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 Disgusto e contaminazione. Dentro questa incapacità di partecipare emotivamente alle vite degli altri,

prima di sentire odio si può sentire disgusto che conduce al rifiuto dell’umanità altrui. L’idea centrale del

disgusto è la contaminazione dell’individuo, un’emozione viscerale che comporta reazioni fisiche di

repulsioni: questa emozione struttura molte abitudini, reazioni sociali e influenza anche la politica e il

diritto. La proiezione sociale del disgusto consiste nel tentativo di emarginare persone o gruppi associandoli

a un’immagine sporca; richiede atti di purificazione (es. Rom). Le politiche di sicurezza che promettono di

immunizzare i cittadini, talvolta usano misure neo-igieniste. La rimozione di parti di popolazione può

arrivare al confino in luoghi separati per proteggere i cittadini dalla contaminazione e dal disgusto. (Vd. es

rogo alla tendopoli di Opera). Le angosce di essere invasi e il desiderio di difendersi sono essere

comprensibili; questi sentimenti si trasformano in azioni violente attraverso una cancellazione e una de-

umanizzazione che nasce dall’interruzione del sentire il prossimo come un individuo. Nell’agire collettivo

giocano un ruolo chiave anche alcuni processi psicologici di de-individuazione: senso di anonimato del

singolo, limitato senso di responsabilità personale, riduzione dell’elaborazione di stimoli e della valutazione

delle conseguenze.

 

Discrimination with a smile comportamenti che comportano una distinzione, esclusione o preferenza

basate su criteri etnici e che hanno lo scopo o l’effetto di distruggere o compromettere la parità dei diritti

umani e le libertà fondamentali. In Italia si è creata nell’ultimo ventennio, una società che presenta

disuguaglianze, discriminazioni, intolleranza collegata a criteri etnici che incidono sull’organizzazione

sociale, politica ed economica. Potrebbe non essere solo razzismo individuale, ma caratteristica propria

della struttura socio-politica. Orientamenti politici razzisti permettono che discorsi razzisti diventino

socialmente accettabili perché spogliati dal loro riferimento a un individuo. Così il razzismo entra a far parte

delle amministrazioni e attenua il suo carattere aggressivo e violento, ma diventa più pervasivo.

 Nemici pubblici e diritto penale. Talvolta la discriminazione prende forza addirittura dalla legge, piegata

all’obiettivo di distinguere tra chi ha diritti e chi no. Es. in Italia nel codice penale c’è una circostanza

aggravante basata sullo status giuridico dell’autore. Diviene così “nemico pubblico” non solo chi ha rifiutato

lo status di cittadino, ma anche colui che si trova a non poter godere di uno statuto simile (permesso di

soggiorno) per l’impossibilità di accedervi.

4. Forme del controllo e spazi urbani

 Teoria della finestra rotta (Wilson e Kelling). La violazione di norme sociali condivise riguardo l’utilizzo di

spazi pubblici ( = segni di inciviltà) creano situazioni di degrado e di abbandono di aree che diventano zone

preferenziali per lo svolgimento di attività illecite. I segni di inciviltà provocano insicurezza: vengono viste

come segnali d’allarme del crollo delle norme che regolano la vita quotidiana e dell’incapacità di farle

rispettare; inoltre le persone ritenute responsabili delle violazioni (tossici, ubriachi..) vengono considerati

una minaccia e capaci di reati anche più violenti. Il senso di abbandono conduce a forme di degrado che si

diffondono progressivamente e che creano un ambiente favorevole ai crimini per strada.

