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3. RISPOSTA ALLA GERARCHIA SOCIALE – la rabbia nei confronti di coloro che non mostrano segni

appropriati di deferenza e rispetto.

4. PUREZZA-PIETAS – attenzione per la pulizia e il disgusto nei confronti di situazioni concernenti il

cibo, sesso e cadaveri

5. SENSO DI APPARTENENZA-ESTRANEITA’ AD UN GRUPPO

I bambini non hanno una conoscenza morale innata, ma hanno una predisposizione ad acquisire certe forme

di conoscenza morale attraverso insegnamenti circa la sofferenza, la reciprocità, la gerarchia , il gruppo di

appartenenza e la purezza.

Haidt e Bjorklund definiscono la MODULARITA’ MASSIVA DELLA MENTE. I sostenitori della modularità

massiva ipotizzano che le capacità cognitive siano determinate da centinaia di meccanismi modulari che si

estendono bel al di la dei domini che concernono il rconoscimento di volti, la categorizzazione sociale. I

meccanismi modulari sono ISTINTI DA APPRENDERE il cui sviluppo è determinato dalle caratteristiche

geotipiche della nostra specie.

Secondo HAIDT ogni fondamento della morale può essere concepito come un modulo : i bambini

sviluppano la morale attraverso un processo di ESTERNALIZZAZIONE CONDIVISA. La moralità matura

nel bambino seguendo una precisa linea evolutiva. Per far sì che si configuri correttamente è necessaria una

GUIDA ESTERNA DI RIFERIMENTO (modelli di appartenenza – genitori). OGNI FONDAMENTO /MODULO

MATURA IN UN MOMENTO DIVERSO DELLA CRESCITA ( A 2 anni si prova compassione per la

sofferenza).

Haidt definisce inoltre le VIRTU come abilita’/competenze culturali ideali che il bambino sviluppa, ce aiutano

a navigare nel complesso mondo sociale

LO SVILUPPO MORALE PUO ESSERE COMPRESO COME UN PROCESSO IN CUI

L’ESTERNALIZZAZIONE DE 5 MODULI INNATI SI INCROCIA CON UN INSIEME DI VIRTU’ CHE SONO

SOCIALMENTE ISTITUITE E VARIANO DA CULTURA A CULTURA.

E per quanto riguarda la violenza? E’ possibile instaurare nei bambini il concetto per esempio

razzista sfruttando i moduli morale : può essere insegnato invocando il modulo della purezza e

innescando lampi di disgusto per la sporcizia di certi gruppi , e innescando lampi di risentimento per gli

aspetti minacciosi dell’altro gruppo.

SECONDO VERTICE DEL TRIANGOLO RIVOLTO VERSO IL BASSO . QUINTA

RICOGNIZIONE.NEUROSCIENZE, PATOLOGIE CEREBRALI, RAGIONAMENTO MORALE E

VIOLENZA – JAMES BLAIR

Una disfunzione della condotta e del giudizio morale può essere determinato da una compromissione di

aree cerebrali o da traumi del parto che conducono il soggetto a forme di aggressività, violenza, disturbi della

condotta e comportamenti deliquenziali. I pazienti con danni alle corteccia prefrontale (aree deputate a

prendere decisioni immediate, acquisire conoscenze sociali e morali) hanno più probabilità di altri di farsi del

male fisicamente, di rubare, mentire, trascurare i figli senza provare rimorso.

JAMES BLAIR

Definisce la PSICOPATIA come un disordine affettivo che implica una riduzione della capacità di

sviluppare forme di empatia, e come conseguenza, un deficit nell’abilità a formare ragionamenti

morali. LA PSICOPATIA E’ UN DISORDINE CHE CONCERNE LO SPETTRO EMOTIVO,

INTERPERSONALE E COMPORTAMENTALE.

