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Riassunto esame Arte greca, prof. Barbanera, libro consigliato Arte greca, Bejor

Riassunto dettagliato per esame di Archeologia e Stioria dell'Arte Greca, basato su appunti presi a lezione e sul testo consigliato "Arte Greca" di Bejor, Castoldi, Lamburgo. Università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in PDF!

Esame di Archeologia e storia dell'arte greca docente Prof. M. Barbanera

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ESTRATTO DOCUMENTO

Tempio di Hera a Selinute : aderisce al nuovo canone ma presenta comunque una pianta molto

 allungata dalla peristasi di 6x15 colonne molto fitte e slanciate. La cella è priva di colonnati

interni e il tempio era decorato da metope scolpite con episodi del mito.

Le nuove norme dell'architettura dello stile severo si colgono soprattutto nei templi delle colonie

occidentali, meglio conservati rispetto a quelli della madrepatria, e sono:

perfetta simmetria della cella con opistodomo che corrisponde al pronao;

 cadenza regolare delle colonne della peristasi;

 messa a punto del conflitto angolare: il problema del fregio dorico, composto dall'alternarsi

 ritmica di metope e triglifi, è dato dalla necessità di concludere il fregio con un triglifo, che viene

a cadere nell'angolo del tempio ma non sull'asse della colonna corrispondente. Età arcaica: il

problema era risolto allargando la metopa angolare rompendo il ritmo geometrico del fregio.

Età classica: si contrae l'ampiezza dell'ultimo intercolumnio così che le metope abbiano tutte la

stessa dimensione.

L'architettura sacra del V secolo tende quindi a costruire con caratteri più uniformi e razionali e al

centro della ricerca architettonica c'è la simmetria, il rapporto tra le parti e il modulo.

Il santuario di Olimpia

Il santuario di Olimpia si trova nella regione del Peloponneso e veniva chiamato dagli antichi il

santuario "Altis" (da alsos, "bosco sacro). È un santuario panellenico legato a due leggende: la

saga di Pelope, eroe del Peloponneso, e l'istituzione dei giochi olimpici da parte di Eracle. Pelope

fu il solo a sconfiggere Enomao, che aveva promesso in sposa la figlia Ippodamia a chi avesse

vinto la corsa della quadriga. Secondo la tradizione, i giochi in onore di Pelope, le Olimpiadi

appunto, sarebbero stati istituti da Eracle che portò con sé l'olivo sacro a Zeus con il quale si

incoronavano i vincitori.

Il santuario di Olimpia ha una monumentalizzazione graduale: la fase più antica è testimoniata

dalle offerte di ceramiche, tripodi e statuette in terracotta e bronzo. Il fulcro del santuario era il culto

eroico di Pelope, celebrato nel Pelopion, mentre il culto di Zeus era celebrato all'aperto, su un

altare innalzato con le ceneri dei sacrifici.

Il primo edificio monumentale del santuario è il tempio di Hera. A est del tempio di trova una

terrazza progressivamente occupata con i tesori delle città alleate e al di fuori del temenos

vengono costruiti i primi edifici civili.

Il tempio di Zeus viene costruito solo nel secondo quarto del V secolo e ospita il ciclo figurativo più

importante del santuario. L'officina di Fidia è conservata al di fuori dell'Altis, nel settore occidentale

riservato agli impianti sportivi e agli stabilimenti termali. L'area interna al temenos, ricca di donari,

viene ulteriormente monumentalizzata con la costruzione del Metroon, il tempio della Dea Madre, e

di un lungo portico, la stoà di Eco. Fuori dall'Altis viene costruito il Leonidaion.

In età ellenistica ricevono una sistemazione monumentale gli impianti sportivi, la palestra e il

ginnasio e viene costruito il Philippeion, l'heroon della dinastia macedone.

Il santuario continua a vivere fino al 394 d.C., quando l'editto di Tessalonica portò all'abolizione dei

culti pagani e quindi anche dei giochi Olimpici, e il sacro temenos fu chiuso e abbandonato.

Il ciclo figurativo del tempio di Zeus

Il ciclo scultoreo del tempio di Zeus è legato sia alla realtà locale sia al particolare momento

storico, contrassegnato dall'ascesa di Atene. La decorazione comprende le metope del pronao e

dell'opistodomo, dodici in tutto, e i frontoni, mentre le metope della peristasi sono lisce.

Le metope hanno un unico tema, le dodici fatiche di Eracle, illustrate nei singoli riquadri e in palese

riferimento cultuale a tempio (Eracle è figlio di Zeus) e al santuario (sede dei giochi istituiti

dall'eroe). Le fatiche vengono raffigurate come ormai compiute o come prossime al compimento.

Sia la figura dell'Eroe sia quella di Atena, che lo accompagna in quattro metope, subiscono

un'evoluzione psicologica e formale: Eracle passa da un atteggiamento di incertezza e di

meditazione ad un atteggiamento deciso ed eroico; Atena passa dall'avere un aspetto giovanile ad

una maturità sempre maggiore.

Metopa con Eracle e gli uccelli Stinfalidi : Atena è rappresentata come una fanciulla nonostante

 l'egida. La superficie liscia fa pensare ad un'originale policromia. Lo scultore raffigura la

conclusione dell'episodio: l'eroe ha già ucciso gli uccelli e ne porge uno ad Atena seduta su

una roccia, ha l'arco nella mano sinistra e l'uccello nella destra, entrambi attributi bronzei, e ha

un aspetto severo, maturo e solenne che richiama le raffigurazioni coeve a figure rosse;

Metopa con Eracle e le stalle di Augias : Eracle devia il corso del fiume Alfeo per purificare le

 stalle del sovrano. Atena appare in tutta la sua potenza, completamente armata: la sua

presenza accanto all'eroe non è più quella di una spettatrice ma di una compagna che

partecipa all'azione;

A tempio ultimato sono state posizionate all'interno del timpano le sculture frontonali, scolpite

interamente solo nella parte frontale, quella visibile, mentre il retro della statua non è rifinito ma

solo lisciato.

Frontone est : corrisponde all'ingresso del tempio e raffigura la saga di Pelope, nel momento

 che precede la gara tra Pelope e Enomao. I personaggi sono rappresentati come su un

palcoscenico: al centro c'è Zeus, secondo il principio presente anche nel tempio di Egina di

collocare al centro del timpano il dio, qui stante, con la testa rivolta a destra, la gamba destra

poggiata a terra e la sinistra leggermente piegata, determinando la contrazione del fianco

opposto. Il nudo è sintetico ed essenziale, il panneggio è sottolineato da poche pieghe. La

figura è concepita come qualcosa di autonomo, che vive per se stessa, come è caratteristico

dello stile severo. Ai lati del dio, Pelope e Ippodamia, Enomao e la moglie Sterope. Il re ha la

bocca socchiusa che lascia intravedere i denti, espediente usato per rendere il dolore o la

crudeltà, come in questo caso. Ippodamia è colta nell'atto di togliersi il velo dal capo, gesto che

nell'iconografia greca è legato alle nozze. Sterope indossa un peplo sciolto con un gioco di

pieghe ricco di chiaroscurale. Accanto ad Ippodamia c'è un'ancella inginocchiata il cui peplo

cade morbidamente assecondando la posizione piegata della figura. Sono poi raffigurati a

destra una quadriga, una figura di vecchio, connotato realisticamente per le pieghe della carne

sotto i pettorali, che porta la mano alla guancia in un gesto che esprime angoscia. C'è infine un

personaggio sdraiato proteso verso il centro della scena che rappresenta il fiume Caldeo.

Figure analoghe compaiono a sinistra.

Frontone ovest : è rappresentata la lotta tra i Lapiti e i Centauri durante le nozze di Piritoo:

 secondo il mito i Centauri, inebriati dal vino, assalirono la sposa e le altre donne presenti,

provocando la reazione altrettanto violenta del Lapiti. L'ordine divino viene ristabilito con la

strage degli empi. Al centro c'è ancora una volta un dio, in questo caso Apollo, stante, nudo,

con il braccio sinistro abbassato a reggere l'arco e il destro proteso in un gesto fermo che

significa la volontà di ristabilire la quiete. La testa ha il mento rotondo particolarmente

pronunciato, tipico dello stile severo. La presenza di Apollo, dio oracolare per eccellenza, è

stata collegata all'autorità delle locali stirpi di indovini. A destra di Apollo c'è Piritoo, a sinistra

Teseo: queste figure sono il nodo iniziale dal quale si propaga il movimento lungo le due ali del

frontone. Le altre figure sono distribuite in gruppi di tre: in ciascun gruppo un centauro afferra

una Lapitessa e un eroe gli si lancia contro. Nel primo gruppo a sinistra la sposa guarda fissa

davanti a sé, con la testa chinata e la bocca socchiusa a esprimere smarrimento, paura e

pudore. Il secondo gruppo a destra è noto come il gruppo del morditore, in cui un centauro si

difende dal lapita che lo assale alle spalle mordendogli un braccio. Il centauro è inginocchiato a

terra, il volto è caratterizzato da rughe profonde, fronte aggrottata, barba e capelli folti. Il

contrasto delle forze è evidente. Nel terzo gruppo, un centauro è caduto sulle zampe anteriori e

inarca la groppa mentre afferra una lapitessa che tende il corpo in direzione opposta e tenta di

liberarsi. Tutti i personaggi partecipano alla narrazione, il movimento si propaga dal centro

verso gli angoli e rimbalza di nuovo verso il centro, occupato dalla figura assiale di Apollo.

Un programma figurativo così complesso presuppone una committenza alta che va ricercata

all'interno dell'aristocrazia, che si serve del mito per trasmettere i valori tradizionali della civiltà

greca. Il frontone ovest mette in scena la punizione di chi non rispetta le norme del vivere comune,

il frontone est sottolinea come non si può sfuggire al fato. Le metope mostrano invece una

possibilità di redenzione attraverso le grandi prove imposte dagli dei. La presenza di Atena

sottintende un omaggio ad Atene, vincitrice dei Persiani. Le sculture, per organicità di progetto e di

esecuzione, sono da attribuire ad un unico ideatore, il cosiddetto Maestro di Olimpia, certamente

molto noto ai suoi tempi e una delle personalità più affascinanti dell'arte greca per l'unità stilistica e

la ricerca espressiva, presto abbandonata e ripresa solo un secolo più tardi.

La scultura, ponderazione e movimento

Lo stile severo porta a compimento i problemi legati alla rappresentazione sia di figure stanti sia

del movimento del corpo nello spazio.

Alla ricerca di un nuovo equilibrio

Il progressivo abbandono della posizione rigidamente assiale introduce un ritmo nuovo che si

adegua alle leggi di gravità e coinvolge tutte le membra. Anche la figura stante è percorsa da

un’impercettibile vibrazione e a questa armonia contribuisce la nuova sensibilità verso superfici

ampie e luminose e un modellato più plastico e sfumato. Questo nuovo equilibrio delle membra e

dei volumi prende il nome di ponderazione ed emerge in tutte le opere dello stile severo. La perdita

quasi totale delle statue di bronzo ci costringe a studiare perlopiù su copie e rielaborazioni di età

romana.

Statuetta di atleta : è uno dei pochi originali in bronzo che mostra nella costruzione della figura

 tutte le possibilità del nuovo ritmo: la gamba destra sostiene il peso del corpo che si contrae

lungo lo stesso lato, inclinandosi per assecondare l’apertura del braccio. La pettinatura liscia

ed essenziale sottolinea la rottura con il passato. Nonostante le modeste dimensioni la

muscolatura è ben articolata e coordinata ai movimenti degli arti: la ponderazione impone un

movimento armonico alla figura, benché stante;

Statua di Apollo : copia di un originale in bronzo, mostra nelle spalle un movimento curvilineo

 che asseconda il bacino. La statua è identificata con l’Apollo Parnopios di Fidia, “sterminatore

di cavallette”, dedicato dagli Ateniesi sull’Acropoli nella sua qualità di dio protettore dai grandi

flagelli naturali;

Riace A (460-450 a.C.): rappresenta un personaggio maturo, barbato, dalla bocca socchiusa a

 mostrare i denti in argento. La ponderazione è prossima a quella dell’Apollo di Kassel: gamba

destra portante, sinistra libera e flessa, spalle orizzontali e testa girata verso destra. Il corpo

muscoloso rivela un’anatomia estremamente dettagliata, tipica dello stile severo.

Riace B (430 a.C.): presenta un’analoga postura ma un diverso ritmo rispetto al bronzo A,

 dovuto allo scarto cronologico di una generazione. Raffigura un guerriero con scudo, lancia ed

elmo, con il lato destro del corpo contratto con il conseguente abbassamento della spalla. Il

movimento impresso al bacino provoca un ritmo sinuoso che percorre tutto il corpo.

Si è discusso sull’attribuzione, sull’identità dei personaggi raffigurati e sulla possibile collocazione

delle statue: probabilmente i due bronzi appartenevano al donario di un santuario panellenico. Le

differenze stilistiche hanno dimostrato che non sono opere contemporanee e che vanno quindi

attribuite a due diverse botteghe, una di Argo e l’altra di Atene. La statua A è attribuita ad

Agheladas di Argo e la statua B ad Alcmene, contemporaneo di Fidia. I personaggi sono stati

interpretata come eroi del mito o come atleti. Le due statue sono una testimonianza importante

della ricerca di organicità e di armonia che caratterizza la plastica greca e della tendenza a

costruire dei corpi perfetti nei quali vengono uniti osservazione della natura e calcolo matematico.

Auriga di Delfi : originale in bronzo giunto fino a noi poiché sepolta da un terremoto.

 Probabilmente di trovava sulla terrazza del tempio di Apollo. Della quadriga si conservano

pochi frammenti mentre la statua dell’auriga è completa, priva solo del braccio sinistro. Il

giovane veste una tunica stretta in vita che nasconde il corpo creando un raffinato gioco di

pieghe. Il volto è circondato da riccioli e ravvivato da occhi intarsiati ancora muniti di ciglia.

L’auriga è raffigurato mentre si volge verso destra: il movimento è suggerito dalla rotazione del

busto e della testa rispetto all’ampia tunica. Le varie parti del corpo, colate singolarmente e poi

raccordate tra loro, hanno un leggero scarto nei confronti dell’elemento inferiore, con una

progressiva rotazione che crea movimento a elica. È quindi raffigurato mentre compie il giro

d’onore dopo la vittoria.

