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fregio in pietra calcarea con due donne sedute una fronte all'altra sopra l'architrave ornato con figure di

animali in fila e in modo simmetrico (orientalizzante). Sotto, due figure femminili veste lunga, capelli ricci e

copricapo cilindrico si rivolgono al visitatore; non sappiamo se fosse sopra la facciata interna o quella esterna.

fregio a rilievo in pietra calcarea: tre cavalli in fila indiana con lunghe zampe, piccoli cavalieri sul dorso con

scudo e lancia. Forse decorazione di un dado (parte inferiore di una parete) intorno al portico o di un

basamento.

A prinias vennero rinvenute ceramiche di crateri o coppe per bene, ossa di animali e ceneri che fanno pensare a una

funzione sociale dell'edificio (forse un simposio, o un banchetto rituale). Va tenuto conto che con le distruzioni degli

edifici del bronzo, le residenze dei capi diventano luoghi per scopi civili e religiosi.

In tale periodo (650 a.C.) viene costruito un nuovo santuario a Samo (successivo all'hekatompedon 1): tempio senza

portici, struttura allungata e cinto da 18 colonne laterali e una doppia fila di 6 colonne sulla facciata anteriore; facciata

posteriore con una fila di 6 colonne. Le colonne interne erano addossate alla parete, la statua cultuale

immediatamente visibile. Colonne in legno, pareti pietra calcarea, tetto sconosciuto. Davanti vi è un altare per sacrifici

e affianco una stoà (riparo pellegrini sole/pioggia): lungo edificio rettangolare e stretto, con parete in mattoni crudi e

una doppia fila di colonne lignee → diventa importante in età arcaica.

La pianta della città rinvenuta a Megara Iblea (650-600 a.C.) mostra come da una disposizione casuale degli edifici, si

sia arrivati a una pianificazione urbana tradizionalmente attribuita a Ippodamo di Mileto: le strade sono disposte a

griglia e tutta la città si dispone regolarmente attorno all'agorà/mercato. Ogni zona ha una specifica funzione sociale.

Smirne era un insediamento cinto da potenti mura di fortificazione, con strade a griglia e case con fronte a sud (sole in

estate) separate da vicoletti. Erano in blocchi di pietra e in mattoni crudi. Nel 600 la città venne presa ed espugnata dal

re di Lidia. Ricostruzione del tempio di Atena a Samo:

tempio terrazzato, con muri poligonali di sostegno; strada d'accesso pavimentata con pietre poligonali;

frammenti di numerosi capitelli sia in stile “eolico” (fr 24) sia a “fungo” (17). Per i primi, erano capitelli con

volute inframmezzate da palmette (foglie disposte a palma) e decorati con vari motivi floreali, con chiara ispirazione

orientalizzante. I secondi capitelli a forma di fungo erano scolpiti in bassorilievo con un motivo di foglie nel registro

superiore e motivo a foglie e fiori alternati nel registro inferiore. Poteva essere usato da solo o in combinazione con gli

altri capitelli eolici e forse era proprio delle colonne votive. Questa varietà di colonne/capitelli era usata tutta nel

tempio di Smirne.

La scultura: statuette in bronzo raffiguranti guerrieri e atleti, due figure importanti dell'epoca (conflitto città-stato e

giochi panellenici). Si riprende anche il tripode-calderone in bronzo del geometrico, decorato con protomi di animali o

creature mitologiche → protome sirena di un attacco in bronzo di un calderone (prima metà VII a.C.) che ha forme

piene e tondeggianti, manufatto orientale di importazione.

La resa delle figure umane è inizialmente resa con forme geometriche → bronzo di Mantiklos da Tebe (prima metà VII

a.C) le gambe cilindriche, il busto e il viso trangolare, collo lungo e piramidale e testa emisferica. Tiene le braccia

sollevate davanti al petto. Riporta un'iscrizione (la statuetta è rivolta ad Apollo) in cui è come se la statuetta stessa si

rivolgesse al dio, quindi è personificata “mantiklos mi ha dedicata...”.

Man mano i bronzetti presentano forme meno geometriche/bidimensionali e più tondeggianti:

bronzetto di guerriero da Olimpia (700-675 a..C.)eretto, gambe lunghe, grossa cintura in vita, capigliatura a

riccioli (che è caratteristico del VII a.C.),nel braccio destro aveva una lancia.

Bronzetto giovane uomo da Delfi (625 a.C.) gambe lunghe, sinistra avanza un poco, braccia lungo i fianchi e

pugni stretti (convenzione egizia), cintura stretta (cretese), volto triangolare, fronte bassa, naso bocca e occhi

grandi, senza orecchie, testa piatta e capelli a bande orizzontali che sul fronte si presentano come due

triangoli (nasce come modo di rappresentare parrucca egizia → resa per capelli folti e acconciati).

Piccole statuette femminili di terracotta (650-625 a.C.), a stampo e su larga scala. Avevano funzione votiva (indicavano

o la divinità o la dedicante). Posizione frontale rigida, profilo piatto, cranio piatto, fronte bassa, viso triangolare, occhi e

naso grandi. Più è particolare la capigliatura/definita l'anatomia, più la statua è tarda. Questo stile è chiamato dedalico,

dal nome dello scultore cretese Dedalo e i maggiori centri produttivi erano Corinto, Creta, Rodi e Sparta.

Comunemente usata la terracotta, ma anche il bronzo, avorio, pietra e l'electron (lega d'oro e argento).

Kore di Auxerre (640 a.C.) versione in pietra calcarea, prende il nome dal sito francese in cui è stata esposta la

prima volta. Posizione eretta e frontale, gonna lunga a quadrati concentrici originariamente dipinti e sul collo

presenta lo stesso decoro geometrico. Indossa una stretta cintura, un manto sulle spalle, una mano al petto e

una lungo il fianco, in una posa di adorazione. Il viso è triangolare, la fronte bassa, cranio piatto, capelli

suddivisi in ciocche verticali e onde orizzontali, piedi e mani molto grandi.

Donna alla finestra da Micene (640 a.C.) è un rilievo in pietra calcarea di 40 cm dove la donna presenta capelli

triangolari suddivisi in bande orizzontali, fronte bassa con riccioli, si copre/scopre con un manto, in un gesto

riconducibile a una sposa (anche se in medioriente sono state trovate figure simili, indicanti prostitute). Alcuni

studiosi pensano che il rilievo fosse una metope, parte di un fregio di un edificio dorico, ma molto più

probabilmente questo fregio decorava il corso inferiore del dado di un edificio.

Nella 2 metà del VII a.C venne impiegato il marmo, con influenze delle monumentali statue in granito dell'Egitto, che

prevedevano un duro lavoro di abrasione e di martello. Il marmo usato era quello bianco proveniente dalle Cicladi,

lavorato con uno scalpello piatto, una punta di ferro e un abrasivo (generalmente smeriglio di Nasso). La lavorazione

avveniva all'interno della cava – nelle cave sono stati ritrovati prodotti non finiti che ce lo fanno presupporre. Lo stile è

sempre dedalico, ma le dimensioni aumentano notevolmente:

kore di Nicandra da Delo (640 a.C.) alta 1,75 m e proveniente dall'Artemision. Nell'iscrizione che

l'accompagna parla in prima persona e menziona “l'arciere che scocca lontano il dardo”, a cui sarebbe

stata dedicata da Nicandra, un'aristocratica di Nasso. L'arciere chiaramente è Apollo, ma è possibile che la

statua fosse dedicata ad Artemide, che condivideva il santuario di Delo col fratello. Questa figura poteva,

dunque, rappresentare Artemide, oppure Nicandra oppure essere un'agalma, cioè una figura votiva

generica. L'iscrizione, posta lateramente, indica anche lo status sociale della dedicante, tramite il

riferimento alla sua parentela maschile (figlia di, sorella di, moglie di), ad indicare il ruolo subalterno

ricoperto dalla donna. In ogni caso, la statua è piuttosto sottile, presenta una struttura compatta e uno

stile tipicamente dedalico (posa frontale ed eretta ecc). La datazione si ricava grazie a frammenti

marmorei rinvenuti a Thera nel 640 e a Samo nel 625 a.C.

Kore di Thera (640 a.C.) ritrovata a santorini. La statua è di dimensioni monumentali, 2.30 metri e non è

stata mai ultimata → non c'è pittura in superificie, nessuna levigazione, nessun particolare.

Le prime statue maschili in marmo sono a grandezza naturale e sulla base dei frammenti rinvenuti diciamo che lo stile

era dedalico per il trattamento dei capelli e della testa. Generalmente nudi, indossavano solo una cintura. In posizione

eretta, con una gamba portata in avanti. Erano statue votive per santuari e cimiteri. La tecnica di lavorazione del

marmo era simile a quella usata in Egitto → tutto il blocco era lavorato verso l'interno, in modo da ottenere statue

quadrifrontali (lavorate su tutti e quattro i lati), meno rigide dei prototipi egiziani e nude. La tecnica di lavorazione

veniva perfezionata applicandola su modelli piccoli:

giovane inginocchiato in avorio, da Samo (625 a.C.) che era un originario braccio di una lira. Lo stile è sempre

dedalico, con le cosce lunghe, il torso trangolare, la cintura, ma presenta anche altri elementi non dedalici,

quale la capigliatura finemente decorata e non rigida, la bocca resa con precisione e il volto non più

triangolare. Gli intarsi in altro materiale negli occhi e gli orecchini sono andati perduti.

Grecia Arcaica (VI secolo 600-480 a.C.)

proseguimento della prosperittà del VII a.C dove la spinta maggiore alle grandi costruzioni architettoniche viene data

dall'antagonismo fra i tiranni delle città stato, principali promotori di una politica culturale. Atene nel VII secolo aveva

vissuto un periodo di regressione, paradossale visto che non è stata interessata dal cd medioevo elladico (non aveva

partecipato alla colonizzazione, periodo di calo demografico), mentre dal VI secolo in poi fiorisce, assumendo un ruolo

predominante nella produzione artistica, ma anche nella struttura politica (vedi arcontato di Solone).

Per l'architettura, gli edifici da prendere in considerazione sono i templi, che svolgevano sia una funzione religiosa

(protezione per i luoghi sacri, le immagini di culto, gli altari e gli alberi sacri e luogo delle cerimonie religiose), sia una

funzione finanziaria (vengono conservate le offerte di altri Stati o di singoli individui e poteva fungere anche da

archivio di beni, che venivano inventariati) e per cui si sviluppano due diversi ordini architettonici:

• dorico: la struttura è retta dallo stereobate e stilobate, sui cui poggiano colonne senza base, con scanalature a

spigolo vivo. Il capitello consta di due elementi:

• l'echino (lastra di pietra a cuscino, più è rigonfio, più è antico) su cui poggia l'abaco (lastra di pietra

oblunga).

• Le colonne reggono la trabeazione (insieme di elementi orizzontali della sovrastruttura):

• architrave: lastra liscia orizzontale senza decorazione;

• tenia: sottile lista a rilievo, composta da regula (lista minore, sottostante la tenia) e guttae (elementi

conici pendenti dalla regula);

• fregio: lastra orizzontale composta da alternanza di triglifi (lastre a 3 intagli) e metope decorate;

• cornice: copertura dell'edificio composta da una combinazione di elementi orizzontali e angolari

(geison- sima – geison inclinato) e dal frontone, che è il triangolo centrale con sculture a rilievo.

L'ordine dorico è il più solido e strutturato e ha avuto molta fortuna in Grecia continentale.

• Ionico: è quello più movimentato e ornato. Vi era una base (con tamburo a volte scolpito) tra lo stilobate e la

colonna, che ha maggiori scanalature verticali. Il capitello è a due volute laterali collegate e presenta palmette

negli angoli sotto le volute. L'architrave è tripartito in fasce orizzontali, mentre il fregio è continuo, con decoro

figurato o dentellato. Ebbe molta fortuna tra i greci d'Asia Minore.

La pittura era presente, ma non ci è pervenuta (usano giallo, rosso, verde, blu e nero). Nell'ordine dorico, ad esempio, i

collarini erano blu e rossi, le regulae blu, le guttae senza colore, la tenia e il fondo delle metope rosso, mentre il fondo

del frontone era blu.

Per il tempio dorico, abbiamo testimonianze nel Peloponneso:

• Heraion ad Olimpia (590 a.C.): tempio esastilo (6 colonne nella facciata) con 16 colonne per fianco, dapprima

lignee e successivamente in pietra. Pronao e opistodomo con due colonne in antis, allineate con la facciata, in

modo che ci fosse una perfetta corrispondenza tra peristilio e corpo centrale. La cella presenta colonne ai lati

e pareti aggettate. Questo primo esempio di tempio dorico presenta una delle sue varianti principali, ovvero

la contrazione angolare: diminuzione dello spazio tra le colonne angolari e quelle adiacenti, per risolvere il

problema della disposizione di triglifi e metope (perché spingendo verso l'angolo i triglifi, le metope

risultavano più lunghe nella parte tra l'angolo e le colonne adiacenti!).

• Tempio di Apollo a Corinto (560 a.C.): tempio esastilo con 15 colonne per fianco (piccola riduzione rispetto

all'Heraion); pronao e opistodomo sono colonnati, peristilio e corpo centrale allineati. All'interno vi sono due

vani: quello orientale ospitava la statua cultuale, quello occidentale i tesori di Apollo, o luogo dell'oracolo.

L'echino è leggermente sporgente e questo tempio è un primo esempio di edificio a facciata curva (con lo stilobate

leggermente curvato verso l'alto.

Come visto nel tempio di Apollo, col tempo vengono introdotte diverse varianti o miglioramenti a scopo prospettico:

la curvatura verso l'alto dello stilobate serviva per eliminare quell'effetto ottico di abbassamento delle linee al centro;

l'entasi delle colonne, ossia un rigonfiamento posto a 1/3 dell'altezza del fusto, dovuto a una rastremazione

(restringimento) del suo diametro. Dà un effetto più slanciato e impedisce alla colonna di sembrare troppo sottile (vd

Heraion a Paestum).

Ricostruzione dell'Artemision di Corcyra (580 a.C.): aumento dimensioni rispetto ai precedenti, con 8 colonne

frontali e 17 per fianco; pronao e opistodomo con colonne in antis; naos con 10 colonne su ogni navata. Le

innovazioni introdotte sono un nuovo spazio tra il colonnato e le pareti, che lasciava posto a una seconda fila

di colonne (pseudoperipterale). Ci rimangono diversi frammenti delle metope e del frontone della parte

occidentale del tempio, in pietra calcarea e con sculture a rilievo. Il frontone presenta una Gorgone in

posizione centrale, alta circa 3 metri e affiancata dai figli Pegaso e Criasore e ai lati due belve in posizione

araldica (simbolo del potere). Per riempire gli spazi angolari vi erano figure morenti e affianco altre figure

mitologiche, quali ad esempio Zeus che uccide un Gigante e forse la figura di Priamo che tende la mano.

• Tempio di Atena sull'Acropoli di Atene (550 a.C.) mostra come furono occupati gli spazi angolari del frontone:

figure di mostri con estremità serpentine, in pietra calcarea e decorati di rosso, blu, bianco e verde. Questo

tempio probabilmente fu l'edificio arcaico sostituito poi dal Partenone.

• Tempio di Aphaia a Egina (500 a.C.) è la massima espressione dell'ordine dorico. Tempio esastilo con 12

colonne per fianco (dimensione canonica 6x12/6x13), pronao e opistodomo con due colonne in antis, naos

con 5 colonne su ciascun lato. Oltre a essere meno lungo dei precedenti, possiede diverse varianti doriche:

• colonne sono leggermente inclinate verso l'interno;

• colonne angolari sono più robuste delle altre;

• i triglifi sono allineati col centro della colonna;

• contrazione angolare;.