Esistono due forme di aggressività principale:

-AGGRESSIVITA’ IMPULSIVA /PSICOPATICO IMPULSIVO – risposte aggressive non controllate, variazioni

brusche del tono dell’umore, incapacità di frenare e controllare le proprie reazioni

-AGGRESSIVITA’ PREMEDITATA/ PSICOPATICO ANAFFETTIVO E AMORALE – scarsa risposta

emozionale, atti aggressivi compiuti a sangue freddo.

Entrambe le forme di aggressività sono caratterizzate da superficialità, callosità, assenza di rimorsi e

disonestà.

LE INDAGINI SPERIMENTALI condotte negli ultimi decenni su soggetti psicopatici hanno evidenziato due

sistemi che operano nella costruzione del ragionamento morale :

-SISTEMA AFFETTIVO- danneggiato negli psicopatici e in alcuni pazienti che riportano danni frontali

- SISTEMA COGNITIVO – attivo selettivamente negli psicopatici

STUDI DI NEUROIMAGING hanno dimostrato che gli psicopatici esibiscono minore attività neurale

connesse alle EMOZIONI:

KEINT KEHIL e coll (2001) hanno messo a confronto “psicopatici delinquenti” con “psicopatici che non

avevano commesso reati” e gruppi di controllo rispetto ad un COMPITO DI MEMORIA AFFETTIVA che

consisteva nella presentazione di in una lista di parole con significato emozionale neutro o negativo.

GLI PSICOPATICI AUTORI DI REATO MOSTRANO UN DECREMENTO DELL’ATTIVAZIONE DI

AMIGDALA , IPPOCAMPO, STRIATO E CINGOLATO RISPETTO AGLI ALTRI DUE GRUPPI, NONCHE’

UN INCREMENTO DELL’ATTIVAZIONE DELLA CORTECCIA FRONTOTEMPORALE.

BLAIR e coll (2005) osservano che gli psicopatici diversamente dai pazienti che riportano danni frontali

sono propensi a forme di AGGRESSIVITA’ STRUMENTALE - finalizzata ad uno scopo come dominio

sulla vittima o ascesa in un gruppo (bullismo) e non a AGGRESSIVITA’ REATTIVA – soggetto è

attivato da un evento frustante che provoca rabbia.

Sostengono che la psicopatia è causata da un indebolimento di alcune forme specifiche di apprendimento

emozionale. GLI STIMOLI AMBIENTALI (provenienti dai genitori – vedi attaccamento) creato le reti neurali.

FATTORI AMBIENTALI possono interferire e comportare una disfunzione (abuso sessuale, attaccamento

insicuro).

GLI STUDI NEUROPSICOLOGICI TENDONO A SUPPORTARE UN ASSOCIAZIONE SIGNIFICATIVA TRA

DISFUNZIONE ESECUTIVA PREFRONTALE E INCREMENTO DEL COMPORTAMENTO ANTISOCIALE

E AGGRESSIVO.

RAGIONAMENTO MORALE degli psicopatici – Blair e coll. Analizzano i ragionamenti morali operati da

individui affetti da psicopatia.

KOHLBERG (1969) – Ha sviluppato il suo paradigma presentando ai partecipanti dei test con una serie di

stuazioni che contenevo dilemmi morali che chiedevano di essere risolti - non emergono risultati rilevanti.

TURIEL (1983) - ha strutturato un test di racconti per far emergere la distinzione tra

- TRASGRESSIONE MORALE – Comportano una violazione dei diritti e del benessere altrui (colpire

un individuo, violare i suoi diritti, il suo benessere)

- TRASGRESSIONE CONVENZIONALE - disordine sociale (parlare in classe, vestirsi con abiti

dell’altro sesso).

I risultati forniti da Turiel definiscono i bambini con tendenze psicopatiche e gli adulti affetti da tale

patologia, non in grado di distinguere due tipi di aggressione. I soggetti psicopatii sovlgono

ragionamenti morali più deboli di quelli di altre persone.

