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L'età protogeometrica e geometrica

Il difficile passaggio tra II e I millennio a.C.

Crolli e turbolenze dell’età oscura

Il passaggio tra II e I millennio a.C., e quindi tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro, è di difficile comprensione: il mondo miceneo è in declino e scompaiono l’organizzazione palaziale, la Lineare B, l’architettura e gli affreschi per lasciare spazio a un impoverimento della cultura materiale e a un sostanziale analfabetismo. Non è possibile chiarire il legame tra la scomparsa del mondo miceneo e l’invasione dorica del 1104 a.C. anche se la tradizione antica non li dipinge come distruttori bensì come conquistatori.

Intorno all’XI secolo avviene la colonizzazione ionica, dorica ed eolica, un fenomeno che anticipa la successiva colonizzazione arcaica dell’Occidente mediterraneo, che ha come obiettivo la ricerca di spazi vuoti per la creazione di nuovi insediamenti. In questo periodo si definisce la presenza greca sulle coste dell’Anatolia e si precisano i limiti del mondo “greco-orientale” in tre aree principali: ionica, dorica ed eolica, di cui quella ionica è la più attiva e meglio organizzata.

L’età di Omero e di Esiodo

La ricerca archeologica ha difficoltà a riconoscere tratti esclusivamente dorici in specifici monumenti o manufatti e a dare consistenza materiale al popolo che ha occupato la Grecia dopo i Micenei. Si possono comunque notare diversi cambiamenti, non necessariamente legati ai Dori:

  • Uso dei metalli: la crisi dei rapporti con il Vicino Oriente ha tolto il rifornimento di stagno, con cui si produceva la lega di bronzo, provocando così trasformazioni di ordine economico e socio-politico;
  • Rito funebre: si passa dall’inumazione alla cremazione;
  • Forma e ornato dei vasi: le nuove caratteristiche dei vasi, incentrate su motivi geometrici, danno nome all’arte greca tra XI-VIII secolo: si parla di periodo geometrico, che si distingue dal precedente periodo protogeometrico.

Si dissolve la forma monarchica del potere miceneo e nasce la nuova realtà sociale e istituzionale della polis, di cui l’acropoli è il centro politico e sociale, l’asty è la città abitata ai piedi dell’acropoli e la chora è il territorio da cui vengono drenate le risorse. È una città aristocratica di matrice contadina e oplitica: la ricchezza deriva dalla proprietà terriera e il potere dall’onore militare: gli ideali etici dei Greci di questo periodo si iscrivono nella civiltà dell’onore e della vergogna.

A partire dall’VIII secolo molti greci vedono nel mare la soluzione ai loro problemi, fossero essi di fame o di insofferenza nei confronti della classe aristocratica, per cui inizia un massiccio spostamento verso l’Occidente.

Le prime manifestazioni dell’arte di costruire

Materiali effimeri per una sperimentazione vivace

C’è una grande difficoltà di rinvenimento di complessi architettonici del periodo e altrettanta povertà di testimonianze, a causa delle modeste dimensioni degli edifici, del carattere effimero dei materiali utilizzati e della dispersione delle competenze tecniche micenee. La crescita delle dimensioni delle strutture e l’affinamento delle competenze non riguardano il confezionamento di mattoni ma l’individuazione e l’assemblaggio del materiale ligneo.

Delimitare e recingere lo spazio del dio

L’edificio sacro si caratterizza subito per grandezza, materiale durevole e ricchezza ornamentale, a differenza delle abitazioni, che rispondono a criteri di ordine pratico, mentre le strutture destinate alle attività comuni sorgeranno molto più tardi.

Nonostante manchi un’armonica soluzione di forme architettoniche, è comunque possibile cogliere l’evolversi di due diverse concezioni di destinazione sacra, corrispondenti a due aree differenti:

