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Esame di archeologia greca e della Magna Grecia

Arte greca dal decimo al primo secolo a.C.

G. Bejor, M. Castoldi, C. Lambrugo (manuale)

L'età protogeometrica e geometrica (secoli X-VIII a.C.)

Le dinamiche di passaggio tra il II e il I millennio a.C.

Le dinamiche di passaggio tra il II e il I millennio a.C., cioè tra l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro, sono di difficile comprensione; la definizione di "Dark Age", dalla fine dell'XI secolo alla metà del secolo VIII a.C., non è soddisfacente. La documentazione archeologica testimonia che nei secoli XIII e XII il mondo miceneo vive una fase di declino che comporta: la distruzione dei palazzi (Micene, Tirinto, Pilo, Iolco), la scomparsa della connessa organizzazione palaziale, della scrittura sillabica, della grande architettura in pietra, degli affreschi e della lavorazione dei metalli preziosi e delle pietre dure. Dove la continuità insediativa non viene meno, la cultura materiale si impoverisce, fino alla caduta dei regni micenei dovuta al concorrere di disastri naturali e di fenomeni di ribellione sociale.

La tradizione epica colloca alla fine del II millennio anche la spedizione contro Troia, sempre l'epica assegna agli Achei/Micenei la vittoria che non si traduce però in un controllo stabile della Troade. La documentazione archeologica non è invece in grado di chiarire il legame tra la scomparsa dei regni micenei e la "calata dei Dori" che le fonti letterarie greche più volte citano. Questi nuovi popoli non sono citati come invasori e distruttori (come il dato materiale testimonia per la fine dei palazzi e delle cittadelle micenee) ma come conquistatori. Accade il contrario con i "Popoli del Mare" che svolgono vere e proprie attività di disturbo lungo le coste del Mediterraneo tra XIII e XII secolo a.C.

Alla metà dell'XI secolo si data la "colonizzazione ionica", il trasferimento e l'occupazione stabile delle coste occidentali della penisola anatolica da parte di gruppi di Greci provenienti dalle varie città della Grecia continentale; si tratta di un fenomeno sistematico e programmato che nelle sue caratteristiche anticipa la successiva e più massiccia colonizzazione arcaica verso il Mediterraneo occidentale. L'obiettivo era la ricerca di spazi vuoti per la creazione di nuovi insediamenti con territori ampi e di facile conquista.

Sfruttando il corridoio naturale delle Sporadi settentrionali, genti provenienti dalla Tessaglia e dalla Beozia si insediarono a Lesbo e nella costa antistante fondando Smirne e Cuma. Quest'area è detta Eolide; vi si parlano dialetti eolici come il lesbico, il tessalico e il beotico. Si parlano dialetti ionici per i coloni provenienti da Attica ed Eubea attraverso le Cicladi, nella famosa dodecapoli ionica Mileto, Miunte, Priene, Efeso, Colofone, Lebedo, Teo, Clazomene, Focea, Chio, Eritre e Samo. Ancora più a sud c'è il distretto dorico con Alicarnasso, Cnido, i tre centri dell'isola di Rodi (Lindo, Ialiso e Camiro) e l'isola di Coo.

La ricerca archeologica trova serie difficoltà nel riconoscere in monumenti e in dati di cultura materiale i Dori, a parte per quanto riguarda l'occupazione di aree diverse da quelle occupate dai palazzi micenei, il più stretto contatto con territori coltivabili e l'organizzazione sociale meno gerarchica e verticistica. Tra II e I millennio di grande rilevanza è il passaggio dalla metallurgia del bronzo a quella del ferro, influenzato dalla crisi dei trasporti che impediva l'arrivo in Grecia delle materie adatte alla produzione del bronzo.

Tra i cambiamenti culturali si registra il passaggio dal rito inumatorio alla cremazione dei defunti. Inoltre, dalla tipologia delle fibule, dalla forma e dall'ornato dei vasi fortemente incentrate sull'articolazione e la variazione dei motivi geometrici, l'arte greca tra XI e VIII secolo a.C. viene definita come stile/periodo geometrico. Più specificamente: dalla metà del XI secolo a tutto il X secolo si parla di protogeometrico, mentre i secoli che vanno dal IX all'VIII sono interessati dallo stile geometrico.