AGGRESSIVITA’ E FATTORI BIOLOGICI – EVOLUZIONISMO

Marco Marchetti definsce che l’aggressivita’ è determinata dall’evoluzione, è normale negli individui e

appartengono al nostro repertorio comportamentale. E’ un intermodulazione tra fattori GENETICO-

COMPORTAMENTALI-TEMPERAMENTALI. Critica gli approcci sociologici che ritengono e le caratteristiche

dell’evoluzione e i valori culturali trasmessi della società possono propendere il soggetto verso la violenza

(Giappone).

LA DIMENSIONE A-V (AGGRESSIVITA’- VIOLENZA)

In psichiatria e nella pratica clinica si affronta il problema della irritabilità, rabbia, ira, ostilita’, rancore,

risentimento fino alla violenza aperta ponendoli lungo un continuum – questa dimensione è stata chiamata

A-V Aggressivita’ e violenza – vede collocati ad un estremo i sentimenti di irritabilita’ , all’altro i

comportamenti violenti/distruttivi, intesi come manifestazione comportamentale di una dimensione

sottostante rabbia e aggressivita’ che emerge in mancanza di condizioni di controllo.

VIOLENZA E PATOLOGIE MENTALI

TROISI E MARCHETTI (1994) – CONDIZIONE PSICHIATRICHE E CRIMINALITA’. I pazienti psichiatrici

sono respnsabili solo di una piccola minoranza dei crimini commessi, e che solo alcune specifiche condizioni

psichiatriche (SCHIZOFRENIA, ABUSO DI SOSTANZE, DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITA’,

DISTURBO BORDELINE E DEMENZA) comportano un maggior rischio di comportamenti violenti.

MARKUU ERONEN, MATTHIAS ANGERMEYER, BEATE SCHULZE definiscono tre metodi per mettere in

relazione i disturbi psichici e i comportamenti violenti :

1) STUDIARE I TASSI DELLA VIOLENZA COMMESSA DAI SOFFERENTI PSICHICI IN CURA NEI

SERVIZI PSICHIATRICI (PAG 80)

2) STUDIARE I TASSI DELLA VIOLENZA COMMESSA DA COLORO CHE SONO RECLUSI NELLE

CARCERI

3) STUDIARE I TASSI DELLA VIOLENZA DI COLORO CHE NON ENTRANO IN CONTATTO CON

ISTITUZIONI SEGREGANTI (STUDI EPIDEMIOLOGICI DI COMUNITA’)

RIASSUMENDO gran parte della violenza osservate nelle persone mentalmente malate non avviene a

caso , ma è motivata e da mettere in relazione con dei sintomi psicotici. Se un individuo affetto da

disturbi mentali si sente minacciato e se i suoi meccanismi di controllo sono compromessi, allora la

violenza diviene la più probabile risposta comprensibile.

RICERCA ITALIANA – ROBERTO CATANESI , FELICE CARABELLESE E DOMENICO GUARINO (2007)

– studiano i comportamenti violenti in un campione di 1582 pazienti psichiatrici adulti nel periodo 1959-1999.

Le condotte violente sono state riscontrate nel 26,5%.

TERZO VERTICE DEL TRIANGOLO RIVOLTO VERSO IL BASSO . SESTA RICOGNIZIONE.

PSICOANALISI E VIOLENZA

John Bolwby 1994 – studia le personalità di giovani ragazzi autori di furti e internati in un istituto di cura

Londinese

; ricerca sulle patologie relazionate all’assenza di cure materne dovute alle separazioni avvenute nel primo

anno di vita e sui loro conseguenti sviluppi antisociali. Inadeguate esperienze di attacamento provocano

l’incapacità di formare uno stato di MENTALIZZAZIONE , intesa come la capacità di comprendere gli stati

interni della mente altrui.

