Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia
Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera - Indice
1. Continuità e cambiamento (il ciclo di vita della famiglia)
- Quattro livelli di cambiamento
- Origini del concetto di ciclo di vita della famiglia
- Il ciclo di vita in una prospettiva psicologica
- Il ciclo di vita individuale
- Il ciclo di vita familiare in una prospettiva sistemico-relazionale
- Il modello del ciclo di vita di Carter e McGoldrick
- Evoluzioni del concetto di ciclo di vita familiare
- Il ciclo di vita in una prospettiva psicologica
- Gli eventi critici
- Le microtransizioni
- Compiti di sviluppo e comportamento sintomatico
2. Famiglie in trasformazione
- Famiglie in trasformazione
- Il contesto familiare e ambientale
- La struttura familiare
- Il modello circonflesso di Olson
- Il concetto di trigenerazionalità
- I miti familiari
- Nuove tipologie di famiglia
- Famiglie di fatto
- Famiglie monogenitoriali
- Famiglie monopersonali
- Famiglie ricostituite
3. La formazione della coppia
- La formazione dell’identità di coppia: scelta del partner, innamoramento e amore
- Adattamento alla vita di coppia e rapporti con le famiglie d’origine
- I compiti di sviluppo:
- Adattamento alla vita di coppia (asse orizzontale)
- Rapporti con le famiglie d’origine (asse verticale)
4. Dalla coppia alla famiglia: la nascita del primo figlio
- La nascita del primo figlio
- I compiti di sviluppo
- Ridefinizione della relazione coniugale
- Diventare genitori
- La teoria dell’attaccamento
- Crescere come figli diventando genitori
5. La famiglia con bambini
- Lo sviluppo psicosociale del bambino attivo e competente
- I compiti di sviluppo dei genitori con bambini
- Eventi critici: la scolarizzazione del bambino
- La fobia scolare
- Configurazioni relazionali disfunzionali nella famiglia con bambini: chiasma relazionale, parental-child e triangolo perverso.
6. La famiglia con figlio adolescente
- L’adolescenza: evoluzione storico-culturale
- La pubertà
- I compiti di sviluppo degli adolescenti: separarsi e individuarsi
- Crisi adolescenziale e crisi dell’età di mezzo
- Figli adolescenti e genitori anziani
- Adolescenti e gruppo dei pari
- Adolescenti e comportamento deviante
7. La famiglia con figli adulti
- La famiglia con figli adulti
- Il giovane adulto
- I compiti di sviluppo: ritrovarsi come coppia, accogliere nuovi membri e ridefinire il proprio ruolo con i genitori anziani
- Rinegoziazione dei rapporti di coppia e genitoriali
- Rapporti con i genitori anziani
- I compiti di sviluppo: ritrovarsi come coppia, accogliere nuovi membri e ridefinire il proprio ruolo con i genitori anziani
8. La famiglia nell’età anziana
- L’invecchiamento
- I compiti di sviluppo degli anziani: costruire nuovi ruoli intergenerazionali
- Gli anziani “giovani”
- Continuare a essere genitori, diventando nonni
- I grandi anziani: gli ultrasettantacinquenni
- I compiti di sviluppo dei grandi anziani
- Gli anziani nelle famiglie separate e ricostituite
- Gli anziani nella famiglia separata
- Gli anziani nella famiglia ricostituita
- I compiti di sviluppo degli anziani: costruire nuovi ruoli intergenerazionali
9. Le famiglie separate
- La separazione
- Il processo di separazione e divorzio
- Separazione e ciclo di vita
- Percorsi possibili della famiglia separata
- La famiglia monogenitoriale
- La famiglia collaborante
- La famiglia conflittuale
- Percorsi possibili della famiglia separata
- Fattori di rischio e protezione per i figli di genitori separati
- Il bambino come protagonista attivo
10. Le famiglie ricostituite
- Le famiglie ricostituite
- Costruire una solida identità di coppia e ridefinire i precedenti legami genitore-figlio
- Sviluppare relazioni adeguate tra genitori acquisiti, figli acquisiti e fratelli acquisiti
1. Continuità e cambiamento (il ciclo di vita della famiglia)
Quattro livelli di cambiamento. Le famiglie possono assumere diverse forme e strutture, e a ciascuna struttura possono essere associati molteplici modelli relazionali. Le famiglie sono unità dinamiche soggette a cambiamenti continui che possono manifestarsi su livelli interdipendenti, quali quelli individuale, interpersonale, gruppale e sociale: al livello individuale, ciascun membro evolve e richiede alla famiglia di assecondare il suo sviluppo fisico, emotivo e cognitivo; il livello interpersonale si manifesta nella trasformazione dei rapporti: ad esempio, la relazione genitore-figlio si modifica in adolescenza; a livello gruppale, parliamo di composizione del nucleo: nascite e decessi, separazioni e adozioni; infine, le famiglie sono soggette alle influenze di livello sociale: regime culturale, politica e benessere economico, ad esempio.