Queste varianti servivano per rendere le proporzioni del tempio più snelle e per creare un maggior slancio visivo. I

frontoni del tempio raffigurano la battaglia degli eroi di Egina a Troia (è una figurazione narrativa) e rende

conto del passaggio dal periodo arcaico al periodo classico. Le figure sono in marmo e riempiono tutto lo

spazio triangolare, con diverse posizioni. Atena è la figura centrale ed è presentata in scala superiore:

• frontone occidentale → databile al 500 a.C dato lo stile rigido e angoloso, presenta un'azione

centrifuga (verso l'esterno);

• frontone orientale → databile al 480 a.C per un maggior naturalismo e realismo espressivo, presenta

un'azione centripeta (verso l'interno), con la figura stesa a sx che sembra cadere fuori dalla cornice.

Per l'ordine dorico, abbiamo esempi di architettura monumentale:

• Heraion a Samo (575-560 a.C.) era molto lungo e a pianta pseudoperipterale (o pseudodiptera?!), con 10

colonne nella facciata posteriore, 8 in quella anteriore e 21 per fianco; pronao esteso e profondo, naos

colonnata. Il tempio era in posizione centrale nel santuario costituito da un altare frontale, una stoà a sud e

delle basi per le statue votive. I costruttori furono Rhoikos e Teodoro e venne distrutto nel 530 a.C, con

conseguente ricostruzione → dimensione maggiore (23 colonne laterali), triplice colonnato sulle facciate e

doppio ai lati, pronao sempre profondo e naos colonnato.

• Didymaion (550 a.C ca) o tempio di Apollo a Didyma presenta una pianta pseudoperipterale (o

pseudodiptera?) con un portico molto lungo e l'interno senza copertura, con una cappella. Nei tamburi delle

colonne esterne vi erano sculture a rilievo, così come negli angoli dell'architrave (gorgoni, leoni). Nel 330 a.C il

tempio venne ricostruito e reso ancora più colossale.

• Artemision a Efeso (560 a.C.) con tre file di colonne sul lato frontale, tamburo scolpito, capitelli a volute e base

con scanalature orizzontali.

I tesori erano piccoli edifici interni al santuario, dove si custodivano le offerte delle poleis. Presentano un piccolo vano

rettangolare, preceduto da un portico colonnato con i principali ordini architettonici. Numerosi sono stati edificati a

Delfi, in particolare tre:

• tesoro dei sicioni (560 a.C.) di cui ci restano 4 delle 14 metope originarie del fregio, scolpite in pietra e non più

in terracotta (una con una scena dei dioscuri, una con la partenza degli Argonauti e un'altra con la caccia al

cinghiale Calidonio). Le metope erano pesantemente dipinte e riportano delle iscrizioni → i dioscuri (Castore e

Polluce) rubano alcuni buoi. La scultura è ad altorilievo, con le teste dei buoi lavorate sia frontalmente che di

profilo, determinando una buona resa dei piani spaziali. Le armi tenute con la mano destra sembrano

precedere le teste dei buoi, mentre le lance lunghe e rette con la mano sinistra, sono sullo sfondo. La

capigliatura è resa dettagliatamente.

• tesoro degli ateniesi (490-480 a.C.) è stato edificato dopo la vittoria sui persiani a Maratona. L'ordine

impiegato è dorico e le metope del fregio erano scolpite con con scene relative a Eracle (a nord e nella parte

posteriore), a Teseo, che diventa l'eroe simbolo della nuova democrazia (a sud) e l'amazzonomachia (nella

parte anteriore, con Eracle e Teseo a capo). Abbiamo dunque dei cicli narrativi. Nella figura → Eracle balza sul

dorso di una cerva, con i particolari anatomici dettagliati (vedi anche la barba), ma con la faretra e il mano

immobili, cosa che contrasta con l'azione di movimento espressa.

• tesoro dei sifni (530 a.C.) costruito con le ricchezze provenienti dalle miniere d'oro e argento di Sifno, prima di

essere conquistato da Samo. Si presenta con una maggiore articolazione: al posto delle classiche colonne,

abbiamo due korai (in seguito definite cariatidi) scolpite a tuttotondo. I frontoni erano in marmo, scolpiti con

figure frontali. Nel frontone orientale, Zeus arbitra una disputa tra Eracle e Apollo per il possesso del tripode

delfico. Le altre figure umane e di cavalli, più piccole, si dispongono in varie posizioni nello spazio restante,

adattate alle dimensioni del triangolo. La posizione delle figure è statica e non c'è simmetria nella

composizione.

• Sotto vi è il fregio orientale, con la rappresentazione di due battaglie (disputa verbale tra le divinità,

sul destino di Troia; combattimento degli eroi a Troia, scolpito in altorilievo, con simmetria della

composizione, un guerriero a terra ritratto di scorcio, che rende anche un certo pathos e carri/cavalli

rappresentati in modo tridimensionale).

• Fregio occidentale: Atena alata sale sul carro; Artemide scende da un cocchio; Hera e Paride

rappresentati sopra il carro → scene del giudizio di Paride.

• Fregio settentrionale: rappresentazione della gigantomachia, con tante figure sovrapposte, in

numerose posizioni. Apollo e Artemide lanciano le loro frecce sui Giganti, che vengono rappresentati

come schiere di opliti. Anche Dioniso attacca i Giganti, mentre la dea Temi è issa sul suo carro e il suo

leone azzanna uno dei Giganti. Le divinità sono identificate con iscrizioni dipinte e vi è anche

riportato il nome dell'autore del fregio nord e orientale.

Sicilia e Italia Meridionale: in generale si preferisce l'ordine dorico, ma con molta flessibilità, perché non di rado

troviamo commistione tra elementi dorici e ionici nelle elevazioni dei templi. A Metaponto e Siracusa, invece, vi sono

esempi di templi ionici.

Siracusa: tempio di Apollo (560 a.C.) esastilo, con 17 colonne per fianco poco distanziate tra loro, cosa che denota la

poca esperienza relativa alle costruzioni in pietra. Presenta delle innovazioni, quali una scalinata d'accesso al tempio e

una doppia fila di colonne frontali, creando così una maggiore enfasi alla facciata. Il costruttore del tempio fu

Cleomene, testimoniato da una iscrizione.

Selinunte: sull'acropoli della città e sul pendio di un colle circostante furono eretti diversi templi:

• Tempio C (560 a.C.) forse dedicato ad Apollo, è il più antico. L'ordine è dorico e presenta una pianta allungata,

introdotto da una scalinata di 8 gradini, doppia fila di colonne sul lato frontale e colonne più sottili rispetto

alle coeve di Siracusa. Sia il pronao che il naos non hanno colonne. Le metope del fregio frontale e posteriore

erano scolpite in pietra e ce ne rimangono solo 3: una con Atena, Perseo e Medusa; una con Eracle e i

Cercopi; una con un gruppo di figure e Apollo e Artemide sul carro.

• Eracle porta sulla spalla un'asta, su cui sono appesi a testa in giù i due Cercopi (due briganti fratelli e

figli di Oceano che osarono rubargli le armi durante il sonno).

Al centro del frontone era scolpita una grande testa di Gorgone di terracotta e le cornici erano decorate con motivi

floreali e geometrici policromi di terracotta. Rimane evidente che la bravura che ritroviamo in Grecia continentale, qui

manca. Le colonne non sono spaziate tutte nello stesso modo, il numero delle scanalature non è costante, alcune

colonne presentano tamburi, altre no e manca l'entasi del fusto. Forse questo edificio fungeva da archivio, come

attesterebbe la presenza di sigilli per documentazione ufficiale rinvenuta nel sito.

• Tempio G (530-409 a.C.) completamente distrutto, si ergeva sul colle vicino ed era monumentale (115 m).

tempio peripterale con prostilo (portico colonnato antecedente la cella) con in tutto 6 colonne, cella a doppio

colonnato , cappella interna e opistodomo (cfr Didima); edificio mai terminato (colonne parzialmente

scanalate), capitelli dorici appartenenti sia all'età arcaica sia alla classica; iscrizione di ringraziamentoa Zeus,

Efebo e altre divinità, con cui si identifica la divinità del tempio, Apollo.

Paestum due importanti templi VI:

• I tempio di Hera → 9x18 colonne, portico con 3colonne in antis, largo ambulacro, colonnato assiale nella cella

(forse per visione di due statue cultuali laterali) e muro sporgente, adyton posteriore. Dimensione uguale

colonne portico cella e allineamento; nome divinità del tempio deriva da iscrizioni/statuette terracotta;

colonne hanno entasi, ma anche anthemion (decorazione floreale sul collo) e decorazioni floreali parte

posteriore (rosette, palmette) → compresenza elementi dorici/ionici. Manca fregio e frontone, originarie

metope scolpite per rinvenimento fori per chiodi; grondaie tempio decorate con terracotte dipinte, modellate

a testa di leone con motivi a svastica e quadrifogli. Quindi innovazione tempio: colonnato assiale,

collegamento cella peristilio e ricco decoro → crescente creatività architettonica.

• Tempio di Atena (500 a.C.) più piccolo di quello di Hera anticipa proporzioni canoniche del dorico classico;

peripterale, esastilo, 13ai lati: colonne con entasi, collo con decori floreali, echino rigonfio arcaico; tetto con

cornici spioventi, decorate con intradossi; uso dell'arenaria (e non travertino) per inquadrare il fregio. il

portico è molto profondo e presenta in tutto 6 colonne di ordine ionico (compresenza due ordini nelle

colonne mai vista prima!), manca l'opistodomo. Mancano cornici orizzontali, i triglifi sono usati come

decorazioni.

• Santuario di Hera presso Foce del Sele con tempio, stoà, altare e un tesoro risalenti ai primi del VI secolo;

numerose metope scolpite, in arenaria con scene delle fatiche di eracle/guerra Troia → primo esempio di

decorazione usata come narrazione di cicli (poi consuetudine nei fregi dorici dell'età classica):

• metope con Eracle che porta sulle spalle i cercopi legati al palo (cfr Selinunte);

• metope con suicidio di Aiace a profilo bidimensionale, si suppone metopa non terminata;

le metope sono scolpite quindi sia ad altorilievo, sia a bassorilievo: indica un periodo di sperimentazione.

Tutte le metope ritrovate a Paestum e Selinunte sono in numero superiore a quelle rinvenute in Grecia e bisogna

considerare questi sono due centri di frontiera, uno con gli Etruschi e uno coi Cartaginesi ed è possibile che le metope

fungessero anche da segnale avverso a tali nemici (visto che è rappresentata la forza dell'eroe greco che trionfa sul

male e sul caos).

Atene: dei suoi templi arcaici non resta praticamente nulla. Il santuario aveva molte statue dedicatorie, piccoli tesori e

un tempietto per Atena Nike. Dopo maratona venne iniziata la costruzione di un tempio nella zona del successivo

Partenone, ma venne distrutto dai Persiani. Nella parte nordoccidentale dell'Acropoli, che ospitava cimitero e abitato,

venne trasformata gradualmente nell'agorà: sedi amministrative (primo bouleuterio-sede boulè-, santuario Zeus)

stavano a occidente, ai piedi del monte Kolonos Agoraios. Con la tirannide, l'agorà si espanse a sud e a est: a sud venne

edificato un tribunale (metà secolo) affiancato da un palazzo, forse dei pisistratidi; a nord vi era l'altare dei 12 dei con

muro del perimetro (fine VI); serbatorio sudorientale e acquedotto, la cui fortuna tra il popolo è dimostrata dalla sua

raffigurazione in vasi per l'acqua (hydria a figure nere, fine VI secolo): più semplice da riempire rispetto al pozzo!

Clistene fece costruire un nuovo bouleuterio, sopra quello soloniano, rettangolare; una stoà reale (sede arconte

basileus); la via panatenaica che attraversa l'agorà divenne la strada della processione che collegava la città all'acropoli

durante le Panatenee. L'area dell'agorà venne delimitata da horoi, pietre di confine con iscrizioni.

La scultura in marmo dell'età arcaica si concentra soprattutto sulla realizzazione di sculture a tutto tondo quali i kouroi

(nudi) e korai (vestite), passando da una fase di iniziale rigidismo e astrattismo a una con più naturalismo di

dimensioni/proporzioni. In particolare, con la kore si lavora sul rapporto tra corpo e vestiario, che piano piano svela

porzioni sempre maggiori di corpo e sull'abilità nella resa del drappeggio.

Come detto, il kouros è completamente nudo, monumentale e presenta ancora tracce di influenza egizia (cfr postura

del principe egiziano in granito). Sparisce la cintura, elemento indossato dalle statuette del passato; va detto che in

nessun'altro luogo esterno alla Grecia era consentita la rappresentazione del nudo: potrebbe essere una caratteristica

tipica dei Greci e un elemento che lega l'uomo al divino (condivisione della stessa corporeità). Erano destinate a

santuari e cimiteri come icone degli dei o offerte votive o figure commemorative per tombe, simboleggianti lo status di

famiglia. kouros del Metropolitan Museum di NY (forse attico) della fine del VII a.C è in posizione eretta, porta la gamba

sinistra in avanti, le braccia distese lungo i fianchi e pugni stretti; indossa un collarino e ha un'acconciatura a

grani. Questa è la postura tipo del kouros.

Kouros di Capo Sunion (primi VI) in postura tipica; gli occhi sono molto grandi e fiss in avanti e la testa è più

grande rispetto al corpo; i dettagli anatomici resi in una sorta di disegno, sicuramente perché l'autore ha

preferito rendere una forma umana lineare e non volumetrica.

Kouroi gemelli del santuario di Apollo a Delfi (primi VI): alcuni sostengono siano i due Dioscuri; altri, data la

presenza di calzari ai piedi, pensano siano i due gemelli Cleobi e Bitone (cit. Herod) che per la piana di Argo si

dirigono al Santuario di Hera trascinando il carro della madre. La postura è tipica e si muovo all'unisono;

l'acconciatura a ciocche verticali e onde orizzontali richiama lo stile dedalico, le proporzioni sono piuttosto

tozze, con un busto squadrato e corto rispetto alle gambe e l'anatomia è resa con linee sinuose; iscrizione con

mezza firma dell'autore, si pensa di Argo.

Kouros di Anavysos (Attica, 530 a.C) è un esemplare tardo presenta un maggior naturalismo di forme e

proporzioni, dovute ad una maggiore profondità con cui è stato scolpito il blocco di marmo, che danno anche

una maggiore tridimensionalità alla figura. La postura e gestualità è sempre la stessa, non c'è una grande resa

anatomica, ma uno slancio verso una vitalità maggiore, come dimostra il cd “sorriso arcaico”, qui attestato per

la prima volta.

Kouros di Aristodikos (tomba di Aristodikos, in Attica 500 a.C) naturalismo ancora maggiore: scompare

l'acconciatura lunga a grani, ma c'è ancora una resa rigida del capello; le braccia sono staccate dai fianchi e i

muscoli ginocchia e ossa hanno una resa più naturale.

Affianco al tipo del kouros, si producono altre figure maschili a tuttotondo, provenienti dall'acropoli di Atene:

moscoforo (uomo che porta un vitello -sacrificale- sulle spalle 560) l'acconciatura a grani richiama i kouroi;

presenta la barba (resa senza particolari), il sorriso arcaico eun mantello molto sottile, che non copre la fisicità

(si nota l'ombelico e muscolatura).

Cavaliere rampin (560) è un gruppo complesso composto da un cavallo e un cavaliere. Vi è una scarsissima

resa anatomica e l'appiattimento di busto e volto contrasta con la barba e la capigliatura ricca di particolari (a

grani molto sottili). Anche qui, sorriso arcaico.

La kore, invece, compare due o tre generazioni dopo il kouros, anch'essa usata come offerta votiva o come statua

commemorativa rappresentante lo status della famiglia del defunto. La sua evoluzione stilistica si studia sulla base del

trattamento del drappeggio e non della resa anatomica, che dava in qualche modo filo da torcere agli scultori (lavoro

complicato). Si pressuppone, senza certezza, che la kore sia di derivazione mesopotamica. NB: gli abiti femminili del

tempo erano dei rettangoli di tessuto fermati alle spalle con fibbie e bottoni e in vita, uno in lino (chitone) e uno in lana

(peplo, generalmente posto sopra il chitone) e privi di maniche, mentre l'imatio era un mantello che si abbottonava

sulla spalla destra e passava sotto il braccio sinistro. Erano statue dipinte negli occhi, labbra e capelli, per la carnagione

si usava il candore del marmo. È probabile che fosse di origine mesopotamica.