Movimento e tensione

Nel 510 a.C., con Clistene, ha inizio per Atene un lungo e prospero periodo di democrazia: in

questa occasione il governo ateniese decide di onorare pubblicamente nell’Agorà due personaggi

reali, Armodio e Aristogitone, i due tirannicidi. Antenore, uno degli scultori più famosi dell’epoca,

viene incaricato di realizzare il monumento in bronzo, sottratto dai persiani e sostituito nel 447 da

un nuovo gruppo bronzeo affidato alla bottega di Kritios e Nesiotes. Si pensa che le due statue,

note solo attraverso le copie romane, riproducessero il gruppo più antico, concepito per essere

visto da tutti i lati. I due eroi non sono disposti in ordine paratattico come nei gruppi di età classica

ma sono complementari l’uno all’altro. Nonostante l’impeto imposto ai due corpi elastici e vigorosi,

espressione delle nuove tendenze dello stile severo, il movimento resta contenuto, forse perché

dovettero adeguarsi ad un modello più antico.

Il progresso tecnico nella colata di statue cave a grandezza naturale ha certamente contribuito alla

realizzazione di statue in movimento. Il bronzo permette infatti di sperimentare ritmi più aperti e

articolati e una delle tipologie più diffuse del periodo è l’atleta in azione.

Posidone di Capo Artemision (460 a.C.) : il dio è colto mentre si prepara a lanciare il tridente e

 rispetto al più antico Zeus di Uguento, raffigurato in posizione analoga, il dio dell’Artemision

carica il peso sulla gamba sinistra avanzata, liberando la destra. Il movimento comporta la

tensione del busto. La statua è concepita per essere vista da tutti i lati, per cui si trattava di

un’offerta collocata a cielo aperto, non di una statua di culto.

L'attimo sospeso di Mirone

Gli studi sul movimento sono collegati soprattutto alla figura di Mirone, di cui non ci è giunta

nessuna opera originale.

Discobolo

: una delle migliori copie in marmo risale al II d.C. e presenta un sostegno a forma di

 tronco di palma e un puntello che collega la mano sinistra al polpaccio destro, estranei

all'originale ma necessari per questioni di statica. Fu realizzato in bronzo da Mirone intorno alla

metà del V secolo. La resa asciutta e accurata della muscolatura, la notazione delle vene, il

volto ovale rientrano nella tradizione dello stile severo, come il volto intenso e idealizzato che

non rivela lo sforzo fisico del giovane raffigurato nell'atto di caricare il lancio, raccolto in

rotazione su se stesso. Lo scultore vuole cogliere l'attimo sospeso attraverso una costruzione

rigorosamente geometrica: non vuole rappresentare la realtà ma fermare un momento. L'opera

è stata ideata per una visione laterale, come se il corpo fosse disposto su un unico piano: in

questo modo tutte le parti sono visibili.

Gruppo di Atena e Marsia : secondo il mito Atena, dopo aver inventato il flauto, lo getta irritata

 dal modo in cui le deforma il viso ma poi ferma il sileno Marsia che vuole imparare a suonarlo.

L'equilibro geometrico lascia il posto alla ricerca del contrasto. I personaggi sono colti in un

attimo di passaggio. Al centro della composizione c'è il flauto, su cui si concentrano gli sguardi

dei protagonisti mentre i corpi divergono da esso: Atena si ritrae lentamente mentre il sileno

resta bloccato in una posa sbilanciata. La contrapposizione è affidata sia all'instabilità delle

posture sia al contrasto tra il morbido panneggio di Atena e il corpo selvaggio di Marsia.

Variazioni sul peplo

La figura femminile dello stile severo è la peplophoros, "portatrice di peplo". La donna non indossa

più un chitone a fitte pieghe come in epoca arcaica ma un'ampia tunica stretta alla vita da una

cintura.

Statuetta di Atena : il ritmo del corpo, benché nascosto dal pesante panneggio, riflette la

 ponderazione tipica dello stile severo. Al peplo cinto che gioca sul contrasto tra il rimbocco alla

vita e la ricaduta verticale della gonna, si alterna il peplo aperto privo di cintura che presenta un

panneggio più libero.

Bruciaprofumi : la peplophoros usata come sostegno mostra un panneggio sciolto che gioca

 sull'alternanza delle pieghe creando effetti di luce.

Stele funeraria : la fanciulla con le colombe qui rappresentata porta un peplo che si apre sul

 fianco con pieghe ampie e morbide e ricade verticale tra le gambe. La defunta è rappresentata

mentre imbocca dalle labbra una colomba, in un momento giocoso della vita che rende ancora

più struggente la presenza della morte.

Statua di Aspasia : un altro tipi statuario è quello della Aspasia, conosciuta solo attraverso

 repliche di età romana, che mostra una donna interamente avvolta in un mantello portato su un

chitone leggero a fitte pieghe. Il panneggio è semplice ma arricchito da morbide pieghe

curvilinee. La statua è stata identificata come l'Afrodite Sosandra (salvatrice di uomini).

Atema Lemnia : dedicata sull'Acropoli dagli ateniesi di Lemno e realizzata in bronzo da Fidia. È

 raffigurata stante, vestita di un ampio peplo a fitte pieghe, con l'Egida portata di traverso sul

petto, mentre guarda l'elmo proteso nella mano destra e appoggia la sinistra sulla lancia. C'è

contrapposizione tra il lato destro portante, contratto, su cui si concentra l'azione, e il lato

sinistro, aperto. L'opera allude alla pacifica colonizzazione di Lemno: la dea dopo aver posato

le armi accetta un colloquio con gli uomini.

La scultura insulare è caratterizzata dalla delicatezza del modellato e dall’eleganza delle forme.

Nike di Paro : è colta nell'atto di librarsi in volo e il vento appiattisce il peplo portato aperto e lo

 agita in modo realistico. Il modellato è sfumato, con effetti luminosi e il marmo bianco era

probabilmente dipinto.

Stele funeraria : presenta una delicata figura femminile dai capelli raccolti che reca una

 colomba nella mano destra e indossa un morbido chitone coperto da un mantello. Le fitte

pieghe sono arcaicizzanti ma la scorrevolezza del panneggio e l'effetto di trasparenza rivelano

attenzione nei confronti della figura umana, che di anima e vive, tipica dello stile severo.

Trono Ludovisi : è un monumento complesso in marmo insulare che testimonia l'esito dello stile

 severo in ambito della Magna Grecia. Il trono è in realtà il parapetto di un bothoros, un bronzo

sacro nel tempio ionico di Marasà. Per la complessità dell'apparato decorativo e la finezza

dell'esecuzione ha sicuramente una committenza importante che ha chiamato uno scultore

esperto.

Metope del tempio E di Selinunte : in calcarenite ma impreziosite da inserti in marmo insulare

 per le parti nude delle figure femminili. Si tratta di un ciclo figurativo complesso inserito nell'arte

dell'età di Polignoto. Nella metopa con la ierogamia tra Zeus ed Hera l'abito della dea è

vagamente arcaicizzante per motivi cultuali e perché vuole essere un abito da sposa ricco e

sontuoso mentre la figura di Zeus, che richiama il Posidone dell'Artemision, è più vicina allo

stile severo.

Ceramografia e pittura

La ceramografia tra tardoarcaismo e stile severo

Nell'età delle guerre persiane non diminuisce la produzione di vasi in argilla e il primato spetta

ancora ad Atene. La nuova tecnica a figure rosse è ormai adottata ufficialmente mentre la vecchia

tecnica a figure nere viene usata per i primi venti anni per vasi da unguenti e per tutto il V secolo

solo per le anfore panatenaiche, premio delle gare in onore di Atena dalla forte valenza rituale. Tra

i pittori di grandi vasi si distinguono due pittori:

Pittore di Kleophrades : così chiamato dal nome del ceramografo dei vasi che dipinge. Presenta

 sensibilità plastica nel disegno delle figure e ricerca del movimento in atto.

Anfora di Monaco : il Pittore di Kleophrades, sfruttando la rotondità del vaso, dipinge una

 vivace scena di komos dionisiaco, cui partecipano lo stesso Dioniso, le menadi e i satiri. La

scena è improntata sul movimento, le figure hanno una dimensione statuaria.

Cratere a calice : anche qui le figure hanno dimensione statuaria, il discobolo sperimenta

 una postura instabile canonizzata nel periodo dello stile severo.

Hydria : affronta uno dei temi più sentiti in questi primi decenni del secolo, sconvolti dalla

 calata dei Persiani, la distruzione di Troia. Lo scontro tra Oriente e Occidente richiama la

violenza del momento storico e fa riflettere sugli orrori della guerra e scene di violenza si

alternano a scene di speranza come la fuga di Enea.

Pittore di Berlino : è più monumentale rispetto all'altro.

 Anfora con Hermes e satiro : propone l'insolita sovrapposizione di tre personaggi, Hermes,

 un satiro e un cerbiatto.

In entrambi i pittori i corpi maschili alti e slanciati riflettono la ricerca anatomica tipica di questo

particolare momento.

Coppa della Fonderia : presenta una vivace scena di bottega, i lavori di rifinitura di due grandi

 bronzi in movimento, un guerriero e un atleta.

L'interesse nei confronti della ponderazione e di una resa più naturalistica del corpo umano si

riflette anche nella pittura vascolare che cerca i mezzi per adeguarsi al nuovo linguaggio figurativo.

L'occhio si apre verso l'interno spostando in avanti la pupilla; i panneggi alternano pieghe arcaiche

alla caduta verticale dello stile severo; i volti non sono più angolari ma dal mento rotondo, il naso

largo, le labbra carnose.

Parte della produzione del Ceramico di Atene è dedicata alle coppe in qualità di vasi da simposio e

di offerte votive. I pittori di coppe devono affrontare le difficoltà legate all'inserimento di figure nello

spazio circolare del tondo interno e alla decorazione della superficie esterna.

Coppa di Onesimos : c'è una giovane etera posta al centro del tondo. La situla che la fanciulla

 regge con la mano destra è controbilanciata dagli abiti che tiene con la sinistra, la posa è

instabile e c'è naturalismo nella resa anatomica.

Skyphos con comasti : rappresenta movimento e azione. Qui le due coppie procedono a ritmo

 cadenzato come in una danza, c'è contrasto tra i corpi nudi maschili e le ricche vesti femminili.

Gli ampi panneggi fanno da sfondo, sottolineando l'unità della scena.

Kylix con Iliouoersis : si sofferma sulla violenza della guerra di Troia. Il gruppo formato da

 Priamo e Neottolemo è in contrasto con il gruppo di Menelao e Elena, che esce

silenziosamente di scena. Il vecchio è raffigurato mentre cerca di sottrarsi al nemico.

Kylix con contesa per le armi di Achille : c'è ricerca di movimento e di schemi incrociati: al

 personaggio centrale si sovrappone lo schema a V divergente dei due personaggi che cercano

di frenare i contendenti.

Un altro tema molto usato è quello del simposio, che permette di giocare sull'analogia tra le

raffigurazioni e la funzione del vaso.

Kylix con bacchettanti : vengono esaltate le gioie della riunione conviviale: il bere, la musica, la

 declamazione, la compagnia femminile. La coppa si caratterizza per la monumentalità dei

personaggi e la scena offre lo spunto per sperimentare attraverso la gestualità dei convitati una

serie di posizioni in movimento.

Psykter con giochi tra satiri : il recipiente aveva la funzione di conservare fresco il vino e il tema

 del gioco rappresentato è non a caso l'uso del vino. Mentre un kantharos, vaso sacro a

Dioniso, passa di mano in mano, i satiri provano i diverso modi del bere. Ciò che interessa più

il pittore è lo studio del movimento instabile, del gesto e della postura.

Nel secondo quarto del V secolo i pittori ateniesi si dividono in due gruppi principali:

Manieristi : continuano sotto l'aspetto formale lo stile tardoarcaico.

 Pittore di Leningrado : nell'hydra con scena di agone artigianale raffigura tre pittori, il

 maestro e due assistenti, intenti a decorare vasi di grandi dimensioni al cospetto di Atena e

di due Nikai. All'estremità della scena c'è una donna e i vasi appesi sopra la sua testa

sottolineano che la scena si svolge all'interno di un ambiente chiuso, sicuramente una

bottega. Dal punto di vista stilistico il manierismo del pittore emerge nella predilezione di

figure sottili con teste piccole, nel decorativismo dei panneggi, nella durezza del tratto

disegnativo e nell'impiego della linea a rilievo. I profili dei volti sono invece di impostazione

severa.

Pittore di Pan : interpreta con vigore e preziosismo i modelli dello stile arcaico. Le sue figure

 sono snelle e allungate, i panneggi decorativi e le teste piccole e tonde.

Pittori protoclassici : seguono la nuova corrente e aderiscono allo stile imposto dai maestri della

 grande pittura parietale.

Pittore di Borea : realizza figure statuarie, intense e drammatiche, creando panneggi di

 pieghe fitte e sottili che seguono il movimento del corpo. Le figure sono alte e i gesti

calibrati. Il disegno dell'occhio ha raggiunto la sua profondità naturale.

La nascita della grande pittura

La pittura è il genere preferito dai Greci, tanto che il poeta Simonide la definisce "poesia muta".

Dopo le Guerre Persiane avviene la nascita di una pittura monumentale autonoma e non più

complemento della decorazione architettonica e della scultura o limitata a piccoli quadretti votivi.

Ne viene celebrato in particolare il carattere narrativo in quanto la pittura è in grado, come la

poesia, di elevare a valori universali i fatti degli uomini.

Le fonti letterarie ci assicurano la vasta diffusione della pittura parietale di grandi dimensioni,

pressoché scomparsa e sostituita dalla pittura su pannelli lignei.

Gli iniziatori della grande pittura sono entrambi pittori e bronzisti:

Polignoto di Taso : per primo rese differenza dei caratteri e degli stati d'animo. Pausania ricorda

 che il pittore, piuttosto che rappresentare gli episodi più drammatici degli eventi raffigurato

preferiva il momento che li precedeva o che li seguiva e che preferiva scene statiche a scene

violente e concitate. Nelle sue pitture i personaggi era o disposti in ordine sparso o a gruppi su

più livelli. La ricerca della terza dimensione portava inoltre il pittore a nascondere parzialmente

alcune figure dietro la linea del terreno.

Cratere del Pittore dei Niobidi : vi troviamo un'eco della pittura di Polignoto. Sul lato

 principale, Apollo e Artemide che saettano i figli di Niobe. Sono presenti la linea ondulata e

irregolare del terreno, la disposizione su più piani e l'espediente di nascondere i caduti

dietro le balze irregolari del paesaggio montano. Sul lato opposto compaiono in posizione

di riposo varie figure di eroi pervase di mestizia, con al centro Eracle e alla sua sinistra

Atena. Si tratta probabilmente della discesa agli Inferi di Eracle, che si rifà alla

rappresentazione della discesa agli Inferi di Odisseo dipinta dallo stesso Polignoto. I

personaggi, dalla dimensione statuaria, sono disposti su un pendio roccioso indicato da

linee serpeggianti e le figure in secondo piano non sono ridotte secondo i canoni della

visione prospettica. La maestosità degli eroi, ciascuno isolato nel proprio mondo interiore,

richiamava l'intensa espressione dei volti di Polignoto che insistono sulle capacità del

pittore di rendere l'ethos dei personaggi.

