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di Piaget, il cognitivismo e soprattutto l’etologia lo

formazione era più eclettica: la psicologia dello sviluppo

portarono infatti a ricondurre le intuizioni cliniche della psicoanalisi (in particolare quella delle relazioni

oggettuali) nell’alveo di una teoria originale, scientificamente sostenibile e più vicina alla propria

ispirazione.

La critica di Bowlby alla teoria psicoanalitica si rivolge al principio secondo cui lo stabilirsi della relazione

con l’oggetto libidico avviene per soddisfare il bisogno orale; l’autore, infatti, ritiene che l’attaccamento del

bambino alla madre avvenga in funzione di comportamenti tipici della specie, innati; la prova di quanto dice

si ritrova nell'osservazione di bambini nati ciechi o sordi che acquisiscono ugualmente il sorriso sociale

all’età di sei settimane. Questi comportamenti hanno la funzione di mantenere il piccolo vicino alla madre e

viceversa.

teoria dell’attaccamento

La si fonda su due premesse essenziali:

Gli schemi comportamentali umani da cui dipendono le condotte sessuali, l’accudimento della prole

1. del bambino al genitore sono riconducibili a un unico sistema che svolge una chiara

e l’attaccamento

funzione per la sopravvivenza, e in quanto tale può essere concettualizzato come sistema istintuale.

Avendo ereditato strutture anatomiche e fisiologiche da altre specie, l’uomo presenta anche una

2. continuità di repertori comportamentali connessi a queste strutture, e il comportamento di

attaccamento ne è un esempio.

teoria dell’attaccamento, propensione a stringere relazioni emotive intime, dall’infanzia

Secondo la la

all’età adulta, è una componente fondamentale della natura umana con importanti funzioni biologiche. Tale

propensione è iscritta nel patrimonio genetico, e con la crescita si organizza in sistemi comportamentali

L’obiettivo

complessi, espressione della necessità primaria di calore e contatto fisico ricercati dal bambino.

esterno del sistema di attaccamento è dunque quello di conseguire la vicinanza con il caregiver, mentre il suo

obiettivo interno è di motivare il bambino al raggiungimento di un senso di sicurezza interna.

L’attaccamento, pertanto, è una specifica relazione, di tipo simmetrico e complementare, tra il bambino e il

genitore, relazione in cui il bambino cerca la sicurezza e la figura di attaccamento la offre.

L’attaccamento, infine, viene a costituirsi nel tempo come un’organizzazione psicologica interna che

comprende sentimenti, ricordi, desideri, aspettative e intenzioni che hanno particolare rilevanza per lo

stabilirsi di un legame profondo, in grado di assicurare tale senso di sicurezza.

Questa funzione è garantita dall’attivazione del comportamento di attaccamento, attraverso cui il bambino

ricerca la vicinanza fisica con la figura di attaccamento ogni volta che si trova in condizioni di vulnerabilità.

Gli stimoli in grado di attivare il comportamento di attaccamento possono essere di natura interna, come le

come l’allontanamento della madre. Il

condizioni di fame, stanchezza, malattia, oppure di natura esterna,

comportamento di attaccamento si sviluppa nel primo anno di vita e inizialmente si manifesta attraverso

comportamenti di segnalazione (come il pianto, il sorriso, i vocalizzi) e comportamenti di accostamento

(come l’aggrapparsi e il seguire), pur non essendo ancora rivolti verso una figura specifica. Verso la fine del

primo anno di vita, questi stessi segnali saranno invece rivolti alla sola figura di attaccamento, il che indica

l’avvenuta costruzione di un legame. In questo periodo si manifesta anche il tipico comportamento di rifiuto

Infine, l’attaccamento continua a manifestarsi

da parte dei bambini nei confronti delle persone estranee.

regolarmente fino alla fine del terzo anno e, sebbene si attenui negli anni successivi, continua a svolgere una

funzione vitale per tutto il corso della vita di un individuo.

