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Riassunto esame Criminologia docente Curti, libro consigliato Criminologia e sociologia della devianza un'antologia critica Sabina Curti

Riassunto per l'esame di Criminologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Curti: Criminologia e sociologia della devianza un'antologia critica Sabina Curti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Criminologia e Sociologia, il crimine e la scuola classica, il crimine e il criminale nel positivismo, la criminalità e la ricerca sociologica, la paura... Vedi di più

Esame di Criminologia docente Prof. S. Curti

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Fattori antropologici, fisici, sociali del delitto

Per la scuola Positiva, i fattori antropologici sono il coefficiente primo del reato.

I fattori antropologici del delitto di suddividono in tre sottoclassi:

1. Costituzione organica del delinquente  appartengono tutte le anomalie

organiche, del cranio e del cervello, dei visceri, della sensibilità e dell’attività riflessa

e tutti i caratteri somatici in genere, come le specialità della fisionomia e del

tatuaggio.

2. Costituzione psichica del delinquente  appartengono tutte le anormalità

dell’intelligenza e dei sentimenti, massime del senso sociale, e tutte le specialità

della letteratura e del gergo criminale; massima importanza della tempra morale,

propria ai delinquenti.

3. Caratteri personali dei delinquenti  Oltre razza, età, sesso, devono essere

valutate le condizioni biologico‐sociali, quali stato civile, professione, domicilio,

classe sociale, istruzione ed educazione.

Esistono poi fattori fisici del reato, ovvero tutte le cause, appartenenti all’ambiente fisico,

quali il clima, la natura del suolo, la vicenda diurna e notturna, le stagioni, la temperatura

annuale, le condizioni meteoriche, la produzione agricola.

I fattori sociali del delitto sono invece: la densità di popolazione, lo stato dell’opinione

pubblica, dei costumi e della religione; la costituzione della famiglia ed il regime educativo,

la produzione industriale, l’alcolismo, l’assetto economico e politico, la pubblica

amministrazione, la giustizia e la polizia giudiziaria.

La classificazione dei delinquenti

Nel 1880, vengono individuate 5 categorie di delinquenti:

DELINQUENTI PAZZI  sono i pazzi morali, affetti da una forma di frenopatia. Si parla di

infermità mentale che consiste nella mancanza od atrofia del senso morale o senso

sociale.

DELINQUENTI NATI  sono quelli in cui si nota in maniera più spiccata i caratteri rilevati

dall’antropologia criminale. Si parla di uomini brutali, o selvaggi, o furbi, o oziosi, che non

fanno alcuna distinzione fra il lecito e l’illecito: per loro la galera è la pensione con vitto e

alloggio e il lavoro onesto è considerato una fonte di pericolo (ad esempio cadere da

un’impalcatura). C’è una costante gara fra loro e i giudici, fra delitti ripetuti e pene non

temute.

DELINQUENTI ABITUALI  sono individui che, dopo aver commesso il primo reato

solitamente in età giovane, non tanto per tendenza, ma per debolezza morale unita

all’impulso delle circostanze e di un ambiente corrotto, persistono nel delitto e ne

acquistano un’abitudine cronica, facendone una vera e propria professione.

DELINQUENTI PER PASSIONE  sono individui di una vita precedente illibata, di

temperamento sanguigno o nervoso e di una sensibilità esagerata, ed hanno talvolta un

temperamento pazzesco od epilettoide. Delinque sotto l’impulso di una passione che

esplode. Si commuove prima, durante e dopo il reato, che non viene commesso né di

nascosto né con agguato, ma all’aperto e spesso con mezzi di fortuna. Talvolta può essere

anche premeditato. Il colpevole confesso subito e se ne pente a tal punto da tentare il

suicidio, subito o poco dopo l’attentato criminoso.

DELINQUENTI DI OCCASIONE  delinquono per incentivi provenienti dalle condizioni

personali o dall’ambiente esterno, fisico e sociale, senza ricadervi se le condizioni

scompaiono. Qualcosa di antropologico comunque c’è  Es. non tutti in caso di carestia si

mettono a rubare. 16

Raffaele Garofalo e il delitto naturale

Raffaele Garofalo (1852-1934) è considerato il più positivista e meno socialista dei

membri della Scuola Positiva. Possiamo dividere la sua opera “Criminologia. Studio sul

delitto e sulla teoria della repressione” in tre parti essenziali: il delitto e in particolar modo il

delitto naturale, il delinquente e la repressione.

Il delitto naturale

Secondo Garofalo non si può fare un catalogo dei fatti considerati brutti e punibili, bisogna

passare dall’analisi delle azioni all’analisi dei sentimenti. Nel concetto di delitto vi è sempre

la lesione di qualcuno di quei sentimenti che hanno più profonde radici nell’animo degli

uomini, i quali sentimenti formano nel loro insieme ciò che si suole chiamare senso morale

di aggregazione.

Chiamiamo delitto naturale l’offesa a questi sentimenti profondi ed istintivi

dell’uomo socievole.