Kore di Berlino (570-560) tra i primi esempi di kore attica (da Keratea). Presenta posizione frontale eretta,

mani e piedi (svelati dalla veste) molto grandi, chitone dalle linee semplici, con un drappeggio rigido e che

nascondono la fisicità; il mantello è poggiato simmetricamente sulle spalle e tenuto fermo dalla mano sinistra,

mentre con la destra regge un melograno; presenta gioielli quali due bracciali, orecchini e una collana, il

sorriso arcaico e un polos, un copricapo dipinto.

Kore di Phrasikleia (Merenda, Attica 540), rinvenuta assieme a un kouros; il nome è rivelato dall'epigamma

funebre alla base, dove si cita la parola kore (io sarò sempre chiamata kore): o significa figlia e allude a una

morte precedente al matrimonio, oppure al suo ruolo di sposa di Ade nell'aldilà (kore era l'apellativo di

Persefone); si cita anche il nome dello scultore, Aristion di Paro. Ha la tipica acconciatura a grani, grandi piedi

scoperti, un chitone spesso che copre la fisicità e drappeggio lineare, rigido, mano sinistra sul petto,

proporzioni slanciate, sorriso arcaico, tratti del viso minuti. Per alcuni studiosi indica la ricompensa per il

defunto, altri lo status familiare.

Kore del peplo (acropoli Atene, 530) indossa il peplo sopra il chitone, visibile nel fondo con le pieghe; spalla e

piede sinistro lievemente in avanti (piccola resa di movimento); l'avambraccio sinistro con l'offerta era

lavorato separatamente; labbra, occhi e capelli erano decorati; questi ultimi con acconciatura a grani divisi in

ciocche verticali che cadono sul busto; sorriso arcaico.

Verso la fine del secolo, l'imatio conosce una grande fortuna, assieme ad una maggiore attenzione per la resa dei ricchi

drappeggi e al modo di rendere più evidente la fisicità:

kore 682(acropoli Atene, 520) doveva stringere il drappeggio con la mano sinistra, rivelando le gambe

(drappeggio molto aderente); l'imatio è incrociato sulle spalle, sopra il chitone ed è reso ancora in modo pesante, così

che la fisicità della parte superiore viene nascosta. L'acconciatura cambia, non più a grani, ma a spirali, sempre

suddidisa in ciocche verticali che cadono sul petto; copricapo particolare e sorriso arcaico; la statua presenta buone

proporzioni.

Kore 674 (acropoli Atene 500 a.C) mostra una nuova un cambiamento, soprattutto nell'espressione maliconica

del volto, segno che sta venendo meno quella vitalità tipicamente arcaica resa col sorriso. L'acconciatura, divisa in

ciocche verticali, è particolarmente elaborata (con onde); l'imatio è abbastanza pesante e svela il chitone sottostante

fitto di pieghe.

Kore di Eutidico (acropoli Atene 480 a.C.) indica l'esaurirsi, ormai vicino, della vitalità tipica delle prime

sculture, indicando l'avvento di una nuova severità. La pesantezza dell'imation e la resa quasi meccanica del

drappeggio contrastano con una maggiore tendenza alla tridimensionalità → riccioli sporgono ai lati delle tempie, la

bocca, il naso e gli occhi hanno una maggiore plasticità.

Questi esempi visti fino ad ora si pensa che appartengano alla cd “bottega di Nasso”: si pensa esistessero delle scuole

locali (Paros, Nasso, Chios, Samo, Argo), perché questi scultori delle varie zone usano caratteri stilistici diversi per

risolvere gli stessi problemi. Alla scuola di Chios appartiene la una Kore (acropoli Atene 520) collegata a una colonna

che riporta il nome dello scultore; il drappeggio e la testa è di forma greco orientale; anche lei si tiene il drappeggio

con la mano sinistra.

Tale produzione è scarsamente attestata in Italia Meridionale sia per la mancanza di cave di marmo, sia per la

preferenza alla terracotta: un kouros funerario della metà del secolo a Megara Iblea e una kore tardo arcaica

incompleta (e forse di importazione) in Sicilia.

La produzione samia è invece consistente, derivataci dal santuario di Hera. Samo pare fosse sede di una bottega

scultorea tanto valida da essere seconda agli scultori attici. La produzione samia presenta delle differenze:

kouros di Ischys (580/570) dal nome del tizio a cui è dedicata. La posa e i gesti sono attici, ma si dà maggiore

risalto al volume della carne (più che alla resa di ossa, muscoli e tendini), come se fosse senza scheletro; la

testa ha forma sferica, fronte scoperta e capelli all'indietro, tenuti fermi da una sorta di coda in alto e

ricadenti sopra le orecchie (sconosciuto in Attica!). L'acconciatura non presenta particolare elaborazione.

Hera di Samo (570/560) è coeva della kore di berlino. In posizione eretta a piedi uniti, presenta un fitto

vestiario che nasconde il corpo, di forma cilindrica e composto di tre elementi le cui pieghe sono in contrasto:

chitone a pieghe sottili verticali parallele; epiblema, manto liscio e piatto che si infila nella cintura e copre il

fianco sinistro; imation bloccato sulla spalla destra, con pesanti pieghe diagonali. I piedi sono fuori dall'abito,

enormi e senza calzari, il braccio destro è disteso lungo il fianco e il sinistro doveva essere piegato e portato al

petto. Sebbene la parte delle gambe sia priva di forma, nella parte superiore le spalle, il seno e le natiche

sono rese evidenti dalla linea di contorno (attenzione al rapporto corpo-drappeggio). Nel mantello, sul

davanti, è inciso il nome del dedicante (Cheramyes).

Testa di kore da Mileto (550) che presenta forme sferiche e cilindriche tipiche delle opere dell'impero

neobabilonese, rivelando così un influsso orientale. La testa è coperta da un epiblema (velo sopra il capo),

bocca e labbra piene, naso largo e occhi allungati e stretti, zigomi sporgenti.

Gruppo scultoreo di Geneleos ( 560/550) rappresentante una famiglia, poggia su una base in calcare:

figura seduta, di nome Phileia;

un kouros drappeggiato (origine orientale);

tre korai -ne abbiamo solo 2- (Ornithe e Philippe) stessa acconciatura e drappeggio tenuto fermo

dalla mano destra che rivela la fisicità; chitoni uguali che cadono sopra la cintura;

figura maschile sdraiata (assieme alla prima, forse sono i genitori delle 4 figure).

I nomi provengono dalle iscrizioni.

Abbiamo altri esempi di korai samie in materiale differente:

kore di bronzo (Samo 560-550) in piccole dimensioni (27 cm) tenta di emulare le corrispondenti in marmo;

alabastro a forma di kore in terracotta (Tebe 560-550): l'alabastro era un contenitore per profumi. I tratti e i

gesti sono greco-orientali; tiene in mano un uccello poggiato al petto, è in posizione frontale eretta, il braccio

dx disteso lungo il fianco e indossa imatio e chitone.

Varie figure femminili alternative alla kore compaiono dalla metà del secolo.

Sfinge (Delfi 560) dedicata a Delfi dai Nassi, che poggia sopra una colonna con capitello ionico a volute molto

ampie e distaccate. Classica acconciatura a ciocche.

Nike del santuario di Apollo (Delfi 550) o Artemide: la divinità si prepara alla corsa, come mostra il ginocchio

sinistro piegato a terra; indossa il chitone e sopra il peplo dipinto; convenzionale sorriso arcaico, acconciatura

classica in ciocche verticali spiraliformi e ordinate sopra la fronte; ai lobi e nei capelli vi sono fori per chiodi,

indicanti l'originaria presenza di inserti metallici. È il primo esempio di Nike, che anticipa quello più famoso di

Samotracia.

E anche figure a rilievo, per frontoni e fregi, oppure come offerte votive e monumenti funebri → la stele tombale attica

è una lastra rettangolare sormontata da un capitello all'inizio e da volute poi, poste spalla a spalla con una sfinge in

cima, in seguito sostituita da palmette. La parte anteriore era scolpita a rilievo:

• frammento stele funeraria ateniese (560) mostra una figura maschile incorniciata da un disco che porta sulla

spalla (probabile atleta), posta di profilo, con occhio frontale (convenzione), sorriso arcaico,capelli come intrecciati e

legati a un cordoncino (cfr. kore Berlino). Stele per un giovane defunto.

• Stele funeraria di Aristion ateniese (510) ad opera di Aristokles. Uomo barbuto di profilo, con occhio

frontale e sorriso arcaico; armato di lancia retta dalla mano sinistra, mentre la mano destra è distesa

lungo il fianco; schinieri, corazza ed elmo (blu), mentre capelli e fondo rossi. Vengono evidenziate anche

le varie parti della muscolatura e ossatura. C'è un'attenzione particolare alla nettezza lineare. Il guerriero

è uno dei soggetti più gettonati nella scultura.

• Cratere in bronzo (Vix 510): esempio di scultura a rilievo anche in bronzo (qui nei fregi e anse), rinvenuto

tomba di una principessa celtica in Francia. Le anse hanno teste di gorgoni e leoni, il fregio una scena

continua di gruppi di quadrighe con aurighi alternati con guerrieri a piedi. I cavalli più vicini hanno le teste

verso il basso e rivolte all'osservatore (cfr. tesoro di Sifni e success Partenone).

Da dire che abbiamo pochi prodotti in bronzo perché era un materiale che poteva essere riutilizzato per altri scopi

(fondendolo). Oltre a questo cratere abbiamo anche un kouros forse rappresentante Apollo, di dimensioni

monumentali (520, dal Pireo → prodotto da esportazione). In posizione eretta, con la gamba destra leggermente in

avanti, doveva reggere un arco con la sinistra (Apollo). Le braccia sono staccate dal busto, il capo inclinato verso il

basso e acconciatura a ciocche lisce, con due “riccioli” sulla fronte. Secondo alcuni studi recenti, questi caratteri che

non ritroviamo negli equivalenti in marmo, indicano un ritorno di fiamma per lo stile arcaico.

La tecnica di lavorazione del bronzo che veniva impiegata era a fusione cava e i bronzi si producevano in porzioni

separate, poi saldate insieme. Al modello coperto di cera, che veniva modellata, si attacca l'argilla con dei bastoncini. Si

effettuava la cottura, con solidificazione dell'argilla e cera che colava via. Il bronzo fuso si versava dalle aperture nello

spazio tra l'argilla e il modello. Raffreddata, l'argilla veniva spezzata e si aveva il prodotto.

Altro elemento funerario: sarcofago rinvenuto nei pressi dell'antica Troia (Turchia, 520-500) con sculture a rilievo sui

lati brevi e lunghi. Sui primi compaiono solamente figure femminili, forse in banchetti; su uno lungo forse una

celebrazione funebre (donna seduta, ancelle/guerrieri danzanti) e nell'altro lato lungo →

sacrificio di Polissena, figlia di Priamo; quattro uomini reggono la ragazza, Neottolemo conficca la spada nella

sua gola; due di loro volgono il capo alle lamentatrici, di cui due sono in ginocchio, le altre hanno le mani n

testa. La figura centrale con un bastone forse è Nestore, anch'esso affranto. Al lato un tumulo con un tripode,

simbolo della morte di Achille. È il più antico esempio di figurato in marmo dell'Asia Minore, in un periodo in

cui essa era sotto dominio persiano. Il sarcofago era sepolto a 6m con anfore spezzate e accessori di un carro

funebre, in un tumulo che venne violato.

Per la produzione ceramica, il VI secolo vede l'affermarsi della produzione ateniese, che raggiunse elevate tecniche, sia

per abilità dei suoi ceramografi, sia per malleabilità della sua argilla. Venivano riprodotte figure su scala miniaturistica,

con la tecnica a figure nere e con iniziali motivi floreali/animalistici che via via assumono posizioni secondarie e

irrilevanti. Lavorazione argilla → dopo l'estrazione, l'argilla veniva mescolata con acqua per il deposito impurità sul

fondo(fase della levigazione), ripetendo tutto fino a ottenere il risultato desiderato. Si prendeva una parte di argilla e si

lavorava a mano, fino a raggiungere una data consistenza (fase fissazione) e si poneva nella ruota, con cui il vasaio,

mentre la ruota girava, sollevava e modellava a proprio piacemento. Anse, becco e piede del vaso erano lavorati

separatamente e uniti con un impasto liquido di argilla. I vasi venivano decorati con impasti speciali applicati con

pennelli (alcuni con pigmenti metallici, ad esempio l'ossido di ferro per il rosso); la decorazione è nera (argilla cotta) su

un fondo rossiccio dell'argilla. Il bianco ottenuto con arglia priva di ossido di ferro (che avrebbero prodotto colore

durante la cottura). La cottura è fondamentale e consta di tre fasi (vedi disegno):

1. vasi posti nella camera di combustione, a una temperatura di 800° con circolazione libera dell'aria, per

permettere l'ossidazione → colore rosso uniforme;

2. uso legna verde e chiusura dell'accesso all'aria; aumento temperatura a 950° e calo a 900°, con colorazione

nera (a 950° l'argilla veniva parzialmente vetrificata: ciò impediva il rientro di ossigeno e colorazione rossa);

3. si lasciava passare nuovamente l'aria, per l'ossidazione e si faceva raffreddare il forno. Le aree coperte di nero

restavano tali, le altre tornavano rosse.

Le figure principali ritratte sono dei, eroi e scene della mitologia/vita aristocratica. Eracle era uno dei più rappresentati,

soprattutto nella II metà del secolo, alcuni studiosi hanno pensato fosse stato preso come immagine di propaganda dai

pisistratidi. Successivamente si introducono scene relative all'atletica, vita sociale quotidiana e simposiali (vd hydra con

le donne che attingono acqua dal serbatoio, scritto sopra!).

Sofilo è il primo pittore vascolare attico di cui ci è giunta notizia, grazie alla sua firma in qualità di autore delle

decorazioni → Dinos, vaso per attingere liquidi con la tecnica a figure nere; Peleo riceve gli ospiti (divinità) per la sua

festa nuziale,(quali il centauro Chirone, Elbe, dal peplo ornato con fregi di animali) offrendo loro una bevanda dentro

un kantharos. Teti non è ancora entrata in casa. Vi sono poi fregi piene di figure floreali e animali. Ogni personaggio è

indicato da un'iscrizione. I volti femminili e le parti di corpo scoperte erano dipinte di bianco, come pure le colonne

doriche e le metope della faccita della dimora (più ante nere e porta porpora, altro colore usato). Sul sostegno diversi

registri animalistici.

Vaso francois (a Chiusi, in Etruria) decorato su entrambe le facciate con 6 fregi figurati di cui sono uno

floreale/animalistico, mentre ci sono oltre 200 figure dipinte, identificate da iscrizioni. Il pittore era Clizia → traccia le

linee di contorno, poi riempite in nero; dettagli resi con precise incisioni. Un lato mostra:

arrivo in porto di una nave, con figure che agitano le mani e altre che danzano sulla terraferma;

lotta fra giganti e lapiti;

ospiti a piedi e su carri si recano alle nozze di Peleo e Teto, in decorazione che continua per tutto il vaso:

sull'altro lato, Peleo accoglie ospiti;

efebo ebbro giunge col suo asino itifallico presso zeus ed hera;

decorazioni animali/floreali.

Il lato opposto mostra la caccia al cinghiale calidonio, i giochi funebri per Patroclo, le nozze di Peleo e l'agguato di

Troilo. Le figure vengono ritratte sia di profilo, che di fronte e di tre quarti e tramite la sovrapposizione si cerca di dare

profondità. È un vaso ricco di scene mitologiche.

