Introduzione alla psicologia dinamica
La psicologia dinamica esiste con questo nome da quasi cento anni, circa dal 1910. Nel 1917, Woodworth pubblica il volume Dynamic Psychology; nel 1917, Sigmund Freud utilizzò il termine dinamica per caratterizzare il suo andamento. La psicologia dinamica è il ramo della psicologia che studia la complessità della psiche individuale alle prese con le proprie motivazioni interne. La psicologia dinamica si lega agli studi sull’inconscio e al lavoro teorico dei grandi clinici del ‘900, il più importante dei quali fu Sigmund Freud.
La psicologia dinamica è stata considerata:
- In senso stretto, come una versione delle teorie di Freud e degli allievi e discendenti fedeli alle sue idee;
- In senso ampio, come lo studio generale dell’inconscio, dei conflitti, delle nostre difese psicologiche, dei legami interpersonali. Vengono allora inclusi vari importanti clinici e studiosi: Jung, Janet, Adler, Sullivan, Bowlby e altri.
Vengono inoltre incluse in questa prospettiva più ampia le ricerche sistematiche che hanno cercato di verificare alcuni temi fondanti, come la natura dei legami fra le persone e i rapporti fra coscienza e inconscio (ricerche sulle interazioni fra la madre e il lattante o studi sperimentali sui meccanismi della dimenticanza e della memoria).
Assunti di base della psicoanalisi
Gli assunti di base del modello psicoanalitico classico includono:
- Determinismo psichico: aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali della patologia possono avere origini psicologiche;
- Principio di piacere/dispiacere: il comportamento tende a minimizzare il disagio psichico e a massimizzare piacere psichico e senso di sicurezza intrapsichica;
- Inconscio dinamico: concorrere a determinare le idee e i sentimenti che possono raggiungere la coscienza (es. lapsus, dimenticanze, atti mancati), in quanto diverse forze mentali competono per esprimersi;
- Prospettiva genetico – evolutiva: i comportamenti possono essere letti con una loro origine da eventi primari (anche della prima infanzia). Tipi di personalità e sintomi nevrotici possono essere collegati a specifici stadi di sviluppo; i sintomi possono essere compresi in termini di fissazioni e regressioni a fasi precedenti allo sviluppo normale. Ad esempio, la nevrosi è collegata al complesso edipico, tra il 3 e il 5 anno di vita.
La teoria psicoanalista non è un corpus statico di conoscenze, si trova invece in uno stato di costante evoluzione.
- Sigmund Freud e la Teoria Pulsionale (Pulsioni e riconoscimento della sessualità infantile);
- Psicologia dell’Io (Funzioni dell’Io e capacità adattive);
- Teoria delle Relazioni oggettuali (le Relazioni d’oggetto e la loro rappresentazione interna);
- La Psicologia del Sé (ampliamento della cornice concettuale delle strutture mentali);
- Teorie contemporanee (Relazioni interpersonali primarie, interazioni e ambiente, formazione di strutture mentali).
Sigmund Freud - La tradizione della psicoanalisi classica
Sigmund Freud nasce a Vienna nel 1856, era ebreo, inizia a lavorare come ricercatore in neurofisiologia e la sua attenzione viene spostata dal cervello alla mente cercare di capire il funzionamento della mente al di là dell’organo cervello (idee, pensieri, sogni). Questo lo porta a cominciare a porsi domande su ogni fenomeno che può osservare (es. suoi lapsus, suoi atti mancanti, dimenticanze); egli infatti svolge grandi lavori su di sé (autoanalisi), poiché lo considerava essenziale per diventare psicoanalista. Nei suoi scritti si trovano riferimenti sui suoi sogni o i suoi lapsus, dimenticanze.
Stimolo importante per lo studio fu il funzionamento della mente fu l’incontro con il medico Breuer (Vienna), il quale aveva in cura una giovane paziente di 21 anni (Anna O. – Berta Pappenheim) che presentava una serie di sintomi isterici sviluppati in seguito all’assistenza prodigata al padre molto malato. I sintomi erano paralisi, contratture, inibizioni, disturbi della vista e del linguaggio.
Freud pensò che il disturbo fosse nei pensieri del paziente poiché la psiche è in grado di determinare dei sintomi determinismo psichico nella psicoanalisi. Secondo Freud, il paziente può non avere un accesso diretto a quei pensieri, quindi non sono presenti nella parte cosciente della mente, ma sono pensieri inconsci. Le idee inconsce possono essere responsabili dei disturbi, e Freud si accorge che possono essere curati.