  • Area dorica: il tempio è concepito come casa della divinità, come ambiente destinato a custodire la statua del dio, per cui ricalca il modello della casa in due fondamentali tipologie planimetriche:
    • Megaron: edificio rettangolare con terminazione ad abside che deriva dalla sala micenea, divisa in due o tre navate da file di colonne, all’interno della quale si svolgevano sacrifici. Il suo antico significato cultuale rende il megaron l’ambiente più adatto a fungere da casa del dio. Fondamentale per l’evoluzione delle prime forme dell’edificio di culto è l’Heroon di Lefkandi, dalla pianta rettangolare allungata e terminante con un’abside; fu eretto come abitazione di un re locale e ne divenne poi il luogo di sepoltura, unendo la funzione funebre a quella di un culto di matrice eroica;
    • Oikos: ambiente quadrangolare di modeste dimensioni adottato per edifici templari più piccoli, i naiskoi. È più diffuso rispetto al megaron ed è anche meno pretenzioso ed elaborato. Possiamo ricostruirne l’aspetto grazie ai modellini in terracotta e in pietra, rinvenuti come doni votivi negli stessi santuari. Possono essere sia rettangolari che absidati e dal tetto a falde sia dritte che ricurve.
  • Area ionica: il tempio è costituito da un recinto monumentalizzato che racchiude la statua di culto, esposta sotto una struttura protettiva che però non ne costituisce la casa:
    • Artemision di Efeso, VIII a.C.: costituisce la più antica testimonianza di questa concezione architettonica; è un periptero di 8x4 colonne, non canonicamente orientato a ovest, forse a causa dell’aspetto notturno della dea Artemide;
    • Heraion di Samo, VIII a.C.: è un edificio rettangolare allungato, con copertura piana e accesso da uno dei lati corti, tristilo in antis; la statua di culto era in legno ed era collocata sul fondo, su una base fuori asse perché la fila di pali centrale non ne ostruisse la vista.

Vivere nella città e nello spazio domestico

L’architettura domestica viene concepita secondo un compromesso tra praticità e fattori di ordine sociale e culturale: l’oikos di età geometrica consiste in un ambiente quadrangolare privo di suddivisioni strutturali interne e di estensione limitata, sia perché pensata per una famiglia mononucleare sia perché molte attività venivano svolte all’esterno della casa.

Le famiglie allargate proprie del ceto aristocratico vivono in abitazioni a pianta rettangolare absidata, derivata dal megaron miceneo. In molti centri abitati sono attestati entrambi i tipi abitativi, segno di un’articolata struttura sociale.

  • Smirne: fondata nel 1000 a.C., presenta case di forma ovale e rettangolare contenute entro uno spesso muro. Alla fine dell’VIII secolo viene devastata da un incendio e ricostruita su un impianto più regolare: un’area della città viene adibita a spazio pubblico e viene edificato un tempio. Il criterio di insediamento consiste in agglomerati di abitazioni a strettissimo contatto tra loro e disposte in file ordinate;
  • Emporio: fondata nell’VIII secolo a.C., presenta un dislivello di 100 metri tra la città alta e quella bassa; è disposta su terrazze e costituita da oikoi quadrangolari. Il criterio di insediamento consiste in case sparse che occupano liberamente il territorio e si adattano alle sue caratteristiche.

Nei decenni successivi il moltiplicarsi delle esigenze e delle attività da svolgersi in casa porta ad abitazioni di maggiore estensione, concepite sulla base dell’accostamento di più ambienti monovano spesso non comunicanti tra loro.

Un’arte florida e potentemente espressiva: la ceramica

Lo stile geometrico nelle ceramiche antiche

Il termine geometrico indica lo stile e la natura delle decorazioni dipinte sui vasi tra XI-VIII secolo. La tradizione storica greca di quel periodo non offre agganci di cronologia assoluta, per cui la suddivisione stilistica si presenta soprattutto come un criterio evolutivo interno.

Identità culturale di Atene attraverso le sue ceramiche

  • Stile protogeometrico (1050-900 a.C.): Atene è la prima città greca a riguadagnare un profilo culturale, che si esprime anche attraverso le sue ceramiche. Compaiono in questo periodo vasi proporzionati e ben rifiniti, dalla forma legata alla conservazione dei liquidi e al loro consumo durante i banchetti.
    • Decorazione: motivi di tradizione micenea come (linea ondulata), bande, triangoli, semicerchi e cerchi. Gli elementi non sono distribuiti casualmente ma studiati in relazione alla tettonica del vaso;
  • Stile geometrico antico (900-850 a.C.): si accompagna alla ripresa dei contatti con il Vicino Oriente. Ricompare l’uso di oro e avorio. Vengono maggiormente prodotte anfore (usate per raccogliere e trasportare l’acqua e destinate a corredi di tombe femminili) e crateri (usati per mescolare acqua e vino e destinati a corredi di tombe maschili).
    • Decorazione: fregi orizzontali in cui prevalgono elementi rettilinei e obliqui; scompaiono le forme tracciate a compasso e persistono superfici campite di nero;
  • Stile geometrico medio (850-750 a.C.): i vasi, soprattutto quelli che fungono da segnacolo sulle tombe, assumono proporzioni monumentali e hanno il compito di esprimere l’orgoglio del defunto e di evocare il valore attraverso applicazioni come cavallini o modelli di granai.
    • Decorazione: la decorazione geometrica si estende su tutta la superficie del vaso e compaiono sporadicamente raffigurazioni di animali e uomini resi a silhouette;
  • Stile geometrico tardo (750-700 a.C.): la decorazione geometrica occupa tutta la superficie e si moltiplicano le scene figurate: non ci sono più solo episodi funebri ma scene dal carattere narrativo tratte dal mito. La costruzione della figura umana non è schematica ma enfatizza gli elementi del corpo, che non è ancora concepito come un’unità bensì come una pluralità di elementi. La complessità del repertorio figurativo consente di individuare diversi gruppi stilistici, botteghe e pittori, nessuno dei quali si firma e che vengono quindi indicati con nomi convenzionali.