Kylix del pittore di Taranto (560) la kylix era una coppa per bere liquidi; il pittore è così chiamato perché molte delle

sue opere sono state esportate a Taranto. La coppa è a figure nere, con decoro di fila di cavalieri ateniesi al galoppo. Il

cavallo al centro è bianco, mentre per gli altri è usato il porpora; i contorni principali sono incisi. È una scena

tipicamente aristocratica su un utensile usato probabilmente in un contesto altrettanto aristocratico quale il simposio.

Due figure di pittori molto importanti ad Atene in questo periodo (540-530):

• pittore di amasi (forse di origine egiziana, derivato da Ahmosis; non è improbabile che alcuni pittori di Atene

fossero stranieri, anche se è in voga l'uso di nomi e soprannomi stranieri tra gli aristocratici), a cui appartiene

quest'anfora con una decorazione non più minuscola e divisa in fregi, ma con un'unica scena centrale di

Dioniso (iscrizione ed elementi riconoscimento come kantharos e edera) e Menadi danzanti. Barba e

capigliatura di Dioniso, abiti delle Menadi e animali catturati sono resi in modo dettagliato; profili del volto,

braccia, abiti e dita resi con delicatezza. Affianco, motivi di palmette e volute calligrafiche, mentre il collo del

vaso presenza un motivo floreale.

• Pittore di Exechia, con cui le emozioni non sono più solo accennate, ma vengono fortemente espresse.

Un'anfora presenta Aiace che prepara il suicidio, con rassegnazione e tristezza. La decorazione si trova nella

parte più ampia dell'anforma, mentre collo e base sono a tinta unita. Un'altra anfora in cui Achille uccide

Pentesilea, anche qui resa del pathos con lo sguardo che i due si scambiano (decorazione volute). altra anfora

dove forse Aiace e Achille giocano ai dadi e dall'altro lato il ritorno a casa dei dioscuri; è il lavoro più celebre di

Exechia. La scena è carica di emozione e dramma, perché chi osserva il vaso è a conoscenza del mito e sa che

quella scena apparentemente tranquilla in cui si gioca a dadi sarà seguita da eventi cruenti, perché Achille

tornerà in battaglia. In tutte e tre le anfore i dettagli sono resi con l'incisione.

Per quanto riguarda la produzione vascolare a Corinto, nonostante nel secolo precedente abbia dominato su tutti, ora

si trova in una situazione di arretramento: l'interesse per le figure floreali e animali stava venendo meno, in favore

dello stile figurativo; i disegni diventavani sempre più grossolani e scadenti; Atene intratteneva contatti con Etruria e

Italia meridionale, cioè viene meno il ruolo chiave di Corinto come mercato e luogho di contatti/scambi. I corinzi

reagirono con l'imitazione delle forme ateniesi (addirittura usarono impasto rossiccio per emulare il colore dell'argilla

ateniese), con però una preferenza nella ricchezza di immagini e varietà cromatica → cratere del Pittore delle tre

giovinette (560) scena molto affollata di una processione nuziale con sposi sul carro; grande uso di bianco, rosso e

nero: nelle parti bianche i particolari sono resi con la pittura, nelle figure nere con l'incisione. Al di sotto un fregio con

animali vari, in stile corinzio. La produzione corinzia non conobbe grande successo e verso la fine del secolo sparì.

In Laconia si passò in questo secolo dalla decorazione a linea di contorno a quella a figure nere; vasi per produzione

locale, moderatamente apprezzati anche all'estero (esempi in Italia meridionale, africa nord). La forma preferita è la

coppa a stelo lungo, corpo profondo e decorata all'interno con scene di battaglia, mito o vita quotidiana:

• pittore di Arkesilas (560): Arkesilas re di Cirene mentre sovrintende alla pesatura/carico di un mercantile;

• pittore della caccia (550) caccia al cinghiale: scena presentata come vista da un oblò, con la divisione in una

zona inferiore (3 tonni, decoro tipico laconico) e zona superiore (caccia con posteriore unico elemento visibile

del cinghiale; uccelli classici elementi decorativi).

In grecia occidentale si preferiva l'importazione ì, anche se ci sono esempi di vasi di “scuola calcidese” nell'attuale

Reggio Calabria e hydriae nella zona di Caere (Cerveteri). Invece, lo stile “capra selvatica” delle produzioni orientali

terminò entro la prima metà del secolo.

Nella seconda metà del secolo (dal 530 ca) si afferma la tecnica a figure rosse, su un fondo completamente nero, con

particolari dipinti a pennello (non più incisi a bulino, che non permetteva una vasta gamma di linee): per i principali, si

usava la linea a rilievo, ovvero una linea ben tracciata, a volte anche rialzata sulla superficie; per quelli anatomici e il

drappeggio si usava la linea a vernice diluita, che diventava brunastra dopo la cottura. Queste innovazioni si hanno per

un interesse verso una rappresentazione più realistica del corpo in movimento e della figura di tre quarti o di scorcio. Il

diverso colore per maschi e femmine va scomparendo, perché sono riconoscibili da vesti e corpi.

Il pittore di Andocide è ritenuto l'iniziatore dei vasi a figure rosse ed è autore dei cd vasi bilingui (520), ossia con

compresenza di tecniche a figure nere e rosse sui lati → Eracle conduce un toro sacrificale.

VI secolo: ceramografi “pionieri”, sperimentavano la nuova tecnica, nuove pose e modi di raffigurazione. Si è supposto

che fossero in assoluto in primi artisti (tra pittori e scultori) ad indagare nuove pose e resa del corpo in moto(nella

scultura del periodo non ci sono tante testimonianze, eccetto qualche scultura architettonica – cfr. Aphaia-Egina- e

qualche scultura a rilievo):

cratere a calice attico (510 a.C.) dipinto da Eufronio: Eracle lotta con il gigante Anteo. La posa è molto

particolare e intricata, l'eroe cinge il gigante in una stretta mortale, tant'è che il gigante digrigna i denti e

lascia andare il braccio destro. Vengono evidenziati particolari anatomici come muscoli, ossa, vene e pieghe

della carne.

Anfora attica (510) di Eutimide con tre figure maschili che fanno baldoria, in pose diverse: quella di tre quarti,

ben riuscita e quella di spalle col viso volto all'indietro, che è ancora da perfezionare. Anche qui resi particolari

anatomici con la linea a rilievo e a vernice diluita. Un'iscrizione fa riferimo a Eufronio, che non era mai riuscito

in una simile rappresentazione: tra i Pionieri vi era competizione e sfida.

Kylix attica (agorà 500) di Gorgos (firma interno) decorata all'interno – giovane semi-inginocchiato si regge

con un bastone sulla mano sinistr, con la destra tiene una lepre, vestito solo di ghirlanda e mantello- e

all'esterno – duello Achille Memnone con donne gesticolanti e Dioniso con menadi e satiri che fanno baldoria

(sull'altro lato). I particolari sono dipinti con linea a rilievo e a vernice diluita, anche se per il contorno della

capigliatura si usa ancora l'incisione; piedi e occhio non sono più resi frontalmente (i piedi di scorcio). La scena

interna allude all'erotismo: lepre dono dell'amante, iscrizione ai lati con nome krates kalos (krates è bello),

usanza che termina alla fine del V a.C.

Alla fine del periodo arcaico (500-480) due pittori continuano la tradizione dei Pionieri:

pittore di Berlino, anfora attica (490) preferisce un'unica decorazione o un piccolo gruppo su linee del suolo.

Lo scuro dello sfondo fa risaltare la figura. I piedi e il volto sono di tre quarti (senso profondità a figure

bidimensionali). Il senso di movimento della figura è dato dal mantello gonfio dietro la schiena.

Pittore di Brygos, coppa attica (490). tale pittore predilige scene dionisiache di baldoria e scene mitologiche.

Qui c'è il particolare di un partecipante al festino, che abbraccia la propria compagna con la mano destra, con

cui regge anche una lira e con la mano sinistra afferra il braccio della donna. Viso e piedi sono di profilo,. Una

caratteristica di tale pittore è la presenza di numerosi punti delle vesti.

Periodo di Transizione (480-450 a.C.) o primo periodo dell'età Classica

(vedi contesto storico) un termine che fa più riferimento alla scultura che alle altre arti, dove si transita dalla rigidità

arcaica alla resa realistica del corpo in movimento. Si afferma lo stile scultoreo “severo”, per l'espressione appunto

severa e seria delle statue e per la resa pesante del drappeggio. La pittura vascolare anticipa studi prospettici che

diventano fatto concreto solo dopo il 450 a.C e l'architettura continua nella sperimentazione su proporzioni e misure.

Per l'architettura/scultura architettonica prendiamo in esame Olimpia, Italia Meridionale e Atene.

Olimpia: edificazione del tempio di Zeus, nell'omonimo santuario (vicino al tempio di Hera del VI a.C.). la sua

costruzione va dal 470 al 450 a.C (scudo d'oro da appendere al timpano donato da Sparta per la vittoria di Tangara del

457: era già completato in gran parte), conosciuto interamente da Pausania, è andato distrutto, ma possediamo diversi

blocchi della struttura e sculture architettoniche. Era in tempio greco più grande, prima del Partenone, ma non è

monumentale come ad es il tempio G di Selinunte o quelli di Agrigento.

Tempio di ordine dorico, esastilo e dalla forma rettangolare (6x13), con pronao, naos e opistodomo; le colonne del

portico sono allineate a quelle della facciata, che sono più snelle e alte, in modo da conferire al tempio un'elevazione

non più voluminosa (arcaica), ma snella. Struttura in blocchi calcarei stuccati, sculture e piastrelle tetto marmorei. Le

sculture si trovano nei due frontoni:

• frontone orientale: preparativi gara col carro tra Pelope e Enomao; Zeus è la figura centrale; figure di donne

della famiglia, stallieri e carri con cavalli e figure distese agli angoli. Manca il carattere fortemente rigido dei periodi

precedenti, traspare invece il movimento, reso soprattutto scaricando il peso del corpo su una gamba; le donne

indossano il peplo, il cui drappeggio aderente nella gamba libera, rivela la fisicità. Le dimensioni di Zeus erano

maggiori, indossa una veste piena di pighe (il raggruppamento di queste alla caviglia è arcaico). Tra le figure sedute è

riconoscibile Giamo (vd fig) → vaticinatore in posizione sdraiata; manca il ginocchio destro su cui poggiava il gomito e il

bastone retto con la sinistra. Il busto è reso in modo pesante e con una carnalità piena e la testa mostra calvizie → resa

dell'età avanzata del personaggio. I baffi, a differenza di barba e capelli, non sono scolpiti, sicuramente dovevano

essere dipinti,: forse scolpire anche la barba avrebbe creato problemi per la visibilità di naso e labbra. La posa con la

mano portata al viso e le rughe sulla fronte mostrano l'ansietà della figura = nuova espressività.

Altra statua sdraiata personifica il fiume Kladeos ritratta mentre si solleva: capelli senza lavorazione (dipinti), corpo

magro, resa dei muscoli e delle ossa e drappeggio che copre la parte inferiore del corpo, svelandone cmq la forma

(perché aderente).

Si tratta di una scena apparentemente tranquilla (data la posa eretta delle figure centrali), ma carica di presagi per

l'osservatore che conosce il mito: la gara verrà vinta da Pelope con l'inganno, che porterà alla morte del re Enomao,

conquistando il suo regno e Ippodamia. L'ansia per ciò che sta per accadere è ben esemplificata

dall'espresisone/postura di Giamo.

• frontone occidentale: combattimento tra lapiti e centauri alle nozze di Pritoo, con Apollo figura centrale,

mostrato in un unico momento. Apollo, arbitro della contesa, è in posizione eretta, col capo di profilo in

un'espressione severa, con occhi sporgenti, mento pronunciato e guance piatte. Il braccio destro è disteso, forse

simbolo del suo controllo sulla battaglia. Le vesti incorniciano il busto, cadendo sulla spalla destra e sul braccio sinistro

con un drappeggio pesante. Le pose assunte dai contendenti sono variegate → (fig) un centauro afferra con le mani e

uno zoccolo una donna lapita che gli colpisce la tempia col gomito sinistro. Agli angoli la rappresentazione termina con

figure sdraiate.

Su questi frontoni possiamo dire che in entrambi la figura divina è in scala maggiore (oltre 3 m), tutte sono assicurate

al frontone tramite aste, è resa la differenza di età e genere del corpo, il drappeggio contrasta con la resa di muscoli e

ossa e viene rappresentato lo stato d'animo dei personaggi. Sono due frontoni complementari, in quanto nel primo vi è

l'azione calma che va dall'esterno all'interno (sulle figure centrali) , nel secondo azione concitata e ricca di movimento.

Le metope del fregio, scolpite in marmo, ornavano i portici fronte e retro del tempio (e non l'esterno del tempio!). A

riguardo abbiamo la testimonianza di Pausania. L'oggetto della rappresentazione erano le fatiche di Eracle, da

posteriore (eracle imberbe che sconfigge leone nemeo) al fronte (eracle barbuto e vecchio, pulisce le stalle di Augia).

Atena ed Ermes assistono l'eroe in alcuni episodi (Atena in due iniziali e due finali).

• Eracle, Atena e uccelli stinfalidi → Eracle porta gli uccelli ad Atena, seduta a piedi nudi sulla roccia (forse sua

acropoli), che si volge verso di lui in posa innovativa e con espressione dolce; testa e gamba destra di Eracle sono di

profilo, busto è in parte frontale e in parte di tre quarti;

• lotta Eracle e toro cretese → mostra l'abilità dello scultore. Il problema era di raffigurare il toro con le sue

proporzioni massicce, senza dover rimpicciolire la figura di Eracle (che avrebbe contrastato con le altre metope).

Dunque, il toro viene reso con la testa in torsione, che dal fondo si proietta in avanti e si rivolge all'indietro verso

Eracle, come se il toro fosse più grande della metope. La composizione è equilibrata: le teste sono contrapposte, il

busto di Eracle opposto al fianco del toro. La testa taurina è a tutto tondo, il collo di scorcio e il posteriore ad alto-

rilievo.

Statua crisoelefantina di Zeus (costruzione): ad opera di Fidia, progettata e costruita al termine dei lavori del tempio,

posta nel fondo della cella, alla fine dei due colonnati interni, che tripartivano la cella. Non possediamo la statua, la

conosciamo tramite descrizioni e riduzioni tarde: figura monumentale, la mano destra era disteva e reggeva una statua

di Nike.

NB la funzione delle decorazioni non era solo di rappresentare scene mitiche, ma di inviare dei messaggi ai visitatori:

con la gara di carri si invita a riflettere alle conseguenze di un giuramento spezzato; con la lotta si afferma la superiortà

del pensiero umano sul mondo irrazionale barbarico animale e Eracle rappresentava il mondo umano fatto di fatica e

volontà.

Sicilia e Italia Meridionale: si privilegia l'ordine dorico, seppure con qualche elemento di ionico (commistione che man

mano cade in disuso) e si tende a uniformarsi alle costruzioni della grecia continentale (riduzione pianta

pseudoperipterale, sostituzione adyton con opistodomo, allineamento colonne portico con facciata).

• Tempio Zeus Olimpo (Olympeion) di Agrigento (410) costruzione monumentale (113x56m) finanziata con

indennità di guerra dei cartaginesi al tiranno Terone, dopo sconfitta di Imera del 480. Al peristilio aperto si sostituisce

una parete con mezze colonne all'esterno (7x14) e pilastri interni (pianta pseudoperipterale). A metà del muro esterno

vi era una cornice con gli Atlanti o Telamoni: enormi statue maschili nude che tengono le braccia in alto come a

sorregge l'architrave.. l'ordine è dorico, con basamento ionico e l'ingresso non consta di una sola entrata centrale, ma

di due entrate alle estremità della facciata (a oriente). Cella presenta due file di 12 pilastri rettangolari; era separata

dall'opistodomo con mura aggettate; non conosciamo posizione della statua cultuale né la copertura del tempio.

