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Milano via Padova: un cittadino egiziano viene ucciso da un cittadino domenicano.

3) Scoppia una rivolta in tutto il quartiere a causa dell’impossibilità di avere il corpo in

24 h.

Amartya Sen: un altro tema cruciale per comprendere le violenze collettive è quello

dell’identità.

In molte violenze collettive accade che diventa centrale il tema dell’appartenenza ai

gruppi, la necessità di salvaguardare le apparenze costitutive della propria identità e le

relazioni che intercorrono fra l’ingroup e l’outgroup.

In questa prospettiva di analisi può essere collocato il fenomeno delle bande di latinos.

Violenze oppositive

Ogni società democratica contiene soggettività profondamente ostili, che alimentano i

conflitti arrivando a negare le basi stesse della democrazia. In gran parte del mondo

queste violenze oppositive si mostrano senza significato politico, in Italia invece molti di

questi atti si consumano in quell’area generica definita “tifo calcistico” il quale assume la

forma di scontro politico.

Sempre più spesso assistiamo a unione tra squadre storicamente ostili contro le forze di

polizia, legati da un fine prettamente politico.

Luigi Manconi: In Italia la politicizzazione pervade ogni sfera sociale e ogni ambito

relazionale, rappresentando un incentivo alla mobilitazione perché offre ragioni al possibile

slittare delle azioni collettive verso la violenza.

Sofferenze urbane

La marginalità sociale, intesa come l’essere collocati al di fuori dei mercati legali del lavoro

e dei meccanismi di distribuzione dei bene e dei servizi, non è più l’unico fattore di

esclusione sociale.

Il venire meno di centralità strutturali e la conseguente comparsa di una fase di mobilità

culturale, stravolge l’ordine dei bisogni promuovendo bisogni quali l’individuazione della

propria identità e di quella collettiva. La fusione di necessità materiali (economici) e non

(culturali) riporta in auge il concetto di dignità della vita.

In questa dimensione ampia di sofferenza metropolitana\, le violenze trovano collocazione.

Nasce la percezione diffusa che ogni spazio urbano sia una zona di frontiera, in cui tutti

possono diventare nemici. 4

Capitolo III – Odio razziale

Senso di insofferenza nei confronti di chi “abita le nostre terre” e che percepiamo come

lontano, distante, diseguale.

Esempio di Rosarno  il caso riguarda un gruppo di persone con regolare permesso di

soggiorno, libere di risiedere dove volevano, che per evitare un linciaggio sono state

spostate fuori Rosarno.

Linciaggio: appartiene alla sfera delle violenze collettive più spontanee e meno

organizzate  si manifesta come un gesto irrazionale e immorale, ma può anche essere

visto come un tentativo estremo di ristabilire l’ordine morale nel punto in cui è stato violato.

Nel caso di Rosarno, viene giustificato dal voler ristabilire i confini tra ingroup e outgroup.

I linciaggi si manifestarono soprattutto tra il XIX e XX secolo negli Stati del Sud

dell’America. Anche allora come oggi, era la percezione di una perseverante minaccia al

proprio status sociale e alla propria autorità morale e politica sostenere atti di violenza. In

particolare si fa riferimento alla popolazione nera che stava uscendo dalla schiavitù.

Linciaggio come tortura pubblica  secondo Garland era una forma di repressione

razziale organizzata e alternativa alla giustizia ufficiale. Era un rituale retributivo volto a

riaffermare un sistema di controllo razziale fragile ed instabile attraverso l’esecuzione

pubblica.

Il sistema giudiziario era percepito dalle masse come lento e inadeguato a rispondere con

efficacia a crimini e criminali  affidare alle autorità il controllo di tali situazioni comportava

il riconoscimento di un carattere strettamente legale, spogliandoli della connotazione

razziale. La vittima veniva privata della sua dignità e collocata su un piano inferiore.