 Un nuovo pensiero criminologico; spazi difendibili e persone da cui difendersi. Controllo sociale = ogni

struttura, processo o atto che contribuisce a creare ordine, inteso come coesione etica e organizzazione di

una società che diviene il presupposto e l’esito dei processi di controllo. I processi riguardano forme di

adesione alle regole indotte da meccanismi esterni di coercizione o di ricompensa (≠ dai processi attraverso

i quali le persone aderiscono alle norme perché credono in esse). Le inciviltà sono interpretate come segnali

di un ordine che si sta disarticolando, di uno stato di barbarie che si sta imponendo sulla città scivolando

nel caos. Il disordine rappresenta anche un indicatore della crisi dei sistemi di controllo sociale formale. La

vita quotidiana negli ultimi decenni è angosciata per un senso collettivo di insicurezza. Quindi il disordine

ha contribuito a far entrare nella vita quotidiana nuove paure e a fare cadere la fiducia nell’autorità. Questa

visione restituisce legittimità al controllo coercitivo che è ritenuto il più efficace per ristabilire l’ordine

sociale. In questo modo riemergono teorie criminologiche di stampo conservatore: tornano a considerare

l’atto criminale come esito di una scelta razionale e di situazioni occasionali favorevoli (Coehn e Felson:

aggressore motivato, bersagli appetibile e assenza del guardiano). Si creano “criminologie della vita

quotidiana” che legittimano politiche di controllo e protezione dello spazio fisico e legittimano il

contenimento di comportamenti incivili. Si torna così a un modello di giustizia fortemente retributivo

basato sulla maggiore certezza e severità della pena. Al contrario dell’idea classica della prevenzione

generale, questi nuovi teorici considerano la severità come l’unico parametro di efficacia della pena. A

partire dalle statistiche del rischio si attuano politiche di gestione razionale di categorie di soggetti

antisociali; nei loro confronti si dirige ed esercita un’attività di contenimento, controllo e repressione.

 Civility Laws, ABSO e ordinanze italiane. In molte città statunitensi si sono imposte nuove strategie di

controllo realizzate attraverso nuove forme di architettura urbana, segreganti ed escludenti (Vd. gated

communities). La ricerca di un rifugio protetto non produce mai la sicurezza sperata. I governi locali hanno

adottato i provvedimenti detti Civility Laws volti a individuare, sanzionare e reprimere comportamenti

ritenuti poco civili; criminalizzano comportamenti indesiderati e si pongono l’obiettivo di dislocare le

categorie di persone fastidiose in aree più periferiche.

I nuovi antisociali. In Inghilterra dagli anni ’90 si è introdotta l’espressione “condotta” antisociale per

indicare un insieme disomogeneo di situazioni di decadenza sociale e morale; indicano individui o gruppi da

contenere e controllare da parte dei sistemi sociali/penali (Vd. ASBO e studi sugli antisociali). Le ricerche

sull’antisocialità hanno avuto la finalità di far emergere fattori di protezione e rischio e hanno avuto

implicazioni sui possibili interventi di prevenzione. I politici, una volta vista la necessità di proteggere la

comunità, possono o incrementare le politiche di welfare o assumere un approccio punitivo; solitamente si

sceglie la seconda, anche se non sono sempre efficaci.

Anche in Italia sono state emanate ordinanze dei sindaci che alzano la soglia dei comportamenti pericolosi

o fastidiosi da controllare.

 Immunizzarsi dal contagio. L’eccessiva attenzione alle inciviltà incrementa misure di immunizzazione che

esasperano l’individualismo e la crisi del legame sociale. Molti fenomeni diversi tra loro portano in modo

uguale a una risposta protettiva nei confronti del rischio; si rompe un equilibrio (sconfinamento) e si sente

l’esigenza di una ricostruzione. Le minacce all’integrità dei cittadini si manifestano ovunque, senza che la

comunità di appartenenza riesca a erigere barriere fisiche o simboliche davvero protettive e capaci di

allontanare gli attacchi esterni. La promessa di immunizzazione da ogni rischio o minaccia sociale, non

potendosi basare sulla fisicità dei confini, si basa sull’individuo come persona da controllare; si dà centralità

all’individuo come potenziale vittima la quale deve difendersi da sé cooperando con le istituzioni o agendo

in prima persona. Solo grazie alla collaborazione tra polizia e comunità si possono creare strategie efficaci e

condivise di contrasto al disordine e alla criminalità (es. ronde nere). Si sta verificando una riconfigurazione

connessa ai mutamenti che stanno caratterizzando le città contemporanee; le trasformazioni urbane vanno

di pari passo a cambiamenti nell’organizzazione complessiva. Le politiche ispirate alla teoria delle finestre

rotte sono perfettamente aderenti all’esigenza di ripulire i centri cittadini da disordini e inciviltà con

l’obiettivo di renderli più attrattivi; influiscono su questo processo anche i mutamenti delle sensibilità

culturali e politiche riguardanti la questione criminale. Si è quindi passato dallo stato penale assistenziale e

dalla logica rieducativa del delinquente alla proliferazione di sistemi di controllo incentrati sulla regolazione

degli spazi da proteggere rispetto all’ingresso di persone da cui difendersi.