• Tempio E (Hera) a Selinunte (460-450) sulla collina orientale e in proporzioni meno allungate dell'Olympeion

di Agrigento; le metope del fregio (6 suddivise nei due portici) sono in calcare locale, ma volti e membra delle figure

femminili sono in marmo. Le metope mostrano la presenza di una bottega di scultori siciliani attivi nella metà del

secolo, con caratteri sia tipicamente greci, sia innovativi (drappeggio sottile, manierismo delle increspature e piede,

uso marmo in calcare):

• metope con Hera e Zeus: volto, braccia e piedi di lei sono in marmo scolpito sul calcare; posa

postarcaica (peso su una gamba e l'altra libera), con chitone, imation ed epiblema sul capo che lei

discosta per mosrarsi a Zeus. Il volto è in stile severo, con occhi sporgenti, mento forte ed espressione

austera; Zeus è seduto, con veste che copre la parte inferiore del corpo, ma ne rivela la fisicità per

aderenza; il volto e le gambe sono di profilo, mentre il busto è frontale e con una torsione di tre

quarti; tiene il polso di Hera, probabile gesto matrimoniale. La capigliatura in ciocche sottili è

tipicamente severa.

• Metope raffigura morte di Atteone sbranato dai cani di Artemide (sosteneva di essere il miglior

cacciatore e la vide nuda mentre si faceva il bagno). Artemide, con volto in stile severo, di profilo,

aizza i cani contro Atteone, reso frontalmente e di profilo, in una posa piena di pathos.

Quasi tutte queste metope presentano solamente due figure, dall'interpretazione immediata per i visitatori (e la

coppia uomo donna forse aveva anche dei riferimenti alla dottrina pitagorica).

Testimonianze di templi in ordine ionico in altre località dell'italia meridionale:

• Locri, 480-470, lungo (6x17 colonne), portici in antis, cella senza colonne; colonne esterne capitelli a volute,

collarini decorati con palmette e fiori di loto; in pietra introvabile, forse da Siracusa;

• Metaponto 470 peristilio con 8x20, portico profondo, naos e senza opistodomo.

• Paestum, tempio di Hera (470-460), di grandi dimensioni; peristilio con6x14 (tempio esastilo), portici

colonnati in antis, naos doppio colonnato laterale accessibile tramite gradini (presenza più livelli); elevazione dorica

senza metope e frontoni; colonne con entasi dorica, 24 scanalature (20 erano canoniche del dorico), stuccate

(nasconde imperfezioni) ed echino rigonfio. Elementi dorici usati: contrazione angolare, stilobate curvato verso l'alto,

cornici curvate, fusti colonne verso interno. Tutti elementi che compaiono in Grecia → forse costruttore che studiò in

Grecia? Nel complesso è molto antiquato, si rifà al passato sia per numero di colonne, sia per le proporzioni tozze di

queste e della trabeazione, per l'echino rigonfio e le 24 scanalature.

Atene: il giuramento di Platea impediva di ricostruire templi distrutti dai persiani, cosa che spinse ad occuparsi

dell'agorà → riparazione stoà reale e bouleuterio e costruzione di altri edifici come :

• stoa Pecile (dipinta) zona nordovest agorà. Uno dei primi esempi di mescolanza ordini dorico-ionico ad Atene:

dorico all'esterno, ionico al colonnato interno; pietra calcarea, mentre capitelli ionici in marmo; pannelli lignei

decorativi, descritti da Pausania con episodi di guerre (Maratona ad es). Principale pittore: Polignoto di Taso. Era una

pinacoteca, un museo con i trofei di guerra, sala di riunione e anche tribunale, in ogni caso aperta al pubblico (da qui il

nome stoici per i seguaci zenoniani).

• tholos, zona sud-ovest agorà. Pianta circolare, sei colonne a sostegno del tetto, sede della boulè, in cui si

lavorava e si mangiava seduti (non sdraiati come al solito, manca lo spazio) e talvolta ci si tratteneva a dormire:

dovevano esserci divani.

• Theseion, santuario di Teseo del 470 all'agolo sud-orientale dell'agorà decorato con pannelli dipinti (precursori

della Stoà Pecile); principale pittore, Micone. L'uso dei pannelli decorativi si estese anche ad altri edifici quali nuovo

bouleuterio e stoà di zeus, propilei/eretteo sull'acropoli.

Scultura: siamo davanti a una situazione molto complessa, sia per possesso di numerose copie romane e pochissimi

originali, sia per le informazioni ricavabili da fonti letterarie (nello specifico Plinio e Pausania), che però sono molto

lontane dall'età di transizione e si rifanno a scritti di retori tardo-ellenistici, impregnati di neoclassicismo. I romani a

partire dal III secolo iniziarono a trasportare nei propri territori statue greche e a copiarle. Lo studio sulle copie e sui

documenti comporta dei chiari limiti, perché non si può stabilire con certezza il grado di fedeltà all'originale, né di

veridicità della fonte (Un esempio è la scultura architettonica di Olimpia). Molte statue originali erano in bronzo, che

veniva fuso e riutilizzato, ecco perché possediamo molte basi, ma poche statue. Va sottolineato che se nell'età arcaica

la scultura era utilizzata come monumento funebre o dono per gli dei, ora diventa il modo per celebrare il valore di un

atleta o per una divinità specifica.

• Efebo di Clizio dall'acropoli di Atene (480), in marmo mostra la transizione dal kouros arcaico alle nuove figure

in ricerca di movimento: la posa è quella postarcaica, con il peso che grava sulla gamba sinistra, mentre la gamba

destra libera è leggermente in avanti. La testa e il corpo sono leggermente girati e le spalle inclinate; volto in stile

severo (palpebre pesanti, guance piatte, mento forte, espressione composta). L'accnciatura è a ciocche sottili che si

diramano dal sommo capo e si intrecciano in un sostegno (tipico stile severo). Muscoli e ossa sono resi realisticamente

e non più in modo rigido. È chiamato efebo per la somiglianza della sua testa con quella di Armodio di un gruppo

scultoreo in bronzo (autori Crizio e Nesiote) dei tirannicidi → (fig copia romana in marmo; 477 a.C agorà): Aristogitone

è il più anziano, teso in avanti, col braccio sinistro sollevato e disteso, mantello che pende dal braccio; col destro

nasconde l'arma dietro al corpo; Armodio si muove in avanti con l'arma sollevata; acconciatura arcaica, con riccioli

modellati rigidamente e fitti, mentre l'altra figura è più in stile severo. Entrambi ritratti mentre compiono un lungo

passo in avanti (convenzionale).

• Ritratto di Temistocle (copia romana in marmo, 450) c'è un maggiore realismo delle emozioni/dei tratti fisici.

• Discobolo di Mirone (copia romana marmo 450) identificata grazie a una descrizione fatta da Luciano; è in

posa innovativa: è ritratto il momento in cui carica il lancio, con la mano destra(con disco) tesa all'indietro e braccio

sinistro abbaddato, affianco a ginocchio destro (puntello che collegava la mano al ginocchio, essendo scultura

marmorea, così come la colonnina lignea a cui si poggia). I muscoli sono in contrattura e tensione, il busto è piegato in

avanti e la testa segue movimento del corpo; la testa presenta forma ovale e acconciatura a calotta con riccioli

tipicamente severa, mentre il volto non tradisce lo sforzo fisico.

• Auriga di Delfi (478/4 a.C) è uno dei pochi bronzi originali pervenutoci! Faceva parte di un elemento scultoreo

con carro, cavalli e stalliere e si tratta di una donazione che il tiranno di Gela fece al santuario di Delfi, dopo una vittoria

con il carro. La figura presenta aggiunte di rame (ciglia, labbra), argento (fascia capelli) e pietra/vetro (occhi). Il chitone

è molto pesante e non svela la parte inferiore del corpo, eccetto caviglie e piedi e la classica posa postarcaica stavolta

non c'è, ma vi è una piccola torsione del busto, della testa e tensione sul collo. Nella zona delle spalle, il drappeggio si

fa più fitto. Il volto ha i tratti tipici del severo (mento pronunciato, occhi sporgenti, zigomi piatti).

• Zeus o Poseidone di Capo Artemisio (recuperata in mare, 460-450) a seconda di quale fosse l'arma tenuta

nella mano destra (folgore o tridente); è a braccia distese, nell'atto di scagliare l'arma, il peso sta sul piede in avanti,

mentre l'altro piede presenta tallone sollevato. Tuttavia, si vede chiaramente che il movimento in avanti suggerito dalla

gamba di appoggio, non corrisponde alla posa frontale e statica del busto. I capelli sono in fitte ciocche diramate dal

sommo capo, con le ciocche più lunghe intrecciate e legate sulla fronte, quelle più piccole ricadon sulla fronte.

L'espressione è calma. (cfr. zeus metope Selinunte).

• Bronzi di Riace, forse da un naufragio di imbarcazione diretta in Italia per clienti romani; due figure che mostra

no la tipica posa severa (gamba peso-gamba libera):

• bronzo A. il più giovane, portava scudo e lancia; occhi in avorio e pietre colorate, labbra/capezzoli in

rame, denti in argento, la testa rivolta a destra in segno di sfida e con un fare provocatorio.

• bronzo B il più vecchio, portava scudo, lancia ed elmo all'indietro. Anche qui occhi intarsiati, labbra e

capezzoli rame e denti in argento. La figura è inclinata a destra e rispetto al b A mostra

un'espressione rilassata.

L'innovazione sta nella comprensione del funzionamento dell'anatomia di un corpo in movimento, nella

connessione che tutte le componenti (ossa, muscoli, cartilagini) hanno nel moto, che eslcudono la vecchia

concezione del corpo come insieme volumetrico e statico. Il cambiamento avviene principalmente l'interesse

di medici e filosofi greci si rivolge al movimento (studio delle relazioni tra ossa e muscoli, come un movimento

di uno provoca un rilassamento dell'altro; in filosofia Parmenide). Gli stati d'animo differenti dei due bronzi

sono resi sia con la diversa rappresentazione del volto, sia con il diverso atteggiamento del corpo e

angolazione del capo. Gli studiosi hanno azzardato ad attribuirli a Fidia,ma è da scartare; studi sul nucleo

dell'argilla fanno pensare che provengano da Argo.

Per quanto riguarda la rappresentazione delle korai drappeggiate, si usa il termine di peplophoroi, indicante l'uso del

peplo di nuova foggia, di cui il maggiore esempio è:

• Atena di Angelitos (acropoli di Atene 480), originale del periodo di transizione. Posizione eretta e post-arcaica

(gamba destra su cui poggia il peso, rivelata dalla veste aderente e gamba sinistra spinta in avanti e libera. Indossa il

nuovo peplo con un'egida (una corazza corta con al centro una gorgone raffigurata e serpi come orlo) che la identifica

come Atena. Il braccio sinistro era disteso lungo il fianco (senza più reggere il drappeggio come nelle korai arcaiche) e il

braccio destro sollevato, tendende una lancia.

La terracotta veniva ancora impiegata nella statuaria, accanto al marmo e bronzo:

• Zeus e Ganimede, gruppo proveniente dal santuario di Olimpia (470) alto poco più di un metro era un modello

che serviva per le statue in bronzo. Zeus si muove su una base triangolare, in avanti a lunghi passi (gamba destra

indietro e libera); mano sinistra tiene un bastone da passeggio, mano destra stringe Ganimede, che tiene in mano un

gallo (simoblo amore x giovinetto).

Per quanto riguarda i rilievi usati in contesto funebre, le testimonianze ci provengono dall'Asia Minore e dalle isole, più

che da Atene (con le leggi suntuarie i monumenti funebri furono limitati). Il tentativo era di staccare ancora di più le

figure dal fondo, presentandole di scorcio.

• Rilievo di Capo Sunion (tempio di Atena 470) mostra un giovane atleta che si incorona; volto di profilo, busto

obliquo, dove la parte sinistra (braccio-spalla) è arretrata, sul piano frontale.

• Atena dolente (da acropoli Atene 470) con molti tratti tipici dello stile severo: peso su una gamba, uso del

peplo dal drappeggio pesante, espressione austera del volto, mento pronunciato, occhi sporgenti. È poggiata su una

lancia e guarda una stele (forse di ateniesi morti in guerra), con testa verso il basso, in atteggiamento di sofferenza. La

parte finale del peplo dà un effetto di profondità.

In Grecia Occidentale pare ci fossero diversi scultori rinomati, come ci testimonia Plinio, che lavoravano il marmo.

Questo era necessariamente importato dalla madrepatria, perché non vi erano cave d'estrazione:

• Dea in Trono (Taranto, 480/470) in posizione seduta, fatto molto popolare in Oriente. Mantiene molti

elementi arcaici (posizione frontale, chitone dalle arricciature fitte,e imatio, acconciatura a ciocche spiraliformi), ma il

viso è in stile severo.

Secondo alcuni, questa compresenza di elementi arcaici e dello stile severo sono segno di provincialismo: i greci occidentali

erano indietro rispetto quelli di madrepatria. Forse è più probabile che con gli elementi arcaici si voglia volutamente

rievocare il passato, anche perché i greci occidentali per primi introdussero un tipo di drappeggio molto sottile e

trasparente (questo è un primissimo esempio), che ancora non si ha in Grecia:

• Auriga da Mozia (Sicilia, 480-450) proviene da un cimitero punico. La postura è postarcaica, la mano sinistra

afferra il fianco, mentre il braccio destro è sollevato. Guarda a sinistra, con un volto tipicamente severo,

mentre acconciatura è tardoarcaica. Il drappeggio è particolare: il chitone (da gara coi carri) aderisce al corpo,

rivelandone la fisicità ed è composta da una moltitudine di pieghe e uniformi e irregolarmente separate, con

sovrapposizione all'altezza delle caviglie. Il drappeggio trasparente era comparso già a Selinunte, ma non in

Grecia, quindi si pensa che sia opera di uno scultore appartente alla “bottega” di scultori greci attivi a

Selinunte.

• Trono Ludovisi (480-470) ovvero tre lastre marmoree con sculture a rilievo che ornavano un altare o cingevano

una fossa sacrificale. Fu rinvenuto negli Horti Sallustiani a Roma:

• pannello frontale → nascita Afrodite dal mare, con due donne che porgono un telo per asciugarla. La

veste di afrodite è perfettamente aderente con il corpo, con effetto bagnato, tanto da evidenziarne i

seni, capezzoli e torace. La donna alla sua destra indossa un chitone a maniche, anch'esso aderente

tanto da mostrare la gamba destra; l'altra indossa un peplo più pesante.

• Pannello laterale 1 → suonatrice di flauto (primo nudo femminile scolpito), ritratta di profilo, con una

gamba sopra l'altra, mentre suona, ornata solo di una fascia per capelli.

• Pannello laterale 2 → donna seduta e completamente avvolta nel drappeggio, mentre prende

incenso da porre nel bruciatore che ha davanti. Il drappeggio è molto pesante, si intravede solo il

profilo della gamba destra e del braccio che prende l'incenso. Forse è una sacerdotessa.

Gli altri lavori della Grecia Occidentale erano in argilla, che abbondava a differenza del marmo, usandola per statue

cultuali, decorazioni delle parti superiori dei templi e per figurine fatte con lo stampo, spesso versioni in piccola scala

di statue maggiori. Una di queste serie proviene da Locri:

• menade danzante (400 a.C) di una ventina di cm;

• targa a rilievo (460) con Afrodite ed Hermes sopra un carro trainato da Eros e Psiche. Le figure sono tutte

tratte di profilo, tranne Afrodite che è frontale e con la testa di profilo, rivolta a Hermes. Il foro nella parte superiore

consentiva alla targa di essere appesa agli alberi del santuario.

Ceramica e pittura parietale: Atene è la leader indiscussa della produzione vascolare di questo periodo di transizione.

Un gruppo di pittori sembra prediligere le convenzioni vascolari antiche:

• cratere a campana a figure rosse (470-480) attribuito al Pittore di Pan con Atteone assalito dai cani di

Artemide, la quale sta per trafiggerlo con le proprie frecce. L'immagine è priva di profondità e la gestualità/movimento

è molto teatrale. Le orecchie minuscole, l'occhio della Dea come un puntino e le labbra imbronciate sono caratteri di

questo pittore.

