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L'arte romana nel centro del potere

Nascita di una città, di una società e di una cultura

Roma non nasce sul Palatino ma nel punto in cui oggi è l’isola Tiberina, dove vi era una possibilità di attraversare il fiume. Essa nasce non tanto come centro agricolo ma come centro di traffico e commercio. La necessità di un’organizzazione comune porta in età primitiva, quando ancora non vi erano norme giuridiche, a far sì che tutto ciò che fosse importante per la comunità divenisse sacro; ad esempio, chi era incaricato di tutelare il ponte (che genera la presenza di un mercato) venne rivestito a Roma di autorità sacrale e chiamato pontefix.

In età imperiale, allo sbocco del ponte ai piedi dei colli Capitolino e Palatino, vi erano il Foro Boario e il Foro Olitorio, ovvero il mercato del bestiame e quello delle verdure. Valicando il leggero pendio si entrava nel fondovalle (divenne il Foro Romano: prima luogo di mercato poi centro commerciale e politico).

L’isola Tiberina, come altri punti fermi in una zona paludosa, offriva una facilitazione nel passaggio per tutto il corso del Tevere (tra nord-sud); la riva destra: il Trastevere, era detto litorale etrusco (litus tuscus), e ripaveiente, era quindi il territorio degli Etruschi di Veio (città prossima a Roma, nonché altra città capitale), l’Etruria, era infatti chiusa entro due fiumi: l’Arno e il Tevere.

Venne poi costruito il pons Sublicium ponte che congiungeva Roma con l’Etruria, essa era governata da genti diverse da quella latina, quindi il ponte fu costruito in legno per poter essere disfatto velocemente in caso di inclinazione dei rapporti. A confermare la presenza del ponte in età anteriore della scoperta del ferro, il fatto che non si usava questo materiale per restaurarlo.

Sulla sponda sinistra (quella romana), la via che attraversava il ponte incontrava un’altra via molto importante, quella del sale, la via Salaria (via del sale). Roma si trovava proprio nel mezzo dei traffici commerciali tra Etruria e Campania; la confederazione delle città etrusche, fin dalla metà del VII secolo rappresentava una notevole potenza economica (sfruttamento miniere rame della costa toscana).

Influenze artistiche e culturali

Fu proprio questa potenza economica, che aveva reso possibile il costituirsi di una civiltà che si sviluppò molto nel contatto con l’Oriente mediterraneo, dove si attardavano i motivi artistici creati fin dal secondo millennio nei centri mesopotamici, ittitici e caucasici; motivi che circolavano nel commercio con Cipro, Fenicia, Egitto e soprattutto con la Grecia: oggetti in oro/bronzo/argento/avorio e ceramica.

Si trattava di oggetti di lusso per la ricca aristocrazia ed erano essenzialmente realizzati da artigiani greci (soprattutto di Corinto) venuti in Etruria dove avevano aperto officine artistiche, lavori proseguiti poi dai loro allievi locali. Sono state quindi la Grecia e l’Etruria a determinare la formazione di una cultura artistica a Roma. Ma inevitabilmente Roma fu anche influenzata da queste due culture dal punto di vista artistico e culturale.

Verso la fine del VI secolo si volle costruire a Roma un più grande tempio alla triade di divinità italico-elleniche venerate sul Campidoglio: Giove, Giunone, Minerva; il tempio fu decorato nel frontone e nella cimasa del tetto secondo il modello etrusco da alcuni artisti di Veio, maestri nell’eseguire statue di terracotta dipinta. Si aggiungono le scoperte di: statue di Apollo, di Hermes, di Eracle unite a altre in terracotta a Veio e alla decorazione del tetto di un tempio della fine del VI secolo.

Dal troppo superficiale confronto stilistico con le terracotte di Veio, si è attribuito all’Etruria anche la Lupa Capitolina in bronzo, in quest’opera non vi è nulla di Etrusco, inoltre la sua immagine è forse anteriore alla leggenda dei gemelli Romolo e Remo fondatori della città che essa avrebbe allattato.

Le leggende e influenze troiane

Nel IV secolo prese piede un'altra leggenda, che ricollegava le origini della città di Roma ai Troiani e quindi allo sbarco di Enea, la sua unione con Lavinia figlia di Latino, re degli Aborigeni e con la successiva fondazione di Lavinium. Il contatto diretto con la Grecia sin dal VI secolo (anche senza intermediazione Etrusca) fu per Roma precoce infatti a Pratica di Mare a sud di Roma e a pochi km dalla costa dove sorgeva Lavinium, vi sono 13 altari di forma arcaica, che testimoniano di come già dal VI secolo vi era la presenza della cultura greca radicata in questo luogo.

