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L'Italia contemporanea nella guerra mondiale (1940-43)

Il patto d’acciaio e l’intervento in guerra

22 maggio 1939 - Patto d’acciaio: partecipazione Italia alla II guerra mondiale e alleanza politica e militare tra Italia fascista e Germania nazista. Sanciva che se una delle due dovesse essere attaccata, l’altra parte si porrà come alleato al suo fianco.

L’avvicinamento tra i due paesi era stato provocato dall’isolamento internazionale dell’Italia successivo all’attacco all’Etiopia, solidarietà ideologica “Asse Roma-Berlino” e l’accettazione da parte di Mussolini di accettare l’annessione dell’Austria alla Germania. Nel 1934 aveva fatto schierare le sue truppe per impedire alla Germania di annettere l’Austria.

1939 - Mussolini, durante le trattative per il patto d’acciaio, ribadì che non era pronto per affrontare la guerra per almeno 3 anni, perché doveva: sistemare le colonie in Africa, ultimare la costruzione di navi da guerra, trasferire parte delle industrie dal Nord al Sud. Inoltre, non venne fatta alcuna manovra per incentivare la produzione bellica o reperimento di materie prime.

Anche la Germania, tramite il ministero degli esteri Ribbentrop, dichiarò di aver bisogno di qualche anno di pace, anche se Hitler aveva già dichiarato alle truppe direttive per attaccare la Polonia.

La questione di Danzica: stessa situazione dei Sudeti. Si fa una conferenza a Monaco con Italia, Francia, Gran Bretagna (non viene invitata la Russia) per risolvere il problema. Vince Hitler che ottiene la zona dei Sudeti. Stessa cosa per la questione di Danzica, Francia e Gran Bretagna chiedono aiuto alla Russia per fermare la Germania, ma la Russia non accetta in quanto non era stata invitata alla prima conferenza.

1939 - Patto Molotov-Ribbentrop: patto di non aggressione tra Germania e Russia e spartizione della Polonia.

1 settembre 1939 - Scoppio della guerra: Hitler invade la Polonia e se la spartisce con la Russia. Mussolini, essendo impreparato, fa una lista di aiuti che la Germania avrebbe dovuto procurare per l’ingresso in guerra. Formula della non belligeranza, cioè l’Italia si confermava alleata della Germania ma non entrava in guerra.

Intanto l’Italia continuava il suo commercio sia con la Germania che con i suoi nemici, fino a quando gli inglesi istituirono il blocco navale.

1940 - Incontro tra Mussolini e Hitler al Brennero, in cui Hitler convinse Mussolini della vittoria tedesca e della necessità che l’Italia entrasse in guerra. La spinta decisiva fu la rapidissima avanzata tedesca in Francia e dai numerosi paesi già conquistati (Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Belgio). Mussolini dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna. Pur consapevoli della realtà italiana, il re Vittorio Emanuele III e i gerarchi fascisti non fecero nulla per fermarlo. Questo gesto fu fatto sulla convinzione che la guerra fosse già stata vinta dalla Germania e che essa dovesse durare ancora qualche settimana. Mussolini pensava fosse una guerra breve e queste convinzioni furono condivise dalla popolazione che lo sostenne con ottimismo.

Chiesa - Sostenevano la guerra.

Il tallone d’Achille dell’Italia era dato dalla produzione bellica (no materie prime, ritardo dello sviluppo economico). Ricorso continuo alle importazioni. Oltre tutto, non si era anche impreparati dal punto di vista militare. Con l’entrata in guerra nel ’40, Mussolini accresce le sue competenze assumendo il comando delle forze armate, prima in mano al re.

La prima fase della guerra: Francia e Mediterraneo

Fronte occidentale (confine con Francia) - Venne attaccata mentre era in difficoltà, colpo alle spalle. Dalla Francia l’Italia ottenne solo la smilitarizzazione di una fascia ristretta lungo i confini in Europa e Africa. Intanto però la flotta anglo-francese riuscì ad attaccare alcune città italiane (Genova, Torino e Napoli).

1941 - Anche dal punto di vista della Marina militare l’Italia era carente. Il premier britannico Winston Churchill fece sferrare un attacco al largo della Grecia (Capo Matapan), perché l’Italia inviò una flotta nel Mediterraneo per interrompere i convogli inglesi e poter commerciare con la Grecia.

La guerra in Africa e la perdita dell’impero

In Africa - L'Italia oltrepassa il confine tra Libia ed Egitto, offensiva da parte degli inglesi e la conseguente ritirata italiana. Intervento della Germania con gli Afrikakorps che fecero una controffensiva guidata dal generale Erwin Rommel, consentendo di ritornare sul confine libico-egiziano.