Pietà  astenersi da qualsiasi atto che possa cagionare altrui un dolore fisico o morale,

ripugnanza delle azioni crudeli e la resistenza agli impulsi che creerebbero un dolore ai

nostri simili

Probità  sentimento di rispetto per la proprietà altrui.

Il delinquente non ci è noto soltanto per il fatto dell’azione che lo ha rilevato, ma ancora

per la coerenza di un’azione di tale genere con determinati caratteri  l’azione non è un

fenomeno isolato, ma il sintomo di un’anomia morale. Garofalo osserva tre tipi fisionomici

criminali:

ASSASSINI  sguardo vitreo, freddo, immobile, a volte sanguigno, naso aquilino e

voluminoso, mandibole robuste, orecchie lunghe, capelli abbondanti e scuri, tanta barba,

labbra sottili.

VIOLENTI  sono privi del sentimento di pietà

LADRI  anomalie craniche atipiche, occhi piccoli e vivaci, sopracciglio folto e ravvicinato,

naso corto, fronte piccola, viso pallido.

La prevenzione generale dei reati, o meglio la difesa sociale, per la scuola Positiva si

articola su 4 piani: applicazione dei sostitutivi penali, istituzione della polizia

scientifica, metodi di identificazione ed esame antropologico biologico per

distinguere i criminali dai non criminali.

Per la scuola positiva il delitto è un fenomeno naturale nel senso che è necessario, così

come è necessaria la sua difesa.

I sistemi di classificazione del delinquente, per la scuola positiva , si basano sulla

natura e sul grado di temibilità.

LOMBROSO FERRI GAROFALO

-Delinquente nato -delinquente nato -assassini

-delinquente d’occasione -delinquente pazzi -violenti

-delinquente pazzo -criminale abituale -ladri

-delinquente per passione -delinquente per passione

-delinquente per abitudine -delinquente d’occasione

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La scuola positiva propone di sostituire il carcere con altre pene (pene corporali, arresto

in casa, multa, risarcimento danni) e prevede un trattamento speciale per alcuni reati

(aborto, infanticidio, omicidio politico), consigliando addirittura la pena di morte per

delinquenti nati o pazzi.

Ferri e i sostitutivi penali  Se in economia, in mancanza della materia prima si utilizzano i

succedanei (sostitutivi), anche nel campo criminale, dal momento in cui le pene non

riescono a fungere da difesa sociale in modo completo, è necessario fare ricorso ad altri

provvedimenti in grado di soddisfare un bisogno di ordine sociale: i sostitutivi penali. A

differenza dell’utilizzo che se ne fa nell’economia, per quanto riguarda il campo criminale i

sostitutivi penali devono diventare i principali mezzi per preservare la società.

I sostitutivi penali sono mezzi preventivi applicabili grazie a conoscenze psicologiche e

sociologiche  bisogna modificare i fattori sociali per modificare il tasso di criminalità e non

il contrario.

Il sistema razionale di penalità previsto da Garofalo, al contrario di quello di Ferri, indica

per ogni tipologia di delinquente i mezzi repressivi da adottare:

• Grandi Malfattori (assassini)  Pena di morte.

• Delinquenti impulsivi ego-altruisti o altruisti  Esilio, relegazione, periodo di

osservazione.

• Speciali atti crudeli, sevizie fisiche o morali  Manicomio, relegazione.

• Fanciulli Sanguinari  Manicomio, segregazione illimitata, deportazione con

abbandono.

• Ladri, frodatori e falsari  Deportazione.

• Delinquenti novizi  Mezzi repressivi adatti ai vari casi.

• Eccezionalità  Delitti per i quali dovrebbero conservarsi eccezionalmente le pene

carcerarie.

Lombroso individua quattro misure di difesa sociale:

1. Eliminazione assoluta del delinquente  Pena di morte.

2. Eliminazione relativa del delinquente  Manicomio criminale, deportazione con

abbandono, relegazione perpetua, relegazione a tempo indeterminato, colonie

agricole ed esilio locale.

3. Riparazione del danno  Multa allo Stato, indennità al danneggiato.

4. Carcere (a tempo determinato)  In reati eccezionali (falsi e ribellione) in

sostituzione alla riparazione del danno, del lavoro obbligatorio.

Filippo Turati, Napoleone Colajanni e Gabriel Tarde  critica all’uomo delinquente e alla

scuola positiva. Propongono un approccio sociologico allo studio del crimine e del

criminale, rispetto a quello strettamente bio-antropologico di stampo lombrosiano  le

cause del crimine non sono ereditarie, ma ambientali. Mentre Turati critica la questione del

delinquente nato, Colajanni si sofferma sulle carenze metodologiche dell’antropologia.

Entrambi sono socialisti come i positivisti.

Mentre Turati e Colajanni sono fortemente contrari al libero arbitrio (prime sostanziali

affermazioni di determinismo sociologico), i Francesi tentano di mediare fra scuola

Classica e scuola Positiva, senza ricorrere alla negazione del libero arbitrio.

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Capitolo IV: la criminalità e la ricerca sociologica

Émile Durkheim. Il reato come fenomeno “normale” e “utile” alla società.