Oltre alla capacità di adattarsi ai movimenti trasformativi (processi morfogenetici), la famiglia deve anche saper conservare una propria stabilità (processi morfostatici): quelli morfogenetici e morfostatici sono processi interdipendenti in quanto la possibilità che una famiglia ha di rimanere sé stessa è legata alla sua capacità di mutare in relazione ai suoi bisogni.
Origini del concetto di ciclo di vita della famiglia. Il concetto di ciclo di vita della famiglia si è sviluppato grazie al lavoro dei sociologi Duvall e Hill, i quali, pur concettualizzando la famiglia come un insieme di cicli di vita individuali, ne sottolinearono l'interdipendenza dei membri. Duvall propose una divisione del ciclo familiare in 8 stadi a partire da altrettanti compiti di sviluppo; per determinare questi stadi sono stati utilizzati 4 criteri: a) presenza/assenza di figli; b) età del primo figlio; c) grado di scolarità del primo figlio; d) combinazione di età e status della coppia sposata. Le fasi del ciclo di vita familiare secondo la Duvall sono le seguenti:
- Formazione della coppia
- Famiglia con figli (0-2 anni)
- Famiglia con figli in età prescolare
- Famiglia con figli in età scolare
- Famiglia con figli adolescenti
- Famiglia trampolino di lancio
- Famiglia in fase di pensionamento
- Famiglia anziana
Hill sottolineò invece l'importanza della dimensione storica del concetto di ciclo di vita (che si esprime nell'interdipendenza fra almeno tre generazioni) e l'esistenza di relazioni non solo di tipo orizzontale, cioè tra soggetti appartenenti alla stessa generazione, ma anche di tipo verticale, cioè tra generazioni diverse.
Il ciclo di vita in una prospettiva psicologica
In psicologia, il concetto di ciclo di vita nasce con l'attenzione allo sviluppo individuale, per cui si parla di costruzione dell'identità, fasi critiche e obiettivi per superare adeguatamente tali fasi critiche. La differenza tra le concezioni sociologica e psicologica del ciclo di vita risiede nel fatto che in sociologia il passaggio da uno stadio all'altro era considerato naturale, mentre in psicologia, ad esempio nella prospettiva di Haley, non lo è, anzi le difficoltà di transizione sono il punto attorno a cui si focalizza il suo interesse clinico: i sintomi segnalano una difficoltà di transizione.
Il ciclo di vita familiare in una prospettiva sistemico-relazionale
L'applicazione della teoria sistemica al concetto di ciclo di vita ha contribuito ad ampliarne la prospettiva, in quanto la famiglia può essere considerata un sistema aperto (cioè che funziona in relazione al contesto) e che possiede tre caratteristiche: secondo la proprietà della totalità (o interdipendenza), un cambiamento di stato in una parte influenza lo stato delle altre parti. Il suo corollario è la non-sommatività; la proprietà della retroazione ci dice che la retroazione negativa determina l'omeostasi, mentre quella positiva determina la tendenza del sistema a cambiare; infine, la proprietà dell'equifinalità afferma che i risultati non sono determinati esclusivamente dalle condizioni iniziali, ma anche dalla natura del processo e dai parametri che regolano il sistema.
Il modello di ciclo di vita di Carter e McGoldrick
L'idea delle autrici è che la famiglia sia un sistema emozionale plurigenerazionale, in quanto comprende tre o quattro generazioni che si trovano a dover cambiare simultaneamente: mentre una si avvicina alla vecchiaia, l'altra si ritrova nello stadio del nido vuoto e così via. Secondo le autrici, i sintomi nascono laddove si intersecano problematiche di asse verticale e orizzontale. Gli stadi identificati nel loro modello sono sei:
- Il giovane adulto
- La nuova coppia
- La famiglia con bambini piccoli
- La famiglia con adolescenti
- La famiglia dopo che i figli sono usciti di casa
- La famiglia in età anziana
L'obiettivo del clinico nel modello di Carter e McGoldrick è fare in modo che il sistema consenta l'entrata, lo sviluppo e l'uscita dei suoi membri.