Nel 760 a.C. inizia la sua attività la Bottega del Dipylon, specializzata nella produzione e decorazione di grandi vasi funerari. Lo stile della bottega e del suo maestro più dotato, il Pittore del Dipylon, è esemplificato da un anfora attica con scena di prothesis, in cui è presente equilibrio tra la tessitura geometrica e il pannello figurato, dal tono privato rispetto al cratere con scena di ekphorà, cui partecipa l’intera comunità aristocratica. Il rigore e l’equilibrio della bottega non sono destinati a durare: la decorazione geometrica diventa meno precisa, la figura umana e animale più confusa, la tettonica dei vasi diventa meno rigorosa, con le proporzioni poco pratiche e gli elementi plastici che fanno da ornamento: l’esaurirsi dello stile geometrico ad Atene sembra coincidere con indizi di declino sociale e culturale.

L’arte del vasaio: argilla e tornio

La materia prima per la realizzazione di un vaso è l’argilla, il cui colore, visibile solo a cottura terminata, dipende dalla natura geologica della zona in cui si trovano le miniere: quella corinzia ha il tono verde/giallognolo, quella attica è rossa, quella dell’Asia Minore ha il colore del cuoio. La sua lavorazione avviene in più fasi: l’argilla viene pulita, poi fatta decantare (viene cioè sciolta nell’acqua così che i corpi estranei si separino da essa); una volta depurata si mischiano sabbia e chamotte. I vasi di qualità più elevata vengono plasmati al tornio, composto di un disco montato su un perno e azionato a mano dal vasaio o da un aiutante. Avviene poi la rifinitura, l’applicazione delle anse e infine la decorazione pittorica.

La piccola plastica

Tripodi e bronzetti per gli dei

La microplastica risale almeno al X secolo a.C.: è stato infatti ritrovato in una tomba protogeometrica un cervo fittile. I principi costruttivi della figura si colgono soprattutto a partire dall’VIII secolo, quando uomini e animali compaiono dipinti sulle ceramiche e vengono definite le grandi aree santuariali.

Il mercato degli oggetti votivi destinati a quei santuari permette agli artigiani di sperimentare la propria creatività: in corrispondenza con l’istituzione dei giochi olimpici nel 776 a.C., diventano numerosi i tripodi bronzei, inizialmente utilizzati come utensili per bollire le carni ed evolutisi successivamente in doni votivi offerti agli dei. I manici sono decorati con motivi incisi e ornati da appliques di figurine di cavalli che ricordano quelli dipinti sulle ceramiche, per il principio di costruzione additiva delle masse muscolari. Le figure umane potrebbero raffigurare sia la divinità che il dedicante e i soggetti più comuni sono aurighi, opliti o atleti.

  • Auriga da Olimpia: ha una struttura geometrica compatta e vigorosa, che richiama le figure maschili sui vasi dello stile Geometrico Tardo;
  • Centauromachia: ha una composizione più articolata, gli elementi restano quelli usuali ma vengono assemblati con maggiore organicità e libertà;
  • Guerriero dall’Acropoli: ha una nuova dinamicità e potenza espressiva finora sconosciute, la rigida concezione geometrica entra in crisi per lasciare spazio a una maggiore fluidità.