I tre concetti di Durkheim al riguardo sono:

• Non esiste una società senza criminalità;

• In ogni società esiste una determinata forma di criminalità;

• Ogni forma di criminalità muta e fa mutare la società.

Per Durkheim il reato è necessario poiché è connaturato alla società stessa; esso

produce e riproduce il cambiamento sociale della morale e del diritto. Durkheim non

considera il reato come una malattia da curare con una pena, in quanto il reato non è

patologico, ma normale. Che il reato sia un fenomeno normale significa che esso

presenta dei caratteri generali, poiché in ogni società ha delle caratteristiche generali a cui

si riferisce  esiste in ogni società. Il reato può assumere anche una funzione di utilità in

quanto anticipazione della morale futura (es. di Socrate considerato criminale per la sua

libertà di pensiero).

Tarde contesta Durkheim, in quanto afferma che il reato non è un fatto normale poiché

concerne tutto ciò che rende qualcuno o qualcosa incapace di stringere legami sociali  è

normale la coppia reato-pena.

Gabriel Tarde e la criminalità professionale

Per Tarde il comportamento criminale è connesso non tanto a caratteristiche fisiche

oppure a istinti innati (critica a Lombroso), bensì al contesto e ai processi sociali.

Come si diventa criminali? Si diventa criminali o camorristi nello stesso modo in cui si

diventa membri di un certo tipo di gruppo sociale.

Tarde non nega la componente Antropologica e Biologica, ma non li considera un

REGRESSO come faceva Lombroso, ma una derivazione dai processi di socializzazione e

imitazione. L’asse della criminalità si sposta dal biologico al sociologico, dal regresso a

progresso, dal primitivo all’evolutivo, dall’incivile al civile.

Tarde spiega come i crimini e i reati si evolvano con la società, cambiano da epoca ad

epoca e da contesto a contesto.

Anomia e devianza

Durkheim introduce il termine “anomia” e con sé tre concetti della sua originale

costellazione:

• Coscienza collettiva

• Solidarietà meccanica

• Solidarietà organica

Lewis A. Coser afferma che il concetto di coscienza collettiva di Durkheim non è altro che

una variante del concetto di consensus di Comte. Per Durkheim è “l’insieme delle

credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una stessa società”. Durkheim

ha una visione non conflittuale e non contrattuale della società  non la lotta e il contratto,

bensì le regole costituiscono il fondamento della società.

Norme e valori sociali regolano e orientano il comportamento umano  il rapporto con le

norme e i valori, coincide con il mantenimento dell’ordine sociale.

Né “la divisione del lavoro” Durkheim precisa che passando dalla società tradizionale alla

società industriale si è compiuto il passaggio anche dalla solidarietà meccanica a quella

organica.

La solidarietà meccanica della società tradizionale definisce gli individui simili tra loro.

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La solidarietà organica nomina individui che svolgono funzioni molto diverse tra loro, ma

che, lavorando per raggiungere gli stessi obiettivi, hanno bisogno soprattutto gli uni degli

altri.

ANOMIA: alcuni modi di agire ripetitivi diventano abitudini, e da abitudini diventano regole.

Se intervengono dei cambiamenti e le regole non riescono più a fare da riferimento per

l’azione sociale, si può avere uno stato di anomia. L’ANOMIA NOMINA LA PRESENZA DI

UN’ASSENZA  la mancanza di regole per orientarsi in una nuova situazione. Se le parti

sono in contatto non si ha anomia, perché le relazioni si cristallizzano spontaneamente in

regole.

La società è un potere che regola gli individui Durkheim evidenzia un rapporto tra

l’azione regolatrice della società e il tasso di suicidi. Ciò che fa aumentare i suicidi durante

la crisi economica non è la povertà, ma il cambiamento sociale  una crisi, perturbazione

dell’ordine sociale. Durkheim individua tre tipi di suicidio: egoistico, economico, altruistico.

DURKHEIM MERTON

-Il potere della società comporta un - Il potere della società imprime una

disorientamento per il soggetto. dissociazione o una dimensione

sintomatica, in termini comportamentali, tra

mete culturali e mezzi istituzionalizzati.

- Per entrambi anomia e devianza spettano alla società

Coscienza collettiva Struttura culturale

L’insieme delle credenze e dei Pone mete, scopi, obiettivi al soggetto

sentimenti comuni alla media dei Struttura Sociale

membri di una stessa società. Indica al soggetto i

procedimenti e i mezzi per raggiungere mete, scopi,

obiettivi.

Per MERTON esiste la scelta e la “convenienza tecnica”  egli individua vari modi di

comportamento: conformità, innovazione, ritualismo, rinuncia, ribellione.

Anomia come deregolamentazione

Normalmente la divisione del lavoro sociale produce solidarietà sociale, ma non sempre

accade.

Per Durkheim la specializzazione porta al conflitto; devono esistere regole pre‐determinate

per cercare di amalgamare conoscenze e competenze molto diverse.

Il contratto non basta: è considerato solo una tregua. Durkheim sostiene che il compito

della sociologia non è di sopprimere la concorrenza, ma di moderarla.

Allo stato normale le regole derivano spontaneamente dalla divisione del lavoro e quindi lo

stato di anomia è impossibile.