 Dispersioni. Le modalità attuali dell’esercizio del controllo della criminalità sono incentrate su una strategia

di delega della responsabilità a soggetti che operano al di fuori della sfera penale statuale. Lo stato non è

più il solo collettore delle domande di sicurezza della società né l’unico fornitore di servizi di sicurezza

doppio processo di privatizzazione. Si sta compiendo un processo di ritiro dello stato-nazione, incremento

dei localismo e frammentazione dei poteri decisionali; il controllo formale cioè si sta disperdendo. Questo

avviene a vari livelli. Innanzitutto i cambiamenti del sistema economico contemporaneo hanno conclamato

la crisi dello stato-sovrano; la società odierna è caratterizzata dalla dispersione del diritto e dalla nascita di

sfere normative asimmetriche e instabili. Su un altro livello vi è la formazione di nuove aggregazioni

identitarie (es latinos); individui e gruppi instaurano sodalizi culturali e agiscono noncuranti dei confini

nazionali. Queste pluralitàà di aggregazioni identitarie locali mirano a diventare centri decisionali che si

affiancano a quelli statali nel voler controllare i cittadini e i territori. In assenza di un progetto di società

condiviso e trasversale, l’intervento pubblico nel campo del controllo risulta intempensivo, localizzato e

incapace di restituire coerenza alle spinte centrifughe.

 Stato, mercato e diritto e organizzazione criminali. La riconfigurazione dei sistemi di controllo apre spazi in

cui le organizzazioni mafiose possono imporsi in campo economico e all’interno delle comunità. Il

capitalismo attuale da una parte richiede la deregolamentazione a favore dell’incremento di accordi

contrattuali tra attori del mercato; dall’altra, esige nor,e di carattere generale per tutelare l’ordine

pubblico. Questa contraddizione ha portato a un’ipertrofia della produzione normativa che non sembra

incidere sulla realtà sociale né garantire equità o tutela. Queste asimmetrie aprono la strada all’espansione

dell’influenza delle organizzazioni criminali.

- Disparità della forza contrattuale tra diversi attori economici. Si avvantaggiano così chi possiede grandi

capitali, utili per svolgere operazioni solo apparentemente conformi alle regole. (riciclaggio e immissione

di capitali sporchi sul mercato).

- Mancanza di armonizzazione normativa tra vari stati che aprono alle mafie l’ingresso nel sistema di

regolazione.

5. Carcere e salute mentale

 Leggi e piano carceri. Un dato riscontrato in tutti i paesi occidentali è il vertiginoso aumento della

popolazione carceraria. In Europa i tassi di carcerazione sono più bassi di quelli negli USA; fino gli anni ’90

l’Italia è uno dei paesi con meno detenuti ma in seguito, forse per il dibattito sociale e politico che verte

sull’allarme sicurezza e relativa richiesta di penalità, i tassi di carcerazioni aumentano. Anche l’applicazione

delle misure alternative alla detenzione si dilatano. Il forte incremento della popolazione carceraria è da

riferire a un cambiamento nella legislatura penale che si distacca dal modello rieducativo per assumere una

misura più repressiva. Negli anni ’70 grazie alla riforma dell’ordinamento penitenziario si istituzionalizza il

modello rieducativo, ma le pratiche penali vengono usate più in chiave di controllo che di risocializzazione

dovuto anche all’influenza dell’allarme sociale. Interventi legislativi più volti alla repressione sono

l’espressione di un mutamento della sensibilità sociale e del pensiero scientifico in tema di devianza e

criminalità. La situazione attuale delle carceri italiane è insostenibile; le proposte di legge fatto sono il Piano

carceri e il cosiddetto “svuota carceri”.