Mixofobia

Oggigiorno assistiamo ad un massiccio movimento di persone che desidera spostarsi da

una parte del mondo all’altra  individui e gruppi, molto distanti geograficamente, iniziano

ad immaginare e sentire collettivamente.

La proliferazione di immagini identitarie crea un sistema di differenze non omogeneizzabili

all’interno dei confini dello stato nazionale  questa tensione tra globale e locale si riflette

nelle città in un processo di ri-definizione continua degli spazi.

Multiculturalismo: è la risposta filosofico-politica nata negli anni 60 per coniugare il

rispetto delle differenze culturali con l’universalismo giuridico, e per integrare il pluralismo

all’interno della tradizione culturale politica liberale.

Quest’auspicabile passaggio da società frammentaria a società multiculturale deve fare i

conti con il sentimento di mixofobia (fobia del mescolarsi con altri) che continua ad

espandersi.

L’altro diabolico

In determinati contesti paura, disgusto e odio si riversano su soggetti prescelti affinché altri

possano dotarsi di una legittimazione socio-politica.

Si crea una condizione d’odio verso un qualcosa che non si conosce, la si stereotipa.

Roberta de Monticelli  legge l’odio con uno sguardo fenomenologico; nella sua

prospettiva questo sentimento sociale identifica l’altro, l’odiato, con una volontà di male.

L’odiante sente l’altro come essenzialmente malevolo, portatore di una volontà malefica

non occasionale ma costituiva della sua modalità di relazionarsi. In relazione al fatto che

l’altro sia malefico si evidenziano tre possibili reazioni:

Si sente un turbinoso smarrimento, tipico di quando ci si imbatte in una malvagità

1) che appare senza senso, verso la quale ci si chiede continuamente “perché?”.

Si odia perché l’altro è diabolico, rappresenta il male, strutturando verso di lui

2) profonde forme di rancore. 5

Si comincia a non credere ai propri occhi, a negare che ciò di orribile che è

3) accusato sia effettivamente accaduto, allontanando da se gli effetti di un gesto

distruttivo.

Rispetto a queste tre possibilità di reazione al male l’odio sposa le seconda.

Disgusto e contaminazione

Dentro questa incapacità di partecipare emotivamente alle vite degli altri, prima ancora di

sentire odio può essere il disgusto la prima scossa interiore che conduce al rifiuto

dell’umanità altrui.

Martha Nussbaum  L’idea centrale del disgusto è la contaminazione dell’individuo,

un’emozione viscerale che comporta marcate reazioni fisiche di repulsione. La proiezione

sociale del disgusto consiste nel tentativo di emarginare persone o gruppi associandoli a

un’immagine corrotta dalla sporcizia del corpo, animalesca e quindi sub umana.

Un esempio sono i Rom, ormai sinonimo di ogni nefandezza.

Roghi

E’ inoltre opportuno riflettere su come le angosce di esser invasi e il desiderio di difendersi

al contempo appaiano comprensibili: i continui allarmi di sicurezza portano inevitabilmente

a sentire queste presenze come pericolose per la propria integrità.

Rogo “preventivo” appiccato nel Dicembre 2006 alla tendopoli di Opera (Milano),

allestita dalle istituzioni per ospitare centinaia di rom sgomberati.

Rogo di immondizia nei campi rom.

Scelte di campo

Per affrontare la questione è necessario avviare dei tentativi di integrazione. Un esempio è

il patto di via Triboniano, uno strumento mediante il quale si garantiva alle persone di un

campo abusivo l’accesso legale ad abitazioni attraverso la sottoscrizione di un insieme di

regole che, nel rispetto delle differenze culturali, generano percorsi d’inclusione al fine di

rendere controllabile la vita nel campo. Nonostante l’ingente finanziamento per

“l’emergenza rom”, la situazione non è migliorata, infatti, continua a prevalere la logica

dello sgombero.