Anomia come deregolamentazione morale

Suicidio anomico  è causato da un cambiamento, una rottura di equilibrio. L’uomo ha

bisogno quindi di una regolamentazione anche morale e sociale, una sorta di coscienza

superiore. 20

Suicidio egoistico  gli uomini non scorgono più una ragione per essere in vita.

Suicidio altruistico  ragione al di fuori di se stessi.

Il suicidio anomico viene analizzato da Durkheim anche nei casi di divorzio, giungendo alla

conclusione che si tratta di suicidio anomico, non tanto perché esistono famiglie infelici di

cattivi mariti o cattive mogli, ma da una costituzione morale particolare che indebolisce la

disciplina matrimoniale.

Robert King Merton. Struttura sociale e anomia

Vuole scoprire in che modo le strutture sociali esercitano una pressione sui membri della

società.

Elementi della struttura sociale e culturale:

• Mete, scopi, interessi  obiettivi legittimi per tutti i membri della società, progetti

esistenziali di un gruppo.

• Procedimenti per tendere agli obiettivi  regolamentazione e procedimenti leciti. Nel

caso in cui vengono utilizzati procedimenti illeciti si cade nell’anomia.

I 5 modi di adattamento:

CONFORMITA’  Società stabile, tipo di adattamento largamente diffuso: è alla base della

continuità sociale. Accetta sia le mete culturali che i mezzi istituzionali.

INNOVAZIONE  si verifica attraverso l’uso di mezzi proibiti, ma che sono efficaci per il

raggiungimento di un obiettivo ben prefissato. Accetta le mete culturali, ma sostituisce i

valori dei mezzi istituzionali.

RITUALISMO  comporta l’abbandono o l’attenuazione delle ambiziose mete culturali di

grande successo pecuniario e di rapida mobilità sociale, in modo che le proprie aspirazioni

possano venir soddisfatte. Si rimane comunque vincolati alle norme istituzionali  (operai,

burocrati, ecc….)

RINUNCIA  è il tipo di adattamento meno comune. Non condividono il comune quadro di

valori e fanno parte della società in maniera fittizia. Abbandonano le mete culturali e il loro

comportamento non si accorda alle norme istituzionali  (vagabondi, drogati, ecc….)

RIBELLIONE  porta gli uomini fuori dalla struttura sociale che li circonda. Ha lo scopo di

istituzionalizzare nuove mete e nuovi procedimenti che possono essere condivisi da altri

membri della società  cambiare la struttura sociale e culturale presente anziché adattarsi.

Ricerca sociale sulla criminalità

Scuola di Chicago  gruppo di sociologi degli anni ’20, ’30 del 900. Metodologia

fortemente incentrata sull’osservazione sociale dei fatti e sull’esperienza all’interno della

realtà da analizzare.

I ricercatori viaggiavano e marciavano con la città e nella città. L’obiettivo della scuola di

Chicago è quello di dare vita ad una sociologia empirica che affonda le sue origini in una

teoria ecologica, secondo la quale piante, animali e persone, si trovano in un rapporto di

interdipendenza con l’ambiente naturale. Nella ricerca della scuola di Chicago non si usa

più il termine di “individuo” o “persona”, ma è la parola “personalità” a primeggiare in

rapporto con i 3 ambienti sociali FAMIGLIA, VICINATO E COMUNITA’  la delinquenza è

riconducine a tali ambienti e non al singolo, ed “è in un certo senso, la misura del mancato

funzionamento delle organizzazioni nella nostra comunità”.

La scuola di Chicago ha fortemente influenzato la criminologia, tanto che “la scuola di

Chicago fu la criminologia fino alla fine degli anni cinquanta”.

La corruzione naturale dell’umanità 21

Aristotele considerava l’uomo un animale politico, ovvero destinato a vivere in società.

L’uomo è sicuramente l’animale più socievole, ma allo stato naturale e selvaggio è

inadatto all’ordine sociale in cui nasce. Durante l’infanzia apprende ciò che non deve fare,

la sua gioventù è dedicata alla ribellione, mentre il resto vita vi è una specie di abbandono

ed evasione da un ordine non completamente accettato.

Esperienze e tradizioni limitano l’adattamento al mondo, ed è l’aspetto sentimentale, e non

quello biologico, a subire questo problema  la persona reagisce all’ambiente sociale.

La società e l’ambiente sociale

Comte chiamava umanità l’ambiente sociale in cui il genere umano ha acquisito alcune, se

non tutte, le caratteristiche che consideriamo tipicamente umane: LA SOCIETA’, composta

a sua volta da tanti sottoinsiemi.

La parte principale e più familiare dell’ambiente sociale dell’uomo è il suo corpo, seguito

dai propri abiti, la proprietà, il tutto determinato da consapevolezza ed autocoscienza.

La famiglia come persona collettiva

Dopo la persona dell’individuo, la famiglia è l’ambiente sociale più intimo a cui la persona

reagisce  è considerata come una persona collettiva più ampia. Negli studi si rivela che la

famiglia ha perso il suo valore “buono” anzi, a detta di studiosi, è uno dei peggior posti

dove allevare un bambino: il 50% dei delitti provengono da famiglie disgregate.