Micone di Atene : le sue scene erano più mosse e agitate. È ricordato dagli antichi per le scene

 di battaglia ricche di scorci e di movimento.

Alcuni originali della pittura parietale di stile severo sono giunti a noi dalle poleis dell'Italia

Meridionale.

Tomba del Tuffatore di Poseidonia : la tomba prende il nome dalla scena raffigurata sulla faccia

 interna del coperchio, il tuffo simbolico dal mondo della vita a quello dell'oltretomba. Lungo i lati

ci sono invece immagini del simposio, momento che segue il pasto in cui ci si dedica alla

musica, al canto, alla poesia e all'amore. Stile e composizione delle scene sono prettamente

greche, mentre anellenico è l'uso di affrescare la tomba, più tipico del mondo etrusco.

ETÀ CLASSICA (V SECOLO)

Il secolo di Pericle

Dopo la metà del V secolo Atene ha egemonia militare e culturale sulla Grecia e Pericle domina la

scena politica. Il secolo di Pericle è un'epoca che affida alle immagini e all'arte di regime la

funzione di trasmettere il messaggio politico e morale dello Stato, ma dura solo quindici anni, dalla

pace con la Persia alla Guerra del Peloponneso.

Sull'Acropoli era stata eretta una statua in bronzo di Pericle, di cui possediamo solo copie relative

alla testa. L'originale era probabilmente una statua intera a grandezza naturale che raffigurava

Pericle in nudità eroica con gli attributi dello stratega (elmo, scudo, lancia). Non si trattava di una

statua ritratto, inconcepibile per l'epoca, ma di un'immagine ideale che incarnava un'ideologia

politica democratica ed egualitaria: i valori etici prendono il sopravvento sulla caratterizzazione

individuale.

Viene ideata un'intensa politica di opere pubbliche che vuole rafforzare le difese della città,

abbellirla di monumenti e assicurare lavoro e paga agli artigiani.

La politica estera era tuttavia imperialistica e aggressiva, alla base della Guerra del Peloponneso

che vede schierate da una parte Atene e i suoi alleati e dall'altra Sparta al comando della Lega del

Peloponneso.

Gli ultimi anni del secolo vedono il lento declino di Atene: la guerra continua per mare ed è Sparta

nel 405 a.C. ad avere la meglio. Dopo il regime dei Trenta Tiranni ad Atene torna la democrazia

che però non riporta la città agli splendori del secolo di Pericle.

Perché parliamo di età classica

In latino classicus indica colui che appartiene alla prima classe dei cittadini, vuol dire quindi

eccelso, ed è stato utilizzato nella storia dell'arte per indicare l'arte e la civiltà greca tra il V-IV

secolo, che rappresentavano per gli studiosi dell'Ottocento il culmine della bellezza e della

perfezione. Si tratta di una visione evoluzionistica e non storicistica, per cui non riconosce il valore

autonomo dei singoli periodi artistici.

Nelle opere classiche la ricerca di ordine, proporzione e simmetria prevale sul movimento e viene

realizzata un'interpretazione del mondo umano e divino improntata sull'equilibrio di forme e di

contenuti, fondendo l'armonia dei corpi e la pacatezza dei gesti e dell'espressione.

Il grande cantiere dell'Acropoli

I lavori di ristrutturazione dell'Acropoli iniziano nel 447 a.C. per volere di Pericle e sotto la direzione

di Fidia.

Il primo edifici realizzato è il Partenone, affidato a Ictino e Callicrate, tra 447-438 a.C.

Furono poi costruiti i propilei per dotare l'Acropoli di un ingresso monumentale, per cui si dovette

tener conto di molte presenze sacre, tra cui la terrazza di Atena Nike, e del dislivello del terreno. Il

corpo centrale è quindi dotato di due facciate dalle quali si poteva accedere ad un ambiente più

piccolo, sacrificato dalla presenza della terrazza, e uno più grande con funzione di sala per i

banchetti. Il corpo centrale era quindi costituito di una rampa in leggera salita per risolvere il

problema del dislivello. Le facciate erano dotate di frontoni che riproponevano il prospetto del

Partenone.

Sul bastione meridionale fu costruito il tempio di Atena Nike, ionico, con un'unica cella e quattro

colonne sulle due fronti. Sull'architrave correva un fregio con scene di battaglia tra Greci e

Orientali.

L'ultimo edificio ad essere costruito fu l'Eretteo, dalla pianta asimmetrica in quanto riuniva molti

luoghi di culto: è quindi un santuario più che un tempio, e sostituiva l'antico tempio di Atena Polias,

protettrice della città. Il nome deriva da Eretteo, uno dei primi mitici re della città. Ha un corpo

centrale rettangolare diviso in due ambienti.

Gli edifici dell'Acropoli periclea erano generalmente ornati di sculture e rilievi destinati a

magnificare la grandezza di Atene e degli dei. L'Acropoli stessa si configura come contenitore di

culti, templi e santuari, è un museo all'aperto, ricca di donari ed ex voto sia pubblici che privati.

Uno scrigno in marmo per Atena

Il Partenone non ha altare, generalmente posto a est, di fronte all'ingresso. L'altare di Atena, punto

di arrivo delle processioni Panatenee, si trova tra il Partenone e l'Eretteo.

Il Partenone è stato infatti costruito per ospitare e custodire la grande statua crisoelefantina della

dea insieme alle altre offerte a lei dedicate. È un tempio dorico periptero di 8x17 colonne con una

cella enorme che comporta la riduzione dei corridoi, del pronao e dell'opistodomo. La cella è divisa

in due ambienti separati, il più grande dei quali, a est, ospitava la statua. I colonnati interni

vengono disposti a pi greco e addossati alla parete per aumentare lo spazio della navata centrale.

Il secondo ambiente aveva al centro quattro colonne ioniche ed era destinato a contenere le offerte

alla dea e le riserve monetarie. L'alzato metteva in opera una serie di accorgimenti per alleggerire

la pesantezza dell'ordine dorico: curvatura delle linee orizzontali nello stilobate e nella trabeazione,

inclinazione delle colonne verso l'interno. L'armonia dell'insieme era affidata alla combinazione

delle proporzioni e delle unità di misura.

Il programma decorativo riassume il messaggio mediatico dell'età di Pericle.

Metope

: sono per la prima volta tutte decorate. Sono scolpite ad altorilievo con numerosi

 elementi a tutto tondo, i panneggi, a basso rilievo, presentavano policromia, il fondo era

alternativamente rosso e blu. Ogni lato dell'edificio presenta un grande evento mitico

(gigantomachia, amazzonomachia, centauromachia e conquista di Troia) che oppone la

civilizzazione alla barbarie, l'ordine al caos ed esalta la grandezza di Atene che ha saputo

opporsi ai Persiani. Il progetto, attribuito a Fidia, appare coerente e unitario ma sono state

riconosciute nelle metope mani di scultori di diversa formazione.

Metopa 31: un centauro afferra per il collo un lapita. I corpi sono in tensione e in equilibrio

instabile, l'autore è ancora legato allo stile severo nelle partizioni dell'addome e nella scelta di

raffigurare il volto del centauro come un mascherone dai tratti arcaicizzanti.

Metopa 27: un centauro cerca di fuggire ma viene fermato da un lapita. Le membra del lapita

sono più plastiche, il panneggio crea uno sfondo quasi teatrale.

Fregio a basso rilievo : elemento tipico dell’ordine ionico ma innovativo in un tempio di ordine

 dorico, che correva sulla sommità del muro della cella. Il fregio rappresenta la processione in

occasione delle Panatenee, con l'offerta del peplo alla dea alla presenza dei dodici dei e degli

eroi della città. C'è sicuramente un riferimento alla ritualità religiosa ed è stato dibattuto se

legare la processione ad un evento storico o se considerarla solo in prospettiva mitica. Si tratta

comunque di un avvenimento corale legato al culto della patria e fortemente permeato di

religiosità che coinvolge tutte le componenti della società ateniese: uomini, donne, vecchi,

bambini, intellettuali, popolani che potevano ognuno identificarsi nei personaggi del fregio.

L'umanità viene trasfigurata secondo una visione idealistica e assimilata alla divinità. Gli dei,

seduti a guardare la cerimonia, sono completamente umanizzati e resi diversi dai mortali per le

sole proporzioni gerarchiche. Il ritmo prima lento poi concitato è perfettamente armonizzato. La

solennità delle immagini era smorzata dall'uso del colore.

Frontoni : le sculture dei frontoni sono state sistemate per ultime e a causa dell'iconoclastia

 cristiana i gruppi centrali dei frontoni sono andati perduti.

Frontone est: rappresentava la nascita di Atena dal cervello di Zeus, avvenuta al cospetto di

tutti gli dei

Frontone ovest: rappresentava la contesa tra Atena e Posidone per il possesso dell'Attica. Lo

scontro tra le due divinità si colloca al centro della scena, ma entrambi i personaggi arretrano

con movimento centrifugo. Il centro del frontone era occupato dall'olivo fatto nascere da Atena,

grazie alla quale la dea vincerà la contesa. Allo schema divergente, ripreso dal fregio dell'Altare

di Pergamo, corrisponde il movimento dei gruppi laterali con figure che fuggono verso le

estremità e altre che convergono verso il centro.

Urbanistica e architettura

Dall'urbanistica ortogonale all'urbanistica funzionale

L'urbanistica del V secolo è legata alla figura di Ipoodamo di Mileto, cui è attribuita l'invenzione

della ripartizione funzionale dell'impianto urbano. La suddivisione regolare e geometrica dello

spazio cittadino attraverso assi ortogonali è una delle caratteristiche delle città coloniali fondate ex

novo. La pianta regolare è basata sull'incrocio di larghe strade di scorrimento (plateiai) con una

serie di strade minori (stenopoi).

Pianta per strigas : costituita di tre plateiai tagliate da una fitta serie di stenopoi che formano

 isolati allungati occupati da abitazioni. Questa pianta si ritrova a Posidonia, costruita intorno al

600 a.C. Lo spazio centrale è riservato fin dall'epoca arcaica alla vita covile e religiosa della

città, l'agorà con gli edifici dedicati al culto degli eroi e alle riunioni dei cittadini.

Pianta a scacchiera : costituita dall'incrocio di plateiai, si ritrova a Thurii. All'interno di questo

 schema i nomi delle strade, di norma legati a luoghi pubblici a carattere sacro o civile,

consentono di ipotizzare una diversificazione delle funzioni delle varie aree della città.

Una serie di cippi terminali con iscrizioni hanno consentito di ricostruire la prassi ippodamea di

delimitare i quartieri e stabilirne le funzioni prima ancora di procedere alla costruzione degli edifici.

Oltre il Partenone: gli scambi tra ordini architettonici e la conquista dello spazio interno

Il Partenone unisce in un solo edificio elementi di ordine dorico (peristasi, alzato) ed elementi di

ordine ionico (fregio delle Panatenee, colonne al centro della sala occidentale). I Propilei

dell'Acropoli presentano sei colonne ioniche nel passaggio centrale che collegava i due prospetti

architettonici dorici. Gli scambi tra i due ordini erano stati introdotti anche in Occidente, a

Poseidonia, nell'Athenaion o Tempio di Cerere, un dorico periptero la cui cella è preceduta da uno

spazio con quattro colonne ioniche. Solo nella seconda metà del V secolo l'unione tra i due ordini

viene ratificata anche nelle officine di Atene.

Tempio di Efesto : detto Theseion per i soggetti delle metope, ha una pianta simile a quella del

 Partenone benché di dimensioni minori. La cella presenta il colonnato a pi greco, che offre

maggiore spazio per la statua di culto, realizzato con colonne doriche disposte su due ordini.

La decorazione scultorea è composta sulla peristasi da metope scolpite e sul pronao e

sull'opistodomo da fregi ionici, con scene di gigantomachia e centauromachia.

Tempio di Posidone a Capo Sounion : periptero dorico decorato con un fregio continuo in

 marmo pario che presentava scene di lotta tra Lapiti e Centauri e imprese si Teseo.

Tempio di Apollo Epicurio in Arcadia : esternamente è un tempio dorico e all'interno della cella

 non ci sono le tre navate canoniche, per cui si libera lo spazio centrale. Sopra il colonnato

interno, addossato, con una funzione quindi più decorativa che portante, c'è un fregio continuo

che rappresentava episodi della centauromachia e dell'amazzonomachia.

Telesterion di Eleusi : anche qui viene rivalutato lo spazio interno, ulteriormente ampliato nella

 seconda metà del V secolo. L'edificio era destinato alla celebrazione dei culti misterici e si

componeva di una sala quadrangolare che conteneva un antico luogo di culto risalente

all'epoca micenea. La pianta era quadrata e il tetto era sorretto da più file di colonne. C'erano

dei problemi architettonici legati al posizionamento dei sostegni, che dovevano lasciare spazio

alle gradinate per il pubblico e all'illuminazione.

La conquista dello spazio interno si accompagna alla ricerca di valori decorativi, che si esprime

nell'adozione dell'ordine ionico per gli edifici dell'Acropoli post-periclea; l'ordine dorico viene

mantenuto per l'esterno ma con una progressiva tendenza a irrigidire linee e profili.

La plastica a tutto tondo

La scultura della seconda metà del V secolo è dominata da Fidia e Policleto, che creano un

canone figurativo che coniuga l’armonia delle forme e la serenità dell’espressione. La ricerca

dell’elemento passionale, realistico e terreno introdotta dal Maestro di Olimpia si interrompe a

favore di una visione idealistica che assimila gli uomini agli dei. Solo nel secolo successivo le

diverse condizioni politiche permetteranno una forma artistica più libera e vicina al mondo degli

uomini.

Fidia, interprete degli ideali di Pericle

Parthenos : restano diverse riproduzioni marmoree e numerose repliche su gemme, monete e

 terracotte. La dea era raffigurata stante, frontale, con un peplo a grandi pieghe cinto alla vita

con una cintura. Nella mano destra recava una Nike nell'atto di posarsi, che simboleggiava il

dono della vittoria ad Atene; con la mano sinistra tratteneva il grande scudo su cui erano

effigiate l'amazzonomachia e la gigantomachia. Accanto allo scudo è accucciato Erittonio,

dall'aspetto di un serpente. Sull'elmo c'era una sfinge, antico simbolo di regalità, e due grifoni,

protettori dell'oro con cui era realizzata l'opera. La base della statua raffigurava a bassorilievo

la nascita di Pandora, la prima donna, creata da Efeso e istruita da Atena.