Verso la fine del primo anno di vita, l’esperienza affettiva del bambino con il caregiver viene a essere

rappresentata in quelli che Bowlby ha chiamato modelli operativi interni, cioè rappresentazioni mentali in

grado di raffigurare con sufficiente coerenza l’esperienza vissuta nelle relazioni interpersonali con le figure

che si prendono cura di lui. Il bambino sviluppa così un modello operativo della figura di attaccamento,

che riassume la storia delle risposte affettive, e un modello del Sé, che tiene conto del livello con cui si è

degni di ricevere cure e del livello di abilità comportamentali che egli è in grado di utilizzare per raggiungere

un sentimento di sicurezza. Tali modelli operativi risulteranno fondamentali ai fini della realtà affettiva del

bambino, perché saranno in grado di guidare le sue previsioni sulla disponibilità emotiva dell’altro e

costituiranno la base della salute mentale del bambino. Va detto che i MOI sono flessibili e dinamici, ed

esiste una certa possibilità di cambiamento sia attraverso nuove esperienze relazionali, sia attraverso percorsi

quali la psicoterapia.

che ha descritto l’interazione tra i sistemi di attaccamento ed esplorazione sottolineando la

Mary Ainsworth, identifica proprio nell’equilibrio di

capacità del bambino di usare la madre come una base sicura,

quest’interazione un prezioso meccanismo adattivo che permette al bambino di imparare e di sviluppare le

sue capacità senza allontanarsi troppo o troppo a lungo dalla madre. Il termine base sicura indica la

sicurezza fornita da una figura di attaccamento; i bambini cercano la base sicura nei momenti di minaccia

attraverso i comportamenti di attaccamento.

Per valutare in maniera sistematica le differenze individuali nella qualità dell’interazione madre-bambino e

dell’interazione tra i due sistemi, Mary Ainsworth ideò una procedura di laboratorio, la Strange Situation,

che permetteva di tenere in considerazione tre fenomeni importanti: l’esplorazione;

1. la capacità del bambino di utilizzare la madre come base sicura per

2. le risposte suscitate nel bambino da una situazione nuova e dalla presenza di una persona estranea;

3. le risposte alla separazione dalla madre.

La Strange Situation Procedure è una metodologia osservativa standardizzata, della durata di circa 20 minuti

e composta da 7 episodi di massimo 3 minuti ognuno, in cui il bambino (in genere dai 12 ai 18 mesi) viene

sottoposto a stimoli tendenti ad attivare o intensificare il suo comportamento di attaccamento.

Episodio Durata Descrizione

0 1 Il bambino entra nella stanza del laboratorio con la madre. Sono presenti

diversi giochi.

1 3 Il bambino sta seduto o esplora; il genitore interviene solo se necessario.

2 3 Entra un estraneo, che dapprima si siede in silenzio, poi parla con la madre

e infine gioca con il bambino.

Il genitore lascia il bambino con l’estraneo. Prima separazione.

3 3 Il genitore torna e l’estraneo lascia la stanza. Prima riunione.

4 3

5 1-3 Il genitore lascia il bambino da solo nella stanza. Seconda separazione.

L’estraneo entra nella stanza e sta con il bambino; se necessario,

6 3 interagisce o lo consola.

Il genitore rientra. L’estraneo lascia nuovamente la stanza. Seconda

7 3 riunione.

L’intera procedura è videoregistrata e valutata da codificatori addestrati con un training specifico. Alcuni

episodi, quali quelli di riunione, risultano più rilevanti di altri. Le misure utilizzate nella valutazione

riguardano: sorrisi, vocalizzazioni, la locomozione e la manipolazione esplorative, i comportamenti orali, la

ricerca di contatto e il suo mantenimento, i comportamenti resistenti (come mandare via la madre,

picchiarla), i comportamenti di evitamento (ignorare la madre, evitare il contatto visivo), i comportamenti di

ricerca durante gli episodi di separazione e le interazioni a distanza.

I modelli di attaccamento nella prima infanzia

La Strange Situation permette di identificare i principali modelli di attaccamento (sicuro B, insicuro-evitante

A, insicuro-resistente C) e un certo numero di sottocategorie che individuano la maggiore o minore intensità

con cui certi comportamenti si presentano.

Sicuro (B): presente in circa il 60-65% della popolazione normale.

Questi bambini usano la madre come base sicura per esplorare e interagire con l’ambiente. Si osserva un

giusto equilibrio tra attaccamento ed esplorazione.

Separazione: può essere presente un disagio più o meno evidente, soprattutto nella seconda separazione.

Cercano o chiamano il genitore quando è assente.