FONAGY e coll (1995) DOVE FALLISCE LA MENTALIZZAZIONE PREVALE LA VIOLENZA. Secondo

Fonagy la presenza di una relazione di attacamento sicura – fornita da risposte accurate e sensibili dei

genitori ai suoi bisogni – stimolerebbe nel bambino una funzione autoriflessiva, ovvero la base della sua

capacità di pensiero e di autocontenimento, decisiva per superare le situazioni di pericolo e gli eventi

stressanti – ed evitare una organizzazione bordeline di personalità

MELANIE KLEIN – la criminalità non deriva da una de-privazione ambientale. L’aggressività e la

criminalità sono l’esito della fissazione del Super Io arcaico e primitivo, di conseguenze è un atto sferrato

contro un persecutore immaginario.

INTERAZIONISMO SIMBOLICO – MEAD & BLUMER

Il padre fondatore di questo movimento del pensiero è George Herbert Mead, che negli anni Venti del 1900

ha tenuto lezioni nel dipartimento di Filosofia dell’Università di Chicago. Non ha mai pubblicato libri.

Nel 1931, anno della morte di Mead, Herbert Blumer prosegue il suo corso universitario, pubblica libro e

conia il termine INTERAZIONISMO SIMBOLICO.

L’interazione tra individui può avvenire a livello non simbolico, laddove il partecipate risponde direttamente

allo stimolo o alla risposta dell’altro senza una riflessione; Nell’interazione simbolica , al contrario, il

partecipante interpreta lo stimolo, la reazione dell’altro, dopo averli identificati e può scegliere tra varie forme

di risposta (schema stimolo – interpretazione – risposta).

L’INTERAZIONISMO SIMBOLICO poggia su 3 premesse principali:

1. La prima è che gli essere umani agiscono verso le cose sulla base del significato che queste hanno

per loro.

2. La seconda premessa è che il loro significato è derivato dall’interazione sociale di ciascuno con i

suoi simili.

3. La terza è che questi significati sono trattati e modificati lungo un processo interpretativo usato dalla

persona nel rapporto con le cose che incontra.

Individuo e società sono entità non separabili.

Self : una CABINA DI REGIA che orienta le condotte individuali. Non è presente alla sua nascita ed è il

prodotto delle sue attività sociali – quindi è sempre soggetto a modificazioni e assestamenti.

La realtà in cui l’individuo opera è una realtà simbolica , ossia una realtà che lui stesso dota di senso

mediante la creazione e l’apprendimento di significati, nell’incessante divenire dell’interazione sociale.

L’individuo crea gli oggetti sociali e assegna loro dei significati, cosicchè essi divengono anche mete

dell’agire individuale. L’enfasi sul significato significa innanzitutto che le persone agiscono con progetti e

scopi dirigendosi verso oggetti.

L’interazione sociale è un processo che forma la condotta umana invece di essere solo un mezzo o uno

sfondo per la sue espressione o produzione. Così le attività degli altri entrano a far parte della formazione

della propria condotta.

TRIADE DI MEAD – composta da:

1) GESTO SIGNIFICATIVO – (il comando di un ladro alla sua vittima di alzare le mani è un indicazione

di ciò che la vittima deve fare)

2) REAZIONE DELLA CONTROPARTE

3) ESITO FINALE DELL’AZIONE – azione congiunta , rapina

Per indicare a una persona cosa fare, si deve dare una spiegazione dal punto di vista dell’altro, così

nell’ordinare alla vittima di alzare le mani il ladro deve vedere la risposa nei termini della vittima che la

compie.

Questi elementi si trovano in un rapporto di condizionamento e adattamento reciproco, per cui l’attore,

modificando l’ambiente sociale , ne risulta anch’egli modificato.

I, ME e SELF

I rappresenta l’impulso ad agire dell’organismo, che non può essere conosciuto in anticipo –“ senso di libertà

e iniziativa”. E’ l’azione, l’espressione spontanea di un impulso, il lato più naturale dell’essere umano.