• Rython attico a forma di sfinge (470/460) del Pittore di Sotade, dal nome dell'omonimo ceramista del vaso.

Nel fregio superiore, il leggendario re di Atene (Cecrope, metà uomo e metà drago) e le figlie; nel piede un centauro

che corre. Tra le zampe della sfinge vi è il beccuccio per il vino. Questo vaso fa parte di una produzione di vasi dal

carattere orientaleggiante di Sotade, con l'uso di tecniche come la doratura e colori quali il rosso corallo e anche il

bianco. Venne ritrovato in Italia ed è conservato al BM di Londra.

• Cratere attico del Pittore dei Niobidi (460 al Louvre), chiamato così per la raffigurazione dell'uccisione dei figli

di Niobe da parte di Apollo e Artemide (Niobe si disse superiore a Latona vista la sua prole e venne punita per la sua

hybris). L'importanza di questa raffigurazione sta nel nuovo tentativo di rappresentare lo spazio e la profondità: le

figure sono disposte su linee di fondi differenti (non più un'unica linea di fondo), ma senza ridurre la dimensione delle

figure più lontane, sono tutte sulla stessa superificie. Nella parte frontale vediamo Apollo che tende l'arco e Artemide

nell'atto di estrarre una freccia dalla faretra, con niobidi in posizioni differenti e morenti; nel retro del vaso vi è una

rappresentazione meno violenta: Eracle e Atena, disposti su diverse linee di fondo, assieme ad altri eroi (cfr frontoni

Olimpia x contrapposizione tra scena tranquilla e scena violenta). Le figure sono rappresentate sia di tre quarti che in

posizione a metà tra il tre quarti e il frontale, con l'occhio non più reso frontalmente ma di profilo, il drappeggio è

molto meno rigido e c'è un leggero uso dello scorcio. Probabilmente, la rappresentazione delle figure su diversi piani

risente dell'influenza delle di Polignoto, autore delle pitture sui pannelli della Stoà Pecile (480-460) che ha studiato la

rappresentazione dello spazio e la sperimentazione della prospettiva con le figure su diversi livelli; famoso anche per

l'ethos che mostravano le sue figure, ottenuto con pose e gesti particolari (ad esempio frequenti pose intermedie).

Colori usati: rosso, nero, giallo e bianco (testim Pausania).

• Targa in legno da Corinto (530, in tutto 4 rinvenute) con una processione di peplophoroi, ragazzi e musici che

si avvicina a un altare. I colori delle figure (rosso, blu, nero, marrone) risaltano su uno sfondo bianco. Non sappiamo se

questa targhetta facesse riferimento a una pittura parietale. Possiamo fare un paragone fra questa e le metope di

terracotta del tempio di Termo (pg 138), che sono gli esempi più antichi di pittura greca.

• Tomba del Tuffatore (480 Paestum) l'esempio principale di pittura parietale greca del VI secolo. Era una tomba

decorata su tutti e quattro i lati con scene simposiache e scena di un tuffatore sul soffitto. Si tratta di stucco dipinto su

lastre di travertino, con colori delle tonalità del marrone, nero, giallo e un poco di blu.

• Rappresentazione di un simposio, simboleggiante amore, musica e libagioni;

• rappresentazione del tuffatore, allegoria del precipitare da questa vita a un'altra.

Le pose e il profilo presentano analogie con le pitture vascolari ateniesi della fine del periodo arcaico, forse la

stessa scena del simposio era un resa in scala maggiore di una pittura vascolare. Ma le analogie si presentano

anche con il modello Etrusco (vedi il tuffatore), che può documentare la possibilità dell'artista di usufruire tra

le diverse fonti, non solo greche, ma anche locali.

Oltre a tutto questo abbiamo informazioni di pitture parietali monumentali, perdurate sino al III d.C con nomi degli

autori, rappresentazioni di scorcio e disposizioni spaziali simili alla pittura vascolare coeva.

Periodo aureo età Classica (450-400 a.C.)

(vedi contesto storico guerra del Peloponneso).

A livello di Architettura, il periodo aureo dell'età classica vede la costruzione di uno degli edifici più imponenti: il

Partenone. I lavori iniziarono nel 480 a.C ma i Persiani diedero fuoco alla costruzione. Trent'anni dopo, tra il 447 e il

432 a.C Pericle usò i contribuiti degli stati dell'impero per ricostruire il tempio: una minima parte dei resti del vecchio

tempio (tamburi, fondamenta), vennero usati per costruire il nuovo tempio di Atena Parthenos, mentre gli altri resti

per le mura di fortificazione settentrionali dell'Acropoli. I lavori di ricostruzione del tempio vennero affidati agli

architetti Ictino e Callicrate, che ampliarono le fondamenta, dal momento che si richiedeva una cella di grandi

dimensioni, per ospitare la grande statua di Atena Parthenos.

• Le facciate presentano insolitamente 8 colonne, mentre i lati 17 (cfr Corcyra, Tempio G Selinunte).

• I portici, con 6 colonne ciascuno, vennero resi molto meno profondi di come solitamente si presentano nelle

costruzioni doriche (data la presenza di una cella molto più grande).

• Nel naos la statua era circondata da un colonnato dorico (la fila di colonne posteriore alla statua era

innovazione).

• Stanza posteriore (Tesoro di Atena) presenta quattro colonne ioniche, circondata da un fregio continuo ionico

(passava lungo il muro esterno della cella e cingeva la stanza posterioe e i portici), che non era ben visibile, vista

l'altezza.

• Sviluppo dell'ordine dorico: colonne fusto più snello e sottile, echino con lati dritti e non rigonfio, architrave

più basso (riduzione mole edificio) e metope quadrate (non rettangolari).

• Grande numero di varianti doriche, indicante il dinamismo delle forme e un senso di mobilità alle linee dritte:

entasi ; contrazione angolare; leggera inclinazione verso l'interno delle colonne; leggera curvatura dello stilobate e

della trabeazione al centro;

oltre alla grande struttura architettonica, il Partenone è celebre anche per le decorazioni scultoree del fregio e del

frontone (dove la disposizione delle sculture a tutto tondo richiama quelle del tempio di Olimpia all'inizio del V secolo).

Data la ricchezza delle decorazioni, si presuppone che la principale funzione del Partenone fosse quella di tesoro, oltre

a quella di tempio (tanto che le statue lignee del vecchio tempio di Atena sull'acropoli vennero ospitate nell'Eretteo e

non qui) → effettivamente la stanza posteriore al naso conservava il denaro dei tributi. I lavori delle sculture vennero

affidati a Fidia.

Metope: 92 in tutto, meglio conservate quelle del lato meridionale (sfuggite opera iconosclasti cristiani quando il

Partenone venne convertito in chiesa), tranne nella parte centrale del lato, dove 8o9 vennero distrutte dall'esplosione

delle polveri da sparo che i Turchi custodivano all'interno del tempio. I soggetti rappresentati sono conosciuti e tutti

simboleggiano la vittoria greca sulla barbarie sia con avvenimenti mitici che con avvenimenti recenti:

• est: gigantomachia;

• ovest: amazzonomachia (forse simboleggianti i persiani);

• sud: centauromachia (lapiti vs centauri cfr. Olimpia) →

• metope angolo sud-ovest con lotta fra un Lapite e un centauro, scolpiti quasi a tutto tondo, ripresi

mentre si scontrano in una posizione particolare; manca lo spiedo conficcato nell'inguine del

centauro;

• Lapite salta in avanti da una posizione laterale, staccandosi quasi dalla cornice rettangolare, dalle

braccia pendeva il manto del Lapite, dal drappeggio pieno di pieghe e originariamente dipinto; il

centauro presenta vene ben evidenziate. La scena è molto tesa.

• nord: lotta fra Greci e Troiani.

Frontoni: sia quello orientale che occidentale sono andati distrutti (costruzione abside chiesa crisitana; tentativo di

rimuovere i gruppi di cavalli dall'ammiragio Morosini nel 1600), ma ampiamente descritte da Pausania, che ebbe modo

di vederle personalmente e disegnate da un pittore fiammingo del 1600. lo spazio frontonale era ricco di figure, alcune

sovrapposte, altre come ad uscire fuori dallo spazio, attraverso il piano frontale del frontone (cfr Aphaia-Egina).

A occidente: contesa tra Atena e Poseidone su chi sarebbe dovuto diventare protettrice città di Atene. La composizione

centrale è a x, con le due divinità che indietreggiano e affiancate da gruppi di carri/cavalli alle loro spalle, che

contengono il movimento all'indietro delle divinità; le estremità del frontone presentano gruppi seduti o sdraiati, tra le

quali un gruppo (fig 8.8) sembra raffigurare Cercope (con serpente su un fianco) e una figlia, poggiata a lui in una

mossa di stupore verso la scena centrale. L'estremita accanto a loro è occupata da una figura che sembra essere la

personificazione del fiume Ilisso (fig 8.9).

A oriente: nascita di Atena o meglio, momento successivo alla nascita, senza azioni specifiche ma con rappresentazione

del contrasto fra l'ignoranza( e la comprensione di ciò che stava accadendo. Dalla ricostruzione ricaviamo che Atena

doveva essere figura centrale, presentata con tutti i suoi attribuiti, eretta accanto al padre, con altre divinità

raggruppate là intorno. Viene specificato anche il momento dell'evento, ovver l'alba: angolo sud con le teste dei cavalli

di Helios che si sollevano, angolo nord teste di cavalli di Selene che sprofondano. Non tutte sono consapevoli

dell'azione centrale:

• accanto ai cavalli di Helios abbiamo una figura sdraiata, che osserva il sorgere del sole, ignaro

dell'avvenimento centrale. Forse figura indica Ares/Dioniso/Eracle o meglio ancora il Monte Olimpo (specidicando così

la sede dell'evento).;

• accanto a Olimpo, Demetra e Persefone sono sedute, con un drappeggio a pieghe profonde che svela la fisicità

massiccia; ascoltano le notizie portate da un messaggero al loro fianco;

• lato opposto: una dea attende il trascorrere della notte poggiata ad un'altra dea; un'altra figura accant o a

loro osserva il centro della scena. Questo gruppo seduto è una novità; i chitoni indossati sono molto leggeri e aderenti

soprattutto al busto, rivelandone i seni, ma anche le ginocchia, e le gambe. I mantelli sono poggiati sulle gambe con

numerose pieghe intagliate molto profondamente, in modo da dare l'effetto di chiaroscuro.

Fregio: che ha un'altezza di oltre 1 m, si trova a 12 m dal suolo: quindi non visibile in tutte le sue parti, ecco perché le

sue sculture sono ad altorilievo, dipinto e con aggiunte metalliche per le armi e i finimenti dei cavalli. Gran parte è

conservata al BM di Londra. Composizione:

• f occidentale: 13 cavalieri che si preparano a montare sui cavalli e iniziano la loro cavalcata (fig 8.18); i cavalli

sono più piccoli rispetto ai cavalieri, qui in posa “impennata” (altri anche con tutti gli zoccoli sollevati); qui criniera e

mantello del cavaliere danno una sensazione di movimento in avanti.

• f settentrionale e meridionale: una buona parte di questi fregi è occupata dalla cavalcata dei cavalieri (fig

8.19), che in una profondità esigua si sovrappongono, anche a gruppi di sette → qui nella figura ci sono 3 figure

sovrapposte, ma la scena non risulta mai confusa e tanto meno ripetitiva (varietà che consiste nelle diverse posture sia

dei cavalli che dei cavalieri, nell'uso di drappeggio o corpo seminudo, nell'uso di armamento da guerra o senza). Le

teste sono tutte molto simili (forma arrotondata, occhi grandi, naso dritto, bocca piccola ed espressione seria e

distaccata). I cavalieri sono preceduti da carri con auriga e guerriero ciascuno (fig 8.20) anche qui con la tecnica della

sovrapposizione, in questo caso dei quattro cavalli, per dare una dimensione di profondità e spaziale. Davanti ai carri vi

sono gruppi di anziani in diverse posizioni, di musici e di servitori (fig 8.15), come coloro che portano recipienti pieni

d'acqua sulla spalla, a fila indiana e procedono in avanti, con un ritmo che non è più concitato come la cavalcata, ma

più tranquillo, da passeggiata. I cerimonieri, invece, si muovono in direzione opposta alla processione. Tutti preceduti

da pecore e bestiame sacrificale.

• f orientale: donne che dai lati muovono verso il centro, imbattendosi in gruppi di eroi (ufficiali forse in attesa

della processione) e in anziani in loro attesa (fig 8.21). il drappeggio è voluminoso e pesante per le donne, aderente

per i maschi. Sono poi raffigurate 12 divinità olimpiche sedute, sei su ciascun lato, in scala superiore alle altre sculture

affianco a loro. Qui (fig. 8.22) abbiamo Poseidone, Apollo e Artemide su sgabelli, sono leggermente sovrapposti l'uno

all'altro (vedi ginocchia), con le gamb davanti al sedile per un effetto spaziale. Solo Zeus siede sul trono. Poi c'è la scena

centrale, il cd “episodio del peplo” con cinque figure: due giovani donne affiancano quella che si ritiene sia la

sacerdotessa di Atena e nell'altro lato un uomo (forse basileus) riceve da una giovane una veste, si pensa il peplo che

viene intessuto e ornato ogni quattro anni per Atena, in occasione delle Panatenee e a essa offerto sull'Acropoli.

Dunque si ritiene che questo fregio rappresenti la processione panatenaica, visti anche i dettagli quali la consegna del

peplo sull'acropoli o la cavalcata e corsa sui carri che si svolgeva nella via Panatenaica. Non vi è nessuna certezza se si

tratti di una rappresentazione ideale di essa o di una specifica processione. Il lavoro sembra essere stato progettato da

un solo autore e crediamo sia stato Fidia, mentre per la scultura avrebbero operato diversi artisti. Per la prima volta

nella decorazione di un tempio appaiono anche figure di comuni mortali e non solo dei/eroi mitologici (→ gli dei

dimorano tra gli ateniesi, con conseguente ira degli altri greci). Leggendo un frammento dell'Eretteo di Eurpide

(trovato da poco) si può dare una lettura mitologica a ciò: Eretteo, uno dei primi re ateniesi, dovette sacrificare una sua

figlia vergine per allontanare l'esercito rivale (secondo l'oracolo di Delfi) → la veste non sarebbe il peplo di Atena, ma

un abito funebre della vittima sacrificale, affiancata da Eretteo e Prassitea, sua moglie nonché prima sacerdotessa di

Atena, affiancata a sua volta dalle altre due figlie e rappresenterebbe il mito di fondazione di Atene.

• Statua crisoelefantina di Atena di Fidia (438 a.C.) qui ne abbiamo una copia romana del II secolo a.C in scala

ridotta e in marmo, della del Varvakeion (ginnasio di Atene). Abbiamo anche descrizioni di Plinio e Pausania che ci

permettono di ricostruire l'aspetto della statua. L'originale era alta 11,5 metri, in posa tipica con una gamba che

reggeva il peso e l'altra libera, spostata in avanti, indossava un peplo dalle pieghe pesanti e rade che aderisce alla

gamba flessa, mostrandone i tratti; sopra il peplo, indossava un'egida; in testa un elmo elaborato con una sfinge

(simbolo regalità) e due grifoni (protettori dell'oro); la mano sinistra è poggiata su uno scudo che è decorato

esternamente con l'amazzonomachia e internamente con la gigantomachia e su cui è posato Erittonio sotto sembianze

di serpente; alla sua destra vi è una lancia, e la sua mano regge una piccola Nike, maggior dono che gli ateniesi

possano ricevere dalla dea. La base della statua era a bassorilievo e indicava la nascita di Pandora.