 Conseguenze; la “mano destra dello Stato”. Questi mutamenti si incrociano con le dinamiche economiche e

socioculturali dell’epoca moderna; in particolare le politiche neoliberiste e conservatrici che da una parte

mirano alla deregolamentazione del mercato e alla riduzione delle tasse, dall’altra enfatizzano discipline

morali di rispetto all’autorità e la centralità dell’individuo. Questo pensiero ha portato a ricadute anche sui

campi istituzionalizzati del controllo della criminalità e organizzazione del welfare (es. in Inghilterra no

sostegno per le politiche correzionali e no misure rieducative. Quindi con il declino del welfare e la de

regolazione nel campo penale si riscontrano:

- Il reo e non la comunità deve assumersi l’incarico della sua riabilitazione.

- Enfasi verso la deterrenza e la disciplina.

- Incremento del ricorso alla sanzione penale e delle severità delle pene per contenere l’aumento della

criminalità.

- La criminologia è volta alla ricerca di soluzioni individuali per la tutela dell’incolumità e del proprio spazio

di vita. (teorie realiste e di stampo conservatore).

- Enfasi sulla deterrenza della pena.

Questi motivi hanno portato i governi a disinvestire da progetti tratta mentali all’interno degli istituti

penitenziari e da quelli sociali enfatizzando invece funzioni di incapacitazione e segregazioni dei devianti

prigione come istituzione totale. L’esclusione sociale tende a essere governata non da politiche di welfare

ma tramite processi di criminalizzazione per sedare le angosce collettive per il disordine sociale.

 Incapacitare. Il compito del carcere oggi è quello di sorvegliare, punire, rendere innocui i delinquenti

pericolosi, ecc.. La crescita dei tassi di incarcerazione si è concentrata sui giovani maschi stranieri, che

entrano più spesso in carcere e per periodi più lunghi. La situazione carceraria si accompagna a una

strategia di incapacitazione selettiva: per migliorare l’efficacia preventiva del sistema penale senza

aumentare i costi e i tassi di incarcerazione, l’attenzione di concentra a partire di analisi statistiche volte a

individuare gruppi a rischio, su quella quota di soggetti altamente recidivi. Si pensa che neutralizzare questi

individui porti a un decremento della criminalità. Questa logica porta a un de-investimento della

rieducazione e a un investimento nella segregazione e nella punizione non socializzante.

 De-istituzionalizzaizoni. Dalla riforma del 1975, oltre all’umanizzazione del carcere, prendono forma

percorsi di de-istituzionalizzazione, cioè di de-ospedalizzazione ma anche processi culturali e istituzionali

che portano alla chiusura dei manicomi civili e alla creazione di servizi psichiatrici percorso di

socializzazione della malattia mentale (Vd. legge Basaglia in Italia). Sia la de-istituzionalizzazione psichiatrica

sia l’umanizzazione del carcere prendono le mosse da una cultura diffusa orientata a restituire ai “folli” e ai

“devianti” una nuova collocazione all’interno della società. Ma il carcere continua a mantenere la sua

centralità; gli orientamenti più radicali di de-istituzionalizzazione carceraria non hanno riscontrato successo

nell’opinione pubblica e politica (cosa avvenuta invece nei manicomi). Gli aspetti principali della riforma

possono essere individuati in quattro passaggi:

- Spaziale: dal manicomio ai territori/comunità.

- Giuridico: dall’obligatorietà del ricovero al consenso alle cure del paziente.

- Organizzativo: dall’internamento all’articolazione di servizi territoriali.

- Culturale: dall’obiettivo dell’espulsione a quello dell’inclusione sociale del diverso.

Però questo processo che ha portato la psichiatria a de-istutizionalizzarsi e ad assumere nuove assetti

normativi e operativi del welfare, ha innescato nuovi processi di controllo sociale delle popolazioni

problematiche trans-istituzionalizzazione. Inoltre, questa riforma istituzionale di afferma in un momento

storico in cui si avvia quel processo che va nella direzione del superamento del monopolio statuale e porta

così, soprattutto nel campo della psichiatria, la privatizzazione dei servizi pubblici.

