova entro il mausoleo imperiale annesso alla

basilica costantiniana, con corridoio anulare interno e copertura a cupola. Il mausoleo ospitava le spoglie dei

figli Costante e Costantina e della madre Elena. Il sarcofago di Costantina ha ghirlande sostenute da protomi

sul bordo del tetto; sulla cassa girali con animali inquadrano amorini alla vendemmia, mentre sotto pavoni,

pecore e amorini con corona (lati lunghi); girali più piccole inquadrano amorini alla pigiatura dell'uva (lati

corti). Si tratta di una simbologia dionisiaco-funeraria, impiegata in ambiente pagano e cristiano e si inserisce

nella politic/cultura di integrazione del periodo costantiniano. Lo stile del sarcofago è databile al 340, presenta

forme tozze e semplificazione dei volumi.

• Sarcofago “dogmatico” (chiesa S.Paolo, Roma) 330-340 prende il nome in riferimento al Concilio di Nicea del

325 e riporta scene a tematica cristiana. Al centro vi è un clipeo con immagini dei defunti in abbraccio

coniugale, dove l'uomo ha tunica manicata e toga contabulata e stringe il rotulo, mentre la donna ha tunica a

palla e pettinata con treccia attorta e con le braccia si lega all'uomo. Il resto si suddivide in due registri con

scene del Vecchio/Nuovo Testamento:

1)superiore: creazione uomo da Dio Padre in cattedra, con figura barbuta retrostante; Adamo ed Eva e

l'albero della mela, con Cristo fra i rami; miracoli di Cristo da sinistra (nozze di Ganan, moltiplicazione

pani e resurrezione di Lazzaro).

2)inferiore: adorazione dei Magi con abito orientale e berretto frigio, Vergine e bimbo in cattedra con

Balaam alle spalle; guarigione del cieco; Daniele fra i Leoni; Abacuc con cesta dei pani e angelo;

Pietro rinnega Cristo; cattura di Pietro da soldati con berretto pannonico; Mosè-Pietro fa sgorgare

l'acqua davanti al centurione.

Le pettinature maschili sono in maggior parte tarde/post costantiniane, cosa che consente la datazione. Figure

tozze, squadrate, prive di elementi decorativi, teste a tutto tondo a volumetria cubica.

• Sarcofago di Giunio Basso (Grotte vaticane, Roma): ca 360 praefectus urbi, capolavoro della scultura

classicistica cristiana del IV secolo. Sul coperchio, dai pochi frammenti, erano rappresentate scene di vita del

defunto poste fra maschere (acroteri funerari). Nella parte frontale della cassa nicchie su due ordini (superiori

architravate e inferiori con timpani rettangolari o semicircolari) inquadrano scene di tema biblico ed

evangelico. Le colonnine sono tortili, tranne quelle della nicchia centrale, istoriate con putti vendemmianti.

Dieci scene simboliche da sinistra in alto: sacrificio Abramo, cattura Pietro, Cristo in trono fra i due principi degli

Apostoli, cattura di Cristo, Pilato medita, Giobbe sul letamaio, Adamo ed Eva vicino all'albero, Cristo entra a

Gerusalemme, Daniele fra leoni, Paolo al supplizio. La composizione è ad altorilievo marcato, eseguita con

tendenza ad allungamento delle forme. L'uso delle nicchie e colonne è di derivazione asiatica.

• Base dell'obelisco di Teodosio (Costantinopoli): 390 in marmo proconnesio. Plinto con iscrizione greca e latina

a memoria della difficile costruzione dell'obelisco, ornato di fregio a baccellature e scene di circo. Su questo

plinto poggia un grande dado, con rilievi a soggetto analogo sulle facce. Sopra vi sono i dadi bronzei a

sostegno dell'obelisco . Ogni rilievo è diviso in registri inferiore (barbari in proskynesis o scene di circo) e

superiore (loggia con Augusti al centro e dignitari/soldati ai lati), entrambi chiusi da una transenna.

→ lato NO: omaggio di barbari a Valentiniano II di occidente e Teodosio d'Oriente coi figli Arcadio e Onorio, più

scoldati con vexilla e scudi;

→ lato SE Teodosio, fra Arcadio e Onorio, protende una corona di premio e sotto danzatrici;

→ lato NE Teodosio, Arcadio, Onorio, dignitario e guardia; in basso dignitari alzano la mappa per inizio giochi;

→ lato SO i quattro augusti con guardie e funzionari; sotto file di dignitari.