Riunione: sono attivi nel ricercare il contatto e l’interazione con il genitore durante la riunione. Vengono

e una volta consolati riprendono l’esplorazione.

confortati facilmente dal contatto

Qualità delle cure: le madri di questi bambini sono ritenute sensibili, accoglienti e disponibili emotivamente.

Insicuro-evitante (A): presente in circa il 20-25% della popolazione normale.

mostrano un prevalente interesse per l’ambiente a scapito della relazione. Il comportamento

Questi bambini

di attaccamento sembra disattivato e il comportamento esplorativo non fa affidamento sulla madre come base

sicura.

Separazione: si separano facilmente ed esprimono poco disagio durante le separazioni.

Riunione: non intraprendono alcun tentativo di ricerca della madre, evitano attivamente la vicinanza e il

contatto concentrando l’attenzione sull’ambiente. Se presi in braccio possono irrigidirsi e inarcare la schiena

o segnalare al genitore di voler tornare a giocare.

Qualità delle cure: le madri di questi bambini possono incoraggiare eccessivamente l’autonomia, sono

ritenute spesso intrusive, controllanti o rifiutanti e i loro comportamenti di conforto non fanno uso del

contatto fisico.

Insicuro-ambivalente (C): presente in circa il 10-15% della popolazione normale.

Questi bambini sono incapaci di utilizzare la madre come base sicura per l’esplorazione dell’ambiente.

Appaiono visibilmente angosciati da qualsiasi situazione o persona nuova. Sono spesso agitati o passivi e

non riescono a coinvolgersi nell’esplorazione.

Separazione: sono molto allarmati e angosciati. A volte la separazione risulta impossibile.

Riunione: manifestano una forte ambivalenza nell’interazione, alternando ricerca del contatto ed espressioni

di rabbia e resistenza. Altre volte si mostrano passivi e inconsolabili.

Qualità delle cure: le madri di questi bambini sono descritte come incostanti e imprevedibili nelle cure

oppure scarsamente capaci di rispondere alle richieste del bambino.

Disorganizzato/disorientato (D): presente in circa il 10-15% della popolazione normale.

La disorganizzazione dell’attaccamento nel bambino si manifesta, nel momento della riunione con il

genitore, come una rottura improvvisa di una delle strategie di base (A, B o C) che per altri versi il bambino

mantiene nel resto della procedura.

Gli indici di disorganizzazione possono essere: manifestazioni simultanee o in sequenza di modelli di

comportamento contraddittori (per esempio, evitanti e resistenti), comportamenti inesplicabili quali

espressioni o movimenti incompleti, interrotti o indirizzati in modo errato (per esempio, salutare il genitore

al rientro e poi seguire l’estraneo mentre esce), posture anormali, immobilità, sguardo fisso, indici di paura e

preoccupazione nei confronti del genitore (come avvicinarsi a lui con le mani che coprono il volto).

Qualità delle cure: si ritiene che il comportamento materno possa risultare spaventato/spaventante o perché

minaccioso, come nel caso del maltrattamento, o perché espressione di uno stato ritirato e impaurito quando

la madre è ancora assorbita in un lutto o un trauma non risolto.

ha messo in evidenza come il comportamento di attaccamento nell’adulto sia una continuazione

Bowlby

diretta di quello dell’infanzia: nelle malattie, ad esempio, gli adulti divengono esigenti nei confronti degli

altri, e in condizioni di improvviso pericolo cercano la vicinanza con una persona fidata.

Infine, dal punto di vista clinico, il cambiamento più profondo può essere ottenuto solo quando le esperienze

reali con il clinico o con altre figure di riferimento finiscono per disconfermare le aspettative negative sulla

relazione che si sono codificate a livello di MOI.

3 - VALUTAZIONE E SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

IL PROFILO DI SVILUPPO AFFETTIVO

Test proiettivi

Per valutare lo sviluppo affettivo e la personalità de bambini vengono utilizzati metodi e strumenti

proiettivi, così chiamati in quanto si basano sul meccanismo psicologico della proiezione, sebbene si

possano rilevare anche meccanismi quali la rimozione e la negazione. Condizione essenziale perché un test

possa chiamarsi proiettivo è che la situazione-stimolo proposta al soggetto sia poco strutturata, ambigua e

senza un significato preciso: infatti è nel processo di costruzione del materiale non strutturato che il soggetto

rivela la dinamica della propria organizzazione di personalità.