1940-41 - Perdita di tutto l’impero coloniale dell’Italia in Africa Occidentale (Eritrea, Etiopia, Somalia).

L'attacco alla Grecia e la guerra nei Balcani

L’errore più grave fatto da Mussolini fu attaccare la Grecia e i Balcani, scelta dettata solo dall’ambizione personale. Albania base di partenza per l’attacco alla Grecia. Hitler contrario perché avrebbe favorito la presenza degli inglesi sul territorio e la minaccia di gestire i pozzi petroliferi romeni.

L’attacco italiano provocò effetti disastrosi: avanzata degli inglesi, movimento nei Balcani (Jugoslavia successo politico) e slittamento dell’attacco all’URSS. Era chiaro che l’Italia non era in grado di combattere da sola, critiche al regime (numerosi caduti senza nessun risultato).

1941 - Intervento da parte della Germania che ribaltò la situazione con l’attacco alla Jugoslavia e alla Grecia. La Grecia chiede armistizio ai tedeschi ma non agli italiani. Dopo lo scoppio della guerra anche la Jugoslavia decise di aderire al patto tripartito (Germania, Italia, Giappone).

Jugoslavia suddivisa: Italia - Parte di Slovenia, Montenegro, Dalmazia. Germania - Parte di Slovenia e Serbia. La Croazia divenne stato indipendente sotto il regime fascista di Pavelić.

La campagna di Russia

1941 - L’Italia venne a conoscenza dell’attacco alla Russia solo dopo aver firmato il patto, nonostante ci fosse il patto Molotov-Ribbentrop. Mussolini decise di inviare un contingente nella guerra con la Russia perché avrebbe consentito di dare una connotazione ideologica, così da ravvivare lo spirito bellicoso della popolazione e di acquisire il consenso da parte della Chiesa.

1942 - L’Italia decise di aumentare la sua presenza in Russia per aiutare la Germania a causa delle perdite subite. Nessuno ha tenuto conto dell’inverno russo, che ha favorito la vittoria della Russia costringendo la ritirata delle truppe italiane e tedesche. Inoltre, i russi distrussero tutto, lasciando i nemici allo sbando.

La sconfitta finale in Africa

1941 - Dopo il ritorno ai confini tra Libia e Egitto, l’armata inglese si riorganizzò sferrando un attacco agli italo-tedeschi che si ritirarono. Attacco del Giappone a Pearl Harbour: scoppio della guerra tra Giappone e USA e dichiarazione di guerra di Germania e Italia agli USA.

Rommel fece una nuova offensiva portando la battaglia ad El-Alamein che resistette fino al 1942, quando gli inglesi risposero con l’aiuto americano a concludere definitivamente l’avventura italo-tedesca in Africa.

1943 - Conferenza di Casablanca: Churchill e Roosevelt decidono di adottare la resa incondizionata (una parte decide di arrendersi al nemico, senza avanzare alcun tipo di richiesta) da imporre ai nemici.

Il crollo del fascismo e il 25 luglio

1943 - Situazione italiana disastrosa: da guerra breve si è trasformata in guerra lunga, perdita di tutte le colonie, massacro di Russia, difficile situazione nei Balcani, dilagamento del mercato nero e inflazione inarrestabile. Inoltre cresceva il malcontento della popolazione con episodi di proteste. Enorme sfiducia nel regime, anche da parte della Chiesa erano cresciuti i segnali di distacco, vi fu una riscoperta della religione come strumento di rifugio.

Mussolini dichiara che la guerra sarebbe continuata e questo provocò un scollamento tra la popolazione e il regime fascista. Le proteste si allargano anche per le precarie condizioni di vita.

1942-43 - I rapporti tra inglesi e tedeschi peggiorano: divergenza su quale dovesse essere il fronte principale (Africa settentrionale o Russia?), non si era d’accordo su come trattare la questione della ex-Jugoslavia e poi ci fu la ritirata dalla Russia.

Situazione interna - Rimpasto di governo con l’allontanamento di alcuni ministri, graduale disfacimento del Partito Nazionale Fascista (PNF). Il risultato è la necessità di uscire dalla guerra con l’allontanamento di Mussolini, in quanto gli Alleati non volevano trattare con lui. Il re era ormai deciso ad allontanare Mussolini dalla vita politica.

