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METODI E STRUMENTI DI VALUTAZIONE

IN PSICOPATOLOGIA DELLO SVILUPPO

LA VALUTAZIONE DIAGNOSTICA IN ETÀ EVOLUTIVA

Gli obiettivi specifici della valutazione in Età Evolutiva, sono indirizzati ad ottenere

un “Quadro del Funzionamento Clinico del Bambino”.

Inoltre, serve a stabilire se sia presente una “Forma Atipica nello Sviluppo” e a

valutare se sia necessario un intervento, ed in caso affermativo predisporre un

trattamento.

Il tipo di strumenti e di tecniche utilizzati durante una “Valutazione

Psicodiagnostica” variano di volta in volta in base al contesto, allo scopo stesso

della valutazione e all'età del bambino.

La “Valutazione Psicodiagnostica” orientata a fornire una Diagnosi, può essere

suddivisa in fasi :

1) 1 FASE : La Segnalazione

In questa fase iniziale, il clinico, cerca di identificare i motivi e le ragioni

della richiesta del consulto. Spesso, infatti, tale richiesta parte dai genitori o

dagli educatori, che interpretano come “problematici” alcuni comportamenti

del bambino.

2) 2 FASE : Il Colloquio Clinico con i Genitori

Attraverso il “Colloquio con i Genitori”, il clinico effettua l' “Anamnesi” del

bambino. Il termine “Anamnesi” deriva dal greco e significa “Ricordo”.

Con questo termine si indica la “Raccolta di Dati sulla Storia Personale e

sullo Sviluppo del Bambino”.

L' “Anamnesi”, infatti, raccoglie dati su :

- Lo Sviluppo Fisiologico e la Crescita del Bambino, a partire dalla

Gravidanza, allo stato neo – natale e al successivo Sviluppo Motorio,

Linguistico. Inoltre, l' “Anamnesi” si occupa di indagare anche le Abitudini

del Sonno e dell'Alimentazione e della presenza di “Passate Malattie” o di

eventuali “Ritardi nello Sviluppo”.

- Lo Sviluppo Psicologico – Cognitivo ed Affettivo del Bambino come ad

esempio il suo “Legame di Attaccamento”, le paure, l'aggressività ecc..

- La “Storia della Famiglia”, le relazioni tra il bambino ed i genitori, il

bambino ed i fratelli.

- Se il bambino è in età scolare, si raccoglieranno dati sul rendimento

scolastico, sulle relazioni con i compagni e con gli insegnanti.

3) FASE 3 : L' Esame Psicodiagnostico

Questa fase rappresenta il momento della “Vera e Propria Valutazione

Diagnostica”, nella quale il clinico cerca di verificare le ipotesi da lui

formulate successive all'Anamnesi.

Il Clinico, all'interno dell'Esame Psicodiagnostico, può avvalersi di “Diversi

Strumenti e Metodologie” come ad esempio, l'Osservazione del Bambino, il

Colloquio Clinico (solo qualora il bambino sia in età scolare), la

“Somministrazione di Test” grafici, proiettivi e cognitivi.

4) FASE 4 : La Sintesi dei Dati

A seguito dell'Esame Psicodiagnostico, il Clinico deve effettuare una “Sintesi

dei Dati Raccolti” attraverso l'Anamnesi ed il colloquio clinico o i test

somministrati al bambino. Inoltre deve effettuare la “Stesura di una

Relazione” che integri tutti i dati raccolti.

5) FASE 5 : La Restituzione

Nella fase di “Restituzione”, il Clinico espone i risultati della propria

valutazione ai Genitori del Bambino ed al Bambino stesso qualora la sua

“capacità di sviluppo” lo consente.

LA DIAGNOSI :

Effettuare una Diagnosi in Età Evolutiva, è un'operazione complessa, in quanto il

Clinico si deve confrontare con il “concetto di Sviluppo”.

Infatti la Diagnosi deve tener conto dell'Individuo che Cresce e “Crescere significa

Trasformarsi”. Queste “Trasformazioni” sono dovute al progressivo sviluppo di

“Funzioni sempre più Complesse ed Articolate” come la Deambulazione, la

Coordinazione, il Linguaggio e la Capacità Riflessive.