Al di fuori della cerchia familiare e del vicinato, che rappresentano le relazioni primarie, vi

è la più ampia cerchia di relazioni  la comunità, intesa come comunità locali, città, nazioni.

Oltre questi confini c’è la GRANDE SOCIETA’ (Wallas). La comunità è quindi un ambiente

sociale vasto e comprensivo posto al di fuori di noi, della nostra famiglia e del nostro

vicinato, in cui l’individuo conduce la sua esistenza in quanto individuo, ma anche la sua

vita in quanto persona.

Nella comunità (con i suoi schemi di controllo razionali, invece che tradizionali) troviamo la

delinquenza, ovvero il mancato funzionamento delle organizzazioni delle nostre comunità.

La banda e la comunità criminale

• Il problema della delinquenza minorile si origina in situazioni difficilmente

controllabili.

• Le istituzioni sociali si stanno attrezzando per risolvere il problema.

• La delinquenza non è un problema dell’individuo, ma del gruppo. Per rieducare e

riformare il singolo bisogna trovare per lui un ambiente e un gruppo, in cui possa

vivere, non solo in senso fisico e biologico, ma soprattutto sociale.

• I luoghi di svago dovrebbero coinvolgere i bambini: le ricerche hanno evidenziato il

fenomeno delle bande, emerse dove gli enti “istituzionali”, compresa la famiglia,

non avevano un’adeguata influenza, rispetto all’aggregazione, in special modo nei

bassifondi della città di Chicago.

• I luoghi di svago dovrebbero essere collegati con istituzioni dirette alla formazione

del carattere come la scuola., la Chiesa o altre istituzioni.

The City (1925)

È un classico della sociologia e, come dice Park, è collocabile tra gli studi di sociologia

della vita urbana; studia il rapporto tra il mutamento della comunità sociale ed il tasso di

delinquenza minorile, nell’espansione dei contesti urbani. Rivoluzione nel metodo,

capacità di coniugare metodo quantitativo e qualitativo nella ricerca sociale.

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Edwin H. Sutherland. La criminalità dei colletti bianchi e la teoria dell’associazione

differenziale

Edwin Hardin Sutherland (1883‐1950) è fra i primi a superare la teoria che spiega la

criminalità come qualcosa di collegata alla povertà delle classi indigenti e alle condizioni

economiche in generale. Egli mette a confronto le criminalità delle classi superiori con

quelle delle classi inferiori. Questa rappresenta comunque una novità, in quanto

determinati settori non erano mai stati analizzati dalla criminologia.

Il metodo di Sutherland consiste nella formulazione di ipotesi teoriche da sottoporre alla

prova tramite l’analisi di uno o più casi.

L’associazione differenziale è un’espressione del conflitto culturale con particolare

riguardo alla persona che commette il reato: due tipi di cultura lo coinvolgono, o egli ha

rapporti con due tipi di cultura  questa è per Sutherland l’associazione differenziale.

Il comportamento criminale è un processo basato su apprendimento, interazione e

comunicazione: non si diventa ladri per ambizione, ma si viene istruiti da chi è già ladro.

Per Sutherland la criminalità ha a che fare con il conflitto culturale e normativo tra gruppi

sociali organizzati diversamente all’interno dei quali può esserci una più o meno alta

probabilità che un soggetto possa apprendere comportamenti criminali.

La criminalità dei colletti bianchi 

• È una vera e propria delinquenza poiché, è in ogni caso,è violazione della legge

penale.

• Differisce da quella delle classi inferiori poiché è diversa l’applicazione della legge

penale.

• Non sono valide le teorie criminologiche che riconducono la delinquenza alla

povertà.

• È necessaria un’ipotesi del comportamento criminale che spieghi sia la delinquenza

del colletto bianco, sia quella convenzionale.

• Le teorie dell’associazione differenziale e della disorganizzazione sociale

permettono di formulare un’ipotesi simile.

White collar crime è l’espressione coniata da Sutherland per indicare i reati in campo

economico, politico e professionale.

Richard A. Cloward e Lloyd E. Ohlin. Subculture e bande delinquenti.

Nella prefazione al volume “Teoria delle bande delinquenti in America”, Richard A. Cloward

(1926-2001) e Lloyd E. Ohlin (1918-2008) definiscono l’obiettivo della loro analisi

sociologica, ovvero analizzare due problemi:

1. Per quale motivo si sviluppano norme e regole di condotta delinquenziale;

2. Le condizioni che spiegano le differenti norme delinquenziali (violenza, furto,

droga).

Sul ruolo della struttura sociale rispetto alle scelte devianti, si privilegiano la subcultura e

l’associazione differenziale, ovvero Shaw, McKay e Sutherland.

Il titolo del testo di Cloward e Ohlin può essere tradotto in italiano con “Teoria delle bande

delinquenti in America” (1968).

La teoria delle opportunità differenziali deriva da una ricerca circoscritta fra i giovani

delle classi più povere, analizzando la formazione delle bande giovanili (criminali,

conflittuali e astensioniste) che nascono in subculture delinquenziali tenute insieme dagli

stessi problemi di adattamento tra mete e mezzi.

