Manuale di psicopatologia dell’infanzia - Tambelli
1. Introduzione è la disciplina d’eccellenza, dagli anni 70, per definire
la Developmental Psycopathology
lo sviluppo evolutivo, rilevarne le deviazioni e programmare interventi; il suo fine è volto a
produrre un cambiamento e quindi modificare in meglio la vita dei bambini e delle loro
famiglie realizzando prevenzione del disagio, psicodiagnosi clinica, supporto alla transizione
verso la genitorialità e intervento terapeutico. E’ una moderna concezione della
psicopatologia dello sviluppo che coniuga molteplici punti di vista: il bambino osservato
(traiettorie evolutive in condizioni di salute), bambino reale, bambino clinico e bambino
ricostruito (ricordi anamnestici delle esperienze infantili dell’adulto).
si lavora in direzione della prevenzione primaria del malessere psichico individuando
precocemente indicatori di rischio relativi soprattutto alle prime relazioni con il caregiver →
l’attaccamento sicuro si è rivelato un fattore di resilienza rispetto agli eventi traumatici e
negativi, quindi il focus degli interventi è sulla riparazione-ridefinizione-rieducazione delle
relazioni dannose che, da disfunzionali, devono diventare adattive e funzionali.
il malessere espresso dal bambino diventa il punto di partenza
con Bowlby e Anna Freud
per l’osservazione → il bambino entra nel setting clinico per assumere un ruolo di rilievo.
importante il contributo dell’Infant che fa entrare nel setting clinico anche l’adulto,
Research
inteso non nella sua individualità, ma nella sua relazione con il figlio nella considerazione
che, se il disturbo nasce nella relazione, allora è la relazione stessa che deve essere curata.
E’ un’area di confine tra psicologia dello sviluppo, psicoanalisi e teoria dell’attaccamento,
interessata alle origini e ai primi sviluppi dell’intersoggettività e allo studio dei processi diadici
dal punto di vista relazionale.
le Neuroscienze affettive delineano un nuovo campo di studi e ricerche sui meccanismi
neurali delle emozioni e sulla loro evoluzione: esistono 7 sistemi neuronali delle emozioni
e le loro alterazioni o inibizioni sono all’origine
che regolano differenti aspetti della nostra vita
delle principali disfunzioni psicosomatiche e disturbi psicologici.
bisogna considerare l’interazione dei diversi modelli evolutivi che sono enucleati nel:
→ parte dallo specifico modo che il bambino ha di percepire,
● MODELLO DI TRATTO
organizzare i pensieri e rapportarsi con gli altri e permette di prevedere lo sviluppo
successivo ad un tempo dato; può dipendere da fattori innati, ereditari,
temperamentali ed è poco influenzato dall’ambiente.
→ l’ambiente influenza direttamente lo sviluppo infantile
● MODELLO AMBIENTALE
determinando salute o psicopatologia. → ideato da
● MODELLO TRANSAZIONALE DELLO SVILUPPO Sameroff, in cui sia
le caratteristiche del bambino che quelle ambientali concorrono nel determinare lo
sviluppo; da qui 4 modelli interpretativi: → necessario per la
1. MODELLO DEL CAMBIAMENTO PERSONALE
comprensione della progressione delle competenze dell’individuo: passaggio
dal livello più elementare a quello più complesso.
→ necessario per delineare le fonti multiple di
2. MODELLO CONTESTUALE
esperienza, come famiglia, società, cultura, che favoriscono o contrastano lo
sviluppo personale. → aggiunge una prospettiva sistemico-
3. MODELLO DELLA REGOLAZIONE
dinamica nella relazione tra contesto e individuo: la regolazione umana si
sposta da un livello biologico a uno psicologico e sociale.
→ la mente interpreta la realtà
4. MODELLO RAPPRESENTAZIONALE
circostante; le rappresentazioni sono strutture cognitive utilizzate
dall’individuo per codificare le esperienze ad un livello mentale astratto.
il tema della regolazione diventa la chiave che permette di comprendere la patologia.
la comprensione psicodinamica dello sviluppo è orientata su 3 livelli di organizzazione
→ l’interesse dei clinici
strutturale: gli aspetti innati, il mondo interno e gli elementi consci
è diretto al polo genitoriale con l’obiettivo di tratteggiare con più acutezza l’essenza
psicodinamica del parenting.