Il Clinico, deve pertanto considerare che esiste un “Rapporto tra Età Cronologica ed

Età di Sviluppo”, per cui ogni Età ha una Propria Configurazione.

Ciò implica la presenza di “Comportamenti Tipici” di determinate fasi che tuttavia

assumono un “Significato Psicopatologico qualora Persistano in Fasi Successive”.

A complicare la Valutazione Diagnostica in Età Evolutiva, vi è il fatto che

“determinati sintomi hanno caratteristiche ambigue” e possono pertanto far parte di

più quadri clinici o, ancora, possono cambiare di significato a seconda del contesto

ambientale.

In un percorso clinico volto alla Diagnosi, lo specialista deve conoscere lo

“Sviluppo Normale”, la “Psicopatologia dello Sviluppo” e la “Nosografia dei

Disturbi”.

Il processo diagnostico deve integrare :

1) Una Diagnosi Nosografica : Che permette di classificare il disturbo

all'interno di un quadro clinico (facendo riferimento al DSM o all'ICD).

2) Una Diagnosi Funzionale : Che permette di “Confrontare il Livello di

Sviluppo raggiunto dal Bambino” nelle diverse funzioni e competenze

motorie, percettive, linguistiche e comunicative.

3) Una Diagnosi Psicopatologica : Che permette di descrivere i vissuti

soggettivi del bambino attraverso la stesura di un “Profilo Affettivo” che

analizza la “Personalità del Bambino” in rapporto ad ansia, paure, angosce e

difese.

IL COLLOQUIO CLINICO :

Il bambino che soffre, non sempre trova un adulto disposto a capire e comprendere,

l'incontro con lo psicologo può divenire un momento cruciale attraverso il quale il

bambino può affrontare le sue esperienze emotive complicate. La “sensibilità” del

clinico è rivolta ad aiutare il bambino a vedere il colloquio come uno

“Spazio Protetto” in cui può esprimere angosce, paure, sentimenti e pensieri su di

sé e sugli altri. In questo, sarà fondamentale la costruzione di una “Collaborazione

Valida” e di una “Comunicazione Empatica” con il Bambino.

Il “Clinico”, pertanto deve riuscire a suscitare nel bambino il “desiderio di parlare di

sé e di aprirsi” individuando le modalità relazionali più adatte. Con i bambini in età

prescolare, tuttavia, il colloquio clinico non può essere utilizzato, pertanto vengono

impiegate altre tecniche di “Approccio” come ad esempio il gioco, il disegno e

l'Osservazione. L'Età della Scuola Elementare, e più in particolare,

l'età tra gli 8 ed i 9 anni, rappresenta un “Periodo Evolutivo” maggiormente

favorevole per lo svolgimento di un colloquio clinico.

Durante il colloquio clinico, in particolar modo nelle “Fasi Iniziali” può essere assai

utile porre al bambino delle “Domande Generali” sulla scuola, o sui suoi interessio

ancora, sui suoi amici, fondamentale per “Riuscire ad Instaurare una relazione

interpersonale prima di affrontare il motivo reale del Consulto”.

Durante il Colloquio, l'attenzione del clinico, deve essere rivolta sia alla

comunicazione verbale che a quella non – verbale, pertanto anche al linguaggio del

corpo del bambino.

Compito fondamentale del “Clinico” è quello di aiutare il bambino a

“Spiegare Sensazioni ed Emozioni avvertite come Confuse”.

Inoltre, attraverso l'Esplorazione dei vari aspetti della vita del bambino come ad

esempio la famiglia, la scuola, il gioco ecc.. la conduzione del colloquio clinico ha

l'obiettivo di “Restituire al Bambino non una rappresentazione di Bambino

Problematico o Malato” bensì una “Rappresentazione di un Bambino Normale che

attraversa un Momento di Difficoltà”.