  • Arrivo di Enea
  • Uccisione del re Tito Tazio

Qui si veneravano gli dei Penati portati da Troia, Vesta la dea del fuoco e del focolare e il culto di provenienza greca come quello dei Dioscuri Castore e Polluce: la cui venerazione è documentata da un'iscrizione su lamina di bronzo trovata tra gli altari di Lavininum e databile 500 a.C.

Tuttavia, da nord a sud il centro di traffico e di passaggio era Roma, e questo scaturiva un continuo contatto con le civiltà artistiche greca ed etrusca. Si diffusero tendenze verso espressioni primitive di arte, con forme lineari e inorganiche proprie di una civiltà allo stato pre-logico e che quindi avevano come prodotto una scarsa scultura figurativa, limitata ad ornare vasi in terracotta e che quindi non era affatto in grado di resistere al contatto con la potente civiltà artistica naturalistica che si era sviluppata nei vari centri del Mediterraneo orientale.

Arte etrusca e romana

La cultura romana (all’inizio città di civiltà artistica greca/etrusca) ebbe i suoi maggiori rapporti con quella etrusca anche se non ne fu la sua diretta continuatrice stilistica. Si possono distinguere nell’arte etrusca due periodi:

  • Uno è quello arcaico, che va dal VII agli inizi del V, quando l’Etruria era una potenza economica internazionale e la sua arte era in contatto diretto e continuo con la civiltà greca e artigiani greci facevano scuola in Etruria.
  • L’altro è quello durante il quale l’Etruria aveva perduta la sua preminenza commerciale ed economica ed era diventata una federazione di centri prevalentemente agricoli non dissimili, nella loro economia, da altri della penisola italica.

Il punto di rottura fu il 474 a.C. con la disfatta a Cuma subita dagli Etruschi ad opera di Ierone di Siracusa e in conseguenza della quale la penetrazione etrusca in Campania fu abbandonata; il commercio etrusco sul mare viene sostituito da quello greco e da quello cartaginese, mettendo fine alla potenza economica delle grandi famiglie etrusche.

Ma l’Etruria ebbe sempre anche nel secondo periodo, una preminenza culturale sugli altri gruppi di popolazioni dell’Italia centrale; i suoi contatti con la cultura delle colonie greche dell’Italia meridionale e della Sicilia non cessarono mai del tutto sino alla conquista dei Romani. Dal contatto con la cultura della classe dominante dell’Etruria, le leggende greche divennero sempre più aspre facendo sì che l’arte scegliesse come espressione, la crudeltà degli scontri sanguinosi e dei sacrifici umani.

Essa raffigurò quindi leggende locali sia degli scontri fra Etruschi che tra essi e i Romani, sia del buon re Mastarna identificato con Servio Tullio. Esempio: pitture analoghe a quelle provenienti da una tomba etrusca di Vulci (ovvero la Tomba Francois) databili 300-280, esistevano anche a Roma, ma son tutte perdute.

Imitazione dei divertimenti teatrali etruschi

A partire dal 364 a.C. si volle inoltre dare a Roma un’imitazione dei divertimenti teatrali caratteristici in Etruria, e poi due secoli dopo si mandavano a studiare in Etruria i patrizi romani.

In questo secondo periodo (definito ellenistico) l’arte etrusca del III-II secolo non rappresenta che una variante locale della produzione soprattutto artigianale del cosiddetto “ellenismo italico”, a sua volta, aspetto provinciale della grande civiltà ellenistica che fioriva nelle città greche (non solo quelle della vecchia Grecia- ma soprattutto in quelle divenute capitali dei regni degli eredi di Alessandro Magno e quindi Pergamo/Antiochia/Alessandria).

La diffusione e la profondità raggiunta da quella civiltà artistica ellenistica, restava di qualità altissima nonostante la necessità di un inizio di industrializzazione dovuto alla grande richiesta e notevole smercio dei prodotti. Tuttavia, la penisola italica era da tempi antichi in rapporto stretto con i Greci sia attraverso colonizzazioni che con i contatti commerciali, e quindi non poté sottrarsi alla sua influenza.

Arte romana e influenze etrusco-latine

Nasce quindi una sorta di koinè dialektos, ovvero un linguaggio artistico comune, venato di dialetti in cui l’arte greca faceva scuola. Ancora per tutto il IV e III secolo l’arte romana non si distinguevano da quelle dell’Etruria meridionale e della Campania, quindi avverrà tardi il riconoscimento di un dialetto non solo latino ma propriamente romano.