Zeus di Olimpia : ci restano solo la descrizione di Pausania e la riproduzione su monete. Era

 una statua crisoelefantina dall'alto valore simbolico che raffigurava Zeus su un trono decorati

con figure ed episodi mitici che celebravano il potere del dio e la grandezza della Grecia.

Oltre che per il risultato formale del suo linguaggio, Fidia è importante nell'arte del V secolo per

aver interpretato gli ideali della cultura ellenica attraverso il mito: nei programmi figurativi dei

suoi monumenti l'autorità degli dei è garante dell'unità panellenica ed è l'unica cosa in grado di

sconfiggere il male. I due colossi crisoelefantini sono espressione della potenza degli dei,

mentre le altre figure divine uniscono natura umana e natura divina, come l'Atena Lemnia,

piena di saggezza e di senso della misura, e gli dei del fregio del Partenone, che si

differenziano dagli uomini solo per la loro statura, in quanto rappresentati seduti, in

atteggiamenti sciolti e rilassati, del tutto umani.

Policleto e la sua scuola, alla ricerca della perfezione

Di Policleto non ci resta nessun originale ma soltanto repliche e rielaborazioni di età romana.

Realizza soprattutto opere in bronzi, figure isolate, stanti o in movimento, attraverso le quali

coniuga ritmo ed equilibrio. In antichità era celebre anche per uno scritto teorico, il "Canone", in cui

affrontava il problema della costruzione della figura umana attraverso calcoli proporzionali.

Doriforo : letteralmente "portatore di lancia", è la sua opera più famosa. Rappresenta

 probabilmente Achille, eroe onorato nei ginnasi, raffigurato in un movimento di transizione del

camminare, mentre inizia ad avanzare con la gamba sinistra arretrata e spostando il peso del

corpo sulla destra stante. Il braccio destro è disteso, il sinistro è piegato in avanti e porta la

lancia sulla spalla. La struttura del corpo è massiccia e muscolosa, i lineamenti sono

idealizzati, i capelli sono disposti simmetricamente. Il tronco collocato contro la gamba destra e

il puntello che collega il polso alla coscia sono elementi introdotti dal copista per ragioni di

statica.

La statua riflette il ritmo chiastico di Policleto, che consiste nella contrapposizione reciproca

delle parti del corpo. L'equilibrio tra le membra del corpo è perfetto e la postura appare

armonica, sciolta e naturale. È però una costruzione virtuale che non presenta alcuna

aderenza alla realtà. Il corpo è infatti frutto di una serie di calcoli matematici e geometrici

attraverso i quali lo scultore ha messo in pratica la teoria espressa nel suo "Canone". L'arte ha

quindi anche la funzione morale di educare alla perfezione.

Diadumeno : raffigura un atleta che si cinge il capo con una benda in segno di vittoria. Nella

 copia di Delo, la più nota, è stato ancora una volta inserito per necessità di statica un ramo

d'albero con una faretra e un mantello che trasformano il giovane atleta in Apollo. L'originale

bronzeo raffigurava l'atleta in atteggiamento rilassato e disteso, con la consueta ponderazione.

Il corpo è percorso da un ritmo sinuoso determinato dalla contrazione del lato destro che

provoca un leggero spostamento del bacino.

Efebo Westmacott : raffigura un atleta vincitore, stante, nell'atto di togliersi dal capo la corona

 per offrirla alla divinità. Il ritmo tipico di Policleto contrappone la gamba sinistra stante al

braccio destro sollevato. Lo schema compositivo è però invertito rispetto a quello del Doriforo

in quanto la gamba portante è la sinistra e non la destra, per cui si è discusso se attribuire

l'originale a Policleto o alla sua scuola.

I collaboratori di Fidia

Agoracrito di Paro : a lui è attribuita la statua di culto di Nemesi, dea della vendetta divina,

 ricostruita attraverso frammenti integrati dalle repliche di età romana. Ciò che interessa

maggiormente lo scultore è la resa della veste, che si compone di un chitone ampio e leggero

che ricade in morbide pieghe sul petto e proprio dallo studio di questi panneggi si è supposto

un suo intervento diretto del maestro nelle sculture frontonali del Partenone.

Alcamene di Atene : ci è giunto un unico originale in marmo, il gruppo di Procne: Procne si sta

 preparando ad uccidere il figlio Iti per vendicarsi del marito che l'ha tradita. La figura è

concepita come una peplophoros, anche se il gioco delle pieghe sul petto segue lo stile del

panneggio fidiaco. Il conflitto tra il corpo che si solleva e respira e il ritmo gravitante del peplo

che aveva contraddistinto le peplophoroi dello stile severo è ora risolto alleggerendo la stoffa,

che aderisce al corpo senza nasconderlo, e moltiplicando le pieghe con un accentuato effetto

di chiaroscuro.

Una gara tra scultori: le amazzoni di Efeso

Intorno al 435 a.C. gli scultori più famosi del tempo parteciparono ad una gara indetta dal

santuario di Artemide di Efeso per una statua di amazzone ferita. Furono realizzate statue in

bronzo di cui quella di Plocleto giudicata all'unanimità la migliore. Le statue sono tutte note

attraverso copie romane dalla stessa iconografia: l'amazzone è ferita al seno destro, scoperto, ed

è vestita di un succinto chitone.

L'amazzone di Fidia è stata identificata con la copia Mattei: la figura si appoggia alla lancia con la

mano destra sollevata e caricando la gamba del peso del corpo. La gamba sinistra, ferita, è

piegata in avanti. La posa elastica pone l'accento sul valore militare del personaggio, che non

viene meno neanche con la mutilazione, allineandosi al l'umanità del linguaggio fidiaco.

Le amazzoni di Policleto e di Cresila hanno identificazione più incerta. È stata attribuita a Policleto

la copia di Sosicle, che raffigura l'amazzone nell'atto di strapparsi le vesti per alleviare il dolore. Il

canone oppone il movimento delle spalle a quello delle gambe e la ponderazione richiama quella

dell'Efebo Westmacott. A Policleto è stata però attribuita anche l'amazzone tipo Sciarra, che si

appoggia a un pilastrino e alza a fatica il braccio destro verso la testa reclinata per il dolore; la

posizione in appoggio però rompe con la tradizione che voleva che il centro di gravità do una figura

immobile ricadesse nella zona inquadrata dai piedi: è stata per questo attribuita anche a Cresila,

noto per il suo stile innovativo.

Lo "stile ricco" dell'ultimo trentennio del V secolo

La definizione di stile ricco si adatta soprattutto alle statue femminili che continuano il panneggio

bagnato ideato da Fidia e dai suoi collaboratori: l'aggettivo indica infatti questo tipo di

abbigliamento ricco di pieghe curvilinee e rigonfie e di effetti chiaroscurali.

Statua di Nike : dedicata a Olimpia da Messeni e Naupatti in seguito ad una vittoria sugli

 Spartani. Era posta a 9 metri d'altezza su un piedistallo triangolare di fronte al tempio di Zeus e

guardava lo scudo dorato appeso sotto l'acroterio centrale. È opera dello scultore Paionios,

che l'ha realizzata in un unico blocco di marmo. La dea era raffigurata mentre scendeva verso

lo spettatore, con la gamba sinistra avanzata a sfiorare il terreno, le ali spiegate, il mantello

gonfio per il vento. Ai suoi piedi, un'aquila in volo dava l'idea dello spostamento dell'aria.

Statua di dea : originale dell'ultimo quarto del secolo, porta all'estremo il panneggio delle figure

 del Partenone con un ardito gioco di pieghe. L'opera richiama il tipo dell'Hera Borghese,

conosciuto attraverso copie di età romana, sia per l'abito che per il modo di portare il mantello,

che avvolge solo la parte inferiore del corpo scoprendo il busto, avvolto solo da un chitone

leggerissimo che segue le curve del corpo. Questi tipi statuari, creati soprattutto per raffigurare

Afrodite, introducono una nuova visione della divinità, più femminile e sensuale, lontana

dall'umanità idealizzata delle dee del Partenone.

Gli studi sul panneggio portano ai virtuosismi delle Menadi danzanti di Callimaco, note attraverso

copie neoattiche, realizzate in bronzo e a bassorilievo: le figure mostrano le menadi in vari

atteggiamenti di danza del pieno del delirio dionisiaco, vestite con chitoni che seguono il

movimento del corpo.

L'enfasi di panneggi e posture si nota anche nella ceramografia contemporanea, che adotta lo stile

ricco per le figure femminili e in cui prevale l'eleganza della forma, la varietà di atteggiamenti di

ascendenza statuaria e la complessità di vesti e acconciature.

Dalla grande pittura alla ceramica, originalità e maniera

Nella seconda metà del secolo la pittura su cavalletto studia i mezzi per rendere la profondità dello

spazio e la tridimensionalità delle figure, mentre la ceramico recepisce l'influenza delle arti

maggiori perdendo slancio creativo.

Agatarco ha dipinto la scenografia dell'Orestea, in cui comparivano edifici e paesaggi con effetti di

sporgenze e di rientranze, e ha pubblicato un trattato sulla metodologia che gli aveva consentito di

arrivare ad una rappresentazione tridimensionale. Apollodoro di Atene ha invece compiuto studi sul

colore e sul chiaroscuro per alimentare la profondità spaziale. Zeusi è ricordato per i suoi

monocromi a fondo bianco, Parrasio di Efeso è riuscito a rendere il volume e il movimento con il

disegno. Di questi pittori conosciamo però solo le notizie tramandate dalle fonti letterarie. Le

conquiste della pittura ci sono quindi note solo attraverso la ceramica che prende spesso

ispirazione dai grandi cicli figurativi.

Coppa del pittore di Pentesilea : raffigura la scena dell'uccisione di Pentesilea da parte di

 Achille, sacrificata dalla ristrettezza dello spazio a disposizione. L'amazzone, caduta e

morente, si allunga in modo innaturale seguendo la curvatura del tondo. L'attenzione del pittore

si concentra sui due eroi che nel momento della morte si innamorano e sull'espressione dei

loro sentimenti più che sulla composizione generale.

Il Pittore di Achille predilige scene semplici e figure tranquille e serene. Dipinge numerose lekythoi

a fondo bianco, vasi a destinazione prettamente funeraria. Sul fondo bianco le figure risaltano con

intensi effetti policromi. Il clima è quello della vera e propria pittura, anche se lo spazio è limitato

dalla forma del vaso.

Lo stile partenonico contraddistingue anche le opere del ceramografo Polignoto e del Pittore di

Kleophon, che raggiungono una perfezione stilistica di maniera ma priva di originalità. Le figure

hanno dignità statuaria e mestizia assimilabile a quella delle stele funerarie: la purezza dei

lineamenti, la scioltezza dei panneggi, l'emozione contenuta riflettono il rilievo fidiaco.

Il Ceramografo della Lekythos a fondo bianco dipinge con tratti sicuri una figura di guerriero seduto

davanti ad una stele funeraria, con lo sguardo perso nel vuoto. L'uso della linea per definire oggetti

e persone ha fatto pensare ad un'eco della pittura di Parrasio.

Anche il manierismo degli scultori che sviluppano il panneggio bagnato viene ripreso dai pittori

vascolari.

Epinetron di Eretria : è un oggetto che veniva usato per arrotolare la lana e su un lato raffigura

 la giovane sposa che riceve la visita delle amiche, sull'altro una scena di gineceo. Anticipa

lo stile fiorito, per la ricchezza delle scene che si riempiono di personaggi colti in diversi

atteggiamenti. La miniatura è accurata ma i panneggi poco aderenti alla realtà.

Pittore di Meidias : nella sua opera è stata riconosciuta l'influenza della pittura. Due hydrai che

 facevano parte di un corredo funebre raffigurano episodi legati ad Afrodite. Entrambi i vasi

sono arricchiti di dorature per rappresentare in modo più realistico i gioielli che ornano le figure

femminili.

Pittore di Pronomos : dipinge vasi di grandi dimensioni affollato di personaggi. Il vaso che gli da

 il nome raffigura gruppo di attori che si prepara a recitare un dramma satiresco.

Con questi vasi termina la grande stagione della ceramica attica ma l'esperienza di pittori e

 ceramografi darà vita alla produzione italiota a figure rosse, dai caratteri sempre più autonomi

e dai risultati di grande valore artistico.

Il rilievo funerario: la morte come immagine dell'esistenza

In un'epoca travagliata da lutti come quella della guerra del Peloponneso il rilievo funerario diventa

particolarmente importante. Si interrompe la committenza ufficiale e gli artigiani accettano sempre

più spesso lavori per privati: la visione idealistica, eterna e trascendente dei personaggi del fregio

fidiaco emerge così nei rilievi funerari che vogliono ricordare i morti riaffermandone la vita. Il

defunto è raffigurato in un ambito quotidiano, privo della violenza e della paura legate alla morte.

Stele funeraria da Egina : in pieno stile attico, mostra il defunto in atteggiamento rilassato,

 calmo, mentre solleva la mano aperta verso una gabbia in cui si trovava l'uccellino che tiene

nella mano sinistra. Sotto la gabbia c'è un gatto su un pilastro e di fronte un piccolo schiavo.

Niente della figura del giovane, del suo atteggiamento di quotidianità, fa pensare alla morte,

tranne forse la posizione della mano che ha fatto pensa ad un gesto di commiato. Il compianto

è piuttosto affidato allo schiavo, dallo sguardo perso nel vuoto.

Stele funerario di Krito e Timarista : raffigura le due donne abbracciate nel comune destino. Le

 figure sono solide, riccamente abbigliate, lo schema compositivo è accuratamente studiato.

Stele funeraria di Hegesò : la giovane è raffigurata mentre estrae un gioiello dal cofanetto che

 porge l'ancella, in un gesto quotidiano che apparentemente contrasta con la destinazione

funeraria del rilievo: in realtà il compianto è affidato ai gesti sobri e pacati e alla tristezza con

cui Hegesò sceglie i gioielli per diventare sposa di Ades.