La trans-istituzionalizzazione e la privatizzazione hanno causato un continuo movimento dei soggetti

multiproblematici da un centro all’altro e infine anche nel sistema penale (“sistema delle porte girevoli”).

Spesso vi è un abbandono istituzionale di molti soggetti con problemi mentali che non riescono ad accedere

alle cure, e, a causa del declino del welfare e delle fragilità nelle istituzioni, si trova soluzione in una re-

istituzionalizzazione segregante. Nelle carceri quindi sta avvenendo una progressiva e significativa

istituzionalizzazione di persone con disturbi psichici; anche il sistema penale è coinvolto nel processo di

riconfigurazione dell’area della salute mentale.

Curva di Harcourt: negli Stati Uniti dopo la de-istituzionalizzazione degli ospedali psichiatrici si assiste a una

diminuzione dei soggetti ospedalizzati e a un incremento nei tassi di carcerazione; non si può però dire che

trasferimento dal sistema ospedaliero a quello penale perché le due popolazioni sono disomogenee. Però è

chiaro come il carcere sia l’istituzione totale per eccellenza. Questa tendenza si è registrata anche in Europa

e in Italia, dove si è riscontrato che è il numero di pazienti psichiatrici è più alto nella popolazione giudiziaria

rispetto a quella generale.

 La psichiatrizzazione del carcere. Nell’età moderna i sistemi di contenimento di giustizia penale e di salute

mentale emergono come le soluzioni alle minacce di disordini urbani conseguenti all’industrializzazione ,

inurbamento e ai mutamenti sociali. La presenza di un sistema o dell’altro dipende dalla presenza e dalla

modalità con cui si decide di rispondere alle minacce sociali (reali o percepite). Es. anni ’50 la criminalità era

vista come malfunzionamento psichico e quindi criminali erano affidati al sistema ospedaliero. In seguito

alle de-istituzionalizzaizone la tendenza si è invertita, avviando un processo di criminalizzazione dei malati

mentali. Molte persone che non rientrano più nei criteri più rigidi della psichiatrizzazione, entrano nel

sistema giudiziario per poi transitare nelle istituzioni sanitarie: quindi all’aumentare dei tassi di ingresso in

un sistema, aumenta anche l’altro. L’aumento degli ingressi nei due sistemi è dato da fattori esogeni come

disponibilità delle risorse finanziarie e ampiezza delle minaccia sociale percepita. In italia a causa del

declino del welfare, dell’aumento dell’allarme sociale, dell’investitura del penale, il carcere sta diventando il

principale luogo della presa a carico dei pazienti psichiatrici che sono rimasti fuori dagli interventi

terapeutici psichiatrizzazione del carcere. Il rischio è quello che la sorveglianza prenda il sopravvento

sulla possibilità di una terapia e patologizza il comportamento antisociale; così verranno rilasciati soggetti

multiproblematici in territori che non possono prendersene cura. Inoltre, sorgono le istituzioni dei

manicomi giudiziari con funzioni connesse al trattamento di soggetti riconosciuti incapaci di intendere e

volere al momento del fatto o socialmente pericolosi o con un’infermità mentale. Però questi posti non

sono strutture in grado di curare gli internati né di accogliere tutti i pazienti psichiatrici. Attualmente si sta

tentando di risolvere questa emergenza nell’emergenza facendo passare questi casi dalla medicina

penitenziaria ai servizio sanitario statale.

 Riserve tratta mentali. Da una parte vi è la domanda di sanzioni penali severe, che neutralizzino i rei, con

funzione retributiva e di incapacitazione che non ammette i tentativi di affrontare gli aspetti disumani delle

situazioni carcerarie. Ma vi è anche una posizione più favorevole al carcere come rieducativo che incoraggia

progetti e sperimentazioni e che fanno emergere la possibilità di modelli di punizione alternativi.


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DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vers.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Ceretti Adolfo.

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