La realtà sociale ed istituzionale è nuova dopo la fine dei regni Micenei; questi lasciano l'idea di acropoli come centro del potere, ma nella polis di età storica è una realtà ben più complessa: centro politico e sacrale con uno stretto legame con l'asty, la città abitata ai piedi dell'acropoli, e con la chora, il territorio da cui trae le risorse. Già da questi secoli i Greci sono molto attivi sui mari e tra i loro interlocutori vi sono anche i Fenici da cui traggono l'alfabeto. Con questi presupposti è comprensibile che nell'VIII secolo molti Greci videro nel trasferimento altrove, via mare, la soluzione ai loro problemi. I centri coloniali dell'Occidente greco parteciperanno all'espressione culturale ed artistica della madrepatria in maniera autonoma allineandosi ai grandi temi e problemi dell'arte greca.

Le prime manifestazioni nell'arte di costruire

L'oggettiva valutazione in questo ambito è assai difficile per le difficoltà del rinvenimento e per l'intrinseca povertà dei resti lasciati dai Greci di questi primi secoli. L'aspetto importante dell'architettura dell'epoca è la perizia nell'individuazione, valutazione e nell'assemblaggio degli elementi lignei che garantivano resistenza ed elasticità al tempo stesso (ma che non sono sopravvissuti tutti questi secoli). Bisogna inoltre sottolineare che a differenza delle grandi civiltà precedenti e contemporanee, quella della Grecia protogeometrica e geometrica non era in grado di raccogliere grandi numeri di schiavi come forza lavoro, quindi edifici anche modesti possono essere stati grandi sforzi per le comunità (da ricordare i casi di Nichoria in Messenia, Asine in Argolide, Kalapodi in Focide).

L'edificio sacro si caratterizza fin dall'inizio per grandezza, scelta accurata del materiale durevole e ricchezza ornamentale; vi sono due diverse concezioni: quella dell'area dorica della Grecia continentale e quella dell'area ionica tipica della grecità orientale.

  • Megaron miceneo: vano rettangolare allungato con abside che ricorda la sala micenea con due o tre navate individuate da file di colonne o pilastri;
  • Oikos: ambiente quadrangolare di modeste dimensioni, absidato o normale, simile alla struttura abitativa e adottato per i templi più piccoli.

L'Heroon nella località di Toumba a Lefkandi (in Eubea) è un edificio monumentale della metà del X secolo di forma rettangolare allungata con abside, la fondazione è in pietra e l'alzato in mattoni crudi, il tetto a doppio spiovente in canne di paglia sorretto da una fila di colonne centrali. Doveva essere stato prima l'abitazione e poi la tomba di un personaggio rilevante per le comunità dell'epoca. La struttura presentava anche un perimetro esterno di colonne che sembra un elemento precursore rispetto alla peristasi. Il Daphnephorion di Eretria è un edificio absidato che risale alla prima metà dell'VIII secolo, poi affiancato da un'altra costruzione lunga 100 piedi (quindi hekatompedon). Per studiare l'evoluzione del concetto di peristasi importanti sono i dati emersi a Mazaraki presso Patrasso.

Accanto a questi edifici che per grandezza e forze impiegate a costruirli sono da considerare rari, vi è la forma più modesta e diffusa dell'oikos che doveva essere eretto in legno ed argilla, meno elaborato esteticamente e strutturalmente. Modellini in terracotta rinvenuti come offerte votive nei templi stessi permettono di intuirne la pianta e gli alzati.

Per quanto riguarda il concetto ionico di templi si parla di recinto monumentalizzato, cioè spazio scoperto per la teofania del dio dove è esposta la statua del dio protetta da un baldacchino o una struttura che le fa da casa; esempi di queste strutture sono l'Artemision di Efeso e l'Heraion di Samo. Fin dall'VIII secolo si afferma presso i Greci l'esigenza di delimitare un'area presso la quale la divinità si espliciti concretamente tramite la statua di culto. Vanno nel frattempo definendosi le storiche aree santuariali dei Greci: l'Heraion di Samo, l'Artemision di Efeso, il tempio di Zeus ad Olimpia e quello di Apollo a Delfi.

Lo stile geometrico nelle ceramiche greche

Per definire lo stile geometrico non ci si limita soltanto all'individuazione e all'analisi degli aspetti formali, ma si integra con la valutazione del significato storico culturale dell'oggetto in relazione alla committenza e al contesto socio-politico che lo produce e lo consuma; bisogna interrogarsi sulla forma del vaso e sul significato di questa in relazione sia al soggetto figurato sia alla posizione di tale soggetto sul recipiente, sia del contesto di uso e/o rinvenimento.