Luglio 1943 - Attacco all’Italia da parte degli Alleati che sbarcano in Sicilia e in poco più di un mese venne presa dagli americani. Inoltre, ci furono dei bombardamenti aerei americani su Roma. In questo contesto maturò la crisi finale del fascismo: 25 luglio 1943 cade il fascismo e prende il posto di Mussolini il gen. Badoglio. Presero Mussolini e lo portarono via in stato di arresto sul Gran Sasso (Abruzzo). Le sedi fasciste vennero assaltate e tutto ciò che rappresentava Mussolini o il fascismo venne abbattuto. Nessuna reazione da parte del PNF che conferma la dissoluzione di una classe politica.

Solo dopo la caduta del Duce, il re e Badoglio si posero il problema dell’armistizio e del rapporto da tenere con i tedeschi. Da parte tedesca si fecero affluire in Italia militari in attesa di liberare Mussolini e di restaurare il fascismo.

I 45 giorni di Badoglio e l’armistizio

Dal 25 luglio all’8 settembre 1943 - 45 giorni del governo Badoglio. Il primo problema che incontrò fu quello di uscire dalla guerra senza troppi danni, in quanto nella popolazione si registrava già un altissimo malcontento. Badoglio reagì alle manifestazioni in atto con una dura repressione poiché esse minacciavano l’assetto vigente.

Iniziò la defascistizzazione: soppresso il PNF, il tribunale speciale per la difesa dello stato e l’approvazione di un decreto legge che proibiva la costituzione di qualsiasi partito politico per tutta la guerra. Venne firmato l’armistizio corto e successivamente quello lungo in cui si metteva fine alle ostilità tra italiani e angloamericani e le norme di occupazione del territorio italiano. Intanto però i tedeschi rafforzavano le loro posizioni militari in Italia. Badoglio tenne segreto la firma dell’armistizio cercando di concordare con gli angloamericani qualche misura militare per proteggere Roma.

L’8 settembre

8 settembre 1943 - Annuncio ufficiale dell’armistizio. La popolazione rimase sbalordita in quanto la guerra era tutt’altro che finita.

8-9 settembre - Badoglio e il re lasciarono Roma per rifugiarsi a Brindisi, al sicuro da attacchi tedeschi, lasciando allo sbando e senza ordini l’esercito che si sciolse. I tedeschi reagirono con disprezzo, tant’è che furono emanati ordini spietati sul trattamento dei soldati italiani. Iniziò anche l’occupazione dell’Italia settentrionale da parte dei tedeschi, mentre al centro e al sud incontrarono maggiori difficoltà in quanto c’erano gli Alleati. Ebbe inizio anche il fenomeno della Resistenza, nata per iniziativa dei soldati e ufficiali che rifiutavano la resa di fronte all’ex-alleato.

La tragedia dei deportati in Germania

Diverso fu il destino di chi non riuscì a sfuggire dai nazisti. Il trasferimento si svolse in maniera brutale, poiché contro di essi si scatenarono la rabbia di molti soldati tedeschi.

La divisione dell’Italia (1943-45)

Il regno del Sud

Il regno del sud, che rappresentava la continuità del regno d’Italia, in quanto ha una fede monarchica e un orientamento politico moderato, poteva esercitare il proprio potere su un territorio ristretto, essendo tutto il resto suddiviso tra le forze di occupazioni alleate e tedesche.

1944 - Tutta l’area del sud (Salerno, Potenza e Bari) e le 2 isole furono restituite all’amministrazione italiana. Inoltre, il governo fu spostato da Brindisi a Salerno.

1943 - Il regno del sud cercò di attivare una politica estera e lo fece attraverso la firma dell’armistizio lungo tra Italia e USA (Badoglio e Eisenhower) in cui si doveva sciogliere tutte le organizzazioni fasciste ancora esistenti e far abolire le leggi razziali. Inoltre, prevedeva la costituzione di una Commissione di Controllo per vedere se l’Italia rispettasse le condizioni.

La debolezza politica e sociale dipendeva dall’incertezza politica degli alleati. Agli inglesi premeva manifestare il loro ruolo di vincitori attuando una rigida politica verso gli italiani, mentre agli americani interessava la democratizzazione del paese. I territori liberati venivano poi assegnati a Badoglio per il controllo amministrativo. Il risultato fu pessimo in quanto ci fu un aumento inarrestabile dell’inflazione (sia per le spese incontrollate delle truppe sia per i metodi primitivi di riscossione delle tasse) e l’aumento del mercato nero con la conseguente distruzione dell’economia locale.

Sul piano amministrativo, gli alleati cercarono di creare istituzioni per favorire la ripresa dei funzionari italiani. Al tempo stesso fu inviato un massiccio piano di aiuti e sussidi, sia per i bisogni immediati della popolazione e sia per la ricostruzione di infrastrutture e vie di comunicazione in modo da favorire la ripresa economica italiana. C’era il desiderio da parte del regno del sud di ricostruire un modesto esercito, ma gli alleati furono contrari, anche perché la popolazione italiana non voleva saperne di andare in guerra.