Il ME è costituto dagli atteggiamento della comunità in cui ci troviamo, enucleati durante l’interazione sociale

mediante role-taking (assunzione del ruolo altrui) e internalizzati.

Il me rappresenta dunque le aspettative degli altri rispetto alle nostre azioni. Agisce da contenimento

del nostro I , un meccanismo in grado di controllarlo, governarlo e guidare.

Quando ci rivolgiamo all’I attraverso il Me lo facciamo tramite il punto di vista di qualcun altro e sulla base del

giudizio morale (finalizzata alla coerenza e all’organizzazione). L’I può scavalcare il Me producendo uno

sfondamento degli schemi di condotta progettati in anticipo, da conto delle risposte creatire, insolite e

assurde espresse nelle condotte umane. L’I e il Me possono anche fondersi e si da il via libera alla nuda

espressione, oppure possono entrare in contrasto e il Me chiude la porta all’I.

Se a prevalere è L’I , ossia l’aspetto attivo-impulsivo del Self, il soggetto sarà INDIVIDUALISTA.

Al contrario se a primeggiare è il Me, la persona sarà CONFORMISTA.

L’AGIRE INIZIA NELLA FORMA DI UN I E SI CONCLUDE NELLA FORMA DI UN ME, PERCHE’ L’I

COSTITUISCE L’INIZIO DELL’ATTO PRIMA CHE INTERVENGA IL CONTROLLO COSTITUITO DALLA

PRECISAZIONE DELLE ASPETTATIVE DEGLI ALTRI.

Mead sostiene che l’azione è la parte visibile , mentre la parte sommersa, ovvero il processo di

comunicazione interiore che avviene tra se e se è comprensibile solo da chi è disposto a immergersi

nell’universo simbolico. Il processo interpretativo nel quale opera il Self può essere distinto in due fasi:

- Definizione: nella definizione della situazione l’attore assume il ruolo delle persone presenti in

quella specifica situazione e indica a se stesso, dal loro punto di vista , il significato dei loro gesti e

delle loro parole.

- Giudizio : precisata la propria definizione di situazione l’attore decide a che genere di azione dare

avvio.

Il self prende forma dalla incessante conversazione tra I e Me definito movimento dialettico. Essa è

scandita da due fasi di sviluppo che MEAD denomina PLAY e GAME.

- PLAY : gioco puro e semplice. Il bambino gioca a fare la mamma, il dottore, si allena al role-taking. Il

bambino si vende un oggetto e lo acquista da se stesso, identificandosi con più personaggi. In

questo modo, il bambino fa di se stesso un oggetto osservabile da un punto di vista fuori di sé.

- GAME – inteso come gioco organizzato e più complesso. Nell’esempio del baseball riportato da

MEAD , per adottare una linea di azione il giocatore deve calcolare le iniziative imminenti e probabili

di chiunque si trovi nel suo campo di azione. Egli deve immedesimarsi nel ruolo degli altri e predirne

le mosse per poter

collaborare con i suoi compagni di squadra e spiazzare gli avversari.

Il self può essere analizzato come oggetto, oltre che simbolico; esso è l’immagine che ciascuno ha di sé.

Viene utilizzata la metafora dello specchio : se desideriamo vedere il nostro video utilizziamo uno specchio

che per definizione è una proiezione fedele della realtà. Se desideriamo accedere alla nostra immagine

sociale dovremmo immaginare una mano che la sostiene e poi immaginarne molte altre he sostengono

altrettanti specchi. La mano che porge l’immagine è il collegamento che instauriamo con l’altro nel momento

in cui ci osserva (role-taking).

Il meccanismo con cui costruiamo la nostra immagine avviene in due fasi:

- il soggetto assume il ruolo di un gruppo selezionato di persone e si osserva dalla loro prospettiva.

- L’attore assume il ruolo del suo altro-generalizzato e giudica l’immagine che tali persone selezionate

hanno di lui; quest’ultimo giudizio deriva la sua immagine di sé.