La datazione si basa sulla sequenza dei prodotti rinvenuti nella necropoli ateniese del Dipylon, poiché non vi è alcun aggancio alla datazione assoluta, rimane da considerare come un criterio evolutivo interno:

  • Stile protogeometrico (PG) 1050-900 a.C.
  • Stile geometrico antico (GA) 900-850 a.C.
  • Stile geometrico medio (GM) 850-760/750 a.C.
  • Stile geometrico tardo (GT) 760/750-700 a.C.

Nei primi secoli dell'Età del Ferro, Atene domina culturalmente incontrastata; alla sua evoluzione si allineano con il tempo altre fabbriche. La ceramica corinzia, per esempio, manca della vivacità narrativa che caratterizza i vasi attici. Sulla superficie del vaso si dispongono, con levità e rigore, composizioni di filetti e fasce. Lo spazio tra le anse è sottolineato da pannelli metopali nei quali rare sono le scene figurate.

L'identità culturale di Atene attraverso le sue ceramiche

Stile protogeometrico (1050-900 a.C.)

Atene è la prima città a riguadagnare un alto profilo culturale in Grecia, ciò si riscontra anche nella produzione ceramica. La localizzazione dell'area produttiva per quest'epoca coincide con la successiva agorà, a breve distanza dal fiume Eridano che doveva fornire tanto l'argilla quanto l'acqua per le botteghe. Senza alcuna cesura netta rispetto all'epoca precedente si nota che i vasi sono meglio proporzionati e rifiniti; le forme più frequenti, accomunate dal loro uso per il consumo a banchetto, sono: anfore a collo distinto, oinochoai, crateri e skyphoi. Molto usata è la linea ondulata, l'ornato si compone di larghe bande, ritmi di linee sottili, triangoli campiti a reticolo, losanghe, scacchiere e semicerchi e cerchi concentrici dipinti a pennello multiplo montato su compasso. Gli elementi non sono casualmente sparsi sulla superficie ma studiati in relazione alla tettonica del recipiente, sui punti di maggiore visibilità e di snodo, come la spalla e il diametro massimo, mentre campiture di vernice nera sono riservate alle porzioni di scarsa visibilità, come la zona che declina verso il piede.

Stile geometrico antico (900-850 a.C.)

Si tratta di un periodo di sviluppo rapido ed impetuoso, dovuto ai rinnovati contatti con il Vicino Oriente, da cui i Greci traggono materie preziose come l'oro (lavorato a filigrana e a granulazione) e l'avorio. Anche in questo caso le forme vascolari più tipiche sono anfore, larghi crateri, skyphoi e pissidi globulari; in particolare, le anfore per trasportare e raccogliere acqua sono tipiche dei corredi femminili, mentre i crateri per mescere sono ricorrenti nelle tombe maschili. La decorazione è di ispirazione e ritmo geometrici, si dispone per fregi orizzontali sovrapposti a scandire la dinamica del vaso con elementi rettilinei o obliqui; si ha il progressivo scomparire delle forme ottenute a compasso.

Stile geometrico medio (850-760/750 a.C.)

È abbastanza evidente che intorno alla metà del IX secolo l'ordito geometrico va a poco a poco estendendosi all'intera superficie del vaso e compaiono per la prima volta le raffigurazioni animali e umane rese a silhouette. I laboratori di Atene danno prova di maturità tettonica e decorativa soprattutto per quanto riguarda i vasi che fungono da segnacolo (sema) delle tombe che assumono proporzioni monumentali. Si diffonde la forma particolare della pisside a scatola bassa con coperchio dotato di impugnatura plastica. I sema dovevano esprimere l'orgoglio del defunto e della sua famiglia, evocarne i valori etici e l'appartenenza sociale. È da notare il corredo particolare della tomba femminile della ricca signora (rich lady) che risale alla metà del IX secolo e che conteneva un modellino fittile di un granaio che denunciava l'origine di tanta ricchezza familiare. Lo skyphos di Eleusi risale a una fase avanzata del GM e sulla vasca sono dipinte due scene figurate: una nave che attracca e una scena di battaglia.

Stile geometrico tardo (760/750-700 a.C.)

I corredi funebri testimoniano per questo periodo una crescita della popolazione, della ricchezza e delle importazioni di prodotti di lusso stranieri. La decorazione geometrica si espande ad occupare tutta la superficie del vaso, si moltiplicano le scene figurate contenute entro pannelli metopali oppure disposte in fregi sovrapposti; vi sono episodi funebri di esposizione e trasporto del cadavere, ma anche scene di carattere narrativo derivate dal mito, anche se spesso non sono facili da interpretare. La figura umana è tutt'altro che semplice e schematica ma è soggetta a una disciplina ben riconoscibile: l'uomo è ritratto nudo, con le spalle larghe, la vita stretta e le cosce forti. Le articolazioni di gomito e ginocchio sono sottolineate e le braccia muscolose impugnano armi. Le donne sono ritratte accentuando i seni ma presentano sempre tuniche lunghe.