Propilei: Pericle affidò i lavori di ricostruzione dell'ingresso dell'Acropoli a Mnesicle, per un progetto monumentale in

marmo che identificasse la natura di santuario dell'acropoli e non più come fortezza in senso miceneo. I lavori iniziano

nel 437 e vennero sospesi nel 432, a ridosso della guerra del Peloponneso. Pianta → rettangolare, con le facciate

esastile e di ordine dorico e quella frontale (ingresso) prevedeva un ingresso a cinque porte, quattro delle quali con

gradini (dislivello terreno) e una priva, per permettere l'ingresso agli animali; il passaggio interno consiste di due file da

tre colonne ciascuna, di ordine ionico. Al lati dell'ingresso, le ali della pianta sono state prolungate verso i visitatori, con

la costruzione di diversi edifici: a nord-ovest vi era la pinacoteca con tre colonne in antis sulla facciata, ove sono esposti

pannelli lignei e dove si mangiava. Forse una costruzione simile doveva essere progettata anche a sud, ma non

realizzabile per la presenza del santuario di Atena Nike e di un residuo di muro di fortificazione miceneo: rimane uno

spazio piccolo, con un pilastro isolato e tre colonne in antis, che fronteggiava l'entrata della Pinacoteca. Altri edifici

forse per sale da pranzo restarono incompleti. La facciata posteriore presenta metope senza decorazione. Tutta la

struttura, soffitto compreso, era in marmo: quest'ultimo crollò per i bombardamenti veneziani alla fine del 1600.

tempietto di Atena Nike: sorge sul bastione sud-occidentale dell'ingresso ai Propilei e il suo ordine ionico contrasta con

quello dorico dei Propilei. Il naos del tempio ha una forma quasi quadrata e presenta 4 colonne ioniche anteriormente

e posteriormente. L'accesso al naos era affiancato da due pilastri monolitici in marmo, con montanti in bronzo che li

collegavano alle ante. Le colonne mostrano la classica base ionica, capitelli a volute e fregio continuo sopra architrave:

• meridionale: lotta dei Greci contro i Persiani;

• orientale: numerose divinità sedute, in piedi e in movimento;

• occidentale: guerra fra Greci (riferimento alla guerra del Peloponneso, quindi tempio costruito

successivamente).

Le pose sono allungate, il drappeggio ondeggiante e non c'è eleganza: anticipa i tratti del IV a.C.

Il tempio venne eretto verso la fine del V secolo e poco dopo, nel 410 a.C venne aggiunta una balaustra scolpita di 1 m

che cingeva il bordo del bastione su 3 lati (nord, sud, ovest): decorato con una serie di Nike in diverse pose, mentre

ammansiscono animali o presentano trofei:

• Nike che si aggiusta il sandalo; il drappeggio è molto aderente (si nota la spalla sinistra, pur essendo coperta,

il seno e le gambe). La posa è nuova, perché denota un equilibrio precario e ciò permette al drappeggio di mostrare le

gambe.

Su ogni lato è presente una rappresentazione di Atena.

Eretteo: sorge a nord, opposto al Partenone sia per posizione sia per ordine architettonico (ionico), la cui costruzione

iniziò nel 421 (dopo pace di Nicia), si interruppe con il disastro della spedizione in Sicilia (413) e riprese tra il 409/406

a.C. L'edificio si presenta su più livelli e riunisce più luoghi di culto, dunque è un santuario, che prende il nome da uno

dei primi re di Atene, venerato come Poseidone Eretteo.

È di forma rettangolare ed è diviso in due ambienti: quello orientale si apre con un portico esastilo ionico, posto

davanti a una cella rettangolare; quello occidentale chiuso da una parete alta con semicolonne e finestre e su cui

poggia un pronao tetrastilo di ordine ionico. Affianco a questo, sul lato meridionale, sorge la loggia delle Cariatidi, cioè

un portico con statue femminili erette su un muro, sostenenti il tetto del portico. La gamba libera è spinta in avanti ed

è rilassata, mentre la gamba destra, su cui è caricato il peso della sovrastruttura, è nascosta dalle pieghe del

drappeggio pesante del peplo. La parte superiore del corpo viene svelata dal peplo, che presenta un drappeggio più

leggero e aderente. L'iscrizione che le nomina, le definisce semplicemente korai. Tale portico serviva da accesso alla

tomba di Cercope, figlio di Eretteo e re di Atene.

A nord vi era un ambiente situato più in basso, anch'esso con un portico esastilo ionico, che dava accesso alla parte

occidentale più bassa dell'Eretteo. Queste colonne da 24 scanalature a pianetti piatti (e non 20 a spigoli vivi

tipicamente ioniche), sono poggiate a una base e presentano capitello a volute, sotto il quale vi è un “collare antemio”

decorazione floreale che circonda il collo della colonna. Il fregio presentava decorazioni in marmo bianco di cui

possediamo pochissimi frammenti. Le scanalature delle volute erano concave (e non convesse).

Le divinità venerate nell'Eretteo erano Poseidone Eretteo, Atena Polias (qui sorgeva il vecchio santuario della dea),

l'eroe attico Bute.

Ephaisteion: (450-415) il tempio di Efeso, protettore delle arti metallurgiche, sorge sulla collina di Kolonos Agoraios,a

ovest dell'agorà, dove sono state rinvenute buche per la lavorazione del bronzo/scarti di fonderia (quindi la sede del

tempio non è casuale). È il tempio maggiormente conservato del V secolo, era interamente in marmo, con travi in

legno e tegole di terracotta (e gradini in pietra calcarea) e presenta ordine dorico. Il tetto e il soffitto sono particolari: le

tegole poggiano su travi lignee inclinate; altre tavole di legno occupavano l'ampiezza della cella (tra i due colonnati e

dal muro al colonnato). Per diminuire il peso sostenuto dalle travi lignee, vengono poste delle lastre tagliate a

cassettoni, i cui coperchi erano lavorati separatamente e potevano essere rimossi. Ci sono anche elementi dell'ordine

ionico, quale il fregio continuo sopra i portici (dentro): a oriente il fregio correva lungo i corridoi nord/sud e presenta

un combattimento visto dagli dei; a ovest correva solo sopra l'opistodomo, con battaglia tra lapiti e centauri:

• due centauri influggono nel terreno il lapite Kaineus.

All'estero, le metope del fregio orientale raffiguravano le fatiche di Eracle, mentre sui fianchi sono decorate solo le

metope più orientali, con le imprese di Teseo (per questo l'edificio era stato chiamato Theseion).

All'interno si ergevano le statue di Efeso e di Atena scolpite da Alcamene (allievo di Fidia tr 421-415). sulla base di

indicazioni quali lo stile scultoreo e dell'architettura, le lettere dei marchi degli scalpellini e frammenti di terracotta si

può ricostruire la cronologia della costruzione: tra 430-420 fregi scolpiti, metope tra 439-430 (tracce severo) e lavori

generali iniziati intorno al 450 a.C. (ci misero molto tempo perché il Partenone aveva priorità).

Agorà: i lavori proseguono anche dopo la guerra contro Sparta, con la costruzione della stoà meridionale e della stoà

di Zeus tra il 430-420 a.C.

• La stoà di Zeus era un imponente edificio religioso consacrato a Zeus Eleuterios, che presenta una pianta

rettangolare con due ali che si proiettano verso l'esterno. La facciata presentava delle parti in marmo (insolito

nell'agorà, dove era prevalente il calcare, i mattoni crudi) e all'interno vi erano dipinti decorativi. Non sappiamo bene

quale fosse la funzione dell'edificio.

• La I Stoà Meridionale è una stuttura lunga, con un doppio colonnato dorico che fronteggiava 16 stanze, la cui

forma suggerisce la presenza di divani e quindi luoghi in cui mangiare. È possibile che questo fosse il luogo ove i

commissari ateniesi si occupavano di attività commerciali, ognuno con un proprio ufficio (come suggerisce

rinvenimento monete).

• Nuovo Bouleuterio (tra il 415-406 a.C.) sorge a ovest del precedente edificio ancora presente, di forma

rettangolare.

Dunque l'agorà era la sede degli edifici amministrativi della polis, ma la sede dell'Ecclesia venne spostata alla fine del VI

secolo sulla collina della Pnice. Era anche sede in cui si decideva sull'ostracismo: due mesi dopo la votazione

preliminare, gli Ateniesi si recavano nell'agorà con gli ostraka, cocci su cui era inciso il nome di chi volevano

ostracizzare (minimo 6000 voti, con conseguente allontanamento del cittadino dalla polis per 10 anni): ciò diventerà

strumento per eliminare avversari politici scomodi.

• Zecca sorse alla fine del V secolo accanto alla I Stoà Meridionale, ove si coniava la moneta ateniese;

• Tribunali sorsero nella parte nordorientale e affianco alla Stoà meridionale: da questi provengono gli oggetti

utili al processo quali l'urna per le votazioni, dischi di bronzo usati per condannare l'imputato (fig 8.40); frammenti di

apparecchi distributori, usati per scegliere i giurati: si inserivano targhette di bronzo di ogni giurato nel distributore e

questo rilasciava palle di pietra colorate, fuoriuscite da un tubo di bronzo.

Nel VI secolo lo spazio aperto dell'agorà veniva usato per le rappresentazioni teatrali, in onore di Dioniso, con una

parte definita orchestra e un'altra dove gli spettatori sedevano su panche rette da un'ikria, impalcatura in legno non

permanente. Dopo un incidente nel quale rimasero ferite diverse persone, le rappresentazioni si spostarono nel teatro

di Dioniso Eleuterios sull'Acropoli, che sfrutta il pendio della collina per i posti a sedere. Era di area circolare la parte

del pubblico, di area circolare quella dell'orchestra, affiancata da un edificio scenico (il dietro le quinte), il tutto senza

copertura.

Sicilia e Italia Meridionale: la valle dei Templi ad Argigento ci offre testimonianze importanti delle costruzioni del

periodo, con prevalenza di ordine dorico.

• Tempio di Hera (450) su uno sperone artificiale; tempio dorico-periptero con propozioni canoniche (6x13),

naos senza colonne, scalinate che portano al tetto.

• Tempio della Concordia (430) proporzioni canoniche con 20 scanalature, entasi, portici anteriore e posteriore,

scalinata per tetto, metope e frontone senza decorazione scultorea.

La creatività dei primi costruttori greco-orientali viene meno, uniformandosi sempre più ai modelli della madrepatria.

Ormai anche la commistione tra i due ordini architettonici viene abbandonata (mentre in Grecia viene adottata

nell'Hephaisteion e nel Partenone).

• Tempio dorico di Segesta (430-420) venne costruito fuori dalla città, ma mai terminato. Peristilio con 6x14

colonne senza scanalature e ci rimane anche il frontone e la trabeazione. Altri elementi, come i blocchi dello stilobate,

vennero trafugati. Doveva avere le varianti doriche: architrave e stilobe curvati all'insù, colonne inclinate verso interno.

Varianti simili nel Partenone (architetto greco continentale?) e caratteristiche tipicamente greco-occidentali (architetto

locale?). Entrambe le ipotesi sono plausibili.

• Acroteri marmorei del tempio di Afrodite a Locri (420 a.C) posti sul tetto. Raffigurano i Dioscuri che smontano

dal cavallo. Stilisticamente le teste dei cavalli e dei dioscuri ricordano le figure del partenone, ma la resa del

movimento non è minimamente paragonabile. Gli zoccoli anteriori dei cavalli sono retti da tritoni volanti (gusto locale).

• Acroterio in terracotta del tempio di Zeus a Locri (400) con un Dioscuro che cavalca. Il cavallo è sostenuto da

una sfinge.

La scultura del periodo aureo è esemplificata dalle sculture del Partenone, dalle cariatidi dell'Eretteo, che però non

rendono conto della vasta produzione scultorea in bronzo a noi non pervenuta (vedi il ritrovamento di numerose basi) .

Ci affidiamo alle numerose copie romane e agli adattamenti in scala o alle font letterarie.

Fidia è uno dei più celebri scultori dell'epoca, come abbiamo visto per Partenone. Altro grande nome è Policleto,

scultore ma anche teorico d'arte che con il suo trattato (o kanon, la regola) analizza le proporzioni ideali dell'anatomia

umana per giungere al perfetto equilibrio: cioè la figura umana si costruisce equilibrando tutte le sue parti in base una

unità modulare (come nell'architettura), che per Policleto era la testa. Il corpo deve essere otto volte la misura della

testa. Con Policleto si risolve quel problema della resa armonica e perfettamente proporzionata che era sorto nella

statuaria greca.

• Doriforo con cui Policleto esemplifica il canone (qui copia romana in marmo da Pompei; 440) “portatore di

lancia”, forse identificabile come Achille. Il peso è caricato tutto su una gamba, quella destra, mentre la gamba sinistra

è libera, arretrata e disposta lateralmente, col tallone sollevato (quella che sarà chiamata posizione in cammino). Il

capo è girato lateralmente, in corrispondenza della gamba che regge il peso, con espressione pacata e distante. C'è un

equilibrio perfetto tra forme in tensione e forme rilassate: braccio destro rilassato e gamba piantata a terra, bilancia la

parte sinistra con gamba flessa e braccio teso (teneva la lancia poggiata sulla spalla). Anca e ginocchio sinistro sono

abbassati, mentre la spalla destra e la caviglia sinistra si sollevano. Questa costruzione è definita chiastica o

contrapposto (contrapposizione, appunto, di peso e contrappeso). La posa del doriforo è ambigua, cioè non è

definibile né in cammino, né immobile. Il paradosso è che tale figura, che doveva rappresentare un'ideale di perfezione

umana, è quella che più si avvicina al reale. La copia romana presenta un elemento su cui poggia la statua, per la

statica essendo in marmo.

• Diadumeno (Delo 430) copia in marmo romana (giovane che si cinge la fronte con una benda). La posa è

quella del doriforo, ma la maggior torsione del volto e la plasticità dell'acconciatura fanno pensare che sia un lavoro

più tardo.

Alcamene è citato dalle fonti come allievo di Fidia. Fu autore delle statue di Efeso e Atena dell'Hephaisteion ateniese.

• Hermes Propileo la sua opera principale collocato all'entrata dell'Acropoli. Era una erme (pilastro

quadrangolare con una testa scolpita a tutto tondo sulla sommità), che presenta tratti arcaici nei capelli.

A lui Pausania attribuisce le sculture del frontone posteriore del tempio di Zeus a Olimpia, ma è da escludere data la

cronologia, così come neanche Peonio fu autone del frontone orientale.

Peonio di Mende fu attivo tra 430-420 a.C, autore di una Nike del santuario di Olimpia (come reca un'iscrizione alla

base, citandolo anche come autore degli acroteri). La figura è rappresentata nel momento in cui tocca terra col piede e

le ali ancora spiegate (le ali sono perdute). Il drappeggio copre solo una parte del corpo ed è perfettamente aderente

ad esso, a causa della velocità del volo e posteriormente si gonfia, aumentando la sensazione di movimento in avanti.

Le braccia e il seno scoperti contrastano con le parti drappeggiate. L'opera è databile al 420, come celebrazione della

vittoria dei Messeni e Naupatti. Purtroppo è fortemente danneggiata.

430 ripresa in attica della produzione di sculture sepolcrali (data la guerra con Sparta e l'esigenza di tombe pubbliche

per i caduti). Dalle dimensioni grandi delle stele arcaiche si passa a stele con rilievi di minor dimensione, ma più ampi,

con più di una figura (a volte anche figure assise). Il rilevo nei monumenti sepolcrali riprese inizialmente in Asia Minore

e nelle Isole e in un secondo tempo in Attica. I rilievi tentavano di rappresentare il defunto, spesso raffigurando anche

attributi (corazza per soldato, bastone per vecchio, bambola per fanciulla) o spesso nell'atto di salutare-addio- ai

compagni. Le lapidi potevano essere generiche oppure presentare delle iscrizioni.