DIFFERENZE TRA MEAD E BLUMER

BLUMER – il significat di un atto è frutto d una continua negoziazione fra i protagonisti dell’interazione

sociale, collocati in una specifica situazione . Blumer esalta il carattere intuitivo, individuale e soggettivo della

ricerca. L’osservatore deve penetrare nella realtà dell’attore e guardarla dal suo punto d osservazione. Per

osservare la realtà sociale è indispensabile essere continuamente disponibili ad accogliere l’inedito,

l’inaspettato e l’imprevisto.

MEAD – Il significato è calato dall’alto di un mondo simbolico del tutto pacificato, di cui l’altro generalizzato è

riflesso. Mead rimane ancora ad un metodo basato sulla sperimentazione-empirico.

Il percorso di INDAGINE NATURALISTICA O RICERCA si compone di due fasi:

- ESPLORAZIONE: il ricercatore deve sviluppare una conoscenza più intima del fenomeno sociale,

per ottenere una descrizione delle caratteristiche del fenomeno osservato.

- ISPEZIONE : I dati descrittivi raccolti nella fase esplorativa sono sottoposti ad un analisi dettagliata.

Un ispezione è rappresentato dal prendere in considerazione un oggetto fisico, guardandolo da

vicino, ruotandolo..

RICERCA QUALITATIVA E CRITERI DI VALUTAZIONE - ATHENS

Athens affina i criteri indicati da Blumer per la valutazione degli studi qualitativi. I criteri da lui indicati sono

tre: 1) Il valore teorico di una ricerca qualitativa fa riferimento alla distinzione tra teorie sostantive ( teoria

il cui oggetto è limitato ad un tipo particolare di fenomeno sociale) teorie formali (teoria il cui

oggetto copre una classe generale di fenomeni)

2) Il secondo criterio riguarda la base empirica dei concetti scientifici sviluppati che devono essere

coerenti con l’osservazione e i casi empirici da cui sono stati ricavati.

3) Per guadagnare credibilità scientifica , il ricercatore deve fornire un resoconto delle modalità con

cui ha svolto il proprio studio. 1) chiarendo le prassi e le procedure con cui ha avuto accesso ad una

realtà sociale. 2) descrivendo gli strumenti usati (tecnica dell’osservazione) 3) rendendo conto del

metodo di analisi dei dati ottenuti nelle fasi precedenti.

INTERAZIONISMO RADICALE

Nell’ interazionismo radicale, diversamente dall’interazionismo simbolico, si riconosce alla base del

funzionamento della società e delle sue principali istituzioni il DOMINIO , nozione che sostituisce quella di

società; la nozione COMUNITA’-FANTASMA che sostituisce quella di altro-generalizzato.

LA PRIMA CRITICA DI ATHENS AL PENSIERO DI MEAD: CONFORMITA’ E

INDIVIDUALISMO

La prima critica di Athens al pensiero meadiano si appunta su due principi: l’assunzione di atteggiamento e il

concetto di altro-generalizzato.

PENSIERO DI MEAD

Altro-generallizzato :rappresenta per Mead l’insieme degli atteggiamenti altrui che sono internalizzati

mediante role-taking nel corso dell’interazione sociale. Quando noi comunichiamo diciamo agli altri ciò che

al contempo stiamo dicendo a noi stessi. Il soggetto inoltre secondo Mead sarebbe portato a comportarsi da

conformista,quindi il pensiero di Mead fatica a spiegare l’origine dell’individualismo.

PENSIERO DI ATHENS

Athens elabora il concetto sensibilizzante di COMUNITA’-FANTASMA.