L’uso dei test proiettivi in età evolutiva fa riferimento a come il bambino rappresenta sé stesso e le relazioni

interpersonali, oltre che ai suoi desideri, i suoi conflitti e le sue difese. È importante saper individuare il test

più adatto alle abilità cognitive del bambino: ad esempio, verso i quattro anni, i bambini cominciano a

raccontare, e da questa età possiamo somministrare i test proiettivi di tipo verbale. Le richieste “disegna una

famiglia” o “racconta un storia” presuppongono invece che il bambino abbia il controllo delle abilità visuo-

percettive, linguistiche e delle funzioni simbolico-rappresentative.

Il disegno

La conoscenza delle tappe di sviluppo grafico-simbolico del bambino è un prerequisito necessario per

interpretare il disegno del bambino. I disegni, infatti, cambiano in relazione allo sviluppo cognitivo del

bambino e allo sviluppo globale della sua personalità. Secondo Luquet un bambino inizia a disegnare

quando traccia dei segni con l’intenzione di rappresentare qualcosa.

Machover ha utilizzato per la prima volta il test del disegno di una persona Draw A Person (DAP) come

test proiettivo. Si presenta al bambino un foglio, una matita e una gomma e si chiede di disegnare una

persona. Quando il bambino finisce il disegno gli si chiede sesso ed età, poi si dà un altro foglio e gli si

chiede di disegnare una persona di sesso opposto. Al termine dell’esecuzione viene fatta una breve inchiesta

per definire i personaggi, la loro età, la loro possibile relazione e cosa stanno facendo. Si prende nota del

e di eventuali commenti spontanei del bambino. Nell’analisi del DAP si tiene conto degli

tempo impiegato

(come la grandezza, la posizione e l’espressione, la presenza di dettagli, la dimensione della

aspetti formali il tratto, la pressione e l’ombreggiatura) e degli

figura rispetto al foglio), degli aspetti grafici (come aspetti di

contenuto (come la completezza del vestiario, i dettagli e le omissioni di parti del corpo). Nel disegnare una

l’immagine di sé, il sé ideale o la rappresentazione

persona è possibile proiettare di un altro significativo.

Test grafici: il disegno della famiglia è espressione dell’esistenza di un modello interno nella

La rappresentazione grafica della famiglia, o DDF,

mente del bambino che offre l’opportunità di comprendere i modi con cui sono stati interiorizzati gli oggetti

della relazione. La valutazione della personalità che propone il test è basata sulla teoria psicoanalitica e

valuta l’immagine che il bambino ha di sé, la sua collocazione all’interno del nucleo familiare, la qualità

delle relazioni oggettuali, i conflitti e le difese. Si tratta di un test adatto a essere utilizzato con soggetti dai 6

anni in poi, e il materiale è costituito da una matita, una gomma e dei fogli formato A4. La somministrazione

nel lavoro clinico deve essere individuale, non prevede limiti di tempo e presuppone la reale conoscenza del

nucleo familiare del bambino preso in esame. Esistono diverse modalità di somministrare il disegno della

famiglia: disegno della famiglia immaginaria, disegno della famiglia cinetica, disegno della famiglia

animale.

Dopo il disegno si procede con l’inchiesta: lo psicologo chiede al bambino di parlargli della famiglia che ha

disegnato, di specificare il ruolo, il sesso e l’età di ogni personaggio. Inoltre viene chiesto al bambino chi è il

più simpatico, chi il più felice, chi vorrebbe e non vorrebbe essere e perché. Nella valutazione bisogna tener

conto del livello grafico che indica lo stile cognitivo e la disposizione affettiva (tratto, ombreggiature,

cancellature, pressione, parte del foglio occupata dal disegno), del livello di contenuto (composizione della

famiglia, valorizzazione/svalorizzazione, collocazione del bambino rispetto ai famigliari) e del livello

formale (caratterizzazione dei personaggi, precisione e articolazione dello schema corporeo). Alcune

variabili prese in considerazione per l’interpretazione sono: la grandezza, che è un criterio di valorizzazione;

la vicinanza con alcuni personaggi, che indica sia il rapporto vissuto con quel personaggio sia un bisogno