Freud e Breuer adottarono la tecnica dell’ipnosi (suggerimenti di suggestione), ossia una tecnica di suggestione che veniva indotta attraverso una tecnica di rilassamento (paziente in una posizione comoda, su un lettino) sia corporeo che mentale, in modo da rallentare quanto più possibile il controllo cosciente stato semicoscienza, non un sonno profondo ma neanche così coscienti come la veglia.
Durante queste sedute, Freud e Breuer osservavano che queste pazienti potevano avere delle manifestazioni emotive, specialmente di rabbia, agitazioni, e dicevano cose non molto chiare e confuse. Dopo queste sedute, nei giorni successivi le pazienti stavano meglio rispetto ai sintomi isterici. Allo stesso tempo, però, osservavano che dopo pochi giorni questi sintomi si rappresentavano tali e quali, e in alcuni casi anche più gravi, ai precedenti. Quindi l’ipnosi induce una remissione temporanea dei sintomi isterici terapia non funzionava in modo efficace.
Freud dimostrò che le donne isteriche soffrivano di un disturbo della mente e non del cervello, sia con l’ipnosi ma soprattutto con la tecnica delle libere associazioni trattata anche Bertha Pappenheim (alleanza terapeutica).
Le associazioni libere
La tecnica delle libere associazioni viene vista da Freud come una nuova tecnica di trattamento delle pazienti isteriche, le quali devono collaborare con il terapeuta facendo delle associazioni libere, quanto più possibili spontanee e non sottoposte a critica e senza censura.
Il dinamismo della mente che Freud voleva evidenziare era quello di andare a esplorare se ci fossero delle idee inaccettabili; per questo è importante l’alleanza terapeutica, in modo da non censurare o criticare dei contenuti e lasciar comprendere al terapeuta se quella libera associazione poteva portare alla scoperta di un contenuto inconscio possibile problema che la coscienza non può accettare.
L’analista può inizialmente chiedere di associare liberamente una sintomatologia isterica, oppure semplicemente dire qualsiasi cosa le venga in mente, senza tentare di filtrare o selezionare i pensieri, e viene incoraggiato a diventare osservatore passivo del proprio flusso di coscienza.
Freud sostiene che, al termine del trattamento delle libere associazioni, dove prima c’era l’inconscio ora ci sarà il conscio. Perciò questa tecnica dovrà permettere al paziente di conoscere la sua parte inconscia, portandolo a una migliore capacità di regolazione affettiva emotiva e anche una conoscenza profonda della mente secondo Freud, l’effetto curativo di questa tecnica poteva essere permanente.
Per ognuno di noi, la nostra psiche è in buona parte misteriosa. L’analisi personale tramite le tecniche delle libere associazioni può permettere l’ampliamento della conoscenza, caratterizzato dal processo graduale di scoperta, anche perché ci sono i meccanismi di difesa e di resistenza (possono essere affrontati gradualmente). Questa scoperta però è importante per uno sviluppo e crescita della personalità, oltre ad avere un effetto curativo quando ci sono dei sintomi, come quelli isterici.
Freud utilizzò queste tecniche anche in altre nevrosi, come quelle d’ansia, depressive e in seguito fondò scuole di psicoanalisi in diversi paesi europei.
A questo punto, Freud sostiene che l’isteria sarebbe causata dunque da ricordi, o fantasie, bloccati e non più accettati dalla coscienza, e dai sentimenti ad essi associati, i quali durante l’ipnosi trovano possibilità di espressione. Risalendo al ricordo con una collaborazione attiva da parte del paziente e con la tecnica delle libere associazioni, i significati dei sintomi, diverrebbero evidenti in modo graduale, e i sentimento associatisi scaricherebbero in uno sfogo catartico. I sintomi, poi, scompaiono.
Freud propose l’ipotesi che i ricordi e i sentimenti sono patogeni quando il contenuto di questi è perturbante, inaccettabile e in conflitto con il resto delle idee e dei sentimenti della persona incompatibili con il resto della coscienza. Questa è l’idea fondante del conflitto nevrotico, ossia il conflitto tra ciò che è accettabile per la coscienza (es. moralità, etica) e l’inconscio, dove hanno sede dei contenuti perturbanti, dai quale la persona cerca di allontanarsi in un modo inconsapevole.