L’interazione con se stessi non avviene come tra due o più parti di un sistema psicologico, come tra bisogni

ed emozioni, o tra l’id e l’ego in Freud. E’ invece un interazione sociale o forma di comunicazione nella quale

la persona si indirizza a se stesso come individuo e si da risposte (SOLILOQUIO- FLUSSO INTERIORE DI

COMUNICAZIONE)

In breve: mentre l’altro generalizzato può essere raffigurato come un coro greco che da voce a una

comunità unanime e stabile (comunita’ fisica attuale in cui l’individuo è inserito), la comunita’

fantasma (fantasma poiché è presente e abito solo in chi ne è portatore) somiglia più a un parlamento,

rappresentato da tante opinioni quanti sono gli altri significativi internalizzanti nel corso della nostra

vita. Essa non è mai lo specchio della comunita’ fisica in cui siamo collocati, ma piuttosto è il

distillato di esperienze passate e viventi, che continuano a fornire i proprio consigli in un

parlamento al quale ci ancoriamo ad ogni situazione. La comunita’ fantasma è in continuo sviluppo e

mutamento.

DIFFERENZE TRA COMUNITA’-FANTASMA E SUPER IO FREUDIANO :

Un aspetto che differenzia il Super-io è che esso è fondato dalle relazioni instaurate con le figure parentali,

dall’identificazione con esse e l’interiorizzazione dei modelli normativi da loro trasmessi in età infantile.

La comunita’ fantasma può essere costituta invece da qualunque persone o qualsiasi gruppo che nel corso

della via incontra significativamente il soggetto, che lo espone a esperienze.

SOLILOQUIO

L’attività riflessiva che opera nel fluire del soliloquio può essere scandita secondo Athens da 13 principi:

1. Le persone conversano con se stesse come se stessero parlando a qualcun altro, con la differenza che parlano ellitticamente

(rapido e abbreviato)

2. Quando le persone dialogano tra loro, non possono comprendersi senza conversare contestualmente anche con se stesse

3. Dobbiamo raccontarci simultaneamente ciò che gli altri ci stanno dicendo (se io non seguo quello che stai dicendo non posso

comprenderti

4. Senza la nostra attitudine a comunicare con noi stessi saremmo semplici punti di transito di un rapido flusso di sensazioni

corporee di differenti intensità (odio,amore,tristezza,rabbia)

5. I nostri interlocutori diretti sono le persone con cui stiamo parlando, ma noi parliamo anche con la nostra comunità-fantasma.

6. L’insieme dei compagni fantasma va a comporre la comunita’ fantasma la quale dota gli uomini di voce

7. Il soliloquio opera a livello superficiale (quando parliamo e siamo consapevoli di ciò che affermiamo) e a livello profondo

(bisogna riflettere a fondo per comprendere chi fa parte della nostra comunità fantasma)

8. Gli altri fantasma sono la sorgente nascosta delle nostre emozioni

9. Il soliloquio consente di comporre autoritratti . L’immagine di se si sviluppa in due fasi : come il soggetto considera ciò che i

suoi famigliari, amici e persone pensano e provano nei suoi confronti; come il soggetto assume la prospettiva della propria

comunita’ fantasma (se è fermentata emergerà un ritratto contradittorio )

10. La comunita’ fantasma riveste sempre il ruolo principale dei nostri soliloquio

11. I soliliqui sono dialoghi di voci nei quali è sempre possibile che emergano conflitti di opinione tra i molteplici interlocutori .

Athens usa il pronome They o Them contrapponendo a quello di me. Alla comunita’ fantasma attribuisce US.

12. Se NON vi è una discrepanza forte tra Us e them le persone si comportano in modo meno creativo, se vi è discrepanza gli

individui agiranno imprevedibilmente

13. L’esperienza sociale è lo scultore occulto della nostra comunità fantasma

CAMBIAMENTO DRAMMATICO DI SE

Nel corso dell’esistenza di ognuno di noi, il Self può essere messo in discussione e riorientato e fatto slittare vero una

nuova conformazione/organizzazione valoriale e simbolica. Con l’espressione Dramatic Self-change -cambiamento

drammatico di se , Athens indica tutti quei mutamenti del self assai simili ai processi che accadono nel corso di

una conversione, drastici e improvvisi.