Evoluzioni del concetto di ciclo di vita familiare
L'impostazione di Carter e McGoldrick non è priva di critiche, prima fra tutte quella di essere un modello riduttivo e normativo: i recenti cambiamenti nelle strutture, infatti, rendono più difficile definire un ciclo di vita valido per tutti. La teoria dello stress familiare, che potrebbe rappresentare una valida alternativa al modello delle autrici, ha introdotto una visione diversa dello sviluppo, che viene concepito come scandito da eventi critici normativi o paranormativi che innescano processi trasformativi necessari alla transizione. Tuttavia, anche a questo modello di sviluppo per gradi non sono mancate critiche, soprattutto da parte di chi considera lo sviluppo un processo continuo che avviene per microtransizioni. Queste considerazioni ci invitano a fare riferimento al modello di Carter e McGoldrick come una base sulla quale integrare altri modelli che da soli si rivelano insufficienti.
Gli eventi critici
La teoria dello stress familiare ha identificato alcuni degli eventi critici che la famiglia può incontrare. Innanzitutto, bisogna precisare che l'espressione evento critico non assume una connotazione negativa, bensì un'accezione che rimanda all'etimologia del termine, cioè al cambiamento. Ogni evento critico innesca infatti processi di cambiamento che si articolano in una prima fase di crisi o rottura con le precedenti modalità organizzative e una successiva transizione che può sfociare in una riorganizzazione o, in caso di fallimento, in una destrutturazione (es. un comportamento sintomatico), indice del fatto che la crisi non è stata superata. I significati che una famiglia attribuisce a un particolare evento critico sono correlati alle aspettative del contesto, ed è proprio sulla base di tali aspettative che possiamo distinguere tra eventi critici normativi e paranormativi. Per eventi critici normativi si intendono quelli che la maggior parte degli individui incontra nel corso del ciclo di vita e che pertanto sono in un certo senso attesi (matrimonio, nascita e crescita dei figli, talvolta il divorzio), mentre sono detti paranormativi quelli che, anche se frequenti, non sono del tutto prevedibili (crisi economica, malattie, morti premature).
Le microtransizioni
La teoria dell'oscillazione considera lo sviluppo un processo continuo caratterizzato da microtransizioni in cui oscillano modalità comportamentali vecchie e nuove: in alcuni casi vengono favoriti comportamenti che mantengono un livello di sviluppo precedente alla transizione, e pertanto inadeguato: ad esempio, continuare ad allattare il figlio oltre i termini; in altri casi vengono favoriti quei comportamenti che si trovano a un livello superiore, ad esempio affidare a un bambino di 6 anni la custodia di un fratello minore. La condizione auspicabile richiede un'oscillazione tra sostegno e autonomia, fino al prevalere di quest'ultima.
Compiti di sviluppo e comportamento sintomatico
Per compiti di sviluppo s'intendono quei compiti psicosociali che la famiglia deve affrontare per rispondere alle esigenze di un determinato momento evolutivo. Non solo il significato attribuito, ma anche le risorse attivabili determinano il modo in cui si affronta la transizione: distinguiamo a tal proposito tra risorse personali (personalità, stato di salute, istruzione), familiari (funzionamento, gestione dei bisogni) e sociali, che si dividono in reti informali e formali: le reti informali sono le relazioni con amici, vicini e colleghi, che possono fornire supporto sia strumentale che emotivo; quelle formali riguardano i servizi di un determinato ambiente (ad esempio quelli scolastici e socio-sanitari). Possiamo farci un'idea più concreta di questi aspetti attraverso la costruzione dell'ecomappa, una rappresentazione grafica delle relazioni significative (sia conflittuali che di supporto). Quando la transizione avviene solo in apparenza, senza che si modifichi il funzionamento del sistema, si possono incontrare difficoltà o comportamenti sintomatici: un esempio è quello del giovane adulto, non ancora sufficientemente differenziato dalla famiglia, che trova difficoltà nella costruzione di una relazione di coppia.