Forse le scene del dado sono collegate con quelle del plinto dove si fa riferimento all'innalzamento in due tempi

dell'obelisco (NE) e una corsa di carri e cavalieri, indicante forse la cerimonia ufficiale (SO). Le figure sono

tutte frontali, disposte simmetricamente e con gerarchia delle proporzioni. La disposizione prevede in alto i

personaggi importanti e in basso gli humiliores. Il rilievo è molto basso, forme tondeggianti.

• Dittico dei Simmachi e dei Nicomachi: fine IV secolo sidiffone l'uso di donare tavolette scrittorie di avorio a

personaggi illustri, come mezzo di propaganda politica e ideologica. Oltre ai dittici definibili consolari, vi sono

dittici ecclesiastici e privati → questi sono delle famiglie dei Simmachi e Nicomachi, entrambi con bordo

composto di fregio a palmette e fiori di loto, tabella ansata in alto con nome famiglia. Riportano figure

femminili in atti di culto:

1) da parigi → figura femminile con capo chino, seno destro scoperto, fiaccola abbassata in ogni mano;

ara rotonda con albero alle spalle, con rami nodosi da cui pendono due cembali.

2) da londra → fanciulla con himation pone l'incenso in un altare rettangolare con ghirlande, dietro cui vi

è una piccola serva con oinochoe e lanax con frutta e un albero di quercia.

Possibile che si faccia riferimento rispettivamente ai culti di Cibele e di Dioniso/Ercole. In ogni caso è palese

l'intento celebrativo e viene ripreso il classicismo del V/IV secolo a.C contaminato col paesaggio ellenistico.

Eseguito minuziosamente, con rilievo negativo usato per gli altari, chiaroscuro per panneggi e volti.

• Ipogeo di Trebio Giusto: 310-330 costruttore edile cui appartiene questa tomba sotterranea, composta di

lungo corridoio di accesso e camera sepolcrale con vestibolo.

→ parete di ingresso: scena di trasporto dei materiali da costruzione (allusione sue attività);

→ pareti laterali: episodi di vita del cantiere, Trebio Giusto che dà disposizioni al capomastro;

→ parete di fondo: immagine borghese di Trebio, seduto tra i genitori che gli porgono una mappa con

imbandiglioni;

→ zoccolo: Trebio impegnato in un negotium, mentre osserva il raccolto;

→ volta: figura centrale di pastore (si è pensato destinazione cristiana).

Lo stile delle pitture è immediato e popolaresco, con figure costruite solidamente senza troppi chiaroscuri o artifizi

formali. I ritratti rimandano alla visione stereometrica dell'arte dei tetrarchi e le forme del fregio costantiniano.

• Pannelli di opus sectile (basilica di Giunio Basso, Roma): 331 decorazione parietale della basilica (rettangolare,

con abside in fondo, nicchie interne, vestibolo a forcipe) dell'Esquilino eretta dal console Giunio Basso. Ci

rimangono quattro pannelli, mentre la decorazione generale è ricostruibile tramite i disegni del Sangallo.

Questi pannelli appartengono alla serie posta fra le finestre, compresi in riquadri orlati da fasce con tripodi

delfici. Tali pannelli figurati avevano in basso finti drappi dai bordi ricamati, che facevano intravedere scenette

mitologiche e in alto lotte fra animali e centauri. I pannelli superstiti:

1) drappo orlato da scenette egittizzanti e mito di Ila e ninfe in alto;

2) processus consularis di Giunio Basso su quadriga e aurighi a cavallo;

3) e 4) tigri che assaltano bovini.

L'interpretazione funeraria del complesso è da escludere, la pianta ha molte assonanze con le aule di ricevimento

ufficiale coeve, successivamente convertite in chiese (S Balbina e S Susanna). Il soggetto si ricollega

all'esaltazione delle attività pubbliche del console e alle tendenze filosofiche neoplatoniche. Stilisticamente

abbiamo decori simili in una schola in Grecia e in un più tardo edificio ostiense. Policromia vivace, uso marmi

preziosi. Maestranze alessandrine forse per i motivi egittizzanti, che sono bravi nella lavorazione delle pietre

dure. Lo sfondo è color verde del serpentino, ove sono collocate frontalmente le figure.

• Mosaico della Grande caccia (Villa, Piazza Armerina): 320-330 mosaico del corridoio biabsidato. Composto di

una parte centrale e due parti simmetriche, che corrispondono alle personificazioni inserite dentro le absidi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Antigone1988 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Angiolillo Simonetta.

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