Freud inizia a parlare dei meccanismi di difesa, cioè delle strategie difensive che hanno lo scopo di tenere lontano dalla coscienza contenuti perturbanti, che creano paura e vergogna, in modo da mantenere una sicurezza interna. La mente, quindi, ha un dinamismo tale da cercare ciò che le dà piacere e sicurezza interna ruolo importante di mediazione tra contenuti inconsci e la coscienza.
Anna Freud, figlia di Sigmund Freud, è nota per aver approfondito lo studio dei meccanismi di difesa, i quali saranno definiti come i mattoni dell’Io poiché sostengono quella parte della mente che ha una funzione principale di adattamento all’esterno.
Quindi, tramite la tecnica delle libere associazioni, laddove prima c’era l’inconscio ora c’è il conscio, e i meccanismi di difesa tengono resistenza per non far riemergere questi contenuto inconsci.
L’ipotesi del determinismo psichico diventa un assunto della psicoanalisi. La sintomatologica isterica sottolinea l’importanza dell’azione della psiche sul corpo. Tutti i processi psichici sono in certa misura affettivi, sono in grado di influenzare i processi psichici e corporei e di avere parte notevole nelle malattie somatiche.
Il modello topico
Una parte della mente è inconscia e questa parte repressa può emergere alla coscienza vigile, noi ci rendiamo conto che esiste la coscienza vigile attraverso i lapsus, le dimenticanze o attraverso i sogni. I sogni sono una delle espressioni più importanti dell'inconscio; infatti essi hanno un linguaggio onirico che è molto diverso da quello del conscio.
Dopo questa esperienza clinica, Freud iniziò a sistematizzare e a concepire due modelli topici. Il primo modello topico vede la mente umana funzionante attraverso:
- Inconscio: contenente idee e sentimenti inaccettabili;
- Preconscio: contenente idee e sentimenti accettabili, prossimi a diventare coscienti. È una situazione intermedia della mente (stato semicosciente), si manifesta quando ci stiamo per addormentare;
- Conscio: contenente le idee e i sentimenti coscienti in ogni momento, ne abbiamo piena consapevolezza.
Lo stadio del sonno profondo è quello che precede il sonno REM e nella quale avvengono i sogni. All'epoca di Freud non c'erano questi studi fisiologici che stabilivano i diversi stadi del sonno, quindi il modello di Freud è un precursore del funzionamento della mente negli stati coscienti, preconsci e incoscienti nella quale appare il sonno.
Transfert e resistenza
Oltre al lavoro delle difese, Freud si occupa anche del transfert. Si rende conto che tra terapeuta e paziente si viene a creare un rapporto molto intenso e importante, un dinamismo particolare (transfert). Si accorge che poteva accadere un trasferimento dei desideri inconsci della paziente sull’analista (es. carenza affettiva e figura paterna); sembra quasi che l’analista diventi la persona che la paziente vorrebbe che fosse, ad esempio un padre. Vi potevano essere anche sentimenti negativi, come odio e risentimento. Perciò il transfert è un fenomeno di trasferimento di sentimenti e pensieri, che Freud capì che non erano riferiti a lui, ma a qualcun altro della vita affettiva della paziente. Trasferendo il sentimento negativo sull’altro fa stare un po' meglio, ma per risolvere serve la psicoterapia in modo da elaborare e superare il problema.
Il transfert poi verrà definito da Freud in modo ancora più chiaro con il meccanismo della proiezione, attraverso il quale sentimenti e pensieri che appartengono a sé stessi vengono proiettati sull’altra persona, e quindi attribuiti ad essa.
Sia il transfert che le difese devono essere portati alla luce, identificati e gradualmente dissolti.
I sogni
Durante il sonno si perde lo stato di veglia e un controllo sul proprio corpo. Freud si immagina che la mente sia ancora più libera per esprimersi e manifestarsi, anche in quei contenuti non immediatamente accessibili alla coscienza.
Freud pensa di utilizzare il sogno come una possibile finestra aperta sull’inconscio. Egli inizia ad auto-analizzare i suoi sogni, cercando di scoprire i contenuti latenti (mascherati) del sogno, con l’obiettivo di andare a scoprire contenuti perturbanti (inconsci).