Offerte con iscrizioni etrusche sono state rinvenute negli strati archeologici fra il Tevere e il colle Capitolino insieme a decorazioni architettoniche di stile greco-etrusco. I più antichi cimeli ritrovati i Roma non si distinguono affatto da quelli ritrovati a Cerveteri o a Veio o nelle città latine di Velletri e Falerii; tuttavia per loro caratteri e per la connessione con altri materiali, si esclude Roma come centro di produzione o che fosse essa la fornitrice delle altre città. Quindi la provenienza di questo materiale, era sparsa in edifici di culto delle varie parti della città attuale e che alla fine del VI secolo Roma era la più grande fra le città dell’Italia centrale.

Ma con l’inizio del nuovo regime consolare repubblicano e la calata dei Volsci (che taglia le comunicazioni con la Campania) si provoca una crisi economica che renderà Roma nel V secolo in posizione d’inferiorità. La prima volta che troviamo il nome di Roma sopra un manufatto artistico sarà sopra la Cista Ficoroni.

È un dono di nozze di una madre alla figlia come si può leggere dall’iscrizione. È un recipiente cilindrico di rame finemente cesellato per contenere oggetti della toilette, pettine, profumi, orecchini. La storia figurata sulla parete della cista era una variante italica della storia degli Argonauti trattata con lo stile della pittura greca del V e IV secolo e il gruppo in bronzo sul manico Dioniso tra i satiri deriva le sue forme dalla scultura dei maestri greci del IV secolo.

La forma dell’oggetto è tipica di una produzione artigiana fiorente a Praeneste (Palestrina-città del Lazio); mentre per quanto riguarda il nome dell’artista, esso non è certamente romano di Roma bensì indica un immigrato della Campania. La cista non è quindi una testimonianza dell’arte romana del periodo ma è piuttosto una testimonianza dell’arte che si produceva a Roma in quel tempo; da ciò è scaturito il dubbio che Roma fosse il centro di produzione delle numerose ciste prenestine, le quali non si differenziano alla coeva produzione etrusca di fine IV inizio III.

Roma, sorta come città etrusco-latina, mantiene la sua qualità di essere una città non una nazione. Rispetto alle grandi civiltà artistiche originarie come quelle egiziana/mesopotamica/indiana… che hanno avuto spinta iniziale al loro costituirsi urbano e al loro perfezionarsi grazie al fiume, che aveva consentito lo sviluppo agricolo e una residenza fissa nonché la creazione di costruzioni pubbliche di carattere religioso e monumentale e il loro abbellimento; a Roma non avvenne niente di tutto questo.

Il Tevere infatti era un fiume estremamente esiguo, mentre la terra attorno a Roma era costituita da banchi di tufo vulcanico o di calcare alluvionale, coperto da pochi cm di terra, una tipologia di suolo che quindi non si prestava al pascolo. Buone erano invece le colline di Albano e di Tivoli. Ovviamente in una comunità composta da pastori e contadini, i primi si considerano aristocrazia, ed è proprio in una tale società che si formeranno presto diverse classi di patrizi/plebei e di cavalieri, ad essi si aggiungono poi gli schiavi-servi.

Tuttavia nonostante la dotazione di manodopera a buon mercato, non possono esservi prodotte grandi riserve in un luogo dove il terreno è così poco fertile, mediante il valico del Tevere e la via del Sale, che porterà benessere e progresso alla città. Nel corso del VI secolo (datazione: 509-07) Roma divenne la grande città dei Tarquini (etruschi), ovvero gli ultimi “re leggendari”, e la loro cacciata e la creazione della repubblica romana furono avvenimenti fondamentali per i Romani, rappresentando non solo un cambiamento di regime ma una vera e propria liberazione dalla supremazia straniera.

Quindi la cacciata degli Etruschi, unita all’abbandono della Campania da parte di questi, fece seguire a Roma (privata dell’importanza della sua posizione fulcro nei traffici) un periodo di regressione culturale ed economica. Ad esso seguì un altro avvenimento: la calata dei Volsci ed Equi (popolazioni primitive) il Campania, il quale chiuse completamente i contatti di Roma con il mondo greco.

Infatti mentre nel VI secolo vi era una continua introduzione di culti greci (i Romani erano sempre molto accoglienti verso ogni divinità credendo che ogni nuovo culto non potesse nuocere es. culto dei Dioscuri 484-culto di Asclepeio 293), agli inizi del V il fenomeno si arresta. Roma si restringe materialmente e culturalmente nel V secolo, dopo la cacciata dei re Etruschi e l’interruzione dei commerci tra Etruria e Magna Grecia.