ETÀ CLASSICA (IV secolo)

L'età delle egemonie effimere

La fine della Guerra del Peloponneso, nel 404 a.C., segna il tramonto di Atene e l'affermarsi di

Sparta ma non l'inizio della pace: la Grecia rimane infatti percorsa da numerose guerre locali fino

alla Pace di Antalcida del 386 a.C. con cui i Persiani annettono a sé le città dell'Asia. Dopo una

ripresa, Atene ricostruisce una Lega marittima con cui sconfigge Sparta, che nel 371 porta allo

scoppio di un altro conflitto. Segue infine un'altra pace generale di breve durata e poi ancora uno

stato di guerre locali cui intervengono anche Tessaglia e Macedonia. Con la vittoria di Filippo II, re

di Macedonia, nel 338, tramonta definitivamente il sistema delle poleis indipendenti.

I nuovi cantieri del Peloponneso

Nuove fortificazioni

Nella prima metà del IV secolo l'affrancarsi di identità locali porta ad una ripresa economica ed

edilizia. Messeni e Arcadi rifondano le loro capitali, Messene e Megalopoli, entrambe dotate di

un'urbanistica regolare, di muovi monumenti e di possenti mura, necessarie in quanto le tecniche

belliche si erano sviluppate moltissimo, e concepite come un vero e proprio monumento, destinato

a difendere la città ma anche a mostrarne l'aspetto verso l'esterno.

Nuovi santuari: Epidauro

Si aprono numerosi cantieri per la ricostruzione o l'ampliamento di antichi santuari.

Il culto di Asklepios ha un enorme sviluppo, soprattutto a Epidauro, dove sorge il suo santuario più

venerato. Il culto di una divinità salutare già esisteva, legato alla presenza di acqua, ma dal VI

secolo viene legato alla figura di Apollo. L'imporsi della nuova divinità segna l'accrescersi

dell'importanza del luogo come meta per i pellegrini.

Il cuore dell'impianto è il tempio del dio, affacciato su un piazzale e destinato all'altare e alla

riunione dei fedeli. Altri edifici sorgevano nelle vicinanze, per accogliere i pellegrini e prestare loro

diverse cure.

Il tempio venne costruito tra il 380-370 a.C. dall'architetto Teodoto. Era un piccolo tempio di ordine

dorico con sei colonne sulla facciata. Al sul interno era collocata la statua del dio in trono,

ricostruibile solo grazie alla descrizione di Pausania e alle statuette votive che ad essa si

ispiravano.

L'edificio più celebre era il Tholos, un tempio circolare all'interno del recinto sacro. La peristasi, di

26 colonne doriche, racchiudeva un secondo cerchio e poi un terzo concentrico di 14 colonne

corinzie che delimitavano lo spazio centrale in cui si apriva l'accesso al labirinto sotterraneo. Era

tutto ornato di marmi: all'esterno, una cornice con gocciolatoi a protomi leonine sormontava un

fregio dorico, la porta aveva una ricca cornice. La ricerca dell'armonia porta alla scelta del tempio

circolare, forma generalmente poco usata.

Tra gli edifici che sorgono intorno al santuario ci sono portici o stoai, ginnasi, Katagoheia (ospizi

pubblici) e il teatro. Pausania ci dice che è opera di Policleto il Giovane e che non ha rivali quanto

ad armonia e bellezza. Al centro c'è l'orchestra circolare dove avvenivano le danze del coro, cui si

accedeva tramite due accessi scoperti che separavano l'edificio scenico dalla cavea. La cavea ha

una pianta a ventaglio divisa in due zone da un semicircolare.

Nuovi edifici nei santuari: Tegea

Il santuario di Atena a Tegea venne ricostruito. Atena veniva venerata come continuatrice di

un'originaria divinità locale, Alea. Il tempio ha una pianta allungata, una peristasi di 6x14 colonne

doriche molto snelle. La cella era preceduta da un ampio pronao a due colonne in antis e seguita

da un opistodomo simile. La ricerca di grandi spazi interni è evidente, soprattutto all'interno della

cella: le due file di colonne non compaiono e il peso viene sorretto da una serie di semicolonne

corinzie addossate alla parete.

C'è una tendenza ad una sempre maggiore leggerezza e luminosità all'interno dell'ordine dorico,

con l'aggiunta di una decorazione sempre più ricca e della creazione di grandi spazi interni. C'è

anche una ricca decorazione scultorea dell'esterno, con metope, acroteri e frontoni ricchi di

chiaroscuri. Sul frontone orientale era rappresentata la caccia al cinghiale calidonio da parte di

Melagro e Atalanta, su quello occidentale una vicenda legata al ciclo troiano.

I grandi scultori del IV secolo

Cefisodoto e Prassitele

Il IV secolo è ricordato come il secolo dell'individualismo e si contrappone allo spirito civico che

aveva caratterizzato il precedente.

Cefisodoto

: ha realizzato una statua in bronzo dal contenuto propagandistico, da esporre

 nell'Agorà di Atene, in occasione della Pace di Antalcida del 396 a.C. Raffigurava la pace,

Eirene, una maestosa figura femminile che custodiva e alimentava la neonata ricchezza,

Ploutos. Non si tratta dunque della statua di divinità o di eroi ma di personificazioni di concetto

terreni. La statua è stata la sola tra quelle realizzate da Cefisodoto ad essere riconosciuta in

una copia romana, mentre tutto gli originali bronzei sono andati perduti. La protagonista

principale è la figura femminile stante, che porta un mantello dalle lunghe pieghe. Lo schema è

volutamente tradizionale e lo stile si rifà a quello di Fidia. La figura del bambino che tiene in

braccio si muove invece con grande vivacità.

Prassitele : figlio di Cefisodoto, si è formato nella sua bottega e diventa celebre come l'artista

 che esprime nelle sue opere la charis, la grazia: nelle sue opere compaiono sempre come

caratteristiche fondamentali la delicatezza e la flessuosità della figura, la lucentezza e la

morbezza dei piani.

Afrodite Cnidia : della statua ci restano solo copie di età romana. La dea è rappresentata in

 piedi, mentre si accinge a bagnarsi. Poggia con la mano sinistra la veste su un vaso,

provocando lo spostamento del baricentro e dando al gioco dei pesi una nuova flessuosità. La

mano destra copre l'inguine in un gesto di pudicizia. Ci sono morbidi passaggi tra i piani,

mancano i gesti bruschi, la testa ha occhi, naso e bocca piccoli e ravvicinati.

Non si dedica allo studio del corpo virile e atletico o della potenza divina ma preferisce personaggi

minori del mito nel fiore della giovinezza colti in momenti privi di solennità o tensione.

Hermes e Dioniso : rappresenta un giovane nudo che von la destra porge un grappolo d'uva ad

 un bambino che regge con il braccio sinistro. Il giovane è appoggiato ad un tronco d'albero sul

quale ha lasciato cadere la veste: a dispetto della ponderazione policletea il torso si inarca in

un movimento accentuato dal braccio destro sollevato che sposta il baricentro al di fuori dello

spazio occupato dai piedi. La figura assume quindi un senso di posizione provvisoria e di lento

movimento. Il momento rappresenta una pausa che si concede Hermes mentre porta Dioniso

alle Ninfe di Nisa. Nei capelli e nelle vesti si nota ancora una trattazione virtuosistica del

marmo. La presenza di puntelli e di rielaborazioni ha fatto pensare che si tratti non dell'originale

ma di una copia di età romana. Lo schema, quello del personaggio principale in intimo

colloquio con il fanciullino che tiene in braccio, è lo stesso usato da Cefisodoto nella statua di

Eirene con Ploutos, ma è nuovo lo spostamento del baricentro che accentua la grazia del

movimento.

Lo spostamento della parte superiore del corpo è un motivo ampiamente sviluppato anche in altre

statue.

Apollo Sauroctono : il dio è in piedi, con il peso gravitante sulla gamba destra. Con il braccio

 sinistro si appoggia ad un tronco d'albero, sul quale si arrampica una lucertola. Per colpirla si

sporge in avanti a sinistra, in precario equilibrio. La statua rappresentava probabilmente Apollo

Alexikakos, liberatore dalla malattia, simboleggiata dalla lucertola. L'appoggiarsi della figura ad

un elemento esterno consente una rotazione che mette in risalto la flessuosità del corpo.

Satiro in riposo : il satiro è raffigurato in piedi mentre si appoggia ad un elemento esterno, un

 albero. Il ritmo è accentuato dalla diagonale del mantello.

Il maestro del pathos: Skopas

Skopas di Paro è considerato il maestro dell'espressione del sentimento.

Menade di Dresda : trae ispirazione dal mondo dionisiaco. L'agitazione che pervade la figura

 viene resa dall'impetuosa torsione che passa dalla gamba al busto alla testa, gettata all'indietro

e girata. Gli occhi sono schiacciati per conferire maggiore intensità d'espressione. I capelli

sono scomposti e il chitone è aperto, a sottolineare l'abbandonarsi alla passione. C'è un forte

contrasto chiaroscurale tra panneggi e capigliatura e superfici nude.

Testa di Eracle o Telefo : il frammento proviene dal frontone occidentale del Tempio di Atena

 Alea a Tegea, in cui viene rappresentata la lotta tra Achille e Telefo. La testa volge verso

sinistra, i muscoli sono gonfi e tesi, i particolari del volto sono ravvicinati tra loro. Tutti questi

dettagli sono volti a rendere la violenza dello sforzo e l'intensità delle passioni.

Le soluzioni scelte da Skopas verranno riprese nel periodo ellenistico e l'esaltazione delle passioni

diventerà una delle caratteristiche del Barocco pergameno.

Altri scultori del Mausoleo: Timoteo e Leocare

Sono entrambi scultori chiamati a lavorare al Mausoleo di Alicarnasso, insieme a Skopas e

Briasside.

Timoteo : ha una forte sensibilità all'uso del panneggio. Abbiamo numerosi originali provenienti

 da Epidauro, in particolare gli acroteri del frontone occidentale: quello centrale rappresenta

l'arrivo di una figura femminile che stringe nella mano destra un volatile, probabilmente un'oca

che la identificherebbe in Epione, sposa di Asklepios; quelli laterali raffigurano l'arrivo di una

fanciulla colta mentre scende da un cavallo, interpretata come Aura. La rapidità del movimento

è indicata dallo schiacciarsi delle vesti sul corpo, in contrasti con i lembi intorno che

volteggiano vorticosamente.

Leocare : è più attento al sublime dell'apparizione divina. Plinio ci descrivere il Gianimede rapito

 da Zeus nelle sembianze di un'aquila, soffermandosi sullo stupore di fronte all'immensità

dell'artista.

Apollo del Belvedere : è noto solo attraverso copie di età romana. Il dio appare stante, con

 indosso solo la faretra e un mantello. Il peso è sulla gamba destra, mentre il piede sinistro

appoggia solo con la punta: l'ampiezza della falcata sottolinea la rapidità dell'apparizione. Il

corpo ha forme allungate e superfici luminose, il volto ha lo sguardo rivolto lontano ed è del

tutto indifferente alla presenza di uno spettatore.

Artemide di Versailles : anche in questo caso si tratta di una copia. La posizione è

 simmetricamente simile a quella dell'Apollo: corpo eretto, peso sulla gamba sinistra, piede

destro lasciato indietro e che poggia solo la punta a terra, testa rivolta verso destra. La

rapidità dell'apparizione anche in questo caso non è data tanto dal panneggio quanto dalla

disposizione delle membra.

Il mausoleo di Alicarnasso

Nel 337 a.C. Mausolo diventa governatore in nome del re di Persia e inizia una politica di

autonomia e rafforzamento. Con le ricchezze accumulate fa ricostruire una sua nuova capitale sul

mare e sceglie il sito dell'antica Alicarnasso, ricostruita secondo un progetto unitario che prevede

al centro il palazzo e il suo monumento onorario. Gli antichi ce lo descrivono come un enorme

podio suddiviso in tre gradini e sul quale si innalzava un tempio circondato da 36 colonne ioniche e

sormontato da un tronco di piramide, sul quale infine era posta la quadriga reale. Dal punto di vista

architettonico si inserisce nella tradizione dei monumenti sepolcrali dell'Asia Minore ma diventa al

tempo stesso un modello per i secoli successivi.

La costruzione, insieme all'ideazione del piano urbanistico della città, viene affidata a Piteo. Le

sculture vengono realizzate da Timoteo, Leocare, Skopas e Briasside, ognuno dei quali si occupa

della decorazione di un lato. Nonostante ci sia il lavoro di mani diverse, le lastre ritrovate rivelano

comunque un impianto unitario. Le figure dei combattenti sono riunite un gruppi piramidali in cui

prevalgono le linee diagonali.

A Leocare vengono attribuite le lastre in cui prevale la ricerca di un movimento più libero nello

spazio e di figure eleganti radicate nella tradizione classica ma slanciate al tempo stesso; a

Timoteo vengono attribuite le lastre in cui i panneggi acquistano particolare importanza. Si tratta in

ogni caso di elementi stilistici individuati in un fregio che presenta grande unità di concezione,

tanto che alcuni ritengono che i maestri abbiano solo fornito i modelli.

Il fregio dell'amazzonomachia è composto da figure di guerrieri e amazzoni che formano continue

diagonali che si intersecano tra loro. Appare tradizionale sia nella composizione che nella scelta

dei modelli iconografici.

Lastra scopadea : viene attribuita direttamente a Skopas. Il combattimento è diviso in tante

 monomachie che vedono affrontarsi a sinistra un greco in nudità eroica ma difeso da elmo e

scudo e a destra un'amazzone a piedi o a cavallo. Le diagonali sottolineano la direzione della

battaglia, da sinistra verso destra. Occhi, naso e bocca sono ravvicinati per una maggiore

espressività, le figure sono pervase da gran movimento. Questi particolari ricordano la Menade

di Dresda.

A causa dell'estrapolazione delle singole statue dal loro contesto originario, le due statue meglio

conservate, una maschile e l'altra femminile, sono state identificate come le due statue poste sulla

quadriga reale, quando in realtà si tratta di due delle tante statue che ornavano i diversi piani del

monumento.

La statua di Mausolo è stante nella classica contrapposizione dei pesi ma mostra caratteristiche

particolari nell'acconciatura a lunghi capelli, nella corta barba, nell'espressione concentrata del

volto e nella veste di particolare solidità, tutti simboli del suo status.

Le tradizioni dei grandi maestri

L'influsso di Policleto

Giovane da Anticitera : raffigura un atleta dal corpo muscoloso che si arresta nel suo procedere,

 mostrando con la destra un oggetto circolare ora perduto. Il peso è tutto sulla gamba sinistra

mentre la destra poggia solo la punta del piede. Il braccio sinistro cade verso il basso, in

corrispondenza chiastica. Il ritmo della composizione è policleteo ma c'è una forte

accentuazione del movimento e maggiore libertà spaziale. La testa è reclinata in avanti e lo

sguardo è assorto.