Non è facile trovare coerenza di espressione in quanto le figure, quasi mai a grandezza naturale, vengono costruite a partire da un unico nucleo. È comunque possibile cogliere i segni di una progressiva maturazione nella concezione figurativa di età geometrica: nella prima metà dell’VIII secolo la struttura plastica è legata alla paratassi delle singole membra, ma già nella seconda metà dello stesso secolo ci si avvia verso una resa sempre più fluida e organica dei contorni.

Età orientalizzante

Un’età di profonde trasformazioni

L’epifania di un mondo irrazionale e mostruoso

Con l’età orientalizzante, che occupa tutto il VII secolo, la cultura greca viene invasa da motivi, temi e tecniche appartenenti alla cultura orientale, a causa di un progressivo intensificarsi dei rapporti con il Vicino Oriente. L’assimilazione di questi nuovi linguaggi iconografici (mostri sconosciuti, eroi prepotenti, dei rancorosi) non è priva di traumi e lo scontro tra l’ordine figurativo greco e quello orientale si esprime nelle narrazioni greche di lotte.

Questo processo si completa intorno alla metà del VII secolo ma avviene per gradi e con intensità diversa a seconda delle aree geografiche.

Legislatori, tiranni e colonizzazione

Le città greche di questo periodo sono interessate da tre fenomeni principali, in risposta alla crisi dell’aristocrazia terriera:

  • Legislazione: di fronte agli squilibri tra risorse e bisogni, le aristocrazie sono costrette a forme di autocorrezione e autocensura ed emerge la figura del legislatore: le leggi vengono messe per iscritto, non sono più manipolabili e rendono la scrittura uno strumento di controllo sociale. In questo contesto si consolida la costituzione spartana, fondata sugli spartiati (cittadini liberi), servi e artigiani;
  • Tirannide: ad essa si lega una politica di promozione del benessere materiale e funzionale della città;
  • Colonizzazione: anch’essa dovuta allo squilibrio tra risorse e bisogni, inizia nell’VIII secolo e conosce un notevole sviluppo nel corso dell’età orientalizzante.

Verso la pietrificazione del tempio

In questo periodo avviene nell’architettura sacra un progressivo passaggio da forme funzionali a forme esteticamente più esigenti: dai ciottoli informi si passa al blocco squadrato, dal tetto in paglia a quello in tegola, dalla decorazione in argilla a quella in terracotta, dal legno alla pietra.

I nuovi tetti rendono più solidi gli edifici ma impongono una nuova inclinazione, cui segue l’ampliamento della campata della cella, che diviene così spazio ideale per passeggiare, per ripararsi dalla pioggia e per esporre gli ex voto.

Gli sviluppi nel Peloponneso

Nel Peloponneso si sviluppa principalmente l’architettura di ordine dorico.

  • Heraion di Argo, inizio VII secolo: citato da Vitruvio come l’edificio originario dei Dori. Ha una struttura allungata, impiantata su una terrazza tardogeometrica, con peristasi lignea e capitelli in pietra piatti;
  • Tempio di Posidone a Istmia, prima metà VII secolo: edificio periptero 7x18, dalla cella rettangolare preceduta da pronao profondo;
  • Heraion di Olimpia, 650 a.C.: testimonia la transizione dall’edificio in legno e mattoni a quello in pietra. Caratterizzato da ricca policromia e interessato da una scansione in pronao, cella e opistodomo che sarà poi canonica. Il naos non è più diviso in due navate ma in tre, liberando il centro per la piena visibilità della statua di culto. La trabeazione presenta il fregio dorico di triglifi e metope: i triglifi sono posizionati sull’asse delle colonne e degli intercolumnii e lo spazio tra essi lascia il posto a due metope. L’insieme architettonico segue un programma ben preciso in quanto presenta i primi accorgimenti per la correzione del conflitto angolare, ovvero lo spostamento dei triglifi angolari al margine del tempio:
    • Allargamento progressivo dei componenti della trabeazione (soluzione adottata in età arcaica);
    • Riduzione degli interassi agli angoli (soluzione adottata in età classica).

Gli sviluppi nella Ionia

In area ionica si sviluppa l’architettura sacra di ordine ionico:

  • Santuario di Samo: il vecchio hekatompedon geometrico viene sostituito da un nuovo edificio, l’hekatompedon II, di fronte al quale viene eretto un altare. La cella è circondata da una peristasi di colonne. Il fregio è continuo e ricco di elementi di ispirazione orientale;

La nascita della scultura monumentale

Intorno al 700 a.C. Mantiklos dedicò all’Apollo di Tebe una

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliaborzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Barbanera Marcello.
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