Stern identifica una triade psichica composta da madre della bambina (bambina), donna
madre con il suo bambino e questa interazione diventa l’asse dominante
come madre e
delle interazioni diadiche madre-bambino.
FUNZIONI DELLA GENITORIALITA’:
protettiva → cura, protezione
● affettiva → intuizione empatica, sintonizzazione
● regolativa → rotture e riparazioni, regolazione emozionale
● rappresentativa → dal bambino immaginario a quello reale
● fantasmatica/proiettiva → esperienze passate dei genitori che si depositano sul
● bambino
mentalizzante → reverie materna che struttura la mente del bambino nella capacità di
● riflettere i propri e altrui stati mentali.
il padre ha un ruolo sempre più riconosciuto nella crescita dei bambini: come funzione
indiretta funge da contenimento affettivo e base sicura per la madre e come funzione diretta
è un supporto e un partner di gioco per il figlio nel passaggio da un legame di tipo diadico
(con la madre) a uno di tipo triadico.
il disagio può essere transitorio oppure restare in modo indelebile, se non opportunamente
riparato; così come il malessere del bambino può essere espresso in un gradiente
temporaneo o profondo che ne definisce la gravità o meno.
si distinguono TURBE (alterazioni dello sviluppo di breve durata in reazione a specifici
compiti, come disturbo del sonno per nascita di un fratello), PERTURBAZIONI (sintomo
disfunzionale e persistente con durata da 1 a 3 mesi e una disfunzionalità dell’interazione
limitata ad una specifica area di sviluppo, come un disturbo del comportamento per madre
(disturbo superiore ai 3 mesi con modelli di interazione
iperprotettiva), DISTURBI
disfunzionali, rigidi e difficili da modificare, come i disturbi alimentari) → la psicopatologia è
intesa come esito della deviazione dal percorso normativo i cui segni sono considerati
un’interferenza nello sviluppo che può modificare o, nei casi più gravi, arrestare lo sviluppo
delle diverse aree del funzionamento mentale del bambino.
sono quelle condizioni interne all’individuo che interferiscono con il suo
i fattori di rischio
adattamento salutare, mentre i fattori di protezione sono caratteristiche individuali o
contestuali che possono essere considerate ostacoli all’emergere della patologia
potenziando le capacità di coping e resilienza del bambino.
La Developmental Psychopathology apre una prospettiva multifattoriale che si focalizza su
principio dell’equifinalità
concetti chiavi come il (diverse traiettorie di sviluppo possono
condurre ad un medesimo risultato) o come il principio di multifinalità (un evento specifico
non conduce necessariamente al medesimo esito).
uno stesso sintomo può far parte di quadri clinici diversi; un sintomo in età evolutiva ha
caratteristiche ambigue e muta di significato a seconda del contesto ambientale, così come
si trasforma nel tempo e nel corso della crescita → l’assenza completa di sintomi in un
bambino non deve essere mai confusa con la sanità mentale perchè può essere una
compiacenza all’ambiente, un falso Sé in cui i bambini sono adattati solo in superficie.
Ogni patologia viene studiata e valutata nel suo sviluppo temporale, la continuità si distingue
in omotipica (testimonianze dello stesso disturbo nel corso del tempo) ed eterotipica
(disturbo che cambia nel tempo).
gli obiettivi della VALUTAZIONE in età evolutiva sono: identificare le ragioni e i fattori che
hanno portato il bambino alla valutazione, ottenere un quadro del funzionamento evolutivo,
comprendere i fattori individuali e ambientali che possono modulare le difficoltà del bambino,
stabilire se è presente un’atipia dello sviluppo e valutare la necessità di un trattamento.
il processo di valutazione diagnostica deve monitorare lo sviluppo del bambino, esaminare la
specificità dei problemi individuali e relazionali, esaminare il contesto di vita, valutare se la
relazione e il contesto di vita promuovono lo sviluppo del bambino e cogliere
l’interdipendenza tra disturbo, fattori interattivi e sistemi di regolazione che impegnano
bambino e genitori in compiti evolutivi e adattivi.
l’ICD-10 stilata dall’OMS, oggi giunta
Classificazione internazionale dei disturbi
all’undicesima edizione, costituisce una classificazione specifica per l’età evolutiva.
abbiamo una prima anamnesi fisiologica, poi una patologica prima del bambino e poi del
padre e della madre.