Il giovane è stato identificato come Perseo che regge la testa della Medusa, sulla base della

somiglianza dell'atteggiamento con il Perseo di Benvenuto Cellini, come Paride che tiene la mela o

come Eracle che mostra il pomo appena colto, di ritorno dal giardino delle Esperidi.

Atleta da Efeso : raffigura un atleta dalla solida impalcatura, in cui le spalle larghe e muscolose

 assumono particolare rilievo. Il peso poggia sulla gamba destra, mentre la sinistra accompagna

il movimento delle braccia. Si tratta di un apoxymenos, un atleta che si deterge con lo strigile,

momento spesso riprodotto nella scultura antica in quanto simbolico della vita che si svolgeva

nel ginnasio, essenziale nella formazione dell'uomo greco. Anche qui la figura conserva un

ritmo policleteo, con una maggiore libertà di movimenti ma una minore attenzione alle

proporzioni. Distante dal canone policleteo è anche la testa piegata in avanti, a sottolineare la

concentrazione dell'azione. Occhi, naso e bocca sono ravvicinati e lo sguardo non è perso nel

vuoto ma fisso sullo strigile.

L'influsso di Prassitele

Efebo da Maratona : raffigura un giovane stante con il peso sulla gamba sinistra mentre con la

 mano destra si appoggia ad un sostegno esterno, intento a guardare ciò che reggeva nella

mano sinistra. È molto simile all'Apollo Sauroctono, ma ancor dì più al satiro intento a versare

del liquido da una brocca in una tazza, noto solo per le copie di età romana. Anche il volto è

tipico di Prassitele, con le superfici delicate, l'accuratezza dei dettagli e lo sguardo perso in

lontananza, insieme alla scelta di rappresentare il dio in età giovanissima.

L'influsso di Skopas

Stele dell'Ilisso : la stele funeraria rappresenta il tema della morte prematura. La scena a rilievo

 è inserita in una cornice che riproduce la facciata di un tempietto e raffigura un tabernacolo che

garantiva l'accoglienza del defunto nel mondo degli eroi. Il corpo del giovane sulla sinistra

richiama nella struttura e nel movimento a spirale le opere di Skopas. A destra sono presenti

invece la figura del padre pensoso e del cane che tocca con il muso il terreno, elementi che

sottolineano l'atmosfera di tristezza del momento.

ETÀ DI ALESSANDRO

Filippo II, re di Macedonia

Nel corso del IV secolo si afferma la Macedonia tra gli stati greci e la corte macedone diventa un

grande centro di cultura. Con l'ascesa al trono di Filippo II la Macedonia diventa lo stato più

importante, Pella è la nuova capitale, lo stesso Aristotele si occupa dell'educazione del figlio

Alessandro. Filippo persegue una politica di interventi sempre più pesanti tra le città della Grecia

centrale fino a sconfiggerle definitivamente a Chenorea, nel 348 a.C. È al culmine del potere

quando cade vittima di una congiura di palazzo nel 336, lasciando il trono al figlio Alessandro,

allora ventenne.

L'altra Grecia: l'imporsi della Macedonia

Le necropoli della Grecia settentrionale e della Tracia

Le tombe della Macedonia del periodo mostrano una sempre maggiore ricchezza ma anche l'alto

livello di adesione ai modelli della Grecia tradizionale.

Cratere di Derveni : il cratere, in bronzo dorato, fa parte di un corredo funebre e un'iscrizione

 indica che fu usato come urna cineraria. Ha la tipica forma dei crateri a volute ed è ricoperto da

decorazioni a rilievo o applicate. Sul corpo sono raffigurate le nozze di Dioniso e Arianna,

circondati dai personaggi tipici del tiaso bacchico, sulle spalle sono applicate quattro figure a

tuttotondo che rappresentano Dioniso, due menadi e un satiro.

Tomba di Kazanlak : è una tomba a tumulo in una necropoli della Tracia, la cui cupola interna è

 stata dipinta da pittori che venivano probabilmente dalla Grecia. Sopra un fregio ornato è

rappresentata su fondo bianco una scena con la coppia dei defunti seduti a banchetto. Nella

lanterna è raffigurata una corsa di tre bighe. Nell'insieme appare come un'opera di bottega,

manca una composizione unitaria anche se ogni figura è ripresa da repertori classici.

I tumuli di Verghina

In Macedonia, nella necropoli dell'antica capitale tradizionale, Aigai (oggi Verghina), sono stati

scavati dei tumuli che conservavano le tombe della casa reale. Una un particolare è composta di

una camera con le pareti in blocchi di pietra squadrati e la copertura a volta a botte. La tomba era

stata poi ricoperta da un tumulo di terra che lasciava visibile solo la facciata in cui la poeta

d'accesso si apriva tra due semicolonne doriche sormontate da un fregio dorico. Lo spazi

quadrangolare sovrastante è dipinto con scene di caccia. Addossato alla parete di fondo c'era un

sarcofago marmoreo contenente una cassetta in oro, con quattro piedi leonini, fregi, rosette e la

stella a sedici punte di Macedonia. Accanto al sarcofago c'era il corredo funebre, datato tra il 350

e il 325 a.C.: ciò vuol dire che il re che fu sepolto in questa tomba era proprio Filippo II,

assassinato ad Aigai nel 336.

Anche l'anticamera venne usata come sepoltura: al suo interno è stato ritrovato un'altro sarcofago

con dentro una cassetta, più semplice della precedente, con dentro i resti di Cleopatra, l'ultima

moglie di Filippo.

I dipinti che ornano queste tombe sono tra i pochi originali superstiti della grande pittura greca.

Facciata della tomba di Filippo II : raffigura una caccia svolta sullo sfondo di un paesaggio

 boscoso. Partecipano numerose figure che si possono dividere in quattro gruppi diversi a

seconda del tipo di caccia (al cervo, al cinghiale, al leone, all'orso), condotta con l'ausilio di

numerosi cani. I due impegnati nella caccia al leone sono caratterizzati come un giovane e un

maturo uomo barbato, forse Alessandro e Filippo. Il senso di generale movimento e la

complessità della composizione, l'uso dei cavalli come elementi di profondità e l'ambientazione

hanno fatto pensare che l'autore possa essere lo stesso della battaglia di Alessandro,

Filosseno di Eretria. Il particolare uso del colore invece, usato per dare profondità, fa pensare

invece ad Apelle, pittore macedone noto per i suoi studi sulla resa della luce.

Ratto di Persefone : affresco della tomba di Persefone, realizzato da Nicomaco di Atene,

 maestro di Filosseno. L'impeto con cui procede il carro di Ade è sottolineato dalla visione di tre

quarti delle ruote, dall'intensa espressione e dalle chiome del dio.

I palazzi macedoni

Pianta del palazzo di Verghina : A Verghina è stato scoperto anche un palazzo che mostra il

 tipo del palazzo ellenistico. L'accesso è sul lato est, attraverso un vestibolo con tre colonne,

bordato da un doppio colonnato, dorico al piano inferiore e ionico al piano superiore. È

presente una corte centrale quadrata, ornata su ciascun lato da un portico do sedici colonne di

ordine dorico e attorno alla quale si distribuiscono stanze quadrangolari. Lo schema resta

quello di una casa a peristilio ma il lusso e la grandiosità indicano la maestà del proprietario.

Pianta delle cade di Pella : lo stesso schema del palazzo di Verghina si ritrova anche nelle

 grandi case di Pella, che ci mostrano come vivessero i conquistatori dell'Asia, decorate con

mosaici pavimentali fatti con piccoli ciottoli di fiume e ornati da quadretti figurati, che

rappresentano scene di caccia.

Olinto e Priene: la casa greca nel IV secolo a.C.

Olinto : ci offre un chiaro esempio di come fosse un normale abitato greco nella metà del IV

 secolo. L'impianto è regolare, gli isolati erano divisi da grandi vie tagliate da vie perpendicolari

più piccole. Ciascun isolato era poi diviso in otto unità abitative che seguono un unico modello:

il nucleo centrale è costituito da un cortile interno, l'aulè, al quale si accedeva dalla strada

tramite una porta e uno stretto passaggio. Dall'aulè si accedeva ad un portico che sosteneva

un terrazzo e infine all'abitazione vera e propria, sviluppata su due piani. In quello inferiore

c'era l'andròn, in cui si ricevevano gli ospiti, in quello superiore c'erano gli ambienti per le

donne e le camere da letto. Erano presenti infine ambienti minori che fungevano da servizio.

Priene

: anche qui troviamo esempi di edilizia domestica. Nella fascia centrale dell'impianto si

 trovano i principali edifici pubblici, tra cui l'agorà, il santuario di Zeus e quello di Atena. Gli

isolati destinati alle abitazioni sono decine, ognuno è diviso in otto parcelle occupate ognuna

da una casa in cui la vita gravita intorno al cortile centrale.

Lisippo, tra classicità ed Ellenismo

L'Aghias di Delfi e il gruppo di Daoco

Lisippo, seguace di Policleto, scrive un canone in cui afferma di voler raffigurare il corpo umano

non come deve essere ma come è. Di Policleto riprende la convinzione che la natura sia regolata

da rapporti matematici, che sono però diversi rispetto a quelli rigidamente imposti dal maestro: le

figure sono più snelle, i movimenti più liberi, gli elementi del volto destinati ad un'espressione con

meno equilibrio e più intensità.

Esegue delle statue bronzee replicate in marmo in un monumento del santuario di Delfi, in cui

sono rappresentati Daoco, tetrarca dei Tessali, insieme al figlio e a sette antenati vincitori nelle

gare atletiche del santuario. Nel gruppo la tradizione classica della celebrazione dei valori atletici

confluisce con il nuovo concetto dell'esaltazione della sovranità contemporanea.

Aghias : è uno degli antenati di Daoco. Il corpo solido e muscoloso ha proporzioni più slanciate

 rispetto alle statue policletee, gli arti e il busto sono più lunghi, la testa più piccola, gli elementi

del volto sono ravvicinati. Il peso del corpo è distribuito su entrambe le gambe e il movimento

sinuoso che ne deriva dà l'idea di un movimento in procinto di svilupparsi.

Attraverso la sua collaborazione con la dinastia tessala Lisippo entra in contatto con la corte

macedone e diventa l'unico scultore che ha il permesso di raffigurare Alessandro Magno.

L''Apoxymenos

La statua è nota solo tramite copie di età romana e attraverso la descrizione di Plinio, che ce lo

presenta come un atleta dalle forme snelle e con il volto dai piccoli occhi, rappresentato mentre si

deterge il sudore dal corpo. La figura dell'atleta stante trova qui nuove soluzioni: la figura si

estende nello spazio, la gamba sinistra è quella portante ma anche la destra riceve parte del peso,

contribuendo a dare alla figura un senso d'attesa di un movimento che sta per compiersi. Il braccio

destro si stacca dal busto e si protende in avanti, con una libertà di movimento del tutto nuova.

Anche il braccio sinistro è sollevato e portato in avanti, mentre stringe lo strigile. L'artista ha quindi

scelto un momento di quotidianità della vita di palestra e ne ha preso spunto per inserire in modo

totalmente innovativo una soluzione spaziale nuova.

La figura è solidamente costruita secondo uno schema che parte dal canone policleteo, ma è

sbilanciata in avanti e le proporzioni sono più slanciate. La visione del busto è per la prima volta

interrotta dalle braccia e la sua costruzione passa in secondo piano rispetto all'importanza data dal

movimento. I particolari del volto danno il massimo dell'espressione e sono l'occasione per una

notazione psicologica di forte umanità.

L'Eracle Farnese

L'Eracle a riposo, conosciuto anche come Eracle Farnese, ci è noto attraverso una copia di età

romana. Entrambi i talloni poggiano a terra ma il peso si abbandona sulla spalla sinistra,

appoggiata alla clava, coperta dalla leontè. Le proporzioni delle membra sono alterate in larghezza

per mettere in rilievo la muscolatura sovrannaturale di Eracle. La testa, piccola rispetto al corpo,

appare pensierosa e abbandonata in avanti. Le rughe evidenziano la sua espressione pervasa da

un'intima tristezza. Il braccio destro è piegato all'indietro e la mano stringe i pomi delle Esperidi,

impresa che gli aveva lasciato stanchezza fisica e morale.

Il momento rappresentato è una novità: non si tratta della lotta ma del momento di pausa. Anche la

muscolatura sembra passare in secondo piano rispetto all'espressione del momento psicologico.

Il Socrate del Pompeion

Tra il 330 e il 320 a.C. a Lisippo viene affidato l'incarico di realizzare una nuova statua di Socrate

da collocare nel Pompeion, il ginnasio da dove partono le processioni delle Panatenee. Atene

infatti sviluppa in quegli anni una forte coscienza della propria identità attraverso il ricordo del

passato.

Il ritratto tradizionale di Socrate lo raffigurava nell'immagine burlesca che gli era stata da Aristofane

e venivano sottolineati i tratti silenici del volto, il carattere fuori dalle regole, la posa provocatoria,

ma alla fine del IV secolo Socrate, non più condannato, diventa il simbolo del cittadino ateniese.

Lisippo lo presenta come una figura in posa nobilmente eretta, drappeggiata con cura. Il peso è

sulla gamba sinistra mentre, secondo le regole della ponderazione, gamba destra e braccio

sinistro appaiono piegati. Nel volto restano alcuni tratti silenici che lo rendevano immediatamente

riconoscibile, ma vengono usati per sottolinearne l'anzianità.

Il ritratto di Alessandro

Il breve regno di Alessandro: un cenno storico

Alessandro sale al trono giovanissimo, intraprende una spedizione contro il re di Persia e prende

presto possesso di tutta l'Asia Minore. Segue poi una marcia trionfale fino in Egitto, che lo accoglie

come liberatore dai persiani e dove fonda una colonia cui dà il nome di Alessandria, nuova capitale

d'Egitto.

L'Alessandro a cavallo di Lisippo

Lisippo fa numerosi ritratti di Alessandro fin da quando era un fanciullo e diventa l'unico scultore ad

essere nominato accanto ad Alessandro durante la spedizione in Asia. Dopo la battaglia della valle

del Granico Lisippo riceve l'incarico di eseguire in bronzo un gruppo che ne commemorasse i

caduti. Al centro è rappresentato Alessandro a cavallo e la statua è riconoscibile in un bronzetto

ritrovato a Ercolano. Il cavallo si impenna, poggiando a terra solo le zampe posteriori, poiché

trattenuto dal cavaliere, che ruota il busto di tre quarti seguendo il movimento anche con la testa.