Athens individua 5 fasi:

1. FASE DI FRAMMENTAZIONE – periodo tormentoso, di autoesame, durante il quale il livello di autostima si

abbassa. (fine di una relazione, violenze)

2. FORMAZIONE DI UN NUOVO SELF

3. FASE DI PRAXIS – il self provvisorio è sottoposto alla prova cruciale dell’esperienza. La domanda che ci si

rivolge è “ quando mi troverò di fronte ad un evento simile a quello traumatico appena vissuto, il mio nuovo self

sarà all’altezza? In questa fase si affermerà o meno il nuovo self.

4. FASE DI CONSOLIDAMENTO – vengono riordinate le emozioni, i pensieri e i membri della vecchia comunità

fantasma

5. FASE DI SEGREGAZIONE SOCIALE – necessità di avvicinarsi ed entrare a far parte di gruppi che si

percepiscono come famigliari

LA SECONDA CRITICA DI ATHENS A MEAD: SOCIETA’ E DOMINIO

PENSIERO DI MEAD

L’atto sociale è costituto da quella classe di atti che implicano la cooperazione di più di un individuo, il cui

soggetto in quanto definito dall’atto è un oggetto sociale. Il principio organizzativo dedll’atto sociale è

denominato socialità. Mead scompone l’atto sociale in : ruoli, atteggiamenti, linguaggio significativo (insieme

dei gesti vocali che hanno un significato comune per tutte le parti coinvolte in un atto sociale), role-taking e

oggetti sociali.

PENSIERO DI ATHENS

Il limite di Mead è stato aver fondato la su analisi sulla società e non su il concetto di dominio. Il dominio è

presenta in ogni forma della società e si configura come una divisione del lavoro, una scala gerarchica del

ruoli. Senza il dominio , gli atti sociali complessi e le istituzioni non si sarebbero mai dati. L’espressione di

Mead di role-taking (prendere il ruolo- assunzione di atteggiamento) è corretta da Athens, che ritiene che le

persone non prendono il ruolo sovraordinato o subordinato, ma ne divengono consapevoli.

Il dominio si esprime sempre nel corso di un interazione e assume una forma simbolica. Athens reputa che i

rapporti sociali non siano espressione di un ordine delle cose strutturato e strutturante che ci precede, ma un

esito di un processo interpretativo e di una continua creazione simbolica ad opera di attori sociali.

Il termine dominance (predominio) indica l’atto di piegare/influenzare/governare le azioni di un altro

organismo coinvolto in qualche attività comune, senza assumerne completamente il ruolo. Esercitare il

dominio comporta l’assunzione cosciente/consapevole del ruolo altrui e per farlo occorre aver sviluppato il

linguaggio. ATTI CRIMINALI VIOLENTI E ATTORI

Lonnie Athens nasce nel 1949 a Richmon (Virginia) da una famiglia greca, oggi è docente di Criminologia

presso la Seton Hall University di South Orange nel New Jersey. Athens presenta una storia adolescienzale

di violenza (padre autoritario) e i quartieri malfamati che lo spingono ad indagare sulla violenza, sui suoi

attori e sull’atto in sé.

USA IL METODO INTERAZIONISTA esteso (prima usato per i crimes without victmins) all’analisi di tutti i

crimini caratterizzati dalla più alta lesione della vittima (omicidio) , le lesioni personali e la violenza sessuale.

VIOLENT CRIMINALS ACTS AND ACTORS : opera di Athens. Acts precede Actors per porre l’accento

sull’importanza dell’azione. Il sostantivo actors rappresenta il ruolo attivo e fattivo del soggetto

nell’interpretazone della realtà e nella costruzione dell’azione.


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Mara1306

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DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mara1306 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Ceretti Adolfo.

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