affettivo; l’omissione di personaggi, realizzata attraverso il meccanismo della negazione, che indica il livello

di conflittualità con il personaggio tralasciato; l’introduzione di un personaggio estraneo alla famiglia o di un

che può indicare la presenza di desideri e bisogni affettivi da soddisfare; l’omissione

animale immaginario, l’omissione

di sé, invece, è considerata espressione di marcati vissuti di inadeguatezza e autosvalorizzazione;

di parti del corpo o la sua deformazione indica una deprivazione affettiva o un grave conflitto familiare;

l’assenza emotiva. Nell’interpretazione sono importanti le

di particolari indica inibizione preferenze, che

mostrano le identificazioni: si parla di identificazione di desiderio quando la scelta va ad un personaggio

che rappresenta le sue aspirazioni, identificazione di difesa se sceglie un personaggio autoritario o che

punisce e identificazione di realtà se sceglie sé stesso; anche disegnare un personaggio per primo è un

indicatore della scelta d’identificazione.

Infine, bisogna tenere conto del fatto che il modo in cui il bambino esegue il disegno è importante quanto il

prodotto finale, e lo psicologo deve prendere nota dei commenti spontanei, delle reazioni emotive durante

l’esecuzione, del punto del foglio in cui il bambino inizia a disegnare, delle esitazioni, del tempo impiegato

e del tempo impiegato per l’intero disegno.

per ogni personaggio

Il completamento di storie nella valutazione dell’attaccamento: Attachment Story Completion Task

L’ASCT valuta la qualità dell’attaccamento del bambino dai 3 agli 11 anni. Il materiale include una casetta

giocattolo o un piano su cui viene posta una famiglia composta da padre, madre, nonna, bambino grande,

bambino piccolo e cane, e i bambini sono dello stesso sesso del soggetto esaminato. La somministrazione,

conoscenza tra l’intervistatore e il bambino, è individuale, e

che avviene dopo aver instaurato un rapporto di

l’intera procedura viene videoregistrata e successivamente trascritta per la codifica. Il genitore può essere

presente solo nella fase di familiarizzazione. Poi l’operatore chiede al bambino di giocare insieme a lui e di

aiutarlo a completare delle storie da lui cominciate.

Le storie indagano vari temi, tra cui figurano la trasgressione alle regole e la visione del genitore come figura

di autorità, la perdita e la riunione con i genitori, l’empatia nei confronti della madre, il tema edipico, la

lealtà nei confronti degli amici, la capacità di risoluzione di conflitti tra pari senza l’intervento dei genitori,

la risposta del bambino al conflitto tra i genitori genitoriale e la vergogna.

L’interpretazione delle storie è basata sull’ipotesi che la capacità di discutere i temi dell’attaccamento in

maniera aperta e coerente dipenda dalla sicurezza dei modelli operativi interni, avviene sulla base di quattro

l’espressione emozionale l’interazione

aree: il contenuto (o il tema) della storia, la coerenza del tema, e

con l’intervistatore. La valutazione permette l’attribuzione a una delle categorie principali

dell’attaccamento (sicuro, evitante, ambivalente o disorganizzato).

Ogni storia viene codificata in due modi:

classificazione dell’attaccamento a partire dai

a) contenuti messi in scena. La relazione si classificherà

come Sicura se il protagonista della storia viene descritto come meritevole e importante e la

relazione con il genitore affettuosa, se l’esito della storia è positivo. Evitante se il protagonista

viene descritto come isolato o rifiutato e non viene data importanza alla relazione. Il bisogno di aiuto

può venire negato o la storia ha un esito negativo. Disorganizzato se il protagonista è coinvolto in

comportamenti violenti, ostili, negativi o bizzarri.

b) si valutano le caratteristiche della narrazione dando alti punteggi a storie fluide e bassi punteggi se il

bambino evita il tema.

Test proiettivi tematici

Sono test basati sull’elicitazione dei contenuti interni in base alla presentazione di “scene tematiche” ben

riconoscibili ma sufficientemente ambigue da permettere al soggetto di interpretarle e leggerle in base a

criteri personali. Sono generalmente contrapposti ai test proiettivi strutturali, come il Rorschach.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paulweston di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Lucarelli Loredana.

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