Decide di applicare la tecnica delle libera associazioni anche ai sogni, poiché spesso il sogno ci appare in buona parte incomprensibile si chiede al paziente di lasciar fluire liberamente i propri pensieri, sentimenti a partire da un contenuto specifico, spontaneamente e senza censurare; si crea una catena associativa che porta alla luce pensieri di grande valore per la vita psichica e che sorprendono il sognatore per la loro spiacevolezza ed estraneità.
I contenuti del sogno sono un’espressione camuffata dei contenuti inconsci, perché sono sempre attive delle difese. L’inconscio è come se premesse per arrivare alla coscienza, ma questa si difende e cerca di fermarlo, poiché i contenuti inconsci sono contenuti perturbanti.
Freud scrive il libro “L’interpretazione dei Sogni - 1900” e definisce il sogno come un soddisfacimento camuffato di desideri conflittuali provenienti dall’inconscio; molto spesso i fili associativi riconducono all’infanzia (sogno come ausilio indispensabile nella ricostruzione della prima età). Nel sonno i meccanismi di difesa e la coscienza si indeboliscono, anche se continuano ad essere presenti nel sonno, ma l’inconscio ha più chance di emergere.
Freud individua nell’interpretazione dei sogni la via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica.
Mentre si è svegli, l’inconscio può comparire tramite un lapsus, un atto mancato o una dimenticanza.
L’interpretazione dei sogni (‘900)
- Contenuto latente
- Contenuto manifesto
Il vero significato del sogno (contenuto onirico latente) viene sottoposto ad un elaborato processo di distorsione che si manifesta nel sogno così come viene ricordato e vissuto (contenuto onirico manifesto).
Dal contenuto onirico manifesto è possibile individuare i pensieri onirici latenti, che sono importanti perché sono l’espressione dell’inconscio, contiene contenuti perturbanti, possono avere una conflittualità con l’esperienza del conscio e possono essere all’origine della sofferenza psichica.
Freud applica la tecnica delle libere associazioni nell’interpretazione dei sogni per individuare i pensieri inconsci, invertendo il processo della formazione del sogno (dal travestimento di superficie fino ai segreti nascosti nel profondo). L’obiettivo è quello di comprendere i vissuti e le dinamiche interiori, costituendo anche una cura psicoterapeutica per molti disturbi mentali.
Il sogno è quindi importante per la conoscenza dell’inconscio e della persona. La struttura del sogno è un compromesso raggiunto tra contenuti inaccettabili e i meccanismi di difesa contro di essi. I meccanismi di difesa lavorano per trasformare i contenuti inaccettabili in immagini accettabili, per cui l’accesso all’esperienza cosciente è possibile solo in forma distorta o camuffata. Queste difese si attivano per la sicurezza intrapsichica della persona compito di filtro e freno ai contenuti inconsci.
Freud individua una serie di meccanismi di difesa utilizzati dal lavoro onirico:
- Condensazione: più pensieri latenti vengono rappresentati da un unico elemento del contenuto manifesto, combinandoli in un’unica rappresentazione. Esempio: una persona che racchiude più persone, capelli di una persona, viso di un’altra, vestiti di un’altra ancora.
- Spostamento: gli elementi più importanti del contenuto latente vengono rappresentati da dettagli minimi, con un ruolo secondario e indifferente, mentre viene accentuato ciò che ha un valore secondario nei pensieri latenti. La tonalità emotiva di un elemento può essere convertita nel suo opposto (es. dolore può apparire come gioia).
- Simbolismo: simboli associati a dei contenuti perturbanti (simboli che possono individuare la sessualità, identificare la figura paterna). I simboli non sono univoci, ma vanno sempre spiegati all’interno di quel sogno specifico.
Questi tre meccanismi insieme formano l’elaborazione primaria. Nella seconda fase del lavoro onirico avviene l’elaborazione secondaria, ossia un processo di rimaneggiamento del sogno per cui si tende ad eliminare le apparenti assurdità, contraddizioni, incoerenze, per presentarlo in una forma il più possibile logica, coerente e comprensibile, eventualmente mediante aggiunte e trasposizioni. Essa opera su prodotti già elaborati dagli altri meccanismi.
Tuttavia, Freud ritiene che l’elaborazione secondaria incominci ad agire già mentre si sta sognando, e che intensifichi la sua azione quando ci si avvicina allo stato di veglia, soprattutto quando si racconta il sogno. In realtà si tratta di un processo contemporaneo al sogno in ogni suo momento.
Sessualità infantile
Parallelamente al lavoro che egli fa attraverso l’interpretazione dei sogni del 1900, approfondisce anche ...
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