La differenza con Merton (che sosteneva nella struttura sociale la legittimità dei mezzi

verso la meta) è che Cloward e Ohlin affermano che è la posizione sociale che definisce la

possibilità di usare sia mezzi legittimi, sia quelli illegittimi per raggiungere il successo.

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Bande a forma criminale

La delinquenza giovanile si integra con la criminalità adulta: il prestigio è assegnato a colui

che riesci ad effettuare il “colpo grosso”. I più giovani imparano le pratiche delinquenziali

dai più anziani. Considerano i membri del mondo convenzionale come eventuali vittime.

Devono stabilire un rapporto di fiducia e sicurezza nei confronti dei compagni criminali.

Bande a forma conflittuale

Il ruolo modello è il “mattatore”, ovvero il gradasso della banda, quello che ha sempre la

meglio. I suoi atti devono rivelare volontà di difendere sia la propria integrità, sia l’onore

della banda. Lo scopo è quello di farsi una reputazione di violenza e durezza.

Bande a forma astensionista

Si riferisce al consumo di droghe in particolare, e sono sostenute da una sub‐cultura. Il

“culto dell’indifferenza” (hipster) fra gli adolescenti delle classi inferiori, culti che alimentano

condotte devianti, ma non necessariamente delinquenziali. Si fa riferimento alla cultura dei

gatti. Ogni “gatto” ha il suo piacere proibito: alcool, marijuana, altri stupefacenti, sesso

illecito, ecc…. Non esiste passato o futuro, ma solo il piacere proibito e la sua essenza nel

presente.

Howard S. Becker. Outsiders, relazione sociale e devianza

Becker, nella sua definizione di devianza, va oltre la generica interpretazione della

devianza sia come disobbedienza alle norme o mancanza delle stesse sia come

caratteristica di un atto determinato da fattori sociali sfavorevoli. Becker prende da una

parte in considerazione le norme che vengono imposte, e dall’altra i processi di giudizio di

chi ha imposto le norme sull’outsider e quelli dell’outsider stesso (che rifiuta le norme e la

legittimità di chi le ha imposte). Egli introduce nello studio della devianza il processo di

etichettamento da parte di alcuni, che hanno imposto o istituito le norme, nei confronti di

altri, che le potrebbero trasgredire. E’ il fatto stesso che le norme siano imposte a far

presumere, ad alcuni, che i trasgressori possano essere visti e indicati come outsiders.

Il parametro che definisce un comportamento deviante o meno non è solo l’insieme delle

norme imposte, ma la reazione che avrà il gruppo sociale che le ha imposte, nei confronti

della persona che le ha trasgredite  Due persone possono infrangere la stessa regola, ma

sarà la gente ad etichettarli come DEVIANTE o NON DEVIANTE, secondo la sua

apparenza sociale.

Un altro parametro di valutazione è chi commette l’atto e chi si sente leso.

La definizione di devianza e di outsider è costruita socialmente: per Becker quindi, un

comportamento deviante è un comportamento che la gente etichetta come tale.

“Tutti i gruppi sociali creano delle norme, che definiscono ciò che è giusto o sbagliato, e

tentano di farle rispettare. La persona che infrange le regole viene etichettata come un

outsider. Lo stesso outsider può avere un altro punto di vista e considerare quindi gli altri

come outsider.”

Le varie interpretazioni di devianza:

• Devianza di tipo statico  viene considerato deviante tutto ciò che è diverso dalla

media. È un’interpretazione molto ingenua, banale e superficiale.

• Devianza di tipo patologico  valutare ciò che è sano e ciò che non lo è.

• Devianza come mancanza di obbedienza alle norme  è deviante chi infrange le

norme.

La devianza e le relazioni con gli altri 24

La devianza non è una semplice qualità, presente in certi tipi di comportamento ed

assente in altri, ma è piuttosto il prodotto di un processo che implica le reazioni di altre

persone ad un determinato comportamento. Lo stesso comportamento può essere

un’infrazione delle norme in un certo momento, e non in un altro; può essere un’infrazione

se è commesso da un’altra  che un atto sia deviante o meno dipende dalla natura dell’atto

stesso e in parte dalla reazione delle altre persone.

Edwin M. Lemert. Devianza secondaria e controllo sociale attivo

Per comprendere la teoria di Lemert, bisogna aver compreso quella di Merton. Lemert

sostituisce all’approccio strutturale di Merton un suo approccio più processuale e dinamico

 il rapporto mezzi fini si sposta dalla rigida struttura della classe sociale alla dinamicità e

la complessità e alla contingenza del processo di integrazione e di interazione che

avviene tramite il controllo sociale.

Secondo Lemert nella teoria mertoniana si tralascia la dinamicità e la complessità della

struttura culturale, caratterizzata da un pluralismo valoriale. Nel conflitto mezzi fini che

genera il comportamento deviante intervengono anche la tecnologia, l’interazioni di

gruppo, i limiti sociobiologici e i processi psichici.