Il Colloquio Clinico in Età Evolutiva, è indispensabile per comprendere e per

conoscere l'esperienza soggettiva del bambino, ed insieme agli approfondimenti

ottenuti tramite i Test ed i Colloqui con i Genitori, aiuta lo Psicologo Clinico alla

Formulazione di una Diagnosi e all'elaborazione del Percorso di Intervento.

IL SISTEMA A.S.E.B.A :

Tra gli “Strumenti” utilizzati nel Colloquio Clinico, vi è il “Sistema di Valutazione”

su base empirica chiamato A.S.E.B.A.

Il “Sistema A.S.E.B.A.” è stato sviluppato da Achenbach e colleghi al fine di

“Valutare il funzionamento globale del Bambino e dell'Adolescente”.

Questo sistema include un'insieme di “Strumenti Standardizzati” per la Valutazione

di “Problemi Emotivi Comportamentali”.

Una caratteristica particolare degli “Strumenti ASEBA” è il fatto di Riuscire a

Valutare il “Funzionamento del Bambino” basandosi su una

“Osservazione Multipla” che comprende le descrizioni riferite non solo

dall'Operatore che effettua l'intervista, ma anche dai :

Genitori

– Insegnanti

– Bambino stesso

Uno degli strumenti per guidare la valutazione clinica in bambini e adolescenti è la

“SCICA”, ovvero un'intervista Semi – Strutturata indirizzata a bambini ed

adolescenti di età compresa tra i 6 ed i 18 anni.

La SCICA è basata su “domande aperte” che indagano diverse “Aree Importanti”

della vita del soggetto, quali la scuola, il lavoro, le relazioni con i pari, relazioni con

i familiari, fantasie e desideri, obiettivi per il futuro, ma anche sentimenti e

percezione di sé.

Subito dopo l'intervista, il clinico valuta non solo le risposte ottenute dal soggetto,

ma anche il suo comportamento durante l'intervista.

Al termine dell'intervista, il Clinico procede con una “Valutazione Quantitativa”

utilizzando le conoscenze acquisite sul bambino attraverso le proprie osservazioni

ed i “Self – Reports” ovvero quanto riferito dal bambino stesso.

Questa “Valutazione Quantitativa” viene effettuata attraverso l'utilizzo di una

“Apposita Griglia”. Gli ITEM che costituiscono la griglia vanno ad inquadrare un

totale di “7 Scale Sindromiche” che includono un ampio spettro di “Problemi di

carattere Emotivo – Comportamentale”.

VALUTAZIONE DELLO SVILUPPO NELLA PRIMA INFANZIA :

La “Valutazione dello Sviluppo nella Prima Infanzia” è orientata ad una

“Analisi Multidimensionale” che prevede un “Attento Esame” delle “Differenze

Individuali nello Sviluppo del Bambino”, dei profili di personalità dei genitori e

dell'interazione tra il bambino stesso ed i propri genitori.

Uno degli strumenti più ampiamente utilizzati per la valutazione dello sviluppo nella

prima infanzia è l' “Osservazione”, fondamentale per analizzare

lo “Sviluppo Cognitivo, Affettivo e Relazionale del Bambino”. In ambito clinico e

diagnostico, possiamo distinguere due principali tipologie di osservazione del

bambino che variano in base al ruolo e al “grado di intervento del Clinico” :

Osservazione Non – Strutturata :

– Si tratta di un tipo di osservazione nella quale non sono poste particolari

restrizioni da parte dello psicologo, né al “Setting di Osservazione” né alle

“Risposte dei Soggetti Osservati” né sulla “Tecnica di Raccolta dei Dati”.

Un esempio classico è quello dell'Osservazione del “Gioco libero e

spontaneo da parte del Bambino”.

Osservazione Strutturata :

– Fa riferimento ad una “Osservazione Guidata del Bambino” nella quale lo

Psicologo si serve e si avvale di “Scale e Griglie di Valutazione” ma anche di

“Setting opportunamente predisposti” e propone al Bambino dei “Compiti

Diversi” a seconda dell'Età e dello Scopo dell'Osservazione.

Negli ultimi decenni, sono state create delle tecniche di osservazione che prevedono

l'applicazione di “Scale di Valutazione” dell'interazione Madre – Bambino.

