Riassunto l’Arte Romana al centro del potere
Premessa
Il testo indaga come si sia formato-sviluppato il linguaggio artistico legato al
fenomeno storico di Roma, centro di direzione politico-culturale: si è cercato di
comprendere gli elementi della cultura- costume della civiltà romana,
mostrando il legame tra l’arte-potenza della città, in cui si mescolano tutte le
correnti culturali dell’epoca portando alla formazione di quella “romana”,
ponendo come limite il II sec DC, quando con Commodo (180-192) inizia la crisi
del mondo antico, che continua nel III sec con la Constitutio Antoniniana che dà
ad ogni provincia la cittadinanza, rendendo più potenti quelle orientali, fino a
che nel 330 Costantinopoli divenne capitale= nella forma artistica nell’età di
Commodo si hanno elementi contrari al modo precedente, naturalismo diffuso
con da Alessandro Magno: si ha una crisi economico-politico-culturale-spirituale
in cui si cancella il potere dell’impero, che nell’arte aveva tratto l’eredità della
Grecia-trasmessa all’occidente, preparando il medioevo e allo spostamento del
centro della cultura dal mediterraneo all’Europa= gli equivoci sull’arte romana
sono ridotti in 2 formule 1° detta come arte greca sotto il dominio romano, 2°
prodotto del genio romano contro il mondo ellenistico per preservare il proprio
contenuto culturaleunico modo per analizzare la realtà storica è nei
particolari, perché la civiltà romana non fu mai legata a programmi estetici ma a
situazioni contingenti e si hanno pochi artisti per il dominio delle maestranze
Nelle maestranze continua l’aspetto quasi industriale tipico di Roma: l’interesse-
gusto dei romani per l’arte si sveglia in modo tumultuoso, non essendo
l’espressione di un sentimento ma una moda, avendo lenta maturazione senza
consapevolezza estetica= l’arte romana sorge dall’incontro con l’arte greca su
una base sociale nuova, non come espressione di un sentimento nello spirito di
gruppi sociali, presentando un carattere eclettico a servizio di un’ideologia e
subordinazione degli artisti ai committenti; la forma ellenistica riveste concetti
romani trasformandosi in arte romana (innesto nella cultura medioitalica),
anche se la sua tradizione non venne mai annullata=tal volume si tratta
dell’arte romana tra il tempo in cui la penisola italica aveva forme di cultura
indigena, e quello in cui l’impero romano si preparava a lasciare il testimone
all’Europa, in epoca carolingia
I la nascita di una città, di una società, e di una cultura
Roma, nasce nel 753 AC sul colle Palatino (abitazioni dell’età del ferro), ma
senza il Tevere, in cui nasce Roma sull’Isola Tiberina, sarebbero stata
secondaria, poiché essenziale per comunicazioni-commerci: il “ponte” è un
elemento sacro per Roma, poiché in età imperiale collega alle pendici del
Palatino con i Fori Boario (bestiame)-Olitorio (verdure)-Foro Romano
(commercio-politica)= l’Isola Tiberina era l’unico punto di passaggio nella zona
paludosa del Tevere: L’Etruria, era cinta tra due fiumi, L’Arno a settentrione e il
Tevere a meridione, giungendo fino al mar Tirreno, quindi il ponte connetteva
Roma-Etruria (Litorale etrusco a destra: Orazio, Tyrrahenoi: etruschi) dovendo
essere facilmente smontabile-percorribile; è il Pons Sublicius, primo
documentato nella storia, che ogni anno veniva restaurato in ferro ed oggetto di
rituali (fantocci gettati ogni 14/05) e leggende, come quella di Orazio Coclite
che trattenere tutti gli etruschi mentre i compagni spezzavano le travi
Sul lato sinistro è la Salaria, che dall’Adriatico portava il sale, ma essendo Roma
punto di passaggio per le zone commerciali etrusche nel golfo di Napoli venne
comandata dalla Confederazione delle città Etrusche per il potere economico
ottenuto con le miniere di rame in toscana-relazioni con Cipro-Fenicia-Egitto-
Grecia che portano bronzo-argento-ceramica-artigiani di Atene e Corinto, dato
che il confine del mondo greco era con il Sele e Paestum in Campania= la
cultura figurativa romana è dagli etruschi, infatti quando si volle costruire il
tempio della Triade Capitolina in Campidoglio vennero chiamati artisti da Veio e
si ha una decorazione etrusca sul frontone-cimasa del tetto con statue in
terracotta dipinta, cui si differenzia la lupa in bronzo antecedente, forse di un
artista campano/siculo/greco dato che nell’immagine antecede la leggenda,