Discriminazione “With a smile”

Si può dire che l’Italia è diventata nell’ultimo ventennio del tutto assimilabile a quei pesi

occidentali segnati dal razzismo anche nel secondo dopoguerra, dove sono presenti

disuguaglianze che incidono concretamente sulle forme di organizzazione politica,

economica e sociale.

In questo contesto il razzismo opera su due livelli: il pregiudizio razziale che coinvolge i

singoli individui e il razzismo come sistema di distribuzione delle ricchezze e del potere.

Giunti a questo livello il razzismo entra nelle maglie di alcune amministrazioni attenuando

il suo carattere aggressivo e violento; diventa però più persuasivo prendendo il nome di

“discrimination with a smile” o “racism without racists” come lo definisce E.Bonilla-

Silva. Può essere definito come una sorta di “razzismo light”.

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Capitolo IV – Forme del controllo e spazi urbani

James Q. WIlson e G. L .Kelling, in un articolo dal titolo “Broken Windows”, descrivono

il percorso attraverso il quale disordine, paura e criminalità, si influenzano reciprocamente.

La violazione di norme sociali condivise riguardanti l’utilizzo degli spazi pubblici, creano a

loro giudizio situazioni di degrado e abbandono di aree che, in quanto luoghi insicuri,

rischiano di diventare zone preferenziali per lo svolgimento di attività illecite. Ai primi

segnali di degrado si tende ad evitare quelle aree percepite come pericolose, che col

tempo, diminuendo il controllo sociale informale esercitato dagli abitanti, diventano sempre

più a rischio di criminalità.

I segni di inciviltà provocano insicurezza per vari motivi:

• Vengono visti dai residenti come spie del crollo delle norme che regolano la vita

quotidiana e l’incapacità di farle rispettare.

• Le persone ritenute responsabili di queste violazioni vengono considerate una

minaccia perché imprevedibili e dunque capaci di tutto.

• Le inciviltà sono, per loro natura, molto visibili, più dei reati.

Secondo Wilson e Kelling, il degrado, in assenza di tempestivi interventi riparatori, si

autopropaga e diventa contagioso, così come dimostrano gli studi di Philip Zimbardo nel

1969: lo psicologo sociale di Stanford abbandonò due automobili identiche, con il cofano

aperto e senza targa posteriore, nel Bronx e Palo Alto. La prima venne depredata da ogni

accessioni nel giro di 24 ore, la seconda rimase intonsa per una settimana, e solo in

seguito alla rottura del parabrezza da parte di Zimbardo iniziarono i furti.

Alcune ricerche empiriche successive, hanno invece tentato di dimostrare che non esiste

una relazione di causa-effetto tra degrado e criminalità.

Controllo sociale: normalmente viene definito come ogni struttura, processo, relazione o

atto che contribuisce a creare ordine, inteso come coesione etica e l’organizzazione di una

data società che diviene, così, il presupposto e l’esito dei processi di controllo.

Le inciviltà, i disordini, finiscono con il rappresentare un indicatore della crisi dei sistemi di

controllo sociale  lo Stato non riesce a gestire questi disordini e quindi è costretto ad

utilizzare mezzi coercitivi.

Lawrence Cohen e Marcus Felson  qualsiasi crimine di natura predatoria implica la

presenza di un aggressore motivato, di un bersaglio appetibile e l’assenza di un

guardiano efficace.

La mancanza di anche uno soltanto di questi elementi è sufficiente per prevenire il

compimento di questo genere di reati. Si parla quindi di prevenzione situazionale, rivolta

a rinforzare la sorveglianza nei luoghi più vulnerabili e a diminuire l’appetibilità dei beni da

depredare.

La finalità non è tanto quella di correggere i comportamenti e le patologie individuali,

quanto quella di proteggere e ridefinire le aree urbane più esposte al rischio di attacco ai

beni.