Con la mano sinistra tiene le redini mentre tiene la destra sollevata a caricare un colpo contro un

avversario che sta più in basso, con la spada ora perduta. La testa ha i tipici tratti di Alessandro,

riconoscibili nei busti che ci sono rimasti. Il capo è incorniciato da una capigliatura mossa e fluente,

gli occhi sono grandi ed espressivi, appare deciso. Ogni dettaglio è reso con cura, come è tipico di

Lisippo. Il tipo qui adottato è quello del cavaliere che colpisce l'avversario con la spada, ma dopo

essere stato ripreso per raffigurare Alessandro acquista il valore simbolico per designare il

comandante vittorioso.

L'Alessandro con la lancia

Qualche tempo dopo Lisippo crea un altro tipo del re, non più un Alessandro vittorioso ma un

sovrano innalzato tra gli eroi, come indica la nudità. È inoltre rappresentato stante e appoggiato

alla lancia, come Ares o Achille. Anche per questo tipo non abbiamo repliche ma riproduzioni in

statue di piccole dimensioni, in cui viene raffigurato con un corpo agile e muscoloso, che per le

proporzioni ricorda l'Aghias di Delfi e che volge il capo al cielo, in diretto colloquio con gli dei.

L'Alessandro dipinto da Apelle con la folgore di Zeus

Apelle è importante quanto Lisippo per la realizzazione dei ritratti di Alessandro in pittura. A

Pompei è stata scoperta una pittura parietale che rappresenta un personaggio seduto che tiene

con una mano uno scettro e con l'altra un fulmine: la posizione e gli attributi sono quelli tipici dello

Zeus creato da Fidia per Olimpia, ma il volto presenta i tratti tipici di Alessandro, qui rappresentato

come uno Zeus reincarnato. Si tratta della riproduzione sulla parete di una casa privata di un'opera

di Apelle.

La battaglia di Alessandro

Oltre ad Apelle altri pittori furono chiamato a rappresentare Alessandro durante la spedizione in

Asia, tra cui Filosseno di Eretria che realizzò un'opera usata poi come modello per il mosaico con

la battaglia di Alessandro che ornava la Casa del Fauno a Pompei. La sua origine pittorica è

dimostrata dall'impiego di un milione e mezzo di tessere e dalla presenza di una fascia nella parte

inferiore, segno di un adattamento del quadro originale alle dimensioni della parete.

Il campo di battaglia è completamente piatto e disseminato dai resti dei combattenti, l'unico

elemento paesistico è un albero morto. La fascia centrale è occupata da numerosi combattenti,

con al centro il carro da guerra del re Dario. Da sinistra irrompe Alessandro, in un'apparizione

quasi sovrumana e l'espressione eroicamente decisa.

La rappresentazione di scorcio dei cavalli reali e del cavallo disarcionato, visto da dietro,

sottolineano quanto in profondità di spalanchi la battaglia. La profondità è data anche dalla

disposizione dei personaggi e delle loro armi. Aggiunge vivacità il senso del colore, che rimbalza di

continuo sui volti, sui corpi dei cavalli e sulle armi. Il destino dei personaggi è riassunto nell'umano

terrore del vinto e nel sovrumano impeto del vincitore.

Le nozze di Alessandro

Le nozze tra Alessandro e Roxane sono state dipinte da Ezione in occasione di quella cerimonia,

nel 327 a.C. Il quadro fissa l'atto conclusivo della politica orientale del sovrano, il matrimonio con la

figlia del re di Battriana.

Il dipinto ha grandissima importanza nella storia della pittura in quanto apre la strada al gusto di

rappresentare in interni scene affollate e ricche di luce e profondità. È andato perduto ma ce ne

resta un'accurata descrizione di Luciano, per cui si è tentato di trovarne un riflesso nelle pitture più

tarde che corrispondessero a quella descrizione e che avessero le caratteristiche tipiche del

periodo, ovvero l'uso della luce per provocare luminescenze e l'abbondanza dei personaggi.

Tra queste, una pittura parietale pompeiana, in cui dominano due figure, una maschile e una

femminile. La maschile ha le armi e la posizione di Ares, la femminile ha la posa appoggiata ad un

pilastrino tipica di Afrodite. I volti però non sono quelli idealizzati delle divinità ma hanno dei tratti

particolari e vogliono raffigurare due personaggi precisi: e il personaggio maschile ha l'espressione

intensa e decisa tipica di Alessandro. Può dunque trattarsi dell'apoteosi delle nozze di Alessandro.

Non ci sono molti altri personaggi ma è attraverso loro che viene sottolineata la visione prospettica

e sono utilizzati effetti di luce che rimbalza sui volti, sui corpi, sulle vesti e sulle armature. Gli abiti

delle figure di contorno sono però quelli tradizionalmente usati per designare i Persiani, per cui

potrebbe non trattarsi delle nozze con Roxane, ma delle nozze politiche celebrate tre anni dopo in

cui diecimila Macedoni si unirono a diecimila Persiane, come simbolo dell'unione tra i due mondi.

Lo stesso Alessandro sposò in quell'occasione Statira, una figlia del re persiano Dario III.

La fortuna di Alessandro e i suoi ritratti postumi

Le iconografie create per Alessandro indicano in modo più ampio la regalità e continuano ad

essere riprodotte in quanto molti programmi politici si ispirano alla sua persona. I ritratti risentono

però del mutamento dello stile, per cui i tratti del volto perdono la vivacità fisionomica pur restando

riconoscibili.

La pittura della generazione di Alessandro

Apelle, il pittore che superò tutti quelli che erano stati prima

Plinio parla di Apelle come del pittore che superò tutti i suoi predecessori e che fece fare alla

pittura i maggiori progressi. Apelle infatti non è apprezzato solo da Alessandro ma anche dalla

critica ellenistica. Lo stesso Apelle, che oltre ad essere pittore era uno scrittore d'arte, affermava

che ciò che lo distingueva dagli altri pittori era la charis (insieme allo scultore Prassitele, e infatti

entrambi erano famosi per la rappresentazione di Afrodite) e il fatto che sapesse togliere la mano

dal quadro, che non andasse cioè a perfezionare all'infinito. Dava grande importanza alla linea e al

particolare e i suoi dipinti presentavano un forte contrasto tra i punti illuminati e i punti più in ombra.

Tra le sue opere più celebri, l'Afrodite che esce dalle acque, ormai perduto ma la cui descrizione

ispirò Botticelli per la nascita di Venere, l'Alessandro con il fulmine e l'Eracle visto di spalle ma

raffigurato in modo tale che il volto sia comunque rappresentato in modo esplicito.

Il Perseo e Andromeda di Nicia

Dalle fonti letterarie conosciamo i nomi anche di altri grandi pittori, tra cui Nicia, il pittore prediletto

da Prassitele. Tra i dipinti a lui attribuiti, la liberazione di Andromeda da parte di Perseo, un

soggetto spesso riprodotto nelle pitture parietali di Pompei. L'azione di svolge in uno scenario di

scogli e dominano due figure. Andromeda scende dalla roccia alla quale era stata incatenata; la

veste ricade in disordine e lascia un seno scoperto, mostrando i segni del pericolo ancora in corso.

Perseo la aiuta a scendere; è rappresentato in una solida posa e con il corpo muscoloso e dai forti

chiaroscuri. È caratterizzato come tale dalle due ali che gli spuntano dalle caviglie e dalla testa

recisa della Gorgone che tiene con la mano sinistra. Gli occhi sono grandi, gli sguardi intensi, in

basso il corpo senza vita del mostro marino sottolinea la drammaticità dell'evento,

L'Achille a Sciro di Atenione di Maronea

Atenione di Maronea è spesso paragonato a Nicia e Plinio lo considera come più severo nel colore

ma al tempo stesso più piacevole. Nelle pitture parietali di Pompei sono state riconosciute delle

copie di uno dei suoi dipinti più famosi, l'Achille vestito da donna mentre Ulisse lo scopre. Achille

vuole sfuggire ad un oracolo e si reca a Sciro, travestendosi da donna per non farsi riconoscere,

ma Ulisse lo scopre facendo risuonare le sue armi: Achille, richiamato al suo onore, torna nel

campo di battaglia. La copia più ricca di pathos è quella che si trova nella Casa dei Dioscuri.

Dominano le due figure centrali, poste specularmente a formare una un triangolo. A destra c'è il

corpo virile di Odisseo, indicato dal pileo, il copricapo da marinaio, che afferra il braccio dell'altra

figura, dalle vesti tipiche di una fanciulla e dallo sguardo intenso, presagio di come si stia

compiendo il suo destino: si tratta di Achille, svelato da Diomede. I chiaroscuri rendono evidente la

concitazione del momento

Altri soggetti tratti dal mito: Achille e Briseide

Ci sono giunte numerose rappresentazioni che possiamo riferire a quel periodo e ambito culturale,

ma non ad una fonte letteraria o ad un autore preciso. Tra queste, Achille che consegna Briseide

ad Agamennone. Compaiono numerosi personaggi all'interno di un ambiente chiuso, che servono

a mostrarne la profondità.

Il Teseo liberatore

Nella Basilica di Ercolano è rappresentata la scena di Teseo che libera i fanciulli ateniesi dal

labirinto. Il quadro è dominato dal corpo di Teseo, simile a una statua nella ponderazione e nelle

proporzioni lisippee. I fanciulli ateniesi, salvati dalla morte, lo festeggiano. Sulla sinistra compare il

corpo senza vita del Minotauro. La scena è riprodotta anche in alcune case di Pompei ma

nonostante derivi dallo stesso modello differisce enormemente per qualità e interpretazione. La

committenza è privata, le dimensioni minori, l'atmosfera del mito è andata completamente perduta.

IL PRIMO ELLENISMO E L'ARTE DI PERGAMO

L'età dei diadochi e degli epigoni

Alessandro muore nel 323 a.C. senza lasciare eredi, per cui inizia un periodo di scontri dei

diadochi, cioè di coloro che vogliono succedergli, e un secondo periodo, detto degli epigoni, ovvero

dei discendenti dei diadochi.

La scultura del primo Ellenismo

L'arte dei diadochi

La generazione successiva alla morte di Alessandro è dominata da uno spirito di gigantismo già

visibile negli apparati temporaneo dei funerali di Alessandro. Si prediligono creazioni colossali,

destinate a sottolineare la grandezza delle nuove compagini statali. Tra questi, il faro-torre di

Alessandria d'Egitto, città che diventa presto meta di intellettuali e artisti che si riuniscono intorno

alla corte tolemaica e alla biblioteca.

Serapide, Briasside : Tolomeo I vuole che l'incontro tra la cultura greca e la tradizione locale si

 materializzi nel santuario dedicato a una nuova divinità, Serapide, in cui confluiscono Zeus e

Osiride. La statua del dio viene commissionata a Briasside, che aveva lavorato anche alla

decorazione del Mausoleo di Alicarnasso. Una intelaiatura interna in legno sorregge le parti del

corpo e delle vesti, lavorati in avorio e in vari metalli. Il dio è rappresentato barbato e suo

capelli è posto il modio, recipiente destinato al grano e quindi simbolo di fertilità. È seduto su

un trono e poggia i piedi su uno sgabello dalle zampe leonine. Come Zeus, regge lo scettro

con una mano, come Ade poggia l'altra della testa centrale di un cerbero. Il corpo è coperto da

un chitone e il panneggio lo avvicina al Mausolo del Mausoleo. L'uso di un materiale scuro per

gli abiti ne evidenzia il legame con gli inferi, garante come Osiride di una vantaggiosa rinascita.

Da una parte dunque è presente la classica tradizione ellenica, dall'altra compare il legame con

il mondo nuovo in cui hanno grande peso le tradizioni locali. Si tratta di una statua si,bolo del

sincretismo tolemaico.

Tyche di Antiochia : la statua è statua commissionata da Seleuco, re di Siria, a Eutichide, allievo

 di Lisippo, per celebrare la fondazione della nuova capitale Antiochia. Lo scultore parte dallo

schema della figura femminile seduta, drappeggiata, ingrandendolo fino a cinque volte la

dimensione naturale. La torsione della figura è resa evidente dall'accavallarsi delle gambe, su

cui poggia la mano destra che regge le messi, simbolo di fertilità. La testa porta invece la

corona a forma di cinta turrita, simbolo della città.

Helios : la statua è stata commissionata da Rodi a Carete, altro allievo di Lisippo. Raffigura il

 dio sole in dimensioni gigantesche, ispirandosi allo Zeus di Lisippo a Taranto ma

raddoppiandone le misure, arrivando a 32 metri. Una copia romana ci mostra il dio che avanza

nudo, con un passo ampio e deciso che ricorda l'Apollo del Belvedere. La mano sinistra è

abbassata a reggere l'arco mentre la destra è alzata e tiene una fiaccola dorata. La statua era

in bronzo, era cava e ancorata al terreno tramite il riempimento di grandi massi. Un terremoto

la fa crollare ma i pezzi rimangono sul posto, protetti da un oracolo, per poi essere venduti

come materiale prezioso nel Medioevo.

Il sarcofago di Alessandro

Tra gli originali che risalgono all'epoca di Alessandro c'è un sarcofago noto come "Sarcofago di

Alessandro" in quanto compare la figura ma che non è quello destinato alla sua sepoltura. È in

marmo, con un coperchio a doppio spiovente e i quattro lati della cassa ornati da rilievi. Si

inserisce nella tradizione asiatica del sarcofago inteso come edificio funerario ma forme e stili sono

tipicamente greci. Vi era probabilmente sepolto Abdalonimo, nominato governatore dallo stesso

Alessandro, e sulle pareti sono ricordate proprio le vicende che portarono questo re al trono.

Su uno dei lati lunghi è raffigurata la battaglia tra Greci e Persiani, connotati come tali dagli

indumenti che indossano. A sinistra irrompe Alessandro, riconoscibile nei tratti fisionomici, che

riprende nella foga e nell'atteggiamento la statua equestre di Lisippo. Il suolo è cosparso di caduti,

al centro è raffigurato in nudità eroica il compagno Efestione, al quale era stata decretata l'apoteosi

e che pose direttamente sul trono Abdalonimo.

Sull'altro lato lungo è rappresentata una scena di caccia. Al centro, un cacciatore a cavallo viene

assalito da un leone, a destra e sinistra accorrono cavalieri vestiti alla greca con cui collaboravano

altri cacciatori vestiti alla persiana. La stessa corporazione tra un greco e un persiano si trova nella

scena di destra: non è più rappresentato lo scontro sanguinoso tra due popoli diversi ma l'unione

per uno scopo comune, in questo caso la caccia, tema molto caro ad Alessandro.