Per Lemert il controllo sociale non è solo conformità alle norme o ricerca dell’ordine

sociale, ma riprendendo Merton, è possibilità di integrazione sociale (controllo sociale

attivo)  è la causa della devianza.

Devianza primaria: è la reazione sociale ad un comportamento considerato deviante.

Deviazione secondaria: consiste nelle implicazioni psicologiche e nel processo di

interiorizzazione che tale reazione sociale produce nel soggetto.

Lemert propone una teoria della devianza fondata sull’assunzione di rischi invece che su

di una concatenazione semplice di mezzi e fini. Essa considera la deviazione come

risultato di una tra le diverse sequenze possibili di mezzi e fini, che non può essere

spiegato senza tener conto di fattori accidentali e del controllo sociale attivo.

La “normalizzazione” o l’attribuzione di un significato deviante alle azioni ha luogo

nell’ambito dell’interazione informale e mediante l’operato delle agenzie formali di controllo

sociale. Le agenzie e gli agenti di controllo sociale, nell’intento di promuovere e

salvaguardare i propri valori, definiscono la deviazione e ascrivono agli individui

determinati atti devianti.

La svalutazione sociale del sé genera nel soggetto un susseguirsi di conflitti psicologici

interiori, soprattutto in seguito alla minaccia del senso di continuità del sè.

Legge dell’effetto: riformulata e applicata alla devianza non vuole dire altro che le

persone, di fronte ai problemi posti loro dalla società, scelgono le linee di azione che si

attendono costituiscano soluzioni soddisfacenti ai problemi. Se le conseguenza sono

quelle attese, vi è una probabilità maggiore che l’azione venga ripetuta; qualora siano

insoddisfacenti o creino problemi più gravi allora lo schema di azione verrà di seguito

evitato.

Controllo sociale passivo: è un aspetto della conformità alle norme tradizionali; ha a che

fare con il mantenimento dell’ordine sociale.

Controllo sociale attivo: è un processo tendente al conseguimento di mete e valori; ha a

che fare con lo sviluppo di nuove forme di integrazione sociale. È un processo continuo

nel corso del quale i valori vengono consapevolmente vagliati e vengono prese delle

decisioni circa i valori da privilegiare e l’azione collettiva da compiere in vista di quei fini

Ian Taylor, Paul Walton e Jock Young. Conflitto e criminologia marxista.

25

Ian Taylor, Paul Walton e Jock Young in Inghilterra, criticando l’interpretazione marxista

classica, per la quale la criminalità è il risultato della società capitalistica, introducono un

nuovo concetto di devianza come fatto sociale utile  Il comportamento deviante è una

scelta cosciente del singolo, messo di fronte al disagio e ai conflitti sociali, ma non è una

scelta incosciente del singolo stesso nel raggiungimento dei suoi interessi personali. La

devianza, nel rispetto dei diritti umani, non andrebbe criminalizzata dalle istituzioni e dai

sistemi di controllo.

I sostenitori della New Criminology, polemizzando sia con la teoria dell’etichettamento sia

con quella del conflitto, ritengono che alla base della criminalità ci siano i “rapporti che

legano l’uomo alle strutture del potere, del dominio e dell’autorità, e quindi alla capacità

dell’uomo stesso di opporsi a tali strutture mediante criminalità, devianza e dissenso.

26

Capitolo V: la paura della criminalità e la sicurezza

Il meccanismo della sicurezza

Michel Foucault. Sicurezza, popolazione e territorio.

Michel Foucault (1926-1984)  Corso al Collége de France (1977‐1978). Nella lezione del

1° febbraio 1978 parla della storia della Governamentalità. Per Foucault, la

Governamentalità è:

1. L’insieme di istituzioni, procedure, analisi e riflessioni, calcoli e tattiche che

permettono di esercitare questa forma specifica e complessa di potere, che ha nella

popolazione il bersaglio principale, nell’economia politica la forma privilegiata di

sapere e nei dispositivi di sicurezza lo strumento tecnico essenziale.

2. La tendenza, la linea di forza che in tutto l’occidente, da lungo tempo, prevale su tutti

gli altri e si chiama “governo”; sviluppa da un lato una serie di apparati specifici,

dall’altro una serie di saperi.

3. E’ il risultato del processo mediante il quale lo stato di giustizia medioevale, divenuto

stato amministrativo nei secoli XV e XVI, si è trovato gradualmente

“governamentalizzato”.

La governamentalità è quindi l’insieme di procedure e di tecniche di potere, relative

al modo di dirigere il comportamento dei soggetti.

Per Foucault la governamentalità è il campo strategico delle relazioni di potere; il governo

riguarda i tipi di condotta e di direzione di condotta che si stabiliscono all’interno della

governamentalità  si configura quest’ultima come la griglia di analisi per le relazioni di

potere.

Dispositivo di sicurezza: ha a che fare con la probabilità del crimine, con l’eventualità

della pericolosità. Il dispositivo di sicurezza non si sostituisce a quello legale e a quello

disciplinare.