Si creano così “criminologie della vita quotidiana” che danno supporto e legittimazione

a politiche di controllo e protezione dello spazio fisico, fruibili anche per contenere

comportamenti incivili.

La pena incorpora sempre meno ambiguamente le finalità di neutralizzazione; si assiste al

ritorno di un modello di giustizia fortemente retributivo -definito just desert (giusto

merito)- basato sulla maggiore certezza e severità della pena. I nuovi teorici della

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deterrenza si differenziano in quanto considerano la severità come l’unico parametro di

efficacia della pena.

Modello SARA (Spousal Assault Risk Assestment): metodo per la valutazione dei rischi

di recidiva nei casi di violenza domestica. Si basa su venti fattori di rischio individuati

dall’analisi della letteratura scientifica. Con questo si intende fornire una valutazione psico-

sociale del caso e delle variabili riguardanti il reo e il suo ambiente di appartenenza, al fine

di individuare un rischio basso,

medio ed elevato di recidiva, sia nell’immediato che nel lungo termine.

Gated communities  sono comunità residenziali abitate dalle classi agiate il cui accesso

è regolato da guardie giurate, il perimetro da cancellate e mura. Sono luoghi nei quali si

instaura una sorta di autocrazia, creandosi un sistema di regole alternativo a quello

ufficiale.

Civility laws: provvedimenti adottati negli USA volti ad individuare e reprimere i

comportamenti poco civili. Queste misure criminalizzano comportamenti indesiderati e si

pongono l’obiettivo di dislocare le categorie di persone fastidiose in aree meno visibili e

periferiche.

A fianco a questi provvedimenti, compaiono nuove ordinanze volte a determinate categorie

di individui, i quali non possono in certi momenti del giorno circolare in alcune zone.

Condotta antisociale: indica un insieme disomogeneo di situazioni di decadenza sociale

e morale, in precedenza definite con il termine inciviltà, disordine fisico o sociale.

Designano maggiormente individui o gruppi da contenere e controllare da parte dei sistemi

sociali e penali.

ASBO Anti Social Behaviour Order: sono nuovi poteri attribuiti al governo locale

britannico per combattere il degrado. L’adozione di questi strumenti appare rispondere

alle richieste di sedare allarmi sociali.

Anti-social behaviour: si riferisce ad una condotta che causa o è probabile che crei

paura.

Cambridge Study in Delinquent Development: indagine svolta su 411 maschi londinesi

tra 8 e 32 anni. Al suo interno i delinquenti sono descritti come disonesti già nella scuola

primaria, aggressivi e bugiardi trai 12 e 14 anni, minacciosi dopo i 14, antisociali dopo i 18.

Lo studio dimostrerebbe che l’aggressività espressa trai 16 e 18 anni rappresenta il fattore

di previsione più efficace per una violenza commessa a 32.

Sindaci sceriffo: il Decreto Maroni del 2008 prevede l’aggiunta dell’esercito a fianco della

polizia nelle attività di pattugliamento e l’attribuzione al sindaco del potere di adottare, con

atto motivato, provvedimenti volti a prevenire e a eliminare gravi pericoli che minacciano

l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana.

Questo decreto si basa su una definizione di sicurezza articolata lungo 4 assi:

• Ordine disordine;

• Incolumità (personale e pubblica);

• Criminalità come effetto del degrado fisico e del disagio sociale;

• Difesa della proprietà connessa al concetto di disordine.

Nell’adempimento del proprio dovere, i sindaci-sceriffi hanno adottato ordinanze su svariati

oggetti: divieto della prostituzione di strada, divieto di somministrazione di alcolici, divieto

di accattonaggio, divieto generalizzato di attività di commercio ambulante, restrizione della

vendita di determinati alimenti, protezione del decoro urbano ecc….

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La principale preoccupazione di questa policy-makers è quello di evitare il contatto

spontaneo e casuale con e tra gli stranieri, alimentando quella paura di vivere l’uno a

fianco dell’altro.