Da Curupedio a Magnesia: il secolo d'oro dell'Ellenismo

Dopo la battaglia di Curupedio nel 281 a.C. si stabilizza la divisione del mondo ellenistico in più

regni, per cui la produzione figurativa, che pur continua in maniera consistente, non segue una

storia unitaria e l'arte greca diventa più un'arte di corte. Resta comunque un profondo

attaccamento alla tradizione e al classico.

Con Alessandro si afferma l'abitudine a riprodurre fisionomie dei singoli: ogni dinasta avrà un

proprio ritratto, che richiama però il tipo del re macedone. I dinasti si fanno quindi rappresentare

come uomini d'azione, nel pieno della forza giovanile, a metà tra atleti ed eroi. Vengono però creati

anche ritratti di uomini che simboleggiano la conservazione delle virtù civili, di filosofi, oratori e

poeti.

Vengono conservati i due tipi principali divenuti ormai canonici, in piedi o seduto, e gli individui

sono rappresentati con il corpo intero, anche se in età romana si tende a copiare la sola testa.

Ritratto di Demostene : è un ritratto postumo dell'oratore, esempio di eloquenza, rettitudine e

 dedizione alla patria. Le proporzioni sono derivate dal Sofocle di Lisippo ma la nuova posizione

delle braccia, le mani ravvicinate, la testa rivolta in avanti e l'espressione corrucciata e

concentrata contribuiscono a dare intensità e al contempo compostezza. L'artista vuole

rappresentare soprattutto i valori morali sempre validi del politico.

Le statue di Afrodite

Nel mondo ellenistico compaiono anche rappresentazioni femminili di regnanti, avvicinate alla

sfera divina soprattutto nell'Egitto tolemaico. Molto comuni sono anche le statue ideali, che spesso

si ispirano ai modelli della tradizione di Prassitele e in particolare all'Afrodite di Cnido, che suscita

scalpore per la completa nudità.

Afrodite Capitolina : è una delle varianti più fortunate della Cnidia e differisce nell'acconciatura,

 più complessa e sofisticata. Viene abbandonata la naturalezza di un gesto senza tempo a

favore di un maggior coinvolgimento dello spettatore: la dea copre la sua nudità, come se

fosse sorpresa proprio in quel momento. Questo effetto è ottenuto cambiando pochissimi

particolari rispetto all'originale di Prassitele: viene invertita la ponderazione delle gambe e

viene data una diversa disposizione delle braccia, con un conseguente piegamento in avanti

delle spalle. Il gesto di apparente pudore rende nota la statua come Afrodite Pudica.

Afrodite di Capua : aggiunge un ulteriore segno di pudicizia nel ricoprire i fianchi e le gambe

 con un panneggio. Le braccia sono andate perdute e sono state integrate in età moderna ma

erano certamente staccate dal resto del corpo per tenere uno specchio e altri oggetti da toletta

che sottolineano la femminilità della dea.

Afrodite di Milo : appartiene allo stesso tipo dell'Afrodite di Capua. Un accenno di classicismo

 dà alla statua una maggiore solidità e alla testa una forte simmetria che lascia l'impressione

che lo sguardo si volta all'infinito, estraniandosi dal presente. L'impostazione è resa più

leggiadra rispetto alla Cnidia con l'accentuazione della curvatura dell'anca destra.

Afrodite Accovacciata : creazione molto originale rispetto alle altre, ci è nota solo attraverso

 copie di età romana. La dea piega le ginocchia per avvicinarsi all'acqua del bagno e si siede

sul tallone destro. In questo modo compie una rotazione, accentuata dall'incrociarsi delle

braccia la testa, resa espressiva dai grandi occhi e dalla bocca semiaperta, si volge nella

direzione opposta rispetto a quella delle gambe, completando la rotazione.

Altre statue di culto

Tra III e II secolo vengono create numerose statue di culto per i vari santuari del Peloponneso e lo

scultore più celebre è Damofonte di Messene, che si occupa anche del restauro dello Zeus

Olimpico di Fidia.

Gruppo di Despoina : appartiene al santuario della dea Despoina e comprende quattro figure, al

 centro Demetra con una fiaccola e Despoina con uno scettro, sedute, ai lati e in dimensioni

ridotte Artemide e Anito. Del gruppo ci sono rimasti molti frammenti tra cui i bordi delle vesti

decorate a finissimo bassorilievo, tre teste che aderiscono alla tradizione classica ma che

presentano aggiornamenti soprattutto nelle pettinature.

Testa da Egira : ai frammenti del gruppo di Despoina si accosta sia cronologicamente che come

 aspetto la testa di una divinità barbata proveniente da Egira, contornata dalle ciocche fluenti

della capigliatura e con occhi e labbra dal taglio netto. É sicuramente ispirata allo Zeus di

Olimpia, di cui vuole trasmettere la maestosità.

Posidone di Milo : il tipo della statua è quello della divinità barbata, stante, con la destra

 sollevata ad appoggiarsi al tridente. La maestosità dell'epifania è sottolineata dall'ampio passo,

indicato dalla posizione arretrata della gamba sinistra e dal brusco volgere della testa. Gli occhi

sono infossati e vicini, le superfici rigonfie per conferire grande espressività.

La Nike di Samotracia

La figura della Nike alata proveniente dall'isola di Samotracia viene tradizionalmente collegata a

Rodi. È stata ritrovata spezzata in più frammenti all'interno di una vasca circolare. L'intero

monumento era composto da una grande prua di nave che dominava lo specchio d'acqua della

vasca e dalla figura della Vittoria che appariva impetuosamente appoggiandosi sulla prua. La dea

è raffigurata secondo il modello classico codificato nella Nike dei Messeni, ma l'accostamento alla

vasca e l'inserimento della prua indicano come si tratti di una vittoria ottenuta sui mari.

L'impeto dell'apparizione è sottolineato dalla grandezza delle ali, dalle penne rigonfie. L'ampiezza

del passo ne mostra invece la rapidità. C'è un forte contrasto tra i panneggi lasciati liberi dal vento

e il chitone che a causa della velocità si schiaccia contro il corpo, diventando quasi trasparente.

Proprio questo tipo di panneggio ha fatto accostare il monumento a Rodi, in cui tra l'altro sono

presenti altri monumenti dedicati a vittorie navali.

L'architettura ellenistica fra tradizione e novità

La ripresa dell'ordine ionico

L'architettura del primo Ellenismo si ispira ai modelli più antichi, in particolare all'ordine ionico,

soprattutto in Asia Minore.

Tempio di Apollo a Didyma : un tempio arcaico nel santuario di Mileto fu iniziato già intorno alla

 metà del VI secolo ma fu distrutto dai persiani e la statua di culto fu portata altrove e restituita

da Alessandro 160 anni dopo. Si coglie dunque l'occasione per la ricostruzione del tempio, più

grande e maestoso, sulle rovine del precedente. Ha una doppia fila di immense colonne

ioniche la cui decorazione della base, dei capitelli e delle trabeazioni riprende quella arcaica.

Viene accentuata la funzione oracolare: la doppia peristasi non racchiude una cella ma uno

spazio centrale scoperto da cui si sale al vestibolo. In fondo, presso una fonte sacra e una

pianta d'alloro, è collocato il piccolo tempio con la statua di culto, in cui i sacerdoti riportano i

responsi oracolari ai fedeli.

Tempio di Artemide a Sardi : il tempio, anche qui distrutto dai persiani, venne ricostruito in forme

 particolarmente sontuose che si rifanno all'architettura arcaica di ordine ionico.

I nuovi sviluppi dell'ordine ionico

Gli architetti dell'Asia Minore prediligono l'ordine ionico rispetto al dorico, troppo semplice e

pesante, spesso relegato a ornare il piano inferiore dei portici. Agli inizi del II secolo l'ordine ionico

ha anche un nuovo teorizzatore, Ermogene di Alabamda, cui si devono il tempio di Dioniso a Teo e

i templi di Zeus Sosipoli e di Artemide Leucofriene a Magnesia. L'Artemision aveva una peristasi di

8x15 colonne ioniche e la lunghezza dell'intercolumnio costituiva il modulo su cui venne costruito

l'intero tempio. La cella era circondata da uno spazioso corridoio. Il tempio, sebbene dalle

dimensioni maggiori, mostra forti analogie con il tempio di Atena a Priene

I nuovi complessi scenografici

L'ordine dorico continua ad essere utilizzato dove lo impone la tradizione, soprattutto nella Grecia

propria.

Tempio di Atena a Lindo : il tempio arcaico venne distrutto da un terremoto ma fu subito

 ricostruito sfruttando le fondazioni precedenti. Il santuario fu esteso scenograficamente

all'intera terrazza superiore del monte. L'ingresso avveniva tramite una lunga scalinata in cima

alla quale fu aggiunta una facciata monumentale che richiamava i propilei dell'Acropoli di

Atene. Alle dieci colonne della facciata corrispondevano cinque porte. L'altare si trovava al

centro, ma per la particolare posizione del tempio sul bordo del precipizio si interrompeva la

simmetria dell'insieme. Per dare un'impressione di regolarizzazione, il portico meridionale

appariva all'esterno uguale agli altri ma aveva una profondità ridotta. Questa particolare

concezione urbanistica cerca di dare l'impressione di una regolarizzazione della natura:

l'architettura non si limita ad adattarsi all'ambiente ma lo sfrutta per grandi composizioni

scenografiche.

Santuario di Asklepios : gli edifici funzionali al culto si trovavano su una terrazza del monte,

 presso le fonti sacre, senza uno schema preciso. Solo nel III secolo vengono costruiti l'altare

monumentale e il tempio. In seguito, in una terrazza più bassa viene creato un grande piazzale

destinato alle feste e circondato su tre lati da un portico dorico. Come fondale viene inoltre

creata una terrazza superiore con portici su tre lati. Lo schema di questo santuario, disposto a

terrazze coassiali, avrà grande seguito nei santuari repubblicani in Italia.

Edifici pubblici e stoài

A Magnesia i due templi principali, quello di Zeus e quello di Artemide, vengono inseriti in ampie

piazze circondate da portici su colonne, uno degli elementi più caratteristici dei paesaggi urbani di

età ellenistica. Le nuove fondazioni hanno come nuovi fondali dei grandi portici a due piani, le

stoài, che consentono lo svolgersi delle attività dell'agorà anche con la pioggia.

Agorà di Atene : l'agorà di Atene è conclusa verso sud da una stoà a due piani colonnati,

 l'inferiore con colonne di ordine dorico, il superiore con colonne di ordino ionico. All'interno

entrambi piani sono divisi in due navate da colonne ioniche nel piano inferiore e corinzie nel

piano superiore. Dalla seconda navata si accede a una serie di ambienti chiusi adibiti a

botteghe.

La nuova attenzione per gli spazi civili è tipica dell'Ellenismo: non si sviluppano solo piazze e

 portici ma anche teatri ed edifici destinati all'amministrazione.

Agorà di Priene : presso l'agorà principale viene costruito un edificio a pianta quadrata occupato

 da gradinate su tre lati, in cui si riuniva il consiglio cittadino, chiamato per questo Bouleterion.

Una nuova capitale culturale: Pergamo

Un'antica cittadella

Intorno al III secolo nasce a Pergamo la dinastia degli Attalidi. A nord la città resta occupata dagli

apprestamenti militari e dalla residenza del dinasta, a sud l'assetto urbanistico viene regolarizzato

in una serie di terrazze quadrangolari che a livelli diversi si aprono a ventaglio sullo strapiombo. La

prima terrazza, la più alta, viene dedicata al santuario di Atena e fiancheggiata su tre lati da stoài,

mentre sul quatto lato c'era il tempio della dea.

Il Donario Galata

Intorno al 230 a.C. Attalo I sconfigge presso il fiume Caico i Galati, una popolazione barbarica. Per

celebrare questa vittoria dedica ad Atena, nella terrazza del santuario, un grande donario

composto da varie statue disposte su un piedistallo dalla forma cilindrica. Due di queste statue

sono state identificate in copie romane appartenute a Giulio Cesare e fatte fare probabilmente in

onore delle sue vittorie sui Galati d'Occidente.

Galata suicida : è un'opera di intensa drammaticità che contrappone due figure, un guerriero

 barbaro rappresentato in tutto il suo vigore, che tiene sollevata per un braccio una figura

femminile ormai abbandonata alla morte. Il brusco volgersi di lato e verso l'alto del capo mostra

l'orgogliosa fierezza dell'uomo, accentuata anche dallo sguardo intenso. Le linee verticali,

giunte al culmine, volgono però verso il basso, seguendo la linea tracciata dalla spada che egli

stesso usa per trafiggersi il torace. La sua appartenenza etnica è indicata dalle ciocche

scomposte, dalle arcate sopracciliari e dall'uso dei baffi; anche la donna è connotata dome

galata dalla capigliatura caratteristica a lunghe ciocche scomposte. Nell'insieme colpisce la

fierezza dei barbari che, vinti, pur di non cadere nelle mani dei nemici, davano la morte alla

loro famiglia e a se stessi.

Galata morente : anche questa è una statua dall'intensa drammaticità, che nasce dai continui

 contrasti. Il corpo nudo e muscoloso del guerriero è a terra, abbandonato sul proprio scudo. Il

braccio destro ancora si tende nel tentativo di tenersi sollevato ma la testa si piega verso il

basso, l'espressione è dolorante. Il braccio sinistro cerca di fermare il sangue che sgorga da

una ferita sulla coscia, ma più grave è la ferita sul costato. Anche qui il guerriero mostra chiare

caratteristiche etniche: capelli, sopracciglia, baffi e una torque, il collare aperto tipico dei galati.

Accanto allo scudo stanno la spada e la tromba di guerra, per niente comune nella statuaria.

Plinio ci parla della figura di un trombettiere creata da Epigono, un bronzista attivo al servizio di

Attalo I e probabilmente autore del gruppo statuario.

Il gruppo del Pasquino

La contrapposizione tra un personaggio stante e una figura senza vita si ritrova in una serie di

copie romane che vanno fatte risalire a due modelli: il primo è quello di un eroe che trascina fuori

dal campo di battaglia il corpo esanime di un altro eroe, il secondo è quello di Achille che sorregge

il corpo morente di Pentesilea. Il Gruppo del Pasquino è il più celebre tra queste copie e

rappresenta Menelao che trascina fuori dal campo il corpo di Patroclo e che si accosta per

tradizione e periodo al gruppo del Galata suicida.

Il supplizio di Marsia


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Corso di laurea: Corso di laurea in studi storico-artistici
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliaborzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Barbanera Marcello.

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