• Stele del Gatto (Egina 430) uno dei primi rilievi sepolcrali: un giovane defunto, presentato con il volto di

profilo, in una posa che scarica il peso su una gamba, mentre l'altra è libera, braccio sinistro disteso lungo il fianco e

braccio destro sollevato verso una gabbia di uccelli. Il drappeggio della veste è scolpito in modo profondo, poggiato

sulla spalla sinistra e passa sotto il braccio destro, mostrando buona parte del torso. Nella parte inferiore è schiacciato

contro il corpo (cfr figure Partenone). Affianco al giovane vi è un servitore fanciullo, con un espressione di sofferenza e

sopra, seduto su una stele, vi è un gatto e sopra ancora una gabbia di uccelli.

• Stele di Hegesò (Atene 400) con struttura architettonica a due ante e frontone, davanti alla quale Hegesò sta

seduta con una veste elegante, acconciatura particolare, ritratta mentre sceglie i gioielli da una scatola aperta. I piedi

poggiano su un poggia-piedi. Davanti a lei, in posizione eretta, vi è una serva che l'aiuta nella scelta. La figura di Hegesò

si sovrappone a quella della serva, per dare una dimensione spaziale e le figure sono rappresentate di scorcio e di

posizione intermedia. I volti non lasciano trasparire nessuna emozione, come è tipico nella statuaria classica.

Riprende anche la produzione di rilievi votivi, di forma rettangolare e collocati sui pilastri. Erano decorati con scene

mitologiche, divinità e devoti in scala minore.

• Rilievo votivo con Echelos e Basile (410): Echelos, su incoraggiamento di Hermes, fugge con la Ninfa Basile su

un carro trainato da quattro cavalli in posizione impennata e con le teste in diverse angolazioni (cfr partenone).

Pittura vascolare e parietale: nella prima metà del V secolo si riprende l'uso del fondo bianco (cfr tomba del tuffatore),

usando il disegno a contorno e non la tecnica a figure nere:

• oinochoe del Pittore di Brygos (490-480): vi è una figura femminile che fila la lana, raffigurata con linee di

contorno nere a rilievo. Il capo e chino.

Altri ceramografi avevano adottato la tecnica del fondo bianco con delle varianti, quali la sostituzione delle linee di

contorno nere a rilievo con linee marroni in vernice lucida diluita, un bianco più candido per le membra femminili

scoperte. È una tecnica adottata sia per i crateri, ma soprattutto per le Lekythoi, ovvero vasi dal collo lungo e stretto e

dal corpo allungato per contenere unguenti e oli di uso funerario (l'uso era dunque ridotto e la colorazione bianca

andava bene). Verso la fine del secolo si usavano rosso, nero e marrone per i contorni, verde, blu e porpora per il

drappeggio (riflesso delle pitture parietali monumentali). Si usano anche linee di contorno spezzate per nuovi effetti

volumetrici.

• cratere da Vulci (440-430) con Dioniso e Nike (?) con figure a linee di controno marroni.

• Lekythos (410-400 BM di Londra) donna seduta dinnanzi a una tomba che presenza un contorno spezzato

nelle braccia, che conferisce massa e volume. È un espediente probabilmente derivato dalla pittura parietale, che le

fonti attribuiscono a due pittori del V secolo, Zeusi e Apollodoro, mentre l'uso dell'ombreggiatura per rendere volume

nelle rappresentazioni parietali è usata raramente e solo alla fine del secolo. Questa lekythos è piuttosto alta (mezzo

metro).

Parallelamente continua la produzione di vasi a figure rosse, anche se sempre meno richieste. Inizialmente abbiamo

ancora scene mitologiche, che via via lasciano posto a scene di vita domestica.

• Anfora del Pittore di Achille (440 a.C.) conservata ai Musei Vaticani. Achille eretto su una linea di fondo con

meandri, al centro del vaso, lancia sulla spalla, mano destra sul fianco, occhio di profilo e posa alla Policleto: il peso

poggia sulla gamba sinistra, mentre la destra è libera col tallone sollevato. Sul braccio sinistro il drappeggio del manto

si perde in fitte pieghe ondulate e irregolari, che rendono l'idea della pesantezza del tessuto.

• Hydria attica a figure rosse del Pittore di Midia (410-400 a.C) divisa in due registri. In quello inferiore, Eracle

nel giardino delle Esperidi (figlie della Sera), con gli alberi dai pomi d'oro. In quello superiore il ratto delle figlie di

Leucippo da parte dei Dioscuri giunti con i propri carri. Polluce si allontana , come si nota dai cavalli che hanno gli

zoccoli sollevati, mentre Castore è impegnato nella conquista e il suo carro lo attende. La statua cultuale in alto, alberi,

cespugli e Afrodite seduta sotto, vicino a un altare → siamo nel santuario di Afrodite. Le pose sono varie e pure i livelli

in cui sono disposte le figure, tutte però a superificie. Il drappeggio è sottile e mostra chiaramente l'anatomia dalle

braccia paffute e morbide delle fanciulle. Il disegno è arricchito con la doratura per le collane e bracciali.

Oltre a queste forme vascolari, erano prodotti anche vasi con una semplice vernice nera lucente, impropriamente

chiamata smalto. Di varie forme e dimensioni, servivano per contenere, versare e bere acqua, vino, olio. Così pure i

piatti e le lampade in vernice nera → una serie di questi manufatti è stata rinvenuta in un pozzo dell'agorà (coppe,

brocche, vasi per derrate, vaso refrigeratore, lampade). Chiaramente erano privi di tutti quegli ornamenti delle

produzioni vascolari che noi esamiamo, in quanto utensili di uso domestico e fatti anche in modo grossolano, tra cui

anche le pentole e i fornelli trasportabili in terracotta grezza. La stesa argilla grezza veniva impiegata per le anfore da

trasporto (di olii ad esempio), con forme differenti ad indicarne contenuto e provenienza e senza decorazioni → quelle

con il corpo sferico vengono da Mende e sono per il vino; la fila superiore, dalla forma meno tondeggiante e più

allungata, provengono da Lesbo e la terza fila, molto allungate da Taso. Tutte avevano il piede arrotondato, che creava

problemi quando l'anfora doveva essere riempita → da qui uso di tripode o buca nel terreno; era invece comodo come

presa per spostare l'anfora. Soprattutto in epoca ellenistica le anfore avevano un segno su un'ansa, indicante

contenuto, provenienza, nome magistrato in carica e simbolo dello stato.

In questo periodo ha inizio una produzione in ceramica (a figure rosse) nella Grecia Occidentale, probabilmente legata

alla fondazione della colonia ateniese di Turi nel 443 a.C. Inizialmente si producevano oggetti semplici con figure

banali, verso la fine del secolo si sperimenta e osa di più.

• Cratere a calice a figure rosse del Pittore del Ciclope (420-410) proveniente dalla Lucania. Sotto vi è

rappresentato Polifemo ubriacato dal vino, mentre in alto Ulisse e i suoi compagni afferrano il grande palo con cui

accerchieranno il gigante (cfr anfora di eleusi). La disposizione delle figure è su e giù (cfr pittore di Niobidi). L'unica

innovazione è una scena di satiri che balzano da destra verso la scena.

A Taranto pare ci fosse un'altra bottega artifigiana attiva nel 430-420 a.C che ha generato due correnti pittoriche in

Apulia: lo stile ornato e lo stile semplice. Vasi che si affermano nella seconda fase dell'età classica, ovvero il IV secolo.

Età classica-il IV secolo a.C. (400-300 a.C.)

Per l'architettura del periodo in esame, prendiamo in considerazione diversi centri.

Basse: località peloponnesiaca presso Egida, in cui venne edificato un tempio ad Apollo (secondo Pausania il

costruttore fu Ictino, già autore del Partenone). Il tempio è databile al 430-390 a.C e rappresenta la fase transitoria tra

il V e il IV secolo a.C. È disposto presso un asse nord-sud e la sua forma allungata e arcaica (6x15 colonne, quasi

canonica) dipende dal fatto che su quel sito era presente un precedente tempio.

Tempio dorico esastilo, costruito in marmo e pietra calcarea, con pronao e opistodomo (meno profondo) dotati di due

colonne in antis. La cella presenta 5 colonne su ogni lato, collegate alle pareti tramite contrafforti in muratura e sono di

tipo ionico: poggiano su larghe basi e hanno capitello ionico a volute. Una colonna singola separa la cella dall'adytion –

che ha un'entrata laterale- e presenta un capitello chiamato “corinzio” (innovazione del IV secolo!!) → echino a forma

di campana, cinto da foglie di acanto, spirali e palmette e due volute agli angoli. La struttura di questo capitello

permetteva di essere uguale da qualsiasi prospettiva lo si guardi, a differenza del capitello ionico. Man mano il

capitello corinzio si impose sugli altri.

Il fregio era continuo (ionico) e scolpito e decorava l'interno del tempio con amazzonomachia, centauromachia:

• lastra del fregio del tempio di Basse, con una scena relativa all'amazzonomachia. Il fisico delle amazzoni è ben

evidenziato dal drappeggio trasparente della veste ed è definibile “drappeggio bagnato”. L'amazzone a sinistra

presenta questo tipo di drappeggio aderente, che posteriormente alla figura si perde in una miriade di pieghe

ondeggianti e sospese nell'aria, proprio ad indicare che è in una posa spinta in avanti, con il braccio destro sollevato

(posizione di lotta). Questo è un elemento tipico dell'ultimo decennio del V secolo, assieme ad elementi tipici del IV:

enfasi della gestualità e pose, occhi infossati che esprimono teatralità. Un'altra amazzone è seduta a terra e tende la

mano verso un combattente greco, anche lui in posizione di slancio in avanti, con lo scudo tenuto dalla mano sinistra.

La muscolatura dei greci è resa in modo esagerato.

Tegea: ancora nel Peloponneo, l'architetto Scopas di Paros edificò nel 340 a.C un tempio ad Atena Alea , apportando

innovazioni nella pianta ed elevazione → (ricostruzione muro meridionale della cella) colonne corinzie incassate nel

muro, sopra le quali vi era una seconda fila di colonne ioniche più piccole; ingresso alla cella laterale.

Epidauro: località peloponnesiaca dove sorse (380 circa) il santuario di Asclepio, dio della guarigione e medicina (il cui

culto ha subito una fortuna maggiore a seguito della peste verificatasi ad Atene alla fine del V secolo), costruito

dall'architetto Teodoto. Il tempio era di ordine dorico, ma non rispetta le proporzioni canoniche → 6x11 colonnato, per

una pianta più quadrata/compatta e venne eliminato l'opistodomo. I frontoni erano scolpiti in marmo con scene

dell'amazzonomachia e della guerra di Troia. All'interno della cella vi era la statua crisoelefantina di Asclepio. Del

tempio non ci è rimasto quasi nulla.

Accanto al tempio sorge un'edificio circolare di 22 m di diametro accessibile tramite una rampa di scale. Il suo nome è

thymele (iscrizioni coeve), ma Pausania lo chiama Tholos. La pianta è tripartita in centri concentrici: 1) cerchio esterno

con 26 colonne doriche 2) cerchio intermedio 3) intermedio con 14 colonne corinzie → capitello con doppia fila di

foglie d'acanto, spirali e volute angolari; un fiore è posto tra abaco ed echino a campana. Questo capitello è di grande

valore decorativo. Il progetto della tholos (360-340) è di Policleto il Giovane. Non sappiamo la funzione: forse tomba di

Asclepio o sede dei serpenti sacri dai poteri taumaturgici, o forse ancora antecedente del Philippeion alessandrino.

Sempre affianco al tempio vi era l'Abaton, ovvero una stoà che accoglieva per la notte gli ammalati giunti al santuario.

:

Assieme al santuario vi erano anche altri edifici disposti a sud

• albergo a due piani con 160 stanze e cortili a peristilio;

• ginnasio per scopi rituali, con una corte aperta con colonnati, dove vi erano luoghi per la lezione, spogliatoio,

magazzini.

• Palestra, luogo rettangolare recintato per l'attività atletica; e uno stadio.

• Teatro, distante 1 km dal santuario, secondo Pausania costruito contemporaneamente alla tholos (IV a.C.),

mentre gli studi lo datano al III a.C (e la fila di posti al II a.C). sorgeva sul pendio di una collina, sfruttato per la

disposizione dei posti. L'orchestra è circolare, alle sue spalle la “scena” (struttura con spogliatoi e magazzini) e un

auditorio monumentale con 55 file di sedili in pietra simmetricamente suddivise da scalinate verticali.

Atene: nel monumento di Lisicrate (334 a.C.) compare la stessa pianta circolare della tholos di Epidauro. Lisicrate fu un

vincitore di una gara musicale liturgica ed eresse questo monumento in ricordo della sua vittoria. Per la prima volta

compare esternamente l'ordine corinzio! In tutto sei colonne corinzie incassate nel tamburo in muratura. Sopra

l'architrave vi è un fregio scolpito, mentre l'apice del tetto presenta un originario sostegno per il premio della gara,

decorato a fogliame e scolpito in pietra.

La ricchezza proveniente dalle miniere del Laurio permisero la costruzione di uno stadio e di un teatro nell'acropoli,

nonché di altri lavori nell'agorà →

• fontana pubblica sud-occidentale, a forma di L.

• orologio ad acqua, monumentale (affianco alla fontana) per segnare gli estremi orari dei processi e del

mercato.

• Tempio di Apollo Patroo sul lato occidentale, affianco alla stoà di Zeus (330 a.C.).

• peristilio quadrato nella parte nord-orientale, i cui lavori iniziarono nel 300 a.C. È un cortile con colonnato

costruito con materiali riciclati, forse aveva funzione di tribunale (visto che sorge proprio nei pressi dei vecchi

tribunali).

Dalla pianta di alcune abitazioni (fig 9.14) si nota che il cortile interno era carattestica anche dell'architettura civile.

Molte situate nella zona sud e sud-occidentale dell'agorà e a ovest dell'acropoli: abitazioni dalla pianta irregolare,

piccole, con una sola entrata, con una corte centrale colonnata o meno attorno alla quale si disponevano gli ambienti.

La corte serviva sia per arieggiare/illuminare l'abitazione, sia per prendere l'acqua dai pozzi, che nel IV secolo venivano

rimpiazzati da cisterne che raccoglievano dal tetto l'acqua piovana. Anche le fontane pubbliche nell'agorà erano fonti

per prendere acqua, pulita grazie al sistema di tubature che le collegava alla sorgente.

Vi era poi una stanza, chiamata androne, dedicata ai convitti maschili (divani, pavimento in ciottoli di mosaico oppure

in terra battuta. Accanto vi era una cucina, un piccolo vano con uno scarico (bagno) e sale di soggiorno, ripostigli e

camere da letto al secondo piano. Materiali edili poco pregiati (mattoni crudi stuccati per la pioggia, tetto a grondaie

sporgenti, fondamenta in pietrisco, tegole terracotta, travi di legno). Le case più belle e spaziose sorgevano nella

campagna con portici, attici e spesso torri.

Olinto: la pianificazione urbanisitca ortogonale del periodo è esemplicata dalla pianta di questa città. Ad Atene non vi è

traccia di una vera e propria pianificazione, come si vede dalla disposizione irregolare delle abitazioni. Un nome

celebre del V secolo per la costruzione urbanistica è Ippodamo di Mileto, che Aristotele cita come colui che

razionalizzò per primo lo spazio urbano con la suddivisione dei quartieri a seconda della loro funzione (religiosa,

pubblica e privata) → la cd pianta a griglia è a lui attribuita e applicata nella ricostruzione della città del Pireo. In realtà

pianificazioni simili erano già presente in Italia Meridionale (Megara Iblea, Selinunte) e in Asia Minore (Smirne).

La pianta di Olinto presenta strade e case disposte a griglia e si data tra il V e IV secolo, quando dopo la distruzione del

348, venne ricostruita. Le strade (A, B) appartengono alla prima costruzione. La città è divisa in quartieri residenziali

(100x40m cs) di dieci case ciascuna, da una serie di strade disposte sull'asse sud-ovest, che intersecano quelle disposte


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Antigone1988 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Angiolillo Simonetta.

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