il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) è nato nel 1952, è uno dei
sistemi nosografici per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati e diffusi e ha l’obiettivo
di applicare alla psichiatria una metodologia di classificazione il più possibile condivisa; nelle
prime edizioni le patologie infantili erano considerate solo in relazione all’adulto nella
specificità clinica del ritardo mentale e della schizofrenia ed erano inserite sotto la voce di
disturbi situazionali transitori, risulta tuttora incompleto riguardo l’infanzia e inquadra la
psicopatologia in base ai sintomi.
dal 1980 iniziano ad essere presenti inquadramenti diagnostici relativi all’età infantile.
la struttura del DSM identifica la patologia sulla base di presenza/assenza di segni clinici,
durata della manifestazione patologica, esordio e comorbilità.
nel DSM 5 del 2013 scompare la valutazione multiassiale e viene presentata la dicitura di
disturbi del neurosviluppo, inoltre: il disturbo di Asperger è integrato all’interno dei disturbi
dello spettro autistico, viene inserito il disturbo da stress post traumatico, viene distinta la
depressione maggiore dai disturbi bipolari, nel ritardo mentale viene dato rilievo minore al
valore del quoziente intellettivo → la direzione non è trasporre quadri dell’adulto in versione
infantile, ma utilizzare quadri diagnostici specifici per la prima e seconda infanzia.
la DC 03 Classificazione Diagnostica è una guida diagnostica centrata sui primi 3 anni di
vita caratterizzata da una struttura multi assiale:
● asse 1 relativo ai disturbi clinici
● asse 2 dinamiche relazionali
● asse 3 condizioni o disturbi fisici, neurologici o evolutivi
● asse 4 eventi stressanti che possono indebolire l’ambiente di sviluppo
● asse 5 livello di sviluppo del funzionamento emotivo e sociale.
nel 2005 revisione: i disturbi del sonno sono diagnosticabili dai 12 mesi, quelli dello spettro
autistico dai 2 anni, viene inserita la Scala per la valutazione globale della relazione
genitore-bambino presente prima solo in appendice.
nel 2016 è stata presentata la DC 05. edito in Italia nel 2008; da poco è uscito il
il PDM è il Manuale diagnostico psicodinamico,
PDM 2: una delle principali novità è la maggior enucleazione di ciò che, nel corso della vita
di un individuo, è considerata sanità mentale o psicopatologia → il DSM è una tassonomia di
patologie (presenta i disturbi mentali dal punto di vista dei sintomi osservabili e rilevabili),
mentre il PDM è una tassonomia di persone, è cioè più orientato alla comprensione del
funzionamento del singolo individuo (dà per scontata la comorbilità tra diversi disturbi
psichici e di personalità e tiene in considerazione che lo stesso disturbo si presenta con
manifestazioni cliniche diverse), è un sistema diagnostico che cerca di caratterizzare l’intera
gamma dei funzionamenti di un individuo mettendo in risalto sia le variazioni individuali che
gli elementi comuni; si basa sulle neuroscienze contemporanee.
la sezione dedicata ai bambini viene separata in un’area specifica per l’infanzia e una per
l’adolescenza.
si delinea su 3 assi: sindromi di personalità o asse MC (organizzazione della personalità da
normale a nevrotica, etc), profilo del funzionamento mentale o asse PC (focalizzato sul
mondo interno) e pattern sintomatici o asse SC (valuta gli stati affettivi, i processi cognitivi, i
modelli relazionali). sintomatologia lavora come per gli adulti, ma inverte l’ordine: prima
per la valutazione della
si prendono in esame le funzioni mentali specifiche dei bambini, poi allarga la prospettiva a
come questi ultimi si mettono in relazione con il mondo, solo alla fine vengono presi in
considerazione i sintomi.
l’asse del funzionamento mentale descrive le modalità con cui i bambini sperimentano le
relazioni e le emozioni considerando le modalità difensive, la qualità delle rappresentazioni
interne, le capacità di auto osservazione → la personalità in formazione viene presentata
lungo un continuum che va da un polo sano a uno compromesso.