Le ordinanze sindacali sono del tutto coerenti con le tendenze di politica criminale che

hanno caratterizzato molti paesi occidentali negli ultimi anni.

Nel contrasto alle inciviltà e all’illegalità diffusa, Stato ed enti locali confondono le proprie

competenze fino a diventare intercambiabili.

Roberto Esposito  riflette sull’immunizzazione e il contagio, elaborando una teoria

secondo cui fenomeni molto diversi tra loro, che occupano la scena mediatica e le

preoccupazioni quotidiane, sono riconducibili a una risposta protettiva nei confronti di un

rischio  rottura di un precedente equilibrio e necessita di costruirne uno nuovo.

La promessa di immunizzazione da ogni rischio o minaccia sociale, non potendosi più

ancorare sulla fisicità dei confini di una comunità (es. delle gated communities), finisce col

ricadere sull’individuo, che diventa persona da controllare o vittima da proteggere 

all’individuo spetta il compito di proteggersi da sé, cooperando con le istituzioni.

Neighbourhood Watch Schemes: nascono negli anni 70 in America, sono gruppi

organizzati dai cittadini dediti al controllo e alla prevenzione della criminalità e inciviltà nel

quartiere di residenza, gradualmente assorbiti in progetti istituzionali. La polizia riconosce

il bisogno di collaborare con la comunità per affrontare i problemi del quartiere.

Anche in Italia ci sono associazioni simili (Guardian Angels, ronde nere).

Ronde: segnano una riconfigurazione delle forme di controllo sociale, intrinsecamente

connessa ai mutamenti che stanno caratterizzando le città contemporanee.

Già negli anni 80 Saskia Sassen rileva come le trasformazioni urbane vanno di pari passo

con i mutamenti di fondo nell’organizzazione complessiva delle economie avanzate.

Collega il declino della produzione di massa e del quadro istituzionale che regolava il

rapporto di lavoro con la crisi del welfare. Con la globalizzazione delle attività economiche

il luogo non ha più importanza Non si tratta della fine del ruolo della città, ci troviamo di

fatto davanti ad un turnign point dell’evoluzione urbana che porta ad una nuova centralità

della città. Infatti sia i mercati nazionali che quelli globali richiedono luoghi centrali dove

realizzare e coordinare le loro attività.

Le città postfordiste sono portate a competere tra loro per creare le condizioni più idonee

per attrarre i capitali e gli ambienti più ospitali per insediare i centri di direzione e finanziari;

per sviluppare politiche in grado di migliorare l’arredo e la qualità della vita, per chiamare

forme di turismo differenziato capaci di espandere le economie locali. Le nuove pratiche di

sicurezza non rispondono comunque solo ad un’esigenza estetica.

Dispersioni

L’attualità vede nell’esercizio del controllo della criminalità una sinergia tra pubblico e

privato, che rimanda ad una strategia di delega della responsabilità a soggetti che

operano al di fuori della sfera penale statale.

Lo stato non è più il solo collettore delle domande di sicurezza della società: cittadini e

imprese si assumo direttamente l’onere e la responsabilità di richiedere e pagare per la

sicurezza. Lo stato non è più nemmeno l’unico fornitore di servizi di sicurezza, sia nel

pubblico che nel privato. Con uno sguardo più ampio si assiste al ritrarsi dello Stato-

nazione, all’incremento dei localismi e alla frammentazione dei poteri decisionali.

Questa ritrazione avviene su più livelli, e il primo riguarda il tema della sovranità  lo stato

sovrano, nella pienezza di questa concezione, non ammette concorrenti al suo interno,

così come al suo esterno. 9

I rivolgimenti epocali che caratterizzano il sistema economico contemporaneo, hanno

conclamato la crisi della sovranità territoriale delle nazioni.

A minare dall’interno l’architettura della sovranità statuale è la progressiva formazione di

centri di potere portatori d’interessi, ideologie, progetti che si affiancano a quello dello

Stato.