Si possono identificare diversi gruppi stilistici, botteghe e pittori, rintracciabili soprattutto per i particolari delle scene figurate. Attiva dal 760 a.C. è la Bottega del Dipylon che si specializza per una generazione nella produzione di vasi funerari; al Pittore del Dipylon è da attribuire l'anfora n. 804 con scena di prothesis. Notevole è anche il cratere n. 990 con ekphorà di sapore omerico. Il rigore e l'equilibrio della Bottega del Dipylon non sono tuttavia destinati a durare; in una fase più avanzata del GT la ferrea adesione agli schemi geometrici viene meno, il segno del pennello diviene meno preciso, si accresce la dinamicità e l'abbondanza dei dettagli, la tettonica dei vasi è meno stringente e vengono introdotti elementi ornamentali plastici (come il serpente in corrispondenza dell'orlo). Nello stesso momento, Atene e l'Attica vivono una fase di declino culturale e subiscono la concorrenza di altre botteghe ceramiche, in particolare quelle corinzie che in quel momento vivevano una fase di creatività.

La piccola plastica e i tripodi

Con la cultura materiale greca si può risalire fino all'ultimo quarto del X secolo, epoca a cui si data il cervo fittile di una tomba protogeometrica di Atene; leggermente più tardo è il centauro di Lefkandi (dalla necropoli di Toumba). In questo stesso periodo si vanno definendo le realtà santuariali più importanti della Grecia come Delfi e Olimpia. Con esse nasce anche il mercato degli oggetti votivi destinati ai santuari, che costituisce un ambito di sperimentazione importante per artisti ed artigiani del metallo, dell'argilla e dell'avorio.

Dalla prima metà dell'VIII secolo (in concomitanza con l'istituzione delle Olimpiadi) si diffondono i tripodi bronzei. Il tripode è un utensile miceneo per bollire le carni che si evolve in quest'epoca diventando un ricco e monumentale dono agli dei. I cavallini in bronzo sono uno status symbol aristocratico insieme alle raffigurazioni umane in bronzo, generalmente di piccole dimensioni. Non si è in grado di capire se rappresentassero un dio o l'offerente, ma erano in ogni caso ritratti sotto forma di aurighi, opliti, atleti e suonatori. Mano a mano che il tempo passa, le composizioni si fanno sempre meno schematiche, più organiche, coerenti e dinamiche: la rigida concezione geometrica è entrata in crisi. Anche per queste produzioni si è cercato di intuire le zone di origine collocandole ad Atene, Argo, Corinto, Sparta e altri centri del Peloponneso. Non è facile trovare coerenza di espressione e di sviluppo nella piccola plastica geometrica; emerge l'irrequietezza formale degli artigiani, le opere non sono mai a grandezza naturale e sono spesso concepite come applicazione e quindi non a se stanti.

L'età orientalizzante (secolo VII a.C.)

L'età orientalizzante è un fenomeno di natura essenzialmente stilistica della durata di un secolo, il VII, durante il quale la cultura greca si lascia invadere da motivi, temi, manufatti, tecniche appartenenti alle culture orientali che quasi soggiogano e sopraffanno la cultura greca ma vengono poi assimilati e rielaborati. Alla fine dell'VIII secolo i rapporti con l'oriente si intensificano e i traffici con le culture orientali determinarono un sempre più consistente afflusso di manufatti sirofenici, ittiti, aramaici, assiri ed iranici (calderoni bronzei ornati di mostri terrificanti, coppe larghe e basse -phialai- in argento ed oro con teorie di animali mitici e mostruosi, oggetti in avorio, unguentari in alabastro e faïence e ricche oreficerie).

L'accresciuto prestigio dei santuari greci attira doni anche dai dinasti orientali. Anche la diaspora verso occidente di genti che fuggivano al duro dominio assiro contribuì al diffondersi di tecniche e linguaggi vicino-orientali, per il trasferimento fisico delle maestranze. La cultura figurativa greca viene sommersa da un'ondata di nuove storie, mostri sconosciuti, eroi brutali e prepotenti, dei rancorosi ed aggressivi, sirene, grifoni, centauri, chimere, sfingi, gorgoni. Spesso viene proposto il tema dell'ordine figurativo greco che...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fionamega di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Rebaudo Ludovico Dino.
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