→ il clinico volge lo sguardo al futuro
il lavoro clinico con i bambini e le loro famiglie
cercando di contrastare eventuali proiezioni genitoriali poco propizie per lo sviluppo del
bambino → è importante focalizzare l’intervento in termini preventivi e in fasi sensibili dello
sviluppo in quanto le strutture sono ancora flessibili e aperte al cambiamento.
secondo Stern le psicoterapie genitore-bambino si caratterizzano per alcuni aspetti: il
paziente è oggetto di una relazione con il genitore che, molto spesso, non si considera
malato; a seconda delle diverse fasi di crescita, il bambino esprimerà il disagio in aree
specifiche che Stern definisce finestre cliniche.
il bambino è un abile comunicatore sin da subito del disagio e apprende presto a utilizzare
strategie difensive per attivare l’esclusione di un affetto negativo, come ad esempio
l’evitamento dello sguardo fin dai primi mesi di vita.
modalità specifiche di espressione genitoriale:
→ con facilitazione, da parte dei genitori, del passaggio dal bambino
1. normale
immaginario al bambino reale.
→ il bambino viene forzato a identificarsi con le immagini proiettate su di lui
2. nevrotica
allo scopo di annullare gli effetti dolorosi di una mancata elaborazione del lutto.
→ presenza di un genitore martire o genitore rifiutante dei propri
3. masochistica
genitori. → genitori che proiettano sul bambino immagini negative di se stessi
4. narcisistica
generando un sentimento persecutorio rispetto al bambino stesso che viene vissuto
come un nemico.
l’azione terapeutica è volta a potenziare ciò che è sano rispetto a ciò che è patologico.
2. I DISTURBI A ESPRESSIONE PSICOSOMATICA, DEL SONNO E DEL PIANTO
il bambino entra in contatto per la prima volta con il genitore → il corpo è
attraverso il corpo,
sia il veicolo della comunicazione affettiva che il mezzo per monitorare l’adeguatezza
sintonica degli stati psicofisici fondanti una linea di sviluppo sano.
nell’individuazione di eventuali disturbi psicosomatici come
il pediatra si trova in prima fila
pianto e sonno disturbato che possono essere la spia di altri disturbi precoci come l’ansia e
la depressione, ma anche disturbi dello spettro autistico e della condotta.
occorre che il clinico superi 2 scogli diagnostici: estendere la definizione clinica di
psicosomatico e includere più disturbi e generalizzare i quadri clinici sulla base di quanto
rilevato negli adulti. → l’acquisizione del
prospettiva psicodinamica Sé corporeo avviene al 18°mese di vita,
quando il bambino inizia a riconoscere la sua immagine allo specchio; tuttavia, prima il
bambino deve riconoscersi nel volto della madre, quindi la natura delle relazioni oggettuali
che il bambino instaura nel corso dell’infanzia assume un ruolo centrale.
affinchè non vi sia una disorganizzazione di tipo psicosomatico, è necessario che la
relazione genitore-bambino presenti 3 qualità: ricchezza degli scambi affettivi, flessibilità
degli adattamenti e stabilità relazionale.
la più alta frequenza di disturbi psicosomatici si registra intorno ai 2 anni e resta stabile nel
terzo e quarto anno.
l’ALESSITIMIA è la mancanza di parole per le emozioni che comporta difficoltà a
identificare i sentimenti, discriminarli, comunicarli, mancanza di introspezione e attenzione al
mondo interno; questi soggetti oscillano tra incubi arcaici e pensiero razionale, tra
comportamento dipendente ed evitante, mostrano ridotta capacità empatica, si può avere un
difetto della regolazione fisiologica con un livello elevato di attivazione inteso non come
scarica di tensione, ma come mancanza di regolazione; si ritiene che rifletta un deficit
nell’elaborazione cognitiva delle emozioni.
3. I DISTURBI ALIMENTARI INFANTILI
perchè il paziente non può comunicare e rendere comprensibili i
difficoltà di diagnosi
problemi, inoltre possono esserci disturbi legati alla dentizione o all’adattamento ai contesti
sociali di condivisione del momento del pasto → il caregiver deve essere aiutato a
distinguere comportamenti evolutivi da quelli patologici.
la prevalenza è del 25% in bambini con sviluppo tipico, mentre raggiunge l’80% nei bambini
con disturbo. → per descrivere
prospettiva psicodinamica Spitz elaborò la nozione di Failure to thrive
le difficoltà alimentari dei bambini istituzionalizzati che presentavano scarso accrescimento
senza una causa organica identificabile → relazione con problemi nell’instaurazione della
relazione con il caregiver: nei primi giorni di vita la regolazione dei ritmi fisiologici che il
bambino impara attraverso i primi scambi relazionali è fondamentale per la crescita del Sè.
nelle successive fasi di crescita il genitore deve essere in grado di adattarsi ai cambiamenti<
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