Tutto questo ha posto in crisi la caratteristica principale dello Stato nazionale

rappresentata dal principio di sovranità come espressione dell’esercizio della potestà

punitiva incondizionata all’interno degli spazi geografici della stessa nazione.

Su un altro livello assistiamo alla formazione di nuove aggregazioni identitarie  individui e

gruppi iniziano ad istaurare sodalizi culturali, ad agire non curanti dei confini nazionali.

Localismo: in primo luogo è una critica all’universalismo inteso come sovranità del

principio di uguaglianza formale tra i cittadini, critica alla pretesa universalista dello stato

nazionale unitario di produrre effetti di uguaglianza all’interno dei propri confini.

WIlliam Thomas, Florian Znaniecki: studiando i contesti nei quali le norme che regolano

la vita collettiva non esercitano più nessun controllo effettivo, evidenziano come questa

diminuzione “può avere innumerevoli gradi”, che vanno dall’infrazione grossolana di una

regola da parte di un singolo individuo ad una decadenza generale di tutte le istituzioni di

gruppo.

Jean de Mailard coglie una forma di astensione dello Stato-Nazione  mentre si favorisce

l’estensione universale dei diritti dell’uomo intesi quale fondamento della buona politica, ci

si disinteressa delle condizioni materiali e delle modalità concrete di socializzazione delle

persone. La crisi avanzata del welfare accompagna quindi il ritiro delle politiche educative,

sociali e culturali del disciplinamento sociale da parte dello Stato. Troviamo una delega a

terzi per il controllo sociale che una volta era di competenza dello stato, il quale si limita ad

intervenire solo ex-post.

Mafie glocali

Il volume di affari delle mafie italiane è di circa 130 miliardi di euro nel 2008 secondo

EURISPES, caratterizzato per la maggiore dall’introito derivante dai traffici di droga.

Il 40-50% di questo fatturato viene reinvestito nuovamente mentre il resto si riversa

gradualmente nel mercato “legale” tramite l’ausilio, anche, dei paradisi fiscali.

Negli ultimi anni si sta affermando una forma di criminalità transnazionale  la mafia mostra

di essere una struttura di governo che mira a governare i processi economici locali: è

radicata in un territorio definito che protegge e controlla, ha un rapporto continuativo con il

sistema politico andando a costituire una sorta di “governo extra legale vicario”. Il loro vero

punto di forza è costituito proprio dal “potere territoriale”, legato all’economia locale, che si

manifesta per lo più nel controllo degli appalti e nel racket delle estorsioni.

Il successo del modello mafioso dipende dalla capacità di creare a livello locale grappoli di

relazioni ad alta intensità ed elevato range  convergenza di interessi tra mafie e politica.

Stato, Mercato e Diritto

Jurgen Habermas  “ gli attori Statali non sono più i nodi che un tempo conferivano alla

rete globale degli scambi la struttura di relazioni interstatali. Oggi sono gli Stati a esser

inseriti nei mercati piuttosto che le economie nazionali ad essere inserite nei confini delle

frontiere di uno Stato”.

Lo Stato ha perso la sua capacità di regolamentazione dei processi economici.

L’ideologia liberista ha promosso un’espansione naturale del mercato.

Guido Rossi  a seguito delle ultime crisi finanziare si continua ad assistere

all’evaporazione del mito dell’autoregolazione del mercato. Di fronte a ciò le norme

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Criminologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Curti: Oltre la paura, Adolfo Ceretti e Roberto Cornelli, Cinque riflessioni su criminalità, società e politica. Gli argomenti trattati sono i seguenti: criminalità e insicurezza, Violenze Urbane, Odio razziale, Forme del controllo e spazi urbani, carcere e salute mentale.


DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze per l'investigazione e la sicurezza (NARNI)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Natascia.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Curti Sabina.

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