parte dell’epos nazionale nel IV AC con Enea: a Pratica di Mare, 31km da Roma
e 5km dalla costa, sorge Lavinium, luogo sacro dal VI AC in cui venne ucciso
Achille Tazio e venerata Vesta (greca)-Dioscuri, celebrati in un’iscrizione del 500
AC, mostrando rapporti diretti Roma-Grecia dal VI AC la cultura primitiva
latina ha affinità con la lingua dei celti-espressione artistica in forme lineari-
inorganiche ad uno stato pre-logico, ma per i limiti tal cultura viene schiacciata
da quella etrusca-greca: l’arte etrusca non ha continuazione in quella romana e
viene distinta in i I° Arcaico, VII/V AC, era potenza economica internazionale, II°
decadenza, composta da centri federali pari agli italici; punto di rottura è la
sconfitta di Cuma del 474 AC da Ierone di Siracusa: abbandonano la Campania e
il commercio fu guidato da cartaginesi-greci e la scoperta delle miniere in
Spagna, portando nell’arte ad episodi di lotta feroce come il re Mastarna con
Servio Tullio, come nella Tomba dei Vulci (300-280 AC)
Quando per la I° volta a Roma si vollero creare divertimenti teatrali nel 364 AC
vennero chiamati attori etruschi e i giovani romani studiavano in Etruria: il II°
periodo è detto Ellenistico, ma non riprende l’ellenismo italico in Magna Grecia,
dando base allo sviluppo industriale: nell’ellenismo italico si hanno varianti
come il Siceliota vicino all’ellenismo classico, Apulo a Macedonia, Piceno rude,
Campano-Etrusco simili, come una koinè dialektiokos in cui si forma lo stile
romano= i più antichi cimeli di Roma non sono riconoscibili da quelli di
Cerveteri-Veio, etrusche, o Satricum-Falerii, dei Latini, per cui si esclude che
Roma fosse il centro di produzione per queste città, ma solo che era la maggior
città nell’Italia centrale nel VI sec AC, dopo cui è la condizione di inferiorità per
la cessazione delle relazioni tra Volsci-Campania= la I° nome di Roma su un
manufatto artistico è con la Cista Ficoroni, dono di nozze di una madre alla figlia
come recipiente di rame cesellato per porvi oggetti come specchio in metallo-
pettine in avorio-vasi con profumi-ocre per tingersi-orecchini-collane, con
iscrizione “Dindia Macolnia mi donò alla figlia, Novios Plautos mi fece in Roma”:
con trasposizione romana degli Argonauti nello stile della pittura greca del V/IV
sec; il gruppo in bronzo sul manico, con Dioniso e 2 satiri (iscrizione) deriva
dalla scultura dei maestri greci del IV sec
La forma dell’oggetto è tipica di Praeneste (forse tornata alleata di Roma): il
nome Plautios indica un immigrato della Campania, per cui è testimonianza
dell’arte che si produceva a Roma in quel periodo, non romana, e forse Plautios
era l’artigiano che a Roma in tal periodo, IV/III sec AC, fosse il centro di
produzione di molte ciste prenestine simili a quelle etrusche: Roma era una
cellula a sé in confronto ai popoli italici, uno stato (organizzazione complessa)
composto da 3 tribù, poi 20, poi 35 (gruppi burocratico-amministrativi)= non ha
lo sviluppo tipico delle civiltà originarie, egiziana-indiana-cinese, che grazie a
fiumi portano alla stanzialità per un’economia agraria: il Tevere era un fiume
troppo esiguo e le terre attorno Roma erano banchi di tufo vulcanico-calcare
alluvionale, unica buona era a Tivoli, altra città stato si formano classi in cui i
pastori si sento l’aristocrazia e proteggono i contadini, avendo in cambio il
grano: per una società di pastori-contadini su una terra cattiva è essenziale
l’elemento mercantile, che porta a Roma, al benessere
Nel VI sec AC Roma era a grande città dei Tarquinii, etruschi poi cacciati creando
il modello della repubblica, liberandosi dalla supremazia straniera, nel 509/7AC,
(certe dopo il 300 AC) ma i romani amavano mettere in parallelo la storia greca,
portando alla fine di un’epoca la battaglia di Cuma del 474 AC = Roma ha
posizione centrale nei traffici commerciali-culturali, ma la calata di Volsci ed
Equi chiuse i rapporti con la Grecia, dato che nel 421 Cuma era Sannita;
dimostrazione è che dal VI sec AC si ha introducono culti greci a Roma, ma si
smette nel V sec AC, con iato tra dei Dioscuri nel 484 AC-di Asclepio nel 293 AC
da Epidauro all’Isola Tiberina= grazie a Plutarco abbiamo la lista delle
maestranze attive a Roma alla fine del VI sec tra cui flautisti-orefici-legnaiuoli-
calzolai-conciatori ma non Fornai-lavandai-tessitori-macellai-fabbri, mostrando