Queste tecniche hanno lo scopo di Osservare i Comportamenti Spontanei

della “Diade Madre – Bambino” e successivamente di effettuare una “Misurazione”

per valutare l'adeguatezza dell'interazione.

Alcuni esempi di “Scale di Valutazione dell'Interazione Madre – Bambino” sono la

Feeding Scale

Play Scale

L'Osservazione Diretta in questi contesti di accudimento rispettivamente

l'interazione Alimentare e l'interazione di Gioco, mira a valutare il

“Sostegno Affettivo Genitoriale nel Facilitare e nell'Incoraggiare le Sperimentazioni

del Bambino e lo Sviluppo della Sua Intenzionalità”.

Inoltre vanno ad individuare “Eventuali Dinamiche Relazionali a Rischio” della

Diade detti anche “Pattern Comportamentali Disfunzionali”.

LA FEEDING SCALE O S.V.I.A.

Irene Chatoor ha elaborato una Scala di Osservazione chiamata “Feeding Scale”

(1998), per la Valutazione dell'Interazione Alimentare tra madre e bambino nella

prima infanzia, in grado di individuare le dinamiche interattive alimentari normali

e / o “A Rischio” nella Diade.

La “Feeding Scale” è stata validata e standardizzata anche nella “Versione Italiana”.

Nell'Adattamento Italiano, la “Scala di Valutazione dell'Interazione Alimentare”

Madre – Bambino, detta “SVIA” si presenta sotto forma di “check list” e viene

applicata su osservazioni di una “Sessione Alimentare” Videoregistrate della Coppia

Madre – Bambino.

La “Sessione Alimentare” di Allattamento o di un “pasto principale” ha la durata di

“20 Minuti” e può essere effettuata a casa o in un laboratorio attrezzato.

La Scala è “Somministrabile a Bambini tra il 1°mese di vita ed i 3 anni” e gli item

variano a seconda della fascia di età del bambino.

La SVIA è “Composta da 41 Item” ed “Include 4 Sotto – Scale” principali :

Stato Affettivo della Madre

– Conflitto Interattivo

– Comportamento di Rifiuto Alimentare del Bambino

– Stato Affettivo della Diade

1) Stato Affettivo della Madre :

È composta da “15 Item” che definiscono lo “Stato affettivo della Madre” in

particolare definiscono la “Qualità del Supporto Materno”. Questi Item

rilevano la “Difficoltà del Caregiver di manifestare Affetti Positivi” come

Gioia e Piacere, ed ancora la “Frequenza degli Affetti Negativi” come

Tristezza e Distacco Emotivo. Inoltre, lo “Stato Affettivo della Madre” viene

definito sulla base della postura, della mimica facciale, dei gesti e dalla

comunicazione sia a livello verbale che non verbale.

ES. ITEM sono :

- Mostra piacere verso il bambino attraverso lo sguardo, la voce o il sorriso.

- Appare Allegra / Appare Triste

- Posiziona il Bambino per lo “Scambio Reciproco”

- Parla al Bambino

Conflitto Interattivo :

2) È composta da “16 Item” e consente di “rilevare” tramite l'osservazione di un

ampio spettro di comportamenti della madre e del bambino le “interazioni

conflittuali” pertanto “Non Collaborative e Non Empatiche” durante il pasto.

ES. ITEM che riguardano il comportamento della Madre sono :

- Controlla lo svolgersi del pasto senza tener conto dei segnali del bimbo

- Forza il cibo nella bocca del bambino

- Maneggia il bambino in modo brusco e sgarbato

ES. ITEM che riguardano il comportamento del Bambino sono :

Piange quando gli viene offerto il cibo - Evita lo sguardo

– Manifesta Disagio - Si rifiuta di aprire la bocca

3) Comportamento di Rifiuto Alimentare del Bambino :

È composta da “4 Item” ed esamina i comportamenti ed i “pattern alimentari”

del Bambino riconducibili ad una difficile regolazione durante il pasto, come

ad esempio “Ipo – Reattività” o “Dist

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daenerys94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Lucarelli Loredana.
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