I partiti del CLN

In questa situazione riprese la nascita di partiti antifascisti. Per quanto riguarda le formazioni politiche del primo dopoguerra, ci fu la frattura del partito popolare di Don Luigi Sturzo a causa dell’attacco fascista e dal disinteresse da parte della maggioranza del mondo cattolico.

  • 1943 - Tutti gli oppositori del fascismo e del nazismo diedero vita al CLN (Comitato Liberazione Nazionale) a cui aderirono altri partiti:
  • PCI (Partito Comunista Italiano): Con una base marxista, si rifacevano al modello dell’Unione Sovietica perché stavano sconfiggendo i nazisti. Una figura importante fu Palmiro Togliatti che alimentò l’antifascismo.
  • PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria): Segretario Piero Nenni, avevano una base marxista con una tradizione socialista, costituito da un insieme di gruppi proletari che volevano far cadere il capitalismo in modo diverso dai comunisti.
  • PDA (Partito d’Azione): Richiamava i democratici del risorgimento e voleva essere rivoluzionario nel segno della democrazia, ne facevano parte alcune classi della borghesia. I loro obiettivi erano il decentramento amministrativo e le autonomie locali e separazione tra stato e chiesa. Sostenevano la resistenza per rigenerare il popolo.
  • DL (Democrazia del Lavoro): Creata da Bonomi con l’obiettivo di fondare un partito autonomo. Ha una base amministrativa.
  • PLI (Partito Liberale Italiano): Si rifacevano alle tradizioni italiane, ma erano progressisti. Però non avevano una tradizione politica unitaria e moderna.
  • DC (Democrazia Cristiana): A capo c’era Alcide De Gasperi. Gli obiettivi erano una democrazia rappresentativa e parlamentare, capace di mediare tra la libertà e la giustizia sociale. Il centralismo dello stato doveva essere contenuto tramite il riconoscimento delle autonomie locali e regionali. Pio XII abbandonò l’indifferenza della chiesa per la politica e un sistema democratico.

Dalla svolta di Salerno alla liberazione di Roma

I rapporti tra il re e i partiti del CLN si fecero sempre più aspri tra il 1943-44, perché in quel periodo il popolo italiano era chiamato a scegliere tra la repubblica o la monarchia. La richiesta di tutti era che il sovrano abdicasse, ma il re non voleva saperne. Venne riconosciuto dall’URSS il riconoscimento del regno del sud, perché una particolarità della seconda guerra mondiale era quella per cui le armate vittoriose avrebbero portato con sé e insediato nei paesi vinti i propri sistemi socio-politici.

1944 - Sulla scia di questo riconoscimento, si ebbe la svolta di Salerno, enunciata dal segretario del PCI Togliatti: esso invitò tutti i partiti del CLN ad aprirsi ad una collaborazione con Badoglio, così da varare un governo transitorio ma forte e autorevole, capace di creare un esercito italiano forte con l’aiuto delle grandi potenze democratiche alleate. Infine, convocare un’assemblea costituente per risolvere il problema istituzionale. Il re dichiarò che appena liberata Roma si sarebbe ritirato in favore del figlio Umberto.

Aprile 1944 - Nasce il secondo governo Badoglio con la partecipazione dei partiti che compongono il CLN. La svolta di Salerno consentì al PCI di accreditarsi come forza politica capace di formulare iniziative. Giugno 1944 - Venne liberata Roma e il re trasferì i suoi poteri al figlio Umberto, Badoglio si dimise cedendo il governo a Bonomi. Istituì un governo in cui parteciparono De Gasperi, Saragat, Croce, Sforza e Togliatti. Ci fu l’emanazione di un decreto legge che prevedeva la convocazione dell’assemblea alla fine della guerra, costituente eletta a suffragio universale, che avrebbe dovuto sciogliere la questione istituzionale.

Prima e dopo la liberazione di Roma ci fu la richiesta di costituire un libero sindacato. Venne firmato il patto di Roma che prevedeva la costruzione di un’organizzazione democratica unitaria, che rispettava le opinioni politiche e religiose ed era indipendente da tutti i partiti. La trattativa venne condotta da socialisti, comunisti e cattolici.

La repubblica sociale italiana

Settembre 1944 - Venne liberato Mussolini, grazie all’operazione ideata dal generale delle SS, portato al colloquio con Hitler, in cui Mussolini accettò di rimettersi alla guida dell’...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara_123 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Formigoni Guido.
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