In questo periodo rischia di tornare ad essere una città povera e sottomessa alle altre potenze, iniziò quindi ad allacciare rapporti con le altre potenze e ad incanalare le proprie forze nel commercio marittimo. Vi erano orefici come testimonia la fibula di Manios di tipo etrusco. Forse intorno al 335, si ha l’inizio della prima monetazione romana e l’insegna di Roma sarà una prora di una nave, essa è una moneta fusa in bronzo, tardiva rispetto a quella del Mediterraneo orientale e poco agile per il suo volume e peso (subirà solo in seguito riduzioni).

Dopo l’accordo con Neapolis (Napoli) del 326, Roma entra in modo permanente in contatto con l’area commerciale greca; ed è questo il motivo che fece seguire alla monetazione in bronzo di tipo italico, subito una monetazione d’argento/di bronzo/raramente d’oro di tipo greco e a base metrologica. In questa evoluzione si può notare un tratto caratteristico di Roma, ovvero l’adattamento della propria azione alle varie esigenze politiche/economiche e culturali che si presentano. Il ferro doveva essere raro e il rame usato dai calderai nella sua lega (bronzo), veniva dall’Etruria.

Il V secolo fu quindi per Roma il secolo dell’organizzazione militare ed interna intesa anche come codificazione delle prime leggi, forse dovuta a una reazione patrizia antiplebea. Ma vi furono anche per i primi contatti a lungo raggio, tra essi quelli con Cartagine, unita anche ai primi segni di urto con le tribù celtiche dei Galli penetrati nella Pianura Padana. Poi Roma intraprese una politica espansionistica, al fine di crearsi un territorio autonomo, e che vide la caduta della grande rivale etrusca: Veio (inizio IV secolo- data tradiz. 396) come sua prima conquista.

Roma già dalla fine della seconda guerra sannitica 304 si presenterà come forza determinante nella penisola; posizione di potenza che porterà a compimento nel 295 con la vittoria di Sentinum (in Umbria). Tuttavia, seppur qualche colle mostra tratti di protezione sin dal VI secolo, sarà solo dopo il saccheggio dei Galli (del 378) che si iniziò a cingere di mura l’intera città: sono le mura cosiddette “serviane” (robuste assise di tufo ben squadrate e precedute da un fossato; delle quali restano numerosi frammenti), nella costruzione del 210 delle nove porte e delle cinquanta torri nelle mura Falerii Novi, si notano evidenti capacità costruttive; seppur come si poteva riscontrare già nelle mura della colonia latina di Cosa (273) il tipo di tecnica edilizia era ancora quello usato dalle maestranze etrusche.

Le lotte alla natura e alla povertà contro i vicini, formarono il carattere e la mentalità dei Romani della prima età Repubblicana: ovvero uomini violenti/duri/astuti dotati di una mentalità che li spinge non tanto a una religiosità di rivelazione e di fiducia bensì a una superstizione diffidente, tanto da non voler neppure precisare il nome della divinità protettrice della città, né tanto meno se fosse una dea o un dio.

L’architettura romana rispetto alla pittura e alla scultura esiste da prima es. nel II secolo fu fatta distruggere per ordine del senato, l’iniziata costruzione di un teatro stabile in pietra (definito cosa inutile e nociva). Tuttavia, per tutto il IV secolo l’orizzonte di Roma resta limitato all’Italia centrale. Solo a partire dalla fine del IV e all’inizio del III, l’orizzonte inizia ad allargarsi, convenzioni e trattati (generalmente poco stabili) la uniscono alle città più importanti del Lazio, dell’Etruria e della Campania.

La società rigidamente patrizia di Roma subisce un’apertura a nuovi fermenti e a nuove esigenze sociali; i plebei che erano stati respinti nei primi tempi della repubblica, entreranno a far parte dei collegi pontefici e degli auguri, il tutto unito a quell’apertura attraverso il culto e il rituale, che diventerà tipica per la società romana.

Il primo grande contatto con gente perfettamente ellenizzata, Roma lo ebbe quando intraprese la guerra contro Taranto (fiorente città del mezzogiorno) che guidata da Pirro giunge dall’Epiro in Italia e poi in Sicilia nel 280 a.C, introducendo una novità: uno straordinario mezzo di battaglia, l’elefante guidato da uomini armati come nel piatto con elefante di guerra entro piccole torri.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuly_belfio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Barbanera Marcello.
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