una condizione abbastanza rurale, nemmeno architetti-pittori-scultori-
corporazioni dato che il ferro era raro e il rame Etrusco
Raro caso sono gli Orefici: una delle più antiche iscrizioni in latino è sulla fibula
di Manios etrusca: Roma si restringe militarmente-culturalmente nel V sec AC, e
cerca di contrastare i popoli che ne delimitano le terre-legare con quelli che
attuano traffici marittimi; un secolo dopo, nel 335 AC inizia la prima
monetizzazione romana, presentando come I° insegna una Prora, allusione al
commercio marittimo, anche se il concetto di moneta (pecunia) era ancora
legato al bestiame, la I° moneta in bronzo è tardiva e di non semplice
circolazione per il peso elevato= Roma rientra in contatto con la Grecia con il
patto con Neapolis del 326 AC, cui fa seguire una monetizzazione di tipo italico
in bronzo e una di tipo greco in argento-oro-bronzo, adattando le sue azioni alle
esigenze culturali-di commercio; nel V AC si codificano le leggi, le XII tavole, o
organizzazione militare in base ad una reazione plebea anti-patrizia, ma si ha
anche il I° contatto con Cartagine come mostra l’iscrizione di Pyrgi (gente che
parlava punico) e Galli in Pianura Padana Roma ha bisogno di un territorio
autonomo: conquista Veio nel 396 AC e alla fine della II° guerra Sannitica del
304 AC è una potenza, consolidata dopo la vittoria di Sentinum nel 295 AC,
avendo le mura Serviane (tufo con fossato) solo dopo il sacco dei galli nel 378
AC sfruttando i colli= la mentalità romana di epoca repubblicana si forma per la
lotta secolare alle altre popolazioni-natura, creando uomini duri abituati alla
fatica e all’obbedienza alla gerarchia familiare, che agiscono per la comunità;
hanno dalla loro parte la musa dell’Astuzia ma non una religione basata sulla
superstizione tanto da non voler dire il nome della divinità protettrice della loro
città: tutto quello che non rispondeva ad un’esigenza pratica era considerato
superfluo, parlando di “pazzi greci” per arte-filosofia, apprezzando le capacità
costruttive, come mostra la porta di Faleri Novi del 273 (tecnica etrusca)
L’architettura romana esiste prima di pittura-scultura, facendo demolire il teatro
in pietra del II AC detto “nocivo ai costumi” da Livio e dopo secoli capiranno che
non si può essere parte di un mondo civile senza essere amanti dell’arte;
l’orizzonte nel IV AC è l’Italia Centrale, trattati con Etruria-Lazio-Campania, ma
all’inizio del III AC si hanno nuovi interessi ispirati dalle esigenze della plebe, che
entra nei collegi pontifici-auguri, infatti la I° Guerra contro Taranto nel 280 crea
lo scontro con Pirro, re dell’Epiro, che sfruttò gli Elefanti= è il I° contatto di
Roma con una potenza grecizzata, cui segue quelli con Tolomeo Filadelfo,
vincendo a Taranto nel 272 AC, Reggio 270 AC, Lega di Siracusa nel 264-41 AC
essendo ammessi ai giochi pitici nel 228 AC e lo scontro con Cartagine, ma
anche a cambiamenti sostanziali nella cultura per le vittorie di Sardegna-
Corsica-Dalmazianella tomba degli Scipioni sull’Appia è il sarcofago di Scipio
Barbartus del 260 AC, che deriva da esemplari siciliani e contro lo sviluppo del
ritratto di età repubblicana non ha raffigurazione: il Rilievo del Museo
Provinciale di Lucera, con pastore-pecore, arte pastorale, mostra l’influsso
ellenistico sull’orizzonte artistico indigeno (difficile datazione: primitivismo
forma eterna)
Sappiamo dalle fonti che statue onorarie a personaggi della leggenda-storia
erano nel Foro dal IV AC, con I° testimonianza in quelle dei 4 romani sui Rostri
invitati in Ambasceria a Fidene e uccisi dal re dei Veienti nel 438 AC, dopo un
secolo altre, dal 340 AC sono frequenti statue equestri e dal 290 AC di sapienti
come Pitagora-Alcibiade: sono bronzo bottino della Magna Grecia-Etruria, unica
testimonianza, è una testa su un busto nel rinascimento forse di Giunio Bruto,
fondatore della Repubblica: non è di facile datazione, sapendo solo che non
appartiene all’area greca ma il suo autore aveva imparato dai greci, non
appartenendo all’arte romana sebbene abbia contenuto romano etico (volto
severo)= non è stata riconosciuta un’arte medio-italica differente da quella
della Magna Grecia-Etruria, ma qui è un’arte con contatti con entrambe-
austerità dei popoli delle montagne, ricevendo con retinenza l’elegante arte
greca, accogliendone iconografie piuttosto che il linguaggio formaleLa sua
area va dall’Apulia al Piceno, dalla Campania al Sannio-Lazio, con fondo comune
della cultura artistica dell’Italia del Sud-Appennini prima dell’espansione
Romana: all’arte medio-italica nel III sec AC è presupposto di quella romana e in
seno ad essa si riconosce l’accento romano; ebbe le sue officine a Roma, come
mostra il Novios Plautios, e vi appartengono opere eseguite in loco come
frammenti di scultura-architettura in pietra calcarea del sepolcro di Flautisti
sull’Esquilino della fine del II/I sec AC, o la figura di Orfeo con Animali in Porta
Tiburtina che riveste di rustica pesantezza un’iconografia ellenistica con
movenze eleganti, tipica della provincia italica e di arte medio-italica=si ha
anche un rilievo con lo schema iconografico della battaglia di Alessandro dalla
famosa pittura del IV sec AC, di cui il mosaico trovato a Pompei ne conserva una
copia nel rilievo di Isernia riferito a scontri romani (sopravvivenza della cultura
ellenistica medio-italica)
Questa tradizione culturale va distinta dall’apporto di ellenismo a Roma con il
trasferimento di originali-artigiani greci quando divenne centro della politica
mediterranea, dato che la tradizione dell’ellenismo medio-italico sorge dall’arte
ellenistica divenuta espressione della provincia italica= in quest’area ha ruolo
particolare la Campania, che si salva a contrario del resto del Mezzogiorno dalla
crisi per le guerre con Annibale: a tal cultura medio-italica appartiene la moneta
degli associati nella guerra del 91-88 AC contro Roma, con per la I° volta il nome
Italia (Roma Museo Nazionale), dato che tutti i popoli italici volevano
l’integrazione, che fu concessa con l’editto dell’anno 90-89 AC, ma che Romani-
Italici non si distinguessero più giuridicamente non si mostra nell’arte, con
sempre maggior distinzione tra l’arte Italica e quella romana= si ha un’area
intermedia in cui, per imitazione del neoatticismo, non si usa marmo ma
terracotta, come i busti e statue dei santuari del Lazio a nord-est-sud di Roma-
deposito votivo a Castelletto nella valle di Ariccia, con monete in bronzo delle I°
emissioni romano-campane del IV sec AC-bronzo dell’imperatore Claudio-2
statue di Kore/Persephone e Demetra- busto di tal dea (Roma, Museo Nazionale)
che deriva da modelli siciliani dato non ha l’espressione della Demetra di Cnido
ed alcune iscrizioni della famiglia Duronia riferiscono di un episodio trattato da
Tito Livio nel 186 AC, portando tali statue ad essere datate nella metà del II sec
AC, esempio di un’arte che non può dirsi romana ma costituisce la cultura
artistica di Roma si hanno espressioni romane in territori vicini, come il ritratto
in terracotta da Caere (Roma, Museo Nazionale Villa Giulia), esempio della
produzione artistica per la media borghesia che più tardi darà ritratti come
quelli del Sepolcreto all’inizio della Via Prenestina
A Roma sono anche artisti di educazione ellenistica-greci, come quelli che
eseguirono il ritratto di Pompeo Magno, riconosciuto dalle monete in suo onore
del figlio Sesto, conseguenza decisiva per il diretto contatto di Roma con l’arte
ellenistica: nel 212 AC, con il saccheggio di Siracusa (muore Archimede),
Plutarco racconta che Marcello portò via le più belle opere per ornamento della
città, ma gli venne preferito Fabio Massimo, che prese da Taranto denaro, per
cui lo rimproverarono per aver reso le statue odiate-invidiate e le chiacchere su
arte-filosofia in un popolo abituato a combattere e coltivare i campi, “schietto e
rude, buono solo per le grandi imprese” ma in ogni caso, secondo il passo
Marcello si gloriava presso i greci per aver portato i Romani ad ammirare le
opere d’arte= la tradizione su cui si basa Plutarco è attestata anche da Tito Livio
dicendo che la presa di Siracusa portò all’”inizio dell’ammirazione per le opere
d’arte dei greci”, per cui si stabilisce che alla fine del III sec AC a Roma l’arte sia
qualcosa oltre la tecnica-modo migliore di parlare, ma 200 anni dopo l’arte non
era parte della Paideia e il generale vittorioso Mummio nel 146 AC metteva
all’asta a Corinto le opere d’arte, sorprendendosi dell’alta offerta di Re Attalo II
di 600.000 denari per un quadro di Dioniso e credendo che vi fosse qualcosa di
nascosto lo fece ritirare dalla ve
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