2. Famiglie in trasformazione
Oggi non si parla più di famiglia, ma di famiglie, dal momento che esistono molteplici modelli familiari. Da un punto di vista strutturale, possiamo osservare una tendenza alla contrazione della famiglia, cioè a una riduzione del numero dei suoi componenti, tant'è che sono in aumento le famiglie monoparentali e unipersonali; da un punto di vista funzionale, stiamo assistendo alla valorizzazione dei bisogni affettivi.
Il contesto familiare e ambientale
La famiglia è caratterizzata dalla tendenza all'omeostasi e al cambiamento, che presentano un nesso nel concetto, apparentemente contraddittorio, di omeostasi evolutiva. Parlare di omeostasi in senso evolutivo significa parlare di quei movimenti di ristrutturazione messi in atto per adeguare la propria organizzazione ai cambiamenti; questi movimenti di ristrutturazione avvengono in tutto il sistema anche attraverso i contesti di significato e di apprendimento, che fanno parte del contesto familiare. Parliamo di contesto di significato perché i comportamenti assumono un significato in rapporto alle circostanze specifiche; parliamo di contesto di apprendimento perché la famiglia si caratterizza come ambiente elettivo di costruzione del senso di identità. Bronfenbrenner ha sistematizzato questi concetti nella teoria ecologica dello sviluppo, che sottolinea l'importanza dell'ambiente sociale. Secondo l'autore, l'ambiente rilevante non si restringe a quanto il soggetto sperimenta direttamente (famiglia, gruppo dei pari ecc.), ma comprende sistemi più ampi. L'ambiente in cui si sviluppa l'individuo è visto come un complesso ecologico, infatti, cioè quell'insieme di contesti concentrici che includono microsistema, mesosistema, esosistema e macrosistema. Il microsistema è dato dall'esperienza soggettiva dell'individuo nelle relazioni che esperisce direttamente; il mesosistema indica l'interconnessione tra due o più contesti cui l'individuo partecipa direttamente (es. scuola e famiglia); l'esosistema si riferisce a due o più contesti in cui l'individuo non partecipa direttamente, ma che hanno effetti sul micro e mesosistema (ambiente di lavoro dei genitori e famiglia); il macrosistema, infine, comprende tutti i sottolivelli e si riferisce alle culture, alle rappresentazioni sociali: un macrosistema è dato, ad esempio, dal ruolo lavorativo della donna nelle varie epoche storiche.
La struttura familiare
La struttura familiare è l'insieme delle richieste funzionali che determinano il modo in cui i componenti della famiglia interagiscono. Le strutture regolano il comportamento attraverso due livelli: uno più generale, che riguarda l'organizzazione (es. la differenza funzionale tra genitori e figli), e l'altro più specifico, che riguarda le aspettative (ad esempio, in una particolare famiglia può essere la madre a svolgere la funzione autoritaria, in un'altra il padre). In ogni famiglia distinguiamo diversi sottosistemi, cioè gruppi con specifiche funzioni; ciascun membro può far parte di diversi sottosistemi, tra cui: quello coniugale (che riguarda la coppia), genitoriale (con funzione di accudimento) e dei fratelli, che permette di sperimentarsi nelle relazioni tra pari. I sottosistemi sono delimitati da confini, cioè regole che definiscono chi vi partecipa. I confini possono essere collocati lungo un continuum: rigidi, chiari e diffusi. Nelle famiglie funzionali i confini sono chiari, cioè permettono sia al sottosistema di esercitare le proprie funzioni senza interferenze, sia di entrare in contatto l'uno con l'altro. Nel caso dei confini rigidi, i sottosistemi sono eccessivamente separati e la comunicazione è difficile. I confini rigidi sono tipici delle famiglie disimpegnate, in cui i membri possono amplificare un sintomo pur di riuscire a farsi notare. Quando si hanno confini diffusi, la situazione è totalmente opposta, in quanto la differenziazione scompare e tutti sanno tutto e sono in diritto di aiutare tutti; nelle famiglie con confini diffusi, dette invischiate, il senso di appartenenza è talmente forte da ostacolare la differenziazione. Infine, bisogna precisare che invischiamento e disimpegno non sono strategie di per sé disfunzionali, anzi in alcuni momenti una forte coesione può essere necessaria per superare le avversità.
Il modello circonflesso di Olson
Il modello circonflesso di Olson analizza il funzionamento familiare come è percepito dal sistema attuale.
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