• Il meccanismo legale della sovranità si esercita sul territorio  stabilire una legge

e fissare una punizione per chi la viola;

• Il meccanismo disciplinare esercita sul corpo dei soggetti  la legge è inserita in

dispositivi di sorveglianza e correzione;

• Il meccanismo di Sicurezza si esercita sulla popolazione  inserire il fenomeno in

una serie di eventi probabili.

Nei primi due dispositivi è necessario porre dei divieti, nel terzo è necessario favorire il

movimento e la circolazione di merci e persone, controllandole ed eliminando rischi e

pericoli.

Il dispositivo di sicurezza non si impone dall’esterno, ma emerge per necessità: rovescia il

rapporto di potere tra società e individuo. Non bisogna ricorrere al divieto NON RUBARE,

ma si rende necessario limitare o annullare il fenomeno tramite la gestione della

popolazione.

“Mentre la sovranità si esercita entro i limiti di un territorio, e la disciplina sul corpo

degli individui, la sicurezza si esercita sull’insieme della popolazione ”.

Non più la sicurezza (sùreté) del principe e del suo territorio, ma la sicurezza (sécuritè)

della popolazione e di chi la governa.

Ricerche statistiche sulla sicurezza

Esiste una correlazione tra criminalità e percezione della sicurezza? Nonostante sia stato

registrato un calo dagli anni ’90 ad oggi di omicidi, furti e rapine, c’è un aumento costante

della sensazione di insicurezza. Tutte le ricerche effettuate sono difficilmente comparabili

in quanto vengono utilizzati metodi diversi. 27

In Italia il concetto di sicurezza si è ampliato, infatti oltre alla paura della criminalità, si è

diffusa una sensazione generale di insicurezza per ciò che riguarda il futuro.

Istat. La sicurezza dei cittadini

L'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) è un ente pubblico di ricerca.

60.000 telefonate  vari temi sulla sicurezza, esclusa la violenza sulle donne.

L’ISTAT ha compiuto questa ricerca 3 volte  1997/1998-2002-2008/2009.

I dati per zona non cambiano in 10 anni, anche se vecchi progressi, ad esempi al sud,

vengono praticamente annullati.

Le principali paure: violenza sessuale, furto in abitazione, aggressione e rapina.

Queste ricerche evidenziano un maggiore senso di preoccupazione per le donne al sud

Italia.

Censis. Sicurezza e cittadinanza (2010-2011)

I rapporti sulla situazione sociale del paese, contengono un capitolo su “sicurezza e

cittadinanza”.

L’insicurezza viene definita come il “vero virus che opera nella realtà sociale di questi anni,

sia nella dimensione individuale sia in quella collettiva”.

Secondo in Censis, la questione della sicurezza si dovrebbe affrontare sia dall’alto (con

leggi e controlli), sia dal basso, accrescendo la coscienza dei singoli.

Il Censis si interroga sul perché cresca il senso di insicurezza nonostante calino i reati. Nel

2010 trova una risposta nelle strategie di comunicazione dei mezzi di informazione e alla

presenza dei migranti. Nel 2011, invece, la causa viene attribuita all’invecchiamento della

popolazione, alla mancanza di servizi per le famiglie, alla crisi economica e

all’immigrazione.

In Italia sono stati abbandonati gli interventi più mirati alla creazione del clima di fiducia

sociale e alla sua coesione; ci si è concentrati su interventi più strettamente legati

all’evento criminale.

Sono state preferite le telecamere al welfare locale.

Grazie all’analisi dei dati pubblicati da Eurostat, possiamo confrontare le statistiche

italiane con quelle europee. L’Italia risulta avere un quoziente di denunce inferiore a quello

medio degli altri paesi: è un dato che dipende anche dalla fiducia che si ha nelle forze

dell’ordine e nella giustizia.

La crisi ha aumentato il livello di percezione della criminalità: i rischi di perdere il lavoro o il

benessere acquisito, sono molto più sentiti. Resta comunque alto il senso di insicurezza

percepito nei contesti urbani.

È necessario pensare di più alla prevenzione e a progetti a lungo termine, che stare dietro

l’emergenza.

ICSA. Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia 2010

Questo rapporto è stato curato da Marzio Barbagli ed Asher Colombo. I principali fenomeni

analizzati, tramite studi longitudinali e territoriali, riguardano l’andamento generale della

criminalità, rispetto ai quali si riscontra una consistente diminuzione, e le violenze sessuali,

gli atti persecutori, gli stranieri, la criminalità organizzata, ecc…

Gli stranieri e la sicurezza

Vengono analizzati tutti i dati dal 1993 al 2010, registrando le varie modifiche e

l’introduzione del reato di clandestinità introdotto nel 2009.

Osservatorio Europeo sulla sicurezza. Rapporto annuale “l’insicurezza sociale ed

economica in Italia e in Europa” 28


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Criminologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Curti: Criminologia e sociologia della devianza un'antologia critica Sabina Curti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Criminologia e Sociologia, il crimine e la scuola classica, il crimine e il criminale nel positivismo, la criminalità e la ricerca sociologica, la paura della criminalità e la sicurezza.


DETTAGLI
Esame: Criminologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze per l'investigazione e la sicurezza (NARNI)
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